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La vita sta cambiando pelle

Come perdere la vita sull'autobus

Sono a Milano in studio.
-Rocco è per te!... Vesna la solerte segretaria del professore mi avverte in viva voce della chiamata.
-Ciao Rocco, sono Vincenzo, non ti ho chiamato prima perché ho perso il tuo numero, poi l'ho ritrovato...
Vincenzo, un amico, docente universitario di storia, ex...indice Einaudi.
-Ehi! Ciao Vincenzo, finalmente...L'altro giorno ti accennavo ad un progetto pazzo: Astieniti e digiuna, torna la cultura. Il sapere ti rende libero. Ti piace lo slogan? Se lo accompagno con una impresa... tipo... Sai non so cosa fare, vorrei andare a piedi per il mondo. Quaranta Kilometri al giorno, per 250 giorni all'anno...Vorrei incontrare gente del mondo libera, che abbia voglia di svegliarsi in un altro mondo... Al diavolo i capi di stato... c'è un altro mondo che vuol vivere fuori dai loro schemi... dobbiamo scrivere una carta di idee... basta!  Non c'è solo risparmio e consumo!. Non si può più parlare a questi miserabili funzionari locali. Tutte le volte che presenti un progetto te lo fregano o ti dicono che non ci sono le risorse. Non se ne può più di averli come interlocutori. Sono lì a far naufragare le nostre idee? Dobbiamo costruire nuove relazioni...  e i funzionari delle istituzioni, preposti all'ascolto, sono volutamente sordi...
-Guardi ti capisco...
-Ti rendi conto che stanno vendendo le reti della collettività... Oggi costituiscono la nostra ricchezza di civiltà... e loro le privatizzano... e noi a farglielo fare...Te lo immagini appena nasci ti trovi subito delle bollette da pagare alle imprese private che faranno man bassa di fatturati certi... saranno loro i proprietari delle nuove reti...
-Hai ragione!
-Vorrei dar vita ad una associazione internazionale viaggiando, proponendo... che attraverso il digiuno e l'astensione dai consumi progetti una civiltà delle conoscenze. Consapevolezza del vivere... Immaginati se 2 miliardi di persone versassero il risparmio da astinenza e digiuno per un fondo che intervenga per la fame nel mondo, per valorizzare potenzialità inespresse. Non se ne può più di questa palude. Una nuova collettività, autogestita senza barriere con progetti diretti dai premi nobel, dove la cultura e l'arte siano principi e non cortigiani del potere economico finanziario. Abbattimento del diritto d'autore e dei brevetti. Deve essere ancora inventata l'economia delle conoscenze. Oggi viviamo nell'economia di processo, li vogliono deficienti!
-Non ti si può dar torto...
-Ricordi il pezzo di Céline sui fordisti in Viaggio al termine della notte?... stanno cercando di contaminare anche la nascente economia della conoscenza... Si combattono le guerre e si produce il mercato delle armi. Non c'è libero mercato, è solo produzione di consumo divenuto psicofarmaco con conseguente dipendenza. Pensa al ciclo di una giornata tipica: la maggior parte della gente vive facendo un lavoro a cui non è interessata, ma gli produce da vivere e questo per 8/10 ore al giorno, due ore di spostamenti, tre ore per mangiare, lavarsi e brevi soste, otto ore di sonno, rimangono tre ore riempite da ogni formula di consumo personale o code e il weekand per shopping o per mettersi in fila in un viaggio... se hanno soldi, altrimenti... Una ventiquattrore così preconfezionata per 365 giorni l'anno in balia della stupidità. L'individuo è sparito, si producono solo consumatoi d'ogni genere, tra cui anche killer e hoolingans. Gli immigrati poi consumano e consumeranno più di noi per cercare quella gratificazione... che gli viene inculcata dalla televisione... Poi le spogliazioni collettive praticate in nome della privatizzazione!   Sarà...Contaminazione è la parola chiave. I newyorkesi che vivono già barricati in casa a causa della zanzara killer. Siamo solo agli inizi. Lo scudo stellare è il preliminare dello spazio abitato. Sulla terra nelle megalopoli le masse a vivere in discarica, così come l'atomo richiede, nello spazio dominante la classe dirigente...
-Scrivi Rocco, parlerò con l'editore. Sono responsabile di una collana da lui pubblicata. Ti farò chiamare.
-Va bene ci sto, sarà un libro di racconti... frammenti in stile digitale. Ciao, a presto.
-Mettiti sotto. Ciao.

