Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

LASSU' NELLA VALLE DEI CAVALIERI

Non riuscivo più a restare in città. Decido di andare da amici in montagna che avevo conosciuto durante la campagna politica del 2001... ricordo...
Lassù in montagna riprendo a scrivere. Riprendo a scrivere dopo un lungo digiuno. Fa bene digiunare, astenersi. Ti senti come liberato da una droga. Le persone sono tutte drogate. Amo lo stare fermo, non consumare, vivere in una ricerca minimalista. Una ricerca di solitudine in una scelta lettura. Stare nel gruppo mi angoscia, parlare di inutilità mi infastidisce, è la ricerca del silenzio, l'abitare il nulla che mi interessa. L'abbandonarsi alle fantasie e abbandonare invece la realtà, ignorarla. Ricerchi la gente e quando c'è, spesso, rimani deluso o tu deludi loro. Desideri la continua tendenza all'immaginare cose, fantasie, costruire ambienti semplici, personali, rapporti veri. Ti accorgi che quelli rimangono. Invece prevale la menzogna, il conformismo, il perbenismo...

Mi chiama Giorgia un'amica. Mi lascia un messaggio sul cellulare alle 14 che, per la perfetta possibilità di ricezione nella zona in cui abito, lo sento alle 21 circa. Improvvisamente di sera si riesce a volte ad avere il collegamento.
-Rocco leggiti la Gazza. La tua iniziativa di via Bixio... Il Sindaco e il suo Assessore oltre a prendersi i meriti, fanno i complimenti ai commercianti.

Ma che potevo aspettasrmi da queste figurine...  La chiamo...
-Ciao Gio. Grazie per la notizia...
-Dovresti scrivere una lettera alla Gazzetta...
-Scrivere è impegno... Poi non me la pubblicherebbero... Lavoro inutile per... carta straccia...
-Io lo farei!
-Bene allora fallo. Visto che sei testimone di un torto subito, visto che sai, vediamo cosa sai fare? Perché devo essere sempre io a difendermi... Forza, voglio vedere se chi mi sta vicino si mobilita, agisce, cosa è capace di fare... Lo vedi cosa sanno fare i tuoi amici? Continua a baciarli e a salutarli! Sono malviventi che operano producendo torti... Hanno boicottato la mia iniziativa e un anno dopo la cavalcano!!... Se sai legarti a un albero perché non venga tagliato, vediamo casa sai fare per uno che subisce un torto e che dici di amare.
-Ma cosa centro io?
-Senti anziché far finta di niente e... vediamo cosa saprai fare per difendere una persona che ha subito dei torti?
-Ma il progetto non era mio!
-Certo ma non c'è bisogno di essere sempre i fautori del progetto per doversi ribellare. Se sei stata testimone voglio vedere cosa sai fare per difendere chi ha subito una violenza... Le persone delle istituzioni cosa non sanno inventare per creare discredito e accaparrarsi i meriti di cose che non hanno mai pensato!
-Si glielo avevo detto, lo sai!
-Senti non mi interessa, voglio proprio vedere cosa saprà fare chi sa. Ciao...

Torno alla mia desuderarta solitudine... Mi metto a preparare il minestrone... Taglio la cipolla e vorrei tagliare a pezzi il Sindaco quell'impostore... poi tocca al peperone, a fattine sottili così come vorrei fare l'assessore... La verza la trito pensando a cosa potrebbe venir fuori da quella cultura "spagnolesca" tritata... Continuo a fare a pezzetti le verdure abbinate a qualche assessore... rimugino su ciò che dovrei fare... Accendo il fuoco... Giro le verdure e aggiungo acqua... Mescolo... Telefono a un consigliere di circoscrizione.

-Ciao Carlo...
-Ehi, ciao.
-Hai letto la Gazzetta di oggi?
-No, sono via in vacanza...
-Anch'io sono in montagna, sto scrivendo e una amica mi ha detto dell'iniziativa che il Sindaco quest'anno sta sostenendo in via Bixio. Ti ricordi i boicottaggi che ho subito l'anno scorso?
-Certo, so tutto...
-Beh io vorrei fare un incontro stampa con le altre forze politiche. A Ferrari glielo avevo detto. Vorrei fare l'iniziativa che avevo iniziato l'anno scorso. Ma lui dorme. E gli altri si prendono i meriti.
-E' così in politica, i meriti li prende chi governa.
-Senti io domani vedo se riesco ad avere la sala stampa con i consiglieri dell'opposizione. Da solo l'incontro stampa non lo faccio. Se devo difendermi so cosa devo fare. Randellarli tutti quei vermi con una mazza.
-Io torno martedì poi vado un po' in montagna, chiamami se fai l'incontro.
-Certo come presidente di circoscrizione sapevi e sei testimone di ciò che quelle canaglie sono capaci di fare. Ti richiamo...

Fetenti figli di puttana. Sto qui isolato per cercare di riprendermi e a scrivere, quando una telefonata ti rovina... Ma vaffanculo chi se ne frega, si tengano le loro... miserie!
-Pronto Silvana.
-Si Rocco dimmi.
-Ascolta hai letto la Gazza di oggi?
-No sai che non la leggo...
Meno male che fa oltre 50.000 copie al giorno vendute!!
-Bèh domani vedi di leggere l'intervista fatta al Sindaco e al suo Assessore. a proposito delle iniziative di via Bixio. Sembra si prendano tutti i meriti loro...
-Te lo avevo detto!
-Senti che i commercianti non abbiano detto chi l'anno scorso ideò e organizzò l'iniziativa, non mi interessa. Loro vogliono solo vendere non gli interessa null'altro. Ma i politici che si prendano anche i meriti, dopo le congiure subite per la validità della proposta? Dì al tuo partito se vuole essere presente martedì all'incontro stampa. Io da solo non lo faccio. Chiamerò Tommasini. Ferrari, Serventi, Riccò. Se vengono bene altrimenti so io cosa fare.
-Rocco stai calmo, io mi meraviglio che nessuno dei commercianti ti abbia citato!
-Non mi interessa. Sono i politici, questa banda di criminali che devo sbugiardare. Chi ha interessi economici sta con chi comanda. Se io fossi con chi governa, tutti a parlarne, visto che non ci sono? Sono dei servi del potere. Il potere li fa mangiare, evviva i ladroni! Fammi sapere se il tuo partito sarà presente piuttosto, io ne ho le palle piene di questa giunta e di questa opposizione che non esiste... e collusa! I partiti poi... quelli... dei baracconi senza senso... con adepti per il loro interesse... Ciao
-Ciao Rocco... ma... inutile dirti cosa penso... Ciao

Tuona, iniziano i lampi, qualche goccia di pioggia. Ritiro le calze dal davanzale dove le avevo fatte asciugare. Ritorno dal minestrone che sta bollendo. Abbasso il fuoco e lo lascio continuare lentamente. Risuona il telefono. Rispondo ma il segnale è debole, non prende. Era Gio. La pioggia è fine, quasi non la si vede, ma la si sente. L'aria entra umida. La notte è buia, senza luna. L'odore del minestrone riempie la cucina. E' un richiamo familiare, una vicinanza amica... amo quell'atmosfera... quelle luci... quel dolce fascinoso clima...

La mattina ero andato ad ascoltare la presentazione dell'annuario della Valle Dei Cavalieri volevo incontrare Mario, l'amico Mario!! Un Indios tra i monti... Lui e Giovanni, da soli, interpretavano la montagna. Figure amiche, uniche... 

***

Piovaschi in montagna... siamo alla fine di agosto. Ho allestito una mostra fotografica la scorsa settimana a Fontevivo in pianura, nella bassa... Era la prima che facevo. Me lo aveva chiesto Claudio... a Ferragosto... arrivato all'improvviso... ricordo... Ero partito da solo in tarda mattinata, sotto il sole... avevo fatto il giro 45/50 km circa... un anello che collega la sponda parmense e quella reggiana dell'alta Val d'Enza. Durante questa mia improvvisata maratona ferragostana, avevo chiamato Claudio dal cellulare. Alla sera me lo vedo arrivare in montagna con Francesca. Era sera inoltrata e mi ero appena coricato. La fatica della camminata si faceva sentire, provato, ma mi sentivo bene. Una maratona è come far l'amore all'infinito con una donna che ami e  desideri....
Dopo quella fatica fisica la mente mi sembra più lucida... mi sentivo stanco, ma leggero...
-C'è nessuno?
Avevo riconosciuto la voce di Francesca. Vado alla porta.
-Ciao Rocco, siamo stati a mangiare alla Perdera.
Li invito con un abbraccio ad entrare. Lei si siede sul divano, lui sul davanzale della finestra, appoggiato alla ringhiera che funziona da schienale e protegge dalle libere cadute sui campi.
-Volete una mousse di susine bianche che ho appena preparato?
-Guarda, dice Claudio con voce un po' timida e col suo tipico cadenzare romagnolo, abbiamo appena smesso di cenare... una chianina con la ribollita. Mi hanno detto che la ribollita è il piatto da te preferito quando vai. Siamo stati benissimo. E' un posto stupendo questo dove ti sei rifugiato. Francesca si guardava intorno e apprezzava la mansarda: un sottotetto di un casa colonica, due stanze in cui, lontano dalla città cerco di scrivere e ritrovare una mia nuova vita.
-Non ti sapevo capace di cucinare...
-Me la sbrigo, cose semplici. Lasceresti marcire le susine?
Preparo in una tazza un assaggio della crema di susine che avevo colto la mattina e cucinato prima di partire per la maratona. L'avevo messa in frigo perché si raffreddasse. Mangiata con lo yogurt era eccezionale.

Entrambi, Claudio e Francesca, li avevo conosciuti a cena da Fiore... un personaggio!... un gigante settantenne, capelli lunghi, bianchi, raccolti, barba, abbigliamento da guerriero in osservazione con la sua bicicletta... un Fidel verdiano, colto, preparato, un pensiero raffinato, semplice. Un architetto di Parma famoso in Sardegna per il suo locale notturno: il Ritual. Quando lo incontravo per strada dai suoi ritorni isolani, ogni discorso veniva interrotto se passava vicino a noi una bella donna... o semplicemente carina. Lui iniziava subito un corteggiamento spietato...
Aveva studiato e scritto un libro sulla Chiesa di S. Francesco Del Prato di Parma... Attorno al tavolo quella sera eravamo in undici, stretti... dopo gli spaghetti cucinati da Fiore si alternavamo, salame, salumi, formaggi e bicchieri di vino. Parlavamo di tutto. Anche di politica. Francesca quella sera si era scaldata nella discussione con me. Dalla nostra franchezza aiutata dal clima notturno e senza freni inibitori, soppressi dal vino, era nata una intesa. Claudio si divertiva ad ascoltare lo scontro di due consanguigni e Fiore aizzava la discussione ricordando il suo trascorso politico personale e di famiglia. Erano venute così le quattro del mattino. Avremmo potuto continuare ancora per ore intorno a quel tavolo in quella piccola stanza carica di storia e di cibo. Poi un alzarsi dalle panche a ripetizione. Ultimi Fiore ed io. Lo saluto e mi incammino per le vie secondarie della città verso la casa nell'Oltretorrente... di notte la città, in certi vicoli, ritorna quasi medioevale... se non fosse per quelle lamiere moderne che imbrattano le vie.

