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Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Querela di Renato Chiesa contro Luigi Boschi: archiviata per infondatezza e mancanza dell’elemento soggettivo del reato

Mauro Meli

Querela di Renato Chiesa contro Luigi Boschi: "Archiviata per infondatezza e mancanza dell’elemento soggettivo del reato"

Il Giudice Maria Cristina Sarli a seguito della udienza di opposizione all'archiviazione tenuta il 29/09/2016 archivia la querela dell’avv.Renato ChiesaCasa dei Diritti- (di Cagliari difeso dall’avv. Pietroandrea Setzu del foro di Cagliari) contro Luigi Boschi, difeso dall’avvocato Andrea Artusi del foro di Parma, perché infondata e in quanto lo scritto pubblicato nel socialblog luigiboschi.it (Dramma amletico al Lirico di Cagliari: Meli o non Meli? Un groviglio mortale deve far riflettere il CDI del 24/11/2015) era un articolo scritto con “modalità non offensive, esercitando il diritto di opinione e critica senza superare i limiti dell’esercizio legittimo di tali diritti”, ed anche per “mancanza dell'elemento soggettivo del reato”. (15/11/2015)

Luigi Boschi

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Aemilia, così la ‘ndrangheta si è spartita le sponde del Po. Il pentito: “Riciclavo con fatture false di aziende del Nord”

Al maxiprocesso sulla mafia calabrese trapiantata in Emilia la deposizione del colletto bianco Pino Giglio, il "commercialista" della cosca Grande Aracri: "A Reggio i cutresi, al di là del ponte il clan Arena". Il racconto della sua professionalità nel ripulire i soldi sporchi contesa fra le due cosche originarie del crotonese. Il ruolo dell'impreditoria "pulita" nel riciclaggio

David Marceddu 

“Da questa parte del ponte, a Reggio Emilia, ci sono i cutresi Grande Aracri, di là dal ponte gli Arena di Isola Capo Rizzuto”. Ha iniziato a raccontare geografia, gerarchie, economia e storia della ‘ndrangheta su una sponda e l’altra del fiume Po Pino Giglio, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna il ‘commercialista’ della cosca legata ai Grandi Aracri di Cutro e trapiantata al nord. Il primo e unico pentito di tutto il maxi-processo Aemilia ha iniziato a parlare al dibattimento e per diverse udienze traccerà un quadro di quella che è considerata non più una infiltrazione, ma un vero e proprio radicamento criminale. Giglio, collegato in video-conferenza da un luogo riservato, ha risposto alle domande dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi e nelle prossime udienze sarà interrogato anche dalle difese. A dibattimento ci sono quasi 150 imputati, molti dei quali accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Altri 70 sono stati giudicati e in gran parte condannati in rito abbreviato.

Referendum in salvo, respinto il ricorso di Onida

Il tribunale di Milano: "Il quesito non lede il diritto". Il costituzionalista e un pool di avvocati avevano chiesto l'intervento della Consulta per una presunta violazione della libertà di voto. E il Consiglio di Stato ha respinto l'istanza di sospensiva urgente presentata dal Comitato per il No. Fissata al primo dicembre la trattazione nel merito della questione.

Il tribunale di Milano "salva" il referendum costituzionale del 4 dicembre. La giudice civile Loreta Dorigo ha infatti respinto il ricorso presentato il 27 ottobre scorso dal costituzionalista Valerio Onida contro la consultazione popolare del 4 dicembre. Lo comunica in una nota il presidente del Tribunale Roberto Bichi. Bocciato anche l'analogo ricorso depositato il 20 ottobre da un gruppo di legali composto da Aldo Bozzi, Claudio e Ilaria Tani con il supporto "ad adiuvandum" di Felice Carlo Besostri (gli stessi che, con il loro intervento, spinsero la Consulta a dichiarare l'incostituzionalità del Porcellum).

Improcedibilità e infondatezza del ricorso Segalini al TAR di Parma?


