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La vita sta cambiando pelle

Ambiente e Ecologia

Ambiente Ecologia: raccolta di notizie, informazioni e opinioni nazionali e internazionali su ambiente, natura, ecologia, inquinamento. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Inceneritore di Parma, accordo su autolimitazione ed economia circolare

Tavolo di confronto in municipio

L'accordo di autolimitazione scaduto nei mesi scorsi verrà prorogato. Si aprirà inoltre un tavolo di confronto permanente volto a lavorare sulla riduzione della produzione dei rifiuti speciali che fortemente impattano sullo smaltimento.

Un lavoro nel filone dell'economia circolare perché il problema venga affrontato a monte (la produzione dei rifiuti) e non solo a valle (lo smaltimento). Tutto questo a partire dalla solida base di raccolta differenziata raggiunta a Parma.

Questo, in estrema sintesi, quanto è uscito dal tavolo di confronto riunito questa mattina in municipio dopo gli interventi e le prese di posizione che nelle settimane scorse hanno dibattuto sul problema. 

Erano presenti Amministrazione comunale, Regione, Iren, Unione industriali, Comuni interessati dal Paip. Sarnno i tecnici a entrare nel dettaglio dell'intesa ma la svolta concorde è comunque arrivata.

L'impianto già nel 2016 e nel 2017 ha sforato la soglia di 130mila tonnellate annue di rifiuti smaltiti raggiungengo quota 165mila. Obiettivo iniziale di Iren era puntare al massimo della capacità, ovvero 190 mila tonnellate annue.

Prossima convocazione a settembre. L'autolimitazione, spiega il Comune in una nota, è "in coerenza con le peculiarità di un territorio particolarmente virtuoso nel ciclo ambientale", con alte quote di raccolta differenziata. 

Tagli veri, risposte apparenti

Taglio Piante nella Montagna parmense

Giuliano Serioli

Alla nostra lettera denuncia, inerente i tagli boschivi di questi ultimi due anni sui monti del parco del monte Fuso ( M.ti Fuso, Lavacchio, Faino), è stato risposto. Lo ha fatto la Comunità Montana Parma Est, a firma del suo presidente, nonché sindaco di Langhirano, Giordano Bricoli.

Inceneritore di Ugozzolo, LE LACRIME DI COCCODRILLO DEL SINDACO PIZZAROTTI

Dicono che dopo avere divorato la preda al coccodrillo lacrimino gli occhi. Forse non è per rimorso, ma per espellere l'accumulo dei sali nell'organismo, però nell’immaginario collettivo il fenomeno viene considerato come segnale di un tardivo pentimento. Così l’immagine del rettile con la pancia piena e l’occhio lacrimoso ci è venuta spontanea quando abbiamo letto sui quotidiani locali le dichiarazioni del sindaco Pizzarotti, che si è dichiarato contrario al superamento del limite di 130mila tonnellate bruciate all’anno dall’inceneritore di Ugozzolo. 

Una presa di posizione obbligata, quella del sindaco, ma anche tardiva e imbarazzata. Dopo la lunga serie di personalità rappresentative della società civile della città, come i Barilla, il rettore dell'università di Parma Paolo Andrei, il vescovo Enrico Solmi, l'Unione Industriali, che hanno preso decisamente posizione contro il potenziamento dell’inceneritore, anche Pizzarotti si “adegua” unendosi al coro. Ma lo fa da par suo dando un colpo al cerchio e uno alla botte e sostenendo la tesi della irresponsabilità dl comune nella vicenda. 

Intendiamoci, il Comune effettivamente non ha potere decisionale, in quanto la sua partecipazione in  IREN Spa è di azionista minore e l’altro organo decisionale è la Regione e non l’amministrazione comunale di Parma. Ma questo il sindaco Pizzarotti lo sapeva dal principio. 

L'inceneritore è ora diventato una patata bollente, perché Iren, come ormai è noto da giorni, avrebbe intenzione di aumentare la quantità massima di rifiuti da incenerire nell’impianto di Ugozzolo, passando da 130mila tonnellate all’anno alla soglia massima di 190mila (grazie a 60mila rifiuti speciali) superando così l'accordo sottoscritto due anni fa. 

