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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Reati, Parma al primo posto in Italia per denunce di usura

I dati 2016 del report del Sole 24 ore: nel capoluogo e in provincia commessi oltre 21mila reati

Sono stati 21.123 i reati rilevati nel 2016 a Parma e provincia. Il territorio registra 4.706 denunce ogni centomila abitanti, numeri che valgono la 15esima posizione nella tradizionale classifica elaborata dal Sole 24 ore basata sui dati forniti dal ministero dell’Interno. 

Rispetto all’anno precedente, si registra un calo dei delitti del 2,39%. La media è di un reato commesso ogni 2,4 ore: un rilevamento analogo a Reggio Emilia, peggiore rispetto a Modena (3,7), migliore considerando Piacenza (1,2 ore).

Usura - Per quanto riguarda le tipologie di reati (denunce ogni 100mila abitanti) Parma risulterebbe secondo il report immune da fenomeni quale associazioni di tipo mafioso e associazioni per delinquere. Si registrano invece 23 estorsioni. Poco rilevato anche il fenomeno del riciclaggio con 1,57 denunce ogni centomila abitanti. Spicca l'usura: 11,58 denunce sempre ogni 100mila abitanti che collocano il territorio al primo posto nazionale. Reggio Emilia, seconda, si ferma a 3,38.

Il dato di Parma era stato evidenziato nel 2016 anche da un rapporto Eurispes.Così come va tenuto conto della recente operazione che ha scoperto un'associazione anti-usura che truffava gli utenti.

I furti -  Ne sono stati denunciati 3.766 ogni centomila abitanti, collocando Parma e provincia al 15esimo posto a livello nazionale.

Fisco: dichiarazioni fraudolente, sequestro beni per 23 mln. Coinvolte Cooperative di servizi

Operazione della Finanza in diverse province fra cui Parma

Una maxi-evasione fiscale di oltre 25 milioni e un sequestro preventivo di beni per più di 23 milioni. Sono questi i numeri dell'operazione Eolo condotta dalla Guardia di Finanza di Chiavenna dal 2014 a oggi.

L'indagine ha smascherato un'associazione a delinquere dedita alla realizzazione di frodi fiscali sull'intero territorio della Lombardia, accertando il coinvolgimento di 6 persone e 5 cooperative con sede operativa nelle province di Sondrio, Bologna, Como, Modena, Parma, Pesaro-Urbino, Reggio Emilia, Rimini e Roma.

"In particolare - spiega il colonnello Massimo Manucci, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Sondrio - dall'attività investigativa è emerso che alcune cooperative esercenti l'attività di pulizie e facchinaggio a favore di noti marchi della grande distribuzione hanno presentato dichiarazioni fiscali fraudolente attraverso le quali venivano generati crediti di imposta".

I componenti dell'associazione  sono stati denunciati alla Procura anche per aver ostacolato la ricostruzione del reale volume d'affari delle società, attraverso l'occultamento e la distruzione della documentazione contabile obbligatoria. "Sono in corso ulteriori indagini - aggiunge il colonnello Manucci - per appurare se le catene appartenenti alla grande distribuzione che si avvalevano dei servizi offerti dalle cooperative a prezzi ribassati fossero estranee o meno al sistema di frode".

Fonte Link parma.repubblica.it

Parma, Ferretti: "Conto Stu svuotato? Noi corretti, prova è restituzione soldi"

Il caso del consulente dell'Authority in fuga con 600 mila euro. L'assessore: "Non abbiamo reso pubblica la vicenda per rispetto del segreto istruttorio". Pezzutto insiste: "Una vicenda che si è verificata in piena campagna elettorale..."

"Come Comune e Stu Authority riteniamo di avere agito correttamente. In caso contrario, non credo la banca coinvolta (Credito Valtellinese, ndr) ci avrebbe restituito tutto il maltolto con valuta datata il giorno della sparizione".

L'assessore al Bilancio Marco Ferretti commenta la vicenda del consulente della società partecipata sparito con quasi 600mila euro e rivendica il comportamento lineare tenuto dai due enti pubblici: "Abbiamo fatto quello che ogni amministratore doveva fare, cioè recuperare i soldi" dice ricordando di essersi recato nell'istituto di credito con i carabinieri e il liquidatore della società partecipata.

