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La vita sta cambiando pelle

“CRISTI POLVERIZZATI” A PASQUA

"... non facciamo confusioni tra il niente e il vuoto, il niente non può essere neppure riempito. Luigi Di Ruscio

Sono a casa un po' costipato. Che ne so perché? Il sabato mattina mi alzo e sento subito un fastidio alla gola dopo aver innaffiato l'insalata che ho piantato nella vaschetta alla finestra. Sì l'insalata al posto dei fiori. Una volta anche le case di città avevano i loro orti. Così come nella germogliera faccio crescere i germogli di atsuki verdi. Qualcosa di fresco, di appena colto e non conservato da mettere in tavola.
Non esco, rimango in casa. Qualcosa di caldo. La mia solita acqua e limone a digiuno del mattino. Ma qualcosa non va!
Mi metto al computer e poi faccio colazione con frutta. Peggiora la gola... capisco subito che sarà una bella Pasqua e Pasquetta. Anche ai vegani capita!!! Non sono immuni.

Non mi concedo quasi mai ai farmaci, se non nelle forme di malattia acuta. Preferisco in questi casi soluzioni naturali. I primi prepagati dal servizio sanitario, ti intossicano, i secondi ti prosciugano le tasche. Le vera cura è il nostro cibo quotidiano, molti pensano invece serva solo per riempir la pancia in una gaudiosa condivisione di autodistruzione... e ci fumano su sorridendo!
Questa volta decido di lasciar perdere ogni intruglio e che il malanno improvviso abbia il suo decorso naturale... avendone rispetto, come si faceva una volta. Perché impedire lo sfogo del tuo corpo? La malattia è per lo più una sua ribellione a ciò che gli hai propinato... con cui si è imbattuto, o a cui lo hai costretto a vivere. Non so però quale possa essere stata la causa questa volta. Non ho febbre, ma è come se mi avessero dato botte dappertutto. A riposo, tranquillo, a letto, ben coperto... bull dell'acqua calda... Una bellezza da sedurre!!!! Bevo molta acqua, 2/3 volte al giorno limone con acqua calda, tè verde, inalo e respiro i vapori dell'acqua che bolle. Mangio frutta... La sera insalata con germogli freschi, oppure un po' di riso bianco basmati condito con olio extravergine.

Solo, ho avuto il tempo di riflettere con me in questi tre/quattro giorni. Fa bene... Ogni cosa non viene mai per caso. Inizio a leggere il libro di Di Ruscio "Cristi polverizzati", è un titolo pasquale!!... che dopo Foer mi ero ripromesso di iniziare. Un amico scrittore trovato in rete per caso. Un incrocio fortuito di mail. Il destino. Non lo conoscevo né come persona, né come scrittore. Ho scoperto che lo chiamano poeta operaio... o poeta neorealista. Un poeta autodidatta.
Tengo molto alla sua corrispondenza arrivata per caso. Come fu quella di Maria Pia Quintavalla, parmigiana, trapiantata a Milano, ma che non conoscevo. Una scoperta tra le poetesse contemporanee italiane. La sensibilità di un'Alda Merini, ma più colta. Ho incontrato Accattino. Adriano! Mi ha messo in contatto con numerosi artisti italiani con cui ci scriviamo... il gruppo BAU di Viareggio... quello letterario dell'Ortica di Forlì... della mailart, tantissime persone che vivono la vita come opera... Arturo Schwartz... Arrigo Lora Totino, Martino Oberto...
Artisti, letterati diversi. Incontrati e con i quali in rete ho coltivato poi una relazione epistolare. Non capisco perché si parli sempre male della rete. Ognuno, penso, trova quel che cerca, ma non sempre, è vero, come nella vita.
 
La solitudine a Pasqua. Una certa tristezza, pensando ai tempi del passato... icone indelebili... ma anche tanta ricchezza di libertà.
Cristi PolverizzatiLa scoperta Di Ruscio mi farà compagnia... il suo ultimo libro... anche se avrei preferito scoprire un corpo femminile. Ma la sorte ha stabilito così. D'altra parte quell'autore con il suo testo giunto da Oslo mi aveva da subito incuriosito e convinto.
C'è chi va al mare, in montagna, chi negli ingorghi programmati, la gran bouffe ai ristoranti fuori porta, chi negli allevamenti, quei circoli dove si lascia fuori il mondo e crescono come polli scelti in batteria. Con le loro balle quotidiane, la finzione di quello che non sono, la ricerca di se stessi nella convenienza per cui sono disposti a tutto... cosa ha fatto tizio, ma sai cosa ha fatto caio... e si raggruppano appunto in un circolo per fare "abiti" su misura agli altri.
Sarei voluto andare in qualche polla d'acqua sul fiume Taro... godermi quel "suono" al sole... il suo corso in certe anse, in alto, verso Piane di Carniglia incanta, ma pochi le capiscono... per fortuna!!
 
