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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Arresti per corruzione nella sanità, le reazioni a Parma

La politica locale batte un colpo sul caso degli arresti per corruzione scaturiti da un'inchiesta della Procura di Parma.

"Un enorme scandalo si è abbattuto sulla nostra città, coinvolgendo un settore - la sanità - estremamente importante e molto caro a tutti noi cittadini. Parma è ancora una volta nei titoli dei Tg, purtroppo. Non giudico i fatti, lascio che la magistratura faccia il suo lavoro senza interferenze e ringrazio Procura e carabinieri per l'opera svolta. Intendo inoltre esprimere vicinanza e solidarietà a chi opera nella nostra sanità ogni giorno con dedizione e integrità assoluta. La città è con voi che siete tanti" scrive Paolo Scarpa.

"Ritengo sia giunto il momento che tutti riconoscano, una buona volta, quanto sia necessario agire a tutela della legalità, intensificando gli sforzi e vigilando concretamente, cosa che oggi non si fa abbastanza. Abbiamo bisogno di organismi che possano fare da osservatorio e da centrale di rischio. Non si può tenere bassa la guardia per sempre e Parma non può girarsi dall'altra parte facendo finta di non vedere, come già troppe volte in passato. A forza di distogliere lo sguardo potrebbe arrivare il giorno in cui davvero non ci riconosceremo più. Abbiamo bisogno di un termometro che ci misuri la febbre adesso. Il futuro di Parma è nelle cure che sapremo destinare alla nostra città e nell'attenzione a ciò che ci accade. Vogliamo bene a Parma e la vogliamo sana. Solo così lei avrà cura di tutti noi" conclude il candidato sindaco del centrosinistra.

Indagine Pasimafi del Nas: arrestato il luminare Fanelli: "Comando io, ho creato un sistema"

Sgominata organizzazione a cui partecipavano dirigenti medici e manager del campo farmaceutico per pilotare il busines delle cure palliative e delle terapie del dolore. Nell'inchiesta della Procura di Parma coinvolti anche Massimo Allegri, Marcello e Ugo Grondelli e Giuseppe Vannucci. Indagato il rettore Borghi

Si era definito come "mamma" della legge 38 del 2010 sulle cure palliative e terapia del dolore. Nelle intercettazioni del Nas di Parma, Guido Fanelli s’è trasformato nel "Briatore delle terapie del dolore".

Il 62enne direttore della struttura complessa di Anestesia, rianimazione e terapia antalgica dell’ospedale Maggiore di Parma è stato arrestato nella sua abitazione nel milanese lunedì mattina. Il professore è ora ai domiciliari. A Parma  sono state arrestate altre quattro persone. Il rettore dell’università di Parma, Loris Borghi, figura tra i 75 indagati. 

Secondo la Procura di Parma, Fanelli sarebbe la mente  di un "vasto sistema di corruzione e riciclaggio" che coinvolge grandi aziende farmaceutiche italiane ed estere e che ha portato in tutta Italia all'arresto di 19 dottori e imprenditori operanti nel settore della commercializzazione e della promozione di farmaci e di dispositivi medici. 

Di "corruzione quasi permanente, con mercimonio delle funzioni pubbliche per interessi privati" ha parlato il procuratore della Repubblica di Parma Antonio Salvatore Rustico. L'operazione Pasimafi ha svelato in pratica una organizzazione a cui partecipavano dirigenti medici, esponenti del ministero della Salute e diversi manager del campo farmaceutico. L'obiettivo era quello di pilotare il "business" delle cure palliative e delle terapie del dolore.

Paolo Scarpa: solidarietà a chi opera nella nostra sanità

IL PD paladino della legalità(!?) Ma Scarpa legge i giornali? Non è sufficiente mettere in lista un ex Procuratore Capo in pensione, senza alcuna consultazione minima, una decisione solo di Scarpa (a richiesta di Laguardia), per legittimarsi a questo ruolo di garante. Anzi... vista la storia non certo brillante della nostra Procura e il caso SPIP e Parmalat... e molte altre. La responsabilità poi non è certo dell' Amministrazione uscente, come si vorrebbe far intendere nel comunicato scarpiano. La sanità dipende dalla Regione di Bonaccini. il sindaco è responsabile per la salute dei cittadini, ma la gestione della Sanità è nelle mani del Governatore. Il coinvolgimento del Rettore  Borghi è preoccupante.  LB 

