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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Tutti i silenzi di Banca Etruria

Antonio Rossitto

Nella relazione finale del Csm sul procuratore Rossi spariscono i riferimenti imbarazzanti ai suoi rapporti con il governo Renzi. E con la famiglia Boschi

Stia tranquillo: qui, fino al referendum, non si muove una foglia». La malevola insinuazione sulle sorti dell’inchiesta su Banca Etruria si rincorre tra i corridoi della Procura di Arezzo. Lo snodo della maldicenza èPier Luigi Boschi: ex vicepresidente dell’istituto e padre del ministro delle Riforme Maria Elena, autrice della revisione costituzionale per cui si voterà il 4 dicembre 2016. Boschi senior sarebbe indagato per bancarotta fraudolenta assieme ai componenti dell’ultimo consiglio d’amministrazione: indiscrezione che però non ha mai trovato conferme ufficiali.

C’era un tempo in cui la giustizia, se intercettava premier e ministri, andava a tutta birra: indagini fulminee, intercettazioni a tappeto, rinvii a giudizio solerti, condanne esemplari. E, come corollario, pubblico ludibrio sulla quasi totalità dei media italiani. La nuova era del potere renziano ha invece inaugurato la stagione delle guarentigie istituzionali: verifiche certosine,  riserbo assoluto, retroscena centellinati, nessuna ingerenza. Una sensazione che ha sfiorato anche l’istruttoria del Consiglio superiore della magistratura proprio sul procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, archiviata lo scorso luglio. Un’indagine di cui Panorama è in grado di rivelare documenti inediti: dimostrano come il Csm, nella relazione finale approvata dal plenum, abbbia depurato critiche al pm e riferimenti a possibili cortocircuiti politici. 

Sei anni di carcere per Ligresti: falso in bilancio e manipolazione del mercato

Si chiude l'ultimo dei tre processi di primo grado per il caso Fonsai, 5 anni e 8 mesi di carcere alla figlia Jonella

di OTTAVIA GIUSTETTI

Falso in bilancio e manipolazione del mercato nel caso Fonsai. Il tribunale di Torino condanna Salvatore Ligresti a 6 anni di carcere e a una multa da 1 milione e 200 mila euro, la figlia Jonella a 5 anni e 8 di carcere e una multa da un milione. L'ex amministratore delegato, Fausto Marchionni, a 5 anni e tre mesi, 700 mila euro di multa. L'ex revisore della società assicuratrice Riccardo Ottaviani a 2 anni e 6 mesi. Assolve invece Antonio Talarico, l'ex vicepresidente della compagnia assicurativa, e Virgilio Ambrogio, revisore dei conti, perché il fatto non costituisce reato. A tutti gli imputati condannati sono state riconosciute le attenuanti generiche. 

Condanne non distanti da quelle chieste al termine del dibattimento dal pubblico ministero, Marco Gianoglio, che aveva ipotizzato per i Ligresti 7 anni e 3 mesi, e 2 milioni di euro ciascuno di multa, 6 anni e 8 mesi per Fausto Marchionni, e una multa da un milione e 600 mila euro. La procura, rappresentata in aula anche dal procuratore vicario, Paolo Borgna, ha assistito alla lettura della sentenza e al lungo elenco di parti civili, oltre duemila con Consob e Mediobanca, che gli imputati in solido con Unipolsai e  Reconta Ernst&Young dovranno risarcire. I giudici che hanno riconosciuto il danno ma sulla somma da riconoscere a ciascuno rimanda a un nuovo processo in sede civile. Né Salvatore (che ha 84 anni) né Jonella Ligresti che invece aveva assistito a quasi tutte le udienze erano presenti in aula.