-Ti piace la bozza del catalogo della mostra fotografica che sto realizzando?
Claudio mi allunga sul tavolo un libretto nero quadrato. All'interno i suoi scatti descrivono pezzi di storia dell'era contadina. Discutiamo su alcuni dettagli... mi permetto alcuni suggerimenti... Parliamo, mi spiegano che l'iniziativa si svolgerà nell'ambito della Festa dell'Unità, all'interno di un convento dei Cappuccini: una Chiesa sconsacrata di età farnesiana...
Francesca e Claudio si alternavano alla finestra con la sigaretta mentre io continuavo a far passare le immagini e cercavo di vedere se si sarebbero potute fare alcune correzioni.
-Cosa ne pensi del titolo?
-Mi piace!
-Abbiamo fatto a coltellate! - sorride Francesca...
-Roba da carabinieri... da intervento della forza pubblica... -aggiunge Claudio-.
-Me lo immagino! Funziona il titolo...
-Domani telefoniamo subito in tipografia e vediamo se siamo ancora in tempo per fare le correzioni che ci hai indicato... Le condivido, mi sembrano giuste.

Parliamo di politica e di questo mio periodo in montagna, isolato. Ci salutiamo. Li accompagno all'auto. Il cielo è stellato. Loro si allontanano per far ritorno verso Ponte Taro. Torno a coricarmi. Le gambe erano stanche. La maratona sotto il sole richiedeva ora un riposo, un sonno profondo. Riesce difficile però quando si è stanchi... molto stanchi...

La mattina scendo nei campi per gustarmi il sole. A mezzogiorno ero stato invitato alla sagra di S.Rocco a Valcieca da Giovanni Mariotti. Ero in attesa di Giorgia... sarebbe dovuta arrivare da lì a poco... la madre di Giovanni l'aspettava a messa e alla processione. Il giorno prima di Ferragosto se ne era andata dopo una litigata. Non la sopportavo più tra i piedi. Tutto a causa di un incontro... presso la società di mio cugino. Mi avevano offerto la possibilità di lavorare al magazzino attraverso una cooperativa di facchinaggio. Se ci fosse stato mio zio Giuseppe avrebbe preso quel direttore e gli avrebbe fatto scaricare della merda di vacca per un po'... Oggi le aziende assumono deficienti. Se lo sei hai un futuro altrimenti puoi morire che non gliene frega niente. Per quella stessa azienda qualche anno prima avevo realizzato la monografia aziendale, prodotto un filmato, realizzato uno stand, studiato tutta l'immagine grafica, gestito l'ufficio stampa per alcuni incontri con le multinazionali... Oggi mi offrono di fare il facchino di magazzino attraverso una società che glielo gestisce. O io sono diventato scemo o loro sono malfidenti e incapaci... la storia rivelerà il mistero!! Incapaci di sostenere qualsiasi confronto. Sarei stato orgoglioso di poter lavorare all'interno di quella società con qualsiasi mansione... Non è detto che non vada... Ci devo pensare. Ma il nepotismo che ora vi serpeggia!... I veleni striscianti... Lavorare in quell'ambiente è come essere in un covo di vipere... L'amministratore delegato?... un leccaculo a vita... e non si era presentato all'incontro che lui stesso mi aveva fissato. Aveva mandato un suo tirapiedi col quale da sempre faceva tresca alle spalle della proprietà. I vermi che si incontrano in certe organizzazioni... Li avevo riconosciuti subito anche in tempi non sospetti. Non capivo come mio cugino si potesse fidare di cotal feccia. E infatti gli hanno fatto la torta, utilizzando la sua debolezza a seguito della malattia che lo ha colpito fino a cedere l'azienda... Che giro d'interessi deve esserci stato!... e non mi volevano tra le palle!

Quell'incontro con quel direttore che cercava di essermi amico, pugnalandomi alle spalle mi aveva rovinato la giornata. E pensare che ero sceso dalla montagna apposta. Sapevo che sarebbe finita così. Ma volevo dimostrare a me stesso, forse, che avevo torto!.. Mai dimenticare la prima impressione. Gio era ansiosa di sapere come era andato l'incontro. Saputo l'esito cercava forse di attenuare la ferita, mentre non faceva che peggiorarla. Avvicinavo lei a loro. Non avrei potuto trascorrere con lei un'ora in più. Lei testarda era voluta salire da me, qui nella mia solitudine dove ceni guardando i caprioli, ascoltando i grugniti dei cinghiali che arrivano sottocasa nel tempo delle susine e delle ciliege. E così la discussione sconfinò fino alla sua necessaria partenza... mi dispiaceva, ma... 

Capisco sempre di più l'uomo di montagna... vero! Bisogna abitarla per capirli. Arrivi a non sopportare nessuno che non abbia la sensibilità che il silenzio richiede. Stare nel silenzio tra i campi, nei monti, con i profumi delle erbe o del taglio del fieno, le luci che si formano all'improvviso, le cime dei monti che si svelano col sole e si coprono nella tempesta, i cirri che si formano, la luna che scopri la sera nei suoi diversi colori; in questa intensità qualsiasi movimento non intonato diviene rumore che disturba. Bisogna sapersi calare nella loro cultura. Invece si vorrebbe che loro si adattassero al turismo!... No semmai è il turismo, per quanto da me non amato, a doversi adeguare... incontrare e saper ascoltare queste culture, così diverse da quelle cittadine. Ma occorre sensibilità. La città l'ha persa! Se non urli non ti sentono... se non sgozzi il vicino non è successo nulla... se non pianti un coltello nella pancia alla tua compagna di ballo per gelosia... nessuno si accorge di te, puoi star male, morire per strada... e rimani lì solo come un cane... e va ancora bene che non ti prendano a randellate!.. "perché si leggono le memorie dei poeti morti, ma ai vivi non si manderebbe una tazza di caffè o un bicchiere d'oppio per confortarli."

Un amico dall'infanzia, ormai perso, inconsapevole della ricchezza del vuoto, del silenzio, mi richiede cosa faccio tutto il giorno... Incredibile! Vivono tutto il giorno nella loro merda e non sentono più la puzza!... E si meravigliano di altri che non vivono così...   lui infatti è troppo impegnato a regger le carte, il suo vero lavoro, a leggere la Gazzetta dello Sport, la schedina... ma come si fa senza ‘ste robe qui? Arrivano a non capire, a non apprezzare la vera dimensione della natura, dell'ambiente, frastornati dai gas, dal vociare, dai rumori che si accavallano, dalle ingiurie, dal malaffare, dagli imbrogli, dalle droghe, dagli inutili riti senza senso, dai marca tempo delle auto, delle persone con cui non saper cosa dire... dalle rotonde, dai semafori, dalle tangenziali, dalle righe blu, dai ladri, dai corruttori, dai corrotti, dai timbri, dalle fatture, dalle bollette, dalla burocrazia, dalle raccomandate, dai certificati, dai processi, dalle cause, dai tribunali, dalle fogne, dai pagamenti, dalle riscossioni, dai finti sport, dallo sballo, dai finti riti religiosi, dalle lotte con gli immigrati, dai veleni, dalle malattie, dalle false amicizie, dalle orge, dalle prostitute, dai bordelli, dalla finanza...
Città governate da lobby di potere, mafia bianca, senza lupara: emarginano se non sei dei loro, mettono al confino se non ti presti, pongono le condizioni per il degrado individuale, per il privilegio, per la corruzione... un impoverimento etico collettivo mascherato dalla attuale borghesia godereccia, incapace di sostenere, contraddicendo la sua identità storica, le nuove energie creative, l'impegno politico, i percorsi innovatori e riformatori, dedita invece alla speculazione, ai propri interessi, che si cela la verità per il privilegio personale e si autoconvince di vivere in città libere... E mi vengono a dire cosa faccio tutto il giorno in montagna? Piuttosto voi cosa cazzo fate! Coltivatori di cancro quotidiano! Non sapete più riconoscere il vostro ambiente, non sapete più respirare aria, ma gas... Un altro, di quelli... sponda reggiana... si preoccupa di come faccio a vivere così isolato! Beh lui sta nella inutilità quotidiana... Anche lui non sente più l'olezzo.. sembra che non poter quotidianamente fregare qualcun altro, lo faccia sentire inutile... eh, va in depressione!... Quelli della speculazione immobiliare... comprano e rivendono... non producono ricchezza ma spogliazione... Avrebbe paura rimanere a dormire. Non si fiderebbe! Capisco!

Stavo in mezzo al campo seduto sulla sdraio, prendevo il sole. Sento una chiamata in arrivo sul cellulare. E' Claudio che mi lascia un messaggio in segreteria: "Rocco vado in Slovenia. Ritorno mercoledì prossimo. Ti devo chiedere un favore. Giovedì mi aiuteresti ad allestire la mostra? Fammi sapere. Ti richiamo più tardi."
Voleva che lo aiutassi. La cosa mi incuriosiva. Ci penso, accetto. Lo avrei chiamato dopo per dirglielo. Arriva Gio con la sua Mini, un auto che ero riuscito a far divenire storica. Ancora il clima non si era stemperato tra noi. Si ferma un po' con me a prendere il sole. Un po' come i gatti che si strusciano per cercar carezze. La sollecito ad andare, la stavano aspettando. Lei riparte. Dopo poco salgo in casa a farmi la barba e una doccia. Ci tenevo a quella sagra. Era tempo che non andavo in quei ritrovi di piccoli paesi... Riti infranti anche in campagna... Forse perché non avevo più famiglia. Da piccolo i ricordi delle sagre a Felino o a S.Michele... quei pranzi che non finivano più! I cappelletti, i lessi, le salse, le torte. Le grida, i saluti, i brindisi di amici, parenti, conoscenti da cui andavamo o che venivano a trovarci. Mi piacevano quelle tavolate... ero incuriosito dai discorsi dei grandi... C'era un aria diversa da oggi... Eran figure vere, avevano un progetto di vita... anche sbagliato per certi versi, ma l'avevano e ci credevano... c'era un contesto favorevole per realizzarli... Una cultura futurista intrisa dai ricordi della miseria, della guerra...dell'ignoranza... anche della violenza... Ma c'erano ancora i profumi delle cose!

Ebbene qui respiro ancora l'aria di famiglia. Mi vesto: calzoni e camicia bianca con bretelle rosse. Ero in forma e desideravo mettermi a tavola con Giovanni e i suoi. Arrivo in paese, passo dal bar, saluto Caterina che lo gestisce. La processione era appena terminata, saluto alcune persone che si godevano, negli spazi vicino alla strada, il sole e si gustavano la sagra del loro paese... A piedi salgo per la salita che porta a casa di Giovanni. Era là che mi aspettava, seduto su una dondolo con sua madre e Gio. Attorno alcuni parenti anche loro in attesa di andare a tavola. Uno scambio di battute. C'era un clima godereccio che preannunciava un pasto infinito a più portate. Non sarebbe una sagra! Aspettiamo un amico di Michele il figlio... Caterina la moglie di Giovanni ci avverte che è pronto. Si dispongono tutti a tavola e mi mettono capotavola... al fianco Giovanni da una parte e Giorgia dall'altra... Potevo godermi dalla finestra il panorama dei monti... Il clima festoso aumenta... il vino riempie i calici; bianco, rosso, chianti, lambrusco. Dopo i primi, qui in montagna, è di rigore la cacciagione: cinghiale, capriolo, fagiano, anatra. Ero in difficoltà... stavo maturando l'idea vegetariana vegana... pochi lo sapevano ancora e la volontà di resistenza si contrapponeva al dono ospitale. Giovanni è un cacciatore dalla nascita... non per sport. E' una figura antica. Ricorda un po' i guerrieri romani. Un gigante. Di lui dicono che i cinghiali quando lo incontrano si fanno il segno della croce e si sparano da soli... eppure è sensibile, ama la natura... non so perché vada a caccia... anzi lo vedrei più come custode dell'ambiente degli animali... Spesso è in contrasto, anzi non sopporta le squadtre dei cacciatori che invadono la montagna a far stragi...
Continuano le portate con patate al forno insalata dell'orto. Poi i dolci, crostate e torte. I liquori non mancano: grappe, nocino, liquori di erbe. Iniziano i racconti, le storie dei vecchi, delle figure storiche del paese. Racconti di animali, pastori, uomini di montagna. Di cani. "Buck -raccontava Giovanni- un cane incredibile, lui scriveva, leggeva... conosceva la montagna... se c'era un cinghiale lo trovava e se era passato lo andava a stanare a distanza di chilometri..." Storie vere vissute di cui di fatto mi cibavo. Non condividevo quell'atrocità... imbandita sulla tavola... ma non avevo ancora piena consapevolezza del cibarsi senza animali... 

