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La vita sta cambiando pelle

Cibus&Food

Cibus&Food: informazioni e opinioni su alimenti e bevande. industria alimentare Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Fidenza, il panino della mensa fa pena e il sindaco Massari s'infuria

Il primo cittadino Andrea Massari attacca la Camst: "Non escludiamo di chiedere l'interruzione del contratto"

Quel panino povero, servito agli studenti, con quell'unica fetta di formaggio, non è proprio andato giù al sindaco di Fidenza Andrea Massari, che ha affidato al sua reazione a Facebook, attaccando, senza troppi giri di parole, la Camst, l'azienda che si occupa della mensa scolastica.

"Oggi - commenta Massari - diverse mamme e papà mi hanno girato queste foto di panini serviti in mensa ai nostri bimbi. Fanno pena e fanno inc.... Perché se Fidenza fosse un Comune che ha tagliato il servizio, dovremmo far buon viso a cattiva sorte. Ma siccome abbiamo voluto che i nostri bimbi avessero il meglio, scegliendo un appalto che era suggerito dalla totalità dei nutrizionisti in tutta la regione, prima abbiamo cercato di capire se le lamentele fossero dovute a episodi isolati, ad una logistica da mettere a punto".

Massari ricorda che il Comune in questi mesi "ha scritto, richiamato e sanzionato l’azienda proprio per questo. Ma l’anno scolastico è finito con questo panino penoso e adesso la misura è colma. Domani riconvocheremo i vertici della Camst per chiedere chiarimenti ed avviare ogni azione a nostra tutela".

Il Comune del Parmense paga il servizio mensa oltre 900mila euro all’anno e "pretendiamo che tutto sia fatto con qualità e a regola d’arte. Lo voglio dire alle nostre famiglie: metteremo in atto tutte azioni possibili a tutela dei fidentini e della regolarità di un servizio appaltato"  fino ad arrivare "se vi saranno le condizioni non escludiamo di chiedere l'interruzione del contratto".

EAT MANTUA

Palazzo Te  MANTOVA

Francesca Avanzini

Si potrebbero, com’è tradizione, gustare i tortelli d’erbetta con relativa rugiada la notte del 23 giugno, e tirare fino a mattina e fino a Mantova per il dessert. Ne vale la pena, perché, dalle 10 del 24, le pasticcerie di Mantova, comprese le più vecchie e raffinate, imbandiscono gratuitamente per il pubblico presso le Fruttiere di Palazzo Te un buffet a base di dolci. L’evento è organizzato dal Comune e dagli organismi di Palazzo Te, e a ciascuna pasticceria è affidato il compito di eseguire tre dolci della tradizione e uno dimenticato. Così, invece che sulla boccaccesca montagna di parmigiano, sarà possibile sedersi su-e gustare-montagne di crema fritta, pile di veneziane e finte pesche, cumuli di torte alla Crimea, alla crema di burro e Bocca di Dama. E non fosse che abbiamo parlato di sedersi, anche di torta Istrice, nuziale e molte altre.

La manifestazione rientra nell’ambito di Eat Mantua, contenitore pensato per valorizzare la cucina locale. La città, già capitale italiana della cultura nel 2016, lo è nel 2017, insieme a Bergamo Brescia e Cremona, anche del cibo, dato che la Lombardia dell’est è stata proclamata per l’anno Regione Europea della Gastronomia.

Molto si è insistito, nel corso della presentazione dell’evento presso la sala “Amore e Psiche” di Palazzo Te, scelta  forse anche per via degli affreschi raffiguranti un sontuoso banchetto gonzaghesco, sul fatto che il cibo è cultura. “Stiamo facendo un lavoro sull’identità della nostra città e della nostra terra”, ha spiegato il sindaco Mattia Palazzi, “che non è mai stata di chiusura…La manifestazione aiuta a capire come la bellezza e la cucina siano state per i Gonzaga le armi buone della diplomazia”.

Fontevivo (PR), Finanza sequesta 21 tonnellate di cibo avariato

Un'operazione delle Fiamme Gialle di Fidenza si è estesa in tutta Italia

Nei giorni scorsi, i militari della Guardia di Finanza della Tenenza di Fidenza hanno eseguito un’importante operazione, denominata “Bad Food”, nel settore del contrasto alle frodi agroalimentari e della prevenzione della salute pubblica, sottoponendo a sequestro un ingente quantitativo di materie prime alimentari potenzialmente nocive, destinate alla produzione dei cc.dd. “cibi pronti”, di diffuso utilizzo sulle tavole degli italiani.