Blitz dei Nas in tutta Italia, in manette 19 medici e imprenditori farmaceutici

Al centro del "sistema di corruzione e riciclaggio" il luminare della terapia del dolore Guido Fanelli, agli arresti domiciliari. L'indagine, partita da Parma, avrebbe accertato che ha ricevuto soldi, beni immobili e anche uno yacht in cambio di favori

di FABIO TONACCI

ROMA - Il luminare italiano per le terapie del dolore, Guido Fanelli, è da questa mattina agli arresti domiciliari. E' lui, secondo l'inchiesta della procura di Parma, il perno di un vasto "sistema di corruzione e riciclaggio" che coinvolge grandi aziende farmaceutiche italiane ed estere e che ha portato all'arresto di 19 dottori e imprenditori operanti nel settore della commercializzazione e della promozione di farmaci e di dispositivi medici.

Il professor Fanelli, ordinario di Anestesia e Rianimazione all'università di Parma, è stato consulente tecnico del governo per l'estensione della legge 38 del 2010 sulle cure palliative e terapia del dolore, nonché presidente della Commissione istituita ad hoc dal 2008 al 2015 presso il ministero della Salute. E' stato anche relatore del Piano oncologico nazionale del 2008.

Consorzio Agrario di Parma: diciassette richieste di rinvio a giudizio

L'inchiesta per bancarotta fraudolenta

Gli ex presidenti Fabio Massimo Cantarelli e Luigi Malenchini, gli ex consiglieri Paolo Bandini, Guido Baratta, Enrico Bilzi, Lorenzo Bonazzi, Gianni Brusatassi, Celeste Cavaciuti, Davide Guareschi, Ezio Pederzani, l'ex direttore generale Umberto Colla, gli ex sindaci Genesio Banchini, Massimo Bianchi, Gianluca Broglia, Michele Pellizziari e infine gli ex revisori dei conti Maurizio Magri e Marco Menegoi.

Sono le persone per cui la Procura di Parma, dopo le indagini portate avanti dalla Finanza, ha chiesto, come scrive la Gazzetta di Parma, il rinvio a giudizionell'inchiesta aperta per bancarotta fraudolenta relativa al Consorzio Agrario di Parma. Per altri tredici, inizialmente indagati, è stata fatta istanza d'archiviazione.

Secondo la Procura, ex amministratori, sindaci e revisori, a vario

 titolo, avrebbero messo in atto operazioni dolose, plusvalenze fittizie e falsi per non far emergere il dissesto economico che nel 2011 ha portato al commissariamento del Consorzio a fronte di un buco di 80 milioni di euro. Dal 2014, superato il commissariamento e grazie al lavoro dei nuovi amministratori, la realtà agricola è di nuovo pienamente operativa04 maggio 2017
 
Fonte Link parma.repubblica.it 

Appalti irregolari, arrestati il sindaco Di Girolamo e un assessore di Terni: “Monopolio perfetto con cooperative”

Secondo la Procura gli appalti - dal verde pubblico ai servizi turistici per le Cascate delle Marmore - venivano riaffidati senza nuove gare. Ed è così che è stato possibile per il raggruppamento di cooperative ottenere proroghe fino a 63 proroghe consecutive. "Così continuando a garantire, a volte, anche per oltre 5 anni consecutivi la gestione del contratto al medesimo raggruppamento di cooperative sociali". I bandi "cuciti addosso" alle società

“Un monopolio perfetto nel territorio ternano nel settore degli appalti di servizi al medesimo raggruppamento di imprese cooperative“. Era il meccanismo architettato, secondo la Procura di Terni, dal combinato disposto di politici e tecnici che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco del Comune di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari, entrambi del Pd. Cuore dell’indagine, condotta dagli uomini della polizia e dai militari della Guardia di finanza, una lunga serie di appalti di servizi pubblici a cooperative locali. A due componenti di cooperative sociali di tipo B – che impiegano lavoratori di categorie svantaggiate – è stato invece applicato il divieto temporaneo di esercizio dall’attività d’impresa. Si tratta dello sviluppo di un’indagine chiamata “Spada” per gli inquirenti avevano chiesto e ottenuto la proroga d’indagine. Era stato lo stesso sindaco Di Girolamo a rendere noto che fosse indagato. In quell’occasione era emerso che i reati ipotizzati a suo carico erano tra gli altri associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti.

