Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

RICOMINCIO DA ME

La vita è come una vagina: a volte si apre a volte si chiude. Come un fiore... Dipende... D'altra parte non è la donna che immette alla vita? Che decide se far vivere oppure no?
Quanta femminilità ha perso questo mondo!... soppiantata da un insignificante uoma: un atteggiamento, un compromesso, una natura altra. E' venuta a mancare una parte dell'umanità, quella della vita appunto... Anche la femminilità insita nell'uomo sembra scemata. E' la perdita del tratto gentile... del garbo.
La donna con grandi difficoltà e pene ha ottenuto il riconoscimento di quei diritti ingiustamente, per anni, negati e sottratti... le violenze ancora presenti in certi Paesi sono uno squarcio disumano nel ventre dei popoli. E la memoria di ciò che era anche qui da noi può solo destare oggi incredulità: la donna, sempre presente, spesso determinante nelle vicende dell'uomo, una dimensione a volte ancora non valorizzata, nella storia soffocata e maltrattata... poi dopo le faticose conquiste di liberazione, si è persa nella emancipazione e uguaglianza... e ora la società sembra aver dimenticato, smarrito la natura femminile, il valore della diversità e ci si rende conto oggi, forse, di cosa sia stata la perdita di quella cultura.
Emily Dickinson:
Il suo Cuore era più buio di una notte senza stelle
Per quella c'è un mattino
Ma in questo nero Ricettacolo
Non può esserci Promessa d'Aurora

Con Cesare, un mio amico psichiatra, conosciuto dieci anni fa, faceva parte del gruppo di Mario Tommasini, quando nel '98 si candidò a Sindaco della città, a volte, la domenica, ci allunghiamo sui monti. Vado a ritrovare un po' di amici sparsi nelle valli. Sono sempre lunghi discorsi... non solo vaghiamo senza meta, ma dirottiamo tra silenzi, battute, racconti. Cesare ha una mente enciclopedica, amante del particolare, spesso perdo il filo del suo peregrinare verbale... lascio però che scorra, poi lo riprendo... Intanto scatto foto... più che scrivere in questo periodo amo fotografare. Nella foto c'è già tutto: il racconto, il video... E' la scrittura dell'istante. Mi diverte rubare l'immagine delle persone, per coglierne l'anima, non per la smorfia buffa... ma se nella smorfia c'è l'anima è un incanto. E' difficile toglier loro la maschera... E' quasi una sfida. Non le mollo, continuo a scattare finché gli rubo l'anima... La maschera prima o poi cede e lì riesci a cogliere il respiro del viso, la luce degli occhi, il movimento delle labbra e per pochissimo tempo il pensiero prende forma... si stampa sulla faccia... click! Colto! 

Insomma ricomincio ad uscire, a rivedere le facce, la natura... L'Appennino, la neve, una stufa a legna... un'aria nuova. Luoghi oltre il mio amato nido sui tetti di Parma... Ogni persona ha bisogno di aria fresca, di ricambio di ossigeno per ritrovare energia e il suo sorriso.
Un incubo, da solo, senza alcun abbraccio ho trascorso questi mesi, sei, quasi fermo, senza caricare sulle gambe, a letto, seduto o stampellato. Dal solstizio d'estate a quello invernale... bel giro di luce!
Come dimenticato... Un assolo di cui avrei voluto far a meno, ma che ho capito che significa... essere, di fatto, da invalidi, abbandonati. Lo ho provato sulla mia pelle, pur in condizioni comunque non gravi, ma quel tanto che basta per comprendere, sentire la dimenticanza affettiva. Cosa si prova? Amarezza, sconforto, delusione... fallimento della vita. Un'altra dimensione che dovevo provare, un nuovo arricchimento, donato da chi mi voleva forse fare un danno... anche senza volontà... ma è così che si campa... male! La sofferenza, si sa, ma si dimentica, rende sensibili più della buona sorte.