Soli, si medita sulla propria vita. Cosa si è fatto e cosa si sarebbe potuto fare. E' l'animo inquieto, mai sedato. Un ricordo a mia madre, il suo onomastico. Pasquina. Un nome antico. Una usanza di quei tempi. I primi decenni del ‘900. Giusto appena prima della catastrofe economica del '29. Nel mezzo del ventennio. Se Pasqua è libertà come si conciliava quel nome a quei tempi?
Sempre lei nella sua semplicità... sempre un immenso amore che ha regalato a tutti. Non sempre corrisposto, ma a lei non importava. Lei era capace di libertà d'amore. Era vera. Ineguagliabile. Ci voleva sempre, con un sorriso... e felici. Quando le discussioni in famiglia si animavano cercava di smorzarle all'insorgere... non sempre vi riusciva. Il guaio dei caratteri inquieti... come i fiumi han bisogno di scorrere per trovare la quiete del corso e sfociare nel mare.

Di Ruscio è strepitoso. Un torrente in piena da scoprire e da gustare nella sua spontanea naturalezza. Un libro da leggere se si vuole conoscere l'Italia di quel tempo, la gente prima e dopo la guerra. Un poeta italiano migrato a Oslo!
Sentite che gli dicevano al partito: "la camera del Lavoro non può regalarmi la carta per le mie poesie stronzissime è già tanto che ti facciamo adoperare la macchina da scrivere, anche il nastro costa, non rompere i coglioni con lo stalinismo o antistalinismo, non nominarmi le costellazioni e andiamo al bar che ti pago un caffè, ricordati che in tutti gli ambienti c'è un Re e il Re qui sono io... E mettiti bene in testa che io provengo da una famiglia per bene e non da una famiglia di straccioni come la tua e devi smetterla con le poesie blasfemiche o blasferiche come le chiami tu..."
Più che una camera del Lavoro mi sembra una camera di coglioni cotti! E' la vergogna di come questo "Sistema Paese" abbia da sempre dimenticato i suoi poeti in vita, fatto scappare i suoi cervelli e arricchito invece i suoi burocrati!... con le più becere maniere.  

I Patronati: "conoscono tutte le prassi, i quadri, la struttura burocratica, i locali dove sta rinserrata la belva". Una tipica istituzione italiana!

E' una autobiografia bellissima. La storia raccontata da un poeta, non da uno storico generico: "I testimoni oculari ne vedono e ne vedranno di tutti i colori, lo storico invece non ha mai visto un cazzo"

Una prosa ruvida, ma densa di dolcezza incredibile. "Sapevamo tutte le erbe e i fiori che potevamo mangiare, il paese in quegli anni era tutto un fiorire e crescere d'erbe. I cardi avevano un midolo tenerissimo, bastava spellarli con cura e con cura tagliarli col temperino, sceglievamo la sulla più dolce e tenera, certi fiori bianchi che crescevano a grappoli su piante spinose erano dolcissimi, non soffrivamo veramente mai la fame, c'era tutto un universo commestibile e saporitissimo..." Vegetariani senza sapere di esserlo.

Descrive un'Italia vera. Fa rivivere con la narrazione la storia. Descrive gli ambienti e gli umori in cui si viveva. L'Italia dei paesi era così.

La Resistenza: "Avevo anni quattordici e sognavo di diventare partigiano, scappai via da casa e arrivai in un paese dove c'erano i partigiani che mi dettero un calcio in culo e mi rimandarono a casa. Vai a casa scemo!".

La Liberazione: "I tedeschi erano passati, i fascisti erano spariti, ma nessuno veniva a liberarci. Dicevano che era un peccato che tardassero tanto a liberarci e che i liberatori nonostante che non ci fossero più tedeschi e fascisti non si facessero vivi. Invece fu proprio in quel momento che i tedeschi erano spariti e i liberatori non erano ancora venuti, che fummo magicamente liberi. Peccato che questo non lo capimmo, eravamo stati schiavi per tanto tempo che se per caso un padrone spartiva eravamo capaci di andarne a cercare subito un altro. Il fatto di non avere più dominatori sopra di noi ci portò dunque in una terribile angoscia".... Insomma nessuno lo sapeva di essere libero!!

