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La vita sta cambiando pelle

Ambiente e Ecologia

Ambiente Ecologia: raccolta di notizie, informazioni e opinioni nazionali e internazionali su ambiente, natura, ecologia, inquinamento. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Lamon, Valgrisenche e Corniglio: nasce il gemellaggio delle tre pecore

Salvare la biodiversità è l'obiettivo del progetto di Anna Kauber in collaborazione con il parco nazionale dell’appennino tosco emiliano - Mab Unesco

Tre territori di montagna, Lamon nel bellunese, Valgrisenche in Valle d’Aosta e Corniglio nel parmense, sono singolarmente impegnati nella salvaguardia di altrettante razze autoctone di pecore: Lamon, Rosset e Cornigliese.
Questi ovini, un tempo allevati in gran quantità, rasentano l’estinzione e con loro rischiano di scomparire le comunità locali, le filiere produttive e i saprei di territori montani. Per non rassegnarsi a questa perdita di biodiversità, i Comuni di Lamon, Valgrisenche e Corniglio, insieme al parco nazionale dell’appennino tosco emiliano, riserva di Biosfera Unesco - che ha  sostenuto l'iniziativa dell’ideatrice del progetto Anna Kauber e ne è diventato soggetto promotore - firmeranno un protocollo d’intesa per la valorizzazione delle tre razze ovine.

Impianti al veleno nelle città, la mappa dell’Italia a rischio

Da Ravenna a Livorno si moltiplicano i comitati per spostare gli stabilimenti pericolosi. In aumento gli incidenti nello stoccaggio dei rifiuti, pochi i controlli

Annamaria Coluccia, Marco Menduni

L’appuntamento è all’uscita dell’autostrada di Ravenna, sormontata da due grandi cisterne che ricordano la vocazione industriale dell’area. Da una parte la città della tomba di Dante, dall’altra, sul Canale Candiano, il porto e il petrolchimico. Andrea, 54 anni, ricorda l’incidente in cui, a dicembre, ha perso la vita un amico e collega, in una fabbrica nella vicina Faenza.

«Stava lavorando - racconta - per conto di una ditta esterna su un cestello sospeso, attaccato a una gru: il braccio meccanico ha ceduto, lui è morto a 45 anni, il ragazzo dell’alternanza scuola-lavoro insieme a lui, 18, è rimasto gravemente ferito». Questo per sottolineare che «il problema più grave, per la sicurezza, è il circuito degli appalti e dei subappalti, dei lavoratori che lavorano in contesti che non conoscono bene, spesso senza l’adeguata preparazione. Quando sei al lavoro, è a queste persone che guardi con ansia e con preoccupazione».

La minaccia degli impianti  

Obiettivo puntato su Ravenna perché, secondo le classifiche dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, è questa città di 170 mila abitanti in Romagna che detiene il record di fabbriche a rischio di incidente rilevante in tutta Italia. Ravenna simbolo dell’Italia che convive con impianti necessari quanto minacciosi. L’Italia, dove ancora troppo spesso si muore sul posto di lavoro, com’è accaduto a Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola per un’esplosione in un serbatoio nel porto industriale di Livorno alla fine di marzo.  

Lo scempio del monte Fuso

Lo scempio del monte Fuso
Giuliano Serioli e Dimitri Bonani

Regione Emilia Romagna - servizio Ambiente, viale della Fiera 8 – 40127 Bologna
Comandante Gruppo Carabinieri Forestali Parma, Via Macedonio Melloni 4 – 43121 Parma
Unione Montana Appennino Parma Est, Piazza Ferrari 5 – 43013 Langhirano
Sindaco di Neviano Degli Arduini, P.zza IV Novembre 1 – 43024 Neviano degli Arduini
Sindaco di Palanzano, Piazza Cardinal Ferrari 1 – 43025 Palanzano
Sindaco di Tizzano Val Parma, Piazza Roma 1 – 43028 Tizzano Val Parma

Il Mar Morto sta diventando un deserto di sale

CARLA RESCHIA

Il bacino situato nella depressione più profonda del mondo, tra Israele, Palestina e Giordania perde un metro di livello ogni anno. Colpa dei prelievi di minerali e del rinsecchimento del Giordano, usato per l’agricoltura