I Finanzieri, nel corso del pattugliamento per il controllo economico del territorio, sono riusciti ad individuare un deposito sospetto, non dichiarato, collocato nel comune di Fontevivo e riconducibile ad una società di diritto svizzero gestita da un parmigiano.

Carni rosse ancora sotto accusa: eccessivo consumo aumenta le morti

Questa volta è il British Medical Journal a prendere posizione, con la pubblicazione 
di uno studio che sancisce l’aumento di rischio di mortalità del 26%

Redazione salute

Ancora la carne rossa al centro dell’attenzione. In questo caso un segnale di forte attenzione arriva da uno studio epidemiologico pubblicato sul British Medical Joornal a firma di Arash Etemadi, del National Cancer Institute statunitense.

Lo studio

I ricercatori americani concludono che esiste una correlazione fra consumo di carni rosse e “processata” e incremento medio della mortalità del 26%. Il legame più stretto è risultato, in particolare, con la mortalità da sofferenza del fegato cronica. 
Lo studio è stato condotto su 537 mila persone fra i 50 e i 71 anni all’inizio dell’indagine, che è durata 16 anni e ha convolto 6 Stati. Secondo i ricercatori tra i responsabili di questo effetto vanno inclusi il ferro eme delle carni rosse e i nitriti/nitrati di quelle processate. Altri aspetti coinvolgono le sostanze cancerogene che si producono durante alcuni tipi di cottura (segnatamente quelle alla griglia), come amine eterocicliche e idrocarburi aromatici policiclici, contaminanti dei mangimi animali, nonché un ridotto consumo di frutta e verdura che in genere si accompagna a una dieta particolarmente ricca di carne.

Pesce e carni bianche

Conferma dagli Usa: "Troppa carne rossa aumenta il rischio di 9 super malattie"

A suggerirlo uno studio condotto con criteri giudicati più che affidabili dal board del British Medical Journal, che lo ha pubblicato e non a caso gli ha dedicato la copertina. Maggiori probabilità di incorrere in 9 diverse patologie. La buona notizia è che gli stessi dati mostrano che tanto più si introducono carni bianche e non lavorate e pesce, tanto più l’aumento di rischio si assottiglia fino a scomparire

di AGNESE CODIGNOLA

GLI AMANTI degli hamburger se ne dovranno fare una ragione: è tempo di cambiare abitudini. Perché davvero la carne rossa e i suoi derivati aumentano il rischio di morte in generale, e quello di ben nove tra le patologie croniche più diffuse: tumori, malattie cardiache e respiratorie, ictus, diabete, infezioni, demenza di Alzheimer, patologie renali ed epatiche croniche. A suggerirlo ancora una volta è uno studio condotto con criteri giudicati più che affidabili dal board del British Medical Journal, che lo ha pubblicato e non a caso gli ha dedicato la copertina, con un pezzo di carne appesa che campeggia su sfondo tristemente nero.

Ecco i fatti. Gli epidemiologi dei National Cancer Institute di Bethesda hanno analizzato i dati di una grande indagine di popolazione chiamata NIH-AARP (da American Association of Retired Persons, l’associazione dei pensionati) Diet and Health Study, condotta in sei stati e due grandi aree metropolitane degli Stati Uniti per 16 anni su oltre 536.000 americani adulti (età: tra i 50 e i 71 anni), e conclusasi alle fine del 2016. E hanno visto che per ogni aumento di carni rosse e lavorate il numero di decessi sale.

Oms: "Salsicce, prosciutto e carni rosse trattate possono causare il cancro"

Gli insaccati accomunati, nelle tabelle di rischio, al fumo e all'amianto. Nel mirino wurstel, carni in scatola, ma in parte anche la carne rossa 'fresca'. Gli oncologi e le associazioni di categoria contro gli allarmismi

CONSUMARE salumi, insaccati e ogni genere di carne lavorata può causare il cancro e probabilmente anche mangiare carne rossa: l'allarme arriva dall'Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, parte dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità. Il rapporto dell'Iarc, redatto sulla base di oltre 800 studi precedenti sul legame tra una dieta che comprenda le proteine animali e il cancro, conferma dunque le attuali raccomandazioni "a limitare il consumo di carne". Lo studio, anticipato nei giorni scorsi dal Daily mail e oggi pubblicato su Lancet Oncology, include la carne di maiale tra la carne rossa, insieme a quella di manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre.

