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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Parmacotto, gli indagati sono Rosi e Delsante

Domani l'udienza sul concordato in continuità

I due amministratori della Parmacotto indagati dalla Procura per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche sono Marco Rosi - come era già emerso ieri - e il responsabile finanziario Marco Delsante. L'inchiesta ha avuto una svolta clamorosa lunedì  con il blitz delle fiamme gialle nello stabilimento del Botteghino e il sequestro dei beni dell'azienda.

L'indagine ruota intorno alla concessione all'azienda - per i cui rappresentanti domani è prevista l'udienza sul concordato in continuità - di un finanziamento di 11 milioni di euro da parte di Simest (controllata della Cdp) che sostiene lo sviluppo delle aziende con bilanci in attivo. Il finanziamento, concesso nel settembre 2011, era stato accordato sulla base della documentazione presentata dai due amministratori dell'epoca e riferita al 2010: dalle carte risultava che la Parmacotto era in salute.

Due anni fa, però, la Parmacotto è ricorrsa, visto lo stato di crisi, al concordato in continuità. Dall'indagine sarebbero emersi, spiegano gli inquirenti, «artifici contabili e false attestazioni» per far apparire come solida un'azienda invece in difficoltà. Di qui il sequestro dei beni aziendali e la nomina, da parte della Procura, di un amministratore giudiziario che affiancherà gli attuali responsabili aziendali «fino al completo recupero, da parte dello Stato, delle somme illecitamente percepite». 
L'azienda intanto continua la sua regolare attività. È in corso un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 38 dipendenti tramite mobilità su base volontaria.

Fonte Link gazzettadiparma.it 

Parmacotto, Simest non approvò il bilancio 2013

Relativamente al bilancio 2010 l'azienda di prosciutti è stata sanzionata dalla Direzione Regionale Entrate di Bologna per violazione degli obblighi di tenuta della contabilità

di MARIA CHIARA PERRI

Nessuna dichiarazione ufficiale sul caso Parmacotto da Simest, almeno per ora. La società controllata da Cassa depositi e prestiti sarebbe entrata come socio di minoranza nella società di prosciutti con una quota del 16 per cento, portando un aumento di capitale di 11 milioni, sulla base di un bilancio falsificato che nascondeva uno stato di crisi già in atto. Le agenzie di stampa recitano che da parte del braccio operativo del Ministero dello Sviluppo economico c’è “attenzione costante agli sviluppi dell'inchiesta per capire come muoversi per recuperare i soldi”.

Di certo, i rapporti tra Simest e Parmacotto già da anni non erano rosei. E l’attenzione non si è certo accesa ieri, con il sequestro urgente disposto dalla Procura di Parma. Come si apprende dalla relazione dei commissari giudiziali Antonella Lunini e Luca Orefici che curano la procedura di concordato in continuità di Parmacotto (l’udienza per l’omologa è fissata mercoledì 6 luglio), il rappresentante di Simest nell’assemblea del 15 dicembre 2014 si rifiutò di approvare il bilancio 2013, con queste motivazioni: “Il dott. D.M., in rappresentanza del socio Simest, in merito all’approvazione del bilancio 2013 dichiara di non approvare lo stesso in quanto non sufficientemente chiari i dati in esso esposti, anche alla luce dei risultati sorprendentemente negativi che emergono dallo stesso, nonché per quanto scritto nella relazione degli amministratori circa la insussistenza/inveridicità di poste di bilancio anche negli anni precedenti”.

Parmacotto, domani (06/07/2016) il giorno della verità

E’ domani (06/07/2016) il giorno della verità per la azienda Parmacotto di Marco Rosi. In questa data affronterà infatti un passo cruciale della sua storia, infatti  si terrà l’udienza di omologa del concordato Parmacotto approvato a larga maggioranza dai creditori.