Il Mar Morto sta morendo: è un pessimo gioco di parole ma è la verità. Da molti anni il bacino d’acqua alimentato dal fiume Giordano che si estende nella depressione più profonda della Terra tra Israele, Giordania e Cisgiordania, si inabissa inesorabile oltre i 423 metri certificati sotto al livello del mare (erano 394 negli Anni ’60) e si restringe perdendo un metro all’anno, per un volume impressionante di otto milioni di metri cubi d’acqua che evaporano quotidianamente.

In più, nelle aree lasciate scoperte dalla densa acqua salina si formano le cosiddette sinkhole, voragini del diametro di diversi metri che si moltiplicano: il primo di questi cedimenti del terreno che rendono pericoloso il cammino fu registrato nel 1980, oggi se ne contano migliaia.

Il Giordano, suo unico immissario, dovrebbe porre rimedio, come ha sempre fatto, ma è a sua volta munto senza pietà lungo il suo corso dai prelievi d’acqua per l’irrigazione. Il risultato è ben visibile dal satellite: nelle immagini il Mar Morto appare nettamente spartito in due bacini separati, con quello inferiore, da sempre meno profondo, ormai ridotto a una serie di aree di evaporazione da cui vengono estratti intensivamente cloruro di potassio, bromo, magnesio e altri minerali utili per produrre cosmetici e fertilizzanti di cui sono ricche le sue acque, otto volte più salate di quelle marine.   

Gasdotto Tap, la procura di Lecce sequestra un'area del cantiere: dubbi sull'espianto di 448 ulivi

In località Le Paesane era stato recentemente avviato l'espianto di 448 ulivi che si trovano sul tracciato del gasdotto. Lunedì scorso sopralluogo del sindaco con i parlamentati M5S che avevano presentato un esposto

La Procura di Lecce ha posto sotto sequestro una parte del cantiere per la realizzazione del gasdotto Tap, a Melendugno. Si tratta dell'area in località Le Paesane, in cui era stato recentemente avviato l'espianto di 448 ulivi che si trovano sul tracciato del gasdotto.

Lunedì scorso alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle avevano visitato il cantiere insieme al sindaco di Melendugno, Marco Poti, e avevano poi presentato un esposto alla magistratura per valutare la legittimità degli ulteriori espianti, dopo i 200 circa effettuati nella scorsa primavera in località San Basilio.

A seguire, i carabinieri forestali avevano effettuato un sopralluogo sul  cantiere, dal quale è scaturito il provvedimento di sequestro, firmato dal Procuratore della Repubblica, Leonardo Leone de Castris, è dalla pm Valeria Farina Valaori.

Che senso ha

Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
salvaguardia e sostenibilità del territorio

Globalizzazione, finanziarizzazione dell'economia, sviluppo industriale e commerciale senza limiti, il mondo corre vero un disastro devastante.
Tutto ciò che è deleterio per la salute deriva dall’intervento dell’uomo sulla natura.
Dall'aria che respiriamo, ai boschi, alle campagne, ai coltivi, al paesaggio che dovrebbe riempirci gli occhi, non vi è luogo dove l’uomo abbia messo le mani, inaridendo il pianeta.
E' consumo di suolo la Tibre (Tirreno Brennero) che si attorciglia all'alveo del Taro, cementificando ed asfaltando senza sapere a cosa serva, per la collettività, quel troncone monco.

Nucleare, acqua contaminata nel mar Jonio. Sequestrato impianto Itrec di Rotondella (Matera): 5 indagati

Rotondella

I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire. L’impianto di Rotondella è gestito dalla Sogin e il sequestro riguarda anche l’impianto "ex Magnox", che si trova nella stessa area

Per evitare che continui lo scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dall’impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera), la Procura della Repubblica di Potenza ha fatto eseguire stamani il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico.

