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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Legge anti slot senza decreto attuativo: e in un anno ce ne sono 30 mila in più

407 mila le slot machine disseminate in tutta Italia al 31 dicembre scorso, per la precisione erano 407.390. Una macchinetta ogni 147 italiani. Con il boom dell'online, l'azzardo

Sergio Rizzo

C’è chi chiede di tassare ferocemente il gioco d’azzardo per combattere la povertà (Andrea Orlando) e chi di vietarlo tout court (Ignazio Messina, segretario dell’Italia dei Valori). C’è chi annuncia uno stanziamento monstre per combattere la ludopatia dilagante (Nicola Zingaretti) e chi il taglio di 130 mila slot machine (Paolo Gentiloni). Risultato: invece di diminuire, le macchinette aumentano.

Al 31 dicembre del 2016 ce n’erano 407.390. Una ogni 147 italiani. Il bello è che una norma approvata ormai più di 15 mesi fa nella legge di Stabilità 2016 stabilisce che quel numero si debba ridurre fino ad attestarsi alla fine del 2019 su un livello inferiore del 30 per cento a quello rilevato il 31 luglio 2015. Quel giorno le slot disseminate in sale, bar e tabaccherie risultavano 378.109. Ossia ben 29.281 meno di quelle che risultavano a dicembre 2016. Che cosa è successo?

Sappiamo che dopo un anno e tre mesi il decreto ministeriale attuativo di quella norma incredibilmente non è stato ancora emanato. Ma non può essere soltanto questa la ragione. C’è chi sostiene, per esempio, che bisogna calcolare pure le macchinette in magazzino. Piuttosto curioso, considerando che la stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiarito un anno fa in una risposta a un articolo del Corriere nel quale già si segnalava l’aumento degli apparecchi, che quel numero di 378.109 «comprende sia gli apparecchi in esercizio sia quelli in magazzino». Il che fa venir meno anche l’ultimo alibi.

Il Governo scioglie il Comune di Lavagna per infiltrazioni mafiose

Nel giugno 2016 arrestati il sindaco Sanguineti e l'ex parlamentare Mondello

Luca Garibaldi, vicecapogruppo Pd in Regione Liguria e segretario Pd Tigullio, Alessio Chiappori, vicesegretario Pd Tigullio, Marco Ostigoni, segretario Circolo Pd Lavagna intervengono sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Lavagna affermando che "la decisione presa oggi dal Consiglio dei Ministri conferma che bisogna approfondire ulteriormente ciò che è accaduto a Lavagna e che non ci sono ancora le condizioni per svolgere regolari elezioni. Segno che il condizionamento e la presenza della criminalità organizzata in questo territorio sono ancora forti e radicati".

Secondo gli esponenti del Pd "è la prima volta che succede nel Levante ligure e si tratta di una decisione di portata storica. A giugno dell'anno scorso dall'inchiesta "Conti di Lavagna" che aveva portato al coinvolgimento del sindaco e della sua maggioranza (e successivamente alle loro dimissioni) erano emersi indizi su potenziali rapporti tra politica e criminalità organizzata con scambi, condizionamenti delle elezioni comunali, favori e interessi illeciti".

"Antibiotici e soda in Parmigiano e Grana falsi": 27 indagati.

Forme di Formaggio

"Antibiotici e soda in Parmigiano e Grana falsi": 27 indagati

"Utilizzavano latte per la produzione di formaggio atto a divenire Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop contenente residui di antibiotici, aflatossine, nonché immettevano nella panna della soda (idrossido di Sodio), detenendo tali prodotti per la loro successiva commercializzazione".
Sono queste le lapidarie parole pronunciate dal sostituto Procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani: le accuse sono nei confronti di 27 persone che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero gestito un presunto giro di formaggio contraffatto. Tra gli indagati ci sono anche due casari della provincia di Parma, oltre ai dipendenti di una ditta, semplici casari ma anche due rappresentanti del Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, all'epoca dei fatti, Giuseppe Alai e Stefano Berni. Dodici dei ventisette indagati sono accusati di associazione a delinquere e hanno quasi tutti ruoli in una ditta che si occupa di esportare il Parmigiano Reggiano, il principale esportatore italiano. 