Inceneritore di Parma, scontro in Regione. M5s: "Basta chiacchiere, dica no a Iren"

Il consigliere Bertani attacca la Giunta sull'impianto di Ugozzolo. Gazzolo sollecita attivazione di un tavolo di confronto

Iren, come ormai è noto da giorni, avrebbe intenzione di aumentare la quantità massima di rifiuti da incenerire nell’impianto di Ugozzolo, a Parma, passando da 130mila tonnellate all’anno alla soglia massima di 190mila (grazie a 60mila rifiuti speciali) superando così l'accordo volontario sottoscritto due anni fa.

"La Regione starà dalla parte del territorio e dei cittadini?". Lo chiede in aula in un’interrogazione, Andrea Bertani (M5s) che sottolinea come la scelta di Iren non sia coerente con le azioni politiche che la Regione vorrebbe mettere in campo per la gestione dei rifiuti – a partire dalla legge regionale sull’economia circolare del 2015.
"Il piano di gestione dovrebbe prevedere l’ottimizzazione degli impianti esistenti e il progressivo spegnimento di tutti gli inceneritori" spiega Bertani.

"La Regione sta dalla parte del territorio  - ribatte l’assessore regionale all’ambiente Paola Gazzolo - è già stato avviato un tavolo per un percorso di confronto con Iren".

Fabrizio Pezzuto Parma Unita- Centristi sull'incremento dei rifiuti per l'inceneritore di Ugozzolo

Inceneritore di Ugozzolo (PR)

190 mila tonnellate di rifiuti nel cuore della nostra Food Valley, per altro nel momento in cui raggiungiamo l'80% di raccolta differenziata, ci pare quanto meno una presa in giro. "NO a Iren".

E' da tempo che il sottoscritto, e ben prima di me Roberto Ghiretti, denuncia il fatto che sull'inceneritore di Ugozzolo, Iren, fino ad oggi con il benestare silenzioso dell'Amministrazione comunale, stia portando avanti il progetto di far lavorare l'impianto a pieno regime e alla massima capacità di smaltimento.

Il tutto sempre in barba alle promesse di non accogliere rifiuti da fuori provincia, e cercando sempre di superare i limiti stabiliti a livello regionale, come accaduto già nel 2016 e nel 2017, quando il termovalorizzatore è arrivato a smaltire oltre 150mila tonnellate. Comportamento legittimo dall’azienda che deve massimizzare gli utili, ma che suscita diverse riflessioni. 

In questi anni in cui il tema inceneritore è letteralmente passato sopra la testa dei cittadini tradendo tutte le aspettative di chi nel 2012 era convinto di votare anche per fermare l'eco mostro, pochi di quelli che potevano incidere e fare opinione si sono interessati attivamente a quanto stava succedendo e solo oggi che il Comune di Parma sembra invocare uno stop a Iren assistiamo a un fiorire di prese di posizione. 

Bene, in ogni caso considero questo un fatto positivo. Ora però qualche domanda a Pizzarotti e alla sua amministrazione bisognerà pur farla visto che governa la città da ormai sei anni e ha una persona che su indicazione del Comune di Parma siede nel Consiglio di amministrazione della Multiutility. 

Federico Pizzarotti sulla attività del PAIP e sugli accordi relativi allo smaltimento dei rifiuti mandati a incenerimento

Precisazioni in merito allo sviluppo delle attività nell'area PAIP e sugli accordi relativi allo smaltimento dei rifiuti mandati a incenerimento: la posizione del Comune di Parma 

Parma, 2 luglio 2018. In conferenza stampa, il Sindaco Federico Pizzarotti e l’Assessora alle Politiche di Sostenibilità Ambientale Tiziana Benassi hanno voluto chiarire la posizione dell’amministrazione comunale in merito alla possibile risoluzione dell’accordo Iren – Regione Emilia Romagna, che, attualmente, fissa il limite di incenerimento non oltre la soglia delle 130 mila tonnellate annue.  