Ero entusiasta e già organizzavo il modo di raccogliere ciò che avevo scritto. Mi trattengo a parlare con le da me nominate stagiste del kgb, in verità della ktmp... una società di consulenza internazionale... quattro nuove ragazze simpatiche, ma prive di ogni conoscenza con la realtà economica e politica... preparano i testi del bilancio sociale di società che neppure conoscono!... ma c'è un modello da seguire, come dire correggete quello che hanno scritto i manager dell'azienda in auditing, migliorate le diversità di espressione seguendo lo schema.
E' una discussione in cui mi animo sostenendo l'inutilità di quello strumento, così come concepito... uno strumento... senza verità... che è manipolata... Il bilancio sociale è una illusione... un imbellettamento... Non si vorrà sostenere che Benetton produce i maglioni per vestire la gente che ne ha bisogno?

Continuo come in preda a una forza dionisiaca. Parlo, parlo, mi animo nella parlata. La parola che non riesce più a trasmettere il tuo pensiero... Ma parli, ricerchi parlando, metti insieme concetti che si formano in quell'istante, li distruggi, poi li ricomponi, inserisci una battuta, hai raggiunto l'incontro... no interviene un affronto! Una non ti capisce e ripropone contrariata quello che tu avevi appena sostenuto. Non ci si capisce. Ci si perde. E poi rinunci. Non ha senso cercar di convincere! Forse ci si dovrebbe limitare a incontrarsi. Così come fanno gli animali che si annusano. I loro suoni servono per incontrarsi e per scontrarsi. Forse pretendiamo troppo dalla parola. Scrivi è meglio. Gestisci gli impulsi nella scrittura. Questa rimane e ti ritrovi con frasi che non avresti mai pensato di aver scritto. Il gesto, il segno, la parola, il trasmettere primordiale... l'oratoria è divenuta arte, artificio... cade nello spettacolo, nell'intrattenimento, una cultura specifica posseduta e coltivata eticamente da pochi, i molti si annusano consumandosi... La parola trova, la scrittura ricerca. Sono aree cerebrali diverse. La scrittura è pittura, scultura, forme dell'esercizio individuale. L'oratoria richiede l'altro.
Scrivere ciò che pensi, dare parole alle idee... Conoscere che non sai scrivere e che l'idea, l'essenza dell'io non si descrive, non si racconta ma la si vive dentro. E' il vero tesoro di ogni persona l'io inconsapevole che vive in noi e che non si manifesta... Viviamo di comunicazioni e sentiamo un io, ne trasmettiamo inconsapevolmente solo uno falso.

Mi accorgo che sono quasi le 18. Devo correre a prendere il treno. Sistemo la scrivania e mi avvio verso la metropolitana. Due minuti di attesa segnala il cartello appeso. Mi siedo sui rossi sedili tondi che mi alleviano l'attesa... ero uscito dallo studio senza poter andar in bagno perché occupato... Stai, stai a parlar finoi all'ultimop poi ti pisci addosso... ora fino al treno stingi le gonadi... in piedi o seduto... e divertiti nel dondolio del metrò... Roba da svenire...

 Ma ecco, sento il rumore del metro. Mi alzo, vado verso un punto sul marciapiede cercando di indovinare dove si apre la scorrevole, è come se si giocasse alla roulette anziché puntare un numero, qui punti una posizione. La porta mi si apre davanti. Ho vinto. Entro mi siedo. Le frenate e le partenze, se avessi dovuto stare in piedi mi avrebbero reso la vita difficile. Trattenere un attacco di dissenteria in metrò è atroce.

