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La vita sta cambiando pelle

Ambiente e Ecologia

Ambiente Ecologia: raccolta di notizie, informazioni e opinioni nazionali e internazionali su ambiente, natura, ecologia, inquinamento. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

DARIO FO e il suo UOMO-MAIALE

Il Comitato Scientifico Equivita, già Comitato Scientifico Antivivisezionista eFondo Imperatrice Nuda contro la Sperimentazione Animale, nelle persone del presidente Gianni Tamino e del segretario Fabrizia Pratesi de Ferrariis,accompagna con grande nostalgia e con immenso affetto nel suo ultimo viaggio  DARIO FO, grande artista e grande combattente di tante comuni cause difficili. 

Non dimenticheremo mai come Dario, precursore di infinite importanti battaglie, abbia sostenuto - quale primo e più prestigioso nostro testimone - la lunga battaglia da noi condotta contro la brevettabilità della materia vivente, contro la direttiva europea 98/44 - approvata nel 1998 - che ha messo nelle mani di un esiguo gruppo di gigantesche multinazionali  agrochimiche-farmaceutiche-biotech il futuro di tutto quanto riguarda ogni forma di vita del pianeta, di quanto riguarda la sopravvivenza di tutti noi. Ha consentito che, oltre alle piante e agli animali, perfino le parti del corpo umano (perfino i geni e l'embrione umano) potessero essere privatizzati e commercializzati attraverso i brevetti. 

Adesso qualcuno, con troppo ritardo, si sta preoccupando della fusione Bayer-Monsanto. Ma allora, ben pochi scienziati o politici erano riusciti a comprendere quello che Dario con la sua immensa sensibilità di artista aveva subito afferrato. Informato da noi su quanto stava per avvenire al Parlamento Europeo con il voto sulla direttiva 98/44, proprio nel momento in cui si accingeva a partire per ricevere il Nobel a Stoccolma, ha immdiatamente lanciato un appello nella sua conferenza  di ringraziamento davanti ai reali di Svezia e davanti a tutti gli accademici del Nobel.  

LAV, ALIMENTAZIONE E CLIMA: RENZI DICA NO A SOSTEGNO BRUXELLES DI 15 MILIONI DI EURO A INDUSTRIA CARNI. E’ CONTRO GLI IMPEGNI DELLA CONFERENZA DI PARIGI SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI.

LAV fa appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervenuto stamattina alla cerimonia di apertura della Giornata Mondiale dell’Alimentazione presso il Palazzo della Fao a Roma, affinché dica no al sostegno europeo al consumo di carne in Europa annunciato all’inizio di ottobre dal Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan, che ha comunicato lo stanziamento in tal senso di 15 milioni di euro l’anno.

Il messaggio ufficiale per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2016, infatti, è "Il clima sta cambiando. Il cibo e l'agricoltura anche”, “considerando che proprio la FAO sostiene che l’allevamento di animali per uso alimentare contribuisce a quasi due terzi delle emissioni agricole di gas ad effetto serra (GHG), e al 78% delle emissioni agricole di metano e che la deforestazione e il degrado delle foreste sono responsabili del 10-11% delle emissioni globali di gas serra, tutti elementi che influenzano in negativo il clima, è assurdo ipotizzare il sostegno al consumo di carne, e quindi, di fatto, all’allevamento intensivo colpevole di tali impatti”, commenta Paola Segurini, responsabile LAV Area Scelta vegan

Il Presidente Renzi si opponga a queste azioni di rinforzo a industrie che vanno contro il tempo, e proponga, invece, un’inversione di tendenza, “i tempi infatti stanno fortunatamente cambiando in direzione della consapevolezza di come un’alimentazione su base vegetale sia una scelta necessaria per garantire un futuro al Pianeta e alle popolazioni”, aggiunge Paola Segurini

Proprio per sollecitare una riflessione globale rispetto all’importanza di nutrirsi con i legumi, l’Onu ha proclamato il 2016 come Anno internazionale dei legumi, alimenti dall’alto valore nutritivo, perfetti per combattere la malnutrizione, che affligge 750 milioni di persone. 