Pur non avendo potere decisionale in merito, e ribadendo quanto già chiarito in sede di conferenza dei servizi lo scorso 22 giugno, il Comune di Parma si dice contrario al superamento di tale limite, poiché si ritiene che la scelta non sia coerente con la direzione intrapresa da Parma negli ultimi anni, dove la promozione della raccolta differenziata è passata dal 49% all’80% circa, e dove sono diminuiti i rifiuti mandati a incenerimento. “Il limite di 130.000 tonnellate è un limite congruo alle esigenze dei territori, all’area di bacino che la Regione ci ha assegnato, e rispettoso del percorso che abbiamo intrapreso di raccolta differenziata spinta e di limitazioni dei rifiuti indifferenziati” ha sottolineato il Sindaco Pizzarotti “130.000 tonnellate sono una garanzia di equità. Se tutte le città facessero la loro parte verso la sostenibilità questi parametri non avrebbero bisogno di essere ritoccati. Chiediamo quindi che venga mantenuta la limitazione.”  

Casse, dighe, torrenti

Casse, dighe, torrenti
Quando al cemento si vuole rimediare col cemento

L'assessore regionale all'ambiente Paola Gazzolo si è presa un mese di tempo per valutare la fattibilità del progetto di una diga a Vetto, comune montano della Val d’Enza.
La siccità di quest'anno ha fatto diventare ancora d'attualità un vecchio progetto abbandonato da tempo a causa del pericolo sismico legato ad una faglia che corre lungo l'asta del torrente.
Abbandonato per il pericolo che milioni di metri cubi d'acqua, basculando su pareti montane argilloso-flyschoidi, possano creare frane.

San Giovanni a Cereseto (Compiano - PR) dalla Trattoria Solari. Progetto pilota ambientale per l'autosufficienza idrica e energetica

Trattoria Solari di Cereseto (Compiano- PR)

Foto Luigi Boschi: Trattoria Solari di Cereseto

ùAlla Trattoria Solari di Cereseto
Sabato 23 e Domenica 24 Giugno   

Progetto Pilota per  l'autosufficienza energetica e idrica

TORTELLATA di SAN GIOVANNI

“La “Notte di San Giovanni”  è la Notte più magica dell’anno, notte in cui cambiano le Energie…..la rugiada che bagna i prati acquista miracolose facoltà…
addirittura a mezzanotte i rabdomanti tagliavano dai noccioli e dai salici
 i rami biforcuti per la loro bacchetta divinatoria…”.

Tanti musicisti si esibiranno per questa raccolta fondi, sabato sera e domenica pomeriggio

Giancarlo Galli, Mauro Manicardi, Corrado Pedrazzo, Mariagrazia  Ghersi, Fabio Riccobene, Marco Pettorelli, Laura Silvotti……
                       …. musica folk  Tortellata… e  buon cibo

Progetto Pilota per  l'autosufficienza energetica e idrica
 
E’ mia intenzione svincolarmi dalla distribuzione dell’acqua affidata ad aziende private in palese violazione di un Referendum vinto dagli Italiani a favore del mantenimento dell’acqua pubblica. Come primo atto di un progetto pilota per l’autosufficienza da un punto di vista energetico e dell’approvvigionamento idrico a maggior ragione in un territorio molto ricco di sorgenti.  Tale progetto pilota proseguirà con la dotazione di generatori  elettrici da fonti rinnovabili e dall’indipendenza  da gas e combustibili fossili per il riscaldamento.

Saturno, Giove e gli altri: lo spettacolo dei cinque pianeti dopo il tramonto

Venere, Mercurio e Marte completano la cinquina dei corpi celesti del nostro Sistema solare visibili a occhio nudo (se si escludono la Luna e il Sole). Sono i giorni giusti per alzare lo sguardo al cielo notturno e imparare a riconoscerli

CHI ha l'occhio allenato li sa riconoscere al primo sguardo, ognuno ha una sua peculiarità, il colore soprattuto. In queste settimane i principali pianeti sono assoluti protagonisti della volta celeste. Il minuscolo Mercurio immerso nelle luce del crepuscolo, la luminosissima Venere, il fiammeggiante Marte e poi i giganti, Giove e Saturno, fanno bella mostra di sé, ben disposti lungo la striscia di cielo tra le costellazioni dello Zodiaco. E offrono un spettacolo delle grandi occasioni dal tramonto fino a notte fonda.