Crollo del ponte di Lecco con l' automezzo Marta Segalini direttore finanziario Comune di Parma

Considerazioni e domande al Sindaco Pizzarotti e al DG Marco Giorgi

Forse bisognerebbe davvero cambiare paradigma all’interno del Comune di Parma. Non è possibile, è inaccettabile che i dirigenti debbano difendersi giudizialmente tra loro a causa di un ricorso al TAR del direttore finanziario del Comune. Ricorso che, pare, sia improcedibile e infondato in fatto e in diritto. Chi ha voluto tutto questo ha un nome e cognome: Federico Pizzarotti, che ha usato il direttore a chiamata Marta Segalini, con un contratto quinquennale di 500.000 euro, come suo ariete nei confronti dei dirigenti, creando un inaudito clima di discordia e inimicizie, presupposto per il fiorire della corruzione che trova la sua strada. E ora il Sindaco dovrebbe pagare lui i danni morali e materiali ai dirigenti oggetto dell’infame ricorso, insieme al suo sovrastimato e ultra pagato DG Marco Giorgi.

Gratteri: “Per un clan comprare un politico è come affondare il coltello nel burro”

Lucio Musolino

“Non è il momento storico per riformare la giustizia”. Con l’amaro in bocca il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri archivia così il lavoro immane che, con la commissione che ha presieduto, ha portato a una proposta di legge sulla lotta alle mafie e sullo snellimento dei processi.
Nel suo ultimo libro, “Padrini e padroni”, scritto con il professore Antonio Nicaso, spiega come “boss e imprenditori avanzano a colpi di mazzette. Promettono voti in cambio di appalti e favori”. Il terreno di conquista è la politica. Ma senza discriminazioni ideologiche. Si tratta di “una strategia antica – spiegano i due autori nell’introduzione del libro edito Mondadori – che nel tempo ha visto la ‘ndrangheta intrecciare rapporti con il partito comunista italiano e con la destra eversiva”.
“Padrini e padroni” è stato presentato a Reggio Calabria nell’aula magna dell’Università Mediterranea. A margine dell’incontro, il procuratore di Catanzaro si è soffermato sul rapporto tra corruzione e ‘ndrangheta.
“Per le cosche è facile corrompere un amministratore. – dice – Con l’abbassamento della morale e dell’etica è come affondare il coltello in pezzo di burro. Noi abbiamo preparato un articolato di legge modificando circa 850 articoli tra codice penale, di procedura penale, ordinamento penitenziario e legislazione antimafia. Alcune cose sono passate alla Camera e sono ferme al Senato. L’idea che mi sono fatto è che non ci siano maggioranze forti per far passare certe cose in Parlamento. Abbiamo modificato l’ovvio per far funzionare un minimo il processo penale. Io ho in testa una rivoluzione sul sistema giudiziario. Ma non è ancora il momento storico”. Manca la volontà della politica? “La volontà – risponde – Gratteri – è fatta dalla maggioranza. Vuol dire avere i numeri in Parlamento per fare le cose” 5 novembre 2016

Ospedale Vecchio di Parma: il punto di vista dei comitati

Aggiornamenti dal processo sull'Ospedale Vecchio:
il punto di vista dei comitati

Parma, 31 ottobre 2016
Informiamo il pubblico degli ultimi sviluppi processuali concernenti il Project Financing dell'Ospedale Vecchio. I rappresentanti della Procura hanno chiesto l'assoluzione degli imputati, contrariamente alla loro richiesta di condanna formulata dal difensore della Parte Civile (Comune di Parma).
La richiesta di assoluzione, per parte dell'Accusa, è motivata con le seguenti argomentazioni: 

LAV, CIRCO DESIREE' CAROLI CONDANNATO DAL TRIBUNALE DI ASTI: COLPEVOLE DEL REATO DI DETENZIONE INCOMPATIBILE DI DUE ZEBRE

CIRCO DESIREE’ CAROLI CONDANNATO DAL TRIBUNALE DI ASTI, SU DENUNCIA DELLA LAV: COLPEVOLE DEL REATO DI DETENZIONE INCOMPATIBILE DI DUE ZEBRE.

