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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Crac Parmalat, Cassazione accoglie il ricorso di Tonna

Per l''ex direttore finanziario e braccio destro di Calisto Tanzi si aprirà il processo d'appello ter

ROMA - Per la seconda volta, la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per Fasto Tonna, l'ex direttore finanziario di Parmalat e braccio destro di Calisto Tanzi, nel processo per il crac.

La Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio, alla Corte di Appello di Bologna, il verdetto d'appello bis del 20 gennaio 2015, che rideterminò la pena di Tonna in 7 anni, 9 mesi e 20 giorni di reclusione. Era stata la Cassazione, nel 2014, a chiedere un nuovo processo di appello solo per Tonna, giudicando eccessiva la condanna a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni del primo processo d'appello che già aveva ridotto i 14 anni di reclusione inflitti dal Tribunale di Parma nel 2010.

A difendere l'ex manager, gli avvocati Oreste Dominioni e Concetta Miucci che si sono sempre lamentati per il trattamento sanzionatorio che, a loro avviso, non teneva conto della collaborazione prestata nelle indagini sul dissesto da 14 miliardi di euro con 38mila risparmiatori truffati. La condanna definitiva per Tanzi, del marzo 2014, è stata pari a 17 anni e 5 mesi. Ora per Tonna si aprirà il processo d'appello ter. (ANSA)

Fonte Link parma.repubblica.it 

Parma, teleriscaldamento, Anac: "La rete è opera pubblica del Comune"

Secondo una bozza del regolamento comunale si tratta di "oper privata di interesse pubblico" ma l’Anticorruzione avanza rilievi e invita l’ente a coinvolgere l’Antitrust e l’Autorità per l’energia. E sulla realizzazione del  Pai parla di "disordine amministrativo"

Opera pubblica di proprietà del Comune? Oppure opera privata di interesse pubblico? Questo è il nodo da sciogliere.

Di chi è la rete del teleriscaldamento che si dirama nel territorio del Comune di Parma, dell’ente o di Iren? Un  pasticcio amministrativo al quale, nonostante anche diversi passaggi in commissione consiliare, non si è riusciti a dare una risposta sicura. Almeno fino a oggi.

Della questione, infatti, è stata interessata, grazie a un esposto degli avvocati Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, da anni impegnati in questa battaglia, l’Autorità anticorruzione (Anac) di Raffaele Cantone, che già si era pronunciata sul termovalorizzatore con una delibera nel febbraio 2015.

Il due maggio ad Allegri è arrivata una nuova risposta, questa volta firmata da un dirigente dell’Area vigilanza. In sostanza secondo Anac, la rete è un’opera pubblica di proprietà del Comune.

Fallimento Parma calcio: cause da 16 milioni con squadre di A e di B

Presentate in Tribunale dieci distinte citazioni per il recupero crediti derivanti da cessioni di calciatori . Ci sono anche Lazio, Inter e Milan

I curatori fallimentari dott. Angelo Anedda e il dott. Alberto Guiotto, comunicano che il Fallimento Parma FC ha presentato al Tribunale di Parma dieci distinte citazioni nei confronti di altrettante squadre di calcio professionistiche di Serie A e di Serie B - per il recupero di crediti derivanti da cessione di calciatori. Tale recupero è consentito dallo scioglimento del rapporto associativo con la Lega Calcio serie A a seguito della revoca dell'affiliazione del Parma FC alla Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) intervenuta nel giugno 2015, e dalla conseguente inapplicabilità del meccanismo della stanza di compensazione gestito dalla Lega Nazionale Professionisti serie A (LNPA).
Le società calcistiche convenute in giudizio sono S.S. Lazio, F.C. Internazionale Milano, A.C. Milan, U.S. Sassuolo Calcio, Cagliari Calcio, Atalanta Bergamasca Calcio, Genoa Cricket and Football Club, U.S. Città di Palermo, Frosinone Calcio e U.S. Latina Calcio L'importo complessivo dei crediti reclamati dal fallimento Parma FC ammonta a circa 16 milioni di euro.