Rimborsopoli Piemonte, 10 condanne e 15 assoluzioni tra cui ex presidente Cota: “Attacchi ignobili”

La Procura aveva chiesto la condanna di tutti i 25 imputati a pene che nel complesso ammontavano a circa sessantasei anni di reclusione. Tra le spese contestate al rappresentante del Carroccio anche le famose "mutande verdi". L'ex governatore leghista attacca il premier che lo aveva criticato": "Renzi ha perso una occasione per stare zitto"

di Andrea Giambartolomei 

Le condanne per peculato sono dieci. Ma le “mutande verdi” di Roberto Cota non costituiscono reato perché “il fatto non sussiste”. Per questo l’ex presidente leghista della Regione Piemonte è stato assolto dall’accusa. E insieme a lui altri quattordici ex consiglieri regionali e la figlia di uno di loro sono stati riconosciuti innocenti dalla terza sezione penale del Tribunale di Torino nel processo per le “spese pazze” e i presunti rimborsi illeciti. “Sono stato fatto oggetto di attacchi ignobili, e ho sofferto tanto, ma ho fatto bene ad avere fiducia perché qualcosa nelle istituzioni funziona” dice Cota. “Renzi ha perso una occasione per stare zitto. Avrebbe dovuto mostrare altra sensibilità istituzionale, che non ha…”.

Pezzuto: «Enzo, la condanna e quel giorno nero che non è mai finito»

Errico Novi

Parla il biografo di Tortora: «Il 17 settembre 1985 il Tribunale pronunciò la sentenza di primo grado: dieci anni di carcere. Da allora altri 25mila italiani innocenti sono finiti in galera. E a pagare sono stati, in tutto, 7 magistrati»

«Quel 17 settembre nero della giustizia non finisce mai». Quel giorno di 31 anni fa il Tribunale di Napoli condannò Enzo Tortora in primo grado a dieci anni di carcere. È una data che fa parte di una tragica cronologia cabalistica ricostruita dal giornalista Vittorio Pezzuto nel suo Applausi e sputi, per diversi anni l'unico libro ad aver esplorato la mostruosa vicenda giudiziaria che travolse il presentatore.

Pezzuto, perché l'ingiustizia di quel giorno non è mai finita?
Dal '92 a oggi si sono contati altri 25mila casi Tortora: è il numero dei cittadini innocenti sbattuti in carcere, per i quali hanno pagato solo sette magistrati, quelli per i quali si sono chiuse azioni di responsabilità civile. Vicende come quella di Tortora si verificano ancora e nel frattempo si è ridotta di molto la cultura garantista.

Jacobazzi spiato più di Riina. Storia di un'inchiesta fondata sul nulla

Giovanni Maria Jacobazzi

Errico Novi

Un milione di euro per intercettare il nostro Jacobazzi. Dopo 7 anni di stillicidio, l'udienza svela l'inconsistenza delle accuse. Con un retroscena kafkiano: se il collegio lo riconosce, è la pm che rischia di finire a giudizio

Guardo Giovanni e mi chiedo: ma come fa? Da quasi 7 anni un procedimento penale gli tiene sequestrata la vita eppure ne parla col sorriso. Penso: è stato un servitore dello Stato, un militare dell'Arma, ha fiducia cieca nella giustizia. Però 6 anni sono tanti, uno stillicidio, iniziato con 40 giorni di carcere. Ascolto i suoi racconti e capisco che solo la fede aiuta a credere anche nel diritto. Almeno quando l'attesa di vedersi riconosciuti innocenti dura tanto da spezzarti il respiro.

Inchiesta Mose, 35 arresti: Giorgio Orsoni ai domiciliari. Chiesto il carcere per Galan

L'indagine sugli appalti del sistema di dighe anti-acqua alta. Gli atti per l'ex ministro e governatore veneto passeranno al Senato. In tutto gli indagati sono un centinaio. Coinvolti anche l'ex generale delle Fiamme Gialle Spaziante e l'ex consigliere di Tremonti Marco Milanese. Il gip: "Ufficio pubblico totalmente asservito a gruppo economico-criminale". Richiesta d'arresto per l'europarlamentare uscente di Fi Lia Sartori. Corruzione, finanziamento illecito e frode fiscale i reati contestati. La Finanza ha sequestrato beni per un valore di circa 40 milioni di euro. Galan: "Estraneo alle accuse, del tutto inverosimili"