Rifiuti da Reggio nel termo di Parma, Tutino: "L'impianto è regionale"

L'assessore reggiano replica a Folli e Ageno: "Chi ha promesso che l'inceneritore non sarebbe stato acceso e poi che avrebbe ricevuto i rifiuti solo di Parma ne risponderà ai suoi cittadini"

Rifiuti in aumento nel termovalorizzatore di Parma, l'Amministrazione comunale punta il dito contro Reggio che rispedisce al mittente.

"Non sono d'accordo con l'affermazione che Reggio sia indietro con la raccolta differenziata perché dal 2011, quando erano coinvolti in città 60mila cittadini, si passerà ai 263mila del nuovo piano che presentiamo oggi", dice all'agenzia Dire l'assessore Mirko Tutino che siede anche nel Consiglio di Atersir.

La Giunta comunale proprio oggi ha presentato il piano per l'estensione della raccolta differenziata. "L'impianto di Parma non è di Parma, ma della regione e prima ci mettiamo in testa tutti che non esistono più impianti che rispettano i confini provinciali, meglio è".

Se così fosse, infatti, "ci sarebbero ad oggi nove inceneritori, uno per provincia". Ciò premesso, Tutino ricorda quindi "che è la Regione a decidere i flussi" e nessuna provincia può oggi pensare di avere un proprio inceneritore.

Infatti, anche supponendo che i reggiani continuassero a produrre il livello attuale di rifiuti, circa 145 chilogrammi all'anno per abitante (l'obiettivo è di ridurli a 100 chili), si produrrebbero 75mila tonnellate di rifiuti, troppo poche per qualunque inceneritore.

Quanto al tetto delle 130mila tonnellate per l'impianto di Parma, Tutino non sarebbe più di tanto sorpreso di un aumento: "Non è una novità. Ho sempre sostenuto che tale quantità non era sostenibile". Il reggiano ricorda infine che, se a livello provinciale Parma ha raggiunto il 73% di raccolta differenziata, a Reggio si è al 67% e a Piacenza al 61%.

Roberto Ghiretti (PU) sulla discarica in via Barbacini a Parma

La Giunta della sensibilità ambientale lascia per un anno una discarica a cielo in via Barbacini 

In questi giorni si discute molto del cambio di casacca del gruppo consigliare di maggioranza e spesso sente dire che i voti presi nel 2012 erano tutti per Beppe Grillo. Questo è solo parzialmente vero. In quei giorni ebbero un peso determinante anche i voti legati al movimento di opinione che era nato attorno ai temi ambientali e all'inceneritore, al punto che oggi sono ben due i rappresentanti di una nota associazione, poi dileguatasi come neve al sole, che siedono in Giunta.

Pizzarotti e Bonaccini trasformeranno l'Emilia Romagna nella terra dei fuochi

Dopo gli inceneritori, ora i cargo, aspettiamo lo stoccaggio delle scorie nucleari in attesa dell'arrivo dell'hub europeo del gas (progetto SNAM), e a Parma impazza la legionella senza controllo. Allegri!... Siete nella food valley d'Italia. Parma,11/10/2016

Luigi Boschi 

Greenpeace in azione sulla piattaforma petrolifera

NO A NUOVE TRIVELLE NEI MARI ITALIANI CHIEDI AL GOVERNO DI INVESTIRE SULLE RINNOVABILI!

Dopo il Referendum, il Governo aveva assicurato che in acque italiane non ci sarebbero state nuove trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa.

Una promessa smentita dai fatti, dato che al largo delle coste siciliane -nel campo oli Vega- sta per essere installata una nuova piattaforma petrolifera e sono stati autorizzati 12 nuovi pozzi di produzione dentro la fascia costiera protetta.

