Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Roma, arrestato per corruzione Raffaele Marra. Perquisizioni in Campidoglio

E' accusato di aver intascato una tangente quando lavorava all'Enasarco. In manette anche il costruttore Scarpellini

ROMA - I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale guidati da Lorenzo D'Aloia, su richiesta della procura di Roma, hanno arrestato con l'accusa di corruzione Raffaele Marra, il fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, ex vice capo di gabinetto del Campidoglio e ora alla guida del Dipartimento Personale. In manette anche il costruttore e immobiliarista Sergio Scarpellini. Secondo le indagini, è accusato di aver intascato una tangente quando lavorava all'Enasarco. Un'inchiesta de L'Espresso aveva scoperto come Marra e sua moglie fossero riusciti a comprare a prezzi stracciati e sconti record case da privati e da enti come, appunto, la Fondazione Enasarco. Dopo l'arresto di Marra i militari stanno eseguendo nuove perquisizioni in Campidoglio. Due giorni fa la polizia aveva acquisito tutte le carte relative alle nomine della sindaca Viriginia Raggi.

Raffaele Marra è un ex finanziere. Ma ha scelto di lasciare la divisa nel 2006. Fatale fu l’attrazione per la politica: due mesi dopo il congedo era già direttore dell’Area galoppo dell’Unire, l’ente per l’incremento delle razze equine allora guidato da braccio destro di Alemanno Franco Panzironi. 16 dicembre 2016

Giuseppe Sala indagato nell’inchiesta per la realizzazione della Piastra di Expo 2015. Tra gli indagati anche il legale rappresentante del gruppo Pizzarotti di Parma

Ma secondo il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, Milano non si era riappropriata "del ruolo di capitale morale del Paese"? LB

La notizia emerge dalla richiesta di proroga inviata dal sostituto pg che ha chiesto altri sei mesi di tempo per approfondire la vicenda, dopo aver avocato a sé l’indagine. La Procura, al contrario, puntava sull'archiviazione ma il gip si è opposto

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura generale del capoluogo lombardo nell’ambito dell’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta riguardo all’appalto per la Piastra di Expo, l’infrastruttura più costosa realizzata nel sito di Rho Pero dalla ditta Mantovani. L’ipotesi di reato a carico del primo cittadino sono falso materiale e concorso in falso ideologico. Tra gli indagati anche il legale rappresentante del gruppo Pizzarotti di Parma: per lui l’accusa è di tentata turbativa d’asta. La notizia emerge dalla richiesta di proroga delle indagini inviata dal sostituto procuratore generale Felice Isnardi, che ha chiesto altri sei mesi di tempo per approfondire la vicenda, dopo aver avocato a sé l’inchiesta. La Procura, al contrario, puntava sull’archiviazione ma il gip Andrea Ghinetti si è opposto.

La vera storia della casa di Montecarlo che rovinò Gianfranco Fini

L'immobile di Alleanza nazionale fu comprato da Giancarlo Tulliani con i soldi del re delle slot Corallo. E ora l’arresto dell’imprenditore catanese e dell’ex parlamentare Laboccetta svela i conti esteri del suocero dell’ex presidente della Camera

DI PAOLO BIONDANI E GIOVANNI TIZIAN

La vera storia della casa di Montecarlo che provocò grande imbarazzo a Gianfranco Fini è scritta nelle informative della guardia di finanza, che oggi hanno arrestato Francesco Corallo , il re delle slot.

L'inchiesta dei finanzieri dello Scico - nata dalle prime indagini milanesi sui versamenti segreti di Corallo all'ex banchiere della Bpm Massimo Ponzellini - ha ricostruito, infatti, anche la storia completa della casa di Montecarlo. Tra gli indagati a Roma ora compaiono Giancarlo e Sergio Tulliani, il cognato e il suocero dell'ex leader di An.