Carcere di Parma, Pagliari (Pd) interroga il Governo: "Serve un direttore a tempo pieno"

Sovraffollamento, con 590 detenuti per una capienza di 468 persone, e dal 2011 l'assenza di un direttore in servizio con assegnazione fissa. Sono queste le criticità del carcere di Parma messe in luce dal Senatore PD Giorgio Pagliari, che sul tema ha deciso di interrogare il Ministro della Giustizia. “Il Garante per i detenuti di Parma ha sottolineato che l'assunzione da parte del direttore del carcere della città dell'incarico di direttore pro tempore del carcere di Firenze è incompatibile con l'alto carico di impegno che tale ruolo richiede – ricorda Pagliari - Ciò metterebbe il Direttore nella condizione di doversi occupare di più di 1.300 detenuti a 250 chilometri di distanza fra i due istituti, mettendo a rischio non solo la qualità del lavoro del Direttore stesso ma soprattutto la vivibilità dei detenuti”. Pagliari ricorda come il carcere di Parma sia composto da sei sezioni di Alta sicurezza, una per detenuti AS1, appartenenti alla criminalità organizzata di tipo mafioso, e cinque per detenuti in AS3, condannati per reati associativi, ospita detenuti in 41 bis, membri della criminalità mafiosa, e altri in media sicurezza oltre ad 80 ergastolani e un ospedale con 20 posti, aperto a carcerati in grave stato di salute provenienti da altre strutture. Un carico di lavoro incompatibile con la direzione del carcere di Sollicciano dove, ricorda ancora Pagliari, “sono presenti 744 detenuti (494 i posti regolamentari) e 485 agenti di polizia penitenziaria (696 quelli previsti)”.

Pagliari chiede dunque di sapere se il Ministro “non intenda intervenire per dare all'Istituto di Parma un direttore in via definitiva in grado di poter così affrontare i gravi problemi di affollamento e migliorare così la vita dei detenuti”.

Terzo Valico, indagati Pietro Salini e il savonese Lombardini

Genova- I magistrati lo accusano d’essere il “mandante” di quattro appalti truccati per la realizzazione del Terzo valico ferroviario Genova-Milano, e gli hanno notificato un avviso di garanzia per turbativa d’asta.

L’iscrizione al registro degli indagati di Pietro Salini, 59 anni tra pochi giorni, amministratore delegato del colosso Salini-Impregilo ovvero la più grande impresa di costruzioni italiana, fa compiere all’inchiesta un salto importante. Salini infatti è leader d’un gruppo che ha 35 mila dipendenti attivi in 50 paesi e fattura oltre sei miliardi all’anno; ha ottimi rapporti con Matteo Renzi e la sua società ha l’incarico per realizzare il ponte sullo Stretto, se mai si farà.

Finora la Procura del capoluogo ligure aveva messo nel mirino solo i membri del consorzio Cociv, general contractor per progettazione e costruzione del Terzo valico stesso. Cociv è formato per il 64% da Salini Impregilo, 31% Società condotte d’acqua e 5% Civ. Pur essendo un’aggregazione di aziende private, gestisce e gestirà nel complesso 7 miliardi di soldi pubblici, da distribuire con una serie di maxi-lotti ad altre ditte. Secondo i magistrati e la Guardia di Finanza, dietro molte assegnazioni c’era un giro di tangenti e a fine ottobre erano finiti ai domiciliari diversi manager del consorzio: molti erano dipendenti di Salini-Impregilo “distaccati” sul Terzo valico, ma già nell’ordinanza d’arresto il giudice spiegava come il malaffare ai suoi occhi avesse lambito un livello più alto.

UBS rinviata a giudizio in Francia per frode fiscale

Nuova grana giudiziaria per UBS: la banca è stata rinviata a giudizio in Francia per aver instaurato nell'Esagono un vasto sistema di frode fiscale. Lo afferma oggi l'agenzia France Presse (AFP) citando fonti concordanti. 

Nell'ordinanza di rinvio a giudizio, datata 17 marzo, i giudici istruttori responsabili del dossier indicano che UBS va giudicata per "illecito reclutamento di clienti" e "riciclaggio aggravato del provento di fronde fiscale". La sue sede francese - UBS France - è accusata di "complicità".