Mi è mancato l'abbraccio. Un anticipo di cosa può essere la vecchiaia... quando le energie dell'irrequietezza ti abbandonano, quando la forza di sopravvivere è sopraffatta dal desiderio di uscire di scena, quando sai che il tuo pensiero non regge più i tempi, quando ti senti inutile, un peso per gli altri... quando gli acciacchi sostituiscono il benessere con il malessere, quando la sessualità viene meno... quando gli affetti e le visite di circostanza ti umiliano e diventano frettolosi saluti.
Cosa può sentire un vecchio nella sua saggezza... noi lo dimentichiamo! Le sue lacrime celate e trattenute per la vita che viene meno: la morte è un cardine sempre più vicino e non sa se allontare o abbracciare. Al vecchio rimane il suo mondo fatto di ricordi: gli errori, gli entusiasmi, gli amori... e una rinnovata anima innocente che si rigenera nella fragilità del sogno. Capire, comprendere i sogni dei vecchi... le loro forzate solitudini... Ma forse non vogliamo immaginare cosa sognano i vecchi. 

Quasi come uscito da un girone infernale, dovevo rimanere fermo, ogni mossa era uno sbaglio... e tutto doveva a fatica essere rimandato... E più rimandi e più cresce l'angoscia, l'ansia, sai forse che non riesci nemmeno a procrastinare... sarebbe il crollo... incapace a far fronte. Delle delusioni è piena la vita. Ma si vive per gli spiragli di sole, capovolgono la visione, quella quotidianità artistica di ognuno che cancella ogni triste passato. E' nella luce anche della notte che si apre il mondo... La serenità è uno stato che fa bene all'umanità, e invece che si fa? Si opera, vi è la tendenza, sembra, a rendere tristi, carichi di rifiuti, anche di sé, da trasportare alla discarica. Un viatico puzzolente che droga la vita e rende tutti miserabili. "Burokratia", "Profitto ad ogni costo", "Potere" i cancri che fagogitano la vita divenuta un fare inerte senza anima. Un proliferare di regole, dimentichi dell'etica, del piacere virtuoso... e la società annega nell'ipocrisia.

Così difficile rendersi responsabili del benessere dell'altro... "bene comune" una bestemmia, ma sembra non ci sia storia: è la rincorsa a distruggere, annientare vite anziché liberarle. Possibile che questo paranoico efficientismo economico, che depreda la vita, non sappia percepire l'altra dimensione del vivere?... fatta di lentezza, di diseconomia, di sentimenti, di semplicità, l'opera dell'essere. E quando ritrovi persone in sintonia con questa danza, beh, la vita cambia, la riscopri, è il piacere di un dialogo senza fine, un ritmo armonico. Le diversità che si incontrano, si capiscono e si aiutano: questa è solidarietà. Da qui costruisci la vita. Adriano, un poeta di Ivrea, un amico incontrato attraverso internet, si spende per far incontrare culture, persone... artisti: a questa sua pragmatica follia va il mio elogio.
Ma sembra che questa società abbia perso il "cogito" morale: non vi è più l'ombra della coscienza, né l'occhio del rimorso. Un egoismo che lede gli interessi di tutta la comunità per l'ingrasso di pochi e la desertificazione delle ricchezze naturali. Senza conoscenze, né solidarietà il mondo diventa un immenso cimitero abitato da cadaveri in putrefazione, vampiri e zombi.
Nei tristi momenti della vita, come i funerali, spesso rivedi parenti e i compagni di scuola o di gioventù... sempre a gruppetti come allora: l'unico segno di cambiamento qualche capello in meno, qualche chilo in più, i gesti uguali, gli stessi, lo sguardo un po' più vecchio... ma sembra come se la vita fosse loro passata sopra senza incidere una modifica, ma una smorfia.
Difficile costruire vere relazioni, in profondità... così come quelle sentimentali. Una scalata resa impervia, ed è facile cadere nella cordata... la perdita sono dolori, i lutti della vita.