Piercamillo Davigo: “Giudici in politica? Penso non debbano entrarci mai.

Gisella Ruccia

“Penso che i magistrati non debbano fare politica mai. Però, se qualcuno decide di fare politica, bisognerebbe in qualche modo regolamentare il rientro in magistratura“. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) dal presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, che precisa: “Per un magistrato deve essere comunque una scelta etica quella di entrare in politica. Non si può pensare di vietarglielo per legge, perché in tutti i Paesi del mondo i diritti politici si tolgono ai delinquenti ed è solo in Italia che si pensa di toglierli ai magistrati. Tregua tra magistratura e politica? Non c’è mai stata. Siamo stati presi più volte a male parole e i politici non hanno rispettato gli accordi convenuti“.

Bologna, Davigo agli studenti di legge: "Emigrate"

Lectio del magistrato in Facoltà, sarcastico e duro con la classe politica ("Gentaglia")

BOLOGNA “E se sapete le lingue, l’alternativa è andare a studiare all’estero ed emigrare. Mi rendo conto di dire una cosa disperata, ma questa è la situazione”. Piercamillo Davigo ha chiuso così la sua lectio magistralis alla Facoltà di Legge davanti a un centinaio di studenti. "Il 93 per cento dei dottori in Giurisprudenza - ha risposto l'ex (da pochi giorni) presidente dell’Anm alla domanda finale di un laureando - fanno gli avvocati, la metà di loro guadagnando meno di un call center. E' un mestiere che si è proletarizzato. Per conquistare uno dei 250 posti da magistrato si impiegano anni e anni di gavetta: una volta a 28 anni potevi già essere magistrato, oggi se ti va bene ci arrivi a 32-33 già stanco. Se siete pronti, questa è la strada che vi aspetta. Altrimenti c'è l'estero".

Parma, i carabinieri sequestrano 1800 litri di latte per l'infanzia

Operazione del nucleo Antifrode in una ditta di trasformazione

Il nucleo Antifrode di Parma, a seguito verifica in un'azienda di trasformazione alimentare con sede nel Parmense, ha sequestrato 126 kg di latte di asina liofilizzato indirizzato alla trasformazione nell’equivalente di circa 1.800 litri di latte destinati all’infanzia.

L’attenzione dei carabinieri si è incentrata sulla carenza degli elementi essenziali - previsti dalle norme di settore - per stabilire la provenienza del prodotto.

L’alimentazione infantile, ricordano i  militari, negli ultimi anni ha attratto sempre più i riflettori del pubblico

 interesse, sia in ragione del particolare utente cui è destinata, sia per la sua strumentalità come mezzo di educazione alimentare, attraverso il quale viene a definirsi il rapporto con il cibo fin dai primi anni di vita.

La sicurezza dell’alimentazione dei piccoli consumatori è "un bene prezioso e prioritario, in relazione ai molteplici fabbisogni nutrizionali specifici e alla delicatezza delle plurime implicazioni della salute dei bambini". 26 aprile 2017

Fonte link parma.repubblica.it 

DENUNCE A RAFFICA CONTRO POLITICI, AMMINISTRATORI E BANCHIERI

Alberto Micalizzi

Le denunce ed i ricorsi alla magistratura per la difesa degli interessi nazionali stanno aumentando. Sino ad oggi abbiamo assistito ad iniziative di singoli gruppi o di singoli individui, che hanno dato vita o supportato indagini penali ed iniziative di risarcimento per danni erariali e di altro genere.

Denunce per manipolazione di mercato, per derivati truffa, per usura bancaria, per attentato alla Costituzione, per favoreggiamento etc. hanno coinvolto pochi ma decisi attivisti che in taluni casi hanno aperto varchi importanti ed impensabili fino a pochi anni fa.

Tuttavia questo non basta più. Dobbiamo alzare il livello della sfida rendendo sistematica ed incessante l’azione di denuncia di qualsiasi azione materiale o potenziale che i dirigenti pubblici, i politici ed i grandi speculatori compiono in violazione degli articoli fondamentali della Costituzione, nonché di disposizioni di legge civile e penale.

Dunque, sotto la guida del Prof Paolo Maddalena, ispiratore del circuito “Attuare la Costituzione”, abbiamo costituito un Gruppo di intervento giuridico nazionale. Si tratta di uno dei passaggi fondamentali nella costituzione della forza popolare su cui stiamo operativamente lavorando da due anni e che culminerà con la tappa di “Attuare la Costituzione” di Napoli del 14 Maggio prossimo, a seguito della quale si darà una struttura operativa territoriale.

