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La vita sta cambiando pelle

Animali

Animali: raccolta informazioni, opinioni, lettere, denunce su zootecnia intensiva,vivisezione, proteste e manifestazioni animaliste, canili, randagismo, abbandono, adozioni, petizioni, maltrattamenti, diritti degli animali, storie di vita (vedi anche i video sul canale animalfree in radiowebtv di questo blog), SOS animali, numeri utili per emergenze. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

LAV, CROSTACEI VIVI SUL GHIACCIO: CASSAZIONE CONFERMA CONDANNA PER DETENZIONE INCOMPATIBILE CON LA LORO NATURA

CROSTACEI VIVI SUL GHIACCIO: CASSAZIONE CONFERMA CONDANNA PER DETENZIONE INCOMPATIBILE A RISTORATORE DI FIRENZE. TENEVA ARAGOSTE E GRANCHI VIVI, RINCHIUSI DENTRO IL FRIGO CON LE CHELE LEGATE, IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI CON LA LORO NATURA.
LAV: SENTENZA ESEMPLARE, PROCEDIMENTO SCATURITO DA NOSTRA DENUNCIA 

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un ristoratore di Campi Bisenzio (Firenze), condannato per aver detenuto aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze. 

“La decisione della Corte di Cassazione rappresenta un pronunciamento giudiziario che potrà produrre due effetti – commenta la LAV – le Forze di Polizia dovranno intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali, e il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto poiché questo tipo di esposizione degli animali, aldilà delle valutazioni etiche, ‘è incompatibile con la natura degli animali e produttiva di gravi sofferenze’. Una riflessione che anche i consumatori, auspichiamo, facciano propria adottando scelte conseguenti”. 

La vicenda era scaturita da un esposto della LAV, presentato nell’ottobre del 2012, che denunciava le condizioni di detenzione di alcuni crostacei all’interno di un ristorante di Campi Bisenzio (Fi). 

CONDANNATE LE VOLPI IN ABRUZZO

volpe

Carlo Consiglio

Con delibera n. 92 del 10 marzo 2016 la Provincia di Teramo approvava il piano di controllo delle volpi per il periodo 2016-2018. Le associazioni EARTH, LAC ed OIPA impugnavano avanti al TAR dell’Abruzzo la delibera stessa limitatamente all’impiego della tecnica della girata, chiedendone l’annullamento con domanda incidentale di sospensione. Con ordinanza n. 2 dell’11 gennaio 2017, pubblicata lo stesso giorno, il TAR purtroppo respingeva l’istanza cautelare di sospensione.

CONSIGLIONEWS 37
17 gennaio 2017

 

MISSIONI INTERNAZIONALI ENPA: LIBERATO IL CANILE LAGER DI POGRADEC IN ALBANIA

Sono stati liberati nelle scorse ore i dannati di Pogradec, una quarantina di cani detenuti in condizioni allucinanti nel vituperato lager in Albania, già balzato più volte alla triste ribalta e oggetto di numerosi appelli degli attivisti locali. Ancora una volta allo sdegno e alla riprovazione ENPA ha risposto con l'operatività, attraverso un blitz che in poche ore dopo aver attraversato l'Adriatico ha portato la squadra di intervento delle missioni internazionali in una delle più impervie zone della Albania, viaggio su strade dissestate reso ancora più complesso da ghiaccio e neve che hanno spezzato più set di catene.

Coordinata da Marco Bravi, presidente del Consiglio Nazionale ENPA, e dal medico veterinario Meir Levy, l'azione ha avuto preziosi supporti come la preziosa esperienza nelle catture offerta dalla presenza di Marco Lupoli (ENPA Manfredonia) e l'aiuto di una decina di volontari locali, che hanno permesso di districarsi nell'operazione anche con la lingua albanese e le complesse procedure doganali.

Gli animali, ora sbarcati in Italia sani e salvi, avranno bisogno di attenzioni e cure particolari date le condizioni spaventose in cui erano detenuti. Poi verrà il momento della solidarietà: seguite l'operazione Pogradec sui social e sul sito ENPA e, nelle prossime settimane, oltre alla pubblicazione del video sull'operazione, vi faremo sapere come e dove aiutare (e auspicabilmente adottare) uno o più di questi sfortunati animali, regalando loro una nuova vita.

