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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Aemilia, imputati vogliono processo a porte chiuse

Denunciato un presunto linciaggio mediatico: "Allontanare stampa e scolaresche"

Porte chiuse ai giornalisti e alle scolaresche. Lo chiedono gli imputati del processo Aemilia sulle infiltrazioni delle cosche della 'ndrangheta in Emilia Romagna con un documento letto martedì nell'aula speciale del tribunale di Reggio Emilia da Sergio Bolognino, fratello di Michele considerato uno degli organizzatori del clan nel parmense.

"Chiediamo di chiudere le porte del processo e che il tribunale acquisisca e verifichi gli articoli del giorno dopo il dibattimento - ha dichiarato l'imputato a nome di tutti, parlando di un presunto linciaggio mediatico nei loro confronti  - ogni articolo pubblicato è sempre in chiave accusatoria anche quando esame e contro-esame hanno dato un quadro diverso.

Inoltre si vorrebbero allontanare anche le scolaresche e le associazioni come Libera che tempo prendono parte alle udienze come pubblico: "Partecipano solo per ascoltare la parte accusatoria e vanno via quando c'è il contro-esame".

Nel mirino finiscono in particolare in particolare la Gazzetta di Reggio, TeleReggio e Tg Reggio e la pagina Facebook curata dall'Associazione Agende Rosse, dove vengono aggiornate le vicende giudiziarie: "I pentiti che non dovrebbero conoscere leggono su Facebook quello che viene detto. Il processo penale è una cosa seria. Abbiamo sempre chiesto celerità, ma allo stato attuale noi e le nostre famiglie siamo additate ogni giorno come colpevoli. C'è gente innocente totalmente e chi è colpevole, ma non per questo fa parte di una cosca - prosegue il documento - la presunzione di colpevolezza sulla quale si basano questi media non è prevista dalle leggi dello stato. Lungi da noi che questo possa influenzare il vostro giudizio, ma non potete tacere rispetto alla distorsione dei fatti rispetto a quello che avviene in dibattimento. La libertà di stampa non significa distorcere i fatti" .

LAV, CROSTACEI VIVI SUL GHIACCIO: CASSAZIONE CONFERMA CONDANNA PER DETENZIONE INCOMPATIBILE CON LA LORO NATURA

CROSTACEI VIVI SUL GHIACCIO: CASSAZIONE CONFERMA CONDANNA PER DETENZIONE INCOMPATIBILE A RISTORATORE DI FIRENZE. TENEVA ARAGOSTE E GRANCHI VIVI, RINCHIUSI DENTRO IL FRIGO CON LE CHELE LEGATE, IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI CON LA LORO NATURA.
LAV: SENTENZA ESEMPLARE, PROCEDIMENTO SCATURITO DA NOSTRA DENUNCIA 

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un ristoratore di Campi Bisenzio (Firenze), condannato per aver detenuto aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze. 

“La decisione della Corte di Cassazione rappresenta un pronunciamento giudiziario che potrà produrre due effetti – commenta la LAV – le Forze di Polizia dovranno intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali, e il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto poiché questo tipo di esposizione degli animali, aldilà delle valutazioni etiche, ‘è incompatibile con la natura degli animali e produttiva di gravi sofferenze’. Una riflessione che anche i consumatori, auspichiamo, facciano propria adottando scelte conseguenti”. 

La vicenda era scaturita da un esposto della LAV, presentato nell’ottobre del 2012, che denunciava le condizioni di detenzione di alcuni crostacei all’interno di un ristorante di Campi Bisenzio (Fi). 

Milano, inchiesta sull'amianto alla Scala: prosciolti 4 ex sindaci, Carlo Fontana a processo

Si apre il 9 febbraio il procedimento che ha per imputati, oltre all'ex sovrintendente, anche ex direttori, funzionari e un consulente del Piermarini. Ammessa la costituzione come parti civili dei familiari dei nove lavoratori morti, tra cui la cantante lirica Luciana Patelli

Sono stati prosciolti dalle accuse di omicidio colposo e lesioni colpose gravissime quattro ex sindaci di Milano, Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini, per la vicenda di alcuni lavoratori morti o che si sono ammalati, secondo quanto sostiene l'accusa, per la presenza di amianto al Teatro alla Scala prima delle bonifiche dei locali. Lo ha deciso il gup Alessandra Simion. Il 9 febbraio inizierà il processo per altre cinque persone che, invece, sono state rinviate a giudizio. Tra loro l'ex sovrintendente Carlo Fontana.