Fonte Link parma.repubblica.it 

Camorra a Roma, confiscato impero dei clan da 80 milioni di euro

Tre dei quattro imprenditori coinvolti erano stati arrestati dai carabinieri nel gennaio 2014 nell'ambito dell'indagine "Margarita", meglio nota come "Pizza Ciro"

di FEDERICA ANGELI

ROMA- Nel 2014 i carabinieri del Comando provinciale di Roma sequestratono tutte le attività commerciali nel centro storico di Roma che facevano capo agli imprenditori Righi, il volto pulito della camorra, in particolare del clan Contini. Oggi quell'impero di 28 tra ristoranti pizzerie e gelaterie é diventato patrimonio dello Stato. Ottanta milioni di euro che dalla mafia, dall'antistato, sono passati nelle disponibilità dello stato con la confisca. Un colpo durissimo quello del tribunale nei confronti degli imprenditori Luigi, Antonio e Salvatore Righi e di Alfredo Mariotti, i primi tre arrestati nel gennaio 2014 nel contesto dell'indagine "Margarita", meglio nota come operazione "Pizza Ciro". Una nuova ordinanza per misure cautelari nei confronti di Antonio e Salvatore Righi era stata disposta nel marzo del 2015.

Parma, Assunzione Sandei in Provincia, Bernazzoli e ex amministratori di giunta devono risarcire

La Corte dei conti di Bologna, per l’incarico all’ex capo di gabinetto, ha condannato al pagamento l’ex presidente dell'ente, diversi ex assessori e dirigenti. Non accolta la tesi dell’occultamento del danno, ma riconosciuta una "grossolana imperizia"

La Corte dei Conti di Bologna ha riconosciuto un danno da 150.982,29 euro alla Provincia di Parma, come risarcimento per l’assunzione di Genoveffa Sandei a capo di Gabinetto dell’ente.

A dover corrispondere l’importo sono l’ex presidente della Provincia, il democratico Vincenzo Bernazzoli, gli ex membri della Giunta Pier Luigi Ferrari, Manuela Amoretti, Filippo Carraro, Giancarlo Castellani, Emanuele Conte, Ugo Danni, Ettore Manno - oggi consigliere comunale dei Comunisti italiani nel Comune di Parma - Gabriella Meo, Tiziana Mozzoni, Andrea Fellini, Gabriele Ferrari, Giuseppe Romanini - attualmente senatore del Pd - Marcella Saccani e Roberto Zannoni. Dovranno pagare anche alcuni dirigenti, ritenuti sempre responsabili dalla Corte.

Fisco, Soru si dimette dopo la condanna a tre anni per evasione fiscale

L'europarlamentare e patron di Tiscali lascia la carica di segretario regionale del Pd sardo. L'accusa è aver sottratto al fisco 2,6 milioni di euro. "Sentenza ingiusta, mi aspettavo di essere assolto". M5s ai dem: "Dimettetevi"

CAGLIARI - Si è dimesso da segretario regionale del Pd sardo Renato Soru. La decisione è arrivata subito dopo la condanna a tre anni di reclusione per evasione fiscale. La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale di Cagliari Sandra Lepore. Il pm Andrea Massidda aveva sollecitato una condanna a quattro anni dell'europarlamentare e segretario regionale del Pd, accusato di una evasione di 2,6 milioni di euro nell'ambito di un prestito fatto dalla società Andalas Ldt (sempre di Soru) a Tiscali.

"Una sentenza ingiusta dal mio punto di vista, non me l'aspettavo, mi aspettavo di essere assolto", ha commentato Soru appena uscito dall'aula del tribunale di Cagliari, anticipando l'idea di dimettersi da segretario dem: "Penso a tante cose, tra cui questa. È un momento molto grave della mia vita. Adesso andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati credo sia una sentenza che spero venga ribaltata nelle altre fasi del processo".

Subito dopo la sentenza è arrivato l'attacco dl Movimento 5 stelle e l'invito a dimettersi indirizzato non solo al segretario ma a tutto il Pd: "Oggi tocca a Renato Soru, europarlamentare e capo del Pd in Sardegna: tre anni di reclusione per evasione fiscale" recita un post sul blog di Beppe Grillo dal titolo 'l'#eurocondannatopd del giorno: Renato Soru'. "Dopo l'euroindagato per voto di scambio mafioso Caputo, il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato. Cosa aspettano a dimettersi? l'epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?"

