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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Abano Terme, arrestato sindaco appena eletto. E' accusato di corruzione

La "Tangentopoli delle terme" riguarda un presunto giro di tangenti per la manutenzione del verde e altri reati legati alle terme. Altri 4 arresti e 18 indagati a piede libero

PADOVA - Si trova in carcere il sindaco di Abano Terme (Padova) Luca Claudio, eletto in una coalizione di liste civiche di centrodestra, con l'accusa di corruzione, concussione, induzione indebita. L'indagine, che sembra costituire una sorta di "Tangentopoli delle terme", e che ha portato all'alba di oggi al suo arresto prende le mosse dall'inchiesta aperta lo scorso anno dalla guardia di finanza per un giro di presunte tangenti sulla manutenzione del verde. Non solo. Svelerebbe un giro di 'bustarelle' ben più ampio e capace di coinvolgere l'edilizia, l'edilizia scolastica, la manutenzione e quasi tutti i settori della vita delle amministrazioni pubbliche.

In totale sono cinque le persone coinvolte dalle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip ed eseguite alle prime ore dell'alba dalla guardia di finanza per il presunto giro di tangenti. Oltre al neo sindaco c'è un pubblico amministratore e tre imprenditori, tutti indagati a vario titolo per i reati di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e riciclaggio. Altri 18 soggetti sono indagati a piede libero nel medesimo procedimento penale. In corso anche 22 perquisizioni domiciliari e locali.

Fonte Link repubblica.it 

Mafia Capitale, numero di migranti gonfiato al Cara di Mineo: sei indagati

Truffa da almeno un milione di euro ai danni della Ue: rimborsi non dovuti alle ditte impegnate al centro d'accoglienza

di NATALE BRUNO

Al Cara di Mineo, uno dei più grandi centri europei per rifugiati in provincia di Catania per anni ci sarebbe stato un numero ‘gonfiato’ di presenze di migranti per far lievitare i compensi alle ditte impegnate nei servizi del centro di accoglienza. L’ente gestore del cara di Mineo avrebbe così corrisposto per quattro anni,  dal 2012 al 2015, importi superiori a quelli dovuti per oltre un milione di euro. E’ quanto emerge dall’indagine avviata dalla procura di Caltagirone, nata da una costola dell’inchiesta Mafia capitale. Sei informazioni di garanzia sono state notificate a funzionari e impiegati del Cara, indagati a vario titolo per i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.

L’analisi della contabilità relativa alle presenze giornaliere dei migranti ospiti del Cara, finalizzata alla liquidazione delle somme spettanti all’“ente gestore”, secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari, ha evidenziato che sono stati rendicontati e corrisposti importi superiori a quelli dovuti. Agenti della Squadra mobile di Catania e del commissariato di Caltagirone, guidati dal questore Marcello Cardona, stanno eseguendo un decreto di perquisizione e di sequestro.

Mazzette per appalti campi rom: 4 arresti e perquisizioni al Comune di Roma

Il giro di tangenti riguarda funzionari del dipartimento politiche sociali e salute e risale al periodo compreso tra la fine del 2013 e il marzo del 2014 

Arresti e perquisizioni per dipendenti del Comune di Roma e imprenditori coinvolti in una vicenda di corruzione. Una inchiesta della Procura su un giro di mazzette, che non ha alcun legame con la maxinchiesta su Mafia Capitale, e che riguarda la gestione di alcuni campi nomadi della Capitale. Il giro di tangenti riguarda funzionari del dipartimento politiche sociali e salute del Comune e risale al periodo compreso tra la fine del 2013 e il marzo del 2014.  