Al giudizio finale, si legge nel documento,si è arrivati dunque dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. "Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa". Gli esperti hanno concluso che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata.

LA CASEINA DEL LATTE “IL PIU’ POTENTE CANCEROGENO DELLA STORIA DELL’UOMO”

“La caseina è il più potente cancerogeno della storia. L’ho detto in passato e continuo a sostenerlo. Finora non mi hanno mai contestato su base scientifica e non possono farlo, perché è vero!”

Troppe bevande zuccherate fanno male anche al cervello

Il messaggio emerge da uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori della Boston University sulla rivista «Alzheimer & Dementia»

Gli americani amano lo zucchero. Tutti assieme, secondo il dipartimento di Agricoltura statunitense, ne hanno consumato quasi undici milioni di tonnellate: soltanto nel 2016. Buona parte è stato ingerito in gran parte attraverso le bevande gassate e le bibite utilizzate dagli sportivi, che oltre a far allargare il girovita contribuirebbero però a danneggiare anche il cervello.

Il messaggio emerge da uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori della Boston University sulla rivista «Alzheimer’s & Dementia».  

Zuccheri e cervello: quale legame?  

Gli studiosi hanno utilizzato i dati del Framingham Heart Study, una ricerca ideata per valutare il rischio epidemiologico delle malattie cardiovascolari, con un altro intento: considerare l’evoluzione dell’invecchiamento cerebrale sulla base dei consumi alimentari. È così emersa - incrociando i dati provenienti dai diari alimentari, dai test cognitivi e l’esito delle risonanze magnetiche cerebrali condotte su oltre quattromila adulti - la correlazione tra una dieta ricca di zuccheri e un processo di «aging», che gli autori hanno rimarcato, sottolineando però come si tratti di «un legame che non implica in maniera inequivocabile un legame di causa-effetto». 

Parma, i carabinieri sequestrano 1800 litri di latte per l'infanzia

Operazione del nucleo Antifrode in una ditta di trasformazione

Il nucleo Antifrode di Parma, a seguito verifica in un'azienda di trasformazione alimentare con sede nel Parmense, ha sequestrato 126 kg di latte di asina liofilizzato indirizzato alla trasformazione nell’equivalente di circa 1.800 litri di latte destinati all’infanzia.

L’attenzione dei carabinieri si è incentrata sulla carenza degli elementi essenziali - previsti dalle norme di settore - per stabilire la provenienza del prodotto.

L’alimentazione infantile, ricordano i  militari, negli ultimi anni ha attratto sempre più i riflettori del pubblico

 interesse, sia in ragione del particolare utente cui è destinata, sia per la sua strumentalità come mezzo di educazione alimentare, attraverso il quale viene a definirsi il rapporto con il cibo fin dai primi anni di vita.

La sicurezza dell’alimentazione dei piccoli consumatori è "un bene prezioso e prioritario, in relazione ai molteplici fabbisogni nutrizionali specifici e alla delicatezza delle plurime implicazioni della salute dei bambini". 26 aprile 2017

Fonte link parma.repubblica.it 

Le bibite zuccherate e quelle "diet" possono causare Alzheimer e ictus

Invecchiamento del cervello, problemi alla memoria e demenza i problemi per le persone al centro della ricerca

Le bibite zuccherate fanno invecchiare il cervello, aumentando il rischio di Alzheimer, e anche quelle 'diet' sono associate ad un aumento del rischio di demenza e di ictus.

Lo affermano due studi della Boston University pubblicati dalle riviste Stroke e Alzheimer and Dementia. Entrambe le ricerche sono state condotte su soggetti arruolati nel Framingham Heart Study's Offspring and Third-Generation, che comprende figli e nipoti dei partecipanti al Framingham Study del 1948.

Nel primo sono state analizzate 4mila persone sottoposte a risonanza magnetica e a test cognitivi. In quelle che avevano un consumo definito 'alto', cioè più di due bibite zuccherate al giorno, sono stati trovati diversi segni di invecchiamento del cervello, da un volume ridotto a una memoria peggiore, considerati fattori di rischio per l'Alzheimer.

Nel secondo studio i ricercatori hanno analizzato quante bibite zuccherate e diet erano state bevute dal gruppo tra il 1991 e il 2001, verificando poi se nel decennio successivo c'erano stati episodi di ictus o demenza.