I Pellegriner (l' OTR- Orchestra Teatro Regio srl in liquidazione- di Pellegrini e Maghenzani) perde la causa nei confronti della Fondazione Teatro Regio di Parma

Sergio Pellegrini

I Pellegriner, (l' OTR- Orchestra Teatro Regio srl in liquidazione di Pellegrini e Maghenzani) perde la causa promossa nei confronti della Fondazione Teatro Regio di Parma. [DOC.SENTENZA PDF]
Erano stati chiesti danni al Regio per 3.670.000 euro, dopo aver abusato del nome nella ragione sociale per anni ed essersi arricchiti con il caporalato musicale e una convenzione irregolare secondo il Decreto legislativo 163/2006 denominato codice degli appalti. Cifra richiesta per danni in funzione del mancato utilizzo dell'orchestra in base alla Convenzione che, a loro dire, sarebbe stata rinnovata fino al 2015. Mi è sembrata fin da subito solo una chimera non praticabile in giurisprudenza; ma rientra nella loro avida cultura di esercizio del caporalato musicale; vedi anche le multe Enpals non versata (LINK)
La Sentenza è stata emessa dal competente Tribunale civile di Parma, dal magistrato dottoressa Vena Maria Pasqua Rita dove la causa era stata radicata fin dall’inizio, poi trasferita al Tribunale delle Imprese di Bologna, quindi ritornata a Parma per competenza di giudizio.

Pizzarotti e Marta Segalini perdono il ricorso di fronte al TAR di Parma PER IMPROCEDIBILITA’: LE DUE SENTENZE

Marta Segalini direttore finanziario Comune di Parma Federico Pizzarotti

Come avevamo più volte sostenuto sulla infondatezza e sull'improcedibilità, così ora si legge nelle sentenze del 21 dicembre 2016 "Il ricorso è dichiarato improcedibile con le spese di giudizio poste a carico della ricorrente", altro che 100.000 euro come rimborso per "perdita di chance". Richiesto dall’avvocato Riboli della Segalini. E ora rifondete tutti i danni ai dirigenti che hanno dovuto subire e difendersi da questo vergognoso ricorso. Pagate di persona non con i soldi dei cittadini. Se non riuscite potete sempre aprire un mutuo, come consigliava ai dirigenti insidiati per anni da questo ricorso il dg Marco Giorgi o rivolgervi al sostenitore occulto di Pizzarotti, Mauro Del Rio. E ora che farà il Sindaco? Licenzierà la Segalini per gravi motivi e incompatibilità ambientale? Un conflitto interno che non può più essere protratto oltre misura. I danni arrecati da questa dirigente all'istituzione Comunale sono palesi e pubblicamente legittimati da queste due sentenze. La Segalini dovrà rispondere di questo suo assurdo comportamento nei confronti dello stesso Comune e dei suoi colleghi che non esiteranno, giustamente, a chiederle i danni materiali, morali, biologici e esistenziali.
Perché il Sindaco ha tollerato e in qualche modo, forse, promosso questa situazione ai danni dell'istituzione? “a lui non era evidente la situazione” disse in Consiglio Comunale accusando poi DIREL (Associazione Nazionale Dirigenti Enti Locali) di “non aver lavorato bene, anzi abbia lavorato male, creando entropia che non ha giovato a nessuno”. 

Tar di Parma: "No al campo da calcio nel parco pubblico di via Jacobs"

Accolti nel merito entrambi i ricorsi promossi da due gruppi distinti di residenti, dopo il via libera ai lavori in fase cautelare. Impianto non compatibile con la destinazione pubblica dell'area

Il campo da calcio della squadra giovanile US Montebello nel parco pubblico Ferdinando Laghi in via Jacobs è stato bocciato dal Tar di Parma: sono stati accolti nel merito i ricorsi di due gruppi distinti di residenti del quartiere Cittadella.

Il braccio di ferro tra Comune e cittadini decisi a mantenere libera quella porzione di area verde ha preso il via lo scorso maggio con infuocate assemblee, per poi prendere le vie legali nel corso dell'estate. In via cautelare la giustizia amministrativa giunta fino al Consiglio di Stato non aveva fermato i lavori. Ora, alla luce della della dettagliata sentenza di merito depositata venerdì, è possibile che si debba smantellare tutto.

Il collegio di giudici del Tar di Parma ha accolto i ricorsi e ha condannato il Comune a pagare 3mila euro di spese legali a ciascun gruppo di ricorrenti.