Abbiamo compreso che per combattere efficacemente la speculazione finanziaria, che sta distruggendo il nostro popolo ed il nostro territorio, non basta diffondere le idee ma è necessario agire sul piano giudiziario per difendere l’appartenenza del territorio al popolo e rendere effettivo il principio che gli amministratori pubblici sono gestori e non proprietari dei beni.

Comune di Parma perde causa di lavoro: risarcito il dirigente Giovanni De Leo

Spunta un altro debito fuori bilancio di oltre 61mila euro a carico del Comune di Parma, che ha perso un contenzioso di lavoro con un dirigente che nel 2014 ha promosso una causa per risarcimento danni da demansionamento. La delibera è approdata giovedì pomeriggio nella seduta di commissione congiunta Bilancio e Garanzia e controllo.

Nell'atto non si cita il nome del dirigente, ma è emerso che si tratta dell'ingegner Giovanni De Leo, già responsabile unico del progetto della metropolitana e poi a capo di Metro Parma come amministratore unico, trasferito nel novembre 2012 dalla giunta Pizzarotti dal settore Infrastrutture pubbliche al servizio Tributi ed entrate. De Leo aveva chiesto un risarcimento di circa 300mila euro.

Il giudice del Lavoro di Parma ha ritenuto che il provvedimento impugnato non fosse conforme sotto il profilo dell'obbligo motivazionale (ossia, il Comune non avrebbe adeguatamente motivato l'incarico come previsto dalla legge). Si è reso responsabile di un inadempimento contrattuale, quindi è stato riconosciuto un danno da perdita di chances professionali di 61.470 euro, una somma già rivalutata. Il Comune intende proporre appello, ma la sentenza è esecutiva e quindi intanto deve erogare la somma.

L'atto sarà inviato alla Procura della Corte dei Conti dell'Emilia Romagna perché valuti eventuali responsabilità. Questo, però, per il consigliere di opposizione Paolo Buzzi (Fi) non è abbastanza: "Chiedo che siano ricercate le responsabilità amministrative di questo ennesimo debito fuori bilancio e che si riferiscano i nomi in Consiglio comunale, altrimenti questa delibera è inaccettabile".

Lega, processo per truffa sui rimborsi: il pm chiede 4 anni per Umberto Bossi e la confisca di oltre 56 milioni al partito

Umberto Bossi

Nel processo di Genova chieste pene anche per l'ex tesoriere Belsito, due imprenditori e tre ex revisori contabili. Una settimana fa per lo storico leader del Carroccio era arrivata la richiesta di condanna a due anni e tre mesi per appropriazione indebita nel filone milanese dell'inchiesta

Condanna a quattro anni per Umberto Bossi e a quattro anni e sei mesi per Francesco Belsito, l’ex tesoriere del Carroccio. Sono le richieste del pubblico ministero di Genova, Paola Calleri, al termine della presunta maxi truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. Il pm ha anche chiesto la confisca di oltre 56 milioni di euro alla Lega Nord in quanto “percettore delle indebite appropriazioni dei soldi pubblici”, oltre alla condanna a cinque anni ciascuno – più una multa da 17 mila euro – per gli imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet, a due anni e nove mesi per gli ex revisori contabili Diego Sanavio e Antonio Turci, e a due anni e quattro mesi per il terzo revisore Stefano Aldovisi.

Bossi, Belsito e i tre revisori sono accusati di truffa ai danni dello Stato perché chiesero e ottennero dal Parlamento oltre 56 milioni di euro che, secondo l’accusa, hanno usato per scopi personali. Scala e Bonet sono accusati insieme con l’ex tesoriere di riciclaggio, perché avrebbero collaborato al trasferimento oltreconfine di parte dei soldi ottenuti. Gli atti che hanno portato al processo, cominciato a Genova il 23 settembre scorso, erano arrivati in tre stralci da Milano, che aveva giudicato il tribunale del capoluogo ligure come competente per questi reati.

