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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

PAREGGIO DI BILANCIO, ORLANDO: MI VERGOGNO, LA BCE CI RICATTÒ

«Se non inserite il pareggio di bilancio nella Costituzione, vi tagliamo i viveri: restate a secco, senza stipendi». Così la Bce di Mario Draghi ricattò il governo, che dovette piegarsi: la norma ammazza-Italia fu varata l’8 maggio 2012 dall’esecutivo guidato dal super-tecnocrate Mario Monti, per avere effetto a partire dal 2014. A rivelarlo è il ministro della giustizia, Andrea Orlando. Lo ricorda “ByoBlu”, il video-blog di Claudio Messora, che rende pubblico un frammento della conversazione tra Orlando, il giurista Gustavo Zagrebelsky e la giornalista Silvia Truzzi, durante la festa del “Fatto Quotidiano” il 3 settembre 2016. «Speriamo che questa confessione muova gli elettori e i cittadini verso la scelta di governi più decisi nella tutela dei loro interessi», scrive “Scenari Economici”, riproponendo le dichiarazioni rese dal ministro, esponente del Pd. «Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi, sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali», dice Orlando, in modo esplicito: «I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto».

Claudio Borghi: via titoli che compra Bce da computo debito/Pil

"Nel programma è contenuta la proposta che il governo italiano si attiverà per proporre che in sede Ue, i titoli di stato di tutti i Paesi europei, ricomprati dalla Bce, non vengano computati nel rapporto debito-Pil". Lo ha spiegato il deputato della Lega, Claudio Borghi annunciando uno dei punti contenuti nel contratto di governo tra Lega e M5s.

Fonte Link: http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/chiuso-tavolo-m5s-lega-per-il-governo-nel-contratto-non-c-e-l-uscita-dall-euro_3140252-201802a.shtml?refresh_cens

Pier Carlo Padoan e la fine dell’euro: finirà come lo Sme nel 1992?

Chissà se Pier Carlo Padoan quando rifletteva ad alta voce sulla necessità di liberarsi dei vincoli strutturali che zavorrano l’Italia da 20 anni si riferiva all’entrata dell’Italia nella moneta unica. Se prendiamo per buoni i riferimenti temporali citati dal ministro tutto sembra ricondurre a quei vincoli strutturali oggetto della questione. Nel 1996 infatti siamo entrati nuovamente nello Sme, agganciando la lira al cambio fisso con l’Ecu, così da produrne una consistente rivalutazione nei confronti delle altre valute europee. Non è affatto un caso che da quell’anno in poi sia iniziato il lento declino della produttività italiana, dal momento che ci siamo difatti vincolati a untasso di cambio troppo forte per le nostre esportazioni prima di fare il nostro ingresso in un’altra unione di cambi fissiirreversibile, qual è l’euro.

Sappiamo fin troppo bene come l’euro sia la moneta della Germania. Il dato di fondo che sta nelle osservazioni di Padoan, sta nel riconoscere che l’euro così com’è non ha molte prospettive di lunga durata, e che se la Germania “non condivide i rischi” dell’unione monetaria, tanto vale non continuare e finirla qui. Quello che il ministro ci sta dicendo, in altre parole, è che abbiamo superato da un pezzo il punto di non ritorno. La Germania si trova in questo momento nella migliore posizione possibile, e non ha alcun interesse a cambiare né a rinunciare al suo bonus di competitività sugli altri paesi europei. Se l’euro non dovesse essere più l’espressione degli interessi tedeschi, la Germania stessa sarebbe pronta ad uscirne. Per capire in che modo e con quali esiti potrebbe concludersi questa storia, è utile ricordare il precedente dello Sme, il cosiddetto serpentone monetario europeo padre dell’euro, al quale l’Italia si legò nel 1979 prima (il primo Sme) e nel 1986 poi, il secondo Sme,noto anche come Sme credibile.

I Governi finanziano George Soros e lui finanzia Migranti, Gender, Rom, Detenuti, Legalizzazione droga e Colpi di Stato nel mondo!

Le Istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali sono Partners (finanziatori) della Open Society Foundation di George Soros. Governi, UE, ONU, OMS, UNESCO, UNICEF, e moltissimi altri enti, sono nella lista dei finanziatori.

Già con questa scandalosa e spudorata ammissione ufficiale bisognerebbe prendere atto dell’origine di moltissimi problemi nazionali e non. Ma andiamo oltre, nel nostro piccolo, per cercare di capire cosa ci fa con i soldi pubblici, George Soros e la sua Open Society Foundation. Aiuta i terremotati, i poveri, i disoccupati, gli emarginati, le famiglie? NO! 

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia i ROM europei.

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia, secondo La Stampa, Il Giornale ed altri quotidiani, le principali ONG impegnate nel traffico di africani verso l’Italia, come Médecins sans frontières, Save the children, Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Proactiva Open Arms, Sea-watch.org, Sea-Eye, Life boat.

 La Open Society Foundation di George Soros avrebbe finanziato persino il Comune di Lampedusa per accogliere i migranti.

– La Open Society Foundation di George Soros ha finanziato il blog Fortress Europe di Daniele Del Grande, il presunto giornalista italiano imprigionato in Turchia (e poi liberato con tanta enfasi patriottica da parte di Alfano) che si occupa di flussi migratori in Europa.

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia la più potente organizzazione italiana di volontari delle carceri: Antigone.