Le motivazioni. Il tribunale osserva che i residenti erano legittimati a far valere dei diritti in merito alla realizzazione di un'opera recintata e con impianto di illuminazione notturna su un vicino parco pubblico, che prevedeva anche l'abbattimento di alberi e siepi.Si contestava che l'impianto sportivo non fosse compatibile con l'attuale destinazione urbanistica di zona.

Affidamento condiviso, i figli non sono di proprietà esclusiva della madre

Marcello Adriano Mazzola* 

Il Tribunale di Catania ha scritto un provvedimento assolutamente rivoluzionario per un Paese arretrato e conservatore come il nostro. Addirittura ha osato spingersi sino ad affermare che i genitori (padre e madre) siano uguali dinanzi al figlio e che in caso di separazione nessuno possa dirsi preferibile a prescindere.

In una frazione di secondo ha demolito decenni di cultura mammista delle Corti italiane (sia ben chiaro, a prescindere dalla identità sessuale dei giudici), secondo cui la madre è sempre preferibile e il padre sempre deferibile.

In barba a qualsiasi sacro e fondamentale principio di uguaglianza, ribadito da ogni Convenzione internazionale. L’uguaglianza all’italiana. A sessi alterni. Se durante il matrimonio o la convivenza entrambi i genitori si ritengono adeguati, improvvisamente appena si rompe la cristalleria, il padre diviene inadeguato, al più relegato in panchina in attesa di giocarsi qualche minuto allo scadere del tempo o ai supplementari.

Lo dicono i numeri impietosi: circa il 5% dei figli “collocati” presso il padre, circa il 15% dei tempi di frequentazione genitore/figlio riconosciuti al padre, putacaso però gravato il padre anche del 70/80% di spese del mantenimento del figlio. Uno spettatore, lautamente pagante però. Un caso (aberrante) di onanismo genitoriale.

BOLZANO - AMMINISTRATORI CONDANNATI PER LA CACCIA

Carlo Consiglio

La Procura contabile di Bolzano aveva quantificato in circa un milione e mezzo di euro il danno ambientale cagionato dall’ex Presidente della Provincia Luis Durnwalder e dall’ex capo dell’ufficio caccia e pesca della Provincia Heinrich Erhard per aver firmato una serie di provvedimenti che autorizzavano l’abbattimento in deroga di animali cacciabili e anche di specie protette. Erano state ammesse al procedimento le associazioni LAC (Lega Abolizione Caccia) e LAV (Lega Antivivisezione), rappresentate rispettivamente dagli avvocati Monica Bonomini e Mauro De Pascalis.

Il 22 dicembre 2016 la Corte dei Conti di Bolzano ha stabilito che Durnwalder ed Erhard dovranno rimborsare alla Provincia di Bolzano 6.192 euro a testa. La Corte ha dunque respinto la richiesta risarcitoria avanzata dalla Procura per quanto riguarda il cosiddetto “danno diretto”, mentre ha condannato Durnwalder ed Erhard per quanto riguarda il “danno indiretto”, relativo alle pronunce del Tar regionale, con una cifra considerevolmente inferiore rispetto a quella ipotizzata in un primo momento. È stata respinta la relazione a difesa dell’ex sindaco di Bolzano e ora direttore dell’ufficio caccia e pesca Luigi Spagnolli.

L’azione legale ha avuto come esito una condanna anche se a pochi spiccioli, e non è stato riconosciuto l’enorme danno alla fauna selvatica procurato dalle scelte arbitrarie e discutibili di entrambi i soggetti indicati. Una piccola condanna e un piccolo rimborso sono certamente meglio di nessuna condanna e nessun rimborso e possono costituire un inizio, ma a nostro parere, con questa insignificante condanna, si è persa l’occasione per dare finalmente il segnale della legalità ripristinata (LAC, 27 dicembre).

CONSIGLIONEWS 32
27 dicembre 2016

Roberto Formigoni condannato a sei anni per corruzione nella sanità lombarda. “Vacanze di lusso in cambio di fondi”