VENETO: VIETATO “DISTURBARE” LA CACCIA

Carlo Consiglio

Il Consiglio regionale del Veneto il 10 gennaio 2017 ha approvato una legge che commina una multa di 3.600 euro a chi disturba l’attività venatoria. La Legge è passata con 26 voti favorevoli (Lega Nord, Lista Zaia, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Siamo Veneto). Sei gli astenuti: Tosiani, Veneto Civico e un consigliere di AMP. Contrari PD, M5S e un consigliere di AMP. L’ENPA l’11 gennaio ha chiesto al Governo d’impugnare la legge regionale, perché “la legge approvata ieri dal Veneto non tiene conto delle numerose pronunce dei Tar che hanno più volte ribadito come la libera e non violenta manifestazione del pensiero, anche contro l’attività venatoria, non sia in alcun modo sanzionabile poiché espressione di un diritto costituzionale”.

CONSIGLIONEWS 35
12 gennaio 2017

 

E' morto Fabio Roncaglia, conosciuto come il farmacista di Sorbolo, un grande amico, impegnato nella tutela dei diritti degli animali, sempre vicino agli ultimi

3 gennaio 2017 arriva la telefonata di Anna, una cara amica animalista (con cui ho scritto pezzi indimenticabili di satira e denuncia sul tema animali, canili a Parma e politici e dirigenti coinvolti), ad annunciarmi una ferale notizia: “E’ morto Fabio” mi dice. “Fabio chi?” le rispondo. “Fabio di Sorbolo, il farmacista amico tuo”. Mi conferma. Resto con il cuore e la mente per un attimo smarriti. Da diverso tempo non lo sentivo più. E poi affronto la realtà e riconduco a me nel presente tutti i ricordi con lui. E scoppio al telefono in un pianto a dirotto. Fabio era in classe con me il primo anno delle medie. Lui veniva da Sorbolo, io da Felino. Condividevamo entrambi la campagna in città… e stavamo entrambi male in quell’”ambientino sacrificale”. Molti anni dopo ricordammo insieme quei giorni con grandi risate.  Era bravo nello studio, ma con disinvoltura. Ed era pure un campioncino a calcio un classico 10, assist e goal, elegante nelle giocate.

 “Ciao Luigi” mi disse una sera incontrato per caso in uno studio a Parma- “tu non ti ricordi di me!... sono Fabio”...
“Sì non ricordo, un po’ smarrito, li per lì gli risposi, ma poi mi ripresi il ricordo e gli dissi, con sua sorpresa, il suo cognome, Roncaglia... di Sorbolo”. Era in effetti molto cambiato fisicamente, appesantito, ma lo sguardo, la voce e l’imprintig del viso mi riportarono subito indietro ai tempi della scuola. 
Ci eravamo ritrovati dopo molti anni condividendo a insaputa l'uno dell'altro- la scelta etica vegan.

Che cosa fare per aiutare gli animali vittime dei botti

Spettabile redazione,
nonostante le norme prescrittive contenute in regolamenti comunali e ordinanze; nonostante i controlli delle forze dell’ordine impegnate a vigilare sulle violazioni della normativa, nei giorni di fine anno, soprattutto nella notte di Capodanno, si assisterà immancabilmente al previsto bombardamento ludico a discapito di esseri umani e non umani. Il bollettino di feriti e morti umani dopo i botti di Capodanno e nei giorni successivi per quelli inesplosi è prontamente diffuso dai mezzi di comunicazione che non sempre si spendono a informare su quanto essi siano deleteri per gli animali nei quali possono causare disorientamento, paura e angoscia fino ai casi più gravi di disperazione. Lo scoppio dei botti crea in loro una vera e propria condizione di panico che li porta a perdere l’orientamento e li espone al rischio di smarrirsi o di essere investiti dai veicoli. Dopo la notte di Capodanno ci sono sempre parecchie segnalazioni di cani smarriti che spesso finiscono nei canili a causa dell’assenza di microchip, senza contare i cani e i gatti vittime di incidenti stradali. Il rumore provocato dallo scoppio di fuochi artificiali, botti e mortaretti causa agli animali danni che molta gente non immagina neppure. L’udito del cane e del gatto è molto superiore a quello dell’essere umano che ha una finestra uditiva compresa tra le frequenze denominate infrasuoni (al di sotto dei 16 hertz) e quelle denominate ultrasuoni (al di sopra dei 15.000 hertz), il cane invece percepisce fino a 60.000 hertz e il gatto fino a 70.000; i botti causano loro un vero e proprio dolore.
Se gli animali domestici hanno in un certo senso la “fortuna” di essere protetti dalle loro famiglie, quelli selvatici e acquatici no.