Descrizioni del paesaggio prima e dopo il DDT. Gli aneddoti del suo arcivescovo... la sua lapide, il pensiero nella storia della Santa Inquisizione.
La cruda realtà della storia raccontata da un poeta. La passione si sente... si coglie l'attimo della vita. "Questo lavoro poetico è lavoro altamente scientifico, scopriamo le nuove particelle che danno nuovo senso al mondo... io poeta accelero vertiginosamente tutto... faccio un casino peggio del casino dell'acceleratore di Ginevra".
Il testo è ricco di entusiasmo amore e verità... di un italiano a Oslo che si mette a nudo... che ha lottato per scrivere, che ha dato la sua vita per la poesia. I suoi rapporti con gli editori: "non si rendevano conto a chi chiedevano soldi, si sarebbero vergognati o si dovrebbero vergognare a chiedere soldi a me..."

I bordelli: "Ma come venivano reclutate quelle povere ragazze? Ce ne erano due sole e tante volte c'era una fila di ragazzi smaniosi, ma come facevano a resistere? E' proprio vero, un essere umano può resistere a qualsiasi brutalizzazione".

Mi ha preso emotivamente. Rivedo tutto quello che Di Ruscio descrive come se fosse al mio paese di campagna. L'Italia era tutta così... anche anni dopo vista da un bambino. Ho un ricordo molto preciso degli anni '60, ma anche dei seguenti... tutti appuntati. Le persone erano ancora quelle solo un po' più vecchie. Ma il contesto, la cultura in mutazione era quella. Descritta da Pasolini nelle sue interviste. E ritrovo nel mio ricordo quel che l'autore sente e racconta.
Un film che continua da sempre: sopraffazione, crudeltà, miseria culturale... "...troppo squallidi sono certi orrori, troppo squallida la miseria nostra, gli orrori minimi della società divisi in classi, la brutalizzazione a cui siamo sottoposti, gli sputi e l'orrore in piena faccia che si riversano sopra".
Ma in quegli anni '60 c'era però la voglia e la forza di futuro che oggi non c'è più...

Sono qui. Sono lento nella lettura, mi piace rileggere, sottolineare, commentare... fermarmi e immaginare... appuntare... poi lo stato di salute mi richiama il sonno... Solo, a leggere, meditare... e dormire lasciando che il corpo si depuri e trovi la sua guarigione.

Schizzo alle ultime pagine curioso di sapere, poi riprenderò la lettura, dove l'ho lasciata, che ancora non ho finita. E l'amarezza di un urlo mi prende la vista nella pagina scritta: "... la poesia è come il sangue universale, possiamo darlo a tutti, però ogni altro sangue ci mette in pericolo mortale.
Addio storia, addio natura, mi congedo e mi scorporo, chiedo all'angelo dello sterminio la cui bellezza è offuscata di finirmi presto". (06/04/2010)

Luigi Boschi

risposte

Al carissimo Luigi, perché guarisca: i tuoi Cristi polverizzati, e citati..sono bellissimi, siamo noi stessi, con le nostre vite incompiute fascinose avventurose, a volte troppo, ma magnifiche; non ho aperto quel libro, ma ora che ne parli, credo che lo farò..E mi spiace per la tua Pasqua a letto: è vero che il corpo ci infligge questi fermi,a volte perché stavamo in direzioni errate oppure, banalmente, perché è arrivato uno starnuto dal finestrino e c e lo becchiamo.

Condivido appieno sulla rete, la sua libertà e democrazia: il conoscersi che anche a me è GIUNTO COME UN DONO, E IMPROVVISO. DELLA MIA PARMA IN FONDO, MOLTO DAL FUTURO DEVE ANCORA ARRIVARMI..E DALLA RETE indizi e persone come te inediti e preziosi, ma già parte.

CHE QUESTI GIARDINI NORDICI FIORISCANO, CHE TANTA SCRITTURA CI PORTI AI MONDI DOVE SAPPIAMO VIAGGIARE, CON ALTRI, con l'Altro che ci manca, GUARISCI PRESTO, lUIGI! MARIA PIA Q.

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