Il gip Flavia Costantini, accogliendo le richieste dei pm Maria Letizia Golfieri, Carlo Lasperanza, Edoardo De Santis e Luca Tescaroli, coordinati dall'aggiunto Paolo Ielo, ha disposto il carcere per Roberto Chierici e Massimo Colangelo, rappresentanti di fatto di alcune cooperative, per Loris Talone, imprenditore nonche' assessore all'Agricoltura al Comune di Artena e per Salvatore Di Maggio, presidente del Consorzio 'Alberto Bastiani Onlus'. I reati ipotizzati dal gip Flavia Costantini sono corruzione, falso in atto pubblico e turbativa d'asta.
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Ai domiciliari sono finiti Eliseo De Luca, vigile urbano dipendente del Dipartimento e Alessandra Morgillo, altra dipendente comunale. La misura interdittiva e' stata applicata a carico di Vito Fulco, funzionario del Comune legato alla Salvatori. L'inchiesta, portata avanti dai carabinieri della compagnia di Roma Eur, ha come arco temporale il periodo che va dalla fine del 2013 alla fine del 2014, quasi in coincidenza con la prima tranche di arresti di 'Mafia Capitale'.

Fonte Link roma.repubblica.it
 

Sentenza storica: "La 'ndrangheta esiste". Lo dice la Cassazione e non è una ovvietà

ATTILIO BOLZONI

LA MAFIA non ci sarà ad Ostia - come assicurano i giudici della Corte di Appello di Roma - però, in Calabria, sicuramente la ‘ndrangheta c’è. Detta così potrebbe sembrare anche una banalità, ma per la prima volta — ieri — la Cassazione ha messo il suo bollo sull’esistenza in vita di questa associazione criminale segreta. Una sentenza di ultimo grado attesta che la ‘ndrangheta non è un’invenzione letteraria o giornalistica, è una mafia con i suoi capi e le sue regole, è una mafia pericolosissima che per lungo tempo ha considerato la Calabria il cortile di casa propria.

Se lo ricorderanno i boss di Reggio, e quelli della Piana di Gioia Tauro e gli altri dell’Aspromonte, il 17 giugno del 2016 — un venerdì 17, sarà un caso? — data indimenticabile per la giustizia italiana e anche per loro, i capi di una consorteria di assassini che per decenni è rimasta al riparo, lontana dai riflettori, nascosta, impenetrabile.

Jacobazzi chiama l'ex sindaco di Parma Pietro Vignali sul banco dei testimoni

Processo Green Money, nelle liste dei testi della difesa compaiono nomi noti. Chiesta la ricusazione del presidente del collegio per incompatibilità

C'è anche il nome dell'ex sindaco Pietro Vignali nella lista dei testimoni depositata dalla difesa di Giovanni Maria Jacobazzi nel corso del processo che vede imputato l'ex comandante della municipale di Parma, coinvolto nell'inchiesta Green Money.

Tra i 48 testi della lista della difesa ci sono altri nomi noti: il consigliere di Forza Italia ed ex vicesindaco Paolo Buzzi, l'ex prefetto d Parma Paolo Scarpis, i politici Luigi Giuseppe Villani e Giovanni Paolo Bernini, l'ex comandante dei carabinieri Paolo Cerruti e l'ex questore Gennaro Gallo.

Esplosione al Tribunale di Taranto. Evacuato.

Tanta paura questa mattina al Tribunale di Taranto in via Marche. Le aule e gli uffici sarebbero stato evacuati dopo il rumore di uno scoppio. Non si è trattato di una bomba, come il rumore aveva fatto temere, ma dell’esplosione della cabina elettrica interna (anche se alcune fonti parlano della combustione del server).  Sul posto sono giunti prontamente i Vigili del Fuoco di Taranto che stanno intervenendo con idranti e personale specializzati.

Si teme per i documenti custoditi all’interno dei sotterranei del Tribunale di via Marche dove si trova anche l’archivio della struttura giudiziaria tarantina.

Transennata e presidiata tutta l’area attorno al Tribunale tra C.so Italia, via Marche e via Medaglie d’Oro.