LAV: CONDANNA IMPORTANTE, PER I CIRCHI NON ESISTONO ZONE FRANCHE! IL 3 E 4 DICEMBRE MOBILITAZIONE NAZIONALE LAV PER CHIEDERE UNA CELERE APPROVAZIONE DEL DDL CIRCHI: VIA GLI ANIMALI DAGLI SPETTACOLI! 

Il Tribunale di Asti ieri ha ritenuto colpevole il Circo Desireè  Caroli, e così ha emesso sentenza di condanna (3.000 euro di ammenda) a suo carico per il reato di detenzione incompatibile di due zebre dell’omonimo circo. I fatti risalgono al 2012, quando le due zebre erano state  rinchiuse in un recinto  senza ripari e in condizioni climatiche avverse, costrette con le zampe nella gelida neve, ad Alba. La LAV aveva denunciato i fatti all’autorità giudiziaria, ottenendo un decreto penale di condanna al quale l’imputata si era opposta, e in seguito all’opposizione della Caroli si è aperto il rito ordinario in seguito al quale si è giunti alla condanna di ieri. 

La Corte dei Conti scrive al Comune di Parma in merito alla mancata predisposizione della gara per l'affidamento del servizio di raccolta rifiuti nell'ambito territoriale di Parma e provincia.

Ghiretti: “la Corte di Conti ha scritto a Parma perché abbiamo perso molto tempo” 

Da qualche settimana dispongo della comunicazione ufficiale da parte della Corte dei Conti in merito alla mancata predisposizione della gara  per l'affidamento del servizio di raccolta rifiuti nell'ambito territoriale di Parma e provincia. L'ho ottenuta attraverso un regolare accesso agli atti e ne stavo valutando i numerosi aspetti legali quando la notizia è uscita sulla stampa locale.

A questo punto vorrei aggiungere a quanto uscito qualche considerazione che, credo, possa aiutare ad inquadrare la gravità eccezionale di questa indagine da parte della Corte dei Conti.

Il punto è infatti: perché il massimo organo di controllo sull'utilizzo delle risorse pubbliche scrive al Comune di Parma? La difesa della nostra amministrazione, acquisita anch'essa attraverso regolare accesso agli atti, è ovviamente che la gara non è di propria competenza ma di Atersir, dunque il tentativo è di chiamarsi fuori preventivamente da qualunque addebito. Ma c'è un “ma” grosso come una casa che merita di essere valutato attentamente. Non ho ovviamente certezze su questo tema, eppure credo che il motivo per cui il destinatario di questa indagine sia proprio il Comune di Parma risieda nel fatto che dal 2015, anno in cui si è andati in regime di proroga con il servizio offerto da Iren, sono state ben due le iniziative messe in campo con il risultato di farci perdere molto tempo.

In questo caso un po' di cronistoria credo possa aiutare ad inquadrare correttamente la faccenda.

Era il 2013 quando in una conferenza stampa, pur sapendo che il contratto sarebbe scaduto nel 2014, Pizzarotti e Profumo, allora presidente di Iren, annunciano l'impegno congiunto a realizzare l'obiettivo della raccolta differenziata all'85% nel 2016. Molti di noi chiesero su quali basi Iren potesse prendersi tale impegno, senza però ricevere mai risposta alcuna.

LIGURIA: ANNULLATA DELIBERA CHE CONSENTIVA LA CACCIA ALLO STORNO

caccia allo storno

Carlo Consiglio

LIGURIA: ANNULLATA DELIBERA CHE CONSENTIVA LA CACCIA ALLO STORNO

Abbiamo già comunicato con newsletter n. 19 del 3 ottobre 2016 che il Presidente f.f. della seconda sezione del TAR Liguria aveva sospeso la delibera della Giunta Regionale della Liguria n. 567 del 17 giugno scorso, con cui si apriva la caccia in deroga allo storno per il periodo dal 25 settembre al 25 dicembre. Con sentenza n. 1065 del 28 ottobre 2016, pubblicata il 28 ottobre 2016, il TAR della Liguria, sezione seconda, ha ora annullato la medesima delibera n. 567 ed il decreto dirigenziale n. 4254 del 15 settembre 2016, che permettevano la caccia allo storno, condannando inoltre la Regione Liguria al pagamento a favore delle associazioni ricorrenti (ENPA, LAC e LAV) della somma di € 3.000,00 oltre al rimborso del contributo unificato.