“All’ex governatore veneto ed ex ministro Galan uno stipendio di un milione di euro l’anno più altri due milioni una tantum per le autorizzazioni”. “Al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni 560mila euro per la campagna elettorale”. E poi mezzo milione di euro per “il consigliere politico di Tremonti” Marco Milanese perché facesse arrivare i finanziamenti. Sono queste alcune delle accuse, pesantissime, che la procura di Venezia ha inserito nei capi di imputazione dell’operazione che ha portato oggi a 35 arresti in relazione agli applti per il Mose, il sistema di dighe mobili per proteggere la città dall’acqua alta, un’opera del valore di oltre 5 miliardi di euro. Oltre 100 gli indagati. In manette lo stesso sindaco Orsoni, l’assessore regionale alle Infrastrutture Chisso, il consigliere regionale del Pd Marchese, gli imprenditori Morbiolo e Meneguzzo nonché il generale in pensione della Guardia di Finanza Spaziante. Una richiesta di arresto è stata presentata nei confronti di Lia Sartori, europarlamentare uscente di Forza Italia.

UDIENZA di opposizione a seguito querela dell'avv. Renato Chiesa contro il blogger-giornalista Luigi Boschi

In data 29/09/2016 ore 12 si è tenuta l’udienza di opposizione all'archiviazione del procedimento penale per diffamazione  promosso dall’avvocato Renato Chiesa (Casa dei diritti di Cagliari), difeso dall’avvocato Pierandrea Setzu (foro di Cagliari), sostituito nell’udienza dall’avv. Davide Rastelli del foro di Parma, nei confronti del blogger -giornalista di Parma Luigi Boschi difeso dall’avvocato Andrea Artusi (foro di Parma). 
La querela per diffamazione di Chiesa nei confronti di Luigi Boschi si riferiva a un articolo del 22/04/2015 dal titolo Dramma amletico al Lirico di Cagliari: Meli o non Meli? Un groviglio mortale deve far riflettere il CDI”. 
Nell’articolo veniva citato Renato Chiesa come possibile autore sul sito della “Casa dei diritti” dell’articolo non firmato: “I conti del Teatro Lirico di Cagliari tra guai pregressi e fondi POR non pervenuti”. 
Il procedimento veniva affidato al PM Fabrizio Pensa che ne chiedeva l’archiviazione.(DOC. PDF).
La controparte però presentava opposizione all’archiviazione.
Nell’udienza, sentite tutte la parti, Il Presidente Maria Cristina Sarli, si riservava per decidere. (Parma, 04/10/2016)

Luigi Boschi

“COSCA NOSTRA”: IL FRUSINATE TERRA DI CONQUISTA DELLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI

Gomorra

Camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita ed altre organizzazioni criminali hanno scelto il Frusinate come ‘terra di conquista’. A spiegare ruoli e collegamenti, da Frosinone a Cassino, passando per Sora e Pontecorvo, è il dossier ‘Cosca Nostra’ pubblicato su Il Tempo a firma del collega e profondo conoscitore della materia, Antonio Sbraga.

Una mappatura certosina delle presenze criminali in tutta la regione Lazio e in particolar modo quelle inerenti la Ciociaria ed il Cassinate. Nel paragrafo ‘Gomorra Ciociara‘ si riportano i dati emersi dall’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia che spiega come ‘gli insediamenti più significativi si registrano nell’area del Cassinate dove il clan dei Casalesi è fortemente radicato’. Nel circondario di Frosinone, invece, secondo il procuratore Giuseppe De Falco, sono presenti ‘numerose consorterie criminali ex nomadi da tempo stanziali, si tratta dei gruppi Di Silvio e Spada attivi nel traffico e nello spaccio di droga e nell’usura. Strozzinaggio che prospera nell’omertà totale e le poche vittime che denunciano sono solo la punta di un Iceberg’. Ma se la malavita prova ad inserirsi ulteriormente nel contesto sociale, lo Stato non resta certo a guardare.