Mercoledì 10 dicembre mi invita a cena, Gianluca, un caro, vero amico. Sua la scelta: "Da Cocchi". Un tipico luogo parmigiano, con gli osti, padre e figlio, dalle antiche tradizioni locali. Mi ricorda per certi versi quel luogo, il vecchio "Molinetto" dell'Anna, una famosa trattoria parmigiana oggi, purtroppo, sostituita da una banca. D'estate, la sera, cenare sotto le piante, in quel giardino, alle porte della città, era ritornare a quei sapori antichi che stavano sparendo e già allora se ne sentiva la mancanza. E i luoghi, il loro carattere, è fatto dalle persone, non dal servizio. Come non ricordare quelle icone di incontri familiari degli anni '70 di Parma: Cocconi, il Duomo, Bar Italia, Romeo, Lino, Marino, Bruno, Otello... La chiusura dello storico Bizzi fu l'anticipazione di quello che sarebbe stato: un disastro!
Oggi sono stati sostituiti con finti luoghi, senza identità, senza osti, con i precari di turno al servizio tavoli, gestiti da barmanager... strutture che occupano invasivamente strade e piazze, in stile similqualcosa, ecco questi luoghi sono lo specchio della nostra società: il consumo del niente!

Quella sera con Gianluca ci eravamo trovati nella mia casa studio. Volevo conoscere il suo parere su alcuni lavori che stavo producendo. Quel mio vivere fuori dai sistemi nella ricerca letteraria, artistica, fotografica, video conditi nella logica digitale e online richiede pure un confronto. Il lavoro solitario ha bisogno di contaminazioni, pareri, critiche, battute e risate. Ci dilunghiamo sulla articolazione del lavoro in internet.
Arriviamo da Cocchi appena dopo le otto. Non faccio fatica nel ritagliarmi una splendida cena vegana pur essendo in una tipica cucina locale. Da tempo non andavo in quel luogo. L'occasione di quell'invito, dopo un po' di perplessità, mi consentiva di chiarire una vecchia storia, causata soprattutto da una persona, che aveva creato dissapori tra me e l'oste: da tempo volevo trovare il modo di ricucire quello strappo... e le occasioni arrivano, bisogna aver pazienza.

Ci vediamo di rado con Gianluca. Incontri che lasciano però traccia. Un amico, sì, divenuto tale per caso, una conoscenza di vecchia data... ma ora amico profondo, concreto... perché lui ha voluto esserlo di me nel tempo... e ci ho voluto credere... restio come sono. Ma non può esserci amicizia senza condivisione del tuo vero io. Mi sono rivelato, ho confidato me stesso a una persona a cui desidero essere amico, non solo i miei progetti, ma anche quei lati oscuri della vita, quelli che solo io conosco... Difficile essere amici, ma se vuoi esserlo l'altro deve sapere chi sei... e poi ti aiuta a sopportare quei macigni che ti spezzano il collo... e che per molti anni mi han reso quasi impossibile essere, divenire... un abbrutimento senza fine... un vicolo cieco da cui da solo non puoi uscire. O ti apri o muori... Ma aprirsi a chi? Non è facile e spesso nemmeno consigliabile in questa gabbia di rapaci o superficiali banalizzatori.
-Mi dispiace Rocco, non lo sapevo... Ma come hai fatto a...
-Guarda, non so neanch'io come sono riuscito...giorno dopo giorno, continuando a credere... Sai da dove è partita la newsletter con cui comunico i miei articoli?
-Dimmi...
-Dalla bibblioteca civica... Io non avevo il collegamento a internert nel 2001. Da lì ho iniziato a costruire la mailinglist e a diramare le mie comunicazioni. Non c'era ancora "Gmail" e la fatica a gestire con Libero gli invii, la memorizzazione limitata sia della posta che degli indirizzi... Avevo attivato oltre 20 account di posta elettronica suddivisi per pubblici... E la rete non era adsl, quindi immaginati il tempo impiegato...  