Mi ricordo sempre quando, giovane appena tornato dall'Inghilterrra, al circolo della Stampa di Milano durante una cena con una signora a cui tenevo sessualmente, mi prese all'improvviso un attacco che cercavo di trattenere. Giunto all'estremo delle forze addominali e cerebrali, che penso trasparissero anche dal mio volto, mi alzai, dissi, mi assentai e mi diressi lungo il corridoio che portava all'ingresso e quindi ai bagni. Nel tragitto dallo sforzo nervoso mi prese un senso di nausea e svenimento. Giunto nella hall svenni, caddi a terra. Per pochi istanti mi sembrò di essere spirito, di essere nell'aldilà, in una forma di paradiso celeste, con abbandono del corpo. Poi alcune voci, un chiamarmi per nome e rinvenni. Mi tenevano i piedi in alto e un signore mi reggeva il polso. "Sessanta, si riprende" disse. Mi ripresi e mi adagiarono su un divano coi piedi sul bracciolo e la testa tra le cosce di Carla la signora che era con me al tavolo e che ora mi accarezzava i capelli. Una posa adatta per un dolce rinvenimeno. Ma i crampi addominali ripresero e contro voglia mi alzai e corsi in bagno. Scaricai anche l'intestino. Il sollievo addominale e intestinale mi produsse un nuovo senso di nausea con acido alla gola. Mi accosciai e svenni di nuovo con il viso sulle pareti del bagno...poco dopo mi ripresi. Uscii e arrivato Carla mi consigliava di coricarmi come prima. Ero sinceramente in imbarazzo, all'ingresso del circolo disteso sul divano con la testa in grembo a una bella signora palesemente con più anni di me. Ma lo stato di intimità trovato casualmente sopprimeva la tensione. Tornammo al tavolo, stavo bene. Non ricordo cosa successe dopo a casa sua.

Prendo il treno al volo con computer, carteggi vari e giornali...

Arrivo a Piacenza... Pulman... Roveleto... L'hotel è a due passi... Mi dirigo verso il bar della hall anziché andare subito in camera e appoggiare le carte i giornali e il computer. Vedo Giovanni seduto con altri, lo saluto con un cenno di mano. Verso sera Giovanni rimane nella hall dell'albergo... come dare il ben tornato a casa, in famiglia... casa Villazzi.
Vedo l'austriaco che in questo periodo avevo conosciuto e che stava lavorando allo smantellamento della linea di processo della Saipem a Casalmaggiore:
-"Hello, ciao."
-"Hello" -mi conferma il saluto-"Have a bear with us".
-"No thanks"

Appoggio ciò che avevo in mano sul banco bar e continuo a parlare in Inglese con lui che nel frattempo mi aveva presentato un suo amico tedesco. Mi diverte praticare l'inglese da troppo tempo dimenticato purtroppo, dopo il lungo, ma indimenticabile periodo in Inghilterra.
Ero partito con l'auto da Parma, dovevo fare un corso di Inglese, tre settimane circa... rimasi via un anno e mezzo... Avevo rivisto la mia insegnante di Inglese... mi era venuta a trovare a Cliftonville... era nata una simpatia tra noi... già a Parma... quel suo fare inglese, estremamente englische polite, intelligente, dolcissima... woodstock style... ora stava insegnando in una scuola secondaria. Con lei ho conosciuto l'Inghilterra, nella sua vita quotidiana, nel fare della gente, la vita vera... delle famiglie... mi sentivo ancora studente, di fatto lo ero anche se alle spalle avevo già tutt'altro... Noi quattro, lei, sua figlia di un anno, io e Oscar il cane che mi aveva seguito da Cliftonville e che viaggiava con me... in quella casa che costeggiava il parco sul lago a Peterborough... Fu l'ultimo periodo spensierato, anche se non me lo potevo permettere, della mia vita... Con lei ho scoperto un mondo completamente sconosciuto... sbarcato a Dover guida a destra ... Una storia incredibile nata sui monti parmigiani, continuata tra bed and breackafast e vissuta in una nuova casa a schiera al nord di Cambridge... Pubblicamente per il vicinato ero lo studente italiano da lei ospitato per imparare l'inglese... quante volte ho dovuto nascondere di amare una persona... l'amore libero!!... spesso per me non lo è stato... certo, ce la mettevo tuta perché non lo fosse... ma capitava così per caso... c'era sempre un intralcio... questi amori segreti, seducenti... sfuggenti... gli incontri ai parchi nel pranzo di scuola, ai pub... i coffe di Cambridge... una atmosfera...