All’udienza parteciperà oltre che la Società attualmente amministrata da Alessandro Rosi, Andrea Foschi e Andrea Schivazappa, i due Commissari Antonella Lunini e Luca Orefici anche la Procura della Repubblica in persona della Dott.ssa Dalmonte, che certamente farà pesare gli 11 milioni di sequestro notificati ieri, ovvero 11 milioni di debiti imprevisti. Un fantasma che potrebbe far saltare il banco, impedendo così l’omologa ed eventualmente aprendo le porte alla revoca del concordato, ma senza l’apertura del fallimento, in quanto non sembrerebbero pendenti istanze, condizione necessaria per la dichiarazione.

L’Azienda “Parmacotto” al momento è sotto sequestro ed affidata alla gestione della commercialista romana Dott.ssa Daniela Saitta che avrà il compito di condurla al posto dell’attuale CdA della Parmacotto S.p.A. (una vera e propria scatola vuota dopo il sequestro di ieri), pagando fornitori dipendenti, in attesa degli ulteriori esiti del sequestro e del procedimento.

Fonte Link parmaqquotidiano.info 

I fratelli Pizza e gli intrighi nei salotti romani

Giuseppe e l'eredità dello scudo crociato. Raffaele e le presunte tangenti capitoline. Il ruolo di Massimo nelle trame di servizi segreti e massoneria. Sullo sfondo gli appoggi per la latitanza di Matacena

REGGIO CALABRIA È Raffaele Pizza il faccendiere calabrese al centro del sistema affaristico criminale scoperchiato dalla procura di Roma. Per i magistrati, forte di "entrature" politiche e grazie a salde, antiche relazioni con personalità di vertice di enti e società pubbliche, costituiva lo snodo tra il mondo imprenditoriale e quello degli enti pubblici, svolgendo un'incessante e prezzolata opera di «intermediazione" nell'interesse personale e di imprenditori senza scrupoli interessati ad aggiudicarsi gare pubbliche. In più, sfruttando i legami stabili con la politica, si adoperava anche per favorire la nomina, ai vertici di enti e di società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, riconoscenti, risultavano permeabili alle sue richieste». Base logistica della sua attività era uno studio sito accanto al Parlamento, in una nota via del centro, per ricevere danaro di illecita provenienza, occultarlo e smistarlo, avvalendosi in un caso anche della collaborazione di un parlamentare in carica, Antonio Marotta, in forza all'Ncd, di professione avvocato - attualmente indagato - che lo ha attivamente coadiuvato nelle attività di illecita intermediazione.

Internet, vietato vietare l’accesso. Per l’Onu ‘la Rete è un diritto umano’

di Guido Scorza* 

“Gli stessi diritti che le persone hanno offline, devono loro essere riconosciuti anche online”. Si apre così la risoluzione approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso 30 giugno intitolata “Promozione, protezione e godimento dei diritti umani online”. La natura globale ed aperta di Internet deve essere riconosciuta “come forza trainante per uno sviluppo sostenibile” sociale, culturale, economico e politico della comunità internazionale. La libertà di informazione, anche attraverso la Rete, deve essere promossa e protetta come diritto fondamentale dell’uomo e deve essere respinta e censurata ogni iniziativa governativa volta a censurare o limitare l’accesso a Internet.

Sono queste le risposte forti, corali e condivise (la risoluzione è stata fortemente voluta da oltre ottanta governi, ndr) dell’Onu alle tante, anche recenti, iniziative di altrettanti governi, in giro per il mondo, volte a spegnere Internet per soffocare la circolazione di idee, opinioni o contenuti.

L’ultima, in ordine di tempo, la decisione del governo di Algeri di impedire a quasi 20 milioni di persone di utilizzare i social network per un’intera settimana nel tentativo di evitare che la rete fosse usata per falsare i risultati degli esami di maturità, lasciando circolare tracce, domande e risposte vere o presunte. Ed è secca ed inequivocabile la posizione delle Nazioni Unite: non è questa la strada, non può esserlo, non deve esserlo.