Sorrideva Gianluca al mio racconto. Ho trovato in lui una persona autentica, leale... e ciò che ci siamo detti so che resta tra noi! Nemmeno tra i familiari trovi questa comprensione, quelli ti vorrebbero a fare il facchino e zitto. In fin dei conti per loro la vita si riduce a portare a casa il mese... o il successo economico. Gliene frega niente se vuoi proporre la tua dimensione diversa: letteraria, artistica... e che! Rende? Se non rende perché perdi tempo?
Chi ricerca e dona emozioni, non vive nel mercato... La dimensione artistica non può essere remunerata, ma è sostenuta... E una civiltà si qualifica per il suo grado culturale e di solidarietà... dimensioni che la decadente società dello spettacolo ha sepolto. E un artista, uno scrittore diventa tale quando fa della sua vita un'opera. Allora solo allora i suoi lavori avranno tenuta e non si perderanno nel decorativismo. Dentro ad ogni opera c'è il capolavoro di quella persona, c'è la sua intensità creativa, la sua sensibilità (che non si compra al supermercato, né si studia: o ce l'hai o non ce l'hai). Pensiero, emozioni, azione si fondono e partoriscono altro da sé.

Spadroneggia, purtroppo, quella cultura del mercimonio di ogni cosa, globalizzata, diffusa anche nel nostro Paese, che ha avuto invece il suo splendore nel Rinascimento, e che l'attuale grettezza lo ha reso incapace di ogni riconversione: una società sodomizzata senza speranza. Incapaci di tirar su la testa, affogati e abbuffati nei loro cadaveri di giornata... in attesa che il colesterolo, il diabete... emanino sentenze.

Trovi così fuori quel che non trovi dentro. Gianluca, una persona capace di rapida intuizione, la gentilezza di chi si pone all'ascolto non per curiosità, o per ciacole petulanti, ma per capire e poterti essere d'aiuto... parlando, dialogando... Una persona che sa voler bene, innamorato della vita e della sua famiglia. Nel fare mi ricorda suo padre, stessa cordialità e gentilezza con tutti a partire dai più semplici.
Il piacere di un confronto aperto. Difficile trovarne persone così, oggi! Sono doni rari che la vita seppur amara ti riserva. Sono quelle ali che ti permettono di volare sopra il burrone.
La sua comprensione e l'attenzione al mio lavoro, mi spiazza e mi gratifica, minimamente immaginata... non sapevo di essere seguito. Ma soprattutto mi conforta e aiuta a proseguire... posso continuare a crederci.

E si diventa amici nel tempo... occorre tempo... tempo... quando ci incontriamo spesso finisco col dire niente di ciò che avrei voluto... Sono chiacchierate a ritmo di jazz dove non c'è uno spartito, ma una sintonia di gusto... Tendiamo a sorprenderci... nei racconti, nello scambio di opinioni. Una dimensione, l'amicizia, ancor più di valore ad una certa età. Nel diventare amici da grandi c'è una innocente volontà consapevole, capace di cambiare gli orizzonti. Sai che quell'amicizia può diventare profonda, libera da facili entusiasmi giovanili, disinteressata perché si legge negli occhi, la franchezza nella reciproca stima, ma quella maturità, quelle esperienze diverse che si incontrano sono capaci di invenzioni di vita e da quel dialogo nascono nuove visioni: trascorrere alcune ore spaziando senza confini. Mi piacerebbe che la nostra amicizia scrivesse la storia.  Quelle relazioni semplici, vere che hanno in comune il volerci essere, che amano la profondità senza perdere il sorriso, l'impegno come passione, la leggerezza come abilità di spaziare con la mente... è lo sguardo limpido sul mondo.
Se ognuno di noi ogni tanto si ricordasse che con il suo agire scrive la storia vivrebbe in altro modo.