Alluvione a Parma, confermata l'indagine a carico del sindaco Pizzarotti

Nel registro anche il capo della municipale e tre dirigenti della Protezione civile. Fascicolo aperto per il reato di disastro colposo

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è nuovamente indagato. La notizia, già nota dai primi di giugno, è adesso confermata dato che i nomi dei coinvolti nell'inchiesta sono stati desecretati.

Dopo l'indagine per abuso d'ufficio aperta dalla Procura di Parma per le nomine effettuate al teatro Regio - fatto che gli è costato la sospensione dal M5s per non aver comunicato la sua posizione giudiziaria  - il primo cittadino risulta dunque iscritto nel registro degli indagati (disastro colposo il reato) per l'alluvione creata dall'esondazione del torrente Baganza nell'ottobre del 2014.

Coinvolti anche il comandante della polizia municipale Gaetano Noè e tre dirigenti della protezione civile: Maurizio Mainetti (direttore dell'Agenzia regionale di protezione civile), Gianfranco Larini (ex responsabile del Servizio tecnico di bacino) e Gabriele Alifraco (ex numero uno del Servizio di protezione civile della Provincia).

Il fascicolo era stato aperto dalla Procura dopo l'alluvione che due anni fa ha causato in città oltre 100 milioni di danni. Pizzarotti e gli altri quattro sono stati inscritti nel registro degli indagati a fine maggio ma i loro nomi - come ricorda la Gazzetta di Parma - erano stati secretati.

Si tratta dunque della conferma di una notizia che era già stata anticipata.

"Io magistrato, le banche e i mutui concessi ai criminali"

Nelle indagini sui patrimoni mafiosi, sempre ambiguo il ruolo degli Istituti di Credito, grandi e piccoli

di MARCO PATARNELLO*

Caro direttore,

l'opinione pubblica sembra stanca di interventi in favore delle banche e ci chiediamo perché. La deflagrazione che il fallimento di una banca, magari dell'importanza di Mps, creerebbe nel tessuto economico costringe lo Stato ad un intervento. Ma quale? Faccio il magistrato al Tribunale di Roma e ho dedicato gli ultimi tre anni della mia vita professionale alle misure di prevenzione patrimoniali: sequestro e confisca di patrimoni mafiosi o costruiti illecitamente, un'attività svolta mettendo sotto la lente di ingrandimento gli ultimi venti o trent'anni di vita imprenditoriale, economica, lecita e illecita di malavitosi, corrotti e criminali. Patrimoni di decine o centinaia di milioni di euro accumulati illecitamente.

In ognuno di questi processi abbiamo sempre trovato un grosso mutuo, un finanziamento o un prestito concesso da istituti bancari. Prestiti spesso concessi in evidente malafede, senza le garanzie minime, in situazioni in cui nessun cittadino "normale" avrebbe avuto accesso al credito. Con la conseguenza che spesso il Tribunale esclude tali crediti delle banche dal novero di quelli che devono essere soddisfatti con il denaro confiscato ai malavitosi. Una mole di attività bancaria svolta chiaramente facendo affari spregiudicati, prestando denaro a chi non dava nessuna garanzia, se non quella di entrate illecite. Negando, invece, i prestiti a chi non aveva garanzie fantasmagoriche, come ha potuto constatare chiunque, da persona comune, abbia chiesto un finanziamento o un mutuo in questi anni. E, si badi, questo non da parte delle sole banche di serie B o di provincia.

“L’inceneritore non è opera pubblica”, Iren dovrà pagare al Comune 2 milioni di euro

Pierluigi Zavaroni

Decisamente un brutto colpo quello subito da Iren, che per volere della Autorità Anticorruzione dovrà versare nelle casse del Comune di Parma la cifra di due milioni di euro. Il termovalorizzatore, o inceneritore che dir si voglia, di Ugozzolo è infatti una “opera privata di interesse pubblico”, e quindi i proprietari devono pagare gli oneri di urbanizzazione.