I magistrati hanno anche disposto il rinvio a giudizio per cinque alti responsabili...

Fonte Link  http://italy.s3.webdigital.hu/notizie/ubs-rinviata-a-giudizio-in-francia-per-frode-fiscale

Usura bancaria con Mps Profumo rinviato a giudizio

Alessandro Profumo a giudizio. L'amministratore delegato di Leonardo/Finmeccanica è stato rinviato a giudizio dal gup Salvatore Bloise del Tribunale di Lagonegro per usura bancaria con i tassi di interesse di Mps. Il processo si aprirà il 23 maggio. La decisione del gup è del primo marzo scorso. Con Profumo sono stati rinviati a giudizio, sempre per usura bancaria, Raffaele Picella, ex presidente della Banca della Campania. Questa vicenda risale al 2014 quando un imprenditore del settore delle concessionarie di automobili presentò una denuncia per l'applicazione da parte di Mps e...

Fonte Link http://italy.s3.webdigital.hu/notizie/usura-bancaria-con-mps-profumo-rinviato-a-giudizio 

Riciclaggio, ordine di arresto per Giancarlo Tulliani. Il gip: "Fini non poteva non sapere"

Il provvedimento restrittivo, emesso nell'ambito dell'inchiesta su Francesco Corallo, non è stato eseguito: il cognato dell'ex leader di An è irreperibile, da anni risiede a Dubai. Fini: "Voglio essere interrogato, querelo per calunnia Laboccetta", che ai magistrati ha dichiarato di averlo fatto incontrare con il "re delle slot"

ROMA - Ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giancarlo Tulliani. Al cognato dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini viene contestato il reato di riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti (ritenuti illeciti) della famiglia, con il "re delle slot" Francesco Corallo. Il provvedimento, firmato dal gip Simonetta D'Alessandro e sollecitato dal pm Barbara Sargenti e dall'aggiunto Michele Prestipino, non è stato eseguito perché Tulliani è residente da tempo a Dubai. Per la magistratura italiana Giancarlo Tulliani è dunque irreperibile e, come scrive il gip D'Alessandro, da alcune intercettazioni telefoniche sarebbe emerso il suo auspicio di non tornare in Italia "per evitare guai giudiziari". Volontà di Tulliani di restare all'estero evidenziata anche dalle relazioni avviate negli Emirati Arabi.

Anche Fini è indagato per lo stesso reato e la sua posizione, si evince dall''ordinanza di arresto per Tulliani, si complica sulla base di nuove dichiarazioni rese da Amedeo Laboccetta, ex parlamentare che ai magistrati disse di aver fatto conoscere Fini e Corallo. Con una nota, Fini fa sapere di aver dato mandato ai suoi legali di querelare Laboccetta per calunnia, dopo aver chiesto nei giorni scorsi "di essere interrogato dai magistrati".

Riforma penale, il segretario dell’Anm: “Avocazioni, trojan e appelli. Così si fermano i processi”

 Antonella Mascali 

Francesco Minisci, pm della procura di Roma, smonta la riforma penale che sta per approdare alla Camera dopo l’approvazione da parte del Senato

La riforma penale appena approvata al Senato, dopo ben 2 anni dal testo licenziato dalla Camera, deve tornare in Commissione Giustizia, a Montecitorio per alcune modifiche tra le quali quella sulla prescrizione (blocco dopo il primo grado ma Appello e Cassazione devono celebrarsi entro 18 mesi ciascuno, prima erano 2 anni più uno). L’Associazione nazionale dei magistrati, contraria al testo, il primo aprile si riunirà in vista del ritorno in Commissione. Tra i punti più critici, secondo l’Anm, ce n’è uno sostanzialmente sconosciuto ai non addetti ai lavori ma che può paralizzare i processi ancora di più di quanto lo siano adesso. Si tratta dell’avocazione dei fascicoli da parte del procuratore generale se i pm non chiedono, entro 3 mesi dalla fine dell’indagine, il rinvio a giudizio o l’archiviazione. Francesco Minisci, segretario dell’Anm e pm della procura di Roma, spiega le conseguenze di questa norma: “Migliaia di processi penali passeranno dalle procure alle procure generali. Per capirci, facciamo l’esempio della procura di Roma dove lavoro. Siamo 90 pm, 9 procuratori aggiunti e il procuratore. Con questa nuova norma il lavoro che non riescono a fare 100 magistrati, dovranno farlo 23 magistrati della procura generale. È evidente che si creerà un imbuto presso le procure generali e i processi andranno tutti in prescrizione”.