·MERCURIO E VENERE A OVEST DEL TRAMONTO

Fabrizio Pezzuto sui dati del PAIP (Piano Integrato Ambientale Provinciale) diffusi dal Comune di Parma

Diciamo che la vicenda del termovalorizzatore di Ugozzolo non è certo un esempio cristallino di rapporto trasparente e proficuo tra politica e cittadini.

Avviato in sordina un po' nella speranza di passare inosservati, poi cavalcato a più non posso (anche dall'attuale Sindaco) per catalizzare un po' di voti, ed infine messo a lavorare a pieno regime ancora una volta lontano dagli sguardi indiscreti. 

Questa la parabola di un progetto che sulla carta avevamo deciso di “affamare” per renderlo sostanzialmente inutile e invece scopriamo oggi che mangia alla grande, per di più con il beneplacito della politica locale e non, e con ricchi profitti anche per le amministrazioni comunali. 

Come spiegare diversamente il fatto che a seguito delle notizie pubblicate in questi giorni dalla stampa il Comune abbia confermato che il termovalorizzatore ha sforato la quota di rifiuti da bruciare non solo nel 2017 ma anche nel 2016? Quando contava di dare comunicazione di questi sforamenti il sindaco Pizzarotti? 

Colpa della Regione e di Arpae? Della politica locale? Io direi un po' di tutti. Della Regione perché in barba alle sue stesse quote di smaltimento non ha avuto remore nell’ avallare deroghe anche importanti, da 130mila tonnellate a 150mila. 

Ma sul banco degli imputati metto anche la politica locale e, in particolare, il Sindaco e quella parte della sua maggioranza che ancora discende direttamente dalla militanza in quel celebre Comitato Gestione Corretta Rifiuti che nel 2012 paventò malattie per tutti. Che fine hanno fatto quei temi? Dov'è finito l'alfiere della difesa dell'ambiente contro tutto e contro tutti?

Conosco il Sindaco e so già che mi dirà che più che fare una raccolta differenziata dell'80% lui non poteva fare. Ecco, io invece mi sarei aspettato qualcosa di più di una fredda nota comunale di precisazioni sulla vicenda. 

Carlo Consiglio, ORSI E LUPI: "LE REGIONI NON METTANO IL DITO SUL GRILLETTO”

Carlo Consiglio


ORSI E LUPI: "LE REGIONI NON METTANO IL DITO SUL GRILLETTO”.

La Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) denuncia pubblicamente la richiesta dello scorso 10 maggio, formulata al Governo da parte della Conferenza delle regioni, di delegare alle regioni stesse ed alle province autonome di Trento e Bolzano la facoltà eccezionale di disporre catture e abbattimenti in deroga di esemplari delle specie orso e lupo. Si tratta, sinora, di una prerogativa teorica di esclusiva competenza statale, sentito il parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). L’occasione è stata fornita dalla preparazione di una bozza di parziale modifica ad un decreto del Presidente della repubblica del lontano 1997 (attuazione della cosiddetta Direttiva UE “Habitat”, riguardante anche la protezione di mammiferi in pericolo d'estinzione), che dovrebbe inserire una nuova disciplina del divieto di immissione di specie esotiche in Italia. 

Nulla a che vedere, pertanto, con la tutela e la gestione delle rare specie di predatori autoctoni presenti nel nostro Paese. Ma tant’è, le regioni, su input della Provincia autonoma di Bolzano (e dei recenti furori demagogici anti-lupo di un  paio dei suoi assessori), condizionano il proprio parere allo Stato sullo schema di D.P.R. all’inserimento di un articolo che nulla ha a che vedere col contrasto alla diffusione di specie esotiche, chiedendo di introdurre un’autonomia decisionale locale (basterebbe una mera comunicazione al Ministero dell’ambiente) in materia di “prelievo, cattura o uccisione” delle specie Ursus arctos e Canis lupus. Si tratta di un bieco voltafaccia proprio rispetto ad un recente parere negativo in conferenza Stato-Regioni all’ipotesi di introdurre facoltà di abbattimento in sede di stesura di un piano nazionale sulla gestione del lupo.