ENPA, LAC e LAV: SI CHIUDE IL 2016, ANNUS HORRIBILIS PER ANIMALI SELVATICI E TUTELA AMBIENTALE

SI CHIUDE IL 2016, ANNUS HORRIBILIS PER ANIMALI SELVATICI E TUTELA AMBIENTALE.

ENPA, LAC E LAV AL PREMIER GENTILONI: IL 2017 SEGNI L'INIZIO DI UNA POLITICA NUOVA PER LA FAUNA. NO ALLA "SUPERDOPPIETTA", ALLA “RIFORMA“ DEI PARCHI, AI RICHIAMI VIVI 

Il 2016 è stato per gli animali, soprattutto i selvatici, e per la tutela ambientale un annus horribilis; nel 2017 si volti pagina. Lo chiedono le associazioni animaliste ENPA, LAC e LAV al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni; una richiesta - questa - che arriva  alla fine di un anno contrassegnato da forti contrasti e polemiche per le scelte del governo Renzi in materia di fauna selvatica. 

«Mentre nel Paese si fa sempre più strada la discussione sulla necessità di rivedere provvedimenti di forte rilevanza sociale assunti dal precedente Esecutivo, chiediamo che il Governo Gentiloni apra anche un capitolo particolare sulla tutela di quel patrimonio collettivo, nazionale ed internazionale, costituito dalla fauna selvatica, di cui la legge 157/92 pone in capo allo Stato la responsabilità. Tuttavia, tale compito di tutela sembra essere stato dimenticato, così come sono state ignorate le richieste avanzate in tal senso dalle associazioni e dall'opinione pubblica, in un contesto che vede il sostanziale azzeramento della vigilanza sulla caccia», spiegano ENPA, LAC e LAV, che, nell'ottica di un dialogo da ricucire avanzano tre proposte.

 

CIWF: FONDI PUBBLICI (3,8 milioni di euro) PER INGANNARE GLI ITALIANI E NASCONDERE LA VERITA' SUGLI ALLEVAMENTI

Purtroppo è successo: Il Ministero delle Politiche Agricole ha da poco stanziato 3,8 milioni di euro per promuovere il consumo e l’immagine della filiera intensiva della carne. L’industria agro-alimentare aveva chiesto questo intervento dopo la proiezione del nostro spot verità nei cinema e ha ottenuto ciò che voleva.

BOLZANO - AMMINISTRATORI CONDANNATI PER LA CACCIA

Carlo Consiglio

La Procura contabile di Bolzano aveva quantificato in circa un milione e mezzo di euro il danno ambientale cagionato dall’ex Presidente della Provincia Luis Durnwalder e dall’ex capo dell’ufficio caccia e pesca della Provincia Heinrich Erhard per aver firmato una serie di provvedimenti che autorizzavano l’abbattimento in deroga di animali cacciabili e anche di specie protette. Erano state ammesse al procedimento le associazioni LAC (Lega Abolizione Caccia) e LAV (Lega Antivivisezione), rappresentate rispettivamente dagli avvocati Monica Bonomini e Mauro De Pascalis.

Il 22 dicembre 2016 la Corte dei Conti di Bolzano ha stabilito che Durnwalder ed Erhard dovranno rimborsare alla Provincia di Bolzano 6.192 euro a testa. La Corte ha dunque respinto la richiesta risarcitoria avanzata dalla Procura per quanto riguarda il cosiddetto “danno diretto”, mentre ha condannato Durnwalder ed Erhard per quanto riguarda il “danno indiretto”, relativo alle pronunce del Tar regionale, con una cifra considerevolmente inferiore rispetto a quella ipotizzata in un primo momento. È stata respinta la relazione a difesa dell’ex sindaco di Bolzano e ora direttore dell’ufficio caccia e pesca Luigi Spagnolli.