Gherardo Colombo: "Prima di fare politica io lascerei la toga o addio credibilità"

L'ex pm di Mani pulite: chi ha avuto visibilità rischia di non essere imparziale. E sul caso di Emiliano dice: "Diritto di candidarsi è inviolabile ma sono ragionevoli norme su tempi e luoghi" 

ROMA - "La Costituzione garantisce a un magistrato di candidarsi e di rientrare poi nell'ordine giudiziario. Io, per quel che riguarda me, se mai avessi deciso di entrare in politica, prima di candidarmi mi sarei dimesso dalla magistratur". Gherardo Colombo, il pm di Mani pulite che dieci anni fa ha lasciato la toga convinto che sia più utile educare i giovani alla legalità spiegando loro che c'è scritto nella Costituzione, parla con Repubblica delle nuove regole su toghe e politica. E dice che sarebbe opportuno differenziare le nuove regole che riguardano chi ha acquistato visibilità per le indagini fatte e chi no.

Alla Camera, lunedì, andrà in aula il ddl che detta un codice di comportamento sui tanti casi Emiliano di questi anni. Secondo lei una toga è libera di correre in politica come gli altri cittadini o deve rispettare dei netti limiti?

Guardia di Finanza: "Triplicati in un anno gli appalti pubblici irregolari: valevano 3,4 miliardi"

La denuncia nel rapporto 2016 diffuso oggi. Nei dodici mesi scoperti duemila casi di frodi iva ed evasione fiscale internazionale per un milardo di euro

di FABIO TONACCI

ROMA - Nell'ultimo anno il numero degli appalti pubblici irregolari è triplicato. È questo il dato che più salta agli occhi leggendo il Rapporto Annuale 2016 della Guardia di Finanza, presentato questa mattina nel salone d'onore della caserma 'Laria' a Roma, alla presenza del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e del Comandante generale Giorgio Toschi.

Sprecati 5,3 miliardi di euro di denaro pubblico. Alla destinazione del denaro pubblico è dedicata una parte consistente del dossier e il nostro Paese si dimostra, ancora una volta, incapace di gestirlo. Grazie ai 2.058 accertamenti svolti su delega della Corte dei Conti, si scopre che l'Italia solo lo scorso anno ha avuto un danno patrimoniale di 5,3 miliardi di euro (denunciati 8.067 soggetti per responsabilità erariale) dovuto a sprechi e gestioni non corrette dei fondi pubblici.

I militari, come detto, hanno individuato nel corso del 2016 appalti pubblici dati ad aziende in modo irregolare per un totale di 3,4 miliardi di euro, denunciando 1.866 responsabili, 140 dei quali arrestati. E' una cifra cresciuta del 200 per cento rispetto al 2015.

Sette anni a Nicola Cosentino, pene anche per i fratelli

L'ex sottosegretario era imputato per estorsione e illecita concorrenza con l'aggravante mafiosa

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha condannato l'ex sottosegretario Nicola Cosentino (Pdl) a sette anni e sei mesi di carcere al termine del processo di primo grado ("Carburanti") in cui era imputato per estorsione e illecita concorrenza con l'aggravante mafiosa. La Corte ha emesso condanne rispettivamente a 9 anni e 6 mesi e 5 anni e 4 mesi anche a carico dei fratelli, Giovanni e Antonio Cosentino. Le indagini sono state condotte dai pm Antonello Ardituro (oggi al Csm) e Francesco Curcio (ora alla Procura nazionale). L'accusa è stata rappresentata a dibattimento dai pm Fabrizio Vanorio e Sandro D'Alessio. Prescritto il reato contestato all'ex prefetto di Caserta ed ex deputato Pdl, Maria Elena Stasi.