L'ex governatore della Regione Lombardia, attuale senatore Ncd e presidente della Commissione agricoltura, riconosciuto colpevole in primo grado per i casi San Raffaele e Maugeri, due fra i maggiori scandali della sanità regionale. Caduta l'associazione a delinquere. Disposti anche sei anni di interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di tre milioni al Pirellone, in solido con i coimputati Daccò (nove anni e due mesi) e Simone (otto anni e otto mesi). Sette anni a Passerino, ex direttore della clinica pavese. Le "utilità" ricevute dal "Celeste" in cambio di finanziamenti pubblici per 200 milioni alle strutture private stimate dai pm Pedio e Pastore in 8 milioni, tra vacanze e contanti. Il legale: "Cortesie, non tangenti". Cinque assolti, tra loro Perego e Lucchina. Confische complessive per 53,8 milioni

di Giovanna Trinchella

L’ex presidente della Lombardia, e senatore di Ncd, Roberto Formigoni è stato condannato a 6 anni di carcere per corruzione, mentre è caduta – “per non aver commesso il fatto” – l’accusa di associazione a delinquere. Lo ha deciso la decima sezione penale del Tribunale di Milano nel processo sul caso Maugeri e San Raffaele per il quale l’ex numero uno del Pirellone era imputato con altre nove persone. La sentenza, letta nella maxi aula della Prima Corte d’Assise d’Appello, la stessa dei processi a carico di Silvio Berlusconi, arriva otto mesi dalla richiesta di pena, quantificata dai pm in nove anni. E innesca subito la polemica politica, non solo regionale, mentre il governatore leghista Roberto Maroni sceglie di “prendere atto” senza ulteriori commenti.

Inchiesta appalti Consip, spunta il nome del generale dei carabinieri Del Sette

Nuovo filone nell'inchiesta che vede l'imprenditore Alfredo Romeo indagato per tangenti. Denuncia del "Fatto quotidiano", la Procura non conferma

di DARIO DEL PORTO

Il nome del comandante generale dell'Arma dei carabinieri, il generale Tullio Del Sette, entra nell'inchiesta sugli appalti Consip condotta dalla Procura di Napoli. Secondo quanto riportato dal "Fatto quotidiano", l'alto ufficiale sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. Avrebbe messo in guardia i vertici della Consip sui rapporti da tenere con alcuni imprenditori, fra i quali il top manager napoletano Alfredo Romeo, attualmente indagato per corruzione con il dirigente della Consip Marco Gasparri.

Al momento, fonti giudiziarie non confermano la notizia dell'iscrizione del generale Del Sette nel registro degli indagati. Nei giorni scorsi, i carabinieri del Noe e i finanziari del nucleo di polizia tributaria di Napoli avevano perquisito gli uffici di Gasparri  in Consip. Al centro delle indagini, l'ipotesi che il dirigente della società pubblica abbia ricevuto tangenti da Romeo per aiutarlo nella partecipazione a importanti gare d'appalto come quella sul facilita management, Fm4, bandita nel 2014 ma poi aggiudicata a un'altra azienda.

Gli atti saranno trasferiti nelle prossime ore alla Procura di Roma, competente per questo segmento dell'indagine. Saranno pertanto gli inquirenti capitolini a valutare gli elementi raccolti dagli investigatori e a decidere se ipotizzare reati a carico del generale Del Sette.

Fonte link repubblica.it 

Udienza ricorso Marta Segalini al TAR di Parma: "Che interesse ha, avvocato Riboli, questa sua assistita, nel ricorso contro il Comune dove è Dirigente"?

"Che interesse ha, avvocato Riboli, questa sua assistita, nel ricorso contro il Comune dove è Dirigente"?

Questa è stata la domanda che il simpatico Presidente del TAR sezione di Parma, Sergio Conti, ha posto all'avv. di Marta Segalini questa mattina alla fine dell'udienza. 

Lo splendido palazzo Pallavicino che ospita il TAR di Parma si anima alle 9,00 di una folla inconsueta, composta da un gruppo di sei-sette dirigenti rappresentanti l'Associazione Nazionale dei dirigenti Enti Locali (Direl) e da un folto gruppo di dipendenti (alcune decine di persone) comunali che, dopo avere timbrato l'uscita temporanea dai loro uffici, arrivano numerosi per solidarietà e per conoscere di persona i fatti inspiegabili che hanno portato i loro dirigenti Barani, Signifredi, Raffa in questo processo amministrativo. Dirigenti accusati di aver partecipato ad un concorso pubblico nell'anno 2010 con "buona fede non colpevole", ora rischiano di essere licenziati dopo decenni di onorato servizio.    

La giornata piovosa, si presenta subito molto calda, tutti sono in attesa di comprendere le vere motivazioni di questo ricorso che a tutti i dipendenti pubblici appare assolutamente assurdo, dispendioso ed incomprensibile… ma soprattutto si cerca di capire l’esito della sentenza.