L'austriaco è di origini inglesi, Scozzese per la precisione e il suo accento mi consente una buona comprensione della lingua. Orano, il barman, è come al solito alle prese col suo telefonino, con chiamate interminabili. Lo saluto e mi dò all'assalto di salatini e patatine. Ovviamente dopo un po' prevale la sete..
-Birra con tonica - chiedo.
E' un bere che ho apprezzato quando ero in Inghilterra. L'eco della televisione che arriva al bar... Mentana che annuncia i titoli del Telegiornale... con quelle sigle da spettacolo...che racchiudono con le stesse note tutto... morti, matrimoni, feste, fallimenti, rapimenti, omicidi, politica, sport...  Salutando l'amico austriaco, mi avvicino al salotto a fianco della televisione prendendo dal banco il bicchiere di shandy in una mano, documenti e giornali nell'altra. Ascolto alcune notizie. Poi decido di salire in camera. Raccolgo il mio materiale. Cerco il computer che non vedo e che pensavo di avere al mio fianco sul divano. Torno al bar, non c'è. Torno nel divano nel salotto della televisione. Non c'è. Vado alla reception, ma non vedo niente. L'autobus!. Cazzo!... l'ho lasciato là, Noh! Chiedo al direttore il numero dell'azienda trasporti. Telefono e nel mentre spiego quel che mi è successo. Cerco nel frattempo di ricostruire nella mente i fatti. Provo con la memoria visiva di raccogliere le immagini dal treno, alla fermata, all'autobus, al bar, alla televisione. Ciò che mi ricordo è che avevo appoggiato il computer sul sedile a fianco, me lo ricordavo da come lo avevo appoggiato. Arriva nel frattempo Giovanni, che resta sorpreso e cerca di minimizzare con una battuta in dialetto piacentino. Alla azienda trasporti non risponde nessuno. Bafurno il direttore:
-telefoni ai Carabinieri!
-Si certo a quelli di Vernasca, il luogo dove l'autobus avrebbe fatto l'ultima fermata!
Trovo il numero e li chiamo. Li avverto dell'accaduto. Dopo la spiega, il carabiniere:
-Le passo il mio collega...
Classico!...Io a rispiegare l'accaduto...
- Andrò a vedere in Paese - mi fa- so che l'autobus deve arrivare adesso. Mi chiami fra 15 minuti.
-D'accordo.

Bisognerebbe conoscere il nome dell'autista. Giovanni: prova a chiamare la pensione della... Forse loro li conoscono per nome...Cerco sull'elenco. Li chiamo. Spiego il fatto e mi forniscono due nomi. Riprendo l'elenco, per individuare i numeri, chiamo.
-E' l'autista dell'Acap?
-No deve fare quest'altro numero.
-Grazie.
Richiamo.
-No non ero io oggi di turno dovrebbe esserci stato...
-Grazie.
Cerco sull'elenco.
-Pronto?
-Si e' l'autista della corsa odierna da Piacenza a Vernasca?
-Si sono appena arrivato...
Gli spiego che avevo lasciato su di un sedile un computer portatile.
-Senta vado a vedere subito. Mi richiami fra 10 minuti, vado al deposito e mi richiami.
Risento i carabinieri. Il maresciallo non è ancora arrivato è andato in paese e aspetta che arrivi l'autobus.
-Richiami fra 10 minuti.
Ma come ho appena parlato con l'autista che è già a casa a tavola e lui è in attesa che arrivi l'autobus? Non dico nulla... Aspetto nell'ufficio del direttore con Giovanni che era davanti la scrivania e mi guardava in modo interrogativo per avere notizie. Ero sicuro che l'avrebbe trovato. Eravamo in pochi sul mezzo 7/8 persone al massimo. Telefono all'autista. Mi risponde una voce femminile, no non è ancora tornato. Riprovi fra un po'. Telefono ai Carabinieri.
-Il maresciallo è ancora in Piazza che aspetta l'autobus.
-Guardi che io ho appena parlato con l'autista dell'ultima corsa che è a casa. Sono riuscito ad avere il numero.
-Ah!
-La richiamiamo appena abbiamo notizie.
Cosa dici Giovanni sarà arrivato l'autista? Telefona dai. Richiamo l'autista. Risponde lui.
-No mi dispiace non ho trovato nulla. Ho cercato dappertutto ma niente.
Sprofondo in una desolazione incredibile. L'autista cerca di ripercorre il tragitto. Lei è sceso a Roveleto, guardi non è salito nessuno, sono scese le solite persone che conosco. Poi tre persone dalla porta dietro alla fermata della stazione di Fiorenzuola e l'ultimo a Vernasca. Una persona che ha avuto precedenti con la giustizia.