L’azione legale ha avuto come esito una condanna anche se a pochi spiccioli, e non è stato riconosciuto l’enorme danno alla fauna selvatica procurato dalle scelte arbitrarie e discutibili di entrambi i soggetti indicati. Una piccola condanna e un piccolo rimborso sono certamente meglio di nessuna condanna e nessun rimborso e possono costituire un inizio, ma a nostro parere, con questa insignificante condanna, si è persa l’occasione per dare finalmente il segnale della legalità ripristinata (LAC, 27 dicembre).

CONSIGLIONEWS 32
27 dicembre 2016

A ROMA UN MONUMENTO AGLI ANIMALI

Franco Libero Manco

PROPOSTA PER REALIZZARE A ROMA UN MONUMENTO AGLI ANIMALI CHE HANNO CONTRIBUITO AL PROGRESSO DELLA SOCIETA’ UMANA 

Considerato che gli animali, specialmente quelli d’affezione domestici hanno dato un contributo determinante all’uomo nel corso del suo cammino evolutivo, condividendo fatiche e sofferenze nel duro lavoro dei campi, restando spesso uccisi nella battaglie per la libertà del nostro paese durante i conflitti armati, patendo insieme all’uomo la fame, le ferite, salvando da morte sicura molte persone in innumerevoli circostanze con il trasporto, specialmente in località montane ed inaccessibili, di medicinali e viveri, sfamando gli esseri umani con il loro latte, coprendoli con la loro lana e difendendo la sua proprietà ed il suo gregge. 

Considerando il grande valore del loro silenzioso sacrificio a vantaggio dell’essere umano, considerata la loro, spesso, abnegazione e la loro fraterna affezione; considerato che l’animale al pari dell’uomo è in grado di soffrire, di nutrire sentimenti e quindi di avere diritto ad una giusta considerazione, si lancia il progetto per realizzare una scultura/monumento da collocare, possibilmente nei pressi di un luogo simbolo, come il mattatoio, per commemorare tutti gli animali che sono stati utilizzati dall’uomo e che hanno contribuito al progresso della società umana. 

Ecco l’hamburger vegetale che salverà il mondo

MARCO MAGRINI

Si cercano soluzioni alternative all’impatto ambientale degli allevamenti di animali. Impossible Foods, Beyond Meat, Memphis Meats staanno perfezionando la carne vegetale o cresciuta in vitro. Carne “finta”, ma che sa di carne

Secondo le stime della Fao, nel mondo ci sono 19 miliardi di galline, ovvero tre polli per ogni essere umano. Ma anche un miliardo e mezzo di bovini, un miliardo di ovini e un miliardo di suini che, complessivamente, rappresentano gran parte del patrimonio proteico dell’umanità. Un patrimonio che garantisce la sopravvivenza della (nostra) specie, ma che porta con sé un bilancio carico di passività.  

Gli allevamenti globali producono il 14,5% delle emissioni di gas serra: più della somma delle emissioni di auto, treni, aerei e navi messi insieme (13%). Secondo la Fao è il 5% dell’anidride carbonica prodotta dalla civiltà umana; il 53% del protossido di azoto e il 44% del metano, due gas serra ben più potenti della CO2. Le mucche in particolare, per via del loro particolare apparato digerente, sono responsabili (davanti e dietro) di gran parte di quel metano. Inoltre, viste le grandi quantità di cibo necessarie per produrre una bistecca – in termini di consumo di acqua, di suolo, di fertilizzanti nonché di scarti generati – non c’è proteina al mondo altrettanto inefficiente e «costosa» per l’ambiente.  

PIEMONTE: DIVIETO DI CACCIA PER 13 SPECIE. CROLLO DEL NUMERO DEI CACCIATORI IN ITALIA

Carlo Consiglio

PIEMONTE: DIVIETO DI CACCIA PER 13 SPECIE

Il 21 dicembre 2016 il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato il disegno di legge n. 219 che prevede il regime di tutela per 13 specie di uccelli, quasi tutte cacciabili nella corrente stagione venatoria.