Banca Etruria, chiuse le indagini: 21 accusati di bancarotta fraudolenta

E' la parte dell'inchiesta sulla principale causa di fallimento dell'istituto: 180 milioni di euro mai rientrati. Nel mirino dei magistrati di Arezzo chi ha votato a favore dell'erogazione dei crediti contestati, oppure li ha materialmente agevolati. Non c'è il padre della Boschi

 FABIO TONACCI

La procura di Arezzo sta notificando gli avvisi di chiusura indagini a 21 ex amministratori di Banca Etruria, tutti accusati di bancarotta fraudolenta. Questa prima tranche del corposo filone sulle presunte distrazioni patrimoniali riguarda 180 milioni di euro di crediti concessi e mai rientrati. La causa principale, dunque, del fallimento della Popolare aretina.

Le contestazioni sono a carico di alcuni componenti del cda presieduto da Elio Faralli e del cda successivo presieduto da Giuseppe Fornasari (2011-2014). Tra gli indagati figurano Lorenzo Rosi, l'ex vicepresidente Giovanni Inghirami, Giorgio Natalino Guerrini, Augusto Federici, Alberto Rigotti, Laura Del Tongo e l'ex dg Luca Bronchi, mentre non c'è il nome dell'ex consigliere Pier Luigi Boschi, il padre del sottosegretario Maria Elena Boschi. E' stato messo sotto inchiesta chi ha votato a favore dell'erogazione dei crediti contestati, oppure li ha materialmente agevolati. I capitoli della bancarotta riguardano i 60 milioni dati alla Sacci, i 30 milioni alla Privilege Yard, i soldi prestati alla San Carlo Borromeo, alla Isoldi, alla Città Sant'Angelo.

Parma, l'omertà sullo stupro al centro sociale: "Taci con gli sbirri"

Dopo sei anni un blog di ragazze dice basta al silenzio sui "compagni" accusati della violenza
dalla nostra inviata MARIA NOVELLA DE LUCA

PARMA. Più che la notte, Claudia aveva raccontato l'alba. "Mi sono svegliata su un tavolo di legno, i vestiti buttati a terra, sul mio corpo i segni di quello che mi avevano fatto...". Era l'alba di sei anni fa, nella sede della "Raf", la rete antifascista di Parma, e in quel centro sociale mentre i "compagni" festeggiavano come ogni 12 settembre la cacciata delle camice nere da Parma nel 1922, Claudia, 18 anni appena compiuti, veniva stuprata per un'intera spaventosa notte. In tre, forse di più, i militanti della "Raf" avevano abusato di quella loro amica, dopo averla drogata, filmando senza pietà con un cellulare ogni passaggio di quell'orrore.

Ma soltanto adesso, dopo sei lunghissimi anni, è iniziato a Parma il processo contro i tre presunti autori dello stupro. Perché un incredibile muro di silenzio e di omertà, dentro quella galassia di sinistra antagonista a cui la "Raf" apparteneva, ha protetto per anni i violentatori. Isolando invece Claudia, lasciata sola con gli incubi di quella notte, addirittura definita "infame" dai suoi ex amici e amiche perché si era affidata alla giustizia dello Stato, agli sbirri, ai tribunali.

Roma, arrestato per corruzione Raffaele Marra. Perquisizioni in Campidoglio

E' accusato di aver intascato una tangente quando lavorava all'Enasarco. In manette anche il costruttore Scarpellini

ROMA - I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale guidati da Lorenzo D'Aloia, su richiesta della procura di Roma, hanno arrestato con l'accusa di corruzione Raffaele Marra, il fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, ex vice capo di gabinetto del Campidoglio e ora alla guida del Dipartimento Personale. In manette anche il costruttore e immobiliarista Sergio Scarpellini. Secondo le indagini, è accusato di aver intascato una tangente quando lavorava all'Enasarco. Un'inchiesta de L'Espresso aveva scoperto come Marra e sua moglie fossero riusciti a comprare a prezzi stracciati e sconti record case da privati e da enti come, appunto, la Fondazione Enasarco. Dopo l'arresto di Marra i militari stanno eseguendo nuove perquisizioni in Campidoglio. Due giorni fa la polizia aveva acquisito tutte le carte relative alle nomine della sindaca Viriginia Raggi.

