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La vita sta cambiando pelle

SOLO CON TE

Premio Silone 2005/2006: opera segnalata sezione narrativa inedita. 

Caldo in pianura, con l'auto ero salito per le strade dell'Appennino…da sempre mi seduce, ha fascino…Quell’odore di muschio, quei profumi…bei ricordi…Vado spesso per fiumi in estate. Conosco luoghi quasi incontaminati…dopo Bedonia, verso Piane di Carniglia, Santa Maria del Taro. C’è un torrente, verso Tiedoli, in leggero pendio, che scorre tra le rocce della montagna. Una piccola cascatella precede una polla d’acqua dove puoi immergerti… Guardi nell'acqua: c'è pieno di girini. Rimani. Ti godi l'aria, l’ossigeno del bosco, l’acqua corrente fredda… la sua musica mentre scorre tra i sassi… Ti muovi nudo tra le pietre. Scopri che sei solo e speri che nessuno ti rubi la tua solitudine…quel paradiso! Il paradiso è certamente un luogo non occupato, ma abitato…forse. Se fosse occupato non sarebbe un paradiso. La cultura del pieno, non saper più apprezzare il vuoto…mette l’ansia! L’abilità dell’uomo..! Ridursi in un abbrutimento senza senso. Un fare, uno strafare maledetto che distrugge ambienti, annienta menti. Tutto ridotto a consumo senza valore, tutto strumento. Forme di vita che si utilizzano in un reciproco distruggimento.

In un borgo antico dell'alta Val Taro abita Silvia. E’ domenica, vado prima in piazza a Borgotaro… Eccoli, la banda dei Pesos...uno spirito goliardico in montagna. Incontro Roberto. Poi arriva Valerio, con un cesto di porcini appena colti. Mi porge un sacchetto…
-E’ per te!
-Quando li hai presi?
-Questa mattina. Affettali sottili, crudi, con olio, pepe e limone. Mangiali con Silvia. Dov’è? E’ ancora a letto?
-Sì.
Dopo qualche battuta sulla nomina del Presidente, li saluto e mi incammino verso l’auto… Vi sono figure in montagna con facce strane, che non dimentichi… Lungo la strada incontro il capitano…mi saluta, io lo affianco e lo accompagno.
-Invece dei fichi ci vuole una prugna! Diceva ridendo l’arzillo ottantenne, senza denti, riproponendo il proprio desiderio sessuale, passando vicino a una donna che si intratteneva in chiacchiere con una sua amica. Quelle ammiccano e il capitano è felice, desideroso forse di compagnia diversa dalla moglie. Si siede con quelle donne sulla panca sotto a un pergolato di vite che copriva un ampio spiazzo in ciottolato; un tavolo grande in pietra fungeva da raccordo e piano di racconto. Il capitano se la ride. Si mette a raccontare di quando, nel suo ristorante a Londra, andavano personaggi famosi...
-La Lollo appoggiava il suo seno di pelle e perle…sul tavolo…io, non capivo più nulla! Cooper il pugile voleva solo bistecche scozzesi…
Il capitano biascicava le parole e muoveva la bocca in modo strano come se cercasse con la lingua e le labbra i denti, che non aveva più.
-L’ultimo dente me l’hanno tolto da poco…lo volevo tenere come bandiera!
Dopo un bicchiere si incammina verso casa. L’accompagno in auto insieme a Alice una delle donne con cui si era fermato: mai togliere al capitano il piacere della compagnia femminile, smetterebbe di parlare. Raccontava, strada facendo, delle cose che aveva visto nascere, costruire in quei posti e che ora lo vedevano vecchio. La strada ci porta a una piana. Una casa contadina attorniata da alberi da frutto.
-In quell’albero di melo secco -ci indicava il capitano- si è formato un nido di santoni. Sono pericolosi! Chiamate qualcuno perché venga a togliere il nido...
Alice conosceva bene quei posti.
-Ci penso io gli disse; ma lei capitano adesso dove va?
-Vado da mia moglie... Vede, per andare d'accordo, bisogna raccontare un po’di storie; oggi pomeriggio devo andare in giro... ci sono signore sole qui in montagna…
E ci lascia ridacchiando…Il capitano ci teneva alla sua fama di uomo di mondo.
Si era fatto tardi. Dopo aver accompagnato Alice, torno a casa, mangiando alcune mele colte nel frutteto. Il sole, tra le nuvole, nascondeva l'ora. Erano quasi le due.
-Ti preparo quel riso ai mirtilli promesso? Mi raggiungeva Silvia...che interrompeva la sua lettura “Il nuotatore” di Cheever.
-Sì, splendido, finalmente riuscirò ad assaggiarlo!
Qualche giorno prima avevamo comprato un riso particolare in una bancarella a Bedonia.
-E' il riso migliore che lei possa acquistare -diceva il venditore- lo coltivo io... è il Carnaroli e non è sbiancato come invece fanno tutte le industrie per ricavarne la farina. Questo riso ha tutto il suo sapore, la sbiancatura lo rovina.
Il riso, in pentola, veniva tostato nell’indoratura di cipolla. L’acqua, fatta bollire a parte, con piccoli dadi di mela e uvetta, veniva versata gradualmente nel riso che l’assorbiva lentamente; una spruzzata di vino bianco. Ora il riso era pronto per i mirtilli e qualche fragolina. Si mescolava alla fine con olio ligure, un po’di noce moscata, un pizzico di peperoncino e pepe nero macinato.
-Un ultimo tocco di vino- suggerivo.
 