Caso Romeo, perquisizioni a Palazzo di Giustizia di Napoli

Nuovo filone dell'inchiesta per corruzione. Con l'imprenditore indagato un dirigente del ministero

di DARIO DEL PORTO E CONCHITA SANNINO

Si apre un nuovo filone nel versante napoletano dell'inchiesta sul caso Romeo-Consip.

I pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano hanno disposto perquisizioni nell'ufficio del direttore generale per la gestione e manutenzione degli edifici giudiziari napoletani, Emanuele Caldarera, e presso gli uffici della Romeo Gestioni al Centro direzionale e presso il Palazzo di Giustizia.

I magistrati indagano con l'ipotesi di corruzione con riferimento al pagamento di alcune fatture in favore della Romeo Gestioni che era stato bloccato dal predecessore di Caldarera sulla base di presunte irregolarità imputabili ai conteggi dell'azienda. Nella ricostruzione della Procura, Caldarera si sarebbe impegnato a sbloccare il pagamento in cambio di alcuni favori. E, in particolare, l'assunzione di una sua familiare (non indagata) presso la Romeo e il trasporto a carico dell'azienda di masserizie da Roma all'ufficio napoletano del dirigente ministeriale. Tutti gli indagati potranno replicare alle accuse nei successivi passaggi del procedimento.

Fonte Link http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/03/15/news/caso_romeo_perquisizioni_a_palazzo_di_giustizia_di_napoli-160608829/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1 

Camorra, appalti truccati: arrestati politici e imprenditori a Napoli

Arrestato anche l'ex assessore Pasquale Sommese. Al centro dell'inchiesta un giro di corruzione che vedrebbe protagonista Guglielmo La Regina professionista giá coinvolto lo scorso anno nello scandalo sulla ricostruzione di Palazzo Teti Maffuccini

di DARIO DEL PORTO e CONCHITA SANNINO

Un terremoto giudiziario colpisce politici, professionisti, imprenditori in almeno una decina di comuni dell'area tra Napoli e Caserta. La direzione distrettuale antimafia e la Guardia di Finanza stanno eseguendo infatti 69  ordinanze di misura cautelare a carico di imprenditori ed amministratori - in carica o ex - accusati di corruzione, turbativa d'asta e concorso esterno in associazione mafiosa.

Il clan cui avrebbero fatto riferimento è la cosca degli Zagaria, del cartello dei casalesi. L'inchiesta è condotta dai Pm Catello Maresca, Maurizio Giordano, Luigi Landolfi , Gloria Sanseverino e D'alessio, con il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

La parole di Buzzi in aula per Mafia Capitale: “Se non paghi i politici non lavori”

«Ora parlo, perché non mi frega più niente, ma all’epoca non me la sentii», dice l’ex ras delle cooperative

Aveva promesso di parlare e lo ha fatto Salvatore Buzzi, l’ex ras delle cooperative e imputato principale insieme a Massimo Carminati del processo ’Mafia Capitale’. «Nessun imprenditore lavora senza l’appoggio dei politici. Se denunci non lavori più. Se fai quello che sto facendo io oggi vai in pensione». Inizia così Buzzi durante la deposizione nell’aula bunker di Rebibbia. 

«Sto facendo un percorso di vita di rottura radicale, me ne frego di tutti questi, sto rompendo tutti i miei ponti alle spalle», aggiunge l’imprenditore durante l’udienza nella quale denuncia i contrasti che ci furono tra la cooperativa 29 giugno, di cui era presidente, e la giunta di Gianni Alemanno non appena si insediò in Campidoglio. 

«Non è che denunci l’ex Ama Panzironi e poi lavori con la sinistra, perché pure loro dicono che non sei più credibile, e non lavori più. Ora parlo, perché non mi frega più niente, ma all’epoca non me la sentii». Ha aggiunto poi l’imputato: «Tenevamo il Verano come un gioiello, sulle banchine del Tevere nel 2008, quando ce ne occupavamo noi ce potevi mangià», continua Buzzi durante la deposizione, sottolineando il buon lavoro fatto dalla coop 29 giugno, di cui era presidente, negli anni delle giunte precedenti al 2008, e il cambiamento netto che ci fu quando arrivò in Campidoglio la giunta Alemanno.