Tutto era nato da un esposto presentato nel 2012 da Arrigo Allegri e Pietro De Angelis , che avevano denunciato come la cifra non fosse mai stata versata, ma anche come non si trattasse di una opera pubblica. Se l’iter era stato iniziato dalla municipalizzata Enia, infatti, la realizzazione è stata compiuta da Iren quando la stessa si è trasformata in spa. Quindi, per l’autorità, l’opera è da considerare a tutti gli effetti privata. Non solo, l’ente stabilisce anche che la convenzione di affidamento del servizio integrato di gestione dei rifiuti ad Iren è scaduta quindi Atersir è chiamata ad indire una nuova gara pubblica nei tempi più brevi, e dovrà tenere conto dei possibili vantaggi rispetto agli altri concorrenti derivanti dalla proprietà, da parte di Iren, di impianti pubblici “ereditati” da Enia. 05/08/2016

Fonte link parmaquotidiano.info

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Avvocato di Parma trovato morto in un albergo a Milano

Sul corpo nessun segno di colluttazione o percosse

Un avvocato amministrativista di Parma, Nicola Bassi, è stato trovato morto nella stanza di un albergo milanese venerdì pomeriggio.

L'uomo, 45 anni, professore di Diritto amministrativo all'università di Parma, era senza vestiti e con un cappio di cavi elettrici al collo legato a un termosifone. L'ipotesi più probabile è quella che si sia trattato di un tragico incidente. 

Sul corpo nessun segno di colluttazione o percosse. L'avvocato, nato a Parma ma residente a Milano, lascia la moglie, attualmente in vacanza, e una figlia piccola.

ll rinvenimento del cadavere è avvenuto da parte del personale delle pulizie verso le 15 di venerdì in una camera dell'Hotel Adam di via Palmanova a Milano, dove il legale soggiornava da giovedì sera. Si era registrato con un unico documento, ma non è escluso che qualcun altro possa essere salito nella camera.

L'ipotesi meno probabile è quella dell'omicidio, perché la stanza è stata trovata in perfetto ordine, con i letti rifatti, e il corpo non presentava segni di violenza.  

L'indagine è stata affidata al pm Enrico Pavone della Procura di Milano, che ha disposto l'autopsia. La polizia scientifica ha sequestrato il pc portatile e il cellulare del del legale.

Il professor Nicola Bassi era molto conosciuto a Parma, dove era nato e dove aveva frequentato il liceo classico Romagnosi. Da oltre dieci anni insegnava Diritto amministrativo come professore associato prima all'università Bicocca di Milano e poi come docente straordinario di prima fascia al dipartimento di Giurisprudenza dell'ateneo di Parma.

BOZZA DI PROPOSTA DI LEGGE PER INASPRIRE LE PENE A TUTELA DEGLI ANIMALI.

Carlo Consiglio

Il 2 agosto 2016 i deputati Ferraresi e Paolo Bernini del Movimento Cinque Stelle hanno tenuto una conferenza stampa in cui hanno illustrato una bozza di proposta di legge sulla tutela degli animali. I cittadini potranno inviare osservazioni entro i prossimi 60 giorni, passati i quali la bozza con le eventuali modifiche sarà pubblicata come proposta di legge.

La bozza di proposta di legge mira a proteggere gli animali come esseri senzienti e non, come è attualmente, in quanto gli atti contro di loro possano offendere il sentimento di qualcuno.

La bozza di proposta di legge aumenta molto le sanzioni previste dal codice penale, dalla legge sul maltrattamento degli animali (20 luglio 2004 n. 189) e dalla legge sulla caccia (11 febbraio 1992 n. 157), sia come detenzione che come ammende e sanzioni amministrative. Abroga inoltre l’articolo 842 del codice civile, che attualmente consente ai cacciatori di entrare nei fondi privati anche contro la volontà del proprietario.