Ci sfioravamo tra i fornelli e il banco della cucina. Annusavo, quel profumo appoggiandomi a lei, alle sue forme…il riso coi mirtilli si stava facendo blu, mentre in un altro tegame ne veniva preparato uno allo zafferano. Poi il riso giallo e blu veniva versato in un grande piatto bianco con decorazioni blu.
Mangiamo all'aperto all'ombra della casa, in pietra, di fronte all'orto. Io e lei…una gatta ci raggiungeva miagolando e si strusciava, smorfiosa, contro i piedi del tavolo. Il sole andava e veniva tra le nuvole, come la malvasia fresca nei calici. Nello spaccare il riso col cucchiaio il blu diveniva viola. E’ un pomeriggio di piacere. Io ne prendo per quattro volte...come era buono quel riso! Il piatto di portata alla fine diviene Pollock. Due ciotole ripiene di uva bianca e mirtilli, bagnati con limone, gin e fruttosio. Un piatto di biscotti al forno. La Malvasia finiva con l'ultima cucchiaiata. Mi sdraio all’ombra di una quercia…e mi lascio gustare da un leggero venticello. Suona il telefono…
-Venga su da noi a Vairo, l’aspettiamo una domenica a pranzo. Dobbiamo parlarle!
Era Mario, un uomo di montagna, un amico della montagna, una persona sensibile. Conosceva le erbe, conosceva i luoghi, amava il suo paese. Orgoglioso di quella sua Valle dei Cavalieri, condannava chi la deturpava. Si amareggiava, avrebbe voluto risolver sempre tutto a tavola, tra amici, con una bicchierata. La sua casa era un porto, un luogo dove dovevi andare se passavi da Vairo. Era un uomo ricco di storie, di racconti, di battute, di vita vissuta. Il sorriso cordiale, aperto. La sua ospitalità!! Quante volte ho trascorso con lui piacevoli serate. Quante volte seduto con lui a tavola…con altri suoi amici, la stufa a legno accesa… proponeva con orgoglio i suoi liquori di erbe, i suoi prodotti che custodiva nella sua cantina… lui teneva banco anche se non parlava. Con la sua cadenza di montagna si metteva a raccontare del suo paese, dei disastri che si praticavano, dei torti che subivano chi come lui amava i luoghi nella loro singolare semplicità. Sapeva ascoltare! Lui, anziano, aveva condotto con energia una grande battaglia contro chi inquinava impunemente il paese. Le sue maniere erano però sempre gentili, il suo viso sembrava quello di un saggio indiano delle Americhe, quelli che han difeso il loro territorio dall’invasione…e a suo modo Mario lo ha sempre difeso! Aveva il carattere indomito della montagna. La moglie, lo seguiva sempre, attenta, lo accudiva e lo proteggeva in prezioso silenzio; con la sua cucina alimentava i nostri discorsi e l’armonia di quei piacevoli incontri. Piccole, grandi cose che non si dimenticano e che solo animi gentili coltivano nell’orto dei semplici: come lui era…Erano lacrime aspre quelle di Mario quando parlava della sua montagna. E ne aveva le ragioni. Il patrimonio ambientale del nostro Appennino non può essere abbandonato nelle mani di chi ne ha distrutto la storia e i saperi…di chi ha consentito si praticasse consapevolmente un inquinamento diffuso dei luoghi. La montagna, un luogo da riempire di rifiuti... tanto è disabitata! A Vairo, un paese storico della Valle dei Cavalieri, una tampa di liquame e un allevamento di maiali, per anni, hanno insidiato il paese. A Tiedoli in un paesaggio splendido, su una sorgiva, a fianco di una frana, a mezzacosta di una montagna, in una delle zone più piovose d’Italia, cosa è stato costruito? Una discarica che domina Magrano e Ostia parmense! L’acqua sotto la discarica deve essere continuamente pompata fuori per non farla franare… e così sempre, anche quando non sarà più attiva, perché una discarica deve essere sempre manutenuta… e l’anno del diluvio si è temuto per il suo cedimento…la discarica sarebbe arrivata a Parma via Taro. A Corniglio su una frana storica, sono state rilasciate licenze per insediamenti produttivi e residenziali. Così scriveva Don Giacomo Ripa a margine del registro dei Battesimi "...il 12 Novembre del 1612 un grandioso scoscendimento si iniziò sotto la vetta del monte