Una storia, dunque, che parte da Francesco Corallo, l'imprenditore catanese diventato miliardario grazie alla concessione statale per gestire il gioco d'azzardo legalizzato. Arrestato dalla polizia olandese nell'isola caraibica di Saint Marteen. Corallo è inquisito dalla Procura di Roma come capo di un'associazione per delinquere finalizzata a commettere numerosi reati tra cui spicca il ricicilaggio di denaro sottratto al fisco: decine di milioni di euro che il suo gruppo Atlantis-Bplus (di recente ribattezzato Global Starnet) avrebbe dovuto versare allo Stato italiano, come tasse sui profitti sviluppati da oltre 73 mila macchinette mangiasoldi (slot e vlt) che l'imprenditore siciliano ha potuto installare a partire dal 2004 in tutta la Penisola.

Giochi e riciclaggio, Francesco Corallo e Amedeo Laboccetta arrestati. Indagato Giancarlo Tulliani, cognato di Fini

L’inchiesta della magistratura romana sull’associazione per delinquere transnazionale che riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. Nelle carte dell'indagine anche la casa di Montecarlo che nel 2010 creò non pochi imbarazzi all'ex presidente della Camera

di Marco Lillo e Valeria Pacelli

Francesco Corallo e Amedeo Laboccetta arrestati dall’antimafia. Il principale imprenditore internazionale delle slot machine e re dei casinò ai Caraibi e l’ex parlamentare sono finiti agli arresti insieme a professionisti attivi nel settore a vario titolo nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Gli arresti, avvenuti anche all’estero, sono stati eseguiti dallo Scico della Guardia di Finanza in contemporanea a perquisizioni in numerosi Stati (Antille Olandesi, Regno Unito, Canada e Francia) e sequestri di numerosi beni e conti correnti per centinaia di milioni di euro. L’inchiesta della magistratura romana riguarda un’associazione per delinquere transnazionale che riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery.

LA DIREL RISPONDE A PIZZAROTTI sul ricorso contro tre dirigenti, portato in Consiglio Comunale il 29/11/2016

DIREL REGIONALE Emilia Romagna            

DIRELPARMA

                        

Al Sindaco

Ai Componenti la Giunta   

Ai Consiglieri Comunali 

Al Direttore Generale

LA DIREL (Dirigenti Enti Locali) RISPONDE A PIZZAROTTI sul ricorso contro tre dirigenti, portato in Consiglio Comunale il 29/11/2016 dal Capo Gruppo PD Consigliere Nicola Dall’Olio.

A seguito delle dichiarazioni del Sindaco in risposta alla comunicazione del consigliere Dall’Olio che faceva seguito a una sua precedente interrogazione fatta insieme al consigliere Ghiretti, alla consigliera Guarnieri ed al consigliere Pellacini, la Direl risponde:

a)      che le affermazioni diffamatorie del Sindaco nel suo intervento del 29/11/2016 (“non penso che la Direl abbia lavorato bene, anzi abbia lavorato molto male, così lo sottolineiamo, lo mettiamo a verbale, abbia creato entropia, abbia creato un clima che sicuramente non ha giovato a nessuno, quando si poteva lavorare in una direzione di cercare una conciliazione”) rivolte al sindacato, saranno oggetto di trattazione nelle sedi che riterremo più opportune.

b)      Che questo Sindacato intende tutelare i Dirigenti coinvolti in questa grave e ingiusta vicenda processuale. Con ogni probabilità al Sindaco sfugge, o meglio, finge di non sapere che assumendo incautamente la dottoressa Segalini, senza tener conto del contenzioso promosso dalla stessa nei confronti dell’Amministrazione che l’assumeva, ha generato nei tre dirigenti ingiustamente coinvolti ed attaccati per la carente azione dell’Amministrazione, una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, con inevitabili effetti negativi e duraturi nell’ambiente di lavoro  stesso, ledendone, altresì,  i diritti fondamentali avendo tali dirigenti vinto regolare concorso pubblico.

Nuova questura di Parma non si fa, Ministero cita Stt in giudizio

Causa civile davanti al tribunale di Bologna per il mancato pagamento dei progetti preliminare e definitivo della nuova sede in viale Fratti, mai realizzata

Un progetto da 20 milioni di euro. Su una superficie 7.500 metri quadri nell'area dell'ex scalo merci in viale Fratti doveva sorgere la nuova sede della questura di Parma, due corpi da tre e quattro piani con 100 posti auto interrati e un'area verde annessa. 