Ascoltavo quasi senza proferir parola incantato dai timbri di voce, dai gerghi, dai dialetti, dalle battute, dalle risate sanguigne. Sono le sei. Ci alziamo da tavola. Con Giorgia mi incammino verso la Perdera; ma prima passo da Caterina, la barista, che mi avrebbe offerto un liquore prima di scendere. Nel bar stavano cantando, alcune persone le conosco, ci salutiamo. C'è aria di festa, allegria popolare, intima, è la loro sagra, del piccolo paese. Esco a malincuore...

Chiamo Claudio, lo avverto che andrò ad aiutarlo nell'allestimento. C'è un nuovo messaggio in segreteria: è Mary la ragazza di Andrea mio cugino, dice che sarebbero venuti a trovarmi il giorno successivo. Li richiamo:
-Ciao Andrea, hai trascorso un buon Ferragosto?
-Eccolo... si grazie. Domani avremmo pensato di venire da te, nel pomeriggio.
-Ma ti perdi tutto il sole!
-Prima sono per altri giri. Saremo lì verso le cinque. Poi ci fermiamo a cena.
-Ti aspetto.

Ci incamminiamo verso casa Gio ed io.
-Possiamo andare alla festa a Nirone insieme a loro... eh?
-Si, però prima facciamo una scappata al Lagastrello. Ho voglia di torta fritta.
-Buona idea. Ne ho proprio voglia.
Ormai il clima tra me e Gio si stava rasserenando. Il letto avrebbe rotto le ultime asperità. Sotto le lenzuola si sprigionano le attrazioni ormonali, come una calamita, si libera l'incoscienza... la bestia... ma anche la dolcezza... e tutto diventa più semplice. L'aria di montagna aiuta a rompere gli ultimi indugi.

Ci trasciniamo a letto fino a tardi la mattina. I corpi si cercano, si attraggono. La sensualità prende il sopravvento alla razionalità. I desideri, la ricerca di posizioni, toccarsi, baciarsi, accarezzarsi, strofinarsi, stirarsi, provarsi, trovarsi, penetrarsi, gridare, godere, inventarsi, amarsi, parlarsi... Piovigina... Si ritorna a dormire. Risvegliarsi. Il sole. Io l'abbraccio sul mio fianco a letto, lei mi accarezza. Sale su me, si corica su di me. Mi alzo. Dalle finestre sempre aperte, la giornata sembra mettersi al bello pur con le nuvole in agguato. Da quando abito questa casa non ho mai chiuso le finestre... Acquisti i ritmi della luce... Rimani sempre alla vita. La compagnia dei suoni, dell'acqua, del vento, degli animali, i caprioli che passano correndo e abbaiano raucamente, gli uccelli ti accompagnano.

Una doccia calda. Facciamo colazione: yogurt, kiwi, cereali con frutta passita. Succo d'arancia. Ci vestiamo e ci incamminiamo nel bosco, sul Matalla. Corro, scatto in salita. Ci risono. Mi sento rinato... il bosco quei profumi intensi...

***

Devo scendere in città. Un appuntamento con il mio legale. La prossima settimana avrò l'interrogatorio dal Pm. per una offesa ricevuta un anno fa a mezzo stampa da un consigliere del comune di Felino. Sindaco e giunta in combutta contro di me. Persone in malafede dedite alla politica per l'interesse personale, che producono volutamente solo faziosità... sono il vomito della civiltà. Escrezioni pustolenti di una società misera, incapaci di un pensiero di verità, di fertilità culturale... hanno ridotto un paese ricco a un dormitorio di zombi. Sono infetti, contagiosi. Sono i funzionari mortiferi eletti del capitale cognitivo di un luogo. Hanno volutamente boicottato la Settimana Felinese che avevo organizzato... si erano presi la briga di chiamare le aziende per dire loro di non sostenermi... che vigliacchi... e quegli pseudo industriali che pavidi! Esseri fetidi! Che pretendi dai sanguinari?

Più scendo con l'auto e più l'aria si fa pesante, gli edifici si concentrano, gli opifici aumentano. Arrivo a Barriera Bixio. Mi fermo al bar dell'Angela dove penso di trovare Arturo.
-Eccolo. Chi si rivede. E' tornato dall'eremo?
-Non ancora Angela... solo di passaggio... stasera me ne ritorno in montagna...
C'è Arturo come immaginavo, seduto in fondo che sta leggendo il giornale... rigorosamente rosa!! E non è quello economico... Quando mi vede gli si apre un sorriso alla Eddy Marfy:
-Le tartufon c'è bon!
-E allora che combini?
-Continuo a scrivere. Tu? Novità?
-Ah! Non c'è pace...
-Quell'attività che mi accennavi nella pubblicità?
-Eh, sembra mettersi bene, vedremo!
-Questa sera prima di tornare a Selvapiana passo da casa tua.

Dal banco prendo un krapfen alla crema. Non so perché, ma l'aria di città mi stimola il consumo di dolci. Saluto nel frattempo alcune persone che erano arrivate al bar e sfoglio velocemente le pagine del giornale locale.... L'Angela mi chiede:
-Cosa sta preparando per l'autunno? -
-Vorrei presentare il progetto per l'Oltretorrente...
-Che idee ha in mente?
-Beh, un intervento urbanistico: una copertura trasparente oltre i tetti  nella prima parte di via Bixio da piazzale Corridoni e tapie roulan, una via trasformata in galleria con camminamenti anche in alto. A Parma, dopo l'abbattimento delle mura nell'800 dal sindaco Mariotti, soprannominato poi il picconatore, non ci sono più percorsi con vista dall'alto. Una iniziativa commerciale: il mercato permanente settimanale che comprenda via D'Azeglio, Piazzale Inzani, Piazzale Picelli, Piazza Matteotti, tutta via Bixio. Lo sviluppo del progetto culturale: biblioteche aperte e festival della musica e del teatro di strada.
-Sarebbero idee valide...
-Noi le proporremo e cercheremo un  dialogo con questa amministrazione. Certo non sarà facile... Se le riterrano di interesse... le faranno loro... è il destino dei creativi... non possiamo non essere generosi!
Suona il telefono. Esco dal bar. Vado sul piazzale, all'interno il cellulare non prende. Era Giorgia:
-Ciao Rocco, sei arrivato?
-Da poco...
-Se vieni ho appena sfornato una ciambella...
-Beh l'appuntamento ce l'ho verso le undici e trenta...
-Poi vengo con te in centro...
-Vediamoci al parco, con Jack. Sulle panche di fronte al lago, prima del viale...
-Sì, lo porto con me, stamattina deve ancora uscire... così faccio pure la corsa. La vuoi assaggiare la ciambella?
-Beh e me lo chiedi? Abbonda semmai!

Un saluto veloce al bar che si stava affollando, riprendo l'auto e mi dirigo nel parcheggio nei pressi del giardino. Vivo la città in modo distaccato, non mi sento più parte, forse non lo sono mai stato... un residente. Ho sempre abitato in campagna. Nella città ho sempre esercitato, studiato... incontrato amici, donne... vissuto in case diverse, ma nella città ho sempre transitato; io abito la campagna è il luogo di nascita. Sono nato in casa, non mi hanno nemmeno spostato per farmi nascere! Un segno. Quando esco di casa cerco le carraie, ho bisogno di camminare nel mio ambiente. Da quando abito la città soffoco... Il parco cittadino compensa questo mio disadattamento urbano. Abitare in città è stato un obbligo... C'era una panca libera, proprio vicino al lago, mi godo il sole seduto in questo stato di grazia che da tempo non assaporavo più. Ci sono attimi magici nella vita. Periodi in cui l'esistenza ti sembra felicità. L'ho provata... è la leggerezza... il niente ti riempie di gioia. E allora stai fermo ti muovi con pacatezza, potrebbe rompersi da un momento all'altro. Ti accorgi dell'elefantiaco movimento quotidiano, incomprensibile, quando invece...

Vedo arrivare Giorgia col suo Jack, un bellissimo setter bianco e rosso che preferisce le mozzarelle e il parmigiano alle starne... Prodotti dop per cani, si apre un nuovo mercato per quelli tipici... prenderanno Jack come testimonial! Forse che gli animali nel futuro mangeranno i prodotti tipici e noi le farine degli animali? Sembra che un importante industriale di pet food facesse testare ai suoi inconsapevoli amici, ignari della prova, i preparati in scatoletta per cani o gatti che produceva nella sua azienda prima di venderli.  Un vero amico!!

Jack è simpaticissimo si muove in città con un passo al piccolo trotto, quasi un defilè. Lo vedo arrivare con un passo stanco, probabilmente l'allenamento sui campi di caccia, in cerca, lo ha abbattuto. Sembra che se capisce che non c'è nulla smetta di cercare. Troppo intelligente sostiene Giorgia che è tutta impegnata nella sua corsa. Mi abbraccia e con la sua affettuosità mi riempie di baci.
-T'ho portato la ciambella. Vado a correre. Aspettami.
Mi lasciava in una busta avvolta nella stagnola un quarto di torta ancora calda. Ne rompo un pezzo con le mani. Era buonissima. Mi ricordava la ciambella della zia di Katy, una mia amica... studiavamo insieme al liceo. L'arrivo della torta col tè, una pausa rigenerativa dalle pulsioni giovanili erotiche e il nostro impegno tra letture, ripetizioni, traduzioni di greco o latino. Sesso, passioni sessuali e cultura hanno sempre funzionato bene insieme. Il cibo con i suo sapori rafforzava i nostri desideri e aiutava le formazione delle conoscenze, dei saperi. Ti ricordavi!! La storia, mentre accarezzavi il suo seno... il latino le cosce... il greco... e ci trovavamo in braccio a baciarci... Timorosi sempre dell'arrivo di qualche adulto... Cioran ottantenne viveva, mi sembra, in una mansarda a Parigi con una ventitreenne.
Ricordo ancora quella piccola stanza, la finestra bianca a quadri stile inglese che dava sul giardino, il tavolo rotondo, un divanetto azzurro a destra e un vecchio grammofono Grunding a sinistra. Quanti pomeriggi, quante sere a cena, dopocena. Là in fondo al corridoio parallelo al soggiorno, quella piccola stanza ha cadenzato i nostri anni del liceo e ha protetto le nostre pulsioni ormonali... I nostri profumi... I desideri... Lo scoprire il nostro divenire grandi... I nostri giri in moto insieme... eravamo entrambi attorniati da una dolce vita... eravamo fortunatamente felici... inconsapevoli di esserlo... e non sapevamo cosa ci avrebbe riservato la vita... cosa ci sarebbe capitato... un destino diverso, ma amaro... Rimangono i ricordi, belli... diventano favole individuali, racconti intimi che ci portiamo dentro tutta la vita... li capiremo poi... tardi, forse, troppo tardi...

Il senso del nostro inconsapevole vivere, pressati e pieni di una quotidianità resa spesso asfissiante, dove si perde il gusto, le passioni si indeboliscono, i desideri affievoliscono, per la zavorra che ti cacciano sulle spalle. Una zavorra insopportabile, una carica di stupidità prodotta da persone che hanno perso il senso della vita e godono delle miserie altrui, si alimentano di poteri idiota per rendere una vita invivibile.