Rispetto a chi non assumeva bevande diet il rischio per chi invece ne consumava una o più al giorno è risultato tre volte maggiore sia per demenza che per ictus. "Questi studi dimostrano una correlazione, ma non un rapporto di causa-effetto - sottolineano gli autori -. Ci sono diverse teorie sul possibile legame tra bibite diet e demenza, ma servono più ricerche". 21 aprile 2017

Fonte Link  http://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/bibite-zuccherate-diet-pericolose/

Bisfenolo A nei cibi in scatola: come evitarlo. I consigli dall’associazione di consumatori americani EWG per fare pressione su aziende e autorità

L’impiego di bisfenolo A o BPA, plastificante ubiquitario accusato di aumentare il rischio di alcuni tumori, di perturbare il sistema endocrino e riproduttivo, di causare diabete e malattie metaboliche e cardiache, tiroidee e dello sviluppo, sta lentamente diminuendo, in alcuni paesi dopo l’approvazione di specifiche normative che ne limitano l’utilizzo.  Ma il processo di sostituzione è lento, perché in assenza di altre  sostanze in grado di sostituirlo si usano  i bisfenoli S e F, molto simili dal punto di vista strutturale al BPA. Il problema è che di questi nuovi composti non si sa praticamente nulla, in particolare per i possibili effetti sulla salute.

Se dagli imballaggi esterni e dalle stoviglie e dai biberon per bambini, il BPA è sempre meno presente, lo stesso principio non vale per i cibi in scatola. Da più di vent’anni le lattine di metallo sono rivestite all’interno con pellicole volte a evitare il contatto diretto degli alimenti con i metalli.

L’associazione di consumatori americani Environmental Working Group (EWG), che da anni si batte contro il BPA ha presentato un rapporto in cui ha analizzato 252 prodotti. Il risultato è desolante: il 12% dei marchi (31) usa lattine BPA-free per tutti i prodotti, il 14% (34 brand) lo impiega per uno o più alimenti, ma il 31% (78 marchi) impiega ancora il BPA per tutti i cibi in scatola, e il 43% di tutti i brand fornisce informazioni incomplete o ambigue. Di più: solo 13 produttori hanno rivelato che cosa utilizzano come sostituto del BPA.

Come se ne esce? Per agevolare un processo che è in atto, ma che è anche molto lento e poco lineare, l’EWG ha stilato una lista di raccomandazioni per i decisori e per i consumatori.

Per le autorità sanitarie (oltre ad alcuni consigli specifici per la realtà americana):

Riso, pronta la norma per l'obbligo di scrivere l'origine in etichetta

L'annuncio è stato dato dal ministro Martina, di fronte all'agitazione della Coldiretti che denuncia l'invasione del prodotto straniero e il crollo dei prezzi per gli agricoltori, mentre per i consumatori il costo è costante

L'Italia, regina del riso in Europa con il 49% della produzione continentale, si prepara a difendere il suo made in Italy e il lavorto dei tanti agricoltori della Penisola. Dopo il latte e il grano, infatti, anche per il riso arriva l'obbligo di indicazione dell'origine in etichetta. Una chiara mossa per cercare di marcare il territorio rispetto all'invasione di 244 milioni di chili importati dall'Asia a dazio zero nel Vecchio continente nel corso del 2016. E anche uno strumento in più perché i consumatori possano decidere con maggior trasparenza.

Ad annunciare l'etichetta distintiva per il riso made in Italy è stato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, in risposta a un sit-in organizzato dalla Coldiretti che da sempre ha condotto questa battaglia per tutelare un primato tutto italiano. "In accordo con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda - ha detto ieri Martina - è pronto il decreto per la sperimentazione dell'obbligo di indicazione di origine in etichetta e lo chiederemo a livello europeo pronti ad introdurre questo strumento in Italia". Tra le altre misure annunciate dal ministro, la richiesta a Bruxelles dell'attivazione delle clausole di salvaguardia, in modo da prevedere meccanismi più forti di tutela dei redditi dei produttori; la possibilità di estendere al settore risicolo, dopo quello del grano, la sperimentazione dell'assicurazione agevolata salva-ricavi per i produttori. Verranno infine investiti 2 milioni di euro sulla promozione delle qualità del riso tricolori.

Uno studio dimostra che: Lo zucchero crea dipendenza come la cocaina

zucchero

Uno studio dimostra che: Lo zucchero crea dipendenza come la cocaina

27/02/2017 Il neuroscienziato Bart Hoebel dell’Università di Princeton, nel New Jersey, secondo i suoi studi fatti sui rati per anni, afferma che assumere zucchero ha gli stessi effetti delle sostanze stupefacenti, riscontrando gli stessi sintomi di astinenza e dipendenza.