I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire. L’impianto di Rotondella è gestito dalla Sogin e il sequestro riguarda anche l’impianto “ex Magnox”, che si trova nella stessa area. Le indagini sono cominciate dal “grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche” – cromo esavalente e tricloroetilene, che sono cancerogene – in cui si trova la falda acquifera sottostante il sito nucleare. Le sostenze sono usate per il riprocessamento di barre di uranio-torio. Nell’impianto sono custodite dagli anni Sessanta 64 barre di uranio provenienti da Elk River (Stati Uniti): il sito è in fase di decommissioning, ma il sequestro “non bloccherà queste attività”.

Tirreno Power, 26 rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo

Tutti gli imputati, dirigenti e membri del cda dell'ex centrale a carbone di Vado Ligure, andranno a processo. Lo ha stabilito il giudice di Savona. L’inchiesta era culminata con il sequestro della centrale nel marzo 2014 per presunte violazioni all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale

I dirigenti e i membri del consiglio d’amministrazione di Tirreno Power saranno processati per le accuse di disastro ambientalee sanitario colposo. Lo ha stabilito il giudice di Savona che ha accolto le richieste di rinvio a giudizio di tutti i 26 imputati che erano state formalizzate dai pm Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi. Il processo all’ex centrale a carbone di Vado Ligure, che vedrà come parti civili sei associazioni ambientaliste – Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana – e il Ministero dell’Ambiente, inizierà il prossimo 11 dicembre.

Paolo Maddalena su Poveglia e la Costituzione Italiana

isola di Poveglia
Poveglia
 è un'isola della laguna veneta posta a sud, di fronte a Malamocco lungo il Canal Orfano, che collega la bocca di porto di Malamocco con Venezia. La sua superficie è di 7,25 ettari, è quindi un'isola abbastanza grande nel contesto lagunare. Fonte LINK WIKIPEDIA

PFAS VENETO, DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA/ Accolto l'appello dell'Assessore all'Ambiente Bottacin

Pfas Veneto, dichiarato lo stato di emergenza, il governatore Zaia: “Persi un sacco di mesi”. La forte presenza di sostanze perfluoroalchiliche nell’acqua, ha portato alla decisione

Sul caso dei Pfas (perfluoroalchiliche) e riguardo la loro pericolosità il Governo era stato sensibilizzato non solo dal Governatore del Veneto Zaia, ma anche dall'Assessore Regionale all'Ambiente, Gianpaolo Bottacin, che in relazione agli esiti dell'inchiesta della Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, aveva lanciato un appello affinché lo Stato di Emergenza venisse finalmente accordato.

Una volta accordato, per Bottacin ci sono ancora dei passi da compiere per contastare la pericolosità di queste sostanze, bussando direttamente alla porta della Commissione Europea: "Il prossimo passo è fare “gioco di squadra per fare pressione sull’Unione Europea. Perché è quella la sede deputata a prendere decisioni per inibire del tutto l’uso di queste sostanze nei cicli produttivi”, queste le parole di Bottacin a inizo marzo che hanno trovato riscontro con la dichiarazione dello Stato di Emergenza. (agg. di Fabio Belli)

"PERSI UN SACCO DI MESI"

APPROVATO IL DECRETO SU FORESTE E FILIERE FORESTALI

Foresta

Carlo Consiglio

APPROVATO IL DECRETO SU FORESTE E FILIERE FORESTALI

Il Consiglio dei Ministri si è riunito venerdì 16 marzo 2018 alle ore 11,12 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni. Segretario la Sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi. Molto inopportunamente il Consiglio ha approvato il decreto legislativo su foreste e filiere forestali, malgrado sia cambiata la composizione del Parlamento, e questa approvazione è tanto più assurda se si pensa che 3 dei 4 onorevoli che hanno voluto il decreto (Realacci, Olivero e Sani) non sono stati rieletti! Vedi la precedente newsletter n. 88 del 13 marzo 2018. (omissis)

SOSTEGNO ALLE IMPRESE AGRICOLE E TESTO UNICO SU FORESTE E FILIERE FORESTALI

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, anche in qualità di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali ad interim, ha approvato, in esame definitivo, due decreti legislativi che, in attuazione della legge sulla semplificazione, la razionalizzazione e la competitività dei settori agricolo e agroalimentare (legge 28 luglio 2016, n. 154), introducono norme volte, da un lato, a disciplinare gli interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole e, dall’altro, al riordino della normativa in materia di foreste e filiere forestali.