e nei giorni successivi, fino al 18, travolse le case di Linari e vaste aree di terreni colti, provocando la formazione di un lago..." Non solo la storia, ma la cartografia geologica e idrogeologica è palese, ma si preferisce… tenerle chiuse nei cassetti. Saperi sepolti!. La creatività di un amministratore è sconfinata! Cosa fanno, cosa sono disposti a fare per incrementare…un possibile disastro. Ignoranza, malafede, emergenza, demagogia e populismo…interesse privato regnano sui disastri. I saperi si tengono a tacere e i politici si affannano a provocare faziosità tra la gente in funzione del voto da portare come i cani da riporto al partito. Non vi sono mai responsabilità dirette! Non ho mai visto una amministrazione che paghi per i danni causati. E sto parlando del non saper fare, negligenza colposa, non della corruzione o connivenza! Scopri che a 500 metri in linea d’aria da un paese in montagna, passa un gasdotto e gli abitanti di quel luogo si riscaldano col gas liquido. Provate ad osservare come sono stati realizzati e come vengono mantenuti gli scarichi delle acque, i fossati stradali, il sistema di drenaggio. Una zona, l’Appennino parmense, tra i più piovosi dopo il Friuli. Perché sovrastimare le portate d’acqua delle canalizzazioni durante le costruzioni stradali? No! Le strade si fanno in economia, devono costar poco, le frequentiamo tutti!
Si vedono resti di case abbandonate, costruzioni in sasso di plastico intonacate, o viceversa case con intonaco antico spellate, e stuccate a sasso faccia a vista. Tetti in piane sostituiti con coperture moderne o finto antico. Edifici storici abbattuti; a Borgotaro un convento del ‘400 demolito per un nuovo contenitore burocratico; case dei maestri comacini lasciate all'incuria, un teatro del ‘700 abbattuto per l'attuale scempio di un cinema moderno; rasa al suolo una chiesa del 1000, probabilmente di origine longobarda, per…un parcheggio! Strade che si inseriscono brutalmente avendo cura degli interessi individuali anziché di quelli ambientali; ponti ad angolo retto, case storiche divenute pericolanti per le pratiche, forse esplosive, durante le perforazioni di gallerie; cementificazioni di colline e sponde di fiumi. Per non parlare delle concessioni estrattive nei fiumi, delle discariche abusive, delle finzioni della raccolta differenziata dall’utente e ricompattata dal raccoglitore…Ci vorrebbe un album di questi amici dell’uomo e dell’ambiente, di questi amministratori, di questi Enti, di questi responsabili…Un raccoglitore fotografico delle opere scempio compiute e dei loro mandanti. Un album dei maledetti, di chi ha posto la firma, di chi ha progettato, di chi ha tratto solo profitto. Devono rimanere, questi signori, memoria del nostro "Olocausto" ambientale e di degrado etico.
Ma la montagna è lì e prima o poi si vendica del male subito. Lei non teme, ha grandi capacità di sopportazione, poi si ribella, si muove, mette in atto le sue armi naturali in modo indiscriminato…e son sempre i più deboli, però, gli ultimi, a pagarne le conseguenze più amare.
La montagna è silenzio, è musica, è aria-vento, è sapori, gesti lenti, lunghi, umori mutevoli. La montagna non vuole essere sfruttata, odia la prostituzione e il servilismo; è consapevole della sua forza naturale. E’ un’amante che si dona orgogliosa della sua bellezza… E sa farsi giustizia. Per fortuna il degrado non è totale. Quando ci si addentra in aree che mantengono la loro storia, il loro verde, con piante secolari che governano la quiete, lì a volte si sente l'emozione di vivere, una vita ricca del niente. Ricca senza corpo, dove la dimensione materiale si esalta a pensiero puro, a emozioni. Lì per alcuni istanti c'è la dimensione dell'io eterno. Ti giri, cambi visuale, il disastro. Vedi lo scempio.