 
Era il maggio 2010 e la giunta Vignali approvava e presentava con tanto di rendering  il progetto che avrebbe risolto i problemi dell'attuale collocazione della polizia di Stato nei vecchi edifici in borgo della Posta, in pieno centro storico. Stt doveva accollarsi le spese di costruzione, coprendo l'investimento con la cessione di immobili da parte del Demanio. Tempo stimato per ultimare i lavori, due anni.

Nulla di tutto ciò si è mai realizzato. I soldi non c'erano e non ci sono mai stati. Reperire adesso le risorse economiche per un'opera così imponente è difficile se non impossibile. Inoltre, la sede delle forze dell'ordine dovrebbe essere di competenza statale. 

 
L'attuale Amministrazione ne ha preso atto la scorsa primavera, portando in Consiglio comunale la decisione di retrocedere dal protocollo sottoscritto con la Prefettura, Agenzia del demanio e Provveditorato alle opere pubbliche dell'Emilia Romagna per realizzare appunto la nuova sede della questura nell'area indicata. Il Comune ha rinunciato a ricevere dallo Stato il Palazzo delle Vincenzine tra borgo Guazzo e Borgo Retto, una parte di Palazzo Rangoni un'area in via Bodoni di fianco alla Pilotta per farci un parcheggio.

Processo Aemilia, la Dda impugna il proscioglimento di Bernini

Il pm hanno presentato ricorso in Appello per 17 sentenze del gup, anche per l'assoluzione del consigliere Pagliani

La Dda di Bologna ha deciso di impugnare le sentenze per i due politici coinvolti nel processo di 'ndrangheta Aemilia, tra cui l'ex assessore del Comune di Parma Giovanni Paolo Bernini prosciolto per prescrizione dall'accusa di corruzione elettorale.

I pm titolari della maxi-inchiesta, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, e il procuratore Giuseppe Amato hanno infatti firmato l'atto di appello sia per il consigliere comunale di Fi a Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani, assolto nell'abbreviato concluso il 22 aprile dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, sia per il proscioglimento di Giovanni Paolo Bernini. Il reato di corruzione elettorale per una presunta compravendita di voti con uomini delle cosche nelle elezioni Amministrative del 2007 è stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione.

Il processo aveva visto il gup Francesca Zavaglia pronunciare 58 condanne su 71 imputati, con pene fino a 15 anni. I pm hanno proposto appello su 17 persone, alcune assolte pienamente, altre solo da parte delle accuse. Ricorso in Cassazione sarà inoltre presentato per 13 posizioni, sul riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso e del trasferimento fraudolento di beni. 02 dicembre 2016

Carige, arrestato per truffa l’ex presidente Berneschi. E’ il numero due dell’Abi

L'accusa nei confronti del "dominus" della banca, dell’ex amministratore di Carige Vita Nuova Fernando Menconi e di cinque tra professionisti e imprenditori è di aver sottratto al comparto assicurativo ingenti somme attraverso le acquisizioni di immobili e partecipazioni societarie a prezzi gonfiati. Tra le accuse anche associazione a delinquere, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Portati in Svizzera 22 milioni, con cui è stato comprato un hotel

I comitati per Ospedale Vecchio di Parma: “Dalla Pizzarotti spa ci aspettavamo un grazie”

I comitati: “Dalla Pizzarotti ci aspettavamo un grazie”
Siamo un po' sorpresi dalle dichiarazioni successive alla sentenza che ha visto assolti tutti gli imputati. Siamo stati dipinti, in pratica, come isolati nemici del progresso! Ma le cose sono andate davvero così?

Inchiesta Venus per prostituzione nei night, al via maxiprocesso con 42 imputati

Udienza preliminare a Parma per gli indagati, tra cui ex poliziotti, avvocati, un vigile e un carabiniere, accusati di essere coinvolti in un giro di squillo stroncato nel 2012