Eppure i gruppi di minoranza Parma Unita Centristi e Pd hanno annunciato una richiesta di chiarimenti evidenziando soprattutto la mancanza di indormazioni su una vicenda risalente allo scorso giugno: "Una volta sporta denuncia da parte nostra e avviata l'indagine, gli inquirenti ci hanno chiesto di mantenere il segreto istruttorio ed è per questo che non abbiamo fatto trapelare nulla. Per rispetto nei confronti di chi sta conducendo l'inchiesta. Reputo una polemica sterile quella della minoranza". E si chiede come sia possibile che dalla Procura escano notizie relative a indagini non ancora chiuse.

Green Hill - La Cassazione conferma le condanne

Grande soddisfazione per la chiusura definitiva del processo ai vertici dell’azienda di Montichiari, dove si preferiva sopprimere i cani anziché curarli. Rosati: questa vittoria è un passo molto importante che deve ancora una volta far ragionare sulla necessità di pene più severe per questi reati. 

I vertici dell’allevamento lager di beagle destinati alla sperimentazione animale sono stati finalmente condannati in via definitiva. Un anno e sei mesi per Ghislane Rondot, co-gestore della struttura, e per il veterinario Renzo Graziosi. Un anno per Roberto Bravi, direttore dell’allevamento. La Cassazione ha infatti confermato le condanne ricevute dagli imputati nel primo e secondo grado di giudizio. 

Michele Pezone, Legale e Responsabile Diritti Animali di LNDC, commenta così: “Con questa sentenza della Cassazione si chiude una vicenda processuale di portata storica, che ha dimostrato che il lavoro congiunto  delle associazioni può portare a risultati insperabili, come la salvezza di oltre tremila beagle che sarebbero stati destinati alla sperimentazione e la condanna definitiva dei vertici di un colosso nel campo dell'allevamento di questi poveri animali che operava in modo non conforme alle leggi.” 

Secondo l’accusa, infatti, nell'allevamento si praticava "l'eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli" e le politiche aziendali andavano “in senso diametralmente opposto alle norme comunitarie e nazionali".

Parma, collaboratore del Comune in scadenza sparisce coi soldi

Ha svuotato i conti di una società partecipata: 576mila euro. Irreperibile da giugno. 

Il consulente di una società partecipata controllata al 100% dal Comune di Parma, Federico Faccini, 54 anni, parmigiano, è sparito da quattro mesi.

Prima ha svuotato i conti della Stu Authority, l'azienda municipalizzata per cui collaborava intascandosi 576mila euro.

Il contratto di consulenza in ambito finanziario era attivo dal 2013 ed è in prossima dell'ultima scadenza, il 30 giugno scorso, che il professionista ha fatto perdere le proprie tracce. Sul caso la Procura di Parma ha aperto un'inchiesta per truffa aggravata.

La Guardia di Finanza ha ricostruito le mosse del collaboratore che ha fatto confluire il denaro depositato dalla partecipata su più conti in uno solo. Dopodiché ha disposto il maxi bonifico a favore di una sua società (chiamata Authority spa) falsificando la firma del liquidatore della vera Authority.

Eroina, allarme per ondata di casi di overdose: il consumo cresce tra i giovanissimi

Nel 2016 ci sono stati 266 morti. Ora a Ferrara tre casi in pochi giorni e uno fatale, a Mestre dieci morti in tre mesi: una strage silenziosa che ricorda gli anni Settanta e contro la quale si battono tra molte difficoltà i centri per le tossicodipendenze. L'esperta: "Le nuove vittime sono giovani, spesso consumatori occasionali alle prese con spacciatori che però non sono più consumatori"

di VALENTINA AVON

Tre ragazzi che vanno in overdose da eroina in meno di una settimana, Ferrara non li aveva mai visti, non in anni recenti. Una ventina di giorni prima, il 26 agosto, l'eroina aveva ucciso un ragazzo di vent'anni. Delle tre overdose che sono seguite, pochi giorni fa, una è stata fatale, per un venticinquenne, altri due ragazzi di 18 e 20 anni sono stati presi per i capelli dai sanitari, che li hanno salvati da morte certa. A Mestre l'eroina ha ucciso dieci persone in tre mesi. Nelle Marche nelle cronache locali non è raro trovare notizia di interventi salvavita dei sanitari o di altri decessi. Storicamente, le morti per sovradosaggio di oppiacei, che in Italia e Europa continua a significare eroina, accadono nel Centro e Nord Italia.