Di seguito le principali previsioni dei due decreti, secondo il commento del Consiglio dei ministri:

Un ascensore d'acqua per tornare a navigare sul Po

La Stradivari

L’opera da 47 milioni sarà aperta il 23 marzo a Isola Serafini. Consentirà il passaggio sul fiume a battelli merci e da crociera

PIACENZA. Non esiste più la “dogana fluviale” di Isola Serafini, che impediva la navigazione del Po fino a Pavia e alla foce del Mincio. Da anni, la barriera costituita dalla diga Enel al confine tra Emilia e Lombardia era un ostacolo quasi invalicabile per barche e pesci, ma dal 23 marzo il grande fiume non sarà più spezzato da un salto d’acqua di 12 metri che ostacolava come un dazio turismo e transito di merci.

Con 47 milioni investiti tra Europa (7) ed Emilia Romagna ( 40) è stata costruita la conca di navigazione che farà di Isola Serafini la “Panama padana”. Un “ ascensore d’acqua” lungo 120 metri, largo 12 e profondo 10 consentirà a navi merci e da crociera di risalire il fiume.

BOZZA DI DECRETO MINACCIA LE FORESTE

Carlo Consiglio

BOZZA DI DECRETO MINACCIA LE FORESTE

L’approvazione, calendarizzata a breve, del decreto legislativo riguardante le “Disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali” in attuazione dell’art. 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154, sta suscitando  vivissime proteste fra addetti ai lavori e non solo: forestali, ecologi, botanici, zoologi, geologi, ma anche fra giuristi e medici. E questa approvazione è tanto più assurda se si pensa che 3 dei 4 onorevoli che hanno voluto il decreto (Realacci, Olivero e Sani) NON SONO STATI RIELETTI!

Con questo decreto infatti ancora una volta si vogliono fare soldi sulla pelle dei cittadini, destinando gran parte del nostro patrimonio boschivo alla produzione di biomasse per produzione di energia elettrica. E questo non perché sia di per sé conveniente o per ridurre il consumo di combustibili fossili, ma solo perché l'UE, e quindi l'Italia, ha inserito le biomasse nella categoria delle fonti energetiche rinnovabili. Per l'uso di queste fonti sono previsti sostanziosi contributi che, però, derivano dalla ridistribuzione dei costi sulle bollette di tutti gli utenti che si allacciano alla rete elettrica.

Perciò tutti noi paghiamo di più l'energia elettrica (l'ultimo aumento a gennaio), mentre si distrugge l'ambiente, si calpesta la costituzione, si rovina la salute nostra e dei nostri figli per l’interesse economico di pochi!

Il decreto presenta anche diversi aspetti di incostituzionalità, prevedendo, ad esempio, la confisca di boschi privati che non abbiano rispettato il così detto “turno di taglio”.

Il bosco mitigatore delle piene

Bosco


Giuliano Serioli
Per spiegare il disordine idrogeologico dovuto al disboscamento dissennato e quindi alla riduzione dell'efficienza del bosco, occorre aver presente l'azione che esercita sul ciclo dell'acqua piovana e quindi considerare il sistema integrato vegetazione-suolo.
Il bosco ha la capacità di ridurre le portate di piena nei corsi d’acqua.

Le piante intervengono per limitare l’azione della pioggia battente sia intercettando le precipitazioni coi loro apparati fogliari, sia riducendo la velocità delle gocce di acqua che penetrano attraverso esse.
Con l'intercettazione l’acqua piovana viene trattenuta dalle foglie e scorre lungo rami delle piante, per poi tornare per evaporazione nell’atmosfera.
L’entità dell’intercettazione dipende dalla quantità della pioggia, dalla densità della massa fogliare, dalla specie arborea, dall'età delle piante e dagli interventi colturali effettuati.

All’inizio di una pioggia,con le chiome asciutte, una notevole parte dell’acqua caduta può restare intercettata; col crescere della quantità di pioggia, vale a dire della sua durata o intensità l’intercettazione va attenuandosi, fino a diventare minima o nulla.