Le Associazioni Pro Natura Piemonte, LAC (Lega per l’abolizione della caccia) e LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) hanno espresso la loro soddisfazione per la decisione del Consiglio regionale. In dettaglio si tratta di fischione (Anas penelope), canapiglia (Anas strepera), mestolone (Anas clypeata), codone (Anas acuta), marzaiola (Anas querquedula), folaga (Fulica atra), porciglione (Rallus aquaticus), frullino (Lymnocryptes minimus),  pavoncella (Vanellus vanellus), moretta (Aythya fuligula), moriglione (Aythya ferina), combattente (Philomachus pugnax) e merlo (Turdus merula). Si tratta di specie generalmente poco diffuse nella Regione, di scarso interesse venatorio ed in alcuni casi a rischio di estinzione.

Il provvedimento della Regione ha ripristinato l’elenco delle specie cacciabili  preesistente prima dell’abrogazione della legge regionale n. 70/96, effettuata nel 2012 al solo scopo di impedire il referendum regionale contro la caccia.

Consorzio di Parma, maiali maltrattati: più che crudo prosciutto crudele

Per un periodo di ben 6 mesi il team investigativo della nostra associazione ha monitorato le condizioni dei maiali in un grande allevamento della Romagna, fornitore del Prosciutto di Parma. Le immagini, pubblicate in esclusiva su Corriere.it, sono molto forti e stanno creando già un certo dibattito.

Il lavoro che abbiamo realizzato non vuole per forza attaccare questo marchio, ma piuttosto aprire delle riflessioni, mostrando come anche dietro ad un brand di eccellenza e tra i più rinomati possa nascondersi una realtà di grande sofferenza per gli animali. Dopotutto, secondo Eurobarometro, il 94% degli italiani crede che proteggere il benessere degli animali da allevamento sia importante e il 64% vuole saperne di più sul loro trattamento.

La produzione del Prosciutto di Parma è regolamentata da un disciplinare produttivo, depositato presso l’Unione Europea e gestito da un Consorzio che riunisce allevamenti, macelli e stabilimenti di lavorazione della carne. Ma qualunque siano le certificazioni Dop e i disciplinari, se si vogliono produrre più di 8 milioni di prosciutti in un anno gli animali dovranno essere per forza rinchiusi in sistemi intensivi. Qui gli animali sono privati della possibilità di soddisfare le loro esigenze etologiche, rinchiusi in recinti sovraffollati, senza avere mai accesso ad uno spazio aperto né vedere la luce del sole.

Il Veneto si inchina ai cacciatori?

Margherita D'Amico

Fino a 3.600 euro di multa a chiunque disturbi i cacciatori durante l’esercizio del loro feroce passatempo: è il primo comma del progetto di legge 182 a firma di Sergio Berlato, consigliere del Veneto, che andrebbe a modificare due leggi regionali su fauna selvatica e attività venatoria. L’assurdo disegno normativo sarà vagliato dal Consiglio Regionale del Veneto a partire da lunedì, confuso fra il migliaio di emendamenti al Collegato alla Legge di stabilità del Bilancio 2017.

L’ex europarlamentare Andrea Zanoni, consigliere e vice presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale del Veneto, spiega: “La nostra Regione rischia di diventare l’unico luogo al mondo dove chi turba la caccia verrà sanzionato dieci volte tanto rispetto a chi va a sparare nei giardini delle case”.

“La lunga serie di leggi e leggine che la maggioranza non è riuscita ad  approvare non verranno discusse, ma votate in blocco” dicono in un comunicato congiunto le associazioni Mountain Wilderness e Ecoistituto del Veneto. “Si tratta di una procedura molto discutibile nel cui seno spicca  l’antidemocratica proposta relativa al cosiddetto disturbo venatorio: chiediamo al presidente della regione Luca Zaia  e al presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti di ritirarla subito”.

Natale col bue: grasso, forte, votato alla morte

Paola Re

Moncalvo, Nizza Monferrato, Montechiaro d’Acqui, Carrù: il quadrilatero della tristezza

Dal Monferrato astigiano si scende verso la Liguria e ci si trova nel Monferrato acquese alla ‘15° Fiera del bue grasso e altri capi di razza piemontese‘ di Montechiaro d’Acqui. Cambia il paesaggio ma non cambia la sostanza dell’appuntamento in cui
«si potranno ammirare i capi bovini in esposizione, i quali saranno infine valutati e premiati con gualdrappe, coppe e riconoscimenti (…) si svolgerà il pranzo del ‘Bue Grasso’, durante il quale si potrà gustare e degustare la cucina tipica piemontese con il bue grasso al centro dei piatti e in tutte le sue declinazioni».
A Montechiaro hanno pensato anche a chi preferisce mangiare a casa propria; ci sarà, infatti, la «possibilità di gustare il Bollito anche a casa con le confezioni da asporto». Nel pomeriggio ci sarà la distribuzione della tipica ‘busecca’, piatto ricavato dalle diverse parti dello stomaco del bovino: il rumine, il reticolo, l’omaso, l’abomaso.