Mi riempio la bocca di un altro boccone di ciambella... Due mani da dietro mi accarezzano il viso... alle mie spalle Giorgia... ritornata dalla corsa d'improvviso...
-Quanto corri!
-Ho un ginocchio a pezzi. Dovrò essere operata...
-Per fortuna. Ne vuoi?
-Sì. Quando non ci sei, non smetto di mangiare dolci...
Jack si era seduto sulle zampe posteriori davanti a me e con l'espressione del muso chiedeva un po' di torta anche lui.
-Qui si deve spezzare la torta come l'ostia!
-Vado a farmi la doccia, mi cambio e andiamo in centro insieme.
-Ti aspetto. Se vuoi lasciami pure Jack.
-Si è meglio. Faccio presto
-Vado a vedere quel bookshop che hanno aperto...
-Mi dimenticavo. Ti lascio questo ritaglio del giornale di ieri. Hanno pubblicato una lettera a proposito della Settimana Felinese...
-Che cosa dicono?
-Su quella di quest'anno. Leggila, vado. Altrimenti viene tardi.
-Grazie!

Ovviamente c'era qualcosa che mi riguardava, per l'edizione 2001. In particolare sul deposito del nome da me effettuato lo scorso anno. Incredibile. Ma hanno creato proprio un ghetto di deficienti a Felino? Uno si adopera per far si che le tradizioni locali, non vengano a morire, anzi ne propone una rivitalizzazione, non solo il potere amministrativo lo boicotta, ma i servi dell'apparato politico si adoperano per divulgare ipocrisie e infamie gratuite... Mona!

Questo merita una lezione. Non voglio entrare in polemica, ma i deficienti in malafede vanno bastonati. Ecco... Basta poco per guastare attimi di felicità!! Bastano loro gli idioti di turno. Con Jack al guinzaglio, lui vorrebbe forse correre... libero... ma nel parco è vietato dai sorveglianti. Mi dirigo verso questo bookcoffèshop di recente apertura all'interno del giardino ducale. Mentre cammino inizio a pensare alla lettera che scriverò in risposta... l'attimo magico se ne stava andando. C'è una bellissima giornata anche in città... mi fermo solo per curiosare in questa caffetteria libreria... torno sui viali e al chiostro tradizionale del bar incontro una mia amica giornalista:
-Ben tornato!
-Solo di passaggio...
-Ehi raccontami... Ti trovo in splendida forma. In Francia ho intervistato... il direttore del teatro... come si chiama?... sei uguale a lui!
-Non lo conosco. Dimmi tu piuttosto, fammi un po' di gossip politico...
-Ma niente di particolare. La macchina ancora non ha ingranato. La ripresa dal ritorno dalle ferie è lenta. Tu che progetti hai? Prendi un caffè con me. Te lo offro io. Prendi quello che vuoi.
-Un tè freddo alla pesca...
-Non credo che questo sindaco rimarrà per tutto il mandato...
-Sarà in lizza per le Europee del 2004 o per il Senato del 2006. Vedrai non farà i cinque anni. Non è escluso poi che voglia fare il Governatore dell'Emilia Romagna: nel 2005 le elezioni.
-Credo anch'io...
-Sembra che abbia rifiutato un sottosegretariato. Voleva fare il ministro. Ci saranno problemi economici nei prossimi anni e lui se ne andrà prima. I finanziamenti ricevuti nello scorso mandato difficilmente si ripeteranno! Cosa ne pensi del futuro di questa città?
-Ci saranno problemi. Non puoi competere in Europa, nel mondo con l'economia del nostalgico. Figurati, non abbiamo saputo nemmeno tutelare la nostra filiera alimentare. Purtroppo non si è investito nell'economia immateriale, nelle conoscenze. Ne pagheremo le conseguenze di questa miopia strategica.
-Ma è una città ricca...
-Poi sai come la penso? Non ti ricordi il mio articolo sull'Europa?... era il ‘96. I fatti ora mi danno ragione... A Parma c'è un potere vecchio oligarchico che governa ancora la città. Quelli hanno fatto la guerra, hanno ammazzato per vivere. Creperanno sulla loro poltrona, sul loro potere. Non molleranno mai! La generazione intermedia non è stata messa nelle condizioni di esercitare... l'hanno messa ai margini utilizzando la moneta o il boicottaggio; i giovani pollastri, che stanno crescendo, alcuni pensano a vendere, finché saranno in tempo, altri non hanno proprio il carisma, non ci sono proprio. Ma li senti quando parlano? Li hai visti in faccia? Pensi che possano competere con i pescecani della finanza internazionale? Se li mangiano a colazione la mattina. Ho fiducia solo di una famiglia... quella di Pietro!... Vedi forse poi qualche politico? Una classe dirigente incapace di rigenerarsi che sta bruciando da anni le potenzialità di questo territorio... che ha impedito lo sviluppo di un dialogo culturale. Senza parlare del potere della massoneria...
-Non posso che condividere. E di te? Tu che autunno ci proponi?
-Sto scrivendo... Perché non mi sei ancora venuta a trovare a Selvapiana?
-Arrivo, vedrai che arrivo...
-Aspetti forse la neve?
-Arrivo prima. Sai quel fetente, quel figlio di buona donna di Milano per il quale ho lavorato durante Cibus?
-Dimmi...
-Io ero pagata dall'Ente Fiere, non da lui. Mi ha battuto 500 euro. Un caporalaggio vero e proprio. Ho preso l'e-mail che mi ha inviato e l'ho consegnata alla Direzione delle Fiere.
-Hai fatto bene. Ma non è il loro consulente? Immaginiamoci le creste che fa su tutto quello che gli produce. Ma chi è il suo protettore locale?
-Non te lo dico...
-Mi vendicherò... questo tuo silenzio...
-Che ne diresti di aprire una agenzia di comunicazione con me in Francia?
-Io sto a Selvapiana ora... e poi lo sai ho abbandonato quel tipo di attività... non si può essere veri e occuparsi della comunicazione altrui... anche se qui a Parma non si sa chi fa il giornalista, l'ufficio stampa... una vergogna... per non parlare delle censure delle linee editoriali...
-A Selvapiana... definitivamente... Risiedi là?
-No... ma sto troppo bene. C'è una dimensione che avevo perso. Quel posto... non so, ma c'è qualcosa che mi trattiene là.
-Ti capisco. Guarda io quando posso vado nella mia casa di Marra, mi rigenero.
-Una come te che ha lavorato in una agenzia stampa internazionale, capace di scrivere e di cogliere il senso, di essere sulla notizia, conoscitrice di teatro, di musica... Perché non tenti di legare con i corrispondenti della stampa internazionale. Vai a Roma. Avrei voluto abitare io a Roma... Qualche anno fa stavo per trasferirmi... avevo avuto una bella storia... nel Trastevere...
-Con chi?
-Non te lo dico... lo sai... sono molto riservato... Bellissima donna... Ma tu vai a Roma...
-Potrebbe essere un'idea...
-Tenta... Comunque vorrei che tu mi venissi a trovare, vorrei farti leggere un po' di quello che ho scritto, ci tengo ad avere la tua opinione. Quando avrò finito il libro vorrei avere un tuo parere critico per la presentazione all'editore.
-Molto volentieri, ma cosa vuoi che conti...
-Senti sei tra le persone a cui avrei pensato e la cui opinione indipendentemente dalla pubblicazione mi interessa. Poi voglio parlarti un po' di questa mia nuova avventura.
-Di che genere è?
-Narrativa. Racconti. Per ora c'è una traccia, ho raccolto materiale che ho scritto in questi anni, quel che potevo perché molte cose, la corrispondenza, articoli, progetti in  particolare, sono andati persi...
-Che peccato...
-Sia l'Archivio di Stato che lo Csac non potevano prenderli. Pensa avrebbero potuto avere anche le tecnologie, ora obsolete, ma di valore storico se applicate ad un progetto culturale. Niente! Sarebbe stata una raccolta di materiale storico incredibile: la comunicazione a Parma dalla carta al digitale. E invece... Meglio così. Come fece Rimbaud che bruciò tutto...
-Perle per porci!
-Brava. La forza del destino, Verdi, Parma con i suoi maiali!... A proposito, a che punto è il progetto delle porcilaie nella bassa?
-Non ho recenti informazioni...
-Quando sono andato a trovarlo ho visto Giorgio in gran forma, più diretto di prima. "Guardi -mi fa- io con Parma e quel che facevo ho chiuso la saracinesca."... Ma se vuoi parlare di progetti nell'alimentare a Parma devi parlare con lui. Quando glielo ho detto ha gradito. "Sa quanto mi costa fare la promozione da Harrods, che si traduce in uno spazio con un tavolino, due hostess con la minigonna per sollecitare gli assaggi, e un tagliatore? 180 milioni, più la pubblicità sui loro giornali. Capisce che è impossibile per i piccoli imprenditori locali."
-Troppo simpatico quell'uomo!
Arriva Giorgia...
-Ciao Elena...
-Stavamo parlando del libro che sta scrivendo e di Selvapiana...
-Guarda è un posto stupendo, anch'io quando vado, non vorrei mai venir via. C'è un silenzio... Una fattoria in montagna dove vive da solo...Montagne con faggeti... Il sabato e la domenica alla Perdera funziona anche una locanda, una trattoria dove si mangia una ribollita eccezionale... e le chianine... C'è una buona cucina toscana...
-Ho promesso che andrò a trovarlo, mi incuriosisce...
-Se devi essere in centro per le undici e trenta dobbiamo andare...
-Elena, ti aspetto, non tradirmi ancora...
-Contaci, promesso.

Sono rimasto a dormire a Parma, nella casa nell'Oltretorrente, ho scritto la risposta alla lettera del Felinese.[1] Mi sveglio e la rileggo, aggiungo, modifico. Suonano. Deve essere Giorgia. Infatti è lei con Jack. Arrivano entrambi sul letto, lei però si spoglia e si infila sotto le lenzuola. Più passava il tempo e più si innamorava... io le volevo bene, ma non ne ero innamorato... non c'era verso! Una intima amicizia... una verità che lei si nascondeva... incredibile... lei pensava che per il solo fatto di essere bella tutti di lei se ne dovevano innamorare... Un culto dell'io niente male!!
-Sai che facciamo?
-Dimmi?
-Andiamo a pranzo dalla Cocca... Prima però devo far avere questa lettera alla Gazza.

***

Giorgia era scesa in città. Rimango solo. Amo stare solo. Dormire a lungo... gustarmi i luoghi...  Dimenticare il passato, il futuro. Godere del presente infinito. Inventarlo, prenderlo nella sua casualità. Una civiltà diversa. Ci rendiamo schiavi della stupidità, quando... solo il nulla ci appartiene... è il nulla che ci emancipa. Coltiviamo il futuro nella sua stupidità d'azione... ci spremiamo per il futuro e dimentichiamo il presente... Il futuro non esiste, è la carota per l'asino, è ciò che ti porta all'inutilità del presente, ne annulla la potenzialità: spegne la gioia. Il rito della danza tribale è stato sostituito dal ballo di corte prima e da quello di massa poi. Ma la forza della danza con il suo ritmo gioioso, la sensibilità dei corpi... Siamo stati capaci di rompere il gioco, la gioia e l'energia della luce. Depressione, tristezza, alcolismo, droghe, psicofarmaci, bulimia, anoressia, rapine, stanchezza, stupri, violenza... questi sono i costumi che indossiamo nella cosiddetta società dei servizi... globale!