Nel caso di eventi pluviometrici eccezionali, essa diventa trascurabile.
Ma l’azione frenante dell'apparato fogliare ha il potere di ridurre la velocità e quindi la forza di penetrazione delle gocce di pioggia, impedendo che la maggior parte di esse percuota direttamente e violentemente la superficie del suolo.

Grande secco, grandi alluvioni, grandi silenzi

Rifugio Gonella Monte Bianco

Giuliano Serioli

Il rifugio Gonella sul Monte Bianco, a 3073 metri di altezza, ha chiuso per mancanza d’acqua. La ricavava dal nevaio che ogni anno calava un po’ e che quest’anno è sparito.

Assemblea Confagricoltura a Parma sui cambiamenti climatici

L'assemblea annuale a Parma occasione per fare il punto sull'impatto dei mutamenti ambientali per agricoltori e allevatori. Nessuno ha speso una parola sul benessere degli animali negli allevamenti. Costretti in luoghi contro la loro natura. Vivono, per quel poco a cui ormai sono ridotti, in ambienti insalubri non solo per gli animali, ma pure per l'uomo che ci lavora o per chi abita nella vicinanze. Con i liquami (non più letame) che si infiltrano nelle falde acquifere, ecc e impestano l'aria. 
Nemmeno sulla qualità dei prodotti agricoli necessaria per una alimentazione sana e naturale, senza sostanze che ne inficino gli aspetti nutrizionali...o divengano addirittura pericolosi (vedi glifosato). Troppo spesso ormai non adeguatamente considerati e funzionali solo alla filiera industriale e non all'uomo. LB

Agricoltura e cambiamenti climatici al centro dell'assemblea annuale di Confagricoltura. Temi che richiedono "consapevolezza e necessità di intervento" ha detto in apertura dei lavori il presidente della confederazione di Parma Mario Marini. "Il tema ci è caro come cittadini prima che come agricoltori perché tocca i nostri campi, i nostri animali e prima ancora noi stessi, i nostri figli. Una inversione di tendenza non è facile ma si può fare".

A palazzo del Governatore anche incroci post elettorali grazie alla presenza dei neo parlamentari leghisti Laura Cavandoli, Maria Gabriella Saponara, Maurizio Campari, Pietro Pisani e la deputata Elena Murelli e del deputato uscente del Pd Giuseppe Romanini a cui Mario Marini ha rivolto un ringraziamento per l'impegno a favore dell'agricoltura nel corso della legislatura appena conclusa.

Distruggere il bosco, per legge

Bosco tagliato

Giuliano Serioli

E' alla firma del presidente Mattarella il decreto legislativo n° 154 "recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali". Una legge forestale che punta a "valorizzare il nostro enorme patrimonio boschivo".
Una valorizzazione economica, ovviamente, per "togliere i boschi dall'abbandono", come dicono politici, stampa e addetti del settore biomasse e combustione.

In pratica, per salvarli e toglierli dall'abbandono bisognerebbe tagliarli e farne legna e cippato. Tagliarli a livello industriale, si intende, cioè taglio massivo ed estensivo, non certo un diradamento controllato per scegliere le piante più vecchie e mature. Con un corredo di nuove strade forestali onde permettere il passaggio lungo i versanti di trattori, caterpillar ed altri macchinari industriali.

Sono le industrie della filiera del legno a pretendere questo, quelle, per intenderci, che producono stufe a pellet, centrali a cippato e camini, oltre a quelle che producono arnesi industriali di taglio e trattori.

E' tutto un mondo economico cresciuto con la green economy che spintona politici e giornali affinchè mettano i boschi a loro disposizione. E' dal 2010 che la Bresso, presidente della Regione Piemonte di allora, prevedeva un taglio più massiccio per produrre energia elettrica dalla legna. Ma anche l'attuale presidente della Regione Toscana, Rossi (di LEU), ha proposto la stessa cosa per la sua Regione.