Anche lui è sceso dietro. Mi dice il nome. Chiamo i Carabinieri.
-Ho parlato con l'autista. Non voglio assolutamente incolpare uno che probabilmente non c'entra nulla, ma forse ha visto quanto è accaduto. Gli dico il nome.
-Si lo conosciamo. Avverto il Maresciallo e ci richiami.
Non volevo credere che mi avessero rubato il computer. Avrei perso 10 anni di vita. Ciò che avevo scritto, prodotto, articoli, progetti, libri. Era tutto lì in quel pezzo di plastica, fili e silicio. Non ne avevo una copia. Non avrei mai più potuto scrivere quello che avevo perso. Sgomento!... Mi riprendo e chiamo di nuovo l'autista.
-Senta per favore potrebbe farmi veder l'autobus, non vorrei non l'avesse visto.
-Non ci sono problemi. Venga a Lugagnano il paese prima di Vernasca davanti a una esposizione di mobili. Fra 20 minuti sono lì.
Giovanni davanti a me mi faceva cenno che mi avrebbe accompagnato e che sapeva dove si trovava. Partiamo. Durante il tragitto continuavo a ripetere la mia disperazione e confidavo a Giovanni che proprio la mattina mi avevano detto che avrebbero fatto leggere il mio libro ad una casa editrice. Percorriamo la strada che si arrampica per la montagna piacentina. La compagnia e il viaggio mi distraggono. Arriviamo all'entrata di Lugagnano e in lontananza vediamo un'auto con le frecce lampeggianti. Ci fermiamo a fianco. Lo riconosco è proprio l'autista che avevo salutato prima di scendere. Andiamo insieme al deposito. Scendiamo e entriamo. Ci indica il mezzo. Salgo e vado verso i posti dove ero seduto. Niente. Nutrivo ancora una speranza. Scendo e l'autista mi ripete ciò che è avvenuto dopo che io ero sceso a Roveleto. Giovanni e io ripartiamo. Arriviamo all' hotel. Telefono ai Carabinieri che durante l'assenza mi avevano cercato. Uno di loro:
-Guardi non aveva niente con lui e non mi ha saputo dire nulla.
-Grazie.
Vado al banco bar dell'hotel. Dopo aver ordinato una birra spiego il fatto all'amico austriaco che continuava nella serie di bevute serali. Lui comprende il mio stato d'animo. Vado a dormire. La mattina mi alzo alle 6, faccio colazione e inizio a pensare cosa fare. Vado alla fermata dell'autobus 6,30 che da Fiorenzuola va a Piacenza e avverto l'autista dell'accaduto chiedendogli di dirlo anche ai suoi colleghi. E lui:
-Un computer portatile, sarà difficile che lo trovi.
Alcuni passeggeri cercavano di capire ciò che stavo dicendo all'autista. Scendo dall'autobus, ritorno in albergo e aspetto l'orario della prossima corsa per dare l'informazione anche all'altro conducente. Il computer era vecchio, inoltre non funzionava con le pile ma solo con un trasformatore che doveva avere prese di innesto di vecchia produzione. Temevo che chi lo avesse preso non potendolo utilizzare lo avrebbe buttato via. Dovevo cercare di raggiungerlo con una comunicazione personale, dovevo fargli sapere che se mi avesse restituito il computer avrebbe ottenuto un compenso superiore a quello che avrebbe avuto cercando di venderlo. Telefono all'Acap, la società di trasporti pubblici locale e spiego loro l'accaduto. Avrebbero cercato di dirlo agli autisti, ma non mi era possibile apporre alcun cartello. Scendo dalla camera riprendo l'auto e vado subito alla stazione di Fiorenzuola, chiedo all'impiegata allo sportello di poter apporre un cartello. Lei mi fornisce pennarello e carta. Lo scrivo a mano in stampatello all'istante con un lampostil rosso:
"se avete trovato un computer portatile tel allo 0523 500427 (hotel le Ruote). Compenso per la consegna. Il computer non ha valore commerciale".