SIAMO ENTRATI IN AZIONE! I nostri attivisti, partiti dalla Rainbow Warrior, sono arrivati alla piattaforma VEGA A, a largo di Pozzallo, in Sicilia, e grazie ad un gommone volantemunito di deltaplano, hanno aperto uno striscione con la scritta “GO SOLAR!”. Intanto, un altro attivista su un paramotore ha aperto un secondo striscione con il messaggio“ACCENDIAMO IL SOLE”.

Stiamo chiedendo al Governo di fermare i nuovi pozzi e investire sulle energie rinnovabili.
UNISCITI ALLA NOSTRA PROTESTA: FIRMA LA PETIZIONE!

La peggiore idea di sempre per gli oceani

una compagnia mineraria ha ottenuto il permesso per un progetto assurdo che può trasformarsi in un disastro planetario: la prima miniera sul fondo di un oceano.

Abbiamo visto miniere devastare interi ecosistemi sulla terraferma -- immaginate i danni che potrebbero fare delle grandi multinazionali scavando il fondo del mare, lontano dagli occhi dei cittadini. Sarebbe il colpo di grazia per gli oceani!

La buona notizia è che stanno facendo fatica a trovare i soldi necessari a partire. E con un’ondata internazionale di proteste possiamo spaventare chi sta pensando di finanziare il progetto e fermarlo sul nascere. Clicca per firmare la campagna, la pubblicizzeremo e la invieremo a tutti i potenziali investitori

https://secure.avaaz.org/it/png_nautilus_loc/?bMwQFab&v=79790&cl=10452372425&_checksum=9e4941a94a1ef2aa06026c13ebc80a3912b177d07022f24738ea33b71a5dc8f2

Ovviamente, il sito prescelto per la miniera è di fianco a uno dei fondali più incredibili al mondo: un ecosistema al largo della Papua Nuova Guinea dove vive di tutto, dalla barriera corallina agli enormi capodogli. Un'idea spregiudicata che potrebbe essere solo l’inizio.

Trivelle, la Sicilia chiede ai petrolieri il canone demaniale: “Non hanno mai pagato, ci devono 60 milioni”

La denuncia del numero uno di Riscossione Sicilia: "Finora piattaforme e insediamenti industriali come il Petrolchimico di Gela sono stati esentati dal pagamento per l'uso dei beni che fanno parte del demanio dello Stato". Ma, secondo Fiumefreddo, una sentenza della Cassazione sancisce che la regione ha diritto di battere cassa

11 agosto 2016 - “Quello che abbiamo scoperto è clamoroso – spiega ailfattoquotidiano.it Fiumefreddo – Almeno dal 2006 nessuno ha mai chiesto ai gestori di piattaforme petrolifere di pagare il canone demaniale. Si tratta di almeno 60 milioni di euro per ildemanio di terra, ma la cifra può crescere fino a superare i cento milioni per le piattaforme in acqua. Senza considerare tutti crediti prescritti, con danno enorme per le casse della Regione: è per questo che adesso stiamo allertando le procure della Repubblica competenti”.

Trivelle, ecco #dismettiamole: la campagna di Legambiente per chiudere 38 piattaforme petrolifere e 121 pozzi

Secondo l'associazione ambientalista le società petrolifere li mantengono in vita per non sostenere i costi dovuti allo smantellamento

Luisiana Gaita

Alcune sono nei mari da decenni e sono visibili a occhio nudo per chi le guarda dalla costa. Ma non sempre hanno una ragione di restare dove si trovano. Perché dietro le 69 concessioni di coltivazione di gas e petrolio in Italia, ci sono 135 piattaforme a mare e 729 pozzi. E di queste strutture, 38 piattaforme e 121 pozzi hanno ormai terminato la loro attività produttiva o erogano molto poco. “Talmente poco da far supporre che le compagnie stiano semplicemente ritardando la loro chiusura formale e, di conseguenza, l’obbligo e gli oneri di smantellamento e ripristino iniziale dei luoghi, come previsto dalla normativa” è la denuncia di Legambiente. In occasione della tappa a Marina di Ravenna della Goletta Verde, la campagna a tutela dei mari e delle coste italiane, l’associazione ha lanciato la campagna #Dismettiamole, presentando l’omonimo dossier sulle piattaforme “che invadono principalmente l’Adriatico, ma pure il mar Ionio e il canale di Sicilia”.