CONSIGLIONEWS 22
29 ottobre 2016

 

Stupro di gruppo al Raf di Via Testi: ascoltata la vittima

 Francesca Devincenzi

Continua l’incubo per la 24enne mantovana vittima nel 2010 di uno sturo di gruppo nell’allora sede del collettivo antifascista in via Testi (RILEGGI GLI EVENTI).

Venerdì la ragazza è stata sentita come testimone dal collegio giudicante: è stata un’audizione lunga, rigorosamente a porte chiuse, interrotta da lunga gettiti di pianto e disperazione.

Secondo indiscrezioni raccolte dalla Gazzetta di Parma la ragazza avrebbe raccontato di essere giunta a Parma in treno, recuperata in auto da un amico e accompagnata al collettivo, che frequentava di tanto in tanto. Lì avrebbero bevuto vino, da una bottiglia, poi le avrebbero passato un bicchiere, probabilmente drogato, dopo il quale si è sentita male.

E’ andata in bagno, quando è tornata nello stanzone vi erano solo i ragazzi. Da loro è stata gettata su un tavolo, spogliata, gli abiti buttati sotto una sedia (dove li ha trovati la mattina successiva), abusata sessualmente da uno dei tre (e ha fatto il nome) e anche da altri. 

Poi, a tratti ha perso i sensi, mentre continuavano a usarle violenza. La mattina si è svegliata, sciacquata e se ne è andata a confidarsi con un’amica, senza fare denuncia per anni, per non dare un dolore alla famiglia nonostante sapesse di un filmato che girava Parma. Dopo molto tempo, la denuncia, il riconoscimento dei carnefici nel video. Ora il processo, che fa male da morire e non le ridarà mai ciò che era prima di quella notte, ma assicurerà alla giustizia chi ha ammazzato la sua adolescenza.

L’udienza è stata rinviata al 15 novembre e 19 dicembre: in quei giorni verranno sentiti gli imputati.

Corruzione, i grandi scandali impuniti. Da Expo al Mose a Mafia capitale, quando il patteggiamento salva dal carcere

Condannati, a volte rei confessi, per i più grandi scandali degli ultimi anni. Eppure liberi, o affidati in prova a servizi sociali. Perché se il codice prevede pene severe per i tangentisti, il rito alternativo le abbatte e apre la strada ai benefici. Così, due anni dopo la condanna per l'esposizione milanese, Primo Greganti attende libero che il tribunale decide sull'esecuzione della pena. Fuori anche il "collega Frigerio". E De Gregorio, colpevole di aver venduto la sua carica di senatore per far cadere Prodi? Venti mesi con pena sospesa. Mentre Galan, al centro dello scandalo veneziano, sconta due anni e 10 mesi, ma ai domiciliari. E così via. L'avvocato Coppi: "E' il meccanismo farraginoso della giustizia". Davigo: "In Italia le cose vanno così"

di Giovanna Trinchella 

In alcuni paesi del mondo la corruzione è punita con l’ergastoloo anche la pena di morte. Casi estremi, lontani dalla civiltà giuridica italiana. Ma forse non tutti sanno che anche il nostro codice penale – tra uno spacchettamento e una depenalizzazione – punisce più o meno severamente la corruzione: basti pensare che nei casi più gravi – per esempio la corruzione in atti giudiziariaggravata – la pena massima può arrivare a 20 anni.

Eppure tutti i grandi scandali dove gli appalti sono stati inquinanti da bustarelle, dove i soldi pubblici a volte sono stati utilizzati per finanziare campagne elettorali, dove i colletti bianchi ubbidivano a logiche da criminalità organizzata, si sono dissolti in pene che raramente superano i 3 anni. E in carcere, corrotti e corruttori, nella maggior parte dei casi ci sono finiti soltanto prima di essere giudicati: in regime di custodia cautelare.