Fonte Link: http://www.tvmed.tv/esplosione-al-tribunale-di-taranto-evacuato-il-video-dei-vigili-del-fuoco-video/#.V2J14bYa9ys.facebook 

Calenda sulla Consob: "Errori gravi, la Gabanelli ha ragione"

Il ministro dello Sviluppo Economico accoglie la tesi di Report sulla responsabilità di Giuseppe Vegas per l'eliminazione degli scenari di probabilità nei prospetti informativi delle obbligazioni bancarie. L'Unione Nazionale Consumatori torna a chiedere le dimissioni del presidente dell'Authority

ROMA - "Non sta al governo commentare l'operato di autorità indipendenti, ma degli errori gravi sono stati fatti. La Gabanelli ha ragione". Lo afferma il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, intervistato da Giovanni Minoli su Radio24 sull'operato della Consob. Il riferimento è all'eliminazione degli scenari di probabilità nei prospetti informativi delle obbligazioni bancarie da parte della Consob, denunciata dalla trasmissione Report, in relazione al caso delle quattro banche messe in procedura di risoluzione nel novembre dell'anno scorso, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Marche e Cassa di Risparmio di Chieti.

L'Antitrust multa per 14,5 milioni Acea, Edison, Eni ed Enel

L'Autorità ha punito i fornitori di elettricità per pratiche troppo aggressive di fatturazione nei confronti dei clienti. Esultano le associazioni di consumatori

L'Antitrust ha comminato sanzioni per complessivi 14,530 milioni di euro nei confronti di cinque gruppi elettrici: Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico. Lo ha comunicato la stessa Autorità garante per la concorrenza e il mercato.

Le multe. I provvedimenti riguardano i meccanismi di fatturazione e le ripetute richieste di pagamento per bollette non corrispondenti a consumi effettivi, nonché gli ostacoli frapposti alla restituzione dei rimborsi. Le multe sono così suddivise: Acea 3,6 milioni, Edison 1,725 milioni, Eni 3,6 milioni, Enel Energia e Enel servizio elettrico rispettivamente 2,985 e 2,620 milioni.

RIPRENDIAMOLI: La sfida per i beni confiscati alla mafia

"Confiscati Bene" è un progetto di data journalism per censire il patrimonio, frutto di attività illegali, che lo Stato ha sottratto alla criminalità: 27.000 case, terreni, aziende, auto di lusso. Solo 11.000 sono stati riassegnati. La mappa, le leggi, la burocrazia, le storie: un'inchiesta sui tesori che aspettano di essere restituiti alla comunità. Con il vostro aiuto

Sul terreno sequestrato nel 1999 al boss Matteo Messina Denaro - il nuovo capo di Cosa Nostra in Sicilia, ricercato numero uno dalla polizia italiana - doveva nascere un campo di calcio. Ma ancora nulla è stato fatto.

Il palazzo storico confiscato alla camorra, dove Giuseppe Garibaldi dormì e dove nel 1860 venne firmata la resa di Capua, da venti anni sta andando in rovina.
La pizzeria di un boss della ‘ndrangheta infiltrato a Lecco, nel cuore produttivo del Nord Italia, è chiusa da 24 anni. 

Alluvione, sindaco Pizzarotti indagato. Le reazioni

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti di nuovo indagato. Per il primo cittadino la Procura di Parma ipotizza l'ipotesi di reato di "disastro colposo", nell'inchiesta aperta sull'alluvione dell'ottobre 2014. Le reazioni.

Paolo Buzzi, Forza Italia Parma - Francesca Gambarini, Forza Italia Fidenza - "Nel 2014 la piena del Baganza causo milioni di euro di danni a Parma. Nei giorni successivi scoppiò la polemica sulla corretta gestione del sistema d’allerta – anche noi chiedemmo i chiarimenti del caso - e la Procura aprì un’indagine. Oggi veniamo a sapere dalla stampa che il sindaco Pizzarotti, il comandante della Polizia municipale Noè e alcuni tecnici sarebbero indagati per disastro colposo proprio in riferimento all’alluvione.