Qui immerso in questo Appennino, ho ritrovato una serenità che avevo perso. I ritmi della quiete gioiosa.
E' un giorno di settembre. Dopo una breve colazione scendo dalle scale di legno e di pietra della soffitta, dove abito. Il Ventasso di fronte, l'Alpe di Succiso da un lato, dall'altro il monte Matalla e quello di Vairo. Io a Parma per un po' non ritorno più. Perché poi dovrei ritornare in città? Chi dovrei vedere? Perché dovrei andare ad avvelenarmi. Qualche giorno fa durante una breve escursione cittadina incontro un triste marketese d'azienda, quelli dal viso sempre sconsolato, un pensionato doc, a cui non è bastata la prima razione, ma imperterrito continua nella sua azione sadomaso. Con lo sguardo guardabassi, gli occhiali scuri e il viso arrossato e un po' cheratoso:
-Continui sempre nella tua marchetta quotidiana? Non sei stanco di fare la puttana?
-Hai ragione, ma fin che mi pagano!
Con la mano destra sfrega con una breve ripetizione l'indice sul pollice e lascia scendere sulla punta del naso gli occhiali da sole per accennarmi un sorriso con gli occhi.

No, io qui non ci sto... vado e ritorno in giornata semmai o rimango per due, tre giorni. Poi via. Ho voglia di evadere da Parma comunque. Di lasciare la montagna e in particolare questo posto non ci voglio neanche pensare. La mia vita è morta ora in città. Quando scendo in quell'inutile vermicaio mi ci vogliono tre giorni per riprendermi. Le città, trappole invivibili, un condensato di fogne, progettate dall'uomo per uccidersi, per sterminarsi. E a caro prezzo, con gabelle annuali! L'alimento dei funzionari, dei tecnici, dei politici, degli eletti, degli impiegati. La burocratia, il mostro autoriproduttivo fagocitatore  di persone, cose, ricchezze. Un pesce siluro inesauribile. Le persone in attesa del boia si agitano. Impossibile pensare in quel gas caotico se non il pensiero collettivo inutile. L'agitazione del niente. Agitare bene prima dell'uso! Un frullato di coglioni per la vincita al Superenalotto, al Lotto, alle Lotterie, al Trotto, al Totocalcio, al Totip, al Bingo, al Casinò; per le miss, le prostitute, i viados, Sanremo, il calcio, i lavori inutili, l'articolo 18, le pensioni, le fiere, le ferie, le vacanze, la pubblicità, il pret a porter, per i defilé... Schiavi consapevoli dell'agitato mondiale. La globalizzazione frenetica della miseria.

Altra vista qui. Sono come in una riserva. Un po' come si è fatto con gli indiani d'America. La ferrovia doveva passare, sterminando le loro comunità. Non so quanto potrà ancora durare. Riserve concesse perché non interessano per ora. Le hanno già depredate e continuano a farlo di uomini e ricchezze.

Intorno alla casa di Selvapiana campi ondulati come sono in montagna e boschi. Qua e là piante da frutto con un ritmo non casuale. Dopo le ciliege, le susine, ora pere e mele, in attesa delle noci e nocciole. Nei sentieri è tempo di more, dopo mirtilli e lamponi. Su un fianco della casa la vite di uva rossa, dolce è matura. Grande annata di funghi; quantità incredibile. Ho visto porcini enormi, sacchi di galletti. Io naturalmente, solo quelli matti. I boletus satana, un porcino quasi uguale, identificati da un amico conoscitore... avevan stroncato sul nascere i tiepidi tentativi di ricerche nei boschi. A funghi non vado... qualche finferlo l'ho preso anch'io però... devi sapere dove sono per andar per funghi... segreti dei montanari... Ci vuole tempo!

C'è un cielo terso stamattina. Mi sdraio al sole davanti a casa. Céline, il Viaggio, una rilettura. Sono rimasto solo a Selvapiana una località unita alla Perdera, posta quest'ultima più in alto. Sono nella valle dell'Enza. La vallata dei Cavalieri è chiamata. Sembra che all'epoca del medioevo vi allevassero i cavalli da combattimento. Fabbricati in pietra, alcuni ristrutturati malamente, altri no, interventi pesanti da fare. Non è solo un problema di restaurare i fabbricati, ma di ripensarli, senza deturparli... occorre mano sapiente... una operazione difficile, delicata se non si vuole distruggere l'anima di questo ambiente. Una completa fattoria di 180 ettari, montagne e boschi di faggio annessi, in cui vivo da solo o con Giorgia quando sale durante la settimana. Spero di starci tutto l'anno. Mai avuto tanto spazio, mai vissuto questo silenzio. Nemmeno quando abitavo in campagna. Di giorno o la notte a volte caccio delle urla al cielo, nessuno risponde, se non un lampo o la pioggia che qui è di casa. Penso ad alta voce, mi commento. Quasi come a sostenere che  esisto. In questa dimensione quasi irreale... puoi anche dimenticarti di esserci. Coabiti nella leggerezza. L'urlo è quasi... come un richiamo con te stesso, con gli animali. Scoprirti che sei uno di loro... gli mandi a dire che ci sei, non te ne sei andato. Uhh..!, Uehh..! Uahh..! Sei qui con loro. Hai preferito loro agli uomini. Hai preferito il villaggio alla città, hai preferito vivere con loro il silenzio.

Il sabato e la domenica spazio per il turismo, invece. Molto limitato fortunatamente a Selvapiana. Il turismo, questo modo coglione di vivere la vita; un transito accelerato, ripetitivo. Turismo d'affari, di vacanza, di studio, convegnistico, storico, sessuale, dei morti, dell'esistenza, dei deficienti... Col turismo si soggiorna, non si abita più, non si domicilia, non si vive. Turisti del niente. Preferisco abitare i luoghi, poi andarmene. Così ho fatto spesso nel passato. A Bologna, a Cliftonville, a Peterborough, a Calicella, a Milano, a Parma, a Ostia di Borgotaro, ora a Selvapiana. Dopo il paese di infanzia ho abitato in questi luoghi cercando di scoprirli, immergendomi, gradualmente, senza invadenza. Li ho conosciuti nelle diverse età. Sono ricordi che ti rimangono nell'animo. Scoprire di aver abitato i luoghi con intensità, di averli vissuti. La monotonia del solito posto dalla nascita... insopportabile! Un ghetto quasi dell'esistenza. Invece il travaglio del nuovo, dello sconosciuto... un continuo immaginario... un ricominciare daccapo per non incancrenirsi e divenire oggetto inutile, una macchietta tipica... fermi come una bestia da ingrasso. Poter dire di aver diversamente abitato, di aver vissuto i luoghi, i paesaggi nella loro intimità, nei loro segreti, nei loro silenzi, nelle loro bellezze, nei loro piaceri, nelle loro donne... Devi però rimanerci sul quel posto, camminarlo... consumarne il desiderio, la curiosità di entrare nell'anima delle cose... di convivere con i nuovi climi, i profumi, le arie; restarci, capirle, calpestare le piazze, le strade, i sentieri. Scambiare i saluti con la gente del posto, sentirti e divenire uno di loro, mutare, cambiare pelle. Stare a tavola, condividere e gustare con loro il cibo, parlarne, confrontarlo. Essere ospitato e ospitare. Tempo ci vuole! Poi si deve partire.

Cosa vuoi che gliene freghi, invece, a quelli che arrivano un sabato sì e trenta no, che girovagano secondo l'umore gastrico, che pensano di conoscere un posto per aver mangiato in una finta trattoria (teatro di posa!); cosa vuoi che provino se un capriolo si specchia nel vetro della tua finestra mentre fai colazione, o se un picchio ti sveglia dal lucernario, o se le cornacchie continuano a gracidare mentre ti svegli, leggi o prendi il sole; o se dei cinghiali grugniscono, la notte sotto casa, mangiando le susine, o se i campanacci delle manze accompagnano le tue camminate. Cosa colgono dei suoni continui dell'ambiente, loro, teleguidati da touroperator, che vivono nei rumori perenni, inscatolati nella loro macchina. Loro, i turisti vengono, se vedono coitano, poi se ne vanno. Una sveltina! Un fremito orgasmico. Il tempo, loro, non ce l'hanno, mai!... Devono andare a lavorare, loro... solo loro lavorano. Devono rendere! Devono far benzina! Devono riprodurre il deserto della civiltà, della relazione. Devono andare a raccontarsi insieme nel pettegoleccio quotidiano, col compare servo di scrivania o nelle pause, davanti alle loro macchinette del caffè, del tè, del cappuccino... nel salotto dei deficienti, dei ripiegati, quello che hanno visto...
-Domenica abbiamo incontrato proprio il capriolo!
-A sì? Come era?
-Ci è passato proprio davanti...
-E i bambini?
-Erano contenti. A Natale ne vorrebbero uno...

Loro i turisti con le loro automobiline, con i loro completini, i loro golfini...il keway, che vanno in montagna per respirar aria con pacchetti di sigarette, che vorrebbero mangiare col pane casereccio, impastato a mano; loro che ingurgitano quotidianamente surgelati o cartoni pressati, tiramolla, pizza al taglio, mordi e fuggi. Un palato allenato, raffinato! Vorrebbero le galline ruspanti, uova fresche di giornata... gli puoi dar quel che vuoi ai predatori dell'hamburgher!... non saprebbero distinguere i sapori, abituati come sono allo spezzatino, alla scatoletta... vivono quotidianamente con la salmonellosi addosso, col già digerito, deglutito... ma vorrebbero che altri facessero quello che loro non fanno, non vivono. Loro che imbrattano quotidianamente la vita, l'aria... loro che si devono concedere a ciò che rende mentre altri magari, dovrebbero dedicarsi a ciò che a loro piace, per i loro desideri da turisti. Non si abita il paesaggio, si transita... Non si fa l'amore, ma si scopa... E se uno ti scopasse la moglie invece? Così la donna felice, contenta, inseminata la mattina dovrebbe scodellarti l'ovo, lì nel letto.

No! La cultura del nostalgico... il biologico! Quell'insalatina! Fatevela voi l'insalatina, provate a coltivarla con quattro dita di letame nei vostri appartamenti cancerogeni. Sul terrazzo magari, quel budello che sporge dalle vostre facciate di loculi in cemento che han voluto i vostri amministratori, i vostri ammaliatori... i vostri impresari. Loro, lì, ci mettono il cane, che se vive un po' muore di cancro ai polmoni in quei condomini al biossido di carbonio...certificati! Provate a mettere un maiale, una vacca o qualche gallina nei vostri balconcini, provate a trasformare i vostri terrazzi... i vostri loft...

I luoghi per loro, questi depravati della frenesia weekandistica, sono diventati industria turistica preconfezionata, arricchiti da "non luoghi" per il transito bestiame... così attenti ai pesci rossi, al pappagallo!... così efferati con maiali polli, vitelli, mucche, conigli... Un flusso e riflusso inutile su una battigia unificata con la stessa ghiaina, gli stessi molluschi, le stesse conchiglie, gli stessi sassi, gli stessi riflessi, gli stessi odori, gli stessi venditori, gli stessi hotel, le stesse televisioni, la stessa moquette, gli stessi gesti, la stessa guida, cambia solo la figurina del souvenir.

***

Domenica: arriva il Conte rosso oggi a trovarmi, qui a Selvapiana. Giorgia mi ha lasciato un messaggio sul cellulare ieri sera. Mi sveglio presto nonostante la nottata a scrivere... uno strano gelo ai piedi mi impediva di addormentarmi. E' una giornata stupenda. Il cielo limpido, senza vento, un sole caldo. Esco e mi sdraio sotto questo primo sole, riguardando le sottolineature di qualche anno fa al libro di Chomsky. Chiamo Gio per assicurarmi del loro arrivo. Salgo in casa per una veloce riassettata. Mi gusto i preparativi della domenica. Barba, doccia. Mi asciugo. Sento le trombe di un'auto... aria di festa domenicale... Mi affaccio alla finestra con l'asciugamano in vita. Sono loro. Il conte rosso e Giorgia. Indosso calzoni e maglietta e scendo. Le battute ironiche con Pier, il conte, giornalista, si sprecano. E' un uomo simpatico... gioioso, generoso quando non gli sale la glicemia... Secondo me era da sempre follemente innamorato di Giorgia... Non so se fra loro ci fosse stata una relazione... ma si vedeva dal suo fare... traspariva...