Grandi Opere, nella maxi-retata arrestati anche il progettista e il manager del ponte sullo Stretto

Proprio un mese fa, nel giorno in cui Matteo Renzi rilanciava il progetto, Michele Longo ed Ettore Pagani erano al suo fianco. Da ieri sono agli arresti nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in manette anche il figlio dell'ex ragioniere dello Stato Monorchio e in cui è finito indagato Lunardi jr. Il premier minimizza: "Processo sia rapido. Stiamo parlando di arresti legati a vicende del passato"

di Paolo Fior e Ferruccio Sansa

27 ottobre 2016 A un mese esatto dal roboante annuncio del rilancio del progetto del Ponte sullo Stretto, la maxi-retata di mercoledì 26 ottobre ha tolto dalla circolazione alcuni di quelli che erano gli uomini chiave del progetto e che erano proprio di fianco al premier Matteo Renzi a Milano nel giorno dell’annuncio. Si tratta del presidente e del vice-presidente del Consorzio Cociv, Michele Longo ed Ettore Pagani. Due uomini espressione del gruppo Salini-Impregilo. Il primo, Longo, ne è una delle figure apicali essendo general manager domestic operation e avendo quindi la responsabilità non solo delle opere del cosiddetto Terzo Valico, ma anche di tutte le altre operazioni italiane che coinvolgono il gruppo. Di più, è l’uomo del Ponte, colui con il quale lo Stato deve parlare se l’argomento è la maxi opera tra Sicilia e Calabria. E Pagani è il suo braccio destro, nonché “responsabile del progetto Ponte sullo Stretto” per conto di Impregilo, come recita il suo curriculum.

Grandi Opere, 21 arresti per i lavori della Tav e dell’A3: ‘Cemento che sembra colla’. Coinvolti i figli di Monorchio e Lunardi

La prima indagine è stata condotta dalla Procura di Roma e gli arresti effettuati dai carabinieri; nel secondo caso le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Genova ed eseguite dalla Guardia di Finanza. Nel mirino le irregolarità nei subappalti dell’Alta velocità Milano-Genova e della Salerno-Reggio Calabria. Tra gli arrestati figura il figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato. Indagato Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti

Una nuova retata per irregolarità nella gestione degli appalti delle Grandi Opere. Ventuno arresti per corruzione nei lavori della Salerno-Reggio Calabria e del People Mover di Pisa, 14 invece per la realizzazione del Terzo Valico ferroviario Genova-Milano. La prima indagine è stata condotta dalla Procura di Roma e gli arresti effettuati dai carabinieri della Capitale; nel secondo caso le ordinanze di custodia cautelari sono state emesse dal Gip del Tribunale di Genova ed eseguite dalla Guardia di Finanza. Il legame tra le due operazioni sono quattro persone e secondo quanto si apprende, la prima nasce da uno stralcio di Mafia Capitale. I pm ipotizzano l’esistenza di un’associazione a delinquerenell’ambito della quale operavano imprenditori e direttori dei lavori, sempre in accordo. Tra gli arrestati figura Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea. Giuseppe Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, risulta indagato.

Grandi opere, 21 arresti per corruzione sulla Tav Milano-Genova e sulla Salerno-Reggio Calabria

Scrive il gip: "In alcune strutture il cemento sembra colla". Le ordinanze colpiscono dirigenti Cociv - tra cui il presidente Longo e il vice  Pagani - e manager della Salini-Impregilo e di Condotte. L'accusa è anche di tentata estorsione. Prestipino (Dda): "L'inchiesta nasce dalla scoperta di un circuito di riciclaggio a Roma, legato a fenomeni di stampo mafioso"

di FABIO TONACCI

Appalti truccati da Nord a Sud, dall'alta velocità ferroviaria alle autostrade. Un'operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza torna a dipingere un'Italia in cui il sottobosco della corruzione affianca tutte le grandi opere. Le persone coinvolte sono almeno 21 in varie regioni, con accuse che vanno - a vario titolo - dalla corruzione alla tentata estorsione, fino all'associazione a delinquere. Tra gli arrestati Michele Longo e Ettore Pagani, presidente e  vicepersidente di Cociv, la concessionaria impegnata sul Terzo valico ferroviario tra Genova e Milano e il general manager domestic operation di Salini-Impregilo. Ai domiciliari anche un manager della società Condotte. Scrive il gip nella sua ordinanza: "Il cemento in alcune opere sembra colla". 