Raffaele Cantone: "La corruzione nasce dalla politica, in giro ci sono troppi Romeo"

Il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone respinge i sospetti sul caso Consip: "Da quando faccio il magistrato sono attentissimo a chi frequento, difficile avvicinarmi"

di LIANA MILELLA

"LA POLITICA continua a occuparsi di gare e appalti. La corruzione nasce qui". Il presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone parla di Consip e di Romeo. E sui politici sotto inchiesta dice: "Si valuti, a prescindere dagli interventi giudiziari, se sono compatibili con ruoli di responsabilità per il Paese".

Lei è qui da tre anni. Sempre sulla ribalta. Troppo, dicono i suoi detrattori. Non è pessimista sulla corruzione in Italia. Ma come la mette con Romeo e l'inchiesta Consip?
"Non ho mai detto che il contrasto alla corruzione sarebbe stata una passeggiata e non ho neppure lontanamente pensato che potessero bastare tre anni di Anac per invertire il trend. Abbiamo avviato un percorso, che è ancora lungo, tortuoso, irto di ostacoli. Vicende come quelle di Consip non saranno certo le ultime che emergeranno in questo Paese. La corruzione è tutt'altro che vincibile domani o dopodomani".

Le funzioni del CSM e la sfida per l'efficienza del sistema giustizia il vicepresidente del CSM Legnini lunedì 13 marzo 2017 ore 15,30 in Aula Magna Università di Parma

Il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini sarà l'ospite d'onore della lezione-dibattito aperta al pubblico organizzato dalla Cattedra di Diritto Costituzionale dell'Università di Parma previsto per domani, lunedì 13 marzo 2017 alle 15e30. L'evento si svolgerà all'interno dell'Aula Magna dell'Università di Parma, in Strada Università 12. Al centro del convegno sarà il tema “Le funzioni del CSM e la sfida per l'efficienza del sistema giustizia”.

L'evento sarà introdotto dai saluti del Magnifico Rettore dell'Università di Parma Loris Borghi, del Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Studi Politici e Internazionali Giovanni Bonilini, del Senatore Giorgio Pagliari e del Prof. Antonio D'Aloia, Ordinario di Diritto Costituzionale.

Già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Letta e Sottosegretario all'Economia nel Governo Renzi, Legnini è consigliere del CSM dal 10 settembre 2014 e il 30 settembre 2014 è stato eletto vicepresidente dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura. E' stato il primo esponente di un Governo in carica eletto come consigliere del CSM.

I trafficanti di cibo dalla Cina a Milano

A dicembre la Procura di Milano sequestra 21 tonnellate di prodotti destinati alla ristorazione etnica della città. L’operazione — il valore stimato del carico è di circa 200 mila euro — risulta una delle più importanti per quantità e per «importanza stra

ANDREA GALLI

E forse l’anatra importata illegalmente dall’Asia non era nemmeno un’anatra. Come del resto agli investigatori non è apparso per niente scontato che i pezzi di maiale fossero appartenuti a un maiale oppure che il latte per bambini fosse in verità latte, e ugualmente è rimasto e rimarrà un mistero la carne di quale animale — sempre che di un animale si stesse parlando — componesse i würstel, e infine se le lumache gialle selvatiche fossero in precedenza realmente esistite. Sicché l’analisi sulle 21 tonnellate sequestrate a dicembre a Milano in un’inchiesta della Procura (valore complessivo: 200 mila euro), in una delle principali operazioni in Italia sia per quantità sia per «importanza strategica», ci permette di capire non tanto e non soltanto il drammatico livello di alcune cucine etniche cittadine ma anche e forse soprattutto quanto forte e dominante sia il «sistema» dei trafficanti di cibo.


Un «sistema» planetario che fa forza sull’assenza, all’origine, di qualsiasi tipo di controllo, su nazioni deboli all’interno dell’Unione europea utilizzate dai mercati illeciti d’ogni sorta compreso quello alimentare, e sull’influenza progressiva e determinante della domanda. È sempre la domanda che modula l’offerta. La gente affolla i ristoranti dove con prezzi bassi si mangia fino a gonfiarsi a sproposito? Eccola servita.