Notte di San Lorenzo, le ''lacrime'' quest'anno saranno ancora più intense

L'azione gravitazionale del gigante gassoso ha dato una ''spinta'' alle particelle seminate dalla cometa Swift-Tuttle, lo sciame delle Perseidi, il più ricco di agosto e uno dei più spettacolari dell'anno, potrebbe dunque avere un picco inusuale. Ma non è l'unico appuntamento per gli amanti del cielo. In programma congiunzioni planetarie e affascinanti incontri con la Luna

di MATTEO MARINI

PER San Lorenzo preparate una coperta grande sulla quale stendervi e non prendete altri impegni, perché lo sciame meteorico delle Perseidi promette di essere uno dei più spettacolari. Le stelle cadenti di agosto sono, di norma, le più attese e osservate, per la loro abbondanza e per il clima della stagione. Quest'anno però ci ha messo lo zampino Giove, così secondo gli astronomi, quella del 2016 potrebbe essere una cascata particolarmente ricca.

Gli sciami meteorici sono eventi regolari, si verificano quando la Terra, durante il suo tragitto di rivoluzione, attraversa 'nuvolè di detriti e polveri lasciati dalle comete lungo la loro orbita attorno al Sole. Entrando in atmosfera queste particelle si incendiano a causa dell'attrito con l'aria dando vita alle ben note scie luminose. Le Perseidi in particolare si accendono dopo la metà di luglio e durano fino al 24 di agosto, quando il nostro pianeta attraversa le polveri seminate dalla cometa Swift-Tuttle. Il picco cade proprio nei giorni attorno a San Lorenzo: quest'anno è previsto per il 12.

“L’inceneritore non è opera pubblica”, Iren dovrà pagare al Comune 2 milioni di euro

Pierluigi Zavaroni

Decisamente un brutto colpo quello subito da Iren, che per volere della Autorità Anticorruzione dovrà versare nelle casse del Comune di Parma la cifra di due milioni di euro. Il termovalorizzatore, o inceneritore che dir si voglia, di Ugozzolo è infatti una “opera privata di interesse pubblico”, e quindi i proprietari devono pagare gli oneri di urbanizzazione.

Tutto era nato da un esposto presentato nel 2012 da Arrigo Allegri e Pietro De Angelis , che avevano denunciato come la cifra non fosse mai stata versata, ma anche come non si trattasse di una opera pubblica. Se l’iter era stato iniziato dalla municipalizzata Enia, infatti, la realizzazione è stata compiuta da Iren quando la stessa si è trasformata in spa. Quindi, per l’autorità, l’opera è da considerare a tutti gli effetti privata. Non solo, l’ente stabilisce anche che la convenzione di affidamento del servizio integrato di gestione dei rifiuti ad Iren è scaduta quindi Atersir è chiamata ad indire una nuova gara pubblica nei tempi più brevi, e dovrà tenere conto dei possibili vantaggi rispetto agli altri concorrenti derivanti dalla proprietà, da parte di Iren, di impianti pubblici “ereditati” da Enia. 05/08/2016

Fonte link parmaquotidiano.info

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Roberto Ghiretti (PU) sui problemi della raccolta differenziata a Parma

Ghiretti: “Dopo l'estate lavoreremo a un progetto dettagliato per l'introduzione dei cassonetti intelligenti”

All'incirca un anno fa stavamo preparando la raccolta firme per chiedere di rivedere la raccolta differenziata introducendo in alcune aree i cosiddetti cassonetti intelligenti, sul modello di quelli adottati in tante città italiane ed europee. Come molti sapranno quell'iniziativa ha portato a presentare in Comune una proposta sottoscritta da 6500 cittadini residenti, un'enormità.