Raffaele Marra è un ex finanziere. Ma ha scelto di lasciare la divisa nel 2006. Fatale fu l’attrazione per la politica: due mesi dopo il congedo era già direttore dell’Area galoppo dell’Unire, l’ente per l’incremento delle razze equine allora guidato da braccio destro di Alemanno Franco Panzironi. 16 dicembre 2016

Giuseppe Sala indagato nell’inchiesta per la realizzazione della Piastra di Expo 2015. Tra gli indagati anche il legale rappresentante del gruppo Pizzarotti di Parma

Ma secondo il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, Milano non si era riappropriata "del ruolo di capitale morale del Paese"? LB

La notizia emerge dalla richiesta di proroga inviata dal sostituto pg che ha chiesto altri sei mesi di tempo per approfondire la vicenda, dopo aver avocato a sé l’indagine. La Procura, al contrario, puntava sull'archiviazione ma il gip si è opposto

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura generale del capoluogo lombardo nell’ambito dell’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta riguardo all’appalto per la Piastra di Expo, l’infrastruttura più costosa realizzata nel sito di Rho Pero dalla ditta Mantovani. L’ipotesi di reato a carico del primo cittadino sono falso materiale e concorso in falso ideologico. Tra gli indagati anche il legale rappresentante del gruppo Pizzarotti di Parma: per lui l’accusa è di tentata turbativa d’asta. La notizia emerge dalla richiesta di proroga delle indagini inviata dal sostituto procuratore generale Felice Isnardi, che ha chiesto altri sei mesi di tempo per approfondire la vicenda, dopo aver avocato a sé l’inchiesta. La Procura, al contrario, puntava sull’archiviazione ma il gip Andrea Ghinetti si è opposto.

La vera storia della casa di Montecarlo che rovinò Gianfranco Fini

L'immobile di Alleanza nazionale fu comprato da Giancarlo Tulliani con i soldi del re delle slot Corallo. E ora l’arresto dell’imprenditore catanese e dell’ex parlamentare Laboccetta svela i conti esteri del suocero dell’ex presidente della Camera

DI PAOLO BIONDANI E GIOVANNI TIZIAN

La vera storia della casa di Montecarlo che provocò grande imbarazzo a Gianfranco Fini è scritta nelle informative della guardia di finanza, che oggi hanno arrestato Francesco Corallo , il re delle slot.

L'inchiesta dei finanzieri dello Scico - nata dalle prime indagini milanesi sui versamenti segreti di Corallo all'ex banchiere della Bpm Massimo Ponzellini - ha ricostruito, infatti, anche la storia completa della casa di Montecarlo. Tra gli indagati a Roma ora compaiono Giancarlo e Sergio Tulliani, il cognato e il suocero dell'ex leader di An.

Una storia, dunque, che parte da Francesco Corallo, l'imprenditore catanese diventato miliardario grazie alla concessione statale per gestire il gioco d'azzardo legalizzato. Arrestato dalla polizia olandese nell'isola caraibica di Saint Marteen. Corallo è inquisito dalla Procura di Roma come capo di un'associazione per delinquere finalizzata a commettere numerosi reati tra cui spicca il ricicilaggio di denaro sottratto al fisco: decine di milioni di euro che il suo gruppo Atlantis-Bplus (di recente ribattezzato Global Starnet) avrebbe dovuto versare allo Stato italiano, come tasse sui profitti sviluppati da oltre 73 mila macchinette mangiasoldi (slot e vlt) che l'imprenditore siciliano ha potuto installare a partire dal 2004 in tutta la Penisola.

Giochi e riciclaggio, Francesco Corallo e Amedeo Laboccetta arrestati. Indagato Giancarlo Tulliani, cognato di Fini

L’inchiesta della magistratura romana sull’associazione per delinquere transnazionale che riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. Nelle carte dell'indagine anche la casa di Montecarlo che nel 2010 creò non pochi imbarazzi all'ex presidente della Camera

di Marco Lillo e Valeria Pacelli

Francesco Corallo e Amedeo Laboccetta arrestati dall’antimafia. Il principale imprenditore internazionale delle slot machine e re dei casinò ai Caraibi e l’ex parlamentare sono finiti agli arresti insieme a professionisti attivi nel settore a vario titolo nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Gli arresti, avvenuti anche all’estero, sono stati eseguiti dallo Scico della Guardia di Finanza in contemporanea a perquisizioni in numerosi Stati (Antille Olandesi, Regno Unito, Canada e Francia) e sequestri di numerosi beni e conti correnti per centinaia di milioni di euro. L’inchiesta della magistratura romana riguarda un’associazione per delinquere transnazionale che riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery.