Spiego all'impiegata e a una inserviente ciò che mi era successo. Erano sinceramente dispiaciute e cercavano di sapere qualcosa di più. Attacco il cartello con lo scoch sotto all'orario dei treni in partenza. Vado in centro e mi faccio indicare il comune, volevo informare l'ufficio oggetti smarriti. Sto bene quando mi muovo in un luogo dove nessuno mi conosce. Entro all'URP, sigla orrenda che sta ad indicare ufficio relazioni col pubblico. Sono accolto da persone gentilissime. Mi forniscono tutti i dati e mi dicono che informeranno loro gli uffici unitamente a far circolare la voce. Una di loro mi sollecita anche sessualmente... la parlata delicata, il seno libero sotto ad un maglione di cotone a maglia grossa, la movenza cordiale... Il furto del computer però era come il ghiaccio sui coglioni. Dopo una serie di scambi di idee, mi viene suggerito di fare un giro per i negozi che vendono prodotti informatici.
-Non si sa mai se qualcuno tentasse di venderlo!
-Certo ma come glielo vado a dire?
Esco dall'ufficio e mi faccio tutti i negozi, ricercando una frase non offensiva... praticamente gli stavo dando dei ricettatori. Ritrovo nel paese l'autista dell'Autobus della sera prima con sua figlia immagino. Lo saluto, e lui
-Ha avuto notizie?
-No grazie, sto cercando di diffondere la voce, speriamo.
Il mio computer era diventato famoso... nel piacentino...

Salgo in auto e vado alla Polfer a Piacenza. Faccio la denuncia. Torno alle Ruote. Salgo in camera. E se distribuissi dei foglietti? Scendo e scrivo a computer nell'ufficio del direttore un annuncio che replico per tre volte sul foglio A4 e ne faccio 40 copie... Ritaglio gli annunci che divengono 120. Ne distribuisco subito alcuni in albergo. Chiedo ad Alessandro, un albanese che lavora nel complesso, se sa dove si incontrano gli extracomunitari a Fiorenzuola e gli consegno alcuni annunci da distribuire in giro ai suoi amici albanesi. Al pomeriggio ritorno alla stazione e appongo gli annunci in diversi punti, nel box foto, nella cabina telefonica, sui pali delle fermate delle corse dei mezzi pubblici, sulle scale che portano ai diversi binari. Su un autobus che era in attesa di andare a Piacenza metto sui sedili il mio messaggio, parlo col conducente che stando a Vernasca avrebbe cercato di avere informazioni dalla persona che quella sera era sulla corsa. Salgo in auto e vado a Piacenza. Distribuisco i foglietti nei bar antistanti la stazione. Trovo degli extracomunitari, li avvicino e glielo consegno spiegando l'annuncio. Attendo sull'auto nel piazzale della stazione l'arrivo dell'autobus, lo stesso che avevo preso la sera prima, distribuisco i miei volantini. Ritorno all'auto e da lontano seguo il mezzo. Volevo vedere chi scendeva alle fermate. Ad una scendono numerosi albanesi. Vedo che attraversano la strada e prendono un controviale parallelo. Tutti con le loro borsine di plastica, in gruppo si dirigevano verso l'entrata di una fabbrica. Con l'auto imbocco il controviale e vado loro incontro. Fermo la macchina. Scendo e li fermo salutandoli.
-Scusate, ma ieri sera ho lasciato un piccolo computer sull'autobus, se qualcuno di voi l'avesse visto e me lo consegna, c'è una compensa. E' un vecchio computer mal funzionante. Non ha valore. Però contiene molte cose che ho scritto in questi anni. Vi lascio il numero dell' hotel nel caso mi voleste chiamare.
-Va bene sentiremo.
-Vi ringrazio.
Mi guardavano, vedevo solo i loro occhi, dentro a tante macchie scure, sospesi nel vuoto, senza corpo. Li salutai, salii in auto e ritornai in albergo. Alla sera a tavola chiesi a Giovanni se mi poteva portare a Vernasca. Avrei voluto parlare con l'ultima persona che era scesa e di cui avevo avuto nome e cognome. Andammo. Percorrendo la strada che portava sull'Appennino, guardavo i luoghi e respiravo gli odori delle colline. Mi ricordavano quelli di casa mia, di quando andavo per i campi e percorrevo un percorso tra coltivazioni di frumento, frutteti, vigne. Erano circa 8/9 kilometri a piedi in cui mi ritrovavo, luoghi che mi sembrava custodissero i sapori della mia famiglia. Mi fermavo a volte in un frutteto di amarene e seduto su una panca contemplavo la luce, gli infiniti... i tramonti e assaporavo il gusto della solitudine. Sono decisamente un animale solitario. 

