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La vita sta cambiando pelle

Archive - Ott 4, 2017

Sorgo, un cereale versatile e resistente a basso indice glicemico

Ai cinefili la parola «sorgo» sicuramente evoca un film del regista cinese Zhāng Yìmóu (Sorgo rosso, del 1987). Ma a molti è sconosciuto. Eppure, nella hit parade dei cereali è il quinto per vastità di coltivazione, grazie alla sua capacità di resistere alla siccità e versatilità, perché si presta all’alimentazione umana – soprattutto in Africa e Asia –, del bestiame, e a traformarsi in carburante (negli Usa, dove per questo è il terzo cereale più coltivato). Ma è in grande ascesa anche nell’industria alimentare del gluten free.

LE VARIANTI ROSSA E GIALLA – Conosciuto con vari nomi, c’era già 8 mila anni fa in Egitto. Dall’Etiopia e Sudan, dove era coltivato in origine, si diffuse in Africa, quindi in India come cibo sulle navi, lungo la Via della Seta e in America al seguito dei mercanti di schiavi. Oggi esistono differenti varietà. «Per l’alimentazione umana si usano le varianti rossa e gialla», spiega Letizia Satruni, specialista in Scienze dell’alimentazione per il Dr. Schär Institute e docente all’Università Politecnica delle Marche. «Viene coltivato anche in Italia, sulle colline della Toscana e dell’Emilia Romagna. L’assenza di glutine non è il solo vantaggio nutrizionale del sorgo: molto ricco di fibre e carboidrati, è un’ottima fonte minerali (fosforo, potassio, ferro) e vitamine (tiamina, niacina e vitamina B6)». Abbonda perciò di sostanze antiossidanti che abbassano il rischio di tumori, diabete, patologie cardiovascolari e neurologiche.

IL SORGO BIANCO È A EXPO 2015: LEGGI QUI PER SAPERNE DI PIÙ!

MESSA DA REQUIEM al Teatro Regio di Parma in memoria di Luciano Pavarotti

MESSA DA REQUIEM

Al Festival Verdi, il capolavoro sacro interpretato da

Anna Pirozzi, Veronica Simeoni, Antonio Poli e Riccardo Zanellato

diretti da Daniele Callegari alla testa della Filarmonica Arturo Toscanini

e del Coro del Teatro Regio di Parma, in memoria di Luciano Pavarotti

Teatro Regio di Parma

sabato 7 ottobre 2017, ore 20.00

giovedì 19 ottobre 2017, ore 20.00 

Green Hill - La Cassazione conferma le condanne

Grande soddisfazione per la chiusura definitiva del processo ai vertici dell’azienda di Montichiari, dove si preferiva sopprimere i cani anziché curarli. Rosati: questa vittoria è un passo molto importante che deve ancora una volta far ragionare sulla necessità di pene più severe per questi reati. 

I vertici dell’allevamento lager di beagle destinati alla sperimentazione animale sono stati finalmente condannati in via definitiva. Un anno e sei mesi per Ghislane Rondot, co-gestore della struttura, e per il veterinario Renzo Graziosi. Un anno per Roberto Bravi, direttore dell’allevamento. La Cassazione ha infatti confermato le condanne ricevute dagli imputati nel primo e secondo grado di giudizio. 

Michele Pezone, Legale e Responsabile Diritti Animali di LNDC, commenta così: “Con questa sentenza della Cassazione si chiude una vicenda processuale di portata storica, che ha dimostrato che il lavoro congiunto  delle associazioni può portare a risultati insperabili, come la salvezza di oltre tremila beagle che sarebbero stati destinati alla sperimentazione e la condanna definitiva dei vertici di un colosso nel campo dell'allevamento di questi poveri animali che operava in modo non conforme alle leggi.” 

Secondo l’accusa, infatti, nell'allevamento si praticava "l'eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli" e le politiche aziendali andavano “in senso diametralmente opposto alle norme comunitarie e nazionali".

Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi inaugura la Stagione d'Opera 2017/2018 del Teatro Municipale di Piacenza

Leo Nucci

Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi inaugura la Stagione d'Opera 2017/2018 del Teatro Municipale di Piacenza

S'inaugura nel segno di Giuseppe Verdi la Stagione d' Opera 2017/2018 del Teatro Municipale di Piacenza. Sipario alzato su Simon Boccanegravenerdì 13 ottobre alle 20.30 e domenica 15 ottobre alle 15.30,con anteprima per le scuole mercoledì 11 ottobre alle 15.30Come ormai tradizione, l'apertura di Stagione è affidata al nuovo allestimento del Progetto Opera Laboratorio, punta di diamante della Fondazione Teatri di Piacenza, di cui è responsabile didattico il celebre e amatissimo baritono Leo Nucci, nel segno della trasmissione dei saperi ai giovani cantanti. L'opera si avvale della regia dello stesso Nucci, affiancato daSalvo Piro. La bacchetta esperta di Pier Giorgio Morandi dirige l'Orchestra dell'Opera Italiana e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati. Ritorna l'affiatato team creativo del Progetto Opera Laboratorio: Carlo Centolavigna, storico collaboratore di Zeffirelli, firma le scene, i costumi sono di Artemio Cabassi e le luci di Claudio Schmid. L'allestimento è prodotto da Fondazione Teatri di Piacenza con Teatro Alighieri di Ravenna, in collaborazione con il Teatro dell'Opera di Marsiglia in Francia, dove l'opera tornerà in scena a Ottobre 2018.

Domenica 8 Ottobre 23017– ore 15,30 Chiaravalle, storia di un'abbazia

Abbazia di Chiaravalle

La sua torre nolare è un faro nella campagna che ancora caratterizza
la zona. L’abbazia è un vero gioiello architettonico e decorativo,
ricca anche di curiosità e leggende che ci guidano alla riscoperta
della storia di Milano, alla quale è legata da ben nove secoli.

- PUNTO DI RITROVO: 

Via Sant'Arialdo, 102
M3 Corvetto e poi Linea 77 per 9 fermate

- DURATA:

90 minuti circa

Si consiglia di arrivare 15 minuti prima

- COSTO:

euro 12,00

visita guidata + volume* in omaggio 

(+ eventuale contributo microfonaggio euro 2,00 in caso di più di 20 iscritti)

AA.VV., “Abbazia di Chiaravalle” (80 a colori – Meravigli ediz.)

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA:

rispondendo alla presente mail

oppure

SMS  333 6377831

Nel ringraziarLa per l’attenzione che vorrà dedicare alla nostra iniziativa, rimaniamo a disposizione per tutte le eventuali ulteriori precisazioni.

Sul nostro sito è possibile consultare il calendario completo delle visite guidate del mese.

Nadia Gobbi riferimenti

Enzo Bianchi: Francesco d'Assisi, una preghiera vivente

Henri Matisse

di ENZO BIANCHI

Inverno 1224-1225. Francesco d’Assisi è un uomo di poco più di quarant’anni, che ha vissuto secondo la forma del santo Vangelo. Il Signore gli aveva dato dei fratelli, ai quali consegnò una Regola che la Chiesa approvò, anche se continuava a ribadire che l’unica vera Regola è «osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo» (Regola Bollata 1). Quando la sua comunità è grande, nel 1220 egli rinuncia al governo dei fratelli ma non rinuncia a esserne guida spirituale, sebbene constati che ormai il progetto che il Signore gli aveva rivelato non era più seguito dai suoi fratelli ed egli era diventato oggetto di contestazione e anche di disprezzo.

Sovente in ritiro con qualche fratello, vive «la grande tentazione», mentre la salute fisica peggiora e la malattia lo rende debole e gli toglie la vista. Nella sua infermità, è accolto da Chiara nel giardino del monastero, sempre più provato e tentato ma consolato dalla presenza di colei che si diceva «pianticella di Francesco».

Ormai somigliantissimo all’umano suo Signore, dopo una notte terribile, di tenebra anche interiore, al mattino si alzò e disse ai frati che erano con lui: «Per la grazia e benedizione così grande che mi è stata elargita... voglio, a lode di Lui e a mia consolazione e per l’edificazione del prossimo, comporre una nuova Lauda del Signore per le sue creature» (Leggenda perugina [Compilatio assisiensis] 43; Fonti francescane 1591).