Giustizia, manca il personale. Allarme di Spataro: "Procura in tilt, rischiamo di chiudere"

Torino, lunga lettera del magistrato al ministro Orlando: "Concorsi bloccati da anni, gli uffici non sono in grado di dare risposte ai cittadini". Ed è caos in tutta Italia

di LIANA MILELLA

ROMA. Una situazione "gravissima". Che potrebbe portare, alla procura di Torino ma anche in altri uffici giudiziari italiani, "perfino a bloccare o a limitare alcuni servizi come quelli destinati al pubblico". La causa? Invecchiamento progressivo e cronica mancanza del personale amministrativo per il quale, come denuncia il procuratore di Torino Armando Spataro, "non si fanno concorsi da quasi vent'anni". Di fronte al rischio concreto di dover rinunciare ad alcuni servizi, amaramente commenta: "Sarebbero inevitabili le ricadute sull'efficienza e autorevolezza della funzione giudiziaria".

Roberto Ghiretti (PU) sulle indagini per disastro colposo in cui è coinvolto il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti

Dispiace dirlo ma alla fine i nodi vengono come sempre al pettine. Le indagini sull'operato del Sindaco in occasione dell'alluvione che ha colpito la nostra città nell'ottobre del 2014 sono una naturale conseguenza di tutte quelle perplessità che avevo sollevato anche in Consiglio comunale nei giorni immediatamente successivi all'evento.

Troppe le incongruenze, troppi i segnali che indicavano un totale scollamento del Sindaco rispetto a quanto stava avvenendo, con un post su Facebook che proprio mentre il Baganza esondava, alle 18.39, spiegava che “Alle ore 18, la situazione sta migliorando” e “Preoccupa soprattutto il Baganza”.

E anche sul fronte della prevenzione suonavano pesanti le raccomandazioni scritte dal commissario Ciclosi nella sua relazione finale in merito alla cassa di espansione sul Baganza, raccomandazioni alle quali questa amministrazione non ha mai dato seguito, almeno fino all'alluvione.

Ma quello che mi ha colpito maggiormente di questa vicenda è stato l'atteggiamento tenuto dal Sindaco nel corso del Consiglio comunale in cui si parlava della vicenda: non un'ammissione di difficoltà, non una valutazione quanto meno dubitativa. Per me e per chi come me chiedeva spiegazioni ci sono state solo parole di scherno e l'accusa incredibile di essere uno sciacallo, accusa poi ripresa anche da qualche fan nei media, specialista nello stare sempre dalla parte del più forte.

Per non parlare poi del modo incredibile con il quale questa amministrazione si è appropriata del prezioso lavoro dei volontari nei giorni immediatamente successivi alla tragedia. Una narrazione pretestuosa secondo la quale fare domande al Sindaco equivaleva ad attaccare gli “angeli del fango”. Salvo poi, ovviamente, lasciare completamente soli i cittadini colpiti direttamente dall'alluvione, i quali ancora oggi lamentano una generale amnesia da parte dell'istituzione Comune.

Alluvione del 2014 a Parma, indagato il sindaco Pizzarotti

Coinvolti anche il capo dei vigili e tre tecnici

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il capo dei vigili Gaetano Noè e tre tecnici sono stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di disastro colposo in merito all'alluvione che nell'ottobre 2014 ha causato a Parma milioni di euro di danni.

Il primo cittadino nelle settimane scorse ha ricevuto un avviso di garanzia per la vicenda delle nomine al teatro Regio di Parma, vicenda che gli è costata la sospensione dal M5s per aver tenuto nascosto l'atto della Procura. Nei giorni scorsi era già emersa la possibilità che Pizzarotti fosse coinvolto in un'altra indagine. 

Sono stati indagati per disastro colposo anche il direttore dell'Agenzia regionale di protezione civile Gabriele Mainetti, l'ex responsabile del servizio tecnico di bacino Gianfranco Larini e l'ex dirigente della protezione civile della Provincia Gabriele Alifraco.

Pizzarotti in queste ore è di ritorno dalla Cina dove si è recato in viaggio istituzionale. A questo punto la sua posizione all'interno del Movimento potrebbe complicarsi ulteriormente a un anno dal voto amministrativo a Parma.