Un'enormità è stata anche l'indifferenza con la quale questa amministrazione ha gestito le cose. Prima ha fatto passare 60 giorni per discutere in aula l'iniziativa, poi ha trovato un escamotage per non doverla votare, quando alla fine siamo riusciti a presentare una mozione votabile, a marzo di quest'anno, l'ha bocciata.

In tanti ancora oggi mi chiedono “ma a cosa è servito?”. Io non ho mai nutrito speranze sul fatto che  l'assessore Folli o il sindaco Pizzarotti potessero mettersi davvero in discussione di fronte alla volontà dei cittadini, non lo hanno mai fatto in questi quattro anni, tanto meno mi aspettavo lo avrebbero fatto su un tema cardine come quello dei rifiuti. Per me l'iniziativa ha avuto l'importanza di porre una questione alla città, sensibilizzare la coscienze, far capire che un'alternativa al modello oggi messo in atto esiste e può essere messa in pratica. Non è un caso dunque che oggi tanti cittadini indicano nel cassonetto intelligente la soluzione da mettere in campo e questo credo che sia l'esito più importante di quell'iniziativa.

Cibo, la legge antisprechi vede il traguardo: premiato chi non butta

Atteso tra oggi e domani il voto definitivo del Senato dopo il via libera della Camera. Rispetto alla norma approvata in Francia, che si basa sulla penalizzazione, quella italiana punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica

di MONICA RUBINO

ROMA - Chi non butta via il cibo verrà premiato. È questo il principio alla base della lotta allo spreco alimentare che sta per diventare legge dello Stato. Dopo il primo sì della Camera a marzo scorso, tra oggi e domani è atteso il via libera definitivo del Senato dove non dovrebbe subire alcuna modifica rispetto al testo licenziato da Montecitorio. 

Primo semestre 2016 il più caldo di sempre. A giugno nuovo record, mentre l'Artico si scioglie

Secondo i dati di Nasa e Noaa la temperatura media ha registrato un record per il 14esimo mese consecutivo, +0,9 gradi sopra la media del ventesimo secolo. Al Polo nord continua l'arretramento della superficie glaciale: 11,4% in meno rispetto alla media e il 40% in meno del periodo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80

di MATTEO MARINI

IL NOSTRO pianeta ha una febbre da cavallo, che ogni anno aumenta e il 2016 non fa, purtroppo, eccezione. Secondo i dati di Nasa e Noaa (Natonal oceanographic and atmospheric administration americano, l'agenzia federale Usa che monitora meteo e mari) il primo semestre del 2016 è stato il più caldo in assoluto da quando esistono dati disponibili. Non solo, ciascun mese di questa prima parte dell'anno ha stabilito il record di temperatura se raffrontato con lo stesso mese di tutti gli anni precedenti. Stesso discorso per i ghiacci al Polo Nord la cui superficie va diminuendo senza sosta: da gennaio a giugno solo marzo non ha registrato un record negativo (ma è comunque il secondo dato più basso di sempre).

Greenpeace festeggia 30 anni in Italia.

Greenpeace festeggia 30 anni in Italia.
È il 1986, infatti, quando viene aperto un piccolo ufficio a Roma, non lontano dal Circo Massimo. David McTaggart – uno dei fondatori di Greenpeace International – partecipa alla nascita dell'ufficio, che considera una prima tappa per l’espansione nel Mediterraneo. 30 anni vissuti di corsa, nei quali Greenpeace Italia ha partecipato a tutte le grandi campagne dell’organizzazione: per le foreste, gli oceani, l’agricoltura sostenibile, le energie pulite, contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento, per un futuro di pace. 