E così, fatto silenzio, con il volto verso il sole che non vedeva più, essendo i suoi occhi fasciati dopo essere stati cauterizzati, cominciò a dire:

Fabrizio Pezzuto (PUC): in risposta alle precisazioni dell'assessore Ferretti sulla vicenda Stu Authority

il consigliere Pezzuto (Parma Unita Centristi): “Fondamentale avere risposte” 

Non voglio fare una polemica con l’Assessore Ferretti che ho conosciuto in questi mesi come persona seria e che sono certo che non si sottrarrà al confronto in Commissione o in Consiglio Comunale, ma mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni sul suo intervento di ieri.

Nulla vale dire che la società sia partecipata e che i soldi non fossero del Comune, la società è partecipata al 100% dal Comune, è evidente che si parli di soldi pubblici, tanto è vero che lo stesso assessore si è recato a fare la denuncia assieme al legale rappresentante di Stu Authority.
Aldilà dell'inchiesta penale e del felice esito della vicenda con la restituzione del denaro, corre l'obbligo, comunque, di capire se, all'interno di quella società e delle altre, siano state poste tutte le procedure perché un fatto del genere non potesse succedere e quanto i controlli siano tempestivi. Conoscere questo è un diritto sacrosanto della minoranza e della città, diversamente non si capisce cosa ci si aspetti dall'opposizione.

Siccome non sono aduso a balzare a conclusioni senza informarmi, ribadisco le mie richieste di ascoltare il liquidatore in commissione e di verificare i documenti. Il dato di fatto non smentito, finora, è che un consulente della società (o il rappresentante di una società consulente, perché nell'anagrafe trasparente di Stu, Faccini non compare tra i consulenti) ha messo in fila alcune operazioni finalizzate ad asportare denaro, in un periodo di tempo non ben definito, avvalendosi di una firma falsa del liquidatore. Rimangono tutti gli interrogativi sul ruolo del Faccini all’interno della società (che dalle ricostruzioni sembrerebbe essere molto centrale), sulle deleghe attribuitegli, sulla fiducia e libertà d’azione accordatagli e sui controlli sul suo operato.

Il sentiero stretto di Aung San Suu Kyi leader da sostenere

Caro direttore,
ora è il tempo di un grande sostegno ad Aung San Suu Kyi. Perché trovi soluzione la tragedia dei musulmani del Rakhine, e perché la Birmania resti sulla strada della democrazia. Non può essere lasciata sola lei che così si è rivolta al mondo nel suo discorso il 19 settembre: «Vorrei che tutti si unissero a noi nel trovare nuove strade, nuove risposte, più costruttive, più positive, più innovative e forse più audaci». La tragedia del Rakhine e il difficile equilibrio politico della Birmania, così intrecciati, sono sulle sue spalle. Mentre lei li sta affrontando entrambi e insieme, il mondo in queste settimane ha considerato solo uno dei problemi. Senza vedere che proprio nel Rakhine si costruiva la strategia dei militari, i padroni del campo, per indebolire la posizione della leader democratica. Una miopia imperdonabile per la comunità internazionale.

Aung San Suu Kyi sta percorrendo il sentiero stretto della storia, il solo che può consentire al suo Paese di costruire il futuro. Su questo sentiero sarebbe colpevole darle la spinta che la farebbe cadere. La Birmania che Aung San Suu Kyi ha avviato verso la democrazia, dopo decenni di chiusura, di dittatura, di sofferenze, è giovane e fragile, si confronta con molti problemi. Ancora sorvegliata dall’esercito, il Tatmadaw, che ha un grande potere. Il popolo è con lei, e tutto è in gioco. Il sogno può essere realizzato. Ora il Myanmar sta affrontando un problema per decenni dimenticato, una tragedia dell’umanità. Soltanto nel contesto della comunità internazionale può essere risolta la situazione della popolazione musulmana che si autodefinisce Rohingya, senza patria, né diritti, né cittadinanza, sul confine con il Bangladesh.

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