Carlo Consiglio: ROMA, CITTADINI A RISCHIO ZANZARE O ANTIZANZARE?

Carlo Consiglio

ROMA, CITTADINI A RISCHIO ZANZARE O ANTIZANZARE?

European Consumers, per voce del presidente Marco Tiberti, dopo un’attenta analisi dell’ordinanza anti-zanzara di Roma Capitale emessa il 9 maggio 2018, dichiara che appare chiara la mancanza di volontà, da parte dell’amministrazione, di evitare la diffusione di sostanze tossiche negli ambiti urbani per la lotta a organismi che rappresentano una minaccia ben inferiore alle sostanze utilizzate. Esistono rimedi alternativi e a basso impatto e, soprattutto, esiste la possibilità di un’efficace prevenzione personale e di igiene cittadina.

Nella nuova ordinanza di fatto si lascia campo libero alle imprese, si ignorano la biodiversità urbana, si cita l’intervento adulticida "solo in presenza di manifeste condizioni d'infestazione", ma si lascia al completo arbitrio di ditte e amministratori condominiali o di consorzio stabilire il reale significato di queste parole. Si premette che le infestazioni delle zanzara tigre sono conseguenti a condizioni di artificialità e contaminazione del territorio, assenza di predatori e, come la maggior parte dei fenomeni invasivi, sono indice di squilibri ecologici da contrastare mediante buone pratiche di comportamento personali e amministrative e strategie scientifiche di monitoraggio, contenimento biologico e riqualificazione ambientale. L’uso dei pesticidi peggiora la situazione eliminando proprio i predatori (pipistrelli, rondini, rondoni, balestrucci) e, nelle zone umide, tali biocidi possono uccidere pesci, larve di libellule e anfibi, efficacissimi larvicidi naturali.

Carlo Consiglio: VIETATI TRE PESTICIDI IN EUROPA

Carlo Consiglio

VIETATI TRE PESTICIDI IN EUROPA

Un importante segnale a favore dell’ambiente arriva dalla Commissione Europea, che sul territorio dei Paesi membri ha vietato l’uso all’aperto di tre pesticidi neonicotinoidi: imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam. Si tratta di un primo, importantissimo, passo avanti tanto per la salute dei cittadini quanto per la tutela della biodiversità. I pesticidi neinicotinoidi, infatti, rappresentano uno dei maggiori rischi per la sopravvivenza degli insetti impollinatori.

La decisione di vietare l’uso di questi composti chimici all’aperto riduce i rischi ma non li elimina. «È necessario continuare la battaglia affinché si arrivi al bando totale di queste sostanze – ha spiegato il WWF, che nelle scorse settimane ha lanciato una campagna per chiedere politiche europee più stringenti per la tutela delle api -. Lasciando in commercio queste molecole per le produzioni in serra, infatti, non solo non si esclude il rischio di contaminazione dell’ambiente esterno, ma anche l’utilizzo illecito. È quindi urgente predisporre un sistema di controlli efficaci che preveda anche sanzioni adeguate per chi non dovesse rispettare il divieto di utilizzo in campo aperto».

La posta in gioco è davvero alta perché di certo non si può rischiare di perdere le api: l’impollinazione è uno dei servizi ecosistemici più importanti per il nostro benessere e per la nostra economia. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono dall’impollinazione animale.

Non solo: si stima che, delle 1.400 cultivar che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria, l’80% richieda l’impollinazione da parte di api domestiche e selvatiche, ma anche di vespe, farfalle, falene, coleotteri e di vertebrati come uccelli e pipistrelli (La Rivista della Natura, 4 maggio 2018).