La strada inizia a salire e i luoghi divengono sempre meno contaminati, è la natura che prevale, che ti ospita. Arriviamo a Vernasca. Ci fermiamo in una pensione per chiedere informazioni.
Entro e attraverso una stanza dove il più giovane aveva la dentiera. Questi anziani erano disposti come se fossero in una balera. L'atteggiamento di quei luoghi deve averli accompagnati per la vita. Erano tutti allegri. Mi dava l'idea che fossero tutti in cattura, alla loro età spensierati e desiderosi solo di fare la corte o di riceverla. I gesti, gli sguardi, le battute, c'era un'aria di compiacimento dello stare insieme. Persone che probabilmente si conoscevano da anni... sapevan tutto do loro... e se la raccontavano...
Dietro ad un bancone da bar c'era probabilmente il figlio del proprietario, un ragazzino in canottiera, che in mezzo a tutti quegli anziani in salute sembrava ancor più giovane.
-Buona sera. Mi scusi, saprebbe indicarmi dove abita...
-...Chiedo a mio padre
Arriva dopo qualche minuto
Mi dà le indicazioni e lo saluto. Nel frattempo l'ingresso si era liberato dai vecchietti. Girando lo sguardo vidi in una porta aperta alla fine di un corridoio da cui veniva un vociare allegro. Uscii, salii in macchina e diedi a Giovanni le indicazioni. Arrivati nei pressi indicati richiedo.
-Lì in quel piazzale, c'è una porta di metallo e vetri.
Vado da solo. Giovanni rimane in auto. Suono. Arriva uno alto biondo, una faccia scolpita, gli occhi azzurri velati.
-Buonasera.
Lui mi fa un cenno con lo sguardo incuriosito... io non sapevo come dirglielo...
-Io ieri sera tornando da Piacenza in autobus ho lasciato sul sedile un piccolo computer portatile. So che c'era anche lei, per caso non ha visto se qualcuno lo ha preso. Avevo tutti i miei scritti...
-No non ho visto niente. L' ho già detto anche ai Carabinieri. Poi sono sceso in piazza ieri sera.
Arriva al suo fianco anche la madre. Io mi sentivo in imbarazzo.
-Volevo solo chiederle se aveva visto qualcosa. Ci tenevo a quel computer. Non ha valore commerciale.
-Io non ho visto niente e non so niente
-Se per caso le venisse in mente qualcosa, io sono all' hotel Le ruote. Mi chiami c'è un compenso per chi mi restituisce il computer.
-Le ripeto che non so nulla. Buona sera.
-Buonasera e mi scusi.

Non si può andare a casa della gente in quel modo. Ma cosa dovevo fare? Ritorno da Giovanni che mi aspettava in macchina.
-Allora?
-Niente. Era molto seccato quello. Non lo trovo più!
Scendiamo dalle montagne piacentine. Arriviamo a... e Giovanni mi mostra un edificio che era una scuola e che lui ha proposto al sindaco di trasformare in un hotel con annesse le terme. E' un edificio stupendo stile liberty. Giriamo intorno, la serata è fresca, quasi come carica d'oppio ed è piacevole dimenticare.

Tutto quel che potevo fare l'avevo fatto. Non mi restava che aspettare. Passava il primo, il secondo giorno. In albergo il fatto era di dominio pubblico e mi chiedevano se avessi avuto notizie...
-Ancora niente. Grazie- era la mia risposta.
Nella perdita si provano sensazioni di leggerezza, si cammina più leggeri, disperati ma pronti a ricevere, a dare, uno stato d'animo più puro.
Arriva venerdì, niente. Cercavo di ricordare tutto quello che avevo là dentro a un pezzo di plastica, chissà dove riposto o buttato in qualche raccoglitore di immondizia perché non funzionante. Cercavo di immaginare. Cerco un aiuto divino che mi aiuti. Cerco il mio angelo che da tempo non mi accompagna più l'ho dimenticato, lui forse ha rinunciato. Mi addormento. Sabato qualcuno mi cerca al telefono... La centralinista
-Rocco una voce straniera cerca di lei...
-Passamelo
-Pronto? E' lei quel signore che ha perso il computer?
-Si, ma chi parla?
-Ce l' ho io, il suo computer.
-Quando è possibile incontrarla?
-Lunedì va bene?
-Si certo. A che ora?
-Alle 18. In piazza...
-No facciamo qui in albergo?
-Si va bene, a lunedì.
Il mio angelo era tornato.
(Piacenza, agosto-settembre 2000)

Luigi Boschi

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