"L'inchiesta nasce dalla scoperta di un circuito di riciclaggio a Roma, legato a fenomeni di stampo mafioso" spiega Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Dda di Roma, e aggiunge: "Attorno a pezzi di Grandi opere si sono create delle organizzazioni di tecnici e imprenditori che si scambiano utilità fra loro, a danno del contribuente perchè sono soldi pubblici". E Paolo Ielo, aggiunto della procura di Roma per i reati contro la pubblica amministrazione: "L'ordinanza del gip è un piccolo atlante della corruzione, attività criminale che diventa anche un ostacolo per la concorrenza del mercato".

Camorra, la guerra spaventa anche le donne (e mamme) del clan: “Mica toccano i figli”?

In alcune conversazioni intercettate si ascolta il terrore che si spari sui figli o su piccoli inermi. Che non si guardi in faccia niente e nessuno. Che saltino gli schemi, si violino codici non scritti. “Se i nostri ragazzi esagerano, se continuano a sparare incuranti del rischio, meglio che vengano arrestati”. Un mese fa un bambino fu strappato dalle braccia della nonna per far uscire allo scoperto il padre del piccolo

di Vincenzo Iurillo

“Io sto tranquilla? Mica toccano le mamme… i figli… no?” “Noi non abbiamo toccato i bambini… ma solo loro”. Le signore della camorra hanno paura. Un’angoscia ancestrale, un terrore di ogni mamma, anche se è una donna del clan. Il terrore che si spari sui figli o su piccoli inermi. Che non si guardi in faccia niente e nessuno. Che saltino gli schemi, si violino codici non scritti. “Se i nostri ragazzi esagerano, se continuano a sparare incuranti del rischio, meglio che vengano arrestati”.

Indagine Stu Pasubio era aperta già da quattro anni

Per la vendita della Stu Pasubio il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è indagato dal 2015. E risale al 2012 l’inchiesta della Procura, aperta in base all’esposto di un funzionario comunale sulla vendita della società pubblico-privata di riqualificazione urbana, ceduta in quell’anno alla srl Remilia (gruppo Unieco).

Si è saputo ieri (LEGGI QUI) della terza inchiesta che vede indagato Pizzarotti (arichiviato per le nomine del Teatro Regio, è ancora accusato di disastro colposo per l’alluvione di Parma nel 2014), ma sulle prime si era invece appreso che questa indagine sarebbe stata un’iniziativa autonoma della Procura.

Il sindaco ha detto ieri di non aver mai ricevuto l’avviso di garanzia per questa terza indagine e le diverse procedure dell’inchiesta, che è stata anche prorogata nel frattempo, rendono possibile il disguido.

Fonte Link parmaquotidiano.info 

Green Money 2, patteggiamenti a 5 anni dagli arresti

Sei degli undici arrestati del 24 giugno 2011, tra cui Moruzzi e Iacovini, hanno patteggiato pene inferiori ai due anni sospese con la condizionale

di MARIA CHIARA PERRI

A poco più di cinque anni dagli "arresti di San Giovanni" del 24 giugno 2011, il giorno che cambiò il corso politico della città di Parma, sei indagati tra ex dirigenti di Comune e partecipate ed imprenditori accusati di essersi sistematicamente intascati soldi pubblici hanno chiuso la loro posizione con un patteggiamento.  