Appalti, arrestato sindaco Pd di Lodi: "Pilotò bando delle piscine comunali per avere consenso politico"

Simone Uggetti ha preso il posto di Lorenzo Guerini come sindaco dopo essere stato per due volte suo assessore. Il vicesegretario del Pd: "E' persona corretta". Gli investigatori: "Gara cucita addosso alla Sporting Lodi". La denuncia di una funzionaria del Comune: "Subìto pressioni"

di SANDRO DE RICCARDIS e MAURO RANCATI

Il sindaco di Lodi, Simone Uggetti (Pd), è stato arrestato dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza per turbativa d'asta. E' accusato di aver favorito, facendo confezionare "un bando su misura", la società Sporting Lodi nella gestione delle piscine comunali scoperte della città. Insieme a lui è stato arrestato anche l'avvocato Cristiano Marini, consulente della Sporting. L'accusa che viene mossa loro è turbata libertà degli incanti: avrebbero "alterato il libero svolgimento della gara" attraverso "il confezionamento del bando con l'espresso riconoscimento di punteggi che potessero in concreto favorire la Sporting Lodi SSD e garantirle il buon esito dell'appalto". La finalità: "ottenere vantaggi per sé in termini di consenso politico elettorale e per la società aggiudicataria". Severo il giudizio che il gip di Lodi Isabella Ciriaco esprime su di lui nell'ordinanza di custodia. Uggetti viene descritto come "un soggetto autoritario che riesce a imporsi" ed è in grado "di intimidire i testimoni". Non solo: "Il ruolo pubblico - prosegue - gli ha consentito di intessere rapporti privilegiati con vertici politici e anche delle forze dell'ordine". E ancora: "Ha tradito l'alta funzione e l'incarico attribuitogli dai cittadini gestendo la cosa pubblica in maniera arbitraria e prepotente".

Polesine-Zibello, indagato l'ex sindaco Censi

La notizia è stata data dall'ex primo cittadino, in corsa per il municipio, in un incontro pubblico

Andrea Censi, già sindaco di Polesine per due mandati e di Zibello per un mandato, è iscritto nel registro degli indagati. A rendere noto di essere indagato è stato lo stesso Censi, il giorno dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, in seguito alle attività portate avanti dai carabinieri, disposte dalla Procura di Parma nei municipi di Polesine e Zibello.

In un incontro pubblico Censi - che proprio a inizio mese ha comunicato la sua volontà di ricandidarsi con la lista civica "Polesine Zibello: il domani è per tutti" per il nuovo municipio di "Polesine Zibello"nato dalla fusione tra i due Comuni, riconosciuto così dalla Regione - ha consegnato ai presenti un comunicato dal titolo "La calunnia è un venticello" in cui ha precisato che la verifica in corso sui documenti pubblici presi in analisi riguarda "contributi elargiti ad associazioni non specificate, l'uso dell'automobile del Comune, e i rimborsi per un paio di viaggi".

"Personalmente sono tranquillo - ha commentato Censi - e mi metto a totale disposizione della magistratura pronto a collaborare e ad essere sentito su tutto quello che sarà necessario chiarire".

Fonte Link parma.repubblica.it 

Sentenza Aemilia, tutti i beni confiscati a Parma

Il gup Zavaglia ha ordinato che gran parte dei beni dei condannati già poste sotto sequestro passino sotto il controllo dello Stato, tra cui tutte le palazzine di Sorbolo

di MARIA CHIARA PERRI

Nella sentenza pronunciata venerdì scorso al termine dell'udienza preliminare a Bologna per l'inchiesta Aemilia, il gup Francesca Zavaglia ha ordinato la confisca di numerosi beni dei condannati per associazione mafiosa.

Tra questi ci sono anche varie società con sede a Parma e nel parmense: tutti i loro valori mobili e immobili sono ora sotto il controllo dello Stato, dopo essere state poste sotto sequestro preventivo nel corso del 2015. 

E' stata confiscata la T.r.s. Srl con sede a Sorbolo in via Torino, azienda di commercio all'ingrosso di legname riconducibile a Giuseppe Giglio, il pentito condannato a 12 anni e 6 mesi per associazione mafiosa, e al fratello Giulio.