Il tribunale di Parma non accoglieva un processo così imponente dai tempi del crac Parmalat. Quarantadue imputati, quasi altrettanti difensori, due sostituti procuratori a sostenere l'accusa.
Si è aperta stamattina nell'aula della Corte d'Assise davanti al gup Mattia Fiorentini la prima udienza preliminare dell'inchiesta Venus, la maxioperazione che nel 2012 smantellò un consolidato giro di prostituzione in nightclub e circoli privati di Parma. Per anni, dal 2006 al 2011, quelli che venivano considerati locali notturni erano state vere e proprie case d'appuntamento, in cui i clienti consumavano rapporti sessuali per poche centinaia di euro. La Castorina Birichina, La Coccinella/Bataclan The Club, Diana Park/Garden Club, Quasar, Bodegon, Bucarest La Notte, Aeroflot 2, Can Am. Questi i nomi dei club disseminati tra Parma e Colorno, dotati di stanze privé in cui si prostituivano giovani ragazze soprattutto del'Est Europa, a cui l'autorità giudiziaria appose per sempre i sigilli.
Settanta indagati, 26 arresti. L'indagine venne condotta con un imponente lavoro di intercettazioni e appostamenti dai carabinieri di Parma, coordinati dal pm Roberta Licci. Ora il fascicolo è passato ai sostituti procuratori Lucia Russo e Paola Dal Monte. 

Il ricorso al TAR della Segalini sbarca nel CONSIGLIO COMUNALE di Parma: risposte inadeguate e scaricabarile del Sindaco

Grillo e Pizzarotti Marta Segalini Scaricabarile

Il ricorso al TAR della Segalini sbarca nel CONSIGLIO COMUNALE di Parma

Pizzarotti scaricabarile, ha la tendenza questo arrogante e insipiente Sindaco per caso[LINK], a non essere mai responsabile di ciò che avviene nella sua Amministrazione (vedi anche: Legionella, esondazione Baganza). In Consiglio Comunale di Parma il 29/11/2016 il Sindaco Federico Pizzarotti ha risposto, fuori tempo massimo, alla comunicazione del consigliere  Dall’Olio che ha ripreso l’interrogazione del 25/03/2016 [LINK] firmata dallo stesso Nicola Dall’Olio (PD), Roberto Ghiretti (PU), Giuseppe Pallacini (Unione di Centro), Maria Teresa Guarnieri (Altra Politica), sul caso Segalini che in questo socialblog e su “la Voce di Parma” è stato ampiamente sviscerato nei fatti e nel merito. Mai smentiti.
Ovviamente sia il Sindaco che il Consigliere si sono ben guardati dal citare le uniche fonti giornalistiche che in città hanno trattato la vergognosa, evitabile, vicenda che coinvolge 4 dirigenti comunali: Marta Segalini, Flora Raffa, Roberto Barani, Donatella Signifredi.

'Ndrangheta, in manette due associati di Parma: "Organizzatori e partecipi"

In carcere Massimo Colosimo e Antonio Bianco, considerati uomini delle potenti cosche dei Trapasso e dei Tropea smantellate dalla maxioperazione Borderland. Guai anche per il procuratore calcististico Damiano Drago. Le accuse

di MARIA CHIARA PERRI

Organizzavano a Parma l’attività di potenti cosche della ‘ndrangheta operanti tra  Catanzaro e Crotone, il clan Trapasso e la 'ndrina Tropea. Sono finiti in manette con l’accusa di associazione mafiosa Massimo Colosimo e Antonio Bianco, due uomini di origine calabrese da tempo residenti a Parma, arrestati dalla Squadra Mobile nell’ambito della maxioperazione “Borderland” della Dda di Catanzaro. L'inchiesta ha smantellato un'organizzazione criminale capace di controllare i territori costieri con metodi militari, di mettere le mani su ogni attività turistica con estorsioni e usura e di infiltrarsi nelle istituzioni, al punto di imporre l’elezione di un vicesindaco amico in un paese del catanzarese, Crotani. La piovra aveva diramato i suoi tentacoli fino in Emilia, e in particolare a Parma dove poteva contare su due uomini.  Il blitz di martedì, che ha impegnato 250 agenti di polizia, ha portato agli arresti 48 persone. 

Oltre a Colosimo e Bianco, che sono cugini, nell'ambito dell'inchiesta è finito ai domiciliari il 31enne Giovanni Damiano Drago, procuratore sportivo originario di Siracusa e residente a Parma.