Alle cavie sono state somministrate dosi elevate di acqua e zucchero, ogni giorno, dopo una notte di digiuno.

L’esperimento è stato condotto per tre settimane, dove le cavie hanno incominciato a manifestare segni di irritabilità, incontrollabilità e frenesia, un comportamento simile a quello dei tossicodipendenti quando sono in crisi di astinenza.

Lo studio ha evidenziato un aumento nel cervello della dopamina, che come afferma il Dr Hoebel:

“…E’ UNA SOSTANZA CHE SI TROVA NEL NUCLEUS ACCUMBENS, LA PARTE ADIBITA ALLA MOTIVAZIONE E AL MECCANISMO DELLA RICOMPENSA E SI SA DA TEMPO CHE L’ABUSO DI DROGHE FA AUMENTARE IL RILASCIO DI DOPAMINA IN QUESTA PARTE DEL CERVELLO: ANALOGAMENTE ABBIAMO SCOPERTO CHE LO ZUCCHERO AGISCE ALLO STESSO MODO…“

Fonte dello studio del Dr Hoebel: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2235907/

Purtroppo è ancora alta la quantità di zuccheri nei cibi e nelle bevande presenti in commercio.                         Negli ultimi 30 anni gli americani hanno raddoppiato la quantità di zuccheri che mangiano, ed è aumentato di quasi il doppio anche il numero di obesi.

Le mele e le loro incredibili proprietà contro il cibo spazzatura

mele

Le mele contengono al loro interno la bellezza di 191 sostanze chimiche conosciute, e di altrettante che si intuiscono, ma non si conoscono ancora. Non appena le hai dato un morso e ti sei appropriato dei suoi aromi e dei suoi umori, scattano 1300 reazioni chimico-enzimatiche nel corpo per disintegrarne le molecole e piazzarle nelle diverse parti del corpo…

E’ questo ciò che ha dichiarato un medico americano il Dr David Reuben, nl suo libro: Everything you always wanted to know about nutrition (Ogni cosa che vuoi sapere sulla nutrizione).

Un morso alle mele e si scatena l’energia atomica.

La pectina va nell’intestino, il retinolo (o vitamina A) prende la via del globo oculare (retina).
Le antocianine vanno a rafforzare i fragili capillari.
Il licopene va ai genitali, a contrastare i radicali liberi.              
L’acqua biologica va ad irrorare, al pari di una preziosa e attesa rugiada, le mucose intestinali.

E via avanti così, più o meno per 1300 volte.

Capite, cosa significa mordere delle semplici mele?

Energia atomica viva e costruttiva a disposizione del nostro organismo, altro che miserabile acqua e zucchero.

Non è il volume, e ancor meno la consistenza sostanziosa del cibo, a donare il massimo rendimento nutrizionale netto, ma è la giusta carburazione all’interno dell’organismo assorbente.

La prova lampante ce la offre la natura stessa.

Chi mai penserebbe che un atomo minuscolo ed invisibile possegga al suo interno un’energia travolgente ed esplosiva, miliardi di volte più grande di lui?

Chi mai accetterebbe che il mammuth, l’elefante e la mucca, traggano dall’erba e dalle fronde verdi la sostanza per produrre tutto il loro latte, tutto il materiale necessario al loro possente sviluppo?

Dieta Alcalina: lotta all'acidosi metabolica

Dieta Alcalina

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Il cibo e la consapevolezza alimentare sono la più importante forma di prevenzione alle malattie. LB

CIBI ACIDIFICANTI E ALCALINIZZANTI

 

ZUCCHERO DI CANNA: FA MALE COME IL BIANCO? PROPRIETÀ E QUALE SCEGLIERE

Lo zucchero bianco è un dolcificante che tende a generare dipendenza e ha numerose ripercussioni negative sul corpo. Tante persone pensano che acquistandozucchero di canna possano mettersi al sicuro da eventuali rischi per la salute. Ma è davvero così? Lo zucchero di canna fa male come quello bianco? Facciamo chiarezza.

Dire zucchero di canna ci dà la sensazione di parlare di un prodotto più sano e naturale e questo sarebbe confermato anche dal colore più scuro e caramellato che ci fa credere di essere di fronte ad uno zucchero non raffinato. Purtroppo si tratta di uno dei tanti falsi miti alimentari.

