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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Se ne va un pezzo di storia del cioccolato: chiude la Pernigotti

Pernigotti

Novi Ligure, rischia di finire per sempre l'avventura del famoso marchio piemontese, iniziata nel lontano 1860. Gli operai dello storico stabilimento stanno per scendere in piazza. Seguici anche su Facebook

Per cinque generazioni, nelle mani della famiglia Averna, Pernigotti era stata il simbolo di cioccolato gianduia, torrone ma anche prodotti per gelato e pasticceria. Poi nel 2013 il passaggio di mano: lo stabilimento di Novi Ligure, che occupava 150 persone, era stato ceduto al gruppo familiare turco Toksoz che ne aveva assunto le redini con entusiasmo, ricordando il prestigio di un marchio ricco di storia e fascino che identifica appunto nel mondo la gianduia e il torrone italiano. Adesso l’annuncio che lo stabilimento produttivo di Novi, che ancora occupa 100 persone chiuderà.

Pignoramento INPS sul conto corrente: i nuovi limiti della Cassazione

Daniele Bonaddio

Limiti al pignoramento delle somme versate dall’INPS, nuova importante sentenza della Cassazione sul prelievo forzoso in conto corrente

Come noto, qualora un pensionato o altro contribuente riceva dall’INPS somme a cui non aveva diritto, l’Istituto previdenziale può recuperare la somma indebitamente versata direttamente sul conto corrente del cittadino. Ebbene, la Corte di Cassazione, sentenza 26042 del 17.10.2018 interviene proprio in merito ai limiti di pignorabilità dei crediti INPS aventi ad oggetto somme versate a titolo previdenziale.

È chiaro che le somme pignorabili sono aggredibili solo entro certi limiti, che di norma sono stabiliti in un quinto; in quanto sul conto corrente possono trovarsi anche altre somme e quindi confondersi con il patrimonio del debitore. Vediamo quindi nel dettaglio al decisione della sentenza, che riguarda un caso antecedente la riforma del 2015 in materia di pignorabilità.

Pignoramento INPS su conto corrente: il caso

Il caso riguarda un pensionato al quale sono stati accreditati indebitamente dall’INPS alcuni emolumenti pensionistici, diretti e di reversibilità, per un importo complessivo di 14.725,75 euro. La Corte d’appello di Ancona, che conferma la decisione della sentenza di primo grado, ha dato ragione all’INPS ritenendo legittimo il pignoramento eseguito sul saldo del conto corrente acceso dal debitore esecutato. L’INPS, infatti, è intervenuto solamente sulla parte eccedente l’importo impignorabile per legge, che si riferiva appunto a un rateo delle pensioni complessivamente fruite dal pensionato.

'L'Italia è in pericolo': parla l'ex giudice della Corte Costituzionale

Discorso di Paolo Maddalena al popolo: 'I giovani italiani sono dispersi'.

"Cari figli non miei ma siete figli della Patria. L'Italia è in pericolo": inizia così il discorso di Paolo Maddalena, ex giudice della Corte Costituzionale. "Ricordo bene l'articolo 32, prima linea: Difendere la Patria è dovere sacro del cittadino [VIDEO] . Non capisco perché i giovani italiani sono dispersi" continua il noto magistrato in un video-discorso di 6 minuti pubblicato sui social e volto a spronare la mente del popolo italiano, popolo che sta attraversando un periodo molto critico e complesso. Per il giurista moltissimi italiani, soprattutto i giovani, sono smarriti e dispersi, addirittura indifferenti da quanto accade ogni giorno nella nostra nazione.

Maddalena prosegue affermando che in fondo la colpa non è del popolo ma dell'informazione sbagliata, del linguaggio pubblicitario e politico che avrebbe divulgato cose non vere: "Tutto viene determinato da speculatori finanziari ai quali i nostri governatori traditori hanno dato la possibilità che le loro scommesse valessero come contante". Ma tutto ciò è vietato perché la nostra Costituzione, sostiene l'ex giudice della Corte Costituzionale, mette in primo piano la dignità della persona umana, il valore ed il lavoro come previsto del resto dall'articolo 3. Per Paolo la nostra Costituzione è un tesoro enorme invidiata da tutte le altre nazioni e che i traditori della Patria vorrebbero mettere mano per apportare modifiche.