LA DIREL RISPONDE A PIZZAROTTI sul ricorso contro tre dirigenti, portato in Consiglio Comunale il 29/11/2016

DIREL REGIONALE Emilia Romagna            

DIRELPARMA

                        

Al Sindaco

Ai Componenti la Giunta   

Ai Consiglieri Comunali 

Al Direttore Generale

LA DIREL (Dirigenti Enti Locali) RISPONDE A PIZZAROTTI sul ricorso contro tre dirigenti, portato in Consiglio Comunale il 29/11/2016 dal Capo Gruppo PD Consigliere Nicola Dall’Olio.

A seguito delle dichiarazioni del Sindaco in risposta alla comunicazione del consigliere Dall’Olio che faceva seguito a una sua precedente interrogazione fatta insieme al consigliere Ghiretti, alla consigliera Guarnieri ed al consigliere Pellacini, la Direl risponde:

a)      che le affermazioni diffamatorie del Sindaco nel suo intervento del 29/11/2016 (“non penso che la Direl abbia lavorato bene, anzi abbia lavorato molto male, così lo sottolineiamo, lo mettiamo a verbale, abbia creato entropia, abbia creato un clima che sicuramente non ha giovato a nessuno, quando si poteva lavorare in una direzione di cercare una conciliazione”) rivolte al sindacato, saranno oggetto di trattazione nelle sedi che riterremo più opportune.

b)      Che questo Sindacato intende tutelare i Dirigenti coinvolti in questa grave e ingiusta vicenda processuale. Con ogni probabilità al Sindaco sfugge, o meglio, finge di non sapere che assumendo incautamente la dottoressa Segalini, senza tener conto del contenzioso promosso dalla stessa nei confronti dell’Amministrazione che l’assumeva, ha generato nei tre dirigenti ingiustamente coinvolti ed attaccati per la carente azione dell’Amministrazione, una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, con inevitabili effetti negativi e duraturi nell’ambiente di lavoro  stesso, ledendone, altresì,  i diritti fondamentali avendo tali dirigenti vinto regolare concorso pubblico.

Nuova questura di Parma non si fa, Ministero cita Stt in giudizio

Causa civile davanti al tribunale di Bologna per il mancato pagamento dei progetti preliminare e definitivo della nuova sede in viale Fratti, mai realizzata

Un progetto da 20 milioni di euro. Su una superficie 7.500 metri quadri nell'area dell'ex scalo merci in viale Fratti doveva sorgere la nuova sede della questura di Parma, due corpi da tre e quattro piani con 100 posti auto interrati e un'area verde annessa. 

 
Era il maggio 2010 e la giunta Vignali approvava e presentava con tanto di rendering  il progetto che avrebbe risolto i problemi dell'attuale collocazione della polizia di Stato nei vecchi edifici in borgo della Posta, in pieno centro storico. Stt doveva accollarsi le spese di costruzione, coprendo l'investimento con la cessione di immobili da parte del Demanio. Tempo stimato per ultimare i lavori, due anni.

Nulla di tutto ciò si è mai realizzato. I soldi non c'erano e non ci sono mai stati. Reperire adesso le risorse economiche per un'opera così imponente è difficile se non impossibile. Inoltre, la sede delle forze dell'ordine dovrebbe essere di competenza statale. 

 
L'attuale Amministrazione ne ha preso atto la scorsa primavera, portando in Consiglio comunale la decisione di retrocedere dal protocollo sottoscritto con la Prefettura, Agenzia del demanio e Provveditorato alle opere pubbliche dell'Emilia Romagna per realizzare appunto la nuova sede della questura nell'area indicata. Il Comune ha rinunciato a ricevere dallo Stato il Palazzo delle Vincenzine tra borgo Guazzo e Borgo Retto, una parte di Palazzo Rangoni un'area in via Bodoni di fianco alla Pilotta per farci un parcheggio.

Processo Aemilia, la Dda impugna il proscioglimento di Bernini

Il pm hanno presentato ricorso in Appello per 17 sentenze del gup, anche per l'assoluzione del consigliere Pagliani

La Dda di Bologna ha deciso di impugnare le sentenze per i due politici coinvolti nel processo di 'ndrangheta Aemilia, tra cui l'ex assessore del Comune di Parma Giovanni Paolo Bernini prosciolto per prescrizione dall'accusa di corruzione elettorale.

I pm titolari della maxi-inchiesta, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, e il procuratore Giuseppe Amato hanno infatti firmato l'atto di appello sia per il consigliere comunale di Fi a Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani, assolto nell'abbreviato concluso il 22 aprile dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, sia per il proscioglimento di Giovanni Paolo Bernini. Il reato di corruzione elettorale per una presunta compravendita di voti con uomini delle cosche nelle elezioni Amministrative del 2007 è stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione.