Ormai anche al bar troviamo le bustine di zucchero di canna, una grande trovata commerciale pensata per il sempre più ampio pubblico di consumatori attenti alla propria salute. Quello che comunemente utilizziamo e preferiamo in quanto "più sano e naturale" è in realtà non solo zucchero a tutti gli effetti ma anche un prodotto ugualmente raffinato. Scopriamo meglio di che si tratta.

Leggi anche: ZUCCHERO RAFFINATO: 10 MOTIVI SCIENTIFICAMENTE PROVATI PER LIMITARNE IL CONSUMO

"Antibiotici e soda in Parmigiano e Grana falsi": 27 indagati.

Forme di Formaggio

"Antibiotici e soda in Parmigiano e Grana falsi": 27 indagati

"Utilizzavano latte per la produzione di formaggio atto a divenire Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop contenente residui di antibiotici, aflatossine, nonché immettevano nella panna della soda (idrossido di Sodio), detenendo tali prodotti per la loro successiva commercializzazione".
Sono queste le lapidarie parole pronunciate dal sostituto Procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani: le accuse sono nei confronti di 27 persone che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero gestito un presunto giro di formaggio contraffatto. Tra gli indagati ci sono anche due casari della provincia di Parma, oltre ai dipendenti di una ditta, semplici casari ma anche due rappresentanti del Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, all'epoca dei fatti, Giuseppe Alai e Stefano Berni. Dodici dei ventisette indagati sono accusati di associazione a delinquere e hanno quasi tutti ruoli in una ditta che si occupa di esportare il Parmigiano Reggiano, il principale esportatore italiano. 

Gli italiani tornano a spendere per mangiare. E si dividono: 31 milioni per i cibi pronti, 26 per quelli salutisti

La ricerca del Censis dice che il 91 per cento dei consumatori è "interessato" alla spesa alimentare. A differenza del resto del mondo, a guidare le scelte sono la trasparenza delle informazioni, la qualità e la marca

Gli italiani hanno accentuato le loro doti di "formichine" con la crisi, stringendo la cinghia e rinunciando a una buone di acquisti: non è un caso che l'obiettivo per il rilancio del Paese sia stimolare i consumi, cercando di mettere in circolo quei 133 miliardi cash accumulati in via cautelativa dalla crisi ad oggi. Secondo il Censis, la disponibilità a spendere per il cibo può fare da traino a questo recupero.

L'istituto lo ha indagato nella ricerca "Il futuro dell'alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli di fruizione", presentata stamane a Milano. Secondo i ricercatori, il cibo occupa una fetta maggiore nella spesa delle famiglie rispetto a quanto accada nel resto d'Europa (il 14,3% sul totale delle uscite per consumi contro l'11,4%). E' sintomo di un'attenzione culturale particolare, anche se gli economisti sanno bene il nesso tra l'incidenza della spesa alimentare e la possibilità di uscire dal semplice livello di "sussistenza" nelle proprie scelte di consumo.

La cena-tipo negli ospedali è una follia nutrizionale. Parola dell’oncologa Di Fazio

I consigli dell'oncologa Maria Rosa Di Fazio estratti dal suo libro "Mangiare bene per sconfiggere il male" (Mind)

A molti di voi sembrerà un paradosso. Non lo sembra: purtroppo lo è. Consiste nell’amara constatazione che uno dei peggiori “luoghi comuni” alimentari è rappresentato proprio dalla cena-tipo che nel 99,9% dei casi viene data ai degenti in ospedale. Vorrei che direttori sanitari e amministrativi delle case di cura, ma ancor di più il ministro della Sanità mi ascoltassero: il tradizionale menù delle cene ospedaliere è quanto di peggio si possa dare da mangiare anche a una persona sana. Figuriamoci a un malato!

Per fortuna c’è chi a queste cose ci pensa, come ha fatto l’Artoi (Associazione per la ricerca di terapie oncologiche integrate, della quale faccio parte) che ha stilato e presentato all’Unione Europea quello che dovrebbe essere il modello di dieta ideale per il malato ospedaliero e per il bambino. Sorvolerò, quindi, sulla pizza o sul piattone di spaghetti come abitudine serale di chi per sua fortuna non è ricoverato. Non me ne occuperò, limitandomi tuttavia a dire che si tratta comunque di un genere di cena che caldamente sconsiglio a tutti, sani o malati, quantomeno come menù abituale. Facendo sempre salvo, è ovvio, l’innocente strappo di una volta ogni tanto, i piattoni di pasta e le pizze riservatele al pranzo. Sarà molto meglio.

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