Terremoto magnitudo 7,2 in Messico: epicentro nel sudovest

Colpita la regione di Oaxaca, ma un forte boato si è avvertito fino nella capitale dove i palazzi hanno oscillato. A distanza di un'ora seconda scossa di magnitudo 5,9.

Terrore in Messico, dove alle  17:39 di ieri ora locale (00:39 odierne in Italia) si è registrata una fortissima scossa di terremoto. La magnitudo, inizialmente indicata pari a 7,5, è stata misurata a quota 7,2 dallo U.S. Geological Survey, l'ente americano di rilevamento sismico, mentre l'epicentro è stato localizzato nella regione di Oaxaca, nel sudovest del Paese. L'ipocentro è 25 km di profondità, in una località rurale a circa 8 km da Pinotepa Nacional, cittadina nei pressi della costa del Pacifico. Un forte boato però si è avvertito anche nella capitale, Mexico City, che si trova a 500 km di distanza e dove gli edifici hanno oscillato pericolosamente, facendo registrare alcuni danni.

LA MAPPA L'epicentro del sisma

A distanza di un'ora (le 18 e 36 locali), nella stessa area si è poi registrata una seconda scossa di magnitudo 5,9. L'epicentro stavolta è stato a circa 10 km da Santiago Jamiltepec, sempre nello stato di Oaxaca. E due ore dopo il fenomeno sismico più rilevante, secondo l'istituto sismico messicano si erano registrate 150 repliche di minore entità.

Il ministro degli Interni messicano e le autorità di Oaxaca riferiscono che nella zona dell'epicentro ci sono edifici danneggiati - tra i quali anche ospedali - ma al momento non si hanno segnalazioni di vittime della scossa. Le verifiche, però, sono tuttora in corso. Nessun avviso di imminente tsunami è stato diramato per la costa del Pacifico. La scossa sarebbe durata oltre un minuto ed è stata avvertita anche in Guatemala, secondo i media internazionali.

Troppo inquinamento, la Germania prepara la svolta storica: mezzi pubblici gratis

L'idea per scongiurare la denuncia alla Corte Ue per l'eccesso di gas di scarico, la stessa che pende sull'Italia. Già pronta la sperimentazione in cinque città. Il governo promette i 13 miliardi necessari per coprire il buco dei Comuni, che però non si fidano

BERLINO - Mezzi pubblici gratis? Non è un'utopia. In molte città tedesche, forse in tutto il Paese, questa rivoluzione potrebbe diventare presto realtà. Una rivoluzione affatto banale nell'"Autoland Germania", nella patria mondiale delle automobili, dove sono di casa colossi come Daimler, Volkswagen o Bmw.

Dighe e casse, il disastro è servito

Cassa di esponsione

Esporre con competenza e chiarezza le proprie idee.

Per favorire un’opposizione convinta e informata alle decisioni imposte dal potere amministrativo e politico.
La sicurezza della pianura si determina in montagna, mantenendo l'effetto spugna del manto boschivo.

Dopo l’acciaio: il cielo sopra Essen

Essen  Essen

Viaggio nella Ruhr che risorge dall'industria siderurgica. Un tempo inquinatissima capitale della siderurgia tedesca, oggi questa città è diventata  ecologica e “smart”: qui è rinato persino l’Emscher, il famigerato fiume dei veleni Attenzione all’ambiente senza rinunciare al lavoro: un esempio per Taranto, Bagnoli e l’Italia

DALLA NOSTRA INVIATA TONIA MASTROBUONI

Era il cuore d'acciaio della Germania, la patria dell'impero Krupp che forgiava cannoni e aveva fornito la simbologia nefasta della potenza hitleriana. Ma Essen era una città infernale. Sopra, viveva imprigionata in un cielo eternamente nero, denso di fumi e di veleni sprigionati dagli altoforni. Sotto, un dedalo di miniere che scavavano la terra divorando il suolo e abbassandolo di metri e metri. In mezzo, fiumi come la Ruhr e l'Emscher gonfi di scarichi e liquami, perché gli smottamenti delle gallerie impedivano di costruire tubature e fogne. Di generazione in generazione, per chi nasceva lì non c'era alternativa tra forni e pozzi, condannati allo stesso destino di malattie letali.