REFERENDUM, ON. BRAMBILLA: "PERCHE', DA ANIMALISTA, VOTO NO E INVITO A VOTARE NO"

“Perché, da animalista, voto NO al referendum ed invito a fare altrettanto”. Lo spiega l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, in una lettera aperta pubblicata sui social media, che segue di poche ore il durissimo giudizio dell’Ente nazionale Protezione animali sui “mille giorni” del governo Renzi, definito, senza mezzi termini, “il peggiore di tutti”.

“Innanzitutto – spiega l’ex ministro - la riforma costituzionale che andrà al referendum va rigettata, perché non si è voluto cambiare lo status giuridico degli animali, continuando  a considerarli "oggetti", semplici "cose”, mentre poteva essere questa l’occasione per adeguare la Carta fondamentale al sentimento della maggioranza degli italiani, riconoscendo gli animali come "esseri senzienti", come "soggetti portatori di diritti, bisognosi di maggiori tutele". Ma il governo e la maggioranza si sono opposti. In particolare -aggiunge – alla mia richiesta di approvare il testo che avevo predisposto insieme alle associazioni e che avrebbe finalmente cambiato le cose: “Gli animali sono esseri senzienti e la Repubblica ne promuove e garantisce la vita, la salute e un'esistenza compatibile con le loro caratteristiche etologiche”.

Giudice argentina riconosce a scimpanzé lo status di soggetto non umano portatore di diritti

Lo scorso 3 novembre, la Terza Corte di Garanzia di Mendoza (Argentina) ha stabilito che lo scimpanzé Cecilia, un primate di 30 anni rinchiuso all’interno di una gabbia nello zoo di Mendoza, è un “soggetto non umano” portatore di diritti fondamentali. La sentenza è arrivata a seguito di un ricorso presentato dall’Afada (associazione dei funzionari e degli avvocati per i diritti degli animali).

In particolare, l’associazione sosteneva che, poiché Cecilia era stata rinchiusa in una piccola gabbia di cemento, soggetta a temperature elevatissime d’estate e rigidissime d’inverno e senza la compagnia di suoi simili (malgrado gli scimpanzé siano animali estremamente socievoli,) con il solo scopo di esibirla al pubblico, essa era stata schiavizzata e privata illegittimamente ed arbitrariamente della libertà di movimento e del diritto di vivere in maniera dignitosa. Inoltre, visto che gli scimpanzé hanno un codice genetico simile al nostro per il 99,4%, per l’A.F.A.D.A. Cecilia è una “persona non umana”, che da innocente è stata condannata a passare la propria esistenza in una prigione. Prigione nella quale è stata reclusa per decisione arbitraria delle autorità dello zoo senza che abbia commesso alcun delitto e senza avere un previo processo legale e valido. 

Per questo motivo quindi, dal momento che non esisteva alcun ordine di un’autorità competente che disponesse lo stato di detenzione di Cecilia, l’Afada ha richiesto al giudice l’habeas corpus, ovvero l’istituto che permette di salvaguardare la libertà individuale contro detenzioni arbitrarie ed extragiudiziali, chiedendo quindi all’autorità giudiziaria di verificare se tale detenzione fosse stata disposta da un’autorità competente o se essa fosse stata disposta senza concreti elementi di accusa (come nel caso dell’orango Sandra detenuta nello zoo di Buenos Aires, alla quale nel 2014 un giudice riconobbe lo stato di “soggetto non umano”). 