A Parma il carcere più affollato dell'Emilia

3.273 detenuti, quasi la metà sono stranieri, negli 11 penitenziari Emilia- Romagna. I dati del garante Bruno, a pochi giorni dal termine del mandato

Sono 3.273 i detenuti negli 11 istituti penitenziari dell'Emilia-Romagna con una forte presenza di stranieri - il 48,4%, a livello nazionale è il 33,8%. Sul sovraffollamento, sono per fortuna lontani i livelli raggiunti nel 2010 quando le presenze erano il 200% della capienza regolamentare. Ma dopo il sostanziale rispetto (103%) del 2015 quest'anno la popolazione carceraria è tornata a crescere e oggi il rapporto è del 117%.

A dirlo sono i dati presentati a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato dalla Garante delle persone private della libertà personale, Desi Bruno.

Bruno ha fatto un bilancio delle attuali criticità del sistema regionale e di quelle affrontate nel corso del suo mandato nell'istituzione di garanzia. Partendo dalle chiusure dei Cie di Bologna e Modena "due luoghi - ha detto - che hanno occupato il mio mandato e dove la violazione dei diritti è stata constatata". Un altro punto è stata la chiusura dell'Opg di Reggio Emilia, "l'Emilia-Romagna è stata la prima a chiudere l'Opg e a istituire le Rems di Bologna e Parma. Luoghi assolutamente congrui al rispetto della dignità delle persone".

Tra i temi ancora presenti, invece, Bruno ha parlato - in alcuni casi - della scarsa presenza di personale 'trattamentario' (a Modena, ad esempio, il regime delle porte aperte che consente ai detenuti di stare fuori dalla cella per almeno otto ore, ha portato, in assenza di attività, a episodi di risse tra detenuti o aggressioni agli operatori "il carcere come contenitore - ha detto Bruno - non funziona").

Altre difficoltà riguardano la costruzione di percorsi sia in carcere che nella fase precedente all'uscita, per i detenuti irregolari nel territorio.

Roma, indagato Alfio Marchini perquisizione in 13 sue società

Insieme all'imprenditore, ex candidato sindaco di Roma, altre 22 per reati concorso in false comunicazioni sociali sul bilancio delle aziende quotate. E lui: "Sereno, tutto si chiarirà"

di FEDERICA ANGELI

Alfio Marchini e altre 22 persone sono indagati dalla Procura di Roma nell'inchiesta che ha portato oggi a una serie di perquisizioni della Finanza presso un gruppo di società collegate alla Methorios Capital spa, ritenuta legata all'ex candidato sindaco della capitale. Il reato contestato è quello di concorso in false comunicazioni sociali delle società quotate in ordine ai bilanci (consolidato e di esercizio) della Methorios chiusi al 31 dicembre del 2014 e del 2015. Marchini, invece, è sotto inchiesta per lo stesso reato riferito al bilancio, chiuso al dicembre 2015, della società Imvest spa.

LE PERQUISIZIONI La Guardia di Finanza in mattinata ha eseguito diverse perquisizioni in 13 società collegate alla Methorios Capital spa, un'azienda direttamente riconducibile all'ex candidato sindaco di Roma Alfio Marchini e presso le abitazioni degli amministratori.
Le perquisizioni della Finanza sono state eseguite negli uffici della Methorios Capital spa, della Methorios Insurance Broker spa, della Imvest spa, della Astrim spa, della Edilnova Romana srl, della Nsfi srl (già Lujan spa), della Immobiliare Madonna della Neve srl, della Fimar Costruzioni srl in liquidazione, della Fimar spa, della Milonia srl, della Daniela XY srl, della Daniela Y srl e della società fiduciaria Finnat Fiduciaria spa.

Nicola Cosentino condannato a nove anni per concorso esterno in associazione camorristica

Il pm della Dda di Napoli Alessandro Milita aveva chiesto 16 anni di condanna. La sentenza è arrivata al termine di lunghissimo processo iniziato il 10 marzo 2011 e spalmato in 141 udienze, forse il più lungo mai celebrato con un solo imputato

di 

Nove anni di reclusione. E altri due anni di libertà vigilata al termine della pena. Durissima condanna per l’ex sottosegretario Pdl Nicola Cosentino, a lungo coordinatore campano di Forza Italia, accusato di concorso esterno in associazione camorristica. Questa la sentenza della prima sezione collegio C del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Giampaolo Guglielmo.