Salumi e vino pericolosi per la salute: scatta il maxi sequestro a Giugliano

Valerio Papadia

Gli uomini della Guardia di Finanza hanno fatto irruzione in un’azienda conserviera, del tutto sconosciuta al Fisco, rinvenendo migliaia di prodotti in pessimo stato di conservazione. Il responsabile è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria.

Migliaia di prodotti, conservati in ambienti in pessime condizioni igienico-sanitarie e pericolosi per la salute dei consumatori. Maxi operazione della Guardia di Finanza di Napoli a Giugliano in Campania, nella provincia partenopea, che ha portato al sequestro di un'azienda conserviera, del tutto ignota al Fisco, e alla distruzione di migliaia di prodotti alimentari che sarebbero potuti finire sulle tavole dei napoletani: l'azienda operava senza alcuna autorizzazione commerciale e sanitaria.

Nella fattispecie, i militari delle Fiamme Gialle hanno sequestrato 15mila bottiglie contenenti passata di pomodoro, 100 bottiglie di vino, oltre ad un vasto quantitativo di salumi e insaccati. Durante le operazioni di sequestro dell'intera fabbrica, un ambiente di circa 350 metri quadri, i finanzieri hanno anche identificato tre soggetti intenti a lavorare senza regolare contratto di assunzione. Il proprietario dell'azienda, rintracciato, è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria. 

26 SETTEMBRE 2017

Fonte Link http://napoli.fanpage.it/salumi-e-vino-pericolosi-per-la-salute-scatta-il-maxi-sequestro-a-giugliano/

Il ricercatore con il microfono che ha incastrato i baroni: “Se fai ricorso addio carriera”

Philip Laroma Jezzi ha rifiutato di ritirarsi e ha mandato alla Finanza le registrazioni: “È il vile commercio dei posti”

di MICHELE BOCCI

FIRENZE Essere il migliore può rivelarsi non un pregio ma un difetto da penalizzare. Almeno nel mondo alla rovescia dell’università italiana. «Con che criterio sei stato escluso dal concorso? Col vile criterio del commercio dei posti». È quasi aulico il noto ex docente di diritto tributario Pasquale Russo, maestro di decine di colleghi e oggi dedito solo all’attività del suo studio fiorentino, quando spiega al ricercatore che vorrebbe diventare professore associato come funzionano le cose. «Non è che tu non sei idoneo, è che non rientri nel patto del mutuando». Russo non sa, quel 21 marzo del 2013, che chi sta ascoltando la sua lectio magistralis sul mondo dei concorsi dopo la riforma del 2010 ha acceso il registratore sul telefono. Sono proprio le parole memorizzate sul cellulare di Philip Laroma Jezzi a far partire l’inchiesta che ha travolto un intero settore scientifico di Giurisprudenza.

L’avvocato che denuncia Laroma Jezzi è un tributarista con studio in un grande palazzo nel centro fiorentino, in via Maggio, che si è opposto alla strada segnata per lui e per tanti suoi colleghi dai professori della sua materia. Non solo ha registrato due conversazioni fondamentali, ha anche tenuto costantemente informati procura e Gardia di finanza su quello che avviene all’università, su bandi e concorsi. Già anni fa una sua segnalazione aveva dato il via a un’indagine della procura, quella sull’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle entrate fiorentina Nunzio Gargozzo, poi condannato ben tre volte per corruzione. Prendeva mazzette e in cambio si prodigava per far risparmiare le imposte a imprenditori e professionisti colpiti da accertamenti fiscali.

'Ndrangheta, maxioperazione in Lombardia: il sindaco di Seregno ai domiciliari per corruzione

Sono in tutto 27 le misure cautelari emesse dai gip di Milano e Monza. Edoardo Mazza è accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari di un imprenditore legato alle cosche in cambio di voti

I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito dalle prime luci dell'alba una serie di arresti nelle province di Monza, Milano, Pavia, Como e Reggio Calabria nell'ambito di un'inchiesta su infiltrazioni della 'ndrangheta nel mondo dell'imprenditoria e della politica in Lombardia. Tra gli arrestati anche il sindaco di Seregno (Monza) Edoardo Mazza, di Forza Italia. È accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari di  un imprenditore legato alle cosche, il quale si sarebbe a sua volta adoperato per procurargli voti.