Le immagini che pubblichiamo sono solo un assaggio di quelle esposte – dal 14 al 28 luglio – al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, di Roma e in seguito in altre città italiane. “30 ANNI E NON METTIAMO LA TESTA A POSTO” si chiama la mostra, ed è una selezione delle foto più belle, più rappresentative, più iconiche delle attività di Greenpeace in Italia. 

Per dirla con uno dei grandi fotografi della Magnum, Josef Koudelka, “Se una foto è buona racconta molte storie diverse”. Infatti c’è tutto il mondo di Greenpeace in queste immagini. Ci sono i volti degli attivisti arrampicati sulle ciminiere, dei volontari e i sostenitori che marciano in piazza per un futuro migliore, ma anche delle persone insieme alle quali e per le quali conduciamo le nostre battaglie, come gli apicoltori in difficoltà per i pesticidi immessi nell’ambiente o le vittime dell’inquinamento industriale. 
DA 30 ANNI NON RACCONTIAMO UN PIANETA MIGLIORE. LO FACCIAMO.

Il Parco Ducale di Parma o deserto africano?

Foto Luigi Boschi: giardino Ducale di Parma

Pizzarotti, ma lei ogni tanto va a vedere come ha abbandonato il Parco Ducale? Perché non fa bagnare i viali con acqua la mattina e il pomeriggio?
I viali sono ormai solo polvere che si solleva ad altezza uomo rendendo il giardino insalubre per adulti e bambini.  E’ da irresponsabile ridurre un luogo storico in questo modo. Certamente in linea con la Pilotta del Terzo Paradiso.

E’ vero vi è stato un grave errore nella fase progettuale di restauro conservativo del giardino Ducale ex parco. Progetto di recupero storico realizzato da Carlo Mambriani architetto prediletto della Fondazione Cariparma, che ha usato per i viali un granulare macinato con un calibro troppo piccolo ora senza la dovuta manutenzione è diventato talco. Una volta si andava al Parco per godere della frescura alberata, ora per l’arsura impolverata. Un disastro riscontrato fin dall’inizio, ma ora è diventato un deserto africano.

Anziché sostenere la manutenzione e il recupero dei nostri valori storici le nostre istituzioni locali fanno “sistema e squadra” per iniziative di nessuna qualità e si abbandona la Pilotta e il Giardino Ducale, divenuti luoghi inquietanti e inabitabili. Cartoline dell’inciviltà che governa la città.  (Parma, 07/07/2016)

Luigi Boschi

Foto Luigi Boschi: giardino Ducale di Parma


Bisfenolo A nei cibi in scatola: come evitarlo. I consigli dall’associazione di consumatori americani EWG per fare pressione su aziende e autorità

L’impiego di bisfenolo A o BPA, plastificante ubiquitario accusato di aumentare il rischio di alcuni tumori, di perturbare il sistema endocrino e riproduttivo, di causare diabete e malattie metaboliche e cardiache, tiroidee e dello sviluppo, sta lentamente diminuendo, in alcuni paesi dopo l’approvazione di specifiche normative che ne limitano l’utilizzo.  Ma il processo di sostituzione è lento, perché in assenza di altre  sostanze in grado di sostituirlo si usano  i bisfenoli S e F, molto simili dal punto di vista strutturale al BPA. Il problema è che di questi nuovi composti non si sa praticamente nulla, in particolare per i possibili effetti sulla salute.

Se dagli imballaggi esterni e dalle stoviglie e dai biberon per bambini, il BPA è sempre meno presente, lo stesso principio non vale per i cibi in scatola. Da più di vent’anni le lattine di metallo sono rivestite all’interno con pellicole volte a evitare il contatto diretto degli alimenti con i metalli.

