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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Carige, approvata l’azione di responsabilità contro gli ex manager

Raoul de Forcade

L'assemblea degli azionisti di Carige ha approvato con il 99% dei voti favorevoli l'autorizzazione a intraprendere una azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Giovanni Berneschi e con il 76,4% nei confronti di Cesare Castelbarco Albani (ex presidente) e di Piero Luigi Montani, ex amministratore delegato.

Si tratta di «una questione tecnica, hanno deciso i cda, non dipende da me». È quanto ha risposto Vittorio Malacalza, azionista di riferimento e vicepresidente di Carige, all'inizio dell'assemblea dei soci della banca genovese, a chi gli chiedeva per quale motivo le azioni di responsabilità proposte dal consiglio di amministrazione in carica dell'istituto siano rivolte solo alle posizioni apicali degli ex cda e non anche agli altri membri dei vecchi consigli

All'ordine del giorno dell'assemblea, infatti, c’era il voto su due autorizzazioni all'azione di responsabilità. Una nei confronti di Cesare Castelbarco Albani, ex presidente di Carige, e di Piero Luigi Montani, ex ad. L'altra nei confronti dello storico ex presidente della banca, Giovanni Berneschi.

L'assemblea si deve esprimere anche sull'approvazione del bilancio individuale della banca, che presenta un rosso di 313,61 milioni (-291,7 milioni è quanto segna, invece, il consolidato), e procedere alla nomina degli amministratori Massimo Pezzolo e Giuseppe Pericu, cooptati in sostituzione degli usciti Beniamino Anselmi e Giampaolo Provaggi. Inoltre ha il compito di nominare il collegio sindacale.

Ad inizio assemblea sono 419 gli aventi diritto al voto per 260,8 milioni di azioni pari al 31,42% del capitale.

Intervento del 28 marzo 2017 di Marco Saba all'assemblea azionisti di Carige sul Bilancio 2016

Carige Banca

Intervento di Marco Saba all’assemblea CARIGE del 28 marzo 2017 sul primo punto all’ordine del giorno (Bilancio 2016)
Risposte scandalose del CDA



inizio “Saluto gli amministratori e gli azionisti presenti ed intervengo, come piccolo azionista, a proposito del bilancio d’esercizio di CARIGE che chiude con una perdita netta di 313,6 milioni di Euro. Rammento che intervenni già nell’assemblea del 2014 contestando che nel bilancio non era presente la voce che indicava il sottostante dei crediti e debiti verso clientela, ovvero la somma del denaro creato durante l’esercizio, e rinnovo tale critica con qualche osservazione in più. Dal 2014 ad oggi sono cambiati gli amministratori della banca ma non è cambiato il sistema di gestione contabile dell’attività bancaria, nonostante quanto emerso a seguito del rapporto di KPMG al primo ministro islandese e le recentissime dichiarazioni della Banca d’Italia, rese alle commissioni finanze di Camera e Senato, a proposito della creazione del denaro e dei depositi da parte delle banche commerciali.

Terzo Valico, indagati Pietro Salini e il savonese Lombardini

Genova- I magistrati lo accusano d’essere il “mandante” di quattro appalti truccati per la realizzazione del Terzo valico ferroviario Genova-Milano, e gli hanno notificato un avviso di garanzia per turbativa d’asta.

L’iscrizione al registro degli indagati di Pietro Salini, 59 anni tra pochi giorni, amministratore delegato del colosso Salini-Impregilo ovvero la più grande impresa di costruzioni italiana, fa compiere all’inchiesta un salto importante. Salini infatti è leader d’un gruppo che ha 35 mila dipendenti attivi in 50 paesi e fattura oltre sei miliardi all’anno; ha ottimi rapporti con Matteo Renzi e la sua società ha l’incarico per realizzare il ponte sullo Stretto, se mai si farà.

Finora la Procura del capoluogo ligure aveva messo nel mirino solo i membri del consorzio Cociv, general contractor per progettazione e costruzione del Terzo valico stesso. Cociv è formato per il 64% da Salini Impregilo, 31% Società condotte d’acqua e 5% Civ. Pur essendo un’aggregazione di aziende private, gestisce e gestirà nel complesso 7 miliardi di soldi pubblici, da distribuire con una serie di maxi-lotti ad altre ditte. Secondo i magistrati e la Guardia di Finanza, dietro molte assegnazioni c’era un giro di tangenti e a fine ottobre erano finiti ai domiciliari diversi manager del consorzio: molti erano dipendenti di Salini-Impregilo “distaccati” sul Terzo valico, ma già nell’ordinanza d’arresto il giudice spiegava come il malaffare ai suoi occhi avesse lambito un livello più alto.