- "Noi vi vogliamo bene": striscione di solidarietà fuori dal bar "infiltrato"

Le misure cautelari. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Monza e dalla Procura distrettuale Antimafia di Milano. In tutto, 27 misure cautelari: 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive, firmate dai Gip Pierangela Renda e Marco Del Vecchio.

Le accuse. Le 27 persone sono accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d'ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale.

Indagini della Procura di Genova sull'ENPA

ENPA

Come già anticipato da “Edizioni Oggi” nell'inchiesta giornalistica (ancora in corso) sull'Ente Nazionale Protezione Animali, sarebbero saltati fuori conti correnti in paradisi fiscali, investimenti in lussuosi alberghi a Malta, sulle assolate coste del Mar Rosso, oppure in società specializzate in operazioni immobiliari, o ancora in amministrazioni che con gli animali non hanno mai avuto, e non hanno, nulla in comune.

Le indagini in corso hanno evidenziato movimenti che gli inquirenti ritengono a dir poco “sospetti”, per centinaia di migliaia di euro solo nel 2011, ma l'inchiesta sta procedendo, ricostruendo a ritroso i molti aspetti decisamente misteriosi della gestione amministrativa del'Ente Nazionale Protezione Animali.
E' quindi entrata in campo la Guardia di Finanza che, su mandato della Procura di Genova, ha messo le mani su una voluminosa documentazione con riscrontri contabili e le tracce di operazioni e prelievi via bancomat, oltre a versamenti per conto dell'ENPA ad associazioni minori definite “animaliste” ma di fatto mai sottoposte ad alcuna verifica dallo stesso Ente Nazionale, che nel frattempo è stato segnato da numerose dimissioni e commissariamenti.

LAV, TRAFFICO CUCCIOLI: CASSAZIONE CONFERMA LA CONDANNA A TRE ANNI DI RECLUSIONE A CARICO DEL TITOLARE DI UN CENTRO CINOFILO DELL’HINTERLAND MILANESE.

TRAFFICO CUCCIOLI: CASSAZIONE CONFERMA LA CONDANNA A TRE ANNI DI RECLUSIONE A CARICO DEL TITOLARE DI UN CENTRO CINOFILO DELL’HINTERLAND MILANESE.

SODDISFAZIONE DELLA LAV, PARTE CIVILE NEL PROCESSO 

La Corte di Cassazione ha confermato la pena a tre anni di reclusione per maltrattamento di animali, falso e frode nell’esercizio del commercio, a carico del titolare di un centro cinofilo dell’hinterland milanese. La LAV si era costituita parte civile nel procedimento. 

Siamo molto soddisfatti della sentenza della Suprema Corte – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile nazionale dell’Area Animali LAV – Il traffico dei cuccioli, oltre al carico di sofferenza per i giovanissimi animali coinvolti e le loro madri, rappresenta un’attività criminosa ancora diffusa in Italia che deve essere adeguatamente punita e contrastata”.

I fatti risalgono al 2009 quando con un blitz gli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Milano e Brescia, insieme al nucleo investigativo ambientale, sequestrarono 112 cagnolini all’interno di una cascina nella campagna milanese. 

Mose, ex assessore Chisso (Fi) condannato a pagare 5 milioni di euro per danno di immagine e disservizio

 

Ha sempre detto di non avere intascato tangenti. Di non essersi arricchito con la politica. Di possedere soltanto alcune migliaia di euro in banca. Adesso per l’ex assessore ai lavori pubblici della Regione Veneto, Renato Chisso, è arrivata una condanna severissima da parte della Corte dei Conti. Dovrà risarcire alla Regione 5 milioni 376mila euro, di cui 4 milioni 820 mila euro per danno all’immagine e 556mila euro per danno da disservizio per il coinvolgimento nell’inchiesta Mose. Una stangata, a cui probabilmente non riuscirà a far fronte, inferiore di poco meno di 400mila euro a quella che a febbraio ha colpito l’ex presidente della giunta regionale del Veneto, Giancarlo Galan, anche lui di Forza Italia.