Procura Parma, sequestra 11milioni a carico di Parmacotto

Falsificato il bilancio annuale d’esercizio del 2010 per accedere a un finanziamento pubblico della Simest: occultate perdite per oltre 12 milioni di euro. Due ex amministratori indagati. A rischio l'omologa del concordato preventivo

di MARIA CHIARA PERRI

Correva l'anno 2010 e Parmacotto era ancora un nome altisonante dell'industria alimentare italiana. Il patron Marco Rosi, un esponente influente dell'Unione Parmense industriali e conseguentemente un pezzo grosso anche a livello di politica localee nazionalecon Forza Italia. Ma la crisi che avrebbe condotto l'azienda sull'orlo di un debito di 100 milioni di euro aveva già cominciato a mordere. 

GUARDA LE IMMAGINI  DEL BLITZ IN AZIENDA
I conti della Parmacotto non erano più solidi, già sei anni fa si registravano consistenti perdite di esercizio. Gli ex amministratori tentarono allora la carta dell'iniezione di denaro pubblico: chiesero un finanziamento da 11 milioni di euro a Simest, l'agenzia del Ministero dello Sviluppo economico controllata dalla Cassa depositi e prestiti che si occupa di sostenere gli investimenti, soprattutto all'estero, dell'industria alimentare italiana. 
Stringenti i requisiti per accedere alla partecipazione pubblica: l'azienda dev'essere sana e redditizia. Parmacotto presentò un bilancio relativo all'anno 2010 falsificato, in cui non comparivano costi di produzione per oltre 12 milioni di euro. Con un piano di sviluppo definito dagli inquirenti "irrealizzabile", l'azienda ebbe accesso nel settembre 2011 a un finanziamento da 11 milioni

Corruzione, 24 arresti: “Politici e imprese coinvolti in evasione e tangenti”. Indagato deputato Antonio Marotta (Ncd)

I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita. Sequestrati beni per 1,2 milioni. Il sistema ruotava attorno a un faccendiere che tesseva i rapporti tra imprenditori e politici: si tratta di Raffaele Pizza, il fratello di Giuseppe, ex sottosegretario del governo Berlusconi che rivendica l'uso del simbolo della Dc, a sua volta iscritto nel registro degli indagati

Giuseppe Pizza, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi che rivendica l’uso del simbolo della Dc, il fratello Raffaele,faccendiere con ufficio nei pressi del Parlamento e Antonio Marotta, deputato del Nuovo Centrodestra in carica, più due funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Sono questi i nomi più importanti coinvolti nell’ultima operazione anticorruzionedella procura di Roma. Stamattina, infatti, i militari del nucleo speciale valutario della Guardia di Finanza hanno eseguito24 ordinanze di custodia cautelale (dodici in carcere e dodici ai domiciliari), cinque misure interdittive (obbligo di dimora e divieto di attività professionale) e sequestrato più di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie a carico di altrettanti indagati, oltre a condurre sul territorio nazionale decine di perquisizioni disposte dalla procura guidata da Giuseppe Pignatone: i reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale alla corruzione, dal riciclaggio alla truffa ai danni dello Stato e all’appropriazione indebita.

Titolo Gazzetta di Parma fuorviante e disinformativo

Mi sembra che, come ha fatto la Gazzetta di Parma, titolare “Teatro Due batte Ministero. Per ora” sia fuorviante  e disinformativo.
Semmai, corretto sarebbe stato: “il Tar del Lazio boccia Renzi e l’ex direttore generale Salvatore Nastasi” sui criteri di assegnazione contributi FUS ai teatri e allo spettacolo dal vivo, annullando il D.M 1 luglio 2014.

Le dico questo, caro direttore Brambilla, perché fui il primo in Italia a darne notizia vedendo la sentenza del Tar sul loro sito. Sentenza che pubblicai e diramai alla mia mailinglist dei teatri con una breve nota, telefonai pure a Walter Lemoli, ripresa subito da numerosi media. Nessuno si è sognato di attribuire a Teatro due la vittoria sul Ministero. E’ una vittoria casomai di tutti i teatri sul sistema illegittimo e incostituzionale adottato da Franceschini.  (Parma, 2/07/2016)

Luigi Boschi 

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Il Consiglio di Stato ha concesso la sospensiva della sentenza del Tar del Lazio sulla ripartizione del FUS

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Bertolli, Carapelli e Sasso: l’olio non è extra vergine

Multa di 300 mila euro dell’Antitrust per la vicenda dell’autunno 2015

L’Antitrust ha condannato la società spagnola Deoleo a pagare una multa di 300 mila euro, per avere venduto bottiglie di olio extra vergine Bertolli gentile, Sasso classico  e Carapelli il frantolio che in realtà contenevano olio vergine di oliva. Si tratta della seconda  condanna scaturita da una  vicenda scoppiata nel maggio 2015, quando la rivista mensile Test il Salvagente nel corso di un test evidenzia anomalie su diverse marche di olio extra vergine  Il laboratorio  rileva difetti organolettici (riscaldo, rancido, muffa e umidità)  in diverse bottiglie che declassano il contenuto da olio extra vergine a olio vergine. A questo punto la palla passa alla procura di Torino, dove Raffaele Guariniello nel mese di novembre fa prelevare dai Nas alcuni campioni di olio e li invia al laboratorio dell’Agenzia delle dogane per le analisi. Il responso conferma la presenza di irregolarità e di difetti organolettici per Bertolli gentile, Sasso classico e Carapelli il frantoio. La notizia  viene ripresa dai giornali e alcune associazioni di consumatori (Konsumer in questo caso) inviano un esposto all’Antitrust, chiedendo un intervento nei confronti delle aziende per pubblicità ingannevole.

Lecce, affittava casa a prostitute: indagato magistrato della Cassazione

Secondo gli inquirenti Giuseppe Caracciolo, in servizio presso la Suprema Corte, non poteva non sapere che il suo appartamento veniva utilizzato per un giro di prostituzione

di Luisiana Gaita

Un gruppo di ragazze rumene si prostituiva all’interno di un appartamento del centro storico di Lecce. Secondo gli inquirenti il proprietario, Giuseppe Caracciolo, magistrato di 58 anni originario di Lecce, in servizio presso della Corte di Cassazione, non poteva non saperlo. Anzi, avrebbe affittato quell’immobile allegiovani donne perché si prostituissero e con il loro giro di affaripotessero pagare un canone di locazione, da lui imposto, ben superiore a quelli di mercato.

Per questo il magistrato è ora indagato insieme alla compagna, una poliziotta di Brindisi in aspettativa, con l’accusa difavoreggiamento della prostituzione. Anche se l’abitazione veniva pubblicizzata online come ‘bed and breakfast’ o ‘casa vacanze’, all’esterno non c’era alcuna insegna che potesse far pensare a un’attività ricettiva. Inoltre l’appartamento era situato accanto a quello che la coppia utilizzava quando si trovava a Lecce, a cui era collegato da una porta interna.

In realtà si trattava originariamente di un unico immobile, in seguito diviso in due. Il primo utilizzato direttamente da magistrato e compagna, il secondo ‘adibito’ a casa d’appuntamenti. Che ora è stata sottoposta a sequestro preventivo dal gip Vincenzo Brancato, come richiesto dal sostituto procuratore Maria Vallefuoco. Per il giudice esiste dunque “il concreto ed attuale pericolo che il permanere della libera disponibilità dell’immobile possa protrarre, e dunque aggravare, le conseguenze dei reati ipotizzati, trattandosi di attività in corso di piena esecuzione”.

Diritto all’oblio, per la Cassazione la cronaca “scade” come lo yogurt. Confermata condanna per testata online

Mario Portanova 

I fatti narrati erano veri e il procedimento penale ancora in corso. Eppure, dopo due anni e mezzo, l'articolo doveva essere rimosso. Così i supremi giudici hanno dato ragione ai titolari di un ristorante abruzzese, dove era avvenuto un fatto di sangue, contro la testata locale Primadinoi.it, condannata a risarcire 5mila euro. Il direttore Bianciardi: "Assurdo, dove avremmo dovuto leggere la data di scadenza?". Scorza: "Inaccettabile in democrazia". Malavenda: "E' la fine degli archivi storici online".

“Il diritto di cronaca scade proprio come il latte, lo yogurt o un barattolo di gelato”. O almeno il diritto di cronaca per le testate giornalistiche sul web. Così Guido Scorza, avvocato esperto in diritto delle tecnologie, commenta nel suo blog sull’Espresso una sentenza della Corte di Cassazione che “rischia di abbattersi sugli archivi storici dei maggiori quotidiani online”. I supremi giudici – presidente Salvatore Di Palma, relatrice Maria Cristina Giancola – hanno dato ragione ai titolari di un ristorante abruzzese che chiedevano una testata locale,Primadinoi.it, di rimuovere un articolo relativo a un fatto di cronaca avvenuto nel locale nel 2008. Nessuna contestazione rispetto alla correttezza dei fatti narrati, oggetto peraltro di un procedimento penale ancora in corso. I titolari chiedevano semplicemente di applicare il diritto all’oblio rispetto a fatti che ne danneggiavano l’immagine e la reputazione, e soprattutto comparivano su Google e sugli altri motori di ricerca a chiunque digitasse il nome del ristorante.

Mafia capitale, chiusa terza tranche dell’inchiesta: 28 rischiano il processo

Il terzo troncone dell'indagine coinvolge anche Francesco D’Ausilio, ex capogruppo del Pd in consiglio comunale, e Marco Vincenzi, capo dei consiglieri regionali dem alla Regione Lazio

Ventotto avvisi di conclusione delle indagini recapitati dalla procura di Roma ad altrettanti indagati. Si chiude così il terzo troncone dell’indagine su Mafia capitale, quello che coinvolge anche Francesco D’Ausilio, ex capogruppo del Pd in consiglio comunale, e Marco Vincenzi, capo dei consiglieri regionali dem alla Regione Lazio. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2011 e fine 2014: tra i reati contestati, a seconda delle posizioni,corruzione, turbativa d’asta, rivelazione di segreto d’ufficio e finanziamento illecito ai partiti.

Vincenzi è finito coinvolto nell’inchiesta per alcuni emendamenti che sarebbero stati studiati per permettere l’erogazione dei fondi regionali direttamente ai municipi di Roma Capitale, aggirando i controlli del Campidoglio, per far sì che potessero essere finanziati anche progetti riguardanti “la tutela ambientale” e “la riqualificazione urbana”, attività prevalenti del sodalizio criminale romano.

La terza tranche dell’inchiesta coinvolge, tra l’altro, ancheSalvatore Buzzi, ras delle cooperative e figura chiave della maxinchiesta, Luca Odevaine, ex componente del tavolo sull’immigrazione ed Eugenio Patanè, ex consigliere alla Regione Lazio sempre del Pd.

Il Tar del lazio boccia il decreto sul Fus. Franceschini: "Impugniamo la sentenza"

ANNA BANDETTINI

La decisione del Tribunale del Lazio ha bloccato i finanziamenti. Il ministro: "Speriamo di risolvere in tempi brevi"

“Impugniamo da subito la sentenza del Tar al Consiglio di Stato. Ma intanto il decreto è annullato e quindi da questo momento sono bloccati anche i finanziamenti. Fino a quando? Sui tempi non so dire, spero siano brevi per il bene degli artisti”. Il giorno dopo il terremoto il ministro della Cultura Dario Franceschini ostenta pacatezza, ma non nasconde che la situazione resta pesantissima.

Il Tar del Lazio ha infatti bocciato ieri il decreto ministeriale (dm) che dal gennaio 2015 regola la distribuzione dei finanziamenti statali (il Fus, 407milioni di euro), linfa vitale per teatro, musica, danza e circo italiani (fondazioni liriche e cinema hanno altri regolamenti). Accogliendo il ricorso presentato dal milanese Teatro Elfo-Puccini e dal Teatro Due di Parma, il tribunale amministrativo laziale ha considerato che il dm abbia prerogative amministrative e non di regolamento, non poteva cioè stabilire nuovi criteri di assegnazione del Fus. Pertanto è nullo:cancellato con un colpo di spugna l'ormai celebre e discusso algoritmo che attraverso complicati calcoli sulla attività (quantitativa e qualitativa) assegnava il contributo alle singole realtà.

Campania, consigliere renziano del Pd fermato: è accusato di estorsione aggravata da metodo mafioso

Per l'antimafia di Napoli, Il vicesegretario dem di Marcianise ha estorto denaro ai vertici di un'azienda di raccolta rifiuti, minacciando in caso contrario scioperi dei lavoratori. Un mese fa era stato eletto al consiglio comunale, dopo una campagna elettorale animata da feroci guerre intestine tutte interne ai democrat. Il sindaco Velardi: "Se ha fatto quello di cui è accusato merita la sedia elettrica"

Abano Terme, arrestato sindaco appena eletto. E' accusato di corruzione

La "Tangentopoli delle terme" riguarda un presunto giro di tangenti per la manutenzione del verde e altri reati legati alle terme. Altri 4 arresti e 18 indagati a piede libero

PADOVA - Si trova in carcere il sindaco di Abano Terme (Padova) Luca Claudio, eletto in una coalizione di liste civiche di centrodestra, con l'accusa di corruzione, concussione, induzione indebita. L'indagine, che sembra costituire una sorta di "Tangentopoli delle terme", e che ha portato all'alba di oggi al suo arresto prende le mosse dall'inchiesta aperta lo scorso anno dalla guardia di finanza per un giro di presunte tangenti sulla manutenzione del verde. Non solo. Svelerebbe un giro di 'bustarelle' ben più ampio e capace di coinvolgere l'edilizia, l'edilizia scolastica, la manutenzione e quasi tutti i settori della vita delle amministrazioni pubbliche.

In totale sono cinque le persone coinvolte dalle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip ed eseguite alle prime ore dell'alba dalla guardia di finanza per il presunto giro di tangenti. Oltre al neo sindaco c'è un pubblico amministratore e tre imprenditori, tutti indagati a vario titolo per i reati di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e riciclaggio. Altri 18 soggetti sono indagati a piede libero nel medesimo procedimento penale. In corso anche 22 perquisizioni domiciliari e locali.

Fonte Link repubblica.it 

Mafia Capitale, numero di migranti gonfiato al Cara di Mineo: sei indagati

Truffa da almeno un milione di euro ai danni della Ue: rimborsi non dovuti alle ditte impegnate al centro d'accoglienza

di NATALE BRUNO

Al Cara di Mineo, uno dei più grandi centri europei per rifugiati in provincia di Catania per anni ci sarebbe stato un numero ‘gonfiato’ di presenze di migranti per far lievitare i compensi alle ditte impegnate nei servizi del centro di accoglienza. L’ente gestore del cara di Mineo avrebbe così corrisposto per quattro anni,  dal 2012 al 2015, importi superiori a quelli dovuti per oltre un milione di euro. E’ quanto emerge dall’indagine avviata dalla procura di Caltagirone, nata da una costola dell’inchiesta Mafia capitale. Sei informazioni di garanzia sono state notificate a funzionari e impiegati del Cara, indagati a vario titolo per i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.

L’analisi della contabilità relativa alle presenze giornaliere dei migranti ospiti del Cara, finalizzata alla liquidazione delle somme spettanti all’“ente gestore”, secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari, ha evidenziato che sono stati rendicontati e corrisposti importi superiori a quelli dovuti. Agenti della Squadra mobile di Catania e del commissariato di Caltagirone, guidati dal questore Marcello Cardona, stanno eseguendo un decreto di perquisizione e di sequestro.

Mazzette per appalti campi rom: 4 arresti e perquisizioni al Comune di Roma

Il giro di tangenti riguarda funzionari del dipartimento politiche sociali e salute e risale al periodo compreso tra la fine del 2013 e il marzo del 2014 

Arresti e perquisizioni per dipendenti del Comune di Roma e imprenditori coinvolti in una vicenda di corruzione. Una inchiesta della Procura su un giro di mazzette, che non ha alcun legame con la maxinchiesta su Mafia Capitale, e che riguarda la gestione di alcuni campi nomadi della Capitale. Il giro di tangenti riguarda funzionari del dipartimento politiche sociali e salute del Comune e risale al periodo compreso tra la fine del 2013 e il marzo del 2014.  

Il gip Flavia Costantini, accogliendo le richieste dei pm Maria Letizia Golfieri, Carlo Lasperanza, Edoardo De Santis e Luca Tescaroli, coordinati dall'aggiunto Paolo Ielo, ha disposto il carcere per Roberto Chierici e Massimo Colangelo, rappresentanti di fatto di alcune cooperative, per Loris Talone, imprenditore nonche' assessore all'Agricoltura al Comune di Artena e per Salvatore Di Maggio, presidente del Consorzio 'Alberto Bastiani Onlus'. I reati ipotizzati dal gip Flavia Costantini sono corruzione, falso in atto pubblico e turbativa d'asta.
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Ai domiciliari sono finiti Eliseo De Luca, vigile urbano dipendente del Dipartimento e Alessandra Morgillo, altra dipendente comunale. La misura interdittiva e' stata applicata a carico di Vito Fulco, funzionario del Comune legato alla Salvatori. L'inchiesta, portata avanti dai carabinieri della compagnia di Roma Eur, ha come arco temporale il periodo che va dalla fine del 2013 alla fine del 2014, quasi in coincidenza con la prima tranche di arresti di 'Mafia Capitale'.

Fonte Link roma.repubblica.it
 

Sentenza storica: "La 'ndrangheta esiste". Lo dice la Cassazione e non è una ovvietà

ATTILIO BOLZONI

LA MAFIA non ci sarà ad Ostia - come assicurano i giudici della Corte di Appello di Roma - però, in Calabria, sicuramente la ‘ndrangheta c’è. Detta così potrebbe sembrare anche una banalità, ma per la prima volta — ieri — la Cassazione ha messo il suo bollo sull’esistenza in vita di questa associazione criminale segreta. Una sentenza di ultimo grado attesta che la ‘ndrangheta non è un’invenzione letteraria o giornalistica, è una mafia con i suoi capi e le sue regole, è una mafia pericolosissima che per lungo tempo ha considerato la Calabria il cortile di casa propria.

Se lo ricorderanno i boss di Reggio, e quelli della Piana di Gioia Tauro e gli altri dell’Aspromonte, il 17 giugno del 2016 — un venerdì 17, sarà un caso? — data indimenticabile per la giustizia italiana e anche per loro, i capi di una consorteria di assassini che per decenni è rimasta al riparo, lontana dai riflettori, nascosta, impenetrabile.

Jacobazzi chiama l'ex sindaco di Parma Pietro Vignali sul banco dei testimoni

Processo Green Money, nelle liste dei testi della difesa compaiono nomi noti. Chiesta la ricusazione del presidente del collegio per incompatibilità

C'è anche il nome dell'ex sindaco Pietro Vignali nella lista dei testimoni depositata dalla difesa di Giovanni Maria Jacobazzi nel corso del processo che vede imputato l'ex comandante della municipale di Parma, coinvolto nell'inchiesta Green Money.

Tra i 48 testi della lista della difesa ci sono altri nomi noti: il consigliere di Forza Italia ed ex vicesindaco Paolo Buzzi, l'ex prefetto d Parma Paolo Scarpis, i politici Luigi Giuseppe Villani e Giovanni Paolo Bernini, l'ex comandante dei carabinieri Paolo Cerruti e l'ex questore Gennaro Gallo.

Esplosione al Tribunale di Taranto. Evacuato.

Tanta paura questa mattina al Tribunale di Taranto in via Marche. Le aule e gli uffici sarebbero stato evacuati dopo il rumore di uno scoppio. Non si è trattato di una bomba, come il rumore aveva fatto temere, ma dell’esplosione della cabina elettrica interna (anche se alcune fonti parlano della combustione del server).  Sul posto sono giunti prontamente i Vigili del Fuoco di Taranto che stanno intervenendo con idranti e personale specializzati.

Si teme per i documenti custoditi all’interno dei sotterranei del Tribunale di via Marche dove si trova anche l’archivio della struttura giudiziaria tarantina.

Transennata e presidiata tutta l’area attorno al Tribunale tra C.so Italia, via Marche e via Medaglie d’Oro.

Fonte Link: http://www.tvmed.tv/esplosione-al-tribunale-di-taranto-evacuato-il-video-dei-vigili-del-fuoco-video/#.V2J14bYa9ys.facebook 

Calenda sulla Consob: "Errori gravi, la Gabanelli ha ragione"

Il ministro dello Sviluppo Economico accoglie la tesi di Report sulla responsabilità di Giuseppe Vegas per l'eliminazione degli scenari di probabilità nei prospetti informativi delle obbligazioni bancarie. L'Unione Nazionale Consumatori torna a chiedere le dimissioni del presidente dell'Authority

ROMA - "Non sta al governo commentare l'operato di autorità indipendenti, ma degli errori gravi sono stati fatti. La Gabanelli ha ragione". Lo afferma il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, intervistato da Giovanni Minoli su Radio24 sull'operato della Consob. Il riferimento è all'eliminazione degli scenari di probabilità nei prospetti informativi delle obbligazioni bancarie da parte della Consob, denunciata dalla trasmissione Report, in relazione al caso delle quattro banche messe in procedura di risoluzione nel novembre dell'anno scorso, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Marche e Cassa di Risparmio di Chieti.

L'Antitrust multa per 14,5 milioni Acea, Edison, Eni ed Enel

L'Autorità ha punito i fornitori di elettricità per pratiche troppo aggressive di fatturazione nei confronti dei clienti. Esultano le associazioni di consumatori

L'Antitrust ha comminato sanzioni per complessivi 14,530 milioni di euro nei confronti di cinque gruppi elettrici: Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico. Lo ha comunicato la stessa Autorità garante per la concorrenza e il mercato.

Le multe. I provvedimenti riguardano i meccanismi di fatturazione e le ripetute richieste di pagamento per bollette non corrispondenti a consumi effettivi, nonché gli ostacoli frapposti alla restituzione dei rimborsi. Le multe sono così suddivise: Acea 3,6 milioni, Edison 1,725 milioni, Eni 3,6 milioni, Enel Energia e Enel servizio elettrico rispettivamente 2,985 e 2,620 milioni.

RIPRENDIAMOLI: La sfida per i beni confiscati alla mafia

"Confiscati Bene" è un progetto di data journalism per censire il patrimonio, frutto di attività illegali, che lo Stato ha sottratto alla criminalità: 27.000 case, terreni, aziende, auto di lusso. Solo 11.000 sono stati riassegnati. La mappa, le leggi, la burocrazia, le storie: un'inchiesta sui tesori che aspettano di essere restituiti alla comunità. Con il vostro aiuto

Sul terreno sequestrato nel 1999 al boss Matteo Messina Denaro - il nuovo capo di Cosa Nostra in Sicilia, ricercato numero uno dalla polizia italiana - doveva nascere un campo di calcio. Ma ancora nulla è stato fatto.

Il palazzo storico confiscato alla camorra, dove Giuseppe Garibaldi dormì e dove nel 1860 venne firmata la resa di Capua, da venti anni sta andando in rovina.
La pizzeria di un boss della ‘ndrangheta infiltrato a Lecco, nel cuore produttivo del Nord Italia, è chiusa da 24 anni. 

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