CONSIGLIONEWS 10
4 agosto 2016

Mafia, maxi operazione negli Stati Uniti: Fbi arresta 46 boss delle famiglie Genovese, Bonanno, Gambino e Lucchese

L’operazione è scattata dopo indagini che sono durate anni, e ha interessato l’intera costa orientale degli Usa. Tutti gli arrestati sono accusati di estorsione, usura, traffico d’armi, contrabbando, frode assicurativa sanitaria

Nomi e cognomi sono uguali a quelli di 60 anni fa: ci sono i Genovese, ci sono i Gambino, i ferocissimi Lucchese e gli immancabili Bonanno. Sono le cinque famiglie di Cosa nostra che si spartivano New York già negli anni Cinquanta. Un impero criminale che non si è mai concluso dato che gli stessi clan sono stati nuovamente colpiti dall’ultima operazione antimafia del Fbi negli Stati Uniti d’America.

Quasi 50 uomini d’onore, infatti, sono stati arrestati nel corso di una operazione condotta nelle ultime ore a New York dal Boreau: sono tutti affiliati alle famiglie Genovese, Gambino, Lucchese e Bonanno. A renderlo noto la stessa agenzia federale su Twitter.

LAV, LA ZOOMAFIA IN PUGLIA: I DATI NEL NUOVO RAPPORTO ZOOMAFIA.

LA ZOOMAFIA IN PUGLIA: I DATI NEL NUOVO RAPPORTO ZOOMAFIA. CENTINAIA DI DENUNCE, UN NUOVO PROCEDIMENTO PER CRIMINI CONTRO GLI ANIMALI OGNI 21 ORE CIRCA E UN INDAGATO OGNI 37 ORE. IN UN ANNO A BARI 76 PROCEDIMENTI E 53 INDAGATI

Corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, pesca di frodo, traffico di fauna selvatica, doping: sono alcuni dei crimini contro gli animali registrati in Puglia che emergono dal Rapporto Zoomafia 2016 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV. La nuova edizione del Rapporto, “Crimini organizzati contro gli animali”, alla sua diciassettesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2015.

In Puglia sono presenti tutti i filoni zoomafiosi, dalle corse clandestine di cavalli ai combattimenti tra cani, dalla pesca di frodo al traffico di cuccioli provenienti dai paesi dell’Est: attività che garantiscono cospicui introiti illeciti alle organizzazioni coinvolte”, dice Ciro Troiano.

Corse clandestine di cavalli, ippodromi & doping

Erdogan: "Da indagine su mio figlio a Bologna a rischio i rapporti con l'Italia"

Il presidente turco parla del lavoro della procura emiliana: "Dovrebbero occuparsi piuttosto di mafia". L'ira del premier Renzi: "I giudici rispondono alla Costituzione italiana, non a lui". L'Anm: "Provveda a scarcerare immediatamente i magistrati e le altre persone detenute illegalmente"

di GIUSEPPE BALDESSARRO

BOLOGNA - "La vicenda dell'indagine su mio figlio a Bologna potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l'Italia, che dovrebbe occuparsi piuttosto della mafia". Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un'intervista a Rai News 24, parlando di Bilal, indagato per riciclaggio dai pm emiliani. Parole che suscitano l'ira del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che risponde con un post su Facebook: "In Italia c'é una magistratura autonoma e indipendente che agisce secondo le leggi e e che combatte tutte le forme di illegalità. I giudici rispondono alla Costituzione italiana e non al Presidente turco.

Arrestato Vincenzo Consoli, l'ex ad di Veneto Banca

Sequestrate decine di milioni di euro nei confronti di persone legate all'istituto. Numerosi gli indagati nell'operazione della Guardia di Finanza che riguarda il biennio 2013-2015 e fa seguito a un'ispezione di Banca d'Italia che aveva chiesto il cambio di governance di Montebelluna

MILANO - La Guardia di Finanza ha arrestato l'ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e sta compiendo numerose perquisizioni oltre ad un sequestro preventivo per decine di milioni di euro nei confronti di persone legate alla stessa banca Veneto. Al banchiere, ora ai domiciliari, sono stati sequestrati 1,8 milioni di euro. I provvedimenti, eseguiti da un centinaio di finanzieri, sono stati emessi dalla procura di Roma. I reati contestati sono aggiotaggio ed ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Il periodo al centro dell'indagine riguarda il biennio il 2013/2014.