Parlavamo di Baldo, Bertoli, quello della 47°, un giornalista, artista, amico in comune molto più anziano di noi, scomparso qualche anno fa.
-Rocco, quanti racconti, con Bertoli, quanto tempo con lui ho trascorso.
-Sai, scrissi qualcosa tempo fa... di quando lo conobbi per le strade di Parma. "Che ci fa qui, se ne vada, non si fermi!"
-Splendida persona, gli ero molto amico, quante ne diceva! Una mano felice anche nella pittura... autore di dichiarate copie... incredibile...
-Storici i suoi racconti da inviato!

E parlando di Bertoli gli ho rivelato un aneddoto, che mi addolorava, quell'incubo vero che mi ha segnato la vita... ma era il modo di trasmettergli la mia amicizia, dirgli quel che forse nessuno sa di me.
Un modo per tentare di ricambiare la concretezza con cui lui mi è vicino in questo momento. Un modo per testimoniare la mia lealtà. Nell'amicizia vera ti metti in gioco.
Sorpresa, spontaneità, semplicità, innocenza, lealtà sono gli ingredienti... senza non si va oltre la conoscenza. Senza questa ritrovata dimensione sarebbe impossibile fare quel che sto facendo. Per me la sua amicizia è preziosa, spero possa diventarla anche la mia per lui.

Parma, una città che non lesina a stroncarti, spesso chiusa, che priva anziché dare opportunità, ma ha in sé geni di incredibile umanità e invenzione, quei geni che nella storia l'hanno resa sempre una piccola città di interesse, un passaggio strategico, dove ancora oggi si vive a dimensione d'uomo. Una condizione difficile da trovare nelle metropoli. Un valore non certo tenuto presente nei piani di urbanizzazione dove la periferia non è stata granché pensata, ma costruita nella più rovinosa cementificazione. Nulla a che fare con il quadrato romano e i suoi burgi che ora costituiscono il decantato centro storico. Una selvaggia speculazione nel tempo: chi non ricorda la lenzualata? Possiamo dire di essere stati precursori negli anni '70 di manipulite. E ancora oggi c'è chi non sa distinguere tra i suoi interessi privati dai doveri pubblici. Nell'intreccio d'affari e conflitti di interesse o professionali, muore la responsabilità politica. E nuove vicende inquietanti devono far riflettere, sul disastro della politica di questi 40 anni, un male del Paese. Una classe dirigente incapace e non all'altezza ha gestito il declino etico, sociale, economico, culturale... Non si può continuare a finanziare il vecchio dimenticando il nuovo, non si possono sclerotizzare i centri di potere, non si può non coltivare e investire su nuovi percorsi di arricchimento sociale, non si possono far emigrare i migliori cervelli dopo averli formati. Nel declino dello stato industriale, se non si è riusciti a far decollare una qualitativa rete di saperi e conoscenze, il territorio impoverisce, annaspa nel vecchio senza futuro.

E' l'età forse, ma mi capitano giornate in cui oltre a fare il turista nella mia città, faccio spesso un resoconto di ciò che ho combinato negli anni... Difficile perdonarsi o capire perché di certe cose? Difficile essere compresi nella coerenza di vita.
Che resta da fare ora? Come affrontare gli anni a venire? Quali progetti? L'angoscia spesso mi coglie! E sono sempre più consapevole della mia fragilità. 15/20 anni ancora di vera vita... Poi? E sai come sono passati veloci gli ultimi che hai trascorso! E che hai fatto? Tutto sembra ieri e invece sono passati anni.
Questo cammino di ricerca e in solitudine mi incanta, ma a volte mi addolora anche per l'incomprensione che ritrovo attorno. L'asprezza della società costretta a chiudersi su di sé... impossibilitata o incapace ad aprirsi!
Vivere in modo autentico è divenuta la vera dimensione d'artista in mezzo a tanta falsa riproduzione d'altro da sé. Quanta menzogna, quanta ipocrisia! E' come se la vita avesse perso l'abbraccio, quell'abbraccio d'amore, sentito, quella pacca sulle spalle, quella stretta di mano sincera, quello sguardo di intesa. La vita ha perso i suoi innamorati e siamo tutti più poveri.
Un male che ha contagiato anche i religiosi! Quanto predicano, quanto leggono... eppure si fermano lì... non riescono ad avere l'abbraccio d'amore, forse anche loro non sono più innamorati di Dio. Mi riesce difficile incontrarne uno con carisma... e la Chiesa di oggi ne è testimonianza. Dove ritroviamo quella carezza nella notte di speranza proposta da Giovanni XXIII nel suo discorso della luna: "Tornando a casa troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite loro: questa è la carezza del Papa..." o il perdono chiesto all'umanità di Giovanni Paolo II... le lettere di don Milani...