Camorra e appalti, le intercettazioni: «Io tengo al Pd, portiamo Graziano»

Zagaria al telefono con l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere fa riferimento al presidente regionale dei democratici: «Ho un santo in paradiso che mi protegge». Arrestato l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere insieme a 8 persone

Il nome del presidente del Pd della Campania Stefano Graziano spunta in un’intercettazione ambientale del 15 novembre 2014 che registra una conversazione tra Alessandro Zagaria, l’imprenditore arrestato oggi con l’accusa di far parte del clan dei Casalesi, e l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro, finito in carcere anch’egli nell’ambito della stessa inchiesta condotta dalla Dda di Napoli. Zagaria e Di Muro - scrive il gip Anna Laura Alfano nella sua ordinanza - parlano di «imprenditori favoriti da piazzare». «Poi Zagaria - sottolinea il giudice - mostra di attivarsi direttamente per sostenere la campagna elettorale di un candidato alle competizioni elettorali di quel periodo (tale Graziano, candidato per il consiglio regionale) e di questo fatto rimprovera Di Muro che, a suo dire, non si sta attivamente impegnando».

Il sostegno alle elezioni

Roberto Formigoni, non risarcirà il danno a Report. Salvato da una legge del 1965

Dopo avere perso la causa contro il programma di Rai3, l'allora goverantore lombardo fu condannato a pagare un risarcimento danni per 5mila euro. Ma grazie alla legge sull'indennità ai parlamentari non ci sarà alcun pagamento

Non ha fatto a tempo a cantare vittoria che il team di Report ha dovuto incassare il colpo: Roberto Formigoni non pagherà alla redazione i 5mila euro di risarcimento dopo avere perso la causa contro il programma di Rai3. L’ex governatore aveva denunciato i cronisti guidati da Milena Gabanelli perdiffamazione, ma il giudice ha ritenuto che fosse una lite temeraria e per questo ha condannato lui. Soldi che i giornalisti non potranno mai “incassare” perché lo impedisce una legge del 1965, la numero 1261 del 31 ottobre, che in materia di retribuzione dei parlamentari recita: “L’indennità mensile e la diaria non possono essere sequestrate o pignorate”.

Nella puntata di domenica 24 aprile, e poi sulla sua pagina Facebook, Report ha raccontato il seguito della vicenda che, qualche anno fa, aveva portato l’allora presidente della regione Lombardia a denunciare i giornalisti. “Bene – ha detto Milena Gabanelli duranta la puntata “Impignorabili” – la settimana scorsa ci scrive il nostro avvocato, dicendoci che Formigoni non pagherà quei soldi e che purtroppo, da un controllo effettuato presso la Banca Nazionale del Lavoro del Senato, risulta che non è titolare di conto corrente, per cui apparentemente non ha fondi aggredibili. Firmato avvocato Caterina Malavenda”.

'Ndrangheta, processo Aemilia: condanne fino a 15 anni, assolti i politici

Si è concluso a Bologna il processo in rito abbreviato: 71 imputati, quasi tutti legati alla cosca Grande Aracri. Condannata la consulente bolognese Roberta Tattini. Risarcimento da 600mila euro per la Regione

BOLOGNA - Con condanne fino a 15 anni si è concluso a Bologna il processo in rito abbreviato di 'Aemilia', 71 imputati tra cui quasi tutti i punti di riferimento della 'ndrangheta emiliana legata alla cosca Grande Aracri, nel mirino della Dda di Bologna. Il Gup Francesca Zavaglia ha letto la sentenza dopo sette ore di camera di consiglio nell'aula a porte chiuse. Abbassate in generale le richieste dei Pm.

Assolti i politici, condannata la consulente. Dura la condanna inflitta alla consulente dei boss, la bolognese Roberta Tattini (assolto invece il marito): otto anni e otto mesi. Era accusata di aver gestito gli affari del clan Grande Aracri. Assolto il consigliere comunale Fi a Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, prosciolto l'ex assessore Pdl di Parma Giovanni Paolo Bernini. Ottiene uno sconto rispetto alle richieste dell'accusa Giuseppe Giglio, collaboratore di giustizia imputato nel processo. Per Giglio, processato con rito abbreviato, i pm avevano chiesto una condanna a 20 anni, ridotti a 12 anni e sei mesi dal gup.