Carlo Consiglio: POLONIA CONDANNATA PER DANNI ALLA FORESTA

Carlo Consiglio

POLONIA CONDANNATA PER DANNI ALLA FORESTA

Nella foresta naturale di Białowieża, una delle meglio conservate in Europa, la Polonia ha violato le direttive dell’Unione Europea sulla protezione di ‘habitat’ e ‘uccelli’. Lo fa sapere una nota della Corte di giustizia europea di Lussemburgo, che annuncia oggi di aver accolto un ricorso del 2017 presentato dalla Commissione. Quest’ultima aveva accusato la Polonia di non rispettare la legislazione europea sulla protezione della fauna e della flora. “A causa della propagazione costante del bostrico tipografo, un coleottero nocivo che colonizza prevalentemente gli abeti rossi, il Ministro polacco dell’ambiente ha autorizzato, per il periodo compreso tra il 2012 e il 2021, la quasi triplicazione dello sfruttamento di legname nel solo distretto forestale di Białowieża, nonché operazioni di gestione forestale attiva, quali tagli sanitari, operazioni di rimboschimento e tagli di rinnovamento, in zone nelle quali fino a quel momento era escluso qualsiasi intervento”, fanno sapere dalla Corte di giustizia europea. “Successivamente, nel 2017, il direttore generale dell’Ufficio forestale ha adottato, per i tre distretti forestali di Białowieża, di Browsk e di Hajnówka, la decisione n. 51 ‘relativa alla rimozione degli alberi colonizzati dal bostrico tipografo e all’asportazione degli alberi che costituiscono una minaccia per la sicurezza pubblica e per la protezione contro gli incendi in tutte le classi di età dei popolamenti forestali dei distretti forestali (…)’.

Carlo Consiglio: MARCHE – SALVI GLI STORNI

Carlo consiglio

MARCHE – SALVI GLI STORNI

Con sentenza n. 70, depositata il 5 aprile 2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale un articolo della legge regionale della Regione Marche n. 7 del 2015. La Consulta ha rilevato infatti che la legge nazionale sulla caccia ammette la caccia in deroga allo storno solo attraverso un atto amministrativo, eccezionale e motivato, che rispetti alcune condizioni fissate dall’Unione Europea (condizioni rigidamente controllate, piccole quantità, danni alle colture, ed altre). Non è possibile prevedere con lo strumento della legge regionale una deroga a tempo illimitato per la caccia allo storno, una specie non cacciabile in base alla legge nazionale sulla caccia n. 157 del 1992 (LAC, ufficio stampa, 5 aprile 2018).

CONSIGLIONEWS N. 92
6 aprile 2018

Lamon, Valgrisenche e Corniglio: nasce il gemellaggio delle tre pecore

Salvare la biodiversità è l'obiettivo del progetto di Anna Kauber in collaborazione con il parco nazionale dell’appennino tosco emiliano - Mab Unesco

Tre territori di montagna, Lamon nel bellunese, Valgrisenche in Valle d’Aosta e Corniglio nel parmense, sono singolarmente impegnati nella salvaguardia di altrettante razze autoctone di pecore: Lamon, Rosset e Cornigliese.
Questi ovini, un tempo allevati in gran quantità, rasentano l’estinzione e con loro rischiano di scomparire le comunità locali, le filiere produttive e i saprei di territori montani. Per non rassegnarsi a questa perdita di biodiversità, i Comuni di Lamon, Valgrisenche e Corniglio, insieme al parco nazionale dell’appennino tosco emiliano, riserva di Biosfera Unesco - che ha  sostenuto l'iniziativa dell’ideatrice del progetto Anna Kauber e ne è diventato soggetto promotore - firmeranno un protocollo d’intesa per la valorizzazione delle tre razze ovine.

Impianti al veleno nelle città, la mappa dell’Italia a rischio

Da Ravenna a Livorno si moltiplicano i comitati per spostare gli stabilimenti pericolosi. In aumento gli incidenti nello stoccaggio dei rifiuti, pochi i controlli

Annamaria Coluccia, Marco Menduni

L’appuntamento è all’uscita dell’autostrada di Ravenna, sormontata da due grandi cisterne che ricordano la vocazione industriale dell’area. Da una parte la città della tomba di Dante, dall’altra, sul Canale Candiano, il porto e il petrolchimico. Andrea, 54 anni, ricorda l’incidente in cui, a dicembre, ha perso la vita un amico e collega, in una fabbrica nella vicina Faenza.