Lorenzo Lavagetto (PD) e Fabrizio Pezzuto (PUC) chiedono al Sindaco Pizzarotti chiarimenti sul caso STU Pasubio

Foto Luigi Boschi: palazzi Stu Pasubio

Inchiesta Stu Pasubio, Pezzuto e Lavagetto: “Il sindaco riferisca quanto prima in Commissione” 

L'inchiesta nata dalla svendita del patrimonio immobiliare di Stu Pasubio potrebbe portare ad accertare un considerevole danno erariale, considerato che in cambio di 4,2 milioni la società subentrata alla Stu è riuscita ad acquisire un patrimonio di almeno 40 milioni di euro.

Un'operazione sulla quale l'allora minoranza in consiglio comunale non mancò di sottolineare tutti i dubbi e le perplessità del caso.

Non stupisce pertanto il fatto che i riflettori della Procura si siano accesi su una vicenda rispetto alla quale ci attendiamo quanto prima chiarimenti pubblici da parte del Sindaco e per questo motivo chiederemo la convocazione congiunta delle commissioni Garanzia e Bilancio.

Premesso che fino a prova contraria per noi tutti i nove indagati sono da considerarsi innocenti non ci si può astenere dal fare qualche considerazione sull'indagine in corso, almeno per quanto emerge dalla lettura odierna dei quotidiani.

In particolare colpiscono l'attenzione le clausole contrattate con l'acquirente relative a varianti urbanistiche ed all'aumento di circa 1600 metri quadrati di superficie lorda utile destinata ad edilizia privata, nonché la decisione di rinunciare a oltre 5 milioni di euro di crediti.

Considerato che dubitiamo fortemente che l'essenza di questi dati possa essere smentita, crediamo che alla magistratura debba andare il compito di valutare eventuali profili di illegalità, alla politica invece quello di commentare scelte, come queste, che non si capisce bene in che modo farebbero gli interessi dei parmigiani, come invece sostiene il Sindaco.

Boschi – De Bortoli, la querela non è mai arrivata né arriverà

Scaduto il termine per la querela minacciata da Maria Elena Boschi, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nei confronti dell’ex direttore del Corriere della sera, Ferruccio De Bortoli. Al centro della querelle le dichiarazioni del giornalista sul ruolo ricoperto dalla Boschi nella vicenda Banca Etruria. 

Mafia Capitale, la sentenza: Carminati condannato a 20 anni, per Buzzi 19. Ma cade l’accusa di associazione mafiosa

I giudici della X sezione penale di Roma hanno fatto cadere per tutti gli imputati sia l'associazione mafiosa che l'aggravante alla fine del processo nato dall'inchiesta sul Mondo di Mezzo. Pene scontate, ma comunque severe quelle per l'ex Nar, per il ras delle cooperative, per politici di destra e sinistra: condannati a 6 e 5 anni gli esponenti del Pd Mirko Coratti e Andrea Tassone, 11 anni per l'ex capogruppo di Forza Italia Luca Gramazio, 10 per l'ex ad di Ama, Franco Panzironi. Cinque gli assolti

Si chiama Mafia capitale, si è macchiata di reati gravi puniti con pene severe ma non era un’associazione mafiosa. Non c’è mafia sotto la Colosseo, solo ricatti, violenza, corruzione e criminalità comune. Lo hanno deciso i giudici della X sezione penale di Roma alla fine del processo nato dall’inchiesta sul Mondo di Mezzo. Dopo 21 mesi e 230 udienze, a due anni e mezzo dai 37 arresti del Ros che squassarono per alcuni giorni i palazzi del potere, la giudice Rosanna Ianniello ha impiegato più di venti minuti per leggere la sentenza che fa cadere per tutti gli imputati sia l’accusa di 416 bis – e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso – che l’aggravante mafiosa prevista dall’articolo 7. Per il resto le toghe hanno emesso condanne pesanti a quella che è comunque un’organizzazione capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati, di finanziare cene e campagne elettorali, di raggiungere politici di destra e sinistra. Un’organizzazione che però – contrariamente a come la pensa la procura di Roma – non è una cupola, non è una piovra, non è mafia.