Politica: Paolo Maddalena invita il popolo a riprendersi la sovranità

George Soros, l'uomo che gettò sul lastrico (anche) l'Italia

Augusto Rubei 

Tutti lo ricordano per aver piegato la sterlina. L'uomo che gettò sul lastrico la Banca d'Inghilterra. Era il 16 settembre del 1992 quando George Soros salì improvvisamente alle cronache internazionali, dopo aver venduto sterline allo scoperto per un equivalente di circa 10 miliardi di dollari statunitensi. L'operazione gli valse un guadagno di oltre 1 miliardo.

Ma il 16 settembre 1992 è una data che resta scolpita anche nella memoria del nostro Paese. La stessa operazione, quello stesso giorno, fu infatti condotta contro la Banca d'Italia: vendendo lire allo scoperto (con il suo fondo Quantum) Soros contribuì a causare una perdita valutaria pari a 48 miliardi di dollari. Le conseguenze dell'azione speculativa furono devastanti: la Lira italiana riportò una perdita di valore del 30% e l'uscita dal Sistema monetario europeo. Per rientrarvi, il governo fu obbligato a una delle più pesanti manovre finanziarie della sua storia - circa 93 mila miliardi di lire - al cui interno, tra le tante misure, fece per la prima volta la sua comparsa l'imposta sulla casa (Ici), oggi divenuta Imu.

George Soros, lo speculatore (non) pentito: "Giusto l'attacco all'Italia del 1992.

Ventuno anni fa, con il suo fondo Quantum, contribuì a portare la lira, e la nostra economia, a un passo dal baratro. Ora, George Soros, finanziare americano di origini ungheresi con un patrimonio da 14 miliardi di dollari e una seconda vita da filantropo, è fresco vincitore del premio Terzani, ricevuto ieri a Udine per il suo saggio "La crisi globale e l'instabilità finanziaria europea". Da lì, parlando con Repubblica e La Stampa, ripercorre la massiccia operazione speculativa che mise in ginocchio nel 1992 il Paese. E difende, non senza un certo cinismo, tutte le sue mosse.

"L'attacco speculativo contro la lira - esordisce Soros - fu una legittima operazione finanziaria". "Mi ero basato sulle dichiarazioni della Bundesbank, che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere". Nessun segreto, insomma. Nessuna informazione riservata o soffiata nei salotti dell'alta finanza. Solo una lucida, ma spietata, comprensione della realtà, che Soros sintetizza con nuna formula particorlamente efficace: "Gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie".

Il Parmacalcio ritorna ai parmigiani

Marco Ferrari - Vicepresidente Parmacalcio

"Abbiamo assistito a una crescente difficoltà del socio cinese ad ottemperare con tempestività ai numerosi obblighi"

La voce circolava da tempo, alimentata dalla scarsa presenza dell'imprenditre cinese a Parma e da ritardi sul fronte degli investimenti promessi. Oggi sarà ufficializzata: il Parma calcio torna a parlare parmigiano. Jiang Lizhang saluta, i soci di Nuovo Inizio hanno attivato la clausola di riacquisto delle quote di maggioranza. Dopo soli undici mesi, Lizhang lascia il club. Parma-Lazio è stata la sua ultima partita da presidente. La riunione decisiva si è svolta alla presenza di Marco Ferrari, Pietro Pizzarotti, Giacomo Malmesi e Mauro Del Rio all'hotel Maria Luigia. Saranno dunque Marco Ferrari, Paolo Pizzarotti, Guido Barilla, Mauro Del Rio, Angelo Gandolfi, Gian Paolo Dallara e Giacomo Malmesi a guidare il club fino al termine della stagione. Nuovo Inizio ha dato vita al progetto di rinascita della squadra calcistica della comunità parmigiana nell'estate del 2015, ottenendo sul campo due promozioni consecutive con 61 vittorie, 26 pareggi e 16 sconfitte in un totale di 103 gare disputate tra serie D, Lega Pro, serie B e le varie competizioni come Coppa Italia, poule scudetto di D e playoff.

Pignoramento conto corrente e blocco saldo, chi sono i soggetti potenziali

Daniele Sforza

Conto corrente: pignoramento e sequestro, chi rischia il blocco dei soldi

In tempi di crisi finanziaria diversi soggetti possono trovarsi in condizione di non poter pagare un debito. Il pignoramento del conto corrente potrebbe essere una soluzione fruibile dal creditore per poter riavere indietro la liquidità immediata. Si tratta del tipico pignoramento “presso terzi”, laddove per “terzi” si possono intendere banche, società finanziarie e datori di lavoro. Ed è la forma più comunemente usata quando non si può agire per pignoramento immobiliare o mobiliare; ovvero quando il soggetto debitore non possiede alcun bene. Ma come funziona il pignoramento del conto corrente e come avviene il blocco dei soldi? Andiamo a vedere i casi principali, che sono quelli generali e quelli relativi a lavoratori dipendenti o pensionati.