«Stava lavorando - racconta - per conto di una ditta esterna su un cestello sospeso, attaccato a una gru: il braccio meccanico ha ceduto, lui è morto a 45 anni, il ragazzo dell’alternanza scuola-lavoro insieme a lui, 18, è rimasto gravemente ferito». Questo per sottolineare che «il problema più grave, per la sicurezza, è il circuito degli appalti e dei subappalti, dei lavoratori che lavorano in contesti che non conoscono bene, spesso senza l’adeguata preparazione. Quando sei al lavoro, è a queste persone che guardi con ansia e con preoccupazione».

La minaccia degli impianti  

Obiettivo puntato su Ravenna perché, secondo le classifiche dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, è questa città di 170 mila abitanti in Romagna che detiene il record di fabbriche a rischio di incidente rilevante in tutta Italia. Ravenna simbolo dell’Italia che convive con impianti necessari quanto minacciosi. L’Italia, dove ancora troppo spesso si muore sul posto di lavoro, com’è accaduto a Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola per un’esplosione in un serbatoio nel porto industriale di Livorno alla fine di marzo.  

Lo scempio del monte Fuso

Lo scempio del monte Fuso
Giuliano Serioli e Dimitri Bonani

Regione Emilia Romagna - servizio Ambiente, viale della Fiera 8 – 40127 Bologna
Comandante Gruppo Carabinieri Forestali Parma, Via Macedonio Melloni 4 – 43121 Parma
Unione Montana Appennino Parma Est, Piazza Ferrari 5 – 43013 Langhirano
Sindaco di Neviano Degli Arduini, P.zza IV Novembre 1 – 43024 Neviano degli Arduini
Sindaco di Palanzano, Piazza Cardinal Ferrari 1 – 43025 Palanzano
Sindaco di Tizzano Val Parma, Piazza Roma 1 – 43028 Tizzano Val Parma

Il Mar Morto sta diventando un deserto di sale

CARLA RESCHIA

Il bacino situato nella depressione più profonda del mondo, tra Israele, Palestina e Giordania perde un metro di livello ogni anno. Colpa dei prelievi di minerali e del rinsecchimento del Giordano, usato per l’agricoltura

Il Mar Morto sta morendo: è un pessimo gioco di parole ma è la verità. Da molti anni il bacino d’acqua alimentato dal fiume Giordano che si estende nella depressione più profonda della Terra tra Israele, Giordania e Cisgiordania, si inabissa inesorabile oltre i 423 metri certificati sotto al livello del mare (erano 394 negli Anni ’60) e si restringe perdendo un metro all’anno, per un volume impressionante di otto milioni di metri cubi d’acqua che evaporano quotidianamente.

In più, nelle aree lasciate scoperte dalla densa acqua salina si formano le cosiddette sinkhole, voragini del diametro di diversi metri che si moltiplicano: il primo di questi cedimenti del terreno che rendono pericoloso il cammino fu registrato nel 1980, oggi se ne contano migliaia.

Il Giordano, suo unico immissario, dovrebbe porre rimedio, come ha sempre fatto, ma è a sua volta munto senza pietà lungo il suo corso dai prelievi d’acqua per l’irrigazione. Il risultato è ben visibile dal satellite: nelle immagini il Mar Morto appare nettamente spartito in due bacini separati, con quello inferiore, da sempre meno profondo, ormai ridotto a una serie di aree di evaporazione da cui vengono estratti intensivamente cloruro di potassio, bromo, magnesio e altri minerali utili per produrre cosmetici e fertilizzanti di cui sono ricche le sue acque, otto volte più salate di quelle marine.   