Ddl contro fake news, Gambaro (AL-A) si difende: “Nessun bavaglio al web”. Ma tornano i rischi per i blog

Alberto Sofia

Non è certo la prima volta che vengono evocate norme ad hoc per internet e la blogosfera. Eppure, nonostante le denunce di giuristi e associazioni di settore, i vecchi spettri sono tornati. Compresa l’estensione dell’obbligo di rettifica anche per i blog, pena sanzioni pecuniarie. “Non vogliamo mettere un bavaglio al web. Niente censura, non vogliamo mettere sceriffi, ma normare quello che è diffuso e non ha regole. E non cambia nulla per i giornalisti”, si è difesa la senatrice Adele Gambaro, tra i proponenti di un testo bi-partisan, firmato da esponenti di quasi tutti i gruppi parlamentari (al momento, mancano quelli del M5S). Eppure, al di là delle rivendicazioni di chi ha presentato il ddl, il testo si scaglia contro blog e forum.  Oltre a prevedere “all’atto dell’apertura di una piattaforma informatica destinata alla pubblicazione o diffusione di informazione“, non soggetta alla legge sulla stampa, la comunicazione al tribunale, prevede anche gli obblighi di rettifica, come si legge all’articolo 4 del testo di legge. Si spiega poi come queste devono essere pubblicate “non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta” e che la mancata ottemperanza è punita con la “sanzione amministrativa da 500 a 2000 euro”. Normative già contestate in passato, che rischiano di mettere in pericolo la libertà della rete. 15 febbraio 2017

Fonte Link ilfattoquotidiano.it 

Anac, il governo ridimensiona i poteri di Cantone: cancellata norma per intervenire prima dei giudici

Lo hanno silenziato con un rapido tratto di penna. Anzi di gomma. È bastato cancellare un comma dal nuovo codice degli appalti per ridimensionare i poteri dell’Autorità nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone. Come racconta l’Huffington Post, infatti, il consiglio dei ministri ha approvato le disposizione integrative e correttive al nuovo codice degli appalti. Solo che dentro c’era anche una norma piccola piccola con un effetto enorme: cancellare i poteri che consentivano a Cantone di intervenire nei casi di irregolarità senza aspettare il giudice ordinario.

Una prerogativa che era stata riconosciuta all’Anticorruzione un anno fa. Dopo gli scandali di Mafia Capitale e di Expo, viene approvata in pompa magna la legge delega con il nuovo codice degli appalti. Al comma 2 dell’articolo 211 ecco i nuovi poteri di Cantone: “Qualora l’Anac, nell’esercizio delle nuove funzioni, ritenga sussistente un vizio di legittimità in uno degli atti della procedura di are invita mediante atto di raccomandazione la stazione appaltante ad agire in autotutela e rimuovere altresì gli eventuali effetti degli atti illegittimi, entro un termine non superiore a 60 giorni. Il mancato adeguamento della stazione appaltante alla raccomandazione vincolante dell’Autorità entro il termine fissato è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria”.

Ivrea, tumore al cervello per uso eccessivo del telefonino: Inail condannata a pagare, "l'uso scorretto provoca il cancro"

Un dipendente Telecom colpito da neurinoma dopo aver utilizzato il cellulare più di tre ore al giorno. Il tribunale riconosce la correlazione e la rendita vitalizia per malattia professionale

di SARAH MARTINENGHI

Si era ammalato di cancro per colpa del telefono cellulare usato per 15 anni per più di tre ore al giorno, e ora l’Inail è stata condannata a pagare la rendita perpetua per il danno sul lavoro subito da un dipendente della Telecom.  “La sentenza riconosce il legame causale tra un tumore al cervello e l’uso di un telefono cellulare” spiegano gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone che hanno vinto la causa. Il verdetto è stato emesso dal giudice Luca Fadda del tribunale di Ivrea l’11 aprile.

Fallimento Spip, a giugno l'asta dei terreni

Al via le offerte per 12 lotti da 1.500 ettari in località Ugozzolo, stimati quasi 15 milioni di euro

I terreni di Spip, la società partecipata del Comune di Parma fallita nel 2013 con un buco di 100 milioni di debiti, vanno all'asta. Il 7 giugno è stata fissata la vendita senza incanto degli immobili situati in località Ugozzolo, nei pressi di sara Traversante di Paradigna e facenti parte del piano urbanistico denominato "Ca' Rossa".

Si tratta di 12 lotti con una superficie catastale complessiva di 1.487 ettari, del valore  stimato di 14 milioni 876mila euro più imposte di legge (valore minimo 700mila euro, massimo 2,1 milioni). 