Querela di Renato Chiesa contro Luigi Boschi: archiviata per infondatezza e mancanza dell’elemento soggettivo del reato

Mauro Meli

Querela di Renato Chiesa contro Luigi Boschi: "Archiviata per infondatezza e mancanza dell’elemento soggettivo del reato"

Il Giudice Maria Cristina Sarli a seguito della udienza di opposizione all'archiviazione tenuta il 29/09/2016 archivia la querela dell’avv.Renato ChiesaCasa dei Diritti- (di Cagliari difeso dall’avv. Pietroandrea Setzu del foro di Cagliari) contro Luigi Boschi, difeso dall’avvocato Andrea Artusi del foro di Parma, perché infondata e in quanto lo scritto pubblicato nel socialblog luigiboschi.it (Dramma amletico al Lirico di Cagliari: Meli o non Meli? Un groviglio mortale deve far riflettere il CDI del 24/11/2015) era un articolo scritto con “modalità non offensive, esercitando il diritto di opinione e critica senza superare i limiti dell’esercizio legittimo di tali diritti”, ed anche per “mancanza dell'elemento soggettivo del reato”. (15/11/2015)

Luigi Boschi

Articoli correlati

Aemilia, così la ‘ndrangheta si è spartita le sponde del Po. Il pentito: “Riciclavo con fatture false di aziende del Nord”

Al maxiprocesso sulla mafia calabrese trapiantata in Emilia la deposizione del colletto bianco Pino Giglio, il "commercialista" della cosca Grande Aracri: "A Reggio i cutresi, al di là del ponte il clan Arena". Il racconto della sua professionalità nel ripulire i soldi sporchi contesa fra le due cosche originarie del crotonese. Il ruolo dell'impreditoria "pulita" nel riciclaggio

David Marceddu 

“Da questa parte del ponte, a Reggio Emilia, ci sono i cutresi Grande Aracri, di là dal ponte gli Arena di Isola Capo Rizzuto”. Ha iniziato a raccontare geografia, gerarchie, economia e storia della ‘ndrangheta su una sponda e l’altra del fiume Po Pino Giglio, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna il ‘commercialista’ della cosca legata ai Grandi Aracri di Cutro e trapiantata al nord. Il primo e unico pentito di tutto il maxi-processo Aemilia ha iniziato a parlare al dibattimento e per diverse udienze traccerà un quadro di quella che è considerata non più una infiltrazione, ma un vero e proprio radicamento criminale. Giglio, collegato in video-conferenza da un luogo riservato, ha risposto alle domande dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi e nelle prossime udienze sarà interrogato anche dalle difese. A dibattimento ci sono quasi 150 imputati, molti dei quali accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Altri 70 sono stati giudicati e in gran parte condannati in rito abbreviato.

Referendum in salvo, respinto il ricorso di Onida

Il tribunale di Milano: "Il quesito non lede il diritto". Il costituzionalista e un pool di avvocati avevano chiesto l'intervento della Consulta per una presunta violazione della libertà di voto. E il Consiglio di Stato ha respinto l'istanza di sospensiva urgente presentata dal Comitato per il No. Fissata al primo dicembre la trattazione nel merito della questione.

Il tribunale di Milano "salva" il referendum costituzionale del 4 dicembre. La giudice civile Loreta Dorigo ha infatti respinto il ricorso presentato il 27 ottobre scorso dal costituzionalista Valerio Onida contro la consultazione popolare del 4 dicembre. Lo comunica in una nota il presidente del Tribunale Roberto Bichi. Bocciato anche l'analogo ricorso depositato il 20 ottobre da un gruppo di legali composto da Aldo Bozzi, Claudio e Ilaria Tani con il supporto "ad adiuvandum" di Felice Carlo Besostri (gli stessi che, con il loro intervento, spinsero la Consulta a dichiarare l'incostituzionalità del Porcellum).

Improcedibilità e infondatezza del ricorso Segalini al TAR di Parma?