Ue, l’inchiesta su Mario Draghi e la superlobby del G30

di  

Mario Draghi indagato? In pratica sì, anche se non dalla magistratura. Il faro sulla Bce l’ha acceso Emily O’Reilly, irlandese, nella sua veste di Ombudsman dell’Unione Europea, nominata nel luglio 2013. Ogni cittadino Ue può chiedere all’Ombudsman di investigare sulle istituzioni di Bruxelles in base a denunce di mala amministrazione, irregolarità, discriminazioni, abuso di potere, mancata trasparenza.
I reclami ricevuti dalla O’Reilly riguardano la partecipazione di Mario Draghi al cosiddetto “Gruppo dei trenta”. Si tratta di una lobby molto potente, i veri “padroni del mondo”, composta dai banchieri dei maggiori istituti finanziari globali.

I padroni del mondo. Come la cupola della finanza mondiale decide il destino dei governi e delle popolazioni

Inchiesta Pasimafi: professor Fanelli condannato dalla Corte Conti

Dovrà risarcire l'università di Parma di 259.926 euro per un'indebita attività libero-professionale, incompatibile con le sue funzioni istituzionali

Il professor Guido Fanelli, docente e medico dirigente della seconda Rianimazione dell'azienda ospedaliero-universitaria di Parma, coinvolto nell'inchiesta Pasimafi, è stato condannato dalla Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna a risarcire l'università di Parma di 259.926 euro per un'indebita attività libero-professionale, incompatibile con le sue funzioni istituzionali.

Considerato un luminare delle cure palliative, Fanelli, 62 anni, è finito ai domiciliari a inizio maggio con l'accusa della Procura ordinaria di essere la 'mente' di un'organizzazione che agevolava le aziende del farmaco nella sperimentazione illegale emersa dalle indagini, che hanno portato a 19 arresti tra medici e imprenditori farmaceutici.

Al medico, nel frattempo sospeso dall'ateneo, i Pm contabili contestavano invece per altre vicende compensi indebitamente percepiti per oltre 650mila euro, tra il 2007 e il 2012; somma ridotta dai giudici a quasi 260mila per la prescrizione.

Gli accertamenti della Guardia di Finanza avevano individuato vari incarichi, di consulenza scientifica, di prestazione d'opera intellettuale, legati alla partecipazione a congressi, seminari, convegni, corsi, incontri scientifici e alla realizzazione di materiale per corsi di formazione, e cessioni di diritti d'autore.

Fra Cristoforo a Don Rodrigo

Contro i malvagi e i veri delinquenti, spesso camuffati dietro l'abito di filantropi, devi avere la fortuna di non incontrarli mai. Non vi sono, purtroppo, armi civili di difesa
Seppur loro useranno tutte le furberie, tu evitali, fai come non esistessero, se cederete a loro non avrete più pace, sono mascalzoni capaci di ogni azione e crudeltà, non conoscono la tenerezza, né il limite. Il loro solo scopo è rendere infelice la vita degli altri. E non vi sarà nessuna forza dell’Ordine pubblico, nessuna Magistratura, nessun Sindacato che potrà difendervi da loro. “Ma verrà un giorno - come disse Fra Cristoforo a Don Rodrigo- che la Giustizia Divina… La maledizione sta sopra sospesa la loro casa fino alla morte. (03/07/2017)
Luigi Boschi

Derivati, l'accusa della Corte dei Conti: "Tesoro negligente"

Derivati

Per i giudici contabili Morgan Stanley sfruttò la sua posizione sul debito pubblico incassando 3,1 miliardi di euro dallo Stato. E' responsabile del 70% dei 4,1 miliardi di danni, il 30% colpa del ministero. Nel mirino c'è Cannata responsabile di Bot e Btp con i predecessori La Via, Siniscalco e Grilli.

di ALBERTO CUSTODERO e WALTER GALBIATI

ROMA - "Sconcertante". E' la parola che descrive meglio la vicenda che tra il 2011 e il 2012 ha portato lo Stato italiano a versare nelle casse della banca d'affari, Morgan Stanley, 3,1 miliardi di euro pubblici per chiudere quattro contratti derivati e rinegoziare due coperture sulle valute. A scriverla nell'inedito atto di citazione è la Corte dei Conti che ha contestato ai presunti colpevoli un danno allo Stato di 4,1 miliardi e che il mese scorso ha spedito la Guardia di finanza al Ministero dell'Economia a raccogliere altri documenti.