Il cambiamento climatico, un tema “caldo” anche per i nostri portafogli

Senza un’azione immediata e coordinata, il costo del riscaldamento globale potrebbe arrivare al 5% del PIL globale ogni anno e al 20% nello scenario peggiore.

 

Il 2016 è stato l’anno più caldo sulla Terra da quando se ne tiene traccia (dal 1880) e il 2017 è stato il 41esimo anno consecutivo in cui la temperatura globale si è attestata al di sopra della media del 20esimo secolo.

Il riscaldamento globale – causato integralmente dall’attività umana – è un problema reale e sta accelerando il passo: escludendo il 2017, tutti i 16 anni del 21esimo secolo sono stati tra i 17 più caldi della storia e i cinque anni più caldi in assoluto si sono registrati tutti dopo il 2010.

Conseguenze già visibili

Le conseguenze sono già visibili: uragani, inondazioni, ondate di calore e siccità stanno diventando molto più frequenti in diverse zone del pianeta. Basti pensare che nel 2016 si sono verificati stati 93 cicloni tropicali a livello globale contro una media annua di 82.

Il 2016 è stato il 37esimo anno di seguito in cui i ghiacciai si sono ritirati (di 832 millimetri per la precisione), mentre il livello del mare è salito in media di 82 millimetri dal 1993 a oggi (fonte: National Oceanic and Atmospheric Administration 2017) e potrebbe aumentare molto di più in futuro, si stima tra 30 e 122 centimetri entro il 2100 (fonte: US Global Change Research Program 2017).

Parallelamente, l’inquinamento sta diventando una delle principali minacce alla salute umana, con circa 18mila morti al giorno causate dalla cattiva qualità dell’aria che respiriamo, concentrate soprattutto nelle grandi metropoli dei Paesi emergenti.

Ippolito Pizzetti i giardini e la storia

Ippolito Pizzetti

Figlio di Ildebrando, nasce a Milano nel1926 – muore a Roma,il 15 agosto 2007.

La laurea in architettura l' ha presa solo nel 2004. Honoris causa. Ippolito Pizzetti, il più illustre fra i progettisti di giardini, disegnatore di forme e di profili paesaggistici, oltreché botanico, in realtà si era laureato in Letteratura italiana con Natalino Sapegno, anno accademico 1950. Argomento: Cesare Pavese. E la formazione umanistica ha sempre condizionato il suo sguardo sulla natura. Pizzetti è morto ieri a Roma. Aveva ottantun anni.

Anche le piante si addormentano

GIULIANO ALUFFI

ROMA - Anche le piante, nel loro piccolo, si addormentano» suggerisce Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze. «O per meglio dire anche le piante possono essere anestetizzate, proprio come uomini e animali.

Lo abbiamo scoperto con uno studio che getta una nuova luce non solo sulle analogie tra noi e le piante, ma anche su quale sia il meccanismo di azione dell’anestesia umana». Lo studio che Mancuso e colleghi hanno pubblicato su Annals of Botany, celebrato anche dal New York Times, mostra come l’esposizione per un’ora ad anestetici come l’etere dietilico, la lidocaina e il gas xenon possa rendere “incoscienti” a lungo piante note per la loro rapidità di movimento, per esempio le micidiali carnivore Dionaea muscipula, o Venere acchiappamosche, e Drosera capensis, dalle foglie avvolgenti come tentacoli, e la più timida, ma altrettanto svelta, Mimosa pudica, che si ritrae quando sfiorata.

Perché l’anestetico ha effetto sulle piante?
«In piante fulminee come la Dionaea, nel momento in cui un insetto si posa nella “trappola” si formano degli impulsi, detti “potenziali d’azione” e del tutto analoghi ai nostri impulsi nervosi, che portano allo scatto delle fauci. Abbiamo visto che l’anestetico disattiva tutti questi segnali, e ostacola il traffico di molecole tra le cellule, compreso l’analogo vegetale dei nostri neurotrasmettitori. Così le piante non percepiscono più l’ambiente esterno, proprio come un uomo sotto anestesia».

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