Gasdotto Tap, la procura di Lecce sequestra un'area del cantiere: dubbi sull'espianto di 448 ulivi

In località Le Paesane era stato recentemente avviato l'espianto di 448 ulivi che si trovano sul tracciato del gasdotto. Lunedì scorso sopralluogo del sindaco con i parlamentati M5S che avevano presentato un esposto

La Procura di Lecce ha posto sotto sequestro una parte del cantiere per la realizzazione del gasdotto Tap, a Melendugno. Si tratta dell'area in località Le Paesane, in cui era stato recentemente avviato l'espianto di 448 ulivi che si trovano sul tracciato del gasdotto.

Lunedì scorso alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle avevano visitato il cantiere insieme al sindaco di Melendugno, Marco Poti, e avevano poi presentato un esposto alla magistratura per valutare la legittimità degli ulteriori espianti, dopo i 200 circa effettuati nella scorsa primavera in località San Basilio.

A seguire, i carabinieri forestali avevano effettuato un sopralluogo sul  cantiere, dal quale è scaturito il provvedimento di sequestro, firmato dal Procuratore della Repubblica, Leonardo Leone de Castris, è dalla pm Valeria Farina Valaori.

Che senso ha

Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
salvaguardia e sostenibilità del territorio

Globalizzazione, finanziarizzazione dell'economia, sviluppo industriale e commerciale senza limiti, il mondo corre vero un disastro devastante.
Tutto ciò che è deleterio per la salute deriva dall’intervento dell’uomo sulla natura.
Dall'aria che respiriamo, ai boschi, alle campagne, ai coltivi, al paesaggio che dovrebbe riempirci gli occhi, non vi è luogo dove l’uomo abbia messo le mani, inaridendo il pianeta.
E' consumo di suolo la Tibre (Tirreno Brennero) che si attorciglia all'alveo del Taro, cementificando ed asfaltando senza sapere a cosa serva, per la collettività, quel troncone monco.

Nucleare, acqua contaminata nel mar Jonio. Sequestrato impianto Itrec di Rotondella (Matera): 5 indagati

Rotondella

I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire. L’impianto di Rotondella è gestito dalla Sogin e il sequestro riguarda anche l’impianto "ex Magnox", che si trova nella stessa area

Per evitare che continui lo scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dall’impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera), la Procura della Repubblica di Potenza ha fatto eseguire stamani il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico.

I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire. L’impianto di Rotondella è gestito dalla Sogin e il sequestro riguarda anche l’impianto “ex Magnox”, che si trova nella stessa area. Le indagini sono cominciate dal “grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche” – cromo esavalente e tricloroetilene, che sono cancerogene – in cui si trova la falda acquifera sottostante il sito nucleare. Le sostenze sono usate per il riprocessamento di barre di uranio-torio. Nell’impianto sono custodite dagli anni Sessanta 64 barre di uranio provenienti da Elk River (Stati Uniti): il sito è in fase di decommissioning, ma il sequestro “non bloccherà queste attività”.

Tirreno Power, 26 rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo

Tutti gli imputati, dirigenti e membri del cda dell'ex centrale a carbone di Vado Ligure, andranno a processo. Lo ha stabilito il giudice di Savona. L’inchiesta era culminata con il sequestro della centrale nel marzo 2014 per presunte violazioni all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale

I dirigenti e i membri del consiglio d’amministrazione di Tirreno Power saranno processati per le accuse di disastro ambientalee sanitario colposo. Lo ha stabilito il giudice di Savona che ha accolto le richieste di rinvio a giudizio di tutti i 26 imputati che erano state formalizzate dai pm Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi. Il processo all’ex centrale a carbone di Vado Ligure, che vedrà come parti civili sei associazioni ambientaliste – Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana – e il Ministero dell’Ambiente, inizierà il prossimo 11 dicembre.

Paolo Maddalena su Poveglia e la Costituzione Italiana

isola di Poveglia
Poveglia
 è un'isola della laguna veneta posta a sud, di fronte a Malamocco lungo il Canal Orfano, che collega la bocca di porto di Malamocco con Venezia. La sua superficie è di 7,25 ettari, è quindi un'isola abbastanza grande nel contesto lagunare. Fonte LINK WIKIPEDIA

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