E' la storia di chi a volte ha percepito anche solo distrattamente queste parole... ecco lì ho trovato l'abbraccio d'amore oggi inesistente. Un impoverimento a cascata che indebolisce l'umanità. Le parole divengono vuote, la mente arida... la paura, anche dei sentimenti, incombe.
Quell'abbraccio sembra svanito, sostituito da alcol, droga, psicofarmaco... pornografia, consumo sessuofobico... Cosa è rimasto dentro l'uomo di oggi? Non resta niente se non c'è un secondo di quell'abbraccio che ti fa provare l'incanto... Eppure basterebbe quell'attimo vero per capire il mondo. Non bisogna avere paura ad aprirsi... bisogna levare le tende e riprendere il cammino dimenticato. E' difficile, ma non bisogna nascondersi, si deve tornare a sognare la felicità, deporre le maschere che rendono falsa la vita, avere il coraggio della verità, sempre, difendere il giusto anche pagando di persona, senza essere compresi, non importa... Vivere dando sempre il meglio di sé, è il senso della vita, indipendentemente dal contesto e dall'obiettivo.

Gianluca mi riaccompagna a casa. Guida veloce e determinata. Qualche battuta nel tragitto... Non è mancata qualche considerazione sulla società attuale, sulla perdita di valori e di partecipazione ad un progetto di vita...
-Si viaggia a naso, un galleggiare in balia delle onde...
-Rocco, guarda, cosa c'è di più bello di amare la donna che ami?
-Condivido, è il sogno dimenticato e banalizzato.
-E' tardi, devo andare... devo mettere a letto i miei figli.
E dopo un abbraccio sentito di Buon Natale ritornavo felice nella mia tana sui tetti. Una sera in cui mi sono riconciliato con il mondo. (18/12/2008)

Luigi Boschi

commento

Non riesco ad entrare nei commenti sulla storia della donna, e così, inespetta e da un point, lo farò qui.
E' molto importante non fare scendere le proprie opinioni da teorizzazzioni pure, ma da esperienza.
E qui lo si racconta.
Passaggi epocali e tappe interiori, insieme. Importante!!
Che le donne: oggi, e più giovani, apparentemente senza un passato coscientizzzato din una storia che precede, si siano, spesso, smarrite alla ricerca di identità comandate, dall'alto, è fuori discussione.Con confusione e dolre nuovi, mi pare-

avere discusso le fondamenta patriarcali della cultura e della vita non è che abbia reso la vita più facile, ma ha creato un precedente, ineliminabile oggi, di discussione sulle fondamenta della visione "occidentale" del mondo e molto, moltissimo altro.Che per millenni non fu toccato(una rivoluzione culturale vera, perché partita dall'interiore formazione)

ma la trasmissione, l'amore che insegna, lo scambio non è avvenuto: non bene o non del tutto, se quello che vediamo oggi pare avere tracimato quasi tutto, quel messaggio.

Ora, d a un point difficile sondare un discorso enorme, storico affettivo e politico.
ma torneremo, grazie dello spunto, ricchissimo.
Maria Pia Quintavalla

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">