UBS rinviata a giudizio in Francia per frode fiscale

Nuova grana giudiziaria per UBS: la banca è stata rinviata a giudizio in Francia per aver instaurato nell'Esagono un vasto sistema di frode fiscale. Lo afferma oggi l'agenzia France Presse (AFP) citando fonti concordanti. 

Nell'ordinanza di rinvio a giudizio, datata 17 marzo, i giudici istruttori responsabili del dossier indicano che UBS va giudicata per "illecito reclutamento di clienti" e "riciclaggio aggravato del provento di fronde fiscale". La sue sede francese - UBS France - è accusata di "complicità".

I magistrati hanno anche disposto il rinvio a giudizio per cinque alti responsabili...

Fonte Link  http://italy.s3.webdigital.hu/notizie/ubs-rinviata-a-giudizio-in-francia-per-frode-fiscale

Istat: in Italia un milione di famiglie senza lavoro (e redditi)

Le difficoltà economiche crescono all'aumentare del numero dei figli. I valori più alti si registrano per i mono-genitori. Donne: in quasi 200mila nuclei sono sole e senza occupazione, in 970mila sono l'unica fonte di reddito

MILANO - In Italia è rimasta stabilmente sopra il milione la conta delle famiglie senza lavoro e quindi senza stipendio. Sono, per la precisione, 1.085.000 i nuclei che secondo la statistica dell'Istat sono composti da persone abili al lavoro, ma in cerca di occupazione. Una piaga che colpisce particolarmente il Sud, dove si situano 587mila casi: più della metà. Rispetto allo scorso anno non cambia pressoché nulla: si passa da 1 milione 92 mila a 1 milione 85 mila (-0,7%). Si tratta di "case" dove tutti i componenti attivi, che partecipano al mercato del lavoro, sono disoccupati. Non è detto che siano in assoluto senza un reddito, ma se quest'ultimo cìè arriva da altre fonti (come possono essere rendite o pensioni) e non dall'impiego.

I dati sono stati ricavati dalle tabelle pubblicate dall'Istituto di statistica, come media dei risultati che l'Istat raccoglie trimestralmente nell'indagine sulle forze di lavoro: si riferiscono all'intero 2016. Le famiglie che non possono contare su alcun reddito sono il 6,6% di quelle presenti sul mercato del lavoro, ovvero 16,5 milioni. Il contraltare a quel milione di famiglie "a zero occupazione" sono i 13,9 milioni in cui tutte le forze lavoro sono impiegate.

Il MES ormai dietro l’angolo

Due giorni fa il Sole24Ore ha riportato la notizia che Popolare Vicenza e Veneto Banca hanno inviato una lettera al Ministero dell’Economia e delle Finanze ed alla BCE per richiedere l’applicazione della ricapitalizzazione preventiva, già applicata lo scorso Dicembre al Monte dei Paschi (“Popolare Vicenza e Veneto Banca chiedono l’aiuto di Stato”).

Si tratta della forma più morbida di gestione di una crisi bancaria, applicabile solo a certe condizioni, senza le quali occorre procedere con il Bail-in. La ricapitalizzazione preventiva è stata introdotta dalla stessa direttiva europea che regolamenta il Bail-in ed è finalizzata alla ricostituzione del capitale della banca. In particolare, si basa sull’intervento dello Stato prima che la situazione diventi critica tant’è che per potervi accedere la banca deve essere solvibile, criterio tutt’altro che oggettivo. Lo Stato italiano, in questo caso, può intervenire direttamente o tramite la Cassa Depositi e Prestiti. Con la ricapitalizzazione preventiva l’onere del salvataggio ricade dunque sugli azionisti, che vengono diluiti, sugli obbligazionisti subordinati e certamente sulla collettività ma non sui correntisti.