Fontevivo (PR), Finanza sequesta 21 tonnellate di cibo avariato

Un'operazione delle Fiamme Gialle di Fidenza si è estesa in tutta Italia

Nei giorni scorsi, i militari della Guardia di Finanza della Tenenza di Fidenza hanno eseguito un’importante operazione, denominata “Bad Food”, nel settore del contrasto alle frodi agroalimentari e della prevenzione della salute pubblica, sottoponendo a sequestro un ingente quantitativo di materie prime alimentari potenzialmente nocive, destinate alla produzione dei cc.dd. “cibi pronti”, di diffuso utilizzo sulle tavole degli italiani.

I Finanzieri, nel corso del pattugliamento per il controllo economico del territorio, sono riusciti ad individuare un deposito sospetto, non dichiarato, collocato nel comune di Fontevivo e riconducibile ad una società di diritto svizzero gestita da un parmigiano.

Danno erariale da 9 mln di euro: Corte dei Conti contro Camera Commercio di Parma

"Non punite aziende che non presentavano i bilanci". Coinvolte 27 persone

Un danno erariale che si aggira sui nove milioni di euro causato dal mancato accertamento dell'obbligo di depositare il bilancio e dalle conseguenti mancate sanzioni nel periodo tra il 2005 e il 2013.

Questa la stima dei magistrati contabili della Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna che, in base a quanto riportato dall'Agenzia Dire di Bologna, chiedono ai giudici di condannare una serie di componenti o ex componenti della giunta della Camera di Commercio di Parma, oltre a vari dirigenti ed ex dirigenti, per un totale di 27 persone, riconoscendo la "colpa grave" da parte loro nella vicenda.

L'eventuale risarcimento, che dovrà essere stabilito con esattezza dai giudici, "sarà pagato, in caso di condanna- spiega Marco Dugato, che difende 15 degli incolpati - per il 20% dai componenti della Giunta, e per l'80% da chi faceva parte degli organi gestionali".

Tuttavia, secondo i difensori, il calcolo della Procura "muove da premesse sbagliate", perché', spiega in udienza l'avvocato Elena Pontiroli, "ricomprende una serie di imprese che non potevano presentare il bilancio, o perché non l'avevano approvato, o perché erano decotte da anni, ma che continuavano ad essere presenti negli archivi, purtroppo tenuti malissimo, di Infocamere".

Inoltre, a parere di Dugato, "dal '98, con la riforma Bassanini, le Camere di commercio non hanno piu' poteri ispettivi, ma solo sanzionatori", il che farebbe cadere le contestazioni della Procura sui mancati accertamenti.

Arrestato il sindaco PD di Pescia (Pistoia) Oreste Giurlani

Secondo le accuse della procura fiorentina Giurlani quando era presidente di Uncem Toscana si sarebbe "indebitamente appropriato di 570mila euro" dell'Uncem stessa. Tra i beni acquistati con quei soldi anche cappotti da 800 euro e iPad

di MASSIMO MUGNAINI

Cappotti da 800 euro l'uno, iPad di ultima generazione, una sfilza di cellulari e buoni carburante per oltre 500 chilometri al giorno, comprese domeniche e festivi. Non badava a spese Oreste Giurlani, sindaco Pd di Pescia (Pistoia), all'epoca in cui ricopriva la carica di presidente dell'Uncem Toscana. Coi soldi degli altri, però: perché quel denaro usciva tutto dalle casse della stessa Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem), sezione regionale, i cui fondi sono stanziati dalla Regione Toscana: casse già di per sé disastrate, visto che a bilancio, nel 2016, compaiono perdite per 2,4 milioni di euro. Almeno, queste sono le accuse per cui il pm fiorentino Tommaso Coletta ha chiesto e ottenuto dal gip Anna Liguori del tribunale di Firenze l'arresto ai domiciliari per Giurlani. Arresto eseguito stamani, giovedì 1 giugno, dai finanzieri del Comando provinciale di Firenze.

Bancarotta Spip: Paolo Borettini patteggia un anno e quattro mesi

All’imprenditore coinvolto nel crac della società partecipata la pena è stata sospesa. La società era stata dichiarata fallita nel marzo del 2013. Undici le persone indagate

C’è una prima sentenza per quanto riguarda la bancarotta fraudolenta della Spip, la società partecipata del Comune di Parma fallita nel marzo del 2013 dentro una voragine di centoventi milioni di debiti. 