Conto corrente: pignoramento, come avviene
Inizialmente, spetta al creditore attivare la procedura al fine di ottenere un decreto ingiuntivo finalizzato alla soddisfazione del debito. Se questo non avviene si prosegue con il pignoramento. Come riferisce La Legge per Tutti, il pignoramento presso terzi, in cui viene incluso anche il conto corrente (oltre ai conti deposito e via dicendo), comincia con una intimazione. Quest’ultima viene notificata all’istituto presso quale il debitore ha il conto nonché al debitore stesso. L’intimazione vieta di fatto agli istituti di far utilizzare al debitore il proprio conto presso l’istituto stesso; o meglio, di prelevare gli importi sopra una determinata cifra.

Fca vende Magneti Marelli per 6,2 miliardi

Accordo per la cessione della società italiana leader nel settore delle batterie per autoveicoli: a comprare è Calsonic Kansei, gruppo giapponese ma controllato dal fondo americano Kkr. Rimarrà il marchio e sono stati assicurata i livelli occupazionali

TORINO - È ufficiale: la Magneti Marelli è dei giapponesi di Calsonic Kansei. L'annuncio è arrivato alle 7 di questa mattina, prima dell'apertura delle Borse, dal Lingotto. Dopo mesi di rumors Fca ha dunque deciso di rinunciare al controllo della società di componentistica vendendola per 6,2 miliardi di euro. La trattativa è stata condotta dal fondo Usa Kkr che è il socio di controllo della Calsonic

La vendita, garantisce il comunicato, non avrà impatti sui livelli occupazionali: i dipendenti sono 43.000 nel mondo di cui 9.981 in Italia. La sede centrale è a Corbetta, in provincia di Milano. Gli stabilimenti italiani sono in Piemonte, Campania ed Emilia Romagna.

La parte più appetibile di Marelli è quella del lighting ma sono molto avanzate anche le produzione di sensori, decisivi nella produzione delle auto senza guidatore. Per queste ragioni si riteneva che il Lingotto intendesse mantenere il controllo della società distribuendola tra i soci come era accaduto per la Ferrari. Questa era stata l'intenzione di Sergio Marchionne, confermata anche a giugno al capital market day di Balocco.

Riciclaggio in Emilia: nuovo allarme della Banca d'Italia

Bologna guida con 792 segnalazioni, segue Parma con 559

Nel report dell'Unità speciale della Banca d'Italia sul capitolo riciclaggio, le segnalazioni raccolte nel primo semestre 2018 non sono incoraggianti (a livello nazionale, emergono un +5,3% di segnalazioni di riciclaggio sospette e un +31,7% di quelle relative al possibile finanziamento del terrorismo internazionale).

Il nuovo studio si apre a pagina 1 citando proprio l'Emilia-Romagna, per quale si parla di "incremento delle segnalazioni riferite alle operazioni sospette", in compagnia di Campania e Sicilia.
L'Emilia-Romagna sulle segnalazioni si consolida al quinto posto, dopo Lombardia, Campania, Lazio e Veneto, risultando però prima fra le cinque regioni in ballo per un balzo, nel semestre scorso, del 9,73%.

Bormioli: "Calici per brindare, siamo di nuovo uniti nel vetro"

Il percorso di un gruppo che oggi conta su un potenziale di 2.250 dipendenti, 450 milioni di fatturato, 13 forni in attività con una capacità fusoria di mille tonnellate al giorno, 2,5 milioni di pezzi prodotti ogni giorno

di GLORIA RIVA*

In Emilia Romagna quando si parla di Bormioli, si parla di vetro: le due parole sono pressoché sinonimi. Del resto il know how della famiglia Bormioli risale addirittura a venticinque generazioni fa, cioè al 1300, quando i testi dell’epoca raccontano la maestria della famiglia Borniolle, proveniente dalla Francia del Nord, nell’arte della lavorazione del vetro.

Nel XVI secolo le tracce di quell’antica casata si ritrovano nel genovese, ad Altare, dove la famiglia emigra e cambia il cognome in Bormioli. Traslocherà ancora, dalla Liguria (mantenendo però una storica sede) a Fidenza, nel 1825 per via dell’abolizione dell’Università del vetro ad Altare.