Dalle nocciole turche alle arachidi cinesi, la lista nera dei cibi pericolosi per la salute

Le nocciole e l’altra frutta secca dalla Turchia contaminate da aflatossine cancerogene hanno fatto scattare l’allerta nei Paesi comunitari. Poi ci sono le arachidi dalla Cina, il peperoncino e le altre spezie dall’India, per la presenza di contaminazioni microbiologiche e di residui chimici. Coldiretti ha messo a punto una «lista nera» di dieci prodotti importati che possono causare danni alla salute di chi li consuma, soprattutto di quei «9,7 milioni di italiani che regolarmente abbinano ingredienti nostrani con prodotti provenienti da altri paesi, come ad esempio la curcuma originaria dell’India o le bacche di goji, i fagioli azuchi e lo zenzero che sono in gran parte di provenienza cinese”»

Coldiretti ha elaborato il rapporto del ministero della Salute sul sistema di allerta europeo per rischi alimentari. Al quarto posto di questa black list per contenuti fuori norma di metalli pesanti per tonno e pesce spada provenienti dalla Spagna mentre preoccupante è la situazione della frutta e verdura proveniente dalla Turchia con fichi secchi fuori norma per la presenza di aflatossine e i peperoni per i pesticidi.

Al sesto posto la frutta secca proveniente dall’India con l’allarme salmonella scattato nei semi di sesamo, mentre irregolarità per le aflatossine sono state trovate nei pistacchi dall’Iran. Nella frutta e verdura proveniente dall’Egitto – continua la Coldiretti -, che gode di un regime agevolato per l’esportazione in Italia, è stata segnalata la presenza irregolare di pesticidi in prodotti come le olive e le fragole, ma hanno creato problemi anche i pistacchi provenienti dagli Usa per le aflatossine cancerogene e il pesce dal Vietnam con un eccessivo contenuto di metalli pesanti, che chiude la lista dei dieci cibi più pericolosi.

Peperoni ai pesticidi, maxi sequestro a Genova. L’Arpal: «Mai viste quantità così elevate»

francesco margiocco, alessandro ponte

Genova - Una così alta concentrazione di pesticidi e in dosi così massicce Nicola Dell’Amico non l’aveva mai vista. Eppure di frutta e verdura il direttore del laboratorio Arpal della Spezia ne ha analizzata parecchia. «Questa volta però la quantità di sostanze era davvero significativa». Diverse tonnellate di peperoni sono state così fermate all’ingresso in Italia, prima di approdare sul mercato nazionale. Arrivavano dall’Egitto ed erano sbarcate pochi giorni fa al porto di Genova. Difficile immaginare cosa sarebbe accaduto se quei peperoni fossero finiti sulle nostre tavole.

L’Arpal è l’agenzia regionale che, su mandato del governo, svolge queste analisi. Lo fa in modo programmato su una quantità prestabilita. Nei suoi laboratori, alla Spezia e a Genova, viene controllato a campione il 3% dei prodotti agro-alimentari d’importazione, il che corrisponde a 400 controlli l’anno. Il 2% di questi, vale a dire 8 campioni, risulta in media ogni anno positivo alle analisi. Maurizio Garbarino, direttore del laboratorio Arpal di Genova spiega che «quando facciamo i controlli la merce viene bloccata e viene poi sbloccata soltanto se l’analisi dà esito negativo», se quindi il livello delle sostanze nocive è sotto una certa soglia.

I controlli riguardano la merce d’importazione extra-europea, in arrivo da Paesi come Egitto, Turchia o Iran dove la disciplina dell’uso dei pesticidi è molto lasca al contrario di quella europea che invece impone soglie basse. I laboratori liguri dell’Arpal svolgono una funzione cruciale a livello nazionale dato che nei porti liguri sbarca il 70% della frutta e della verdura d’importazione in Italia.

Aemilia, la storia del commercialista di Parma Paolo Signifredi: "Minacciato per collaborare"

Da Baganzola a Cutro passando per Brescello: i legami del professionista con la 'ndrangheta

Paolo Signifredi, 52enne di Baganzola in provincia di Parma, ritenuto il "commercialista" della 'ndrangheta e coinvolto in tre inchieste. Nel processo Pesci, il tribunale di Brescia lo ha condannato a sei anni di reclusione per estorsione e associazione di stampo mafioso (la sentenza di primo grado è stata appellata), mentre nel processo Kyterion a Crotone si segue il filone degli affari calabresi della cosca di Cutro.