Aemilia: per l'ex assessore di Parma Bernini non luogo a procedere per prescrizione

I primi verdetti del gup Zavaglia a Bologna. Il capoclan Alfonso Diletto condannato a 14 anni, 12 per il pentito Giuseppe Giglio. Non ammesso il patteggiamento di Francesco Falbo

di MARIA CHIARA PERRI

E' iniziata nel tardo pomeriggio, dopo sette ore di camera di consiglio, la lettura della sentenza del procedimento Aemilia in corso a Bologna per i 71 imputati che hanno chiesto il rito abbreviato.

Il giudice per le udienze preliminari Francesca Zavaglia ha deciso il non luogo a procedere per l'ex assessoreGiovanni Paolo Bernini per intervenuta prescrizione. Il proscioglimento riguarderebbe il reato di corruzione elettorale, che non è un reato di stampo mafioso (e prevede una pena massima di cinque anni).

Davigo: "La classe dirigente che delinque è peggio dei ladri"

Le dichiarazioni al Corriere della Sera del presidente Anm ("I politici rubano più di prima, ma ora senza vergogna"), scatenano un vespaio di polemiche. Il Pd lo attacca, il M5s lo difende. Molti magistrati ne prendono le distanze

ROMA - "La classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi". Lo ha detto il presidente dell'Anm, Piercamillo Davigo, durante lalectio magistralis al master in prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e corruzione dell' Università di Pisa. "In Italia - ha detto - la vulgata comune è dire che rubano tutti. No, mi fa arrabbiare questa cosa, rubano molti. Non tutti. Altrimenti non avrebbe senso fare i processi".

Voto di scambio, l’ex senatore Pd Papania condannato a otto mesi di carcere

L’esponente del partito di Renzi è stato processato con il rito abbreviato. Il pm Franco Belvisi aveva chiesto una condanna a due anni e quattro mesi

Giuseppe Pipitone

Otto mesi di carcere per voto di scambio. È la condanna emessa dal gup di Trapani Lucia Fontana nei confronti di Antonino Papania, l’ex senatore del Pd cancellato dalle liste per le politiche del 2013 dal collegio dei garanti dem perché ritenuto “impresentabile”. L’esponente del partito di Matteo Renzi è stato processato con il rito abbreviato: per lui il pm Franco Belvisi aveva chiesto una condanna a due anni e quattro mesi. Il gup Fontana, però, ha assolto Papania dall’accusa di associazione a delinquere, riconoscendolo colpevole solo di voto di scambio in concorso con altre quattro persone, condannate a pene comprese tra i sei e gli otto mesi: per tutti è scattata la sospensione del diritto elettorale e dai pubblici uffici. “Ricorrerò in appello”, annuncia l’ex senatore del Pd, al quale sono stati contestati fatti che risalgono alle elezioni amministrative del maggio 2012 ad Alcamo, suo storico feudo elettorale. Era lo stesso periodo in cui la procura di Trapani cercava di fare luce su un atto intimidatorio subito dallo stesso Papania: una bomba carta era stata piazzata all’entrata della sua segretario politica.

Processo Aemilia, Comune di Parma chiede risarcimento di un milione

Richiesta nel processo dibattimentale in corso a Reggio Emilia

Il Comune di Parma chiede un risarcimento di un milione di euro nell'atto di costituzione come parte civile nel processo dibattimentale dell'inchiesta Amelia in corso a Reggio.

Come riporta la Gazetta di Parma, la richiesta è stata depositata dall'avvocato Stefano Sarchi nel corso dell'udienza di ieri, dedicata all'ammissione di nuove parti civili. Anche la Provincia di Parma ha presentato un'istanza, per ora senza quantificazione del danno. I giudici decideranno mercoledì prossimo. L'intero processo, che vede imputate ben 147 persone tra cui capoclan mafiosi in Emilia come Michele Bolognino, potrebbe durare oltre un anno. 