Insaziabili questi Benetton

Emiddio Novi

Insaziabili questi Benetton, più guadagnavano meno spendevano per la manutenzione delle autostrade che avevano avuto in regalo dal centrosinistra.
Fortunati questi Benetton. In pieno delirio privatizzatore comprano dall'IRI la catena Gs. La comprano con i soldi delle banche e subito la rivendono, guadagnandoci 4500 miliardi di lire. In euro sarebbero due miliardi e 250 milioni.
Fantasiosi questi Benetton. Prodi, Ciampi e Giuliano Amato s'erano impegnati con Bruxelles e soprattutto con francesi e tedeschi a smantellare l'Iri. Massimo D'Alema li prende in parola e nel 1999 decide di privatizzare la rete autostradale di proprietà dell'Iri e quindi dello Stato. Ancora una volta i Benetton non si perdono d'animo. Una lira delle loro non la rischiano, non sia mai. Bussano a Banca Intesa e gli viene aperto. Chiedono un piccolo prestito che in euro è di 8 miliardi e l'ottengono. Con questi soldi comprano dall'Iri Autostrade. Per due, tre anni la manutenzione della rete è quasi inesistente. Con i soldi rastrellati ai caselli e l'aumento delle tariffe restituiscono i soldi a Intesa.
Le Autostrade sono una Zecca che produce moneta sonante. I Benetton semifalliti come imprenditori del tessile-abbigliamento hanno diversificato e incassano tanti di quei soldi da diventare investitori globali.

Quando i Benetton acquisirono a debito Autostrade con l’avallo di Prodi, Draghi e D’Alema

Giuseppe Oddo

Questo articolo è un estratto del post scritto da Giuseppe Oddo sul suo blog. Qui la versione integrale.

Un affare d’oro realizzato dalla famiglia Benetton durante il governo D’Alema. L’acquisizione della società Autostrade dal gruppo Iri, tornata tristemente d’attualità dopo il crollo del ponte “Morandi” a Genova il 14 agosto 2018, è stata l’operazione più lucrosa mai realizzato da Edizione, la cassaforte finanziaria della famiglia imprenditoriale di Ponzano Veneto.

I particolari dell’acquisizione sono descritti in modo sintetico nell’Analisi trimestrale dei bilanci di R&S-Il Sole 24 Ore del 24 dicembre 2009, la pagina dedicata ai conti dei grandi gruppi quotati in Borsa. La fonte dei dati è dunque la società di studi e ricerche di Mediobanca.

L’acquisizione avvenne tramite una scatola finanziaria appositamente costituita, Schemaventotto. Per aggiudicarsi il 30% di Autostrade, Edizione nel 2000 investì attraverso Schemaventotto 2,5 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi di mezzi propri e 1,2 miliardi presi a prestito.

Il secondo passaggio avvenne nel 2003, quando un altro veicolo finanziario controllato da Schemaventotto, denominato NewCo28, rilevò con un’Opa il 54% di Autostrade per 6,5 miliardi. In tal modo NewCo28 incorporò Autostrade scaricandole il debito che aveva contratto per finanziare l’Offerta.

Per i Benetton l’operazione si chiuse a costo zero. Schemaventotto tra il 2000 e il 2009 prelevò infatti da Autostrade 1,4 miliardi di dividendi, tutti generati da utili, e ne collocò in Borsa il 12% con un incasso di altri 1,2 miliardi. Il ricavato totale fu di 2,6 miliardi di euro.

Parmalat, il business è in crescita ma l'italianità è appesa alla Borsa

La permanenza a piazza Affari è legata all’esito del braccio di ferro in corso fra il fondo Amber e Lactalis, che vorrebbe "privatizzarla"

di ETTORE LIVINI*

La tempesta nel bicchiere di latte della Parmalat continua. Non importa se il padrone è italiano o straniero. A Collecchio e dintorni –  ormai da 15 anni – non c’è mai pace. Il ricordo peggiore – come ovvio – l’hanno lasciato gli ex-soci tricolori.

Quella famiglia Tanzi che ha nascosto i debiti sotto il tappeto e ha portato l’azienda al crac stellare del 2003, svuotando le tasche di centomila risparmiatori con un buco da sette miliardi. La gestione del commissario Enrico Bondi – pur avendo salvato il gruppo dotandolo di quasi due miliardi di liquidità – non è stata certo una passeggiata. Il manager toscano si è dovuto occupare prima di tenere aperti gli stabilimenti pagando il latte ogni giorno, poi più di cause in tribunale che di business.

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