Il processo aveva visto il gup Francesca Zavaglia pronunciare 58 condanne su 71 imputati, con pene fino a 15 anni. I pm hanno proposto appello su 17 persone, alcune assolte pienamente, altre solo da parte delle accuse. Ricorso in Cassazione sarà inoltre presentato per 13 posizioni, sul riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso e del trasferimento fraudolento di beni. 02 dicembre 2016

Carige, arrestato per truffa l’ex presidente Berneschi. E’ il numero due dell’Abi

L'accusa nei confronti del "dominus" della banca, dell’ex amministratore di Carige Vita Nuova Fernando Menconi e di cinque tra professionisti e imprenditori è di aver sottratto al comparto assicurativo ingenti somme attraverso le acquisizioni di immobili e partecipazioni societarie a prezzi gonfiati. Tra le accuse anche associazione a delinquere, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Portati in Svizzera 22 milioni, con cui è stato comprato un hotel

I comitati per Ospedale Vecchio di Parma: “Dalla Pizzarotti spa ci aspettavamo un grazie”

I comitati: “Dalla Pizzarotti ci aspettavamo un grazie”
Siamo un po' sorpresi dalle dichiarazioni successive alla sentenza che ha visto assolti tutti gli imputati. Siamo stati dipinti, in pratica, come isolati nemici del progresso! Ma le cose sono andate davvero così?

Inchiesta Venus per prostituzione nei night, al via maxiprocesso con 42 imputati

Udienza preliminare a Parma per gli indagati, tra cui ex poliziotti, avvocati, un vigile e un carabiniere, accusati di essere coinvolti in un giro di squillo stroncato nel 2012

Il tribunale di Parma non accoglieva un processo così imponente dai tempi del crac Parmalat. Quarantadue imputati, quasi altrettanti difensori, due sostituti procuratori a sostenere l'accusa.
Si è aperta stamattina nell'aula della Corte d'Assise davanti al gup Mattia Fiorentini la prima udienza preliminare dell'inchiesta Venus, la maxioperazione che nel 2012 smantellò un consolidato giro di prostituzione in nightclub e circoli privati di Parma. Per anni, dal 2006 al 2011, quelli che venivano considerati locali notturni erano state vere e proprie case d'appuntamento, in cui i clienti consumavano rapporti sessuali per poche centinaia di euro. La Castorina Birichina, La Coccinella/Bataclan The Club, Diana Park/Garden Club, Quasar, Bodegon, Bucarest La Notte, Aeroflot 2, Can Am. Questi i nomi dei club disseminati tra Parma e Colorno, dotati di stanze privé in cui si prostituivano giovani ragazze soprattutto del'Est Europa, a cui l'autorità giudiziaria appose per sempre i sigilli.
Settanta indagati, 26 arresti. L'indagine venne condotta con un imponente lavoro di intercettazioni e appostamenti dai carabinieri di Parma, coordinati dal pm Roberta Licci. Ora il fascicolo è passato ai sostituti procuratori Lucia Russo e Paola Dal Monte. 

Il ricorso al TAR della Segalini sbarca nel CONSIGLIO COMUNALE di Parma: risposte inadeguate e scaricabarile del Sindaco

Grillo e Pizzarotti Marta Segalini Scaricabarile

Il ricorso al TAR della Segalini sbarca nel CONSIGLIO COMUNALE di Parma

Pizzarotti scaricabarile, ha la tendenza questo arrogante e insipiente Sindaco per caso[LINK], a non essere mai responsabile di ciò che avviene nella sua Amministrazione (vedi anche: Legionella, esondazione Baganza). In Consiglio Comunale di Parma il 29/11/2016 il Sindaco Federico Pizzarotti ha risposto, fuori tempo massimo, alla comunicazione del consigliere  Dall’Olio che ha ripreso l’interrogazione del 25/03/2016 [LINK] firmata dallo stesso Nicola Dall’Olio (PD), Roberto Ghiretti (PU), Giuseppe Pallacini (Unione di Centro), Maria Teresa Guarnieri (Altra Politica), sul caso Segalini che in questo socialblog e su “la Voce di Parma” è stato ampiamente sviscerato nei fatti e nel merito. Mai smentiti.
Ovviamente sia il Sindaco che il Consigliere si sono ben guardati dal citare le uniche fonti giornalistiche che in città hanno trattato la vergognosa, evitabile, vicenda che coinvolge 4 dirigenti comunali: Marta Segalini, Flora Raffa, Roberto Barani, Donatella Signifredi.

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