Risaliamo in casa con Giorgia che mi abbraccia per le scale...
-Eccoti la rassegna stampa richiesta...
-Grazie. Han tagliato qualche cosa?
-No, non penso...
-Pier che te ne pare del posto?
-Bello, hai trovato una soluzione magnifica!
-Si, ci sto benissimo. Adoro il silenzio, questa quiete, il paesaggio. Un luogo agreste, semplice. Vorrei rimanere a lungo. Almeno il tempo per terminare il libro.
-A che punto sei?
-E' faticoso scrivere, tenere i ritmi, raccontare una storia, costruire i dialoghi. Sono ancora in una fase di elaborazione di un percorso. Ho raccolto materiale che avevo scritto tempo fa. Sto assemblando e costruendo. E' la prima volta che mi cimento in una opera di narrativa.
-Certo non è come scrivere articoli. Io ad esempio non me la sento di narrare, dopo qualche cartella mi spengo.

Guardavo i giornali che mi avevano portato. Rileggevo la lettera pubblicata, inviata qualche giorno prima al giornale?
-Beh qualche taglio l'hanno praticato...
-Limato si dice, limato... -fa Pier.
-Si ma c'è sostanzialmente tutto -aggiunge Gio-.
-Ho la raccolta di Sokrates... sai quel foglio di cui hai visto alcuni numeri a casa di Giorgia. In biblioteca l'hanno archiviata. Come ti sembra?
-Era in vendita?
-No era un foglio culturale distribuito con un altro settimanale. Scendiamo al sole, c'è una giornata splendida... Non stiamo chiusi!... Poi andiamo alla Perdera a pranzo... ci aspettano...

Ci sediamo insieme davanti a casa... una domenica d'altri tempi... da gustare...
-Si riuscirà a trovare un editore per la pubblicazione Pier?
-Finiscilo, poi vediamo, io so che oggi i testi vengono letti. Sono interessati.
-Mi ci vorranno almeno sei mesi ancora. Forse di più...
-Io leggo solo chicche. Sto leggendo Duc. Racconta la vecchiaia di Casanova. Sai, era deriso nel paese, tutti lo maltrattavano, mettevano i suoi scritti nei cessi. Lui rimaneva lì a fare l'archivista per sopravvivere...
-Conosci Gamberetti?
-No!
-Sto leggendo rileggendo alcuni testi di Chomsky da lui pubblicati...
-Sellerio, La Guanda, per gli autori di Parma hanno una certa disponibilità.
-Vorrei riuscire a presentarlo alla sorella di Sgarbi. Mi han detto che è brava, molto seria e preparata.
-Me lo hanno detto, ma non la conosco... Il titolo?
-Non lo, non ci ho pensato... Maledetti o... no solo ipotesi... Tu cosa pensi? Vorrei una immagine estratta dai quadri di Bosch in copertina.
-Sentite andiamo su alla Perdera. - Interviene Gio che aveva interrotto di giocare a palla contro il muro- Cambiati Rocco e andiamo.
Salgo in camera e indosso una camicia bianca, la camicia tipica della domenica in campagna. Saliamo in auto. Presentiamo Pier ai proprietari e mentre io mi godo su una poltrona il sole... quell'aria... i profumi dei fiori... nel cortile interno, Giorgia e Pier visitano l'abitato. Mi raggiungono e si siedono con me al sole. Leggiamo i giornali. Giuseppe, un amico degli osti, il vero toscano purosangue, mi allunga La Repubblica:
-Hai saputo dei girotondini?
-No!
-Prima dovevano essere in una Piazza, poi sono andati in un'altra. Sembra fossero ottocentomila.
-Non seguo più i giornali e non guardo la televisione. Oggi li leggo per rispetto al giornalista che è tra noi... Pier aveva fatto una smorfia di sorriso col baffo bianco...
Sfoglio in breve tempo Repubblica, il Corriere, Il Sole, La Stampa e Libero..
-C'è per caso un tuo articolo oggi?
-No!
-Vedi, oggi leggiamo della manifestazione dei Girotondini, l'incontro di Berlusconi con Bush... domani i commenti post manifestazione, e dell'opposizione a Berlusconi... il giorno dopo le repliche, e così via... Una inutilità quotidiana che serve solo a loro. Da tre mesi circa non leggo giornali e non guardo la Tv. Oggi sono già al corrente di tutto ciò che loro vogliono. Un giornale ogni quattro mesi basta se proprio non ne puoi fare a meno. Meglio i libri.
-Si forse hai ragione!!
Il sole ci coccolava e noi ce ne stavamo lì a godere la semplicità della quiete. Giorgia osservava e con puntiglio di donna rimarcava qua e là situazioni che sortivano qualche risata.
-E' più un relais che un agriturismo. -Sosteneva Pier- Si un relais chateaux... Se ci fossero i bolliti sarebbe una tipica domenica parmigiana.
-Mi ricorda il film una domenica in campagna...
-Ho visto don Luciano -ci interrompe Giorgia- è tornato dalla Cina. Mi ha detto che per ben tre giorni gli si sono offerte delle prostitute. Le prime due ha esitato, la terza era tentato. Mi ha fatto vedere il tono delle lettere anonime che riceve. E' vergognoso. Gli ho accennato della lettera dell'Abè Pier... dove diceva di aver lottato troppo poco per consentire il matrimonio ai preti... Lui, don Luciano mi fa: perché lo dici?... pensi che sia il mio problema?
-Ma perché non si fa protestante?

I profumi del cibo arrivavano nel cortile. Prendo qualche grappolo di uva rossa da una vite. Ci sediamo a tavola. Ci informiamo sulle portate. Io avevo raccomandato a Beppe, l'attenzione per le portate. Propongono al Conte la costata di Castel fiorentino, quella col filetto. Pier era incuriosito dal menù. Un po' per la pubblicità di Giorgia... aveva molta influenza su di lui... e lo sguardo di Pier si faceva amante... più che molto amici... ma non so non mi interessa...  A lui al Conte rosso, Giorgia piaceva molto! Avrebbe fatto qualsiasi cosa... aveva un profondo affetto...
-Pier, a Parma hai incontrato amici?
-Ma sai li ho persi di vista... conosco ormai poca gente. Un po'sono morti... Ieri a un funerale sì, ne ho rivisti... Ecco forse dovrei andare a più funerali?
-Questa battuta la scrivo!
-Eh sì, ieri al funerale di questo amico mi avvicina un altro col quale andavamo sempre insieme in tre a mangiare i pretini. Mi fa serio, un po'triste: "Adesso andremo in due!".
Gio sbotta in una risata che Pier accompagna.
-Amici miei a Parma - io di rimando-.
Inizian le portate. A Giorgia piaceva gestire la tavola... un ricordo delle sue tradizioni familiari. Suo bisnonno materno, Joseph Sicard, mi diceva spesso, aveva un notissimo ristorante francese... a Bordeaux: "Le chapon fin"... dove andavano personaggi da tutto il mondo... compresi i re... politici, scrittori, giornalisti... e attori... Gregory Peck... Un ristorante divenuto un monumento... nella roccia, realizzato dall'architetto Alfred Duprat
-Prova ad assaggiare questo salame tartufato Pier?
-Ma io non vado matto per questo tipo di cose, preferisco i pomodorini sottolio e quei crostini.
-Lo sformatino è squisito...
-Si non lo avevo mai assaggiato...
-Niente vino per me. Ho smesso di bere. E in effetti sto meglio.
-Beh io di solito non bevo, ma con questi pranzi non ci posso rinunciare
-No, io non bevo più perché il vino mi ha creato problemi seri. Una volta ero completamente ubriaco e sono andato contro un trattore. Mi han portato in ospedale!
-Mi ricordo. Dal giornale -dice Giorgia- mandano uno che mi accompagna a casa e cerca di volarmi addosso dopo quello che ti era capitato...
Non so se fosse lei che ci teneva, ma non c'era uomo, nei suoi racconti, che non avesse cercato di metterle le mani addosso!!... si sentiva molto miele...
-Pensa, io ero preoccupato per il disastro che avevo causato. Per fortuna quello era un trattore, non ha nemmeno sentito lo scontro. Nella assicurazione c'era una clausola che non rispondeva per danni causati in stato di ubriachezzaa. Se fosse stato un altro mezzo avrei avuto un danno anche patrimoniale...Beh qualche tempo dopo mi arriva una lettera dall'assicurazione che mi avrebbero effettuato la copertura senza quella clausola. Pensa...

Arrivano i primi: tortelli, lasagne e ribollita.
-Ci vuole il formaggio nella ribollita?
-Non andrebbe -dice Sandro- un po' d'olio si.
-Bene. Io ce lo metto aspetto che non mi veda...
Appena girato Pier imbianca di parmigiano la ribollita. Chissà per quali timori non doveva farsi vedere!
-Devo riprendere a viaggiare. Ma quest'anno sono andato in giro. Anche troppo. Forte dei Marmi, Saint Tropé, Venezia, La Perdera...
-Io sono rimasto qui...
-Buoni questi tortelli alle ortiche, ti piacciono Rocco?
-Sì buoni...
-Anche le lasagne... Strano fatte con la pasta bianca. Con quella verde le preferisco.
Arrivano le chianine. Patate con fiori di zucca fritti. Al Conte avevano riservato quella che avevo prenotato. Beppe è un amico.
-Potrei avere altri fiori di zucca? -chiede Giorgia-.
-Domani devo scendere anch'io a Parma.
-E in politica cosa pensi di fare?
-Vedremo. Ora devo finire questo libro, è troppo importante per me.
Il chianti lavava il palato... con le torte di verdura... buonissime... Arrivano torte, crostate, rose del deserto e vin santo. Bis dei dolci...
E andiamo in giardino, beviamo il caffè. Pier mi chiede indicazioni del bagno.
Poco dopo Giorgia preoccupata:
-Dove è andato?
-Credo in bagno...
Quando esce:
-Pier c'era la finestra aperta, si è sentito tutto!
-Eh, mi sentivo un po' disturbato. Sai i fagioli di ieri sera...
-Si c'era anche la Tola che si è girata verso di me e si è messa a ridere, la finestra era aperta...
-E cosa dovevo farci?
-Conte insomma!!
Entrambi se la ridevano, mentre io mi avvicinavo alla vite per lavarmi in bocca con un po' di uva rossa dolce.
-In giardino escono altre persone, mi fermo con il fratello di un mio amico di Parma. Si intrattiene con Giorgia una signora molto gentile di Cremona.
-Andiamo a Tavernelle? Sono le cinque se vogliamo vedere la borgata con la luce dobbiamo andare.
Salutiamo. Scopro l'Adele in cucina, una signora che abitava vicino a me a Selvapiana.
-Adele non sapevo che tu fossi qui?
-Eh si, la domenica... dò una mano... dove andate?
-Andiamo a Tavernelle, per far  vedere a questo nostro amico la borgata antica.
-Andate a Comano che c'è la sagra dei cavalli?
-Ah sì, non lo sapevo?
-Passiamo anche da Comano, cosa ne dici?
-E' sulla strada?