L’associazione di consumatori americani Environmental Working Group (EWG), che da anni si batte contro il BPA ha presentato un rapporto in cui ha analizzato 252 prodotti. Il risultato è desolante: il 12% dei marchi (31) usa lattine BPA-free per tutti i prodotti, il 14% (34 brand) lo impiega per uno o più alimenti, ma il 31% (78 marchi) impiega ancora il BPA per tutti i cibi in scatola, e il 43% di tutti i brand fornisce informazioni incomplete o ambigue. Di più: solo 13 produttori hanno rivelato che cosa utilizzano come sostituto del BPA.

Come se ne esce? Per agevolare un processo che è in atto, ma che è anche molto lento e poco lineare, l’EWG ha stilato una lista di raccomandazioni per i decisori e per i consumatori.

Sciare, far trekking e climbing sul tetto dell'inceneritore. A Copenaghen sarà possibile

Piste da sci, trekking, climbing sul tetto inclinato (grande sette campi da calcio) della centrale di Amager Bakke. Che a sua volta brucerà 400mila tonnellate di rifiuti ogni anno, producendo energia elettrica e acqua calda per teleriscaldare case e uffici. Senza inquinare. Vediamo come

di PINO BRUNO

COPENAGHEN - La pista nera sarà lunga 180 metri, 55 quella blu e 150 quella verde. I danesi, che non hanno montagne sul loro territorio, potranno finalmente sciare a casa loro. Oppure arrampicarsi sulla parete per climbing più alta del mondo, circa 90 metri, passeggiare nella vegetazione lungo percorsi attrezzati di trekking, godersi il paesaggio e bere un caffè nel bar rifugio in vetta. Dove? Sul tetto dell'enorme termovalorizzatore di Amager Bakke (ARC) a Copenaghen.

Monsanto pensava di essere intoccabile

Glifosato

18 mesi fa, il controllo di Monsanto sull’agricoltura mondiale sembrava inattaccabile. 

Oggi, dopo più di 20 campagne, 2 milioni di firme, centinaia di migliaia di telefonate, messaggi e incontri con i Ministeri, manifestazioni e articoli di giornale… l’intero “modello Monsanto” è stato messo in dubbio. 

L’Unione Europea ha appena bocciato il rinnovo della licenza del pesticida glifosato, il prodotto più redditizio della multinazionale, che da solo rappresenta un terzo dei suoi profitti. Una decisione gigantesca.

“Se penso a dove eravamo all’inizio di quest’anno e dove siamo ora, AVAAZ è stata indiscutibilmente una forza curciale in questa battaglia per sospendere il glifosato” 
Pavel Poc, Vicepresidente della Commissione Ambiente dell’UE e leader della battaglia contro il glifosato.

Cassa di espansione sul Baganza: un’opinione controcorrente

Per messa in sicurezza “definitiva” di un corso d’acqua si intende generalmente la costruzione di una cassa d’espansione, o di laminazione, finalizzata al contenimento di eccezionali masse di acqua prodotte da eventi atmosferici particolarmente intensi.

Nel caso del torrente Baganza è stata prevista una escavazione lineare dell’alveo e delle parti laterali per circa 5 milioni di metri cubi.

L’abbassamento dell’alveo implica la migrazione dell’erosione sia a monte che a valle, compromettendo la struttura e la dinamica delle falde acquifere, soprattutto nelle zone di drenaggio, dove queste arrivano a convergere sul livello del torrente.

Mentre a monte il torrente alimentava le falde, l’abbassamento della quota di scorrimento non permetterà più una normale ricarica delle stesse.

A valle, dove le falde prima si riversavano in alveo, non più ostacolate dalla contropressione di acqua e ghiaia, verrà dispersa nel torrente una quantità di acqua molto maggiore, con grave calo delle stesse.

L’erosione provoca anche l’instabilità laterale del torrente con incisione delle sponde ed alterazione di tratti precedentemente stabili.

L’instabilità dell’alveo per l’erosione a valle può determinare l’instabilità di manufatti esistenti, come lo scalzamento dei piloni dei ponti.