Gli elefanti nascono senza zanne, per sopravvivere ai bracconieri

Anni di caccia all'avorio stanno cambiando la popolazione femminile degli elefanti africani

di GIACOMO TALIGNANI

A FORZA di rubargliele non ricrescono più. E' ancora presto per parlare di mutazione genetica ma quello che sta accadendo in alcuni branchi di elefanti africani è un campanello d'allarme serio: molti cuccioli stanno nascendo senza zanne o con zanne più piccole della norma.

segni del bracconaggio, che si stima come dal 2007 al 2014 abbia ridotto di almeno 140mila gli elefanti di tutta l'Africa, si stanno facendo sentire anche dove la caccia di frodo all'avorio è stata fermata o smantellata.

Le zanne sono un elemento fondamentale nella vita degli elefanti. Per entrambi i generi servono per scavare nel terreno alla ricerca di acqua nei periodi di siccità, per sradicare cortecce e trovare radici, per difesa e nei maschi sono anche un simbolo di competizione sessuale. Per i bracconieri invece hanno un solo scopo: il prezioso avorio.

Secoli di caccia e di bracconaggio aggressivo, se si pensa che da un report del 2010 metà degli elefanti africani sono risultati morti per azioni illegali dell'uomo, stanno mutando il futuro di questa specie. Sono le femmine a dare segni di "adattamento". Se la maggior parte dei maschi nasce ancora con le zanne, nelle femmine questo tratto sta infatti variando.

La scandalosa legge del Governo che dà il via libera per uccidere gli orsi nelle Province di Trento e Bolzano

Non è casuale l’approvazione dello sbalorditivo decreto legislativo da parte del Consiglio dei Ministri, con cui si regala ai cacciatori delle province autonome di Trento e Bolzano la facoltà di uccidere la fauna selvatica protetta, finanche nei parchi

di Gianluca Felicetti (presidente Lav)

Non solo ad personam. Ci sono leggi che si fanno ad animalem. Da uccidere. E’ quanto successo con il sì del Consiglio dei Ministri alle Province di Trento e Bolzano. Difficile infatti pensare che sia casuale, a una settimana dal referendum, l’approvazione dello sbalorditivo decreto legislativo da parte del Consiglio dei Ministri, con cui si regala ai cacciatori delle province autonome di Trento e Bolzano facoltà di uccidere la fauna selvatica protetta, finanche nei parchi.

Marmotte, stambecchi, tassi, faine e orsi: per la gioia degli amministratori locali e della popolazione venatoria, in barba alla legge nazionale, diventeranno oggetto di persecuzione.

Dopo anni di censure ministeriali e sconfitte al Tar per la caccia, a specie protette nel resto d’Italia e nei parchi, “il Consiglio dei Ministri ha rafforzato le competenze provinciali”. Così le marmotte, un vero e proprio casus belli in Alto Adige, potranno tornare nel mirino dei fucili, mentre l’orso, in Trentino, era già finito male (Daniza docet) in nome dell’Autonomia. Ma ora rischiano, e tanto, anche stambecchi, faine e tassi. Chi se ne importa se poi a Bruxelles sarà chiamata l’Italia a risponderne, e magari a pagare, non il singolo Ente locale. D’altronde a dire sì, e guarda caso la questione si è sbloccata dopo tanto tempo proprio a pochi giorni dal referendum costituzionale, è stato in primis il Ministro dell’Ambiente Galletti.

TRENTINO, REGALO ALLE DOPPIETTE. LETTERA ANIMALISTA A MATTARELLA

IL TESTO FIRMATO DA ENPA, LAV; LAC, LIPU E WWF

"Ci appelliamo al Presidente della Repubblica Mattarella perché non sottoscriva le modifiche volute dalle province autonome e dal Governo, che consegnano nelle mani dei cacciatori delle province di Trento e Bolzano, tutte le specie di animali selvatici presenti sul territorio, anche all'interno dei parchi, trasformati anche questi in terreno di conquista dei cacciatori". È questo l'appello di Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF in relazione all'approvazione di una norma collegata alle disposizioni in materia di autonomia delle province, grazie alla quale i cacciatori di Bolzano e Trento potranno uccidere qualsiasi animale selvatico, anche quelli appartenenti a specie protette a livello internazionale, anche all'interno dei parchi.