Scendiamo dalla Perdera, Valcieca, intravediamo Giovanni con tutta la sua famiglia. Saliamo per la strada che porta a casa sua.
-Giovanni guarda chi ti ho portato, lo riconosci?
-Come è andata oggi la caccia?- Gli fa Pier...
-Niente, c'era bagnato, sono stanco morto.
-Ho sentito un po' di spari, ma non troppo a dire il vero.
Saluto gli altri familiari. Marina la madre ci sorride contenta. Il piccolo Geremia in spalla alla mamma ci saluta con la sua piccola mano.
-Andiamo alla sagra del Cavallo a Comano...
-Puoi tagliare dal Lagastrello, dopo lo scialè a sinistra...
-Non ho mai fatto quella strada

Ripartiamo. Aneta, Lagastrello...
-Dalla Marta si mangia una torta fritta buonissima...
-Perché vorresti fermarti?
-No solo per informarti...
Comano, una strada splendida, una vallata immersa nei castagni. I colori stupendi. Arriviamo alla sagra dei Cavalli e ovviamente con le loro merde dappertutto. Poveri cavalli!! Li usano per lo spettacolo, per l'intrattenimento...
Riconosco il sindaco. Mi fermo e lo saluto. Era contento di vedermi là.
C'è il mercato ambulanti, e tantissimi cavalli, i pezzati erano splendidi. Il nostalgico in riserva. Musei e riserve alimentano le passioni nostalgiche. In questi luoghi di paese di montagna le sagre si colorano soprattutto di vino... I nasi e le facce spruzzano alcol dai pori... l'andatura un po' danzante e la battuta sempre pronta... pronta, così come a riempir i loro calici... bevono, bevono...
Gio prende un piccolo poni e se lo porta con sé, quando è il momento di andare il poni si impunta e non vuol più ritornare indietro... si era eccitato!!
-Anche coi poni Gio!!
Ritorniamo all'auto che col giunto rotto ci riaccompagna a Selvapiana.
Le curve al ritorno e la digestione inducevano Pier a qualche crollo di capo. Gio da dietro rideva e mi accarezzava.
-Pier ti prendo qualche pera dall'albero...
-Eh sì, mi risciacquo la bocca!! Abbiamo mangiato troppo... Giorgia lo sai che non posso più mangiar così... poi non sto bene... la mia glicemia...
Quando mi avvicino all'auto di Pier, Gio si mette a piangere... i suoi occhioni si arrossano... le scendono lacrime... non me lo aspettavo... che in perfetto stile di femmina si asciuga... sì era molto femmina Giorgia... ma non basta per innamorarsene!... Quelle lacrime mi avevano fatto tenerezza...
-Domani scendo, sono giù presto, cosa fai?
Imbarazzato per la presenza di Pier la saluto frettolosamente...
-Vedete sono solo ora qui, posso urlare. Tutte queste bellezze solo per me. Leggerò un po' giù nel giardino e poi mi metterò a parlare con le piante, con gli animali, con l'aria... urlerò... sognerò...

Partono. Il clima si fa solitario... ma pieno... ricco di fantasia... La luna a metà mi sorrideva dal cielo, la sera si faceva fresca. Salgo nella mia soffitta. Leggo i giornali... e mi faccio un risotto al pomodoro.

***

Vorresti aver letto tutto quanto non hai voluto o non hai saputo fare. E invece mangio. Mi abbuffo. Non riesco a vivere con queste alterazioni di ambiente. Non puoi essere un pellerossa e uno yankee, o sei l'uno o sei l'altro. Non puoi acquisire i ritmi della montagna, della letteratura e scendere in città ad occuparti di strategia d'impresa, comunicazione, produzione, faccende legali... abitare nel caos perpetuo senza senso... Non puoi essere selvatico e addomesticato. Il silenzio... finalmente! Vorrei scrivere, sento il desiderio, provo emozioni, ma non riesco. Due battute. Sono stanco, vorrei dormire, vorrei scrivere. Non puoi scrivere senza idee. Continuo a battere su questi tasti. Inutile. Anche questa è vita maledizione. Telefono a Giorgia... che disastro vivere così. Un mestiere quasi. La vita ridotta a mestiere. Ti senti mancare la forza, sei senza energia. Pensare alla maratona di qualche settimana fa... mi sembra quasi impossibile. Ti vogliono schizzo, devi saltare di qui, di là, di lì, in culo andate porci. Sono matto forse, sto impazzendo lentamente. Quello che hai dentro non viene fuori, rimane rintanato, si nasconde. Che fatica. L'esorcista, il demone. Mi prende un pugno nello stomaco, i brividi mi salgono al cervello, il computer impazzisce. Non vomito fiele. Mi sembra di avere forze micidiali dietro di me, ho paura a girarmi, sono immobile sulla tastiera. Ah... lo stomaco si chiude... Forse sono verde in faccia. Mi calmo, mi rilasso, ritornano i brividi freddi questa volta. Rilasciano... Sono nella merda. Vorrei continuare a scrivere tutta la notte... di che cosa non lo so. Fermati!... no continuo. Vorresti sparire. Ho grande rispetto e stima per chi decide di abbandonare la vita. Hanno coraggio da vendere loro. Noi coglioni rimbambiti, invigliacchiti, non sappiamo lottare, ci arrotoliamo come gli stronzi, o sprigioniamo la nostra inutilità con sfoghi intestinali, come aver triturato la giornata. Quelli stitici la trattengono, spingono, ma se la devono cavare con le dita. Neanche cagare... ridicoli siamo. Una miseria che puzza. C'è un alone che sale dal water. Capita anche a Selvapiana. Dove andremo senza...

Mi alzo la mattina distrutto. Il sole mi entra dalle finestre, il cielo è azzurro, limpido. Mi attacco a una bibita, l'unico cibo rimasto. Scendo, Ballard mi accompagna... Mi sdraio al sole. Guardo se è arrivata qualche telefonata. Sì mi aspettano nel pomeriggio a Parma, in città. Un incontro di lavoro alle tre del pomeriggio. La giornata è rovinata. Venerdì a Milano. Non sopporto più l'inutilità di questo sistema. Sembra mi offrano la possibilità di fare il turnista in fabbrica. C'è bisogno di carrelisti, ma non se ne trovano. Fate fare i corsi in Gana, in Albania, così vi arrivano già preparati. Carrellisti del mondo c'è lavoro a Parma, venite, vi paghiamo bene! Muovere merda per ridarvela confezionata, darla alla massa, alle oche bulimiche in estasi dopo la decerebrazione prodotta dall'intrattenimento quotidiano.

Un lager è il mondo, una cloaca aperta che puzza ininterrottamente, senza sosta.
E oggi così dovrei incontrarmi con questo kapò del duemila!... Mi diverto a guardarli in faccia. Hanno dei racconti! L'uomo è il virus, neanche è il prione attraverso cui il virus si propaga... Il virus della nefandezza, dei soprusi, dei delitti, della prepotenza, dello stato sociale, del sangue infetto, del traffico di organi...
Tutti intaccati, malati terminali senza scampo, solo la morte ci libera da questo stato di putrefazione terrena.
Entro puntualissimo nella sede di quell'azienda. Mi aspettavano. Dico il mio cognome.
-Avrei un appuntamento col signor Geremia...
-Si l'avverto subito.
Aspetto qualche minuto. In attesa leggo un opuscolo sul Palio di Parma... Ecco cosa ne fanno del nostalgico!... E quell'azienda era tra gli sponsor.
-Buongiorno...
-Piacere...
Ci sediamo nel suo ufficio.
-Sono un po' imbarazzato -mi fa lui- quasi mi vergogno.
-Non si preoccupi, mi dica...
-Ma sa lei... conosce quello che noi facciamo?
-Sommariamente!
-Sa noi abbiamo bisogno di manodopera, lavoro di fatica...
-Non costituisce un problema...
-Ma, a vederla mi sembra che lei possa aspirare... Sa io ho mio figlio che studia Filosofia...
-Ottima scelta...
-Filosofia medioevale...
-Storia medioevale...
-No Filosofia medioevale, ma non so quali sbocchi potrà avere...
lo lasciavo nella sua convinzione... inutile insistere...
-Questa è una città che non aiuta certo le menti... Abbiamo creato una economia per deficienti. Lavori che noi stessi rifiutiamo di fare. Chiediamo terzomondisti, schiavi per la nostra società dei consumi. Chi vuole far più il casaro, il contadino, l'operaio in linea, nei prosciuttifici? Questa è l'economia di Parma. A.A.A. Deficienti cercasi.
-Non mi dica così che mi viene l'angoscia...
-E' la verità!
-Sa noi non abbiamo da offrire a lei...
-Mi dica cosa dovrei fare, sono stato mandato qui...
-Beh, insomma noi cerchiamo facchini, dobbiamo movimentare della merce nei magazzini...
-Ogni lavoro ha la sua dignità, semmai è chi lo propone che sa di vivere su una economia... per deficienti?
-Ma lei è disponibile...
-Sono qui per sapere poi deciderò. Ditemi quello che vorreste che io facessi... le condizioni...
-Allora la faccio incontrare col responsabile del personale... vedo se è libero...
-Va bene...
Ritorna dopo qualche minuto.
-E' impegnato. Sta finendo un colloquio. Rimanga pure qui con me.
-Non vorrei disturbare il suo lavoro...
-No, mi concedo una pausa.

Un uomo gentile, consapevole forse dell'inutilità di quanto faceva, ma si sa per la pagnotta... La giustificazione della prostituzione di massa. E chi è al potere, consapevole di ciò, gongola nei suoi conti personali crescenti. Dalle piramidi della morte ai conti della morte. Un dialogo sull'economia locale, sulla stupidità congenita nella ripetizione. Era curioso di conoscere il mio pensiero, ma era altresì spinto dal desiderio di farmi conoscere il suo. Il dialogo proseguiva su toni gradevoli. Un uomo che era partito da facchino, era oggi presidente di una cooperativa di facchini...Come dire io la mia crescita l'ho fatta, prima facevo il facchino, oggi, lavoro, guadagno e campo sul facchinaggio degli altri. Lo stesso produce se stesso. Non si può dire caporalaggio... oggi c'è la flessibilità!.

Ci interrompe le chiacchiere Suipiedi, un nome congeniale per la gestione di personale voglioso di smuovere di qua e di là le inutilità del consumo quotidiano.

Saluto il presidente, seguo in un altro ufficio, quell'uomo. Passando nei corridoi vedo alcune persone sedute, in attesa di assunzione forse, tre stranieri, un italiano del sud dal timbro di voce. L'altisonante nome mi spiega le condizioni:
-Se vuole compilare la domanda?
-Beh veramente vorrei conoscere prima che cosa dovrei fare?
-E' un lavoro diverso da quello che faceva?
-Ciòè?
-Si occupava di marketing, mi sembra...
-No di comunicazione, sono giornalista e scrivo...
-Potrà scrivere delle cooperative di facchinaggio...
-Ogni luogo ha lei sue storie, le sue dignità. Mi dica cosa dovrei fare?
-Facchinaggio nei magazzini aziendali, c'è da rimuovere, aggiustare dei pallet. Sono 39 ore settimanali più una di straordinario, l'orario può essere spezzato o continuato in funzione della richiesta, il programma si fa settimanalmente. Inquadramento al 5 livello contratto autotrasporti. La paga è di lire 1.550.000 al mese. Il pagamento al 17 del mese successivo. Mi saprà dire quando vuole incominciare...
-Mi dia un suo biglietto, la chiamerò.

Esco salutando. L'impiegata che era nello stesso ufficio alle mie spalle mi aveva guardato incuriosita al mio arrivo e il suo sguardo mi accompagnava con una certa tristezza quando me ne uscii. Saluto le persone che sedute nel corridoio semibuio stavano aspettando il loro turno. Salgo in auto e mi dirigo verso barriera Bixio al bar dell'Angela dove Arturo si stava gustando un gelato e consultando la sua agenda di lavoro. Mi siedo, leggo frettolosamente il giornale...
-Ti trovo in gran forma Rocco...
-Senti quando vai a Milano con la tua auto potresti avvisarmi, dovrei caricare delle mie cose che sono rimaste là, nello studio...
-Non penso di andarci presto...
-Tu dimmelo se per caso vai...
Arriva un amico di Arturo.
-Guarda chi si rivede, novità in politica?
-Nessuna per ora...