Le offerte dovranno pervenire presso lo studio del notaio Carlo Maria Canali

 entro le ore 12 del 6 giugno 2017, le buste saranno aperte il giro successivo alle 15. In caso di pluralità di offerte per lo stesso lotto si procederà all'asta con rialzi minimi di 10mila euro. Per informazioni è possibile contattare i curatori del fallimento Antonella Lunini, 0521964898 e Roberto Paterlini 0521283020.

Fonte Link parma.repubblica.it 

Barnard-Musu: denunciare il Golpe Finanziario, metterci la faccia e cambiare l’Europa.

Barnard-Musu: denunciare il Golpe Finanziario, metterci la faccia e cambiare l’Europa.

Oggi alle ore 18,50, presso la caserma dei Carabinieri di via Paolo Poggi 70 a San Lazzaro di Savena, ho denunciato il Golpe Finanziario e i suoi golpisti italiani. Ora fatelo anche voi. Mettiamoci la faccia, basta chiacchiere. Da oltre dieci anni io denuncio il Vero Potere e i suoi crimini. Da due anni scrivo e dimostro che siamo ora vittime di un vero Golpe Finanziario criminale e che alcuni politici italiani ne sono corresponsabili. Partii accusando di golpismo i governi tecnici degli anni ’90, poi Prodi e D'Alema, e infine Napolitano e Monti oggi. L’avvocato cagliaritano Paola Musu ha avuto il pregio di raccogliere il mio lavoro e di fornirgli il supporto nell’ordinamento penale italiano che gli mancava. Essa stessa ha poi sporto denuncia.

Ho ripreso il suo testo e l’ho integrato delle parti mancanti che sono lo specifico del mio lavoro. Ve lo copio qui sotto. Potete usare quello per sporgere denuncia, o modificarlo. Ma fate attenzione a non inserire dettagli poco fondati, perché in tal modo perderemmo di credibilità facilmente. Le denunce possono essere depositate in Procura o presso una stazione dei Carabinieri in presenza di un ufficiale giudiziario.

Questo sarà un altro capitolo decisivo nella lotta contro il mostro Neoliberista, Neoclassico e Neomercantile che ci sta distruggendo. Qui ci distingueremo ancora una volta dai sindacati parrocchiani, venduti e indecorosi d’Italia, dagli intellettuali vili e opportunisti, dall’inutilità della cosiddetta società civile attiva delle ‘belle anime’. Noi denunciamo il crimine, li chiamiamo criminali e ci mettiamo la faccia.

INTERVISTA ALL'AVVOCATO PAOLA MUSU sull'esposto a difesa della Costituzione e dello Stato

La Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio ha aperto un fascicolo istruttorio su un esposto, protocollato in data 01.04.2014, a firma dell'Avv.Paola Musu del Foro di Cagliari. Nell'esposto, in una strenua e circostanziata difesa della Costituzione e dello Stato, così come costituzionalmente inteso, vengono evidenziate consistenti e pesanti eccezioni di incostituzionalità sui trattati europei e su diversi atti normativi di fonte comunitaria, nonché sull'introduzione dell'euro e sulla correlata normativa interna di attuazione, sulle privatizzazioni (incluse quelle bancarie), sull'ultimo regolamento di attuazione dell'unificazione bancaria, sino ad arrivare al decreto legge c.d. "Bankitalia", del novembre 2013, convertito nella legge n.5 del 29 gennaio 2014, nonché alla richiesta, alla Procura stessa della Corte dei Conti, di verifica di un consistente corpus di atti coperti da divieto di accesso nel 1995, in deroga alla legge n.241/90, che comprendono, tra l'altro, l'analisi dei flussi finanziari e la composizione del debito pubblico.

Bando dell'acquedotto truccato: cinque persone arrestate a Fidenza (PR)

Coinvolto il presidente regionale di Confartigianato Marco Granelli. La reazioni di EmiliAmbiete e Comune di Fidenza

I carabinieri della compagnia di Fidenza, su richiesta della Procura di Parma e su disposizione del gip del tribunale, nella mattinata di martedì hanno posto agli arresti domiciliari cinque persone per i reati di violazione e utilizzo di segreti d'ufficio, turbata libertà d'incanto e falsità ideologica e materiale.

La vicenda riguarda un tentativo di cambiare le buste d'offerta in fase avanzata di gara per un bando da 8 milioni e 500mila euro emesso da Emiliambiente, società pubblica che gestisce il sevizio idrico di 11 Comuni del Parmense, tra cui Fidenza.

