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Archive - Gen 29, 2018

Il Trittico: Il Tabarro;Suor Angelica;Gianni Schicchi va in scena al Teatro Municipale di Piacenza venerdì 2 e domenica 4 febbraio 2018

Gianni Schicchi - Photo Rolando Paolo Guerzoni Il Tabarro- Photo Rolando Paolo Guarzoni

Il Trittico – Il Tabarro/Suor Angelica/Gianni Schicchi
va in scena al Teatro Municipale di Piacenza
dedicato alla memoria di Simonetta Puccini
venerdì 2 e domenica 4 febbraio 2018
per la Stagione d'Opera 2017/2018

La Stagione d'Opera 2017/2018 del Teatro Municipale di Piacenza prosegue venerdì 2 febbraio alle 20.30 e domenica 4 febbraio alle 15.30 con Il Trittico di Giacomo Puccini, capolavoro costituito dai tre atti unici Il TabarroSuor Angelica e Gianni Schicchi, in occasione del centenario dalla prima rappresentazione, avvenuta il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York. La Fondazione Teatri di Piacenza dedica Il Trittico alla memoria di Simonetta Puccini, scomparsa lo scorso dicembre. La nipote del grande compositore, custode devota del ricordo del nonno e dei luoghi da lui amati, seguiva con interesse la programmazione del Teatro Municipale (l'ultima volta era stata a Piacenza in occasione di Madama Butterfly nell'aprile 2016) e non avrebbe perso l'occasione di assistere anche alla prima del Trittico.

Per combattere la corruzione italiana la battaglia da fare è prima di tutto culturale

SERGIO RIZZO

Simile alle manifestazioni più pericolose di criminalità, in molti casi anche la corruzione si è organizzata, coinvolgendo cerchie ampie e coese di corrotti, corruttori, complici e conniventi», dice Don Luigi Ciotti. «E a farne le spese sono i principi stessi su cui si regge una democrazia. Non può esservi uguaglianza nel diritto dei cittadini di accedere ai servizi sociali essenziali quando la pratica della corruzione trasforma l’amministrazione pubblica nel regno dell’arbitrio e del privilegio». Sono frasi tratte dalla postfazione a un libro che esce domani in libreria per Rizzoli.

Si intitola Pane sporco: le due parole che Francesco ha usato l’8 novembre del 2013 a Santa Marta in una durissima requisitoria contro la corruzione che ha aperto l’offensiva della Chiesa contro quella che lo stesso Papa ha definito “un male più grande del peccato”, come ricorda nella prefazione il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone.

Di questa offensiva le 231 pagine di Pane sporco sono una specie di manifesto, la cui stesura è stata affidata al filosofo Vittorio Alberti, coordinatore della consulta internazionale sulla giustizia.

Che affonda subito i colpi: «In Italia la corruzione è di sistema. La Repubblica, la società, come sono organizzate, determinano la corruzione che, anche nel suo legame con le mafie, non corrompe solo i suoi protagonisti, ma le relazioni generali. I corrotti sono l’effetto della causa che è, al nocciolo, nel funzionamento del nostro Paese». E a leggere queste pagine ispirate dalla denuncia di Francesco torna alla mente quel titolo dell’inchiesta di Manlio Cancogni sull’Espresso che scosse l’Italia nel 1955: “Capitale corrotta, nazione infetta”. Scrive Alberti: «La capitale d’Italia è pervasa dalla corruzione. Roma ne è ormai un prototipo anche culturale.