Crollo del ponte di Lecco con l' automezzo Marta Segalini direttore finanziario Comune di Parma

Considerazioni e domande al Sindaco Pizzarotti e al DG Marco Giorgi

Forse bisognerebbe davvero cambiare paradigma all’interno del Comune di Parma. Non è possibile, è inaccettabile che i dirigenti debbano difendersi giudizialmente tra loro a causa di un ricorso al TAR del direttore finanziario del Comune. Ricorso che, pare, sia improcedibile e infondato in fatto e in diritto. Chi ha voluto tutto questo ha un nome e cognome: Federico Pizzarotti, che ha usato il direttore a chiamata Marta Segalini, con un contratto quinquennale di 500.000 euro, come suo ariete nei confronti dei dirigenti, creando un inaudito clima di discordia e inimicizie, presupposto per il fiorire della corruzione che trova la sua strada. E ora il Sindaco dovrebbe pagare lui i danni morali e materiali ai dirigenti oggetto dell’infame ricorso, insieme al suo sovrastimato e ultra pagato DG Marco Giorgi.

Gratteri: “Per un clan comprare un politico è come affondare il coltello nel burro”

Lucio Musolino

“Non è il momento storico per riformare la giustizia”. Con l’amaro in bocca il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri archivia così il lavoro immane che, con la commissione che ha presieduto, ha portato a una proposta di legge sulla lotta alle mafie e sullo snellimento dei processi.
Nel suo ultimo libro, “Padrini e padroni”, scritto con il professore Antonio Nicaso, spiega come “boss e imprenditori avanzano a colpi di mazzette. Promettono voti in cambio di appalti e favori”. Il terreno di conquista è la politica. Ma senza discriminazioni ideologiche. Si tratta di “una strategia antica – spiegano i due autori nell’introduzione del libro edito Mondadori – che nel tempo ha visto la ‘ndrangheta intrecciare rapporti con il partito comunista italiano e con la destra eversiva”.
“Padrini e padroni” è stato presentato a Reggio Calabria nell’aula magna dell’Università Mediterranea. A margine dell’incontro, il procuratore di Catanzaro si è soffermato sul rapporto tra corruzione e ‘ndrangheta.
“Per le cosche è facile corrompere un amministratore. – dice – Con l’abbassamento della morale e dell’etica è come affondare il coltello in pezzo di burro. Noi abbiamo preparato un articolato di legge modificando circa 850 articoli tra codice penale, di procedura penale, ordinamento penitenziario e legislazione antimafia. Alcune cose sono passate alla Camera e sono ferme al Senato. L’idea che mi sono fatto è che non ci siano maggioranze forti per far passare certe cose in Parlamento. Abbiamo modificato l’ovvio per far funzionare un minimo il processo penale. Io ho in testa una rivoluzione sul sistema giudiziario. Ma non è ancora il momento storico”. Manca la volontà della politica? “La volontà – risponde – Gratteri – è fatta dalla maggioranza. Vuol dire avere i numeri in Parlamento per fare le cose” 5 novembre 2016

Ospedale Vecchio di Parma: il punto di vista dei comitati

Aggiornamenti dal processo sull'Ospedale Vecchio:
il punto di vista dei comitati

Parma, 31 ottobre 2016
Informiamo il pubblico degli ultimi sviluppi processuali concernenti il Project Financing dell'Ospedale Vecchio. I rappresentanti della Procura hanno chiesto l'assoluzione degli imputati, contrariamente alla loro richiesta di condanna formulata dal difensore della Parte Civile (Comune di Parma).
La richiesta di assoluzione, per parte dell'Accusa, è motivata con le seguenti argomentazioni: 

LAV, CIRCO DESIREE' CAROLI CONDANNATO DAL TRIBUNALE DI ASTI: COLPEVOLE DEL REATO DI DETENZIONE INCOMPATIBILE DI DUE ZEBRE

CIRCO DESIREE’ CAROLI CONDANNATO DAL TRIBUNALE DI ASTI, SU DENUNCIA DELLA LAV: COLPEVOLE DEL REATO DI DETENZIONE INCOMPATIBILE DI DUE ZEBRE.

LAV: CONDANNA IMPORTANTE, PER I CIRCHI NON ESISTONO ZONE FRANCHE! IL 3 E 4 DICEMBRE MOBILITAZIONE NAZIONALE LAV PER CHIEDERE UNA CELERE APPROVAZIONE DEL DDL CIRCHI: VIA GLI ANIMALI DAGLI SPETTACOLI! 