"I limiti imposti dalla legge nazionale sono così annullati in forza di un inaccettabile ed incostituzionale accordo concordato con il Ministero dell'Ambiente - si legge in una nota -. Tale decisione, quindi, è gravemente lesiva della Costituzione, delle norme nazionali internazionali ed europee poste a tutela della fauna selvatica e del diritto alla vita delle marmotte e di tutte le specie protette. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile della Stato (articolo 1 della Legge 157/1992) e per questo chiediamo al Presidente Mattarella di dare un segnale importante della presenza dello Stato a tutela della fauna minacciata da questa incredibile deregulation venatoria. E' inaccettabile che il governo, forse per la spasmodica ricerca di consenso politico, utilizzi gli animali selvatici come fossero moneta di scambio elettorale: un atto contrario al più elementare principio di rispetto degli equilibri ambientali, che legittimerà l'uccisione di animali protetti in tutto il resto del nostro Paese e d'Europa" Lunedì, 28 Novembre 2016

DEREGULATION VENATORIA delle Province autonome di Trento e Bolzano

Carlo Consiglio

Un decreto legislativo approvato il 24 novembre dal Governo prevede che il Presidente delle Province autonome di Trento e Bolzano possa disporre temporanee variazioni dell'elenco delle specie cacciabili stabilito dalla normativa statale, dopo aver effettuato, in linea con il quadro normativo europeo, la valutazione della consistenza della specie in rapporto allo specifico territorio considerato, "al fine di garantire la tutela degli interessi ambientali". Tali variazioni sono disposte d'intesa con il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo parere dell'Ispra e sentito il Ministero per le politiche agricole. In caso di parere favorevole dell´ISPRA è prevista anche una procedura di silenzio assenso.

“Ci appelliamo al Presidente della Repubblica Mattarella perché non sottoscriva le modifiche volute dalla province autonome e dal governo, che consegnano nelle mani dei cacciatori delle Province di Trento e Bolzano tutte le specie di animali selvatici presenti sul territorio, anche all’interno dei parchi, trasformati anche questi in terreno di conquista dei cacciatori”. È questo l’appello di ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF in relazione all’approvazione di tale decreto, grazie al quale i cacciatori di Bolzano e Trento potranno uccidere qualsiasi animale selvatico, anche quelli appartenenti a specie protette a livello internazionale, anche all’interno dei parchi.

GRECIA CONDANNATA PER MANCATA TUTELA DELLE TARTARUGHE MARINE

Carlo Consiglio

La Corte di giustizia dell’Unione Europea, sezione IV, con sentenza n. C-504/14 del 10 novembre 2016 ha condannato la Grecia per inosservanza della direttiva 2006/105/CE del Consiglio del 20 novembre 2006 (direttiva habitat).

Renzi spara alle marmotte

Margherita D'Amico

Quanti altri animali dovranno morire per la brama di consensi del premier Matteo Renzi? Difficile infatti pensare che sia casuale, a una settimana dal referendum, l’approvazione dello sbalorditivo decreto legislativo da parte del Consiglio dei Ministri, con cui si regala ai cacciatori delle province autonome di Trento e Bolzano facoltà di uccidere la fauna selvatica protetta, finanche nei parchi.

Marmotte, stambecchi, tassi, faine e forse, perché no, orsi: per la gioia degli amministratori locali e della popolazione venatoria, in barba alla legge nazionale, diventeranno oggetto di persecuzione.

“Si tratta di un provvedimento palesemente incostituzionale, che viola la normativa quadro, la legge 157/92” dice Annamaria Procacci, ex parlamentare e consigliere nazionale dell’Enpa-Ente nazionale protezione animali. “Al riguardo ci sono sentenze della Corte costituzionale che non lasciano spazio a dubbi: sulla caccia, regioni e province autonome si devono attenere ai vincoli stabiliti dallo Stato”.

La clamorosa concessione al culmine della campagna referendaria suggerisce ulteriori promesse di autonomia.

“E’ un’affermazione del principio di deregulation che fa a pezzi la normativa nazionale" aggiunge la Procacci. "Se i cacciatori in generale sono una categoria privilegiatissima (ricordiamo l’articolo 842 del Codice civile che consente di entrare armati e sparare nei fondi privati) quelli delle Province autonome diventeranno i re della doppietta. Non saranno neppure obbligati, come i colleghi, a scegliere l’opzione esclusiva di caccia. Appostati, vaganti, in zona Alpi e nei parchi naturali potranno far strage di animali valutandone in totale autonomia anche la consistenza delle popolazioni sul territorio”.

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