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Archive - Apr 9, 2018

Data

Germania, debito sotto 60% del Pil nel 2019

(ANSA) - ROMA, 7 APR - I conti pubblici della Germania vanno meglio del previsto. Secondo quanto riporta lo Spiegel citando documento del governo, il rapporto debito/Pil dovrebbe scendere sotto la soglia del 60% in anticipo rispetto alle stime, nel 2019 anziché nel 2020. La Germania raggiungerebbe così già dall'anno prossimo l'obiettivo indicato dal patto di stabilità Ue.
    Quest'anno il debito tedesco dovrebbe attestarsi al 61%, per scendete il 58% nel 2019, al 56% nel 2018 e al 53% nel 2021. Il progressivo miglioramento sarebbe legato alle maggiori entrate fiscali e alle minori fragilità del sistema bancario.

MES: 5 MILIARDI L'ANNO PER SALVARE LE BANCHE!

La notizia è di quelle che i giornali inseriscono nei trafiletti, come se fosse acqua. Ma un indebitamento di cinque miliardi all’anno per tre anni, più altri 110 sicuri da corrispondersi a insindacabile giudizio di Monti, più chissà quanti altri dai quali non ci si può in alcun modo sottrarre, se fossi un direttore di giornale io la metterei in prima pagina. Lo so, vi avevo detto che erano tre miliardi all’anno per cinque anni, ma la situazione precipita ed hanno bisogno di soldi subito, dei nostri soldi: per cui hanno stretto i tempi.

Mi riferisco al MES (in inglese ESM), il trattato europeo che eufemisticamente chiamano fondo salva-stati. A gestirlo saranno diciassette super-governatori. Saranno immuni a qualsiasi atto giudiziario e i loro documenti, compresi i loro pc, saranno assolutamente inviolabili. E potranno decidere di chiedere quanti soldi vorranno, di averli nei tempi che vorranno, senza che gli stati aderenti – tra cui l’Italia – possano in alcun modo opporsi. Avevano cominciato con 500 miliardi ma, è notizia di oggisiamo già a 800.

Approvato il bilancio UE 2018: sostegno a giovani, crescita e sicurezza

Per il bilancio del prossimo anno, i deputati hanno previsto un maggiore sostegno per i giovani disoccupati e più finanziamenti per le PMI, i programmi di ricerca e l’Erasmus.

Gli stanziamenti d'impegno per il 2018 ammontano complessivamente a 160,1 miliardi di euro e gli stanziamenti di pagamento a 144,7 miliardi di euro. 

Dopo l’approvazione formale da parte del Consiglio dell’accordo provvisorio sul bilancio 2018, il Parlamento ha approvato il bilancio con 295 voti in favore, 154 voti contrari e 197 astensioni. 

L’atto legislativo è stato poi firmato dal Presidente Antonio Tajani. 

Video della cerimonia della firma del bilancio UE per il 2018 

Giovani, crescita e occupazione 

Il Parlamento ha eliminato i tagli di 750 milioni di euro operati dal Consiglio nel settore "crescita e occupazione" e garantito all'Iniziativa per l’occupazione giovanile un incremento di 116,7 milioni di euro in stanziamenti d'impegno, portando così il totale a 350 milioni di euro, per aiutare i giovani che cercano lavoro. 

La partecipazione al Fondo Monetario Internazionale: la Constituency italiana

La rappresentanza al FMI: come funziona?

Gli Stati che aderiscono al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale organizzano la propria rappresentanza nel Consiglio di amministrazione attraverso raggruppamenti, o meglio Constituency.
La composizione di questi raggruppamenti viene effettuata sulla base di omogeneità linguistiche, geografiche o di interessi e ogni raggruppamento esprime un Direttore esecutivo.
Il raggruppamento, dei Paesi aderenti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca mondiale (BM) che fanno capo all’Italia si è riunito per la prima volta a Roma nei primi giorni di febbraio.
La riunione si è svolta al Palazzo delle Finanze ed è stata guidata dal Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

I Paesi che aderiscono al raggruppamento dell’Italia al FMI

Ecco come funziona la rivalutazione di Bankitalia

Il suo valore passerà, per legge, da 156mila a 7,5 miliardi di euro. Per alcuni una creazione di denaro dal nulla che è un regalo alle banche. Per altri una mossa che conviene a tutti

Immaginate che la Banca d’Italia valga 156mila euro. Più o meno quanto un monolocale a Milano. Ecco, è su questo paradosso che si gioca una decisione che negli ultimi giorni ha suscitato diverse polemiche, ma le cui ricadute rischiano di essere soffocate, a livello di risonanza mediatica, tra una notizia sulla Boldrini e un’altra su Berlusconi. Alle origini della discordia vi è la legge 5 del 29 gennaio 2014, con la quale vengono rivalutate le quote di partecipazione al capitale sociale di Bankitalia. Così il valore di Banca d’Italia sale da 156mila a 7,5 miliardi di euro, una cifra che sicuramente rappresenta una stima più adeguata del “valore” dell’ente nazionale. Dov’è il problema, allora? Secondo diverse parti politiche (e non), la rivalutazione rappresenterebbe un “regalo” verso le banche private che detengono la maggior parte delle azioni di Bankitalia. E c’è addirittura chi teme che la riforma possa aprire la strada a una privatizzazione dell’istituto nazionale, o alla sua acquisizione da parte di istituti stranieri.

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