Coinvolti il presidente, il vicepresidente e due impiegati del consorzio Coimpa di Parma (che conta 17 soci, sede in piazzale Badalocchio a Parma), che avrebbe partecipato al bando prendendo accordi illeciti con il presidente della commissione di gara e direttore di Emiliambiente.

Agli arresti domiciliari sono finiti Marco Granelli (nella foto), salsese, numero uno del Consorzio imprese parmensi e attuale presidente regionale di Confartigianato, Dino Pietralunga, direttore di Emilia Ambiente, Aldo Toscani, vice presidente di Coimpa e due dipendenti dello stesso consorzio: Stefano Ghidini e Aldo Perlini.

L'indagine è scattata lo scorso luglio grazie a una denuncia della commissione di gara, composta da quattro membri tra cui il direttore Pietralunga, responsabile unico del procedimento.

Arrestato il direttore provinciale dell'Agenzia delle Entrate di Genova Walter Pardini. Era appena uscito dalla Manuelina a Recco

L'operazione è avvenuta ieri sera. Fermato mentre prendeva la tangente, in manette anche altre tre persone

di GIUSEPPE FILETTO e STEFANO ORIGONE

Arrestato il direttore provinciale dell'Agenzia delle Entrate, Walter Pardini. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e dal sostituto procuratore Massimo Terrile. Le indagini sono affidate al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. La contestazione è quella di corruzione.

L'arresto è avvenuto in flagranza ieri sera alle 23.30 all'uscita del ristorante Manuelina di Recco, dove Pardini avrebbe appena incassato una tangente da 7500 euro da un avvocato e da due commercialisti. I tre professionisti lavorano per un'azienda campana di vigilanza, la Securpol, che ha aperto un contenzioso con il Fisco e che avrebbe trasferito la sua sede a Genova, appositamente per poter avvicinare Pardini.In manette sono finiti i commercialisti Massimo Alfano e Francesco Canzano, e l'avvocato Luigi Pelella, esponente di Forza Italia, tutti napoletani, mentre un ulteriore 57enne professionista genovese è indagato a piede libero in concorso.

Per tutta la mattinata si sarebbero protratte le perquisizioni nel suo ufficio in via Fiume. Secondo gli investigatori non sarebbe stata la prima volta che Pardini intascava soldi. Il direttore si era insediato a Genova ai primi di gennaio del 2016 ed era arrivato da Livorno dove aveva ricoperto lo stesso incarico.

Fonte Link repubblica.it 

Legge anti slot senza decreto attuativo: e in un anno ce ne sono 30 mila in più

407 mila le slot machine disseminate in tutta Italia al 31 dicembre scorso, per la precisione erano 407.390. Una macchinetta ogni 147 italiani. Con il boom dell'online, l'azzardo

Sergio Rizzo

C’è chi chiede di tassare ferocemente il gioco d’azzardo per combattere la povertà (Andrea Orlando) e chi di vietarlo tout court (Ignazio Messina, segretario dell’Italia dei Valori). C’è chi annuncia uno stanziamento monstre per combattere la ludopatia dilagante (Nicola Zingaretti) e chi il taglio di 130 mila slot machine (Paolo Gentiloni). Risultato: invece di diminuire, le macchinette aumentano.

Al 31 dicembre del 2016 ce n’erano 407.390. Una ogni 147 italiani. Il bello è che una norma approvata ormai più di 15 mesi fa nella legge di Stabilità 2016 stabilisce che quel numero si debba ridurre fino ad attestarsi alla fine del 2019 su un livello inferiore del 30 per cento a quello rilevato il 31 luglio 2015. Quel giorno le slot disseminate in sale, bar e tabaccherie risultavano 378.109. Ossia ben 29.281 meno di quelle che risultavano a dicembre 2016. Che cosa è successo?

Sappiamo che dopo un anno e tre mesi il decreto ministeriale attuativo di quella norma incredibilmente non è stato ancora emanato. Ma non può essere soltanto questa la ragione. C’è chi sostiene, per esempio, che bisogna calcolare pure le macchinette in magazzino. Piuttosto curioso, considerando che la stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiarito un anno fa in una risposta a un articolo del Corriere nel quale già si segnalava l’aumento degli apparecchi, che quel numero di 378.109 «comprende sia gli apparecchi in esercizio sia quelli in magazzino». Il che fa venir meno anche l’ultimo alibi.

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