Non solo. L’escavazione dell’alveo ha come effetto l’abbassamento del pelo dell’acqua del torrente e quindi delle falde ad esso connesse dal punto di vista idrogeologico. Con maggiori difficoltà di

approvvigionamento idrico in zona, eliminazione di aree umide e difficoltà per lo sviluppo della vegetazione ripariale così necessaria al trattenimento e alla difesa delle sponde.

Roberto Ghiretti (PU) sull'introduzione delle "Mini ecostation"del Comune di Parma

Di fronte alla decisione da parte dell'assessore Folli di reintrodurre i cassonetti differenziati in Centro ed Oltretorrente si rimane davvero senza parole non certo per la scelta in sé ma per le modalità con cui è maturata.

A marzo di quest'anno, dopo lungo e tormentato iter, siamo riusciti a discutere in Consiglio comunale  la proposta di 6.500 cittadini che chiedevano di valutare la possibilità di integrare la raccolta porta a porta con cassonetti differenziati intelligenti. In quell'occasione la maggioranza era stata granitica: i cassonetti sono il male assoluto, non funzionano, sono un passo indietro.

A poco sono serviti i ragionamenti, gli esempi, le valutazioni; la volontà dell'amministrazione comunale era di ignorare una richiesta di buon senso fatta da un così alto numero di cittadini. Poi improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, arriva ieri la decisione di introdurre le “Mini ecostation”.

Non si tratta certo di quello che chiedevamo noi, se non altro per il fatto che non sappiamo quante ne verranno installate, dove e soprattutto considerato che questa iniziativa va a sovrapporsi ad altre come le Ecostation e gli Ecowagon rendendo tutto molto complicato, costoso e farraginoso.

Per altro vale la pena di sottolineare che questi ultimi, stando ai dati finalmente rilasciati dall'amministrazione, sono stati un fallimento: 22 vuotature al giorno di media nei primi sei mesi vuol dire una vuotatura all'ora con due mezzi che girano.

Però la decisione di ieri è un passo avanti ed è un passo che va oggettivamente nella direzione che chiedevamo noi. Semmai sono le modalità, a dir poco stravaganti, con cui si è arrivati a questo risultato che raccontano splendidamente l'incapacità di confrontarsi con i cittadini di questa amministrazione.

Fagioli, piselli e ceci: così con i legumi sfameremo il mondo

legumi

La Fao: saranno i protagonisti di un futuro più sostenibile. Un’alternativa nei paesi poveri alle proteine della carne

di CARLO PETRINI

Capitare a fagiolo, cadere a fagiolo. Espressione usata spesso per dire che qualcuno o qualcosa è esattamente ciò che ci vuole in quel luogo e in quel momento.

L'origine di questa espressione non è chiara e si perde nella notte dei tempi, ma mi piace pensare che non sia affatto un caso che, per indicare che qualcosa funziona, si sia scelta proprio questa pianta, che è forse la rappresentante più nota e diffusa di quella famiglia che chiamiamo legumi e che quest'anno sarà in qualche maniera al centro dell'attenzione. Già, perché il 2016 è stato scelto dalla Fao (l'agenzia delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) come Anno Internazionale dei Legumi.

Maltempo Francia, Royal: “Temiamo altre vittime”. La Senna ai livelli massimi dal 1982: evacuate centinaia di persone

Dopo i morti dei giorni scorsi, il ministro dell'Ambiente spiega che con il successivo abbassamento delle acque potrebbero emergere altri corpi. Il fiume non è mai così alto da 34 anni, creando disagi ai trasporti e alla circolazione

Dopo giorni di maltempo e undici morti tra Francia e Germania, Parigi teme altre vittime. Il ministro dell’Ambiente, Ségolène Royal, spiega che con il successivo abbassamento delle acque potrebbero “emergere delle vittime”. Nei giorni scorsi, la Senna ha esondato, arrivando ai massimi livelli da 34 anni: nella regione della capitale, l’Ile de France, sono state evacuate centinaia di persone.

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