Il Tribunale di Asti ieri ha ritenuto colpevole il Circo Desireè  Caroli, e così ha emesso sentenza di condanna (3.000 euro di ammenda) a suo carico per il reato di detenzione incompatibile di due zebre dell’omonimo circo. I fatti risalgono al 2012, quando le due zebre erano state  rinchiuse in un recinto  senza ripari e in condizioni climatiche avverse, costrette con le zampe nella gelida neve, ad Alba. La LAV aveva denunciato i fatti all’autorità giudiziaria, ottenendo un decreto penale di condanna al quale l’imputata si era opposta, e in seguito all’opposizione della Caroli si è aperto il rito ordinario in seguito al quale si è giunti alla condanna di ieri. 

La Corte dei Conti scrive al Comune di Parma in merito alla mancata predisposizione della gara per l'affidamento del servizio di raccolta rifiuti nell'ambito territoriale di Parma e provincia.

Ghiretti: “la Corte di Conti ha scritto a Parma perché abbiamo perso molto tempo” 

Da qualche settimana dispongo della comunicazione ufficiale da parte della Corte dei Conti in merito alla mancata predisposizione della gara  per l'affidamento del servizio di raccolta rifiuti nell'ambito territoriale di Parma e provincia. L'ho ottenuta attraverso un regolare accesso agli atti e ne stavo valutando i numerosi aspetti legali quando la notizia è uscita sulla stampa locale.

A questo punto vorrei aggiungere a quanto uscito qualche considerazione che, credo, possa aiutare ad inquadrare la gravità eccezionale di questa indagine da parte della Corte dei Conti.

Il punto è infatti: perché il massimo organo di controllo sull'utilizzo delle risorse pubbliche scrive al Comune di Parma? La difesa della nostra amministrazione, acquisita anch'essa attraverso regolare accesso agli atti, è ovviamente che la gara non è di propria competenza ma di Atersir, dunque il tentativo è di chiamarsi fuori preventivamente da qualunque addebito. Ma c'è un “ma” grosso come una casa che merita di essere valutato attentamente. Non ho ovviamente certezze su questo tema, eppure credo che il motivo per cui il destinatario di questa indagine sia proprio il Comune di Parma risieda nel fatto che dal 2015, anno in cui si è andati in regime di proroga con il servizio offerto da Iren, sono state ben due le iniziative messe in campo con il risultato di farci perdere molto tempo.

In questo caso un po' di cronistoria credo possa aiutare ad inquadrare correttamente la faccenda.

Era il 2013 quando in una conferenza stampa, pur sapendo che il contratto sarebbe scaduto nel 2014, Pizzarotti e Profumo, allora presidente di Iren, annunciano l'impegno congiunto a realizzare l'obiettivo della raccolta differenziata all'85% nel 2016. Molti di noi chiesero su quali basi Iren potesse prendersi tale impegno, senza però ricevere mai risposta alcuna.

LIGURIA: ANNULLATA DELIBERA CHE CONSENTIVA LA CACCIA ALLO STORNO

caccia allo storno

Carlo Consiglio

LIGURIA: ANNULLATA DELIBERA CHE CONSENTIVA LA CACCIA ALLO STORNO

Abbiamo già comunicato con newsletter n. 19 del 3 ottobre 2016 che il Presidente f.f. della seconda sezione del TAR Liguria aveva sospeso la delibera della Giunta Regionale della Liguria n. 567 del 17 giugno scorso, con cui si apriva la caccia in deroga allo storno per il periodo dal 25 settembre al 25 dicembre. Con sentenza n. 1065 del 28 ottobre 2016, pubblicata il 28 ottobre 2016, il TAR della Liguria, sezione seconda, ha ora annullato la medesima delibera n. 567 ed il decreto dirigenziale n. 4254 del 15 settembre 2016, che permettevano la caccia allo storno, condannando inoltre la Regione Liguria al pagamento a favore delle associazioni ricorrenti (ENPA, LAC e LAV) della somma di € 3.000,00 oltre al rimborso del contributo unificato.

CONSIGLIONEWS 22
29 ottobre 2016

 

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti