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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Alluvione, sindaco Pizzarotti indagato. Le reazioni

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti di nuovo indagato. Per il primo cittadino la Procura di Parma ipotizza l'ipotesi di reato di "disastro colposo", nell'inchiesta aperta sull'alluvione dell'ottobre 2014. Le reazioni.

Paolo Buzzi, Forza Italia Parma - Francesca Gambarini, Forza Italia Fidenza - "Nel 2014 la piena del Baganza causo milioni di euro di danni a Parma. Nei giorni successivi scoppiò la polemica sulla corretta gestione del sistema d’allerta – anche noi chiedemmo i chiarimenti del caso - e la Procura aprì un’indagine. Oggi veniamo a sapere dalla stampa che il sindaco Pizzarotti, il comandante della Polizia municipale Noè e alcuni tecnici sarebbero indagati per disastro colposo proprio in riferimento all’alluvione.

Giustizia, manca il personale. Allarme di Spataro: "Procura in tilt, rischiamo di chiudere"

Torino, lunga lettera del magistrato al ministro Orlando: "Concorsi bloccati da anni, gli uffici non sono in grado di dare risposte ai cittadini". Ed è caos in tutta Italia

di LIANA MILELLA

ROMA. Una situazione "gravissima". Che potrebbe portare, alla procura di Torino ma anche in altri uffici giudiziari italiani, "perfino a bloccare o a limitare alcuni servizi come quelli destinati al pubblico". La causa? Invecchiamento progressivo e cronica mancanza del personale amministrativo per il quale, come denuncia il procuratore di Torino Armando Spataro, "non si fanno concorsi da quasi vent'anni". Di fronte al rischio concreto di dover rinunciare ad alcuni servizi, amaramente commenta: "Sarebbero inevitabili le ricadute sull'efficienza e autorevolezza della funzione giudiziaria".

Roberto Ghiretti (PU) sulle indagini per disastro colposo in cui è coinvolto il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti

Dispiace dirlo ma alla fine i nodi vengono come sempre al pettine. Le indagini sull'operato del Sindaco in occasione dell'alluvione che ha colpito la nostra città nell'ottobre del 2014 sono una naturale conseguenza di tutte quelle perplessità che avevo sollevato anche in Consiglio comunale nei giorni immediatamente successivi all'evento.

Troppe le incongruenze, troppi i segnali che indicavano un totale scollamento del Sindaco rispetto a quanto stava avvenendo, con un post su Facebook che proprio mentre il Baganza esondava, alle 18.39, spiegava che “Alle ore 18, la situazione sta migliorando” e “Preoccupa soprattutto il Baganza”.

E anche sul fronte della prevenzione suonavano pesanti le raccomandazioni scritte dal commissario Ciclosi nella sua relazione finale in merito alla cassa di espansione sul Baganza, raccomandazioni alle quali questa amministrazione non ha mai dato seguito, almeno fino all'alluvione.

Ma quello che mi ha colpito maggiormente di questa vicenda è stato l'atteggiamento tenuto dal Sindaco nel corso del Consiglio comunale in cui si parlava della vicenda: non un'ammissione di difficoltà, non una valutazione quanto meno dubitativa. Per me e per chi come me chiedeva spiegazioni ci sono state solo parole di scherno e l'accusa incredibile di essere uno sciacallo, accusa poi ripresa anche da qualche fan nei media, specialista nello stare sempre dalla parte del più forte.

Per non parlare poi del modo incredibile con il quale questa amministrazione si è appropriata del prezioso lavoro dei volontari nei giorni immediatamente successivi alla tragedia. Una narrazione pretestuosa secondo la quale fare domande al Sindaco equivaleva ad attaccare gli “angeli del fango”. Salvo poi, ovviamente, lasciare completamente soli i cittadini colpiti direttamente dall'alluvione, i quali ancora oggi lamentano una generale amnesia da parte dell'istituzione Comune.

Alluvione del 2014 a Parma, indagato il sindaco Pizzarotti

Coinvolti anche il capo dei vigili e tre tecnici

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il capo dei vigili Gaetano Noè e tre tecnici sono stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di disastro colposo in merito all'alluvione che nell'ottobre 2014 ha causato a Parma milioni di euro di danni.

Il primo cittadino nelle settimane scorse ha ricevuto un avviso di garanzia per la vicenda delle nomine al teatro Regio di Parma, vicenda che gli è costata la sospensione dal M5s per aver tenuto nascosto l'atto della Procura. Nei giorni scorsi era già emersa la possibilità che Pizzarotti fosse coinvolto in un'altra indagine. 

Sono stati indagati per disastro colposo anche il direttore dell'Agenzia regionale di protezione civile Gabriele Mainetti, l'ex responsabile del servizio tecnico di bacino Gianfranco Larini e l'ex dirigente della protezione civile della Provincia Gabriele Alifraco.

Pizzarotti in queste ore è di ritorno dalla Cina dove si è recato in viaggio istituzionale. A questo punto la sua posizione all'interno del Movimento potrebbe complicarsi ulteriormente a un anno dal voto amministrativo a Parma.

Bancarotta fraudolenta: arrestato Marusi Guareschi

Marusi Guareschi (noto in passato per la "Repubblica della Terra"), 66 anni, residente a Parma, è stato rintracciato al suo domicilio a Sant'Ilario d'Enza, dove vive con la famiglia. 
Oltre alla reclusione sono previste l'inabilitazione all’esercizio di imprese commerciali, l’interdizione dai pubblici uffici e l'incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per cinque anni. 
Rodolfo Marusi Guareschi è stato portato in carcere a Reggio Emilia. 

Arrestato imprenditore edile a Parma Antonio Moisè

In carcere Antonio Moisè, 55enne noto per questo tipo di condotte illecite. Sequestrati appartamenti e terreni per 3 milioni di euro in zona San Prospero

E' stato arrestato mercoledì dalle Fiamme gialle di Parma il noto imprenditore edile Antonio Moisé, 55 anni, con l'accusa di essersi specializzato nella spoliazione di aziende solide tramite prestanome, condotte poi verso la bancarotta fraudolenta. Moisé, originario della Calabria e residente da decenni a Parma, non è nuovo a questo tipo di reati.

L'indagine, condotta dalla locale Procura, ha fatto scattare un'operazione tra le province di Parma e Reggio Emilia: oltre alla custodia cautelare in carcere per l'imprenditore, sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro, consistente in 4 appartamenti, 2 box auto ed un terreno edificabile nella zona di San Prospero.
Gli accertamenti del Nucleo di Polizia Tributaria hanno ricostruito tutte le complesse dinamiche illecite: e? stato necessario analizzare i bilanci di diverse societa? e la documentazione contabile e di gestione delle stesse. Sono stati ascoltati decine di operatori del settore edile che hanno avuto contatti con l’azienda fallita ed i dipendenti della stessa. A supporto di tutta l’attivita? di indagine sono state determinanti le risultanze delle intercettazioni telefoniche effettuate conversazioni tra gli indagati.

L’imprenditore arrestato spogliava le societa? mediante l’appropriazione di somme di denaro, attrezzature, beni mobili ed immobili e simulando finte vendite di appartamenti e terreni edificabili a controparti consenzienti. Tra queste c'è anche la convivente, che pur avendo una posizione reddituale insignificante e? risultata proprietaria di ben quattro appartamenti.

Parma, i guai del rettore a Cinque Stelle

Loris Borghi, da due anni alla guida dell'ateneo di Parma, è accusato di avere favorito la convivente nella ristrutturazione dei dipartimenti di medicina. Il magnifico respinge le accuse e si dice vittima di un attacco politico per la sua presunta vicinanza al sindaco grillino Pizzarotti. La Guardia di finanza indaga 

Silvia Casanova e Gianfrancesco Turano

Guai in vista per il Magnifico rettore dell'università di Parma, Loris Borghi, in carica da due anni. Un esposto mandato ai Nas dei carabinieri e poi girato alla Guardia di finanza contesta a Borghi la nomina della convivente Tiziana Meschi alla guida di due strutture create tra il febbraio e l'aprile del 2014: l'unità operativa complessa di medicina interna e lungodegenza critica e il dipartimento geriatrico-riabilitativo dell'Azienda ospedaliera universitaria di Parma.

A poche ore dalla nostra inchiesta, la Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni e sequestri di documenti negli uffici amministrativi dell'Ateneo come riporta Repubblica Parma

Nei guai Loris Borghi, rettore a Parma: Incarichi a pioggia per l'ex allieva Tiziana Meschi

EMILIO MARRESE

PARMA - Il professore e l'allieva. Lui un bel giorno diventa rettore e lei improvvisamente fa una carriera vertiginosa nell'azienda ospedaliera, il paese è piccolo e la gente mormora accidenti se mormora su quei due e la loro relazione - finché qualcuno non presenta un esposto ai carabinieri, la Procura indaga per abuso d'ufficio, l'anticorruzione di Cantone viene avvertita, la Finanza si presenta all'università (ieri mattina) per portar via un bel po' di scatoloni di documenti e lo scandalo finisce sui giornali (L'Espresso oggi in edicola).

Gli ingredienti per il torbido intrigo di provincia ci sono tutti: le maldicenze, i pettegolezzi pruriginosi, la delazione, la vendetta, la faida accademica, il complotto politico, camici bianchi, baroni e toghe. "Quei due stanno insieme da quindici anni, ci metto la mano sul fuoco, lo sanno tutti, vanno in vacanza assieme, convivono, fanno vita mondana, stanno sempre appiccicati": è la vox populi, che s'insinua sotto le lenzuola. Ma loro negano qualsiasi rapporto sentimentale, né ora né mai, lei addirittura ferocemente. "Mi attaccano perché ritenuto vicino ai grillini", dice lui. "Mi attaccano perché donna", dice lei.

Università Parma, indagine su concorso ed esposto contro rettore Loris Borghi

Istituzione al centro di un terremoto che potrebbe coinvolgere anche Loris Borghi, alla guida dell’Ateneo dal 2013. L'accusa per lui è quella di aver favorito la carriera in ambito ospedaliero di una professionista indicata come la sua convivente. Guardia di finanza nella sede di borgo Orsoline

Cutro, M5S si ritira dalla corsa elettorale per la parentela fra candidati e ‘ndranghetisti

Il candidato sindaco grillino del paese del Crotonese è figlio di Gino Frontera, deceduto nel 2013. Secondo gli investigatori , l'uomo era il collettore fra il boss Nicolino Grande Aracri e gli ambienti istituzionali. Morra: “Passo indietro per responsabilità politica”

Lucio Musolino

Candidati parenti di soggetti legati alla cosca del boss Nicolino Grande Aracri. Per questo motivo, il Movimento 5 Stelle si è ritirato dalle elezioni comunali di Cutro.

“Abbiamo effettuato controlli e quando il 10 maggio abbiamo scoperto i legami anagrafici abbiamo invitato la lista a fare un passo indietro che è avvenuto dimostrando responsabilità politica”. Il senatore Nicola Morra archivia così la pratica Gregorio Frontera, fino a nove giorni fa candidato a sindaco dei grillini in una delle cittadine a più alta densità mafiosa della provincia diCrotone.

Nella lista del M5S era candidata anche la sorella Teresa Frontera. Entrambi erano figli di Luigi detto “Gino”, deceduto nel 2013 e finito nelle carte dell’inchiesta “Aemilia” che ha scardinato la cosca Grande Aracri e, soprattutto, gli interessi della famiglia mafiosa calabrese a Reggio Emilia. Frontera veniva definito dai magistrati un “collettore” tra il boss Grande Aracri e alcuni soggetti che, “seppure non organicamente associati sono in grado di assicurare al sodalizio entrature nelle sedi istituzionali”.

Commercialista di Parma a capo di una holding criminale sgominata dalla Finanza

Era soprannominato il "Barqueiro" perché traghettava valori di aziende in fallimento all'estero per sottrarli ai creditori. Maxioperazione internazionale delle Fiamme Gialle di Modena con sei arresti e 11 milioni sequestrati

Un commercialista parmigiano era al vertice di una "holding criminale" che si occupava di nascondere capitali ai creditori di aziende in dissesto tramite fittizi trasferimenti all'estero.

Il professionista, originario di Reggio Emilia e residente a Parma, è tra le sei persone arrestate con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla  bancarotta fraudolenta, al riciclaggo internazionale e a reati tributari di varia natura nell'ambito dell'operazione "Barqueiro" della Guardia di finanza di Modena.

Dalle prime luci dell'alba i finanzieri hanno eseguito sei misure di custodia cautelare e sequestrato un patrimonio, tra beni mobili e immobili, del valore di circa 11 milioni di euro.

Circa 40 le perquisizioni, eseguite in diverse regioni italiane ed all’estero, che hanno visto coinvolti oltre 100 finanzieri, e le forze di polizia di Portogallo, Slovenia e Spagna, con il supporto di Eurojust, Agenzia dell’Unione Europea che si occupa della cooperazione giudiziaria tra le varie autorità nazionali degli Stati membri.

Il professionista parmigiano, di cui non sono state fornite le generalità, è stato arrestato a Parma dove risiedeva di fatto pur essendo iscritto nelle liste Aire degli italiani all'estero. La dichiarazione di residenza in Portogallo sarebbe stata, secondo gli inquirenti, solo una copertura.

L'uomo è risultato al centro di svariati fallimenti societari. Le indagini condotte dai pm Lucia Musti e Marco Imperato della Procura di Modena sono durate un anno e mezzo e sono state caratterizzate dal ricorso a strumenti operativi ad alta penetrazione investigativa.

Racconto di Albertina Soliani dal Tribunale di Reggio Emilia di una seduta del Processo Aemilia

Operazione Aemilia

Entrare nell’aula del maxiprocesso Aemilia comunica immediatamente il senso di straordinarietà dell’evento. Un fatto giuridico, criminale, sociale e politico senza precedenti. Tutto qui è fuori dall’ordinario: la struttura, il regime di controlli, il senso di spaesamento dei visitatori, che oggi sono numerosi grazie ad Istituto Cervi ed ANPI, e ai ragazzi della III P delLiceo Canossa. Sono inediti anche gli sguardi e le posizioni in aula tra i rappresentanti della comunità Reggiana attonita ma (oggi) vigile e guardinga, e i familiari e amici (forse “colleghi”) degli imputati, che guardano tutti con occhi nuovi, forse un po’ipocriti. Sono vissuti e vivono tra noi, gli ‘ndranghetisti. Sono cresciuti con noi, si sono arricchiti insieme a noi. Ma ora si aggirano nell’aula come alieni, espulsi dalla società Reggiana in modo frettoloso, mente si consuma la necessaria liturgia della giustizia.

Forse ai ragazzi non ancora maggiorenni questi brivido di separazione non arriva. Oggi c’è rappresentata in aula l’ideale continuità con i valori più sani di questa terra: ll’antifascismo, la

Vocazione alla democrazia , la capacità di trasmettere questa matrice identitaria nelle nuove generazioni insieme alle istituzioni scolastiche e alla società. Ci sono, come sempre, i rappresentanti di Libera di Reggio Emilia e dell’Emilia ?Romagna, che stanno seguendo con continuità e rigore il dibattimento in aula. Quasi in solitario, apprendiamo. Sono l'orologio qualche modo a guidarci, a raccontarci gli invisibili retroscena di gesti, comportamenti, tempi morti. “Quelli sono gli imputati a piede libero”. “Quelli aspettano gli avvocati della difesa”. Ecc.

Gambling, Pasquale Chirico Pratticò (detto Lillo poker) va ai domiciliari

Uno dei principali indagati dell'inchiesta esce dal carcere. Il racconto di Pasquale Chirico Pratticò ha permesso di ricostruire il sistema gestito da "Mariolino" Gennaro. Che organizzava eventi con il patrocinio del Comune di Reggio al tempo di Scopelliti

REGGIO CALABRIA Passa dal carcere ai domiciliari Pasquale Chirico Pratticò, meglio conosciuto come "Lillo Poker", fra i principali indagati del procedimento Gambling, scaturito dall'inchiesta che ha svelato come le 'ndrine abbiano trasformato una serie di società di giochi online in gigantesche lavatrici, usate dal clan Tegano per ripulire il denaro sporco.
Il gip Karin Catalano, ha accolto l'istanza dell'avvocato Giovanni De Stefano, che per il suo assistito aveva chiesto la scarcerazione, o in subordine i domiciliari, sia per ridimensionate esigenze cautelari, sia per gravi problemi familiari. Un'istanza accolta dal gip, che probabilmente ha valutato in maniera positiva anche l'atteggiamento di "Lillo poker", che fin dal principio non si è sottratto né alle sue domande, né a quelle del pm Stefano Musolino.
Laureato in medicina, ma per sua stessa ammissione giocatore di poker professionista, Pratticò non è nato uomo di 'ndrangheta e – sostiene – pur essendo stato cosciente di vivere sull'orlo dell'illegalità, non si è mai sentito un mafioso. Al massimo – dice quasi con candore al pm Stefano Musolino che lo interroga – un furbetto, un evasore, uno in grado di truffare gli Stati in cui per anni ha vissuto, giocando su tavoli formalmente inesistenti, ma che facevano girare milioni. E tramite i quali – dice la Procura – si lavavano milioni, grazie a chi come Mario Gennaro ha capito di poter trasformare quella malattia per il gioco che affligge molti, in un business doppiamente redditizio e sicuro. Un sistema di cui Pratticò ha parlato in dettaglio con i magistrati.

Policlinico di Modena, chiesto il processo per 50 persone. “Giro di tangenti per assegnare lavori a coop rosse”

Secondo la procura, l'ex direttore generale Stefano Cencetti intascò mazzette per assegnare appalti senza bando a imprese conosciute. Contestati a vario titolo i reati di turbativa d'asta, corruzione, abuso d'ufficio. Le intercettazioni tirano in ballo anche il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini

di David Marceddu e Gianmarco Aimi

24 maggio 2016 - Al centro dell’inchiesta c’è un vero e proprio sistema di turbativa d’asta e corruzione che coinvolge manager di spicco delle più importante cooperative rosse emiliane. Almeno questa è la convinzione della procura della Repubblica di Modena, che ha inviato una cinquantina di richieste di rinvio a giudizio per il caso del Policlinico della città. Al centro dell’indagine, partita all’inizio del 2014, c’è Stefano Cencetti, ex direttore generale della struttura ospedaliera. Secondo il procuratore capo Lucia Musti e i sostituti Pasquale Mazzei e Marco Nicolini, l’ex manager faceva in modo che i lavori (spesso milionari) finissero in mano ad aziende, nella maggior parte dei casi coop, in cambio di denaro che transitava attraverso società intestate allo stesso Cencetti. Il tutto “nel quadro di una sistematica spartizione delle commesse”, avevano ribadito più volte i pm al momento della chiusura dell’inchiesta un anno fa. Sarà ora il giudice per le udienze preliminari a decidere chi dovrà andare a processo e chi invece sarà prosciolto. I reati contestati – tutti in ipotesi commessi fino al 2012, quando Cencetti lasciò la poltrona – sono diversi a seconda degli imputati: i più ricorrenti sono turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio. ù

Carife, la procura indaga per bancarotta fraudolenta

l crac dell'istituto di credito ferrarese fu provocato da un buco di 433 milioni di euro

La Procura di Ferrara ora indaga anche per bancarotta fraudolenta su Carife, una delle quattro banche coinvolte con BancaEtruria, Carichieti e Banca Marche nel decreto Salvabanche del governo. Il reato è già rubricato nel registro della procura, articolo 216, bancarotta fraudolenta.

Come riporta oggi il quotidiano "La Nuova Ferrara", dopo aver ricevuto la relazione di Antonio Blandini, commissario liquidatore di Vecchia Carife dichiarata insolvente, la procura cittadina ha aperto la nuova inchiesta per bancarotta per valutare chi, tra dirigenti e membri dei vari cda che si sono susseguiti almeno negli ultimi 10 anni, abbia deciso o avallato le scelte della banca che l'hanno poi portata al crac: un buco stimato nella dichiarazione di insolvenza di 433 milioni di euro, al 22 novembre 2015, data del decreto Salvabanche che ha azzerato azioni e obbligazioni.

L'inchiesta ha già mosso i primi passi e dovrà accertare - come recita la legge fallimentare, articolo 216 - "chi ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto e dissipato in tutto o in parte i beni, oppure allo scopo di recare pregiudizio ai creditori ha esposto o riconosciuto passività inesistenti". Dal punto di vista giuridico è il salto dell'inchiesta, destinata ovviamente a complicarsi e a complicare le indagini, ma che al tempo stesso permetterà agli inquirenti - il pool di pm, procuratore capo Bruno Cherchi e i sostituti Barbara Cavallo e Stefano Longhi che coordinano gli ispettori della Guardia di finanza - più margini investigativi. E soprattutto di indagare a 360 gradi sul passato di Carife.

Usura bancaria, gli ex manager Unicredit Alessandro Profumo e Piergiorgio Peluso indagati a Torino

L'ex amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti e l'allora numero uno di Unicredit corporate banking, figlio dell'ex ministro Cancellieri, sono coinvolti nell'inchiesta nata dalla denuncia di Giuliano Besson. L'ex campione di sci, diventato imprenditore, ha ricevuto finanziamenti dalla banca. Che gli ha però addebitato tassi oltre soglia oltre a fargli firmare contratti derivati che gli hanno causato perdite

20 maggio 2016 - L’ex amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo e l’ex numero uno di Unicredit corporate banking Piergiorgio Peluso, figlio dell’ex ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e oggi direttore finanziario di Telecom Italia, sono indagati dalla procura di Torino con l’accusa di usura bancaria. L’inchiesta coordinata dal pm Cesare Parodi è nata dalla denuncia di Giuliano Besson, ex campione della Valanga azzurra che dopo l’addio allo sci agonistico si è dato all’imprenditoria fondando con il compagno di squadra Stefano Anzi un’azienda di abbigliamento sportivo e diversificando poi nel settore alberghiero. Besson, nei cui confronti l’istituto di piazza Gae Aulenti ha fatto emettere tra 2007 e 2014 numerosi decreti ingiuntivi sfociati in pignoramenti, ha querelato la banca per usura ed estorsione lamentando, come si legge nella querela presentata dall’avvocato Biagio Riccio, di essere stato vittima di una speculazione “brutale, divorante e famelica”. E il procuratore torinese, esaminate le consulenza tecniche sui contratti derivati che gli erano stati fatti firmare contestualmente ai finanziamenti, ha bloccato le procedure espropriative. Per poi iscrivere nel registro degli indagati cinque ex manager di Unicredit tra cui appunto Profumo.

Le incognite giudiziarie che pendono sul Comune di Parma

In corso un'inchiesta per disastro colposo per la calamità di ottobre 2014, accertamenti sull'attività di Parma Gestione Entrate, un esposto sull'assegnazione dello stabile ex Stimmatini. Sindaco e assessori possono chiedere il certificato dei carichi pendenti

Non solo Teatro Regio. La notizia di un avviso di garanzia per abuso d'ufficio ricevuto lo scorso 18 febbraio da Federico Pizzarotti ha scatenato una bufera non ancora sopita: il primo sindaco 5 Stelle di una città capoluogo è a un passo dall'espulsione dal Movimento, sconfessato dal direttorio e dallo stesso Beppe Grillo dopo la sospensione comunicata via blog e twitter. 

Ora la domanda è d'obbligo: ci sono altri procedimenti penali in capo al primo cittadino o agli assessori? Indagato non significa condannato,  né colpevole. Verissimo, ma l'aver taciuto dell'avviso di garanzia alla città e al Movimento è stata giudicata una mancanza di trasparenza contraria ai valori dei 5 Stelle.

LAV. TRIBUNALE DI MONZA CONDANNA SPETTACOLO DI ANIMALI DEL CIRCO MIRKOVIC

TRIBUNALE DI MONZA CONDANNA SPETTACOLO DI ANIMALI DEL CIRCO MIRKOVIC: MULTA DI 10.000 EURO  PER L’IMPUTATO, ACCUSATO DI MALTRATTAMENTO DI ANIMALI,  ORDINATA LA CONFISCA DEGLI ANIMALI OLTRE ALLA  SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ PER 4 MESI

LAV (www.lav.it): IMPORTANTE CONFERMA DELLA NECESSITA’ DELLA CONFISCA  E DEL   TRASFERIMENTO DI TUTTI GLI ANIMALI , PER GARANTIRE LORO UN FUTURO SENZA MALTRATTAMENTI

Condanna al pagamento di 10.000 euro di multa, confisca degli animali e sospensione dell'attività per 4 mesi: è questa la sentenza di condanna emessa oggi dal Tribunale di Monza a carico del circense Radojica Mirkovic, imputato, ai sensi dell’art. 544 ter del Codice Penale, per il maltrattamento degli animali di sua proprietà, Impiegati in spettacoli circensi. 

Parma, Pizzarotti indagato. Fico: "Se ha agito contro i principi del M5s chiederemo passo indietro"

Il sindaco e l'assessora alla Cultura Ferraris con tre membri del cda della Fondazione Teatro Regio sono sotto inchiesta per abuso d'ufficio per il caso della nomina del direttore generale Anna Maria Meo. Renzi: avviso di garanzia non è una condanna

di M.C.PERRI, R.CASTAGNO, B.PINTUS

Il sindaco Federico Pizzarotti e l'assessora alla Cultura Laura Ferraris sono indagati per abuso d'ufficio per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali.

Altri tre membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio all'epoca dell nomina, nel gennaio 2015, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti sono stati iscritti nel registro degli indagati per lo stesso reato. La notizia è stata anticipata dalla Gazzetta di Parma.

Da Quarto a Livorno, i guai giudiziari dei 5Stelle

Parma, Federico Pizzarotti indagato: “Parleranno i fatti. Solidarietà da sindaci M5s. Direttorio? Non mi ha chiamato”

Il primo cittadino è iscritto nel registro insieme a Laura Ferraris, assessore alla Cultura, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti, membri del cda della Fondazione, per abuso d'ufficio in merito alle nomine al Teatro Regio. Lui: "Sono tranquillo, è un atto dovuto". "il sindaco ha subito avuto un atteggiamento collaborativo - ha spiegato il procuratore capo Antonio Salvatore Rustico - ha chiesto di essere sentito dagli inquirenti per chiarire la sua posizione, anche se non è ancora stato sentito"

di Silvia Bia 

“E’ un atto dovuto, per me parleranno i fatti”. Federico Pizzarotti, al pari dell’assessore alla Cultura di Parma Laura Ferraris, è indagato per abuso d’ufficio in merito alle nomine dei vertici del Teatro Regio. “Ho ricevuto la solidarietà di molti sindaci M5s. Il direttorio? Non mi ha chiamato nessuno”, ha poi precisato a ilfattoquotidiano.it. E’ tranquillo il primo cittadino emiliano. Anche perché, come ha spiegato il capogruppo M5s in consiglio comunale, i vertici del partito sapevano tutto e hanno garantito l’appoggio in virtù della correttezza dell’operato del sindaco. L’indagine andrà avanti e si capirà. Resta il fatto che dopo il caso di Filippo Nogarin, Pizzarotti è il secondo sindaco dei Cinque stelle a finire sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati. Insieme a lui nel registro degli indagati compaiono i nomi degli altri membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti.

Parma, Pizzarotti indagato per abuso d’ufficio. «Tranquillo, vado avanti»

L’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio. Insieme al sindaco, eletto con il M5S, risulta indagata l’assessore alla Cultura, Laura Ferraris. Renzi: «Avviso di garanzia non è una sentenza di condanna». Fico: «Se condotta contraria alla legge, chiederemo un passo indietro»

di Emanuele Buzzi e Annalisa Grandi 

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, risulta indagato per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta della Procura cittadina sulle nomine al Teatro Regio. La notizia è stata data dalla Gazzetta di Parma. Insieme al sindaco, eletto con il M5S, risulta indagata l’assessore alla Cultura, Laura Ferraris. Coinvolti anche gli altri tre membri del consiglio d’amministrazione del Regio, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti.

«Tranquillo, mio impegno continua»

«Sono tranquillo - ha detto il sindaco di Parma - perché è un atto dovuto che rispetto pienamente. Era già emerso che ci fossero indagini in corso in ragione degli esposti del senatore Pd Pagliari. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la Procura mantengo il consueto atteggiamento collaborativo. Il mio impegno continua senza esitazione»

L’indagine

Roberto Ghiretti (PU) in merito alle indagini della magistrautra sul sindaco di Parma Federico Pizzarotti

Ho una storia politica, lavorativa e culturale legate a principi di grande libertà e di garantismo vero  ma le indagini avviate dalla Procura sulle nomine al Teatro Regio, tralasciando per un momento la loro stretta valenza giudiziaria, raccontano prima di tutto di un modo di amministrare la città che il sindaco Pizzarotti ha messo in atto fin dal primo giorno del suo mandato.

Una modalità che ha fatto della prepotenza, dell'arroganza e della spregiudicatezza i suoi cavalli di battaglia. Dal rispetto del programma elettorale alle promesse sull'inceneritore, dalla gestione delle partecipate alle varie nomine effettuate in questi anni sempre il Sindaco si è distinto per un approccio dirigistico che non ho mancato mai di contestare dentro e fuori dal Consiglio comunale.

Sulla gestione del Teatro Regio poi da tempo lamento quella mancanza di trasparenza che mi pare il vero segno politico di queste indagini.

Verranno poi i giudizi nel merito e la formalizzazione di eventuali accuse ma un dato non può essere a questo punto sottaciuto: dopo quattro anni la città si trova ancora esposta ad indagini, inchieste e contestazioni che non fanno certo il bene di questa comunità. Dalle dimissioni del precedente comandante della Polizia Municipale Patrizia Verrusio, all'inchiesta su Parma Gestione Entrate per arrivare a quest'ultima gravissima ipotesi di reato che, pur augurandomi che possa trovare chiare ed esaustive spiegazioni, rimane un fatto grave che mina la credibilità dell'intera maggioranza.

In questo senso il fallimento di questa amministrazione è evidente e sotto gli occhi di tutti.

Corruzione, Davigo: "Non tutti rubano, ma la pratica è molto diffusa. Ecco come combatterla"

Il presidente dell'Anm a Taranto per un seminario: "Vanno comprese le cause e studiati i possibili rimedi. Lo stipendio non può concorrere con le mazzette, ma è fondamentale liberare i dipendenti della P.A. dal bisogno. Premiare il merito e creare l'orgoglio dell'appartenenza"

TARANTO - Dopo il "costruttivo" incontro con il ministro della Giustizia Andrea Orlando, Piercamillo Davigo aggiusta ulteriormente il tiro rispetto al durissimo attacco portato a una classe politica che continua a rubare con la differenza che ha smesso di vergognarsi. Adesso il discorso sulla corruzione riguarda non direttamente i politici ma chiunque abbia un ruolo nella pubblica amministrazione. E anche in questo caso "non tutti rubano, non lo penso. Ma la corruzione è una pratica molto diffusa. Quindi, bisogna comprenderne le cause e studiare i possibili rimedi".

Il fresco presidente dell'Associazione nazionale magistrati lo ha puntualizzato a Taranto, relazionando al seminario organizzato dalla locale Asl, dall'Università degli studi "Aldo Moro" di Bari e dall'Ordine dei giornalisti della Puglia su "Trasparenza e Anticorruzione nella Pubblica Amministrazione". La repressione, ha aggiunto Davigo, "serve, ma la legislazione dovrebbe essere più efficace. E bisognerebbe parlare di corruzioni e non di corruzione, perchè ce ne sono di diversi tipi".

Condizionavano l'economia reggina: 7 fermi, anche ex deputato imprenditore. Indagato presidente Provincia

Inchiesta che coinvolte avvocati, commercialisti, imprenditori e politici locali. Mente e cuore del gruppo era Paolo Romeo, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa

di ALESSIA CANDITO

REGGIO CALABRIA - Per i più, erano noti avvocati, commercialisti, imprenditori. Ma per la Dda sono la mente e l'anima criminale di una rete che ha condizionato l'economia reggina, costruendo una fitta rete di professionisti e amministratori che per anni hanno gestito in esclusiva affari e finanziamenti. E tra gli indagati c'è anche il presidente della provincia di Reggio Calabria

Per questo motivo, sette persone sono state fermate per ordine della Dda di Reggio Calabria, con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Fra loro ci sono l'ex deputato del Psdi Paolo Romeo, l'avvocato Antonio Marra, gli imprenditori Emilio Frascati, Giuseppe Chirico, Natale Saraceno, Domenico Marcianò e Antonio Idone.

Camorra, arresti per estorsioni anche a Parma

I destinatari dei provvedimenti sono ritenuti affiliati al gruppo Caterino Ferriero del clan dei Casalesi

Operazione anti estorsione della direzione distrettuale Antimafia di Napoli in cinque province: nelle prime ore di oggi - nelle province di Caserta, Napoli, Latina, Parma e Sassari - i carabinieri del reparto territoriale di Aversa stanno dando esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli, nei confronti di otto indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione tentata e consumata, lesioni personali e porto di armi, tutti con l'aggravante del metodo mafioso.

Le indagini hanno consentito, tra l'altro, di accertare negli anni dal 2008 al 2012, numerosi episodi di estorsione, tentati e consumati, perpetrati dagli indagati nei confronti di imprenditori del settore edile e commercianti dell'agro aversano. I destinatari dei provvedimenti sono ritenuti affiliati al gruppo Caterino Ferriero del clan dei Casalesi.

Fonte Link parma.repubblica.it

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