Bancarotta fraudolenta: arrestato Marusi Guareschi

Marusi Guareschi (noto in passato per la "Repubblica della Terra"), 66 anni, residente a Parma, è stato rintracciato al suo domicilio a Sant'Ilario d'Enza, dove vive con la famiglia. 
Oltre alla reclusione sono previste l'inabilitazione all’esercizio di imprese commerciali, l’interdizione dai pubblici uffici e l'incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per cinque anni. 
Rodolfo Marusi Guareschi è stato portato in carcere a Reggio Emilia. 

Arrestato imprenditore edile a Parma Antonio Moisè

In carcere Antonio Moisè, 55enne noto per questo tipo di condotte illecite. Sequestrati appartamenti e terreni per 3 milioni di euro in zona San Prospero

E' stato arrestato mercoledì dalle Fiamme gialle di Parma il noto imprenditore edile Antonio Moisé, 55 anni, con l'accusa di essersi specializzato nella spoliazione di aziende solide tramite prestanome, condotte poi verso la bancarotta fraudolenta. Moisé, originario della Calabria e residente da decenni a Parma, non è nuovo a questo tipo di reati.

L'indagine, condotta dalla locale Procura, ha fatto scattare un'operazione tra le province di Parma e Reggio Emilia: oltre alla custodia cautelare in carcere per l'imprenditore, sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro, consistente in 4 appartamenti, 2 box auto ed un terreno edificabile nella zona di San Prospero.
Gli accertamenti del Nucleo di Polizia Tributaria hanno ricostruito tutte le complesse dinamiche illecite: e? stato necessario analizzare i bilanci di diverse societa? e la documentazione contabile e di gestione delle stesse. Sono stati ascoltati decine di operatori del settore edile che hanno avuto contatti con l’azienda fallita ed i dipendenti della stessa. A supporto di tutta l’attivita? di indagine sono state determinanti le risultanze delle intercettazioni telefoniche effettuate conversazioni tra gli indagati.

L’imprenditore arrestato spogliava le societa? mediante l’appropriazione di somme di denaro, attrezzature, beni mobili ed immobili e simulando finte vendite di appartamenti e terreni edificabili a controparti consenzienti. Tra queste c'è anche la convivente, che pur avendo una posizione reddituale insignificante e? risultata proprietaria di ben quattro appartamenti.

Parma, i guai del rettore a Cinque Stelle

Loris Borghi, da due anni alla guida dell'ateneo di Parma, è accusato di avere favorito la convivente nella ristrutturazione dei dipartimenti di medicina. Il magnifico respinge le accuse e si dice vittima di un attacco politico per la sua presunta vicinanza al sindaco grillino Pizzarotti. La Guardia di finanza indaga 

Silvia Casanova e Gianfrancesco Turano

Guai in vista per il Magnifico rettore dell'università di Parma, Loris Borghi, in carica da due anni. Un esposto mandato ai Nas dei carabinieri e poi girato alla Guardia di finanza contesta a Borghi la nomina della convivente Tiziana Meschi alla guida di due strutture create tra il febbraio e l'aprile del 2014: l'unità operativa complessa di medicina interna e lungodegenza critica e il dipartimento geriatrico-riabilitativo dell'Azienda ospedaliera universitaria di Parma.

A poche ore dalla nostra inchiesta, la Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni e sequestri di documenti negli uffici amministrativi dell'Ateneo come riporta Repubblica Parma

Nei guai Loris Borghi, rettore a Parma: Incarichi a pioggia per l'ex allieva Tiziana Meschi

EMILIO MARRESE

PARMA - Il professore e l'allieva. Lui un bel giorno diventa rettore e lei improvvisamente fa una carriera vertiginosa nell'azienda ospedaliera, il paese è piccolo e la gente mormora accidenti se mormora su quei due e la loro relazione - finché qualcuno non presenta un esposto ai carabinieri, la Procura indaga per abuso d'ufficio, l'anticorruzione di Cantone viene avvertita, la Finanza si presenta all'università (ieri mattina) per portar via un bel po' di scatoloni di documenti e lo scandalo finisce sui giornali (L'Espresso oggi in edicola).

