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Archive - Gen 16, 2018

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Le viole della Filarmonica Toscanini ai Concerti Aperitivo Domenica 21 gennaio 2018 (ore 11) alla Sala Gavazzeni del CPM Toscanini

Behrang Rassekhi

Le viole della Filarmonica Toscanini ai Concerti Aperitivo
Domenica 21  (ore 11) alla Sala Gavazzeni del CPM Toscanini con musiche di Schubert, Mahler, Strauss, Puccini, Šostakovic, Dvořák, Joplin.

Dopo il grande successo del concerto di domenica scorsa, che ha presentato uno dei grandi capolavori della musica da camera del Novecento, i Concerti Aperitivo della Fondazione Toscanini ritornano, domenica prossima, 21 gennaio, come sempre alle ore 11, ad una dimensione più gioiosa e più improntata all’intrattenimento di alto livello. Nella Sala Gavazzeni del CPM Toscanini gli otto musicisti che compongono la sezione delle viole della Filarmonica Arturo Toscanini, guidati dal loro leader Behrang Rassekhi, presenteranno una serie di brani tratti dal grande repertorio sinfonico e cameristico e adattati a questa inconsueta formazione.

« La viola – ha scritto il grande compositore György Ligeti - è apparentemente solo un violino più grande e accordato una quinta sotto. In realtà i due strumenti sono mondi distinti. Essi hanno entrambi tre corde in comune, il la, il re e il sol. La corda del mi conferisce al violino una potente luminosità e un timbro metallico penetrante che manca alla viola. Il violino emerge, la viola rimane nell'ombra. In compenso, la corda del do conferisce alla viola un carattere acre unico, compatto, un po' rauco, con un retrogusto di legno, terra e acido tannico».

Al Teatro Regio di Torino, va in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda

Pietro Acquafredda

Gianandrea Noseda, musicologo, studioso di Puccini, presenta la VERA (?) TURANDOT secondo Puccini

Questa sera, al Teatro Regio di Torino, va  in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda.

Torino, dopo il successo 'di clamore'  per il finale mutato, anzi stravolto, della Carmen fiorentina, definita da tutti una vera IDIOZIA, si appresta a dire la sua sulla Turandot di Puccini che, a differenza dell'opera di Bizet, sembra avere tuttora aperti alcune interrogativi, ai quali Noseda, dal podio, intende dare personalissima  risposta, sperando in analogo chiasso mediatico. Al quale una giornalista di Repubblica cerca di dare una mano.

Noseda non intende mutare il finale di Turandot, che semplicemente non c'è, ma  troncare la rappresentazione laddove, per sopraggiunta morte del compositore, Turandot restò incompiuta.  Ricusando, di conseguenza, i 'finali'  affidati a due compositori, a distanza di molti anni l'uno dall'altro. A Franco Alfano, all'epoca della 'prima' scaligera, e cioè nel 1926 - Puccini era morto nel 1924 -  e la seconda a Luciano Berio all'inizio degli anni Duemila - far notare timidamente che il nuovo finale di Berio serviva a non far cadere la protezione del diritto d'autore su un'opera rappresentatissima, è solo pura cattiveria, anzi totale idiozia?

Val la pena riflettere sulla conclusione della composizione e della prima rappresentazione di Turandot.

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