Nicola Gratteri procuratore capo a Catanzaro.

di Mario Portanova

Promosso il magistrato impegnato nella lotta alla 'ndrangheta, bloccato da Napolitano come possibile ministro della Giustizia di Renzi. Ma anche la relazione conclusiva della sua commssione è ferma da oltre un anno: "Nessuno la porta in aula". La prima dichiarazione: "Sciolto il Comune di Brescello? Un buon lavoro". Ma contro la criminalità calabrese "stiamo solo pareggiando"

Nicola Gratteri, uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla‘ndrangheta, è diventato procuratore della repubblica diCatanzaro. Una promozione, quella del fino a oggi procuratore aggiunto di Reggio Calabria, sancita all’unanimità dal Csm. Gratteri entrò fra l’altro nela lista dei ministri del nascituro governo Renzi, per la Giustizia, ma fu stoppato all’ultimo minuto dal no dell’allora presidente Napolitano. Con un effetto domino: secondo i retroscena di Palazzo, per risposta Renzi cancellò Emma Bonino, in corsa per gli Esteri con il favore del Colle, e optò per la giovane Federica Mogherini,

Gratteri ha dedicato il suo primo intervento da procuratore capo proprio alla ‘ndrangheta, ma a quella trapiantata in Emilia. Loscioglimento del Comune di Brescello per condizionamento mafioso, ha affermato al Gr3, “e’ un fatto importante e dimostra il buon lavoro che sta facendo il prefetto di Reggio Emilia”. Ed è anche “la conferma di quello che diciamo da più di dieci anni, cioè la presenza sistematica in alcune aree dell’Emilia Romagna della ‘Ndrangheta, ormai radicata come in alcune parti del Piemonte e della Lombardia”.

Piercamillo Davigo: Renzi attacca i pm? Ma è la politica che non fa pulizia

Toghe e potere, il neopresidente dell'Anm replica al presidente del consiglio che ha parlato di "barbarie giustizialista". "Giustizialismo? Una vecchia storia, noi facciamo indagini e processi". L'inchiesta di Potenza e l'accusa di "non arrivare mai a sentenza". "Che discorso è? Se intende lamentare un eccesso di prescrizione, può modificare le norme"

di Marco Travaglio

20 aprile 2016 - Piercamillo Davigo, dopo l’inchiesta di Potenza Renzi parla di “25 anni di barbarie giustizialista”, mentre Napolitano denuncia un “riacutizzarsi” del conflitto politica-giustizia e invoca la riforma delle intercettazioni.
Non commento le dichiarazioni del presidente del Consiglio. Ma è una vecchia storia, questa del ‘giustizialismo’ e del ‘conflitto’. Non c’è nessuna guerra. Noi facciamo indagini e processi. Se poi le persone coinvolte in base a prove e indizi che dovrebbero indurre la politica e le istituzioni a rimuoverle in base a un giudizio non penale, ma morale o di opportunità, vengono lasciate o ricandidate o rinominate, è inevitabile che i processi abbiano effetti politici. Se la politica usasse per le sue autonome valutazioni gli elementi che noi usiamo per i giudizi penali e ne traesse le dovute conseguenze, processeremmo degli ex. Senza conseguenze politiche.

Oneri di costruzione del Paip, Tar di Parma respinge nel merito il ricorso di Iren

Il Comune, tramite Pge, chiede oltre due milioni alla multiutility. Il tribunale amministrativo ha stabilito che il contributo è dovuto. Ma è battaglia sulla legittimità della riscossione

Il Tar di Parma ha detto l'ultima parola sulla controversia che da oltre due anni vede contrapposti Comune di Parma e Iren in merito al contributo di costruzione per il Paip di Ugozzolo.

L'Amministrazione nell'ottobre 2013 aveva chiesto alla multiutility il pagamento di un importo complessivo di un milione e 54mila euro di oneri di urbanizzazione, provvedimento prontamente impugnato da Iren che contestava, tra varie doglianze, che dal computo non fossero stati scontati gli importi delle opere di urbanizzazione realizzate. 

In seguito, nel corso dell'anno 2015, il Comune ha rideterminato il contributo sul presupposto che fosse stato realizzato solo il termovalorizzatore e non l'intero complesso del Paip, chiedendo a Iren 534mila euro come contributo di costruzione e altri 1.682.000 euro per mancata cessione di standard pubblici. Parma Gestione Entrate ha avviato una procedura di riscossione con tanto di ingiunzione di pagamento.

Lo scorso settembre il Tar aveva respinto la domanda di sospensiva di Iren. Lunedì 18 aprile 2016 è stata depositata la sentenza di merito: con una lunga motivazione, il ricorso è stato in parte respinto e in parte dichiarato inammissibile.