Cessione quote della Stu Pasubio: indagato il sindaco Pizzarotti

La vicenda riguarda la vendita della quota comunale della società partecipata. "Sono tranquillo ho liberato la città da 40 milioni di debito". Indagine riguarda anche l'ex commissario Ciclosi

Federico Pizzarotti, sindaco di Parma ex M5s e fondatore del movimento "Effetto Parma", risulta indagato nell'inchiesta aperta per la vendita della società partecipata Stu Pasubio che si occupa della riqualificazione di un'ampia area alle spalle della stazione ferroviaria della città.
Il sindaco è sotto inchiesta insieme all'ex commissario governativo Mario Ciclosi - alla guida del Comune per sei mesi, dal novembre 2011 fino alle elezioni del maggio 2012 - per la cessione della quota di maggioranza della società comunale - fondata negli anni del governo cittadino di centrodestra - che ha realizzato un vasto intervento nel quartiere San Leonardo.

Il reato per cui si procede è turbata libertà di scelta del contraente, articolo 353 bis del codice penale. Secondo le ipotesi d'accusa, il commissario Ciclosi sarebbe stato d'accordo con l'unico partecipante al bando e conseguente assegnatario, l'azienda Remilia Srl di Reggio Emilia (gruppo Unieco). Pizzarotti avrebbe dovuto modificare il bando. Si tratterebbe di un fascicolo aperto autonomamente dalla Procura nel 2012, quando c'è stata l'operazione che provocò alcune polemiche in Consiglio comunale.

Massimo Tedeschi (DS), quando I voti della ‘ndrangheta avrebbero influenzato anche le elezioni comunali di Salsomaggiore nel 2006

Doctorenry, il bloggger salsese Enrico Dondi, è morto il giorno di Natale dello scorso anno con sette querele sul groppone. Almeno un paio erano dovute a Massimo Tedeschi, eletto sindaco della cittadina termale nel 2006. LaGazzetta di Parma di oggi, 30 gennaio 2015, pubblica le intercettazioni di alcuni suoi boss operativi nel Parmense.

Ecco quanto scrive il prudentissimo foglio locale. «I voti della ‘ndrangheta avrebbero influenzato anche le elezioni comunali di Salsomaggiore nel 2006, in seguito alle quali venne eletto sindaco Massimo Tedeschi, candidato dell’allora partito dei Democratici di sinistra (oggi Pd). L’interessamento, scrive il gip nell’ordinanza, si evince da alcune conversazioni telefoniche di Romolo Villirillo referente della cellula della ‘ndrangheta cutrese, ndr) dopo il patto siglato con Giovanni Paolo Bernini. In pratica, per accreditare la capacità del sodalizio criminale di raccogliere voti, Villirillo fa riferimento proprio al precedenti delle elezioni salsesi: “Non è che quando ci muoviamo siamo due… tre! E noi vi facciamo vedere i fatti, i risultati, non le chiacchiere! Come gli abbiamo fatto vedere i risultati a Tedeschi”. E ancora: “…e siccome tempo fa io gli ho dato una mano a uno a Salsomaggiore…”».

‘Ndrangheta, le cosche dopo vittoria M5S a Parma: «I comici si sono presi la città»

Tutti i silenzi di Banca Etruria

Antonio Rossitto

Nella relazione finale del Csm sul procuratore Rossi spariscono i riferimenti imbarazzanti ai suoi rapporti con il governo Renzi. E con la famiglia Boschi

Stia tranquillo: qui, fino al referendum, non si muove una foglia». La malevola insinuazione sulle sorti dell’inchiesta su Banca Etruria si rincorre tra i corridoi della Procura di Arezzo. Lo snodo della maldicenza èPier Luigi Boschi: ex vicepresidente dell’istituto e padre del ministro delle Riforme Maria Elena, autrice della revisione costituzionale per cui si voterà il 4 dicembre 2016. Boschi senior sarebbe indagato per bancarotta fraudolenta assieme ai componenti dell’ultimo consiglio d’amministrazione: indiscrezione che però non ha mai trovato conferme ufficiali.