Leggo un articolo sul futuro di Parma, un incontro tenuto presso l'Unione Industriali. Il sindaco e i suoi compari relatori dicevano cose che da anni ho scritto, sostenuto... e facevano finta di niente... Loro fanno finta di accorgersene adesso. Impostori. Ladri. Vigliacchi. Continuate a prendere per i fondelli la gente. Ascolto un po' di commenti sulle partite del giorno prima. Era un modo per rilassarmi dall'incazzatura che avevo dentro. Eppure a tutti sembravo molto sereno. Ero allegro infatti. Come se l'incontro mi avesse tolto gli ultimi indugi sulla stupidità della proposta che attraverso l'azienda di famiglia ero riuscito ad ottenere. Ci vuole proprio la raccomandazione della famiglia per andare a fare il facchino!! Ridicolo! Quando la famiglia ha perso ogni ragione di esistere! Quando capisci che il legame di sangue diventa quasi un impedimento. Mi godo il sole in Piazzale Barbieri coi suoi gas, i suoi rumori, le sue grida. Telefono a Gio, desideravo ripartire per la montagna. Sarebbe venuta con me. Prima però dovevo telefonare a una persona e vedere mio cugino. Disgustato, ma sereno dopo essere andato a prendere la Gio, mi dirigo verso la campagna. Suono a mio cugino, purtroppo è impegnato. Stava facendo delle terapie. Non lo voglio disturbare. Incontro sua moglie sul cancello di casa che stava uscendo in auto con l'autista.
-Rocco come è andata, so che dovevi avere un colloquio...
-Male, Ti chiamo stasera...
-Dopo le nove!
-A più tardi...
La saluto mentre lei con l'autista si dirigeva, penso, in città.

Risalgo in macchina, scarico le mie tensioni con Gio, anche lei indignata per il trattamento subito... Telefono al dirigente che mi aveva procurato il colloquio. Gli scarico la mie bile al quel tirapiedi dell'amministratore delegato. Lui mantiene toni servili, tipici della falsità di chi vuole fregarti.
E tu, Amministratore delegato di deficienti, ce l'hai fatta dopo tanto leccaculo. Complimenti.
Se avevo qualche dubbio su questo mio pensiero... i fatti di questi giorni me li hanno sciolti. Ti posso scrivere con serenità. Sei la banalizzazione del pensiero imprenditoriale di mio cugino. Non produrrai nulla di nuovo, né di positivo. Un deficiente furbo al comando di servi rinchiusi in una scatola nepotistica, incestuosa. Produrrete solo voi stessi ossia la miseria. Posso immaginare quello che hai tramato alle spalle di mio cugino in questi anni! Hai sfruttato la debolezza di un malato, solo. Costituisci l'esempio storico di quando l'ignoranza si trasforma in deficienza, per finire in malvagità. Sei la feccia di un uomo miserabile. Dannato per l'eternità. Condoglianze bastardo!

Basta, saliamo per la montagna. In montagna non si produce ricchezza, si produce umanità. C'è chi la vuole distruggere però. Arrivo. Vado a trovare Giovanni. Lassù in Valcieca, sua madre Marina, stava passando la lana dei cuscini. C'è un'aria fresca. Brighenti, un parente neopensionato, ancora giovane, esce di casa.
-Ti trovo bene Marco, hai buttato la pasta?
-Non ancora.
-Dov'è Giovanni?
-E' in casa, è appena tornato dal bosco.
-Come si sta bene qui, se ti abitui, in città non ci vai più! Bisogna alzare una linea Maginot laggiù, dopo Langhirano. Se vogliono venire qui a godersi il verde paghino. Mettiamo i caselli all'entrata nelle aree montane. I non residenti devono pagare. Hanno tolto tutto, le persone, le ricchezze. Non c'è una banca per la Montagna. I vostri risparmi sono destinati ad alimentar le altre economie, non i vostri luoghi. Come è possibile che i politici continuino a venire qui a prendervi in giro.

Mi sentono e altre persone si seggono ad ascoltarmi...

-Ma non lo vedete che vi prendono in giro, voi,la vostra famiglia, i vostri figli!! Vi han tolto le poste, vi han tolto gli autobus, vi han tolto le scuole, non c'è un ambulatorio di pronto soccorso!! Cosa aspettate a cacciarli questi rotti in culo... Solo i loro interessi!! Guardate i loro conti correnti... guardate cosa erano prima della politica!! E li ospitate ancora qui a fare i loro predicozzi? Ma allora siete come loro? Vi basta un contentino?

Le città!... luoghi dove c'è un'altra vita!... è un altro modo di vivere!... Non si può essere uomini di montagna e di città. Queste sono riserve, non so ancora per quanto, luoghi dove si vive con altri ritmi. C'è un altro pensiero, un'altra natura.

-Hai ragione Rocco, io l'ho sempre detto che ci vorrebbe una Banca per la Montagna -interviene Giovanni che scendeva addolorato per il mal di schiena... si siede con noi- domani devo andare a prendere un verro...
-E' vero domani è giorno di caccia, viene anche Mario?
-Penso di sì. Rimani a mangiare. Non c'è molto, un minestrone... formaggio e salumi... radicchio dell'orto...
-Un minestrone è proprio quel che ci vuole -fa Giorgia che non disdegna mai un invito-.
-Mama, prepara anca per Rocco e la Gio, si fermano a cena!
La Marina che da poco era salita si affaccia alla finestra:
-Quel che c'è così all'improvviso!
-Marina non si preoccupi
E' così qui in montagna. Continuiamo nei nostri parlare, nel trattare del cibo, dei tartufi, dei funghi, dei cinghiali. La Gio:
-Giovanni perché non ti prendi una scrofa da tartufo?
-No, mi prenderò un cane, quando sarò più vecchio. Mi ricordo di un cane di uno. Me lo trovo nel bosco, sentivo abbaiare. Il suo padrone era distante e lo chiamava. Mi avvicino al cane che raspava per terra. Gli faccio sa, dai bello, da qui. Gli tiro via dalla bocca un tartufo bianco bellissimo. Me lo metto in tasca. Quello continuava a chiamare il cane. Arriva...
-Ha nasato qualcosa gli dico?
-E' un cane eccezionale fa lui.
-E' sì gli dico. Il cane per fortuna aveva trovato un paio di altri piccoli tartufi, lì vicino.
-E' pronto! - ci chiama la Marina dalla finestra
Saliamo. Entriamo a casa di Giovanni. Stufa accesa, il caldo si godeva dopo quella chiacchierata all'aria aperta. Aveva preparato la tavola con una bellissima tovaglia a fiori, e un bellissimo servizio di porcellana bianco. La bottiglia scura di barbera risaltava in mezzo alla tavola, tra il pane e una caraffa d'acqua di sorgente. Quel clima mi dava serenità e l'incazzatura scemava con la sera. Giorgia sorrideva e teneva la tavola da par suo...

In fondo basterebbe poco per essere felici, bisognerebbe evitare quelli che rendono questo mondo invivibile... dimenticarli... quelli che producono il genocidio quotidiano. Il minestrone arriva nei piatti, io aggiungo un po' d'olio, Giovanni una spolverata di grana, che si fonde sopra la pasta che affiorava dal brodo. Giovanni si lamenta per il mal di schiena, ma il pensiero della caccia del giorno dopo ne lenisce il dolore. Può sembrare assurdo, ma c'è più amore a casa di un cacciatore vero, di montagna, che nelle case di quegli zombi borghesi della città. E stavo diventando vegano... (Parma, luglio/dicembre 2002)

Luigi Boschi


[1]

a) La Settimana Felinese e il suo verro. Per chi ignora c'è la spiega, non si perde tempo invece con chi manipola la realtà e con chi gira con le fette di salame sugli occhi, prosciutto permettendo. Mi limito al primo punto, con la scarsa speranza che comprenda; un tentativo che meritano anche i casi più disperati ed è ciò che mi accingo a fare.

b)       Nessuno ha mai rubato la Settimana Felinese a Felino, semmai c'è stato un tentativo di appropriazione indebita da parte di chi ha boicottato l'edizione 2001 e di chi, assentandosi volutamente, si schierava con i prepotenti locali.

c) Non capisco l'acrem animum contro chi ha organizzato l'edizione 2001 che si proponeva di far sì che la manifestazione popolare felinese continuasse, giustamente, come è stato, nonostante il potere politico la volesse vietare, sopprimere, quello economico locale (tranne pochissime eccezioni), pavido, si defilava e alcuni felinesi, schierati politicamente con l'Amministrazione, la disertavano, cercando di ridurre la kermesse agostana di paese a un incontro di fazioni partitiche. Mi ha sempre affascinato il piacere della lotta per la libertà di pensiero o delle minoranze contro i tentativi di oppressione perpetrati dai poteri impositivi, che considerano il mandato per delega un esercizio autoritario di potere e i cittadini dei sudditi a cui concedere o negare diritti acquisiti o conquiste sociali.

d) Del come concepire e coltivare una manifestazione, fortunatamente esistono le pluralità d'opinione e le fantasie creative. Così come vengono prodotte le varietà di salame. Certo è più facile e demagogica la ripetizione, in particolare quando è basata solo sulla proposizione dell'intrattenimento godereccio. Coi soli Baccanali ci si beve la mente ed è forse ciò che vuole chi è al potere.

e) Del rispetto delle minoranze, di chi vorrebbe altro da ciò che viene propinato, e avanza eventuali proposte alternative, non c'è rispetto, né ascolto. Vedo che ancora nel 2001 il pensiero "integralista" ha seguaci degni del miglior ventennio. Del pensiero liberale, libertario, indipendente, libero o affrancato dagli interessi personali non c'è gran cultura diffusa.

f) Per dover di cronaca la mia disponibilità è sempre stata massima, ma nessuno mi ha contattato, a diversità di quanto invece il sottoscritto fece lo scorso anno, ricevendo solo niet.

g) Per quanto riguarda il trionfo del porco o del maiale, provate a circoscrivere la piazza di Felino e farne una vasca all'aperto con annessa fontana ripiena e zampillante di liquame del vostro animale preferito. Così da non buttar via proprio nulla! Come è tipico del porco. Se rabboccherete quotidianamente, la vasca, godrete anche dei profumi di chi vi rende così felici e che altri, invece, ora usufruiscono. Un modo ecologico di celebrare il maiale d'oro dopo il vitello! A Chicago, la porkopolis d'America, i mattatoi più grandi del mondo sono stati definitivamente chiusi dal 1971, dopo il declino di inizio novecento (vedi "Il maiale e il grattacielo. Chicago: una storia del nostro futuro". Marco D'Eramo. Feltrinelli edizioni).

h) Il silenzio non richiede commenti inutili, c'è chi lo comprende e chi lo vilipendia senza dover andare sul monte Caio.

i) Del museo del salame di Felino, proposto fin dai primi anni 90, e di "salamisapori" rassegna gastronomica internazionale sui diversi tipi di salame prodotti nel mondo, nessuna risposta ho ricevuto. Cose inutili forse per chi crede solo nell'intrattenimento, psicofarmaco di massa, produttore di zombi.

j) Una rilettura di "Risorgimento dei Sapori" (vedi pubblicazione Settimana Felinese  11 agosto 2001), farebbe bene a chi lancia accuse pubbliche senza conoscere o peggio facendo finta, forse, di non sapere.

 

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">