Gli ingredienti per il torbido intrigo di provincia ci sono tutti: le maldicenze, i pettegolezzi pruriginosi, la delazione, la vendetta, la faida accademica, il complotto politico, camici bianchi, baroni e toghe. "Quei due stanno insieme da quindici anni, ci metto la mano sul fuoco, lo sanno tutti, vanno in vacanza assieme, convivono, fanno vita mondana, stanno sempre appiccicati": è la vox populi, che s'insinua sotto le lenzuola. Ma loro negano qualsiasi rapporto sentimentale, né ora né mai, lei addirittura ferocemente. "Mi attaccano perché ritenuto vicino ai grillini", dice lui. "Mi attaccano perché donna", dice lei.

Università Parma, indagine su concorso ed esposto contro rettore Loris Borghi

Istituzione al centro di un terremoto che potrebbe coinvolgere anche Loris Borghi, alla guida dell’Ateneo dal 2013. L'accusa per lui è quella di aver favorito la carriera in ambito ospedaliero di una professionista indicata come la sua convivente. Guardia di finanza nella sede di borgo Orsoline

Cutro, M5S si ritira dalla corsa elettorale per la parentela fra candidati e ‘ndranghetisti

Il candidato sindaco grillino del paese del Crotonese è figlio di Gino Frontera, deceduto nel 2013. Secondo gli investigatori , l'uomo era il collettore fra il boss Nicolino Grande Aracri e gli ambienti istituzionali. Morra: “Passo indietro per responsabilità politica”

Lucio Musolino

Candidati parenti di soggetti legati alla cosca del boss Nicolino Grande Aracri. Per questo motivo, il Movimento 5 Stelle si è ritirato dalle elezioni comunali di Cutro.

“Abbiamo effettuato controlli e quando il 10 maggio abbiamo scoperto i legami anagrafici abbiamo invitato la lista a fare un passo indietro che è avvenuto dimostrando responsabilità politica”. Il senatore Nicola Morra archivia così la pratica Gregorio Frontera, fino a nove giorni fa candidato a sindaco dei grillini in una delle cittadine a più alta densità mafiosa della provincia diCrotone.

Nella lista del M5S era candidata anche la sorella Teresa Frontera. Entrambi erano figli di Luigi detto “Gino”, deceduto nel 2013 e finito nelle carte dell’inchiesta “Aemilia” che ha scardinato la cosca Grande Aracri e, soprattutto, gli interessi della famiglia mafiosa calabrese a Reggio Emilia. Frontera veniva definito dai magistrati un “collettore” tra il boss Grande Aracri e alcuni soggetti che, “seppure non organicamente associati sono in grado di assicurare al sodalizio entrature nelle sedi istituzionali”.

Commercialista di Parma a capo di una holding criminale sgominata dalla Finanza

Era soprannominato il "Barqueiro" perché traghettava valori di aziende in fallimento all'estero per sottrarli ai creditori. Maxioperazione internazionale delle Fiamme Gialle di Modena con sei arresti e 11 milioni sequestrati

Un commercialista parmigiano era al vertice di una "holding criminale" che si occupava di nascondere capitali ai creditori di aziende in dissesto tramite fittizi trasferimenti all'estero.

Il professionista, originario di Reggio Emilia e residente a Parma, è tra le sei persone arrestate con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla  bancarotta fraudolenta, al riciclaggo internazionale e a reati tributari di varia natura nell'ambito dell'operazione "Barqueiro" della Guardia di finanza di Modena.

Dalle prime luci dell'alba i finanzieri hanno eseguito sei misure di custodia cautelare e sequestrato un patrimonio, tra beni mobili e immobili, del valore di circa 11 milioni di euro.

Circa 40 le perquisizioni, eseguite in diverse regioni italiane ed all’estero, che hanno visto coinvolti oltre 100 finanzieri, e le forze di polizia di Portogallo, Slovenia e Spagna, con il supporto di Eurojust, Agenzia dell’Unione Europea che si occupa della cooperazione giudiziaria tra le varie autorità nazionali degli Stati membri.