Nel caso di Popolare Vicenza e Veneto Banca si parla di una necessità di ricapitalizzazione fino a €5 miliardi. Ciò dipenderà anche dall’esito del progetto di fusione che le due banche stanno studiando, che però è ostacolato sia dalla BCE che dall’agenzia di rating Fitch, a processo a Trani per manipolazione di mercato, che lo scorso Venerdì ha tagliato il rating della Popolare di Vicenza.

Partecipate, le nomine del Tesoro: Profumo a Leonardo, confermati Descalzi (Eni) e Starace (Enel)

Ufficializzate le rose di candidati del Mef ai consigli di amministrazione, in vista della tornata di assemblee. L'ex banchiere subentra a Moretti in quella che fu Finmeccanica, De Gennaro confermato presidente. Del Fante passa da Terna alle Poste con Farina che torna da presidente, Neri resta all'Enav

MILANO - Il Tesoro ha scelto: sarà l'ex banchiere Alessandro Profumo a guidare Leonardo (ex Finmeccanica) nel prossimo triennio, al posto dell'attuale amministratore delegato Mauro Moretti. E' così ufficializzato, dopo le voci degli ultimi giorni, il cambio di vertice più "pesante" nel lotto delle partecipate statali. Si prepara a cambiare casacca anche Matteo del Fante, che dall'attuale posizione in Terna andrà ad assumere la guida delle Poste, in luogo di Francesco Caio. Per la sua sostituzione nella spa dei tralicci resta da attendere la mossa ufficiale della Cdp (attraverso la quale si concretizza la partecipazione pubblica in Terna): in pole position ci sarebbe Alberto Irace da Acea. Di conferme si parla invece per quanto riguarda l'Eni e l'Enel. Nel caso del Cane a Sei Zampe, Claudio Descalzi è stato confermato a capo dell'azienda petrolifera con Emma Marcegaglia alla presidenza. Nella società elettrica si ripropone il tandem con Patrizia Grieco alla presidenza e Francesco Starace alla guida operativa.
In una nota, il Ministero dell'Economia ha infatti annunciato le liste che verranno depositate per il rinnovo dei consigli di Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane: che verranno nominati dalle assemblee di approvazione dei bilanci 2016. Si comincia con Eni il 13 aprile, poi toccherà alle altre per finire con Leonardo nella prima metà di maggio. Ecco le rose indicate dal Mef:

ENAV (partecipata al 53,4%).

Noam Chomsky critica Donald Trump: "La sua amministrazione causerà un'altra crisi finanziaria"

 di Renato Paone

Lo storico e linguista Noam Chomsky ha criticato aspramente l'amministrazione del presidente Donald Trump. Secondo Chomsky, infatti, il forte aumento dei prezzi, alimentato da Trump, nei principali mercati porterà presto a un'altra pesante crisi finanziaria. Ma non è l'unica critica mossa dal filosofo al presidente: per Chomsky tutta la campagna "anti-establishment" condotta da Trump non è altro che uno "scherzo".

"Cosa di quello che sta facendo è anti-establishment? Basta guardare alle persone che ha incaricato e alla sua politica di anti regolamentazione, elementi che hanno incoraggiato il mercato azionario". Per Chomsky, quindi, l'amministrazione Trump starebbe favorendo quelle che da sempre sono considerate le istituzioni dell'establishment: "I miliardari, i grandi istituti finanziari, l'esercito. Basta guardare il mercato azionario per capire come stanno le cose", afferma Chomsky.

In particolare, il filosofo si riferisce ad alcuni uomini che fanno parte del team del presidente: il Segretario del Tesoro Steve Mnuchin, proveniente dalla Goldman Sachs, e Gary Cohn, direttore del Consiglio Economico Nazionale, anche lui ex membro della banca d'affari newyorchese.

"Non appena è stato eletto Trump, i valori azionari delle istituzioni finanziarie sono schizzati al cielo", sottolinea Chomsky. "Gli investitori - continua il linguista - sono deliziati da questa sua iniziativa - eliminare qualsiasi tipo di regolamentazione - perché per loro significa avere un profitto maggiore. Ma tutto questo porterà a un'altra crisi finanziaria. A loro non importa, tanto il problema non è loro. I contribuenti pagheranno le conseguenze".

Nomine partecipate, slittano i tempi. Resta forte il marchio renziano: Matteo Del Fante a Poste (e