Signifredi, collaboratore di giustizia, è stato ascoltato come testimone nel processo Aemilia;  gli inquirenti lo ritengono coinvolto in una maxi-frode da 130 milioni con l'acciaio, compiuta nientemeno che con Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo e superteste nel processo sul presunto patto Stato-mafia.

Signifredi è noto a Reggio anche perché  tra il 2003 e il 2004 fu presidente della squadra di calcio del Brescello, Comune oggi sciolto per mafia. La collaborazione con la giustizia è per lui iniziata nell'agosto del 2015 inizialmente, come ha spiegato questa mattina in videoconferenza dal carcere segreto in cui è detenuto, sotto minaccia.

"Durante la mia detenzione nel carcere di Voghera - riporta l'agenzia Dire - c'era nella mia stessa sezione il detenuto Antonio Rocca (ritenuto insieme a Francesco La Manna il referente della cosca per il mantovano). Ogni giorno mi minacciava dicendomi che avrei dovuto iniziare a collaborare, perché lui non poteva farlo, altrimenti avrebbe sciolto nell'acido o dato da mangiare ai maiali, come si faceva giù, sia me che la mia famiglia".

Tangenti e appalti, arrestato l’imprenditore Doriano Pacchiosi proprietario anche del Park Hotel Pacchiosi di Parma

Avrebbe pagato in tutto tangenti per 62 mila euro, oltre ad offrire benefit come auto, pranzi, cene e persino la cena di San Silvestro 2015 all’Hotel Pacchiosi di Parma. Tutto in cambio di favori sugli appalti dell’Eipli, l’Ente irrigazione di  Puglia, Lucania  e Irpinia. Questo almeno secondo le accuse mosse dalla Procura di Potenza, che ha chiuso il cerchio arrestando anche l’imprenditore Doriano Pacchiosi, al rientro in Italia dopo un viaggio di lavoro negli Stati Uniti. Pacchiosi è titolare della Pacchiosi Drill di Sissa, che opera in tutto il mondo nell’ambito dei lavori di perforazione del sottosuolo e per la realizzazione di gallerie. Un rientro concordato con gli avvocati difensori per metteresi a disposizione dei magistrati che indagano sulla vicenda.

Beneficiario di questi “regali” sarebbe stato il funzionario dell’Eipli, Giuliano Antonio Cerverizzo, 56 anni (al quale sono stati sequestrati in via preventiva i 62 mila euro che avrebbe ricevuto), ospite con la famiglia all’Hotel Pacchiosi di Parma in occasione del capodanno 2015, arrestato e rinchiuso in carcere durante il blitz dei giorni scorsi della Squadra Mobile di Potenza che aveva portato al fermo di dieci persone (leggi). Quando, in collaborazione con i colleghi di Parma, gli agenti avevano proceduto anche ad una accurata perquisizione degli uffici della Pacchiosi Drill, a Sissa, da dove avevano portato via copiosa documentazione tutta da esaminare. In quella occasione era finito agli arresti domiciliari un dirigente della stessa società, Giuseppe  Chiodetti, 58 anni, di Sissa.

Cassazione: Berlusconi perde causa contro l’Economist

È stato respinto dalla Cassazione il ricorso di Silvio Berlusconi contro il settimanale britannico The Economist per l'articolo pubblicato il 26 aprile 2001 nel quale si dava un giudizio negativo sulla idoneità del leader del centrodestra a rivestire il ruolo di primo ministro. Per gli Ermellini l'articolo non era diffamatorio - come sostenuto da Berlusconi - ma ha correttamente esercitato il diritto di critica giornalistica. Confermato il "proscioglimento" di Economist deciso nel 2012 in appello a Milano. Berlusconi è stato anche condannato al rimborso delle spese. L'Economist è stato assistito dallo studio legale Caiazzo Donnini Pappalardo & Associati, con i soci Marisa Pappalardo e Roberto Donnini.

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