Il professionista parmigiano, di cui non sono state fornite le generalità, è stato arrestato a Parma dove risiedeva di fatto pur essendo iscritto nelle liste Aire degli italiani all'estero. La dichiarazione di residenza in Portogallo sarebbe stata, secondo gli inquirenti, solo una copertura.

L'uomo è risultato al centro di svariati fallimenti societari. Le indagini condotte dai pm Lucia Musti e Marco Imperato della Procura di Modena sono durate un anno e mezzo e sono state caratterizzate dal ricorso a strumenti operativi ad alta penetrazione investigativa.

Racconto di Albertina Soliani dal Tribunale di Reggio Emilia di una seduta del Processo Aemilia

Operazione Aemilia

Entrare nell’aula del maxiprocesso Aemilia comunica immediatamente il senso di straordinarietà dell’evento. Un fatto giuridico, criminale, sociale e politico senza precedenti. Tutto qui è fuori dall’ordinario: la struttura, il regime di controlli, il senso di spaesamento dei visitatori, che oggi sono numerosi grazie ad Istituto Cervi ed ANPI, e ai ragazzi della III P delLiceo Canossa. Sono inediti anche gli sguardi e le posizioni in aula tra i rappresentanti della comunità Reggiana attonita ma (oggi) vigile e guardinga, e i familiari e amici (forse “colleghi”) degli imputati, che guardano tutti con occhi nuovi, forse un po’ipocriti. Sono vissuti e vivono tra noi, gli ‘ndranghetisti. Sono cresciuti con noi, si sono arricchiti insieme a noi. Ma ora si aggirano nell’aula come alieni, espulsi dalla società Reggiana in modo frettoloso, mente si consuma la necessaria liturgia della giustizia.

Forse ai ragazzi non ancora maggiorenni questi brivido di separazione non arriva. Oggi c’è rappresentata in aula l’ideale continuità con i valori più sani di questa terra: ll’antifascismo, la

Vocazione alla democrazia , la capacità di trasmettere questa matrice identitaria nelle nuove generazioni insieme alle istituzioni scolastiche e alla società. Ci sono, come sempre, i rappresentanti di Libera di Reggio Emilia e dell’Emilia ?Romagna, che stanno seguendo con continuità e rigore il dibattimento in aula. Quasi in solitario, apprendiamo. Sono l'orologio qualche modo a guidarci, a raccontarci gli invisibili retroscena di gesti, comportamenti, tempi morti. “Quelli sono gli imputati a piede libero”. “Quelli aspettano gli avvocati della difesa”. Ecc.

Gambling, Pasquale Chirico Pratticò (detto Lillo poker) va ai domiciliari

Uno dei principali indagati dell'inchiesta esce dal carcere. Il racconto di Pasquale Chirico Pratticò ha permesso di ricostruire il sistema gestito da "Mariolino" Gennaro. Che organizzava eventi con il patrocinio del Comune di Reggio al tempo di Scopelliti

REGGIO CALABRIA Passa dal carcere ai domiciliari Pasquale Chirico Pratticò, meglio conosciuto come "Lillo Poker", fra i principali indagati del procedimento Gambling, scaturito dall'inchiesta che ha svelato come le 'ndrine abbiano trasformato una serie di società di giochi online in gigantesche lavatrici, usate dal clan Tegano per ripulire il denaro sporco.
Il gip Karin Catalano, ha accolto l'istanza dell'avvocato Giovanni De Stefano, che per il suo assistito aveva chiesto la scarcerazione, o in subordine i domiciliari, sia per ridimensionate esigenze cautelari, sia per gravi problemi familiari. Un'istanza accolta dal gip, che probabilmente ha valutato in maniera positiva anche l'atteggiamento di "Lillo poker", che fin dal principio non si è sottratto né alle sue domande, né a quelle del pm Stefano Musolino.
Laureato in medicina, ma per sua stessa ammissione giocatore di poker professionista, Pratticò non è nato uomo di 'ndrangheta e – sostiene – pur essendo stato cosciente di vivere sull'orlo dell'illegalità, non si è mai sentito un mafioso. Al massimo – dice quasi con candore al pm Stefano Musolino che lo interroga – un furbetto, un evasore, uno in grado di truffare gli Stati in cui per anni ha vissuto, giocando su tavoli formalmente inesistenti, ma che facevano girare milioni. E tramite i quali – dice la Procura – si lavavano milioni, grazie a chi come Mario Gennaro ha capito di poter trasformare quella malattia per il gioco che affligge molti, in un business doppiamente redditizio e sicuro. Un sistema di cui Pratticò ha parlato in dettaglio con i magistrati.