C’era un tempo in cui la giustizia, se intercettava premier e ministri, andava a tutta birra: indagini fulminee, intercettazioni a tappeto, rinvii a giudizio solerti, condanne esemplari. E, come corollario, pubblico ludibrio sulla quasi totalità dei media italiani. La nuova era del potere renziano ha invece inaugurato la stagione delle guarentigie istituzionali: verifiche certosine,  riserbo assoluto, retroscena centellinati, nessuna ingerenza. Una sensazione che ha sfiorato anche l’istruttoria del Consiglio superiore della magistratura proprio sul procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, archiviata lo scorso luglio. Un’indagine di cui Panorama è in grado di rivelare documenti inediti: dimostrano come il Csm, nella relazione finale approvata dal plenum, abbbia depurato critiche al pm e riferimenti a possibili cortocircuiti politici. 

Sei anni di carcere per Ligresti: falso in bilancio e manipolazione del mercato

Si chiude l'ultimo dei tre processi di primo grado per il caso Fonsai, 5 anni e 8 mesi di carcere alla figlia Jonella

di OTTAVIA GIUSTETTI

Falso in bilancio e manipolazione del mercato nel caso Fonsai. Il tribunale di Torino condanna Salvatore Ligresti a 6 anni di carcere e a una multa da 1 milione e 200 mila euro, la figlia Jonella a 5 anni e 8 di carcere e una multa da un milione. L'ex amministratore delegato, Fausto Marchionni, a 5 anni e tre mesi, 700 mila euro di multa. L'ex revisore della società assicuratrice Riccardo Ottaviani a 2 anni e 6 mesi. Assolve invece Antonio Talarico, l'ex vicepresidente della compagnia assicurativa, e Virgilio Ambrogio, revisore dei conti, perché il fatto non costituisce reato. A tutti gli imputati condannati sono state riconosciute le attenuanti generiche. 

Condanne non distanti da quelle chieste al termine del dibattimento dal pubblico ministero, Marco Gianoglio, che aveva ipotizzato per i Ligresti 7 anni e 3 mesi, e 2 milioni di euro ciascuno di multa, 6 anni e 8 mesi per Fausto Marchionni, e una multa da un milione e 600 mila euro. La procura, rappresentata in aula anche dal procuratore vicario, Paolo Borgna, ha assistito alla lettura della sentenza e al lungo elenco di parti civili, oltre duemila con Consob e Mediobanca, che gli imputati in solido con Unipolsai e  Reconta Ernst&Young dovranno risarcire. I giudici che hanno riconosciuto il danno ma sulla somma da riconoscere a ciascuno rimanda a un nuovo processo in sede civile. Né Salvatore (che ha 84 anni) né Jonella Ligresti che invece aveva assistito a quasi tutte le udienze erano presenti in aula.

Rimborsopoli Piemonte, 10 condanne e 15 assoluzioni tra cui ex presidente Cota: “Attacchi ignobili”

La Procura aveva chiesto la condanna di tutti i 25 imputati a pene che nel complesso ammontavano a circa sessantasei anni di reclusione. Tra le spese contestate al rappresentante del Carroccio anche le famose "mutande verdi". L'ex governatore leghista attacca il premier che lo aveva criticato": "Renzi ha perso una occasione per stare zitto"

di Andrea Giambartolomei 

Le condanne per peculato sono dieci. Ma le “mutande verdi” di Roberto Cota non costituiscono reato perché “il fatto non sussiste”. Per questo l’ex presidente leghista della Regione Piemonte è stato assolto dall’accusa. E insieme a lui altri quattordici ex consiglieri regionali e la figlia di uno di loro sono stati riconosciuti innocenti dalla terza sezione penale del Tribunale di Torino nel processo per le “spese pazze” e i presunti rimborsi illeciti. “Sono stato fatto oggetto di attacchi ignobili, e ho sofferto tanto, ma ho fatto bene ad avere fiducia perché qualcosa nelle istituzioni funziona” dice Cota. “Renzi ha perso una occasione per stare zitto. Avrebbe dovuto mostrare altra sensibilità istituzionale, che non ha…”.

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