E viene sera. Eravamo andati da una amica vicina di casa… a Ostia, proprio sulla strada per Tiedoli. Abbiamo cenato sul terrazzo tra fiori…I tortelli alla menta conditi con pomodorini pachino rinfrescavano la calda sera solare. Un’insalata di erbe colte al momento, con mela affettata sottile, noci, uvetta, condita con olio extravergine toscano e aceto balsamico, fette di pane caldo tostato…Lambrusco e Malvasia ritmavano la serata. Le ciliegie con le albicocche e i lamponi lavavano la bocca e preparavano il palato per una ciambella fresca di forno ancora calda. Parliamo…poi ci stacchiamo da tavola e andiamo a camminare…i calanchi ci sovrastano, lungo il ponte senti la voce del Taro che ritma l’ambiente. Arriviamo al bar di Brunetto, con alcuni amici ci beviamo un passito. Torniamo a casa. Avevamo ricavato il letto nel sottotetto. Una piccola finestra, sul mio lato, lasciata da me aperta, mi faceva respirare i profumi notturni, sentire i suoni del vento, respirare sul viso i cambi d’aria della notte ….sentire di primo mattino il canto delle rondini…il picchio invece batteva nell’abbaino…
Abitare le valli, non è vivere la città, abitare la campagna, non è convivere nella metropoli. Abitare non è transitare. Vivere l’ambiente non è guardarlo in cartolina. L’ambiente è una realtà viva, fragile, complessa. La società dello spettacolo riduce la natura a quinte scenografiche; quella del mercato a merce di scambio, di consumo. E’ così che si perde la sensibilità, il senso e predomina la banalizzazione. Si producono drammi ambientali irreversibili, si creano urbanizzazioni invasive che aggravano la situazione della natura e dei paesi, delle città. Prevale il rumore sul silenzio, si diviene sordi, incapaci di “sentire”, si perde la coscienza etica. L’ascolto richiede il silenzio: l’ascolto è il principio dinamico del dialogo. Assistiamo complici allo stupro della natura, anzi viene legittimato, allo spreco delle risorse naturali, all’abbandono dei beni culturali del nostro patrimonio storico…è la rottura delle relazioni. La società dello spettacolo che si rivela nella verità menzogna, nella crescita della violenza, dell’ingiustizia.
Lunedì. Preferisco restare, la città può aspettare. Mi metto a scrivere col computer sul terrazzo tra una spremuta, tè verde, pane nero e marmellata di arancia amara. Il sole di lato e il Molinatico di fronte. Il profumo di biscotti che cuocevano in forno mi addolciva la mente. Scrivo un pezzo sul digitale: “Il digitale è il nuovo linguaggio che denomina un’epoca, così come lo fu il motore, la meccanica per quella industriale. C’è una nuova direttrice: da una società dell’hardware a quella del software; dalla società meccanica a quella digitale; da una società lineare a quella neuronale; da una società della prepotenza a quella della potenza; da una società di massa a quella di individui; dall’economia industriale a quella delle conoscenze; da una società del profitto a quella della responsabilità sociale; da una società quantitativa a quella qualitativa; da una società della moneta a quella dei valori; da una società delle regole a quella delle etiche; da una società della finzione a quella dell’autenticità; da una società della rappresentazione democratica a quella dell’autodeterminazione democratica; dal liberismo al solidale; dalla emarginazione alla tolleranza; da una società del rito a quella dell’alta riflessività…Col digitale si torna a casa. L’uomo libero è leggero, collegato con interfacce tecnologiche a saperi connessi e diffusi, non porta con sé né collezioni, né raccoglitori da mercante in fiera. Il digitale è il codice di intesa con la mente, l’azione non è più dipendente da un dovere, ma da un desiderio. La libertà creativa si sprigiona nella intelligenza connettiva, si toglie le catene del lavoro ripetitivo e sbanca il potere gestito dai coltivatori di cosce bollite e dai ladri di vita. Il multi-verso si impone sull’uni-verso, il riconoscimento della dignità sul governo della mediocrità.
-Tombola!!
Mi salutava Silvia, sorridendo, aprendo gli scuri, socchiusi, della porta che dava sul terrazzo.
-Andiamo a Carniglia a fare il bagno nel pomeriggio?

Luigi Boschi

Parma, 15 febbraio 2006

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