L’imprenditore Paolo Borettini, davanti al giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini e al pm Andrea Bianchi, ha patteggiato un anno e quattro mesi. La pena è stata sospesa. 

Borettini figurava tra i 12 indagati per la bancarotta fraudolenta della Spip. Nel luglio del 2015 la Procura di Parma aveva notificato l’avviso di fine indagine a Nando Calestani, Pietro Gandolfi, Cristina Bazzini, Federico Palestro, Mario Mantovani, Marco Trivelli, Nello Mancini, Roberto Brindani, l'ex vicesindaco di Parma Paolo Buzzi, gli ex dirigenti comunali Andrea Costa e Carlo Frateschi.

Secondo l’accusa la società sarebbe stata dissanguata da operazioni immobiliari a prezzi fuori mercato e da consulenze fittizie o inutili erogate a piene mani.

A Borettini sono state contestate una serie di operazioni sospette, che gli avevano fruttato poco meno di 30 milioni di euro. Al centro delle compravendite la Reig (una delle società dell’immobiliarista), che ha acquisito terreni da Spip per poi cederli alla partecipata a prezzi saliti in modo esponenziale nel giro di poche ore:  da 2.800.000 a 4.425.00, da 1.375.000 a 4.310.000. Affari che risalgono al 2006. 30/05/2017

Parma, teleriscaldamento, l'Anac a Pizzarotti: porti Iren in tribunale. Lui: "Lo farò e ci vorrà tempo"

La richiesta dell'Anticorruzione al Comune sulla proprietà delle reti. Ghiretti: "Interessi dei cittadini difesi da Cantone e non da Pizzarotti"

La questione della proprietà del teleriscaldamento si risolverà molto probabilmente in tribunale davanti a un giudice.

E' questo il nocciolo di quanto uscito nell'ultima audizione nella sede dell'Autorità nazionale anticorruzione tra il presidente Raffaele Cantone e il sindaco Federico Pizzarotti.

In quella sede, lo scorso 17 maggio, Cantone ha ribadito senza mezzi termini quanto l'Autorità che presiede va ripetendo da due anni: la rete del teleriscaldamento a Parma è un'opera pubblica e la sua gestione non può essere affidata direttamente a Iren, serve un appalto pubblico.

Il Comune, da parte sua, avrebbe preso atto della definizione di Anac ma si trova a dover sbloccare una fase di stallo dato che l'azienda ritiene privata la rete che parte dal termovalorizzatore di Ugozzolo alle abitazioni di 40mila cittadini.

La multitulity aveva gà rifiutato la proposta di convenzione avanzata dall'ente nella quale la rete del teleriscaldamento veniva dichiarata pubblica e lasciata in uso a Iren nel rispetto del codice dei contratti.

I tempi sembrano stretti, Anac avrebbe chiesto al municipio di procedere senza indugio per evitare un ulteriore provvedimento nei suoi confronti.

La questione non è ovviamente di poco conto, in ballo ci sono i rapporti tra l'Amministrazione comunale e Iren e soprattutto potenziali cause milionarie di indennizzo.

Sequestrate a Gianfranco Fini due polizze vita per un milione. Storace: "Non fosse reato gli direi di spararsi"

Il sequestro rientra nell'indagine per cui l'ex presidente della Camera è indagato per concorso in riciclaggio. Per la Gdf, la vendita della casa a Montecarlo fu decisa da Fini "nella piena consapevolezza" delle condizioni concordate con Francesco Corallo e i Tulliani. I legali: "Impugneremo il provvedimento al Tribunale del Riesame"

di MARIA ELENA VINCENZI

ROMA - Sequestrato un milione di euro in polizze vita a Gianfranco Fini. Lo ha fatto il Gico della Guardia di Finanza su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’ambito dell’inchiesta che vede l’ex presidente della Camera e tutti i parenti di sua moglie indagati per vari reati tra cui anche il riciclaggio per una serie di “affari” con il re dei videopoker Francesco Corallo. Pesantissimo commento su Facebook di Francesco Storace, oggi presidente del Movimento Nazionale per la Sovranità e già compagno di partito di Fini in Alleanza Nazionale, poi critico verso la svolta centrista del leader: "Se l'induzione al suicidio non fosse reato, suggerirei a Fini di spararsi. Diceva di essere un coglione. Forse qualcosa di peggio". Allegata al messaggio, la foto di Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano.

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