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia le associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali)

Gas e petrolio, l’Italia si ritrova a secco

Luca Pagni

Negli ultimi anni i giacimenti nazionali di idrocarburi hanno toccato il record negativo e ora contribuiscono soltanto al 7% del nostro fabbisogno. Anche il “sì” alle trivelle in mare non ha attirato nuovi investimenti

Milano, Si potrebbe dire che i sostenitori delle trivelle in mare abbiano vinto invano. La classica vittoria di Pirro, insomma: perché la ricerca di idrocarburi sarà anche rimasta libera di fronte alle coste, ma l’assenza di divieti non ha favorito nuove scoperte né l’arrivo di nuovi investimenti da parte degli operatori specializzati.

Commercio, accordo Ue-Messico: stop ai dazi su quasi tutte le merci

Calenda: "Passo importante per le nostre Pmi". Ma la Coldiretti attacca: "Via libera al Parmesano e al Dolcetto made in Mexico"

MILANO - Mentre Donald Trump alza le barriere commerciali e - tra le altre cose - è in attesa di una revisione degli accordi con i vicini nordamericani, Europa e Messico hanno raggiunto un accordo politico per l'eliminazione di numerosi ostacoli agli scambi commerciali.

Lo ha reso noto la Commissione europea il cui presidente, Jean-Claude Juncker, ha osservato che "con questa intesa il Messico si aggiunge a Canada, Giappone e Singapore nella lista dei Paesi che vogliono lavorare con l'Ue per difendere un commercio equo e aperto". Grazie all'intesa 340 Igp europee saranno garantite contro le imitazioni e cadranno le tariffe sulle importazioni in Messico di pasta.

Parmalat, utile a 27 mln ma il fondo Amber contesta

Bernier confermato ad della società

Il cda di Parmalat ha confermato Jean Marc Bernier amministratore delegato della società, dopo che l'assemblea lo ha nominato nel consiglio in cui era stato cooptato a settembre. L'assemblea, su indicazione dell'azionista di minoranza Amber Capital, ha anche eletto Pierluigi De Biasi presidente del collegio sindacale, in sostituzione del dimissionario Marco Pedretti.

Il bilancio 2017, chiuso con un utile di 27 milioni di euro, è stato approvato dalla stragrande maggioranza del capitale presente, portato dall'azionista di controllo Lactalis. Contrario il 3,5% del capitale intervenuto, tra cui il fondo Amber, mentre l'1,3% si è astenuto.

"I risultati 2017 sono stati condizionati da una situazione difficile in quasi tutte le aree e che sono confermati dai risultati principali concorrenti, quasi tutti sono negativi sull'anno scorso" mentre "ad oggi ritengo realizzabile la guidance" 2018 di una crescita dell'ebitda "tra il +3 e +5% crescita" ha detto Bernier. "Prevediamo - ha dettagliato - un primo semestre ancora difficile e un secondo semestre migliore".

Il fondo Amber, intanto, continua a contestare la gestione di Parmalat da parte dell'azionista Lactalis, muovendo molti rilievi all'operato del cda. Il 2017, ha detto il rappresentante di Amber, Arturo Albano, si è chiuso con "risultati finanziari deludenti" e "altrettanto deficitaria infatti è stata la performance" del cda.

Lidia Undiemi: Il Governo segreto delle multinazionali

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l'economia reale e il lavoro
dall'assalto della finanza internazionale

Il Ricatto dei Mercati

Crescita, Italia penultima nel mondo dal 2000 peggio di noi solo Haiti

ROMA - Penultimi davanti solo ad Haiti. Praticamente ultimi perché il paese caraibico è stato devastato dal terremoto e il crollo del suo Pil non fa testo. Negli ultimi dieci anni, dunque, siamo cresciuti meno di tutti. Nel mondo. Ci siamo piazzati al 179° posto su 180 paesi. I dati del Fondo monetario internazionale elaborati dal quotidiano spagnolo El Pais illustrano il nostro "decennio perduto", il declino che c' è stato e che continua. Dieci anni che hanno cambiato il mondo e che ci hanno lasciato in fondo alla classifica prigionieri dei nostri ritardi strutturali.

Siamo stati i cinesi del mondo negli anni del miracolo economico, siamo diventati un paese-lumaca, praticamente fermo negli anni della globalizzazione. Nella prima decade del nuovo Millennio la ricchezza italiana è aumentata solo del 2,43 per cento. La grande recessione ci ha congelato e impoveriti: il Pil pro capite è indietreggiato ai livelli del 1998. Non per tutti è stato così. In fondo alla classifica ci siamo ritrovati con gli altri grandi malati in stagnazione permanente: il Portogallo (+6,47 per cento) e il Giappone (+ 7,30 per cento).

L’euro, una moneta che funzionerebbe solo se fosse … la lira

di 

Il cambio forte col dollaro ci strangola: per Prodi "la quotazione giusta è a 1,1-1,2". Significa svalutare di più del 20%, cioè quel che succederebbe uscendo dall'eurozona

La strada sbagliata non può portare nel posto giusto. La storia dell’euro è tutta qui, in questa frase la cui banale veridicità è stata fino a ieri negata dai politici tutti. Poi, però, sono cominciati i distinguo, che fra un po’ saranno una valanga, fino al classico “contrordine, compagni!”: “Ma non eri tu quello che diceva che senza l’euro?…” “Chi! Io?”

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