Firenze, Denis Verdini rinviato a giudizio per bancarotta aggravata

Per il senatore di Ala è la sesta volta in due anni. A processo per il fallimento della Società Toscana di Edizioni che editava il Giornale della Toscana anche l'onorevole Massimo Parisi

di MASSIMO MUGNAINI

Il senatore di Ala Denis Verdini e' stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Firenze Dolores Limongi per il fallimento della Società Toscana di Edizioni (Ste) che editava Il Giornale della Toscana, costola locale de Il Giornale della famiglia Berlusconi. L'accusa è bancarotta aggravata. E' il sesto rinvio a giudizio collezionato dal senatore in due anni.  

Paolo Ferrero, referendum trivelle: perché ho appena denunciato Matteo Renzi

Paolo Ferrero

Nel pieno della campagna elettorale relativa ai referendum sulle trivelle, Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica, ha in più occasioni svolto attività di esplicita induzione degli elettori all’astensione, violando così la norma di cui all’art. 98, D.P.R. 361 del 30 marzo 1957 (T.U. leggi elettorali): «Ilpubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse,si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000», espressamente richiamato, per la materia referendaria, dall’art. 51, L. 352 del 25 maggio 1970: «Le disposizioni penali, contenute nel Titolo VII del testo unico delle leggi per la elezione della Camera dei deputati, si applicano anche con riferimento alle disposizioni della presente legge. Le sanzioni previste dagli articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto relativamente ai referendum disciplinati nei Titoli I, II e III della presente legge».

Renzi ha quindi apertamente violato le legge. In particolare lo scorso 5 aprile 2016, in veste di Presidente del Consiglio e per di piùfisicamente dalla nota sede di Palazzo Chigi in Roma, dopo aver compiuto una serie di considerazioni sul quesito referendario, testualmente afferma: «Spero che questo referendum fallisca».

Roberto Formigoni, chiesti nove anni per ex governatore nel processo Maugeri. Pm: “Corruzione sistemica”

Per i magistrati l'ex numero uno della Regione Lombardia era "il capo e il promotore" del "gruppo criminale". Il sistema è durato più di dieci anni, durante i quali sono stati "sperperati 70 milioni di denaro pubblico con due enti al tracollo". Secondo l'accusa "senza l’adesione di Formigoni l’associazione per delinquere non sarebbe nata". Lui: "Teorema fantascientifico". Chiesti 8 anni e 8 mesi per il faccendiere Daccò e per l’ex assessore lombardo Simone che avrebbero garantito 8 milioni di benefit di lusso al senatore Ncd in cambio di rimborsi indebiti

Chiesti nove anni di reclusione per Roberto Formigoni. “Capo di un gruppo criminale” – secondo l’accusa – e al centro di “fatti gravissimi di corruzione sistemica durata dieci anni”, nei quali sono stati “sperperati 70 milioni di denaro pubblico, con due enti al tracollo, la Maugeri e il San Raffaele“. E beneficiario – sempre secondo la ricostruzione dei magistrati – di “circa otto milioni di euro in benefit di lusso” arrivati dalle tasche degli imprenditori Daccò e Simone in cambio di rimborsi indebiti. “Quello del pubblico ministero è un teorema fantascientifico, una vera fiction senza alcun riferimento alla realtà e senza alcuna prova”, ha commentato a caldo il senatore di Ncd.

“Formigoni capo del gruppo criminale”

Luigi Boschi assolto nel procedimento penale promosso dal signor Giuseppe Cattoi (Pres. ANPAS regionale)

In data odierna, 14/04/2016 nell’udienza con rito abbreviato, difeso dall’avvocato Andrea Artusi, Luigi Boschi, presente in udienza (mentre nessuno dell'ANPAS era presente), è stato assolto con formula piena per carenza di elementi di procedibilità nel processo penale promosso dal signor Giuseppe Cattoi (Pres. ANPAS – associazione nazionale Pubblica Assistenza- regione Emilia Romagna). 
A seguito della querela di Cattoi, infatti, il PM Lino Vicini della Procura di Parma  aveva emesso un decreto di condanna nei confronti di Luigi Boschi di tre mesi di reclusione convertita in 22,500 euro di multa. (DOC. PDF
Al decreto anche se giunto durante le festività natalizie, Luigi Boschi fece opposizione nei termini previsti dalla legge, non ravvisando alcuna diffamazione, né altri possibili reati e affidando l’incarico al suo legale di fiducia avv. Andrea Artusi, che fortunatamente era a Parma.   
Veniva quindi prodotta ampia documentazione, compreso l’atto costitutivo della nuova Fondazione redatto dal notaio Marco Micheli (LINK), che largamente giustificavano il diritto di cronaca del giornalista blogger parmigiano. 
Nell’udienza odierna dopo l’intervento del PM Lucia Russo, che sostanzialmente riproponeva il decreto di condanna del suo collega Vicini, veniva quindi data parola all’avvocato della difesa Andrea Artusi, il quale confermava quanto già prodotto e faceva rilevare la presenza di  fondati vizi nella stessa querela, tra cui la tardiva presentazione rispetto alla data di pubblicazione dell’articolo evidenziata nella stessa querela. E ciò la rendeva decatuta. 

Aemilia, le rivelazioni di Giglio sui locali di Parma: tra 'Ndrangheta e servizi segreti

Il pentito Giglio, considerato affidabile dagli inquirenti dell'antimafia, continua a parlare della nostra città, tra night gestiti dalla malavita organizzata, strani incontri e servizi di sicurezza

E' il primo pentito dell'inchiesta Aemilia, il primo pentito che ha cominciato a parlare degli anni dell'Ndrangheta a Parma e dell'Emilia-Romagna. Tra Reggio Emilia, Modena e la nostra città l'inchiesta Aemilia ha portato a galla un universo di rapporti mafiosi tra personaggi di vario tipo: politici, imprenditori edili, in un caso un giornalista, imprenditori. E dopo le rivelazioni sui 500 mila euro che sarebbero stati consegnati in un sacco nero per l'acquisto dei terreni sui quali si speculò a Sorbolo per riciclare soldi dell'Ndrangheta, secondo gli inquirenti riferiti direttamente al boss Nicolino Grande Aracri, ora Giglio è tornato a parlare di Parma e di alcuni locali. A cominciare da 'La Para' di Baganzola, sequestrato nell'ambito dell'inchiesta Aemilia, per gli inquirenti riconducibile a Bolognino, considerato dall'antimafia braccio destro di Nicolino Grande Aracri. Oltre alla Para il pentito ha parlato anche del Free di via Zarotto, dell'Indian Park e dell'Havana. Secondo le parole di Giglio poi due uomini dei servizi segreti avrebbero frequentato il night 'La Para', presentati da un Agente della Questura di Parma, poi finito ai domiciliari per l'inchiesta Venus, che nel 2012 portò a 26 arresti a Parma per la prostituzione nei night, che si intreccerebbe così con la maxi-inchiesta sull'Ndrangheta.“ 14 aprile 2016

Fonte Link http://www.parmatoday.it/cronaca/aemilia-pentito-giglio-night-club-servizi-segreti.html

Inchiesta petrolio, il ministro Delrio presenta un esposto

Il capo del dicastero per le Infrastrutture risponde al tentativo di coinvolgerlo nel caso che ha travolto la sua collega Guidi. La procura di Roma apre un fascicolo

ROMA - Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha presentato esposto alla Procura di Roma per la vicenda di un suopresunto coinvolgimentonell'inchiesta petrolio. Lo ha detto lui stesso a margine di un convegno a Novara sulla logistica. "Ho presentato esposto alla Procura di Roma". I giornalisti gli hanno chiesto: si è fatto un'idea del perché l'hanno preso di mira? "Non fatemi domande inutili", ha risposto. A seguito dell'esposto, la procura di Roma ha aperto un fascicolo che, al momento, non presenta né ipotesi di reato né indagati.

A quanto pare, il ministro si è recato personalmente in Procura per presentare l'esposto. L'iniziativa del ministro è legata ad alcune intercettazioni tra Valter Pastena, direttore generale della Ragioneria Generale dello Stato, e Gianluca Gemelli, compagno dell'ex ministro Guidi nelle quali si fa riferimento ad un presunto dossieraggio da parte dei carabinieri, con tanto di foto, relativo al ministro Delrio.

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