Policlinico di Modena, chiesto il processo per 50 persone. “Giro di tangenti per assegnare lavori a coop rosse”

Secondo la procura, l'ex direttore generale Stefano Cencetti intascò mazzette per assegnare appalti senza bando a imprese conosciute. Contestati a vario titolo i reati di turbativa d'asta, corruzione, abuso d'ufficio. Le intercettazioni tirano in ballo anche il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini

di David Marceddu e Gianmarco Aimi

24 maggio 2016 - Al centro dell’inchiesta c’è un vero e proprio sistema di turbativa d’asta e corruzione che coinvolge manager di spicco delle più importante cooperative rosse emiliane. Almeno questa è la convinzione della procura della Repubblica di Modena, che ha inviato una cinquantina di richieste di rinvio a giudizio per il caso del Policlinico della città. Al centro dell’indagine, partita all’inizio del 2014, c’è Stefano Cencetti, ex direttore generale della struttura ospedaliera. Secondo il procuratore capo Lucia Musti e i sostituti Pasquale Mazzei e Marco Nicolini, l’ex manager faceva in modo che i lavori (spesso milionari) finissero in mano ad aziende, nella maggior parte dei casi coop, in cambio di denaro che transitava attraverso società intestate allo stesso Cencetti. Il tutto “nel quadro di una sistematica spartizione delle commesse”, avevano ribadito più volte i pm al momento della chiusura dell’inchiesta un anno fa. Sarà ora il giudice per le udienze preliminari a decidere chi dovrà andare a processo e chi invece sarà prosciolto. I reati contestati – tutti in ipotesi commessi fino al 2012, quando Cencetti lasciò la poltrona – sono diversi a seconda degli imputati: i più ricorrenti sono turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio. ù

Carife, la procura indaga per bancarotta fraudolenta

l crac dell'istituto di credito ferrarese fu provocato da un buco di 433 milioni di euro

La Procura di Ferrara ora indaga anche per bancarotta fraudolenta su Carife, una delle quattro banche coinvolte con BancaEtruria, Carichieti e Banca Marche nel decreto Salvabanche del governo. Il reato è già rubricato nel registro della procura, articolo 216, bancarotta fraudolenta.

Come riporta oggi il quotidiano "La Nuova Ferrara", dopo aver ricevuto la relazione di Antonio Blandini, commissario liquidatore di Vecchia Carife dichiarata insolvente, la procura cittadina ha aperto la nuova inchiesta per bancarotta per valutare chi, tra dirigenti e membri dei vari cda che si sono susseguiti almeno negli ultimi 10 anni, abbia deciso o avallato le scelte della banca che l'hanno poi portata al crac: un buco stimato nella dichiarazione di insolvenza di 433 milioni di euro, al 22 novembre 2015, data del decreto Salvabanche che ha azzerato azioni e obbligazioni.

L'inchiesta ha già mosso i primi passi e dovrà accertare - come recita la legge fallimentare, articolo 216 - "chi ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto e dissipato in tutto o in parte i beni, oppure allo scopo di recare pregiudizio ai creditori ha esposto o riconosciuto passività inesistenti". Dal punto di vista giuridico è il salto dell'inchiesta, destinata ovviamente a complicarsi e a complicare le indagini, ma che al tempo stesso permetterà agli inquirenti - il pool di pm, procuratore capo Bruno Cherchi e i sostituti Barbara Cavallo e Stefano Longhi che coordinano gli ispettori della Guardia di finanza - più margini investigativi. E soprattutto di indagare a 360 gradi sul passato di Carife.

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