Diffamazione. Presidente Senato, no carcere, sanzioni a chi intimidisce

Ribadisco di essere fortemente contrario al carcere per i giornalisti colpevoli di diffamazione, ha detto Pietro Grasso. Sulle intercettazioni un richiamo alla deontologia

Giovedì 21 luglio 2016, nel corso della cerimonia del Ventaglio, durante la quale ogni anno, prima delle vacanze estive saluta i giornalisti dell’Associazione Stampa Parlamentare, il presidente del Senato, Pietro Grasso – socio onorario di Ossigeno – ha ribadito la sua posizione “fortemente contraria alla pena detentiva per i giornalisti” colpevoli di diffamazione a mezzo stampa” Inoltre ha rinnovato la richiesta “di una sanzione pecuniaria proporzionale alle richieste di risarcimento infondate in caso di querele temerarie, spesso usate come forma di ricatto nei confronti di piccole testate e di giovani giornalisti non adeguatamente garantiti”. “Né può essere trascurato – ha aggiunto – il tema delle troppe violenze e intimidazioni nei confronti dei giornalisti”. Alla cerimonia è intervenuto il senatore Sergio Zavoli, decano dei giornalisti italiani e presidente onorario di Ossigeno.

Siamo tornati liberi: dissequestrato il socialblog luigiboschi.it

DOPO 304 giorni di forzato oscuramento della parola (dal 29 settembre 2015 al 29/07/2016), siamo ritornati liberi. Non ho mai smesso di aggiornare quotidianamente questa mia opera artistica e informarmativa.Date il tempo alla Polizia Postale di Parma di comunicare il provvedimento agli internet provider italiani affinché lo eseguano e tolgano l'impedimento tecnologico di inaccessibilità. Continuate a seguirci. Il tentativo di indurre all'oblio questo sito, è fallito. (29/07/2016). LB

Ordinanza di dissequestro del socialblog luigiboschi.it

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siamo tornati liberi

Una mia interpretazione fotografica della libertà di pensiero: l' Alpe di Siusi attraverso l'opera "The Missing Piece" dell'artista Georg Friedrich Wolf installata sul Bullaccia. LB

Foto Luigi Boschi: Alpe di Siusi attraverso l'opera "The Missing Piece" dell'artista Georg Friedrich Wolf installata sul Bullaccia. Dicembre 2015

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L'INTERVISTA - Dagli incarichi extragiudiziari alle toghe che si candidano. Dalla carenza degli organici ai difficili rapporti con il governo. Intervista a tutto campo al presidente dell'Anm. Che non risparmia critiche. Neanche alle correnti interne: "La casacca non mi scandalizza se non va a discapito del merito. Quello che è riprovevole è favorire un magistrato anche se meno bravo solo perché la pensa come me"

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Il sistema delle valutazioni professionali ai fini delle progressioni di carriera dei magistrati in Parlamento? Da rivedere: “Esamineremo presto la questione”, dice. Le toghe che si danno alla politica? “Meglio se non lo facessero, difficilmente i magistrati si rivelano dei buoni politici”. Non ha peli sulla linguaPiercamillo Davigo, presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm).

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E’ un sentimento chiuso, di ordine inferiore. E’ una piaga tutta italiana, questa disposizione a difendere ciecamente privilegi e basse prerogative, a discorrere con ardore di stipendi e tariffe, indennità e prebende.

Nel disordine del nostro tempo attuale, troppe cose accadono ogni giorno a un avvocato per cui varrebbe la pena, chi ha natura di persona leale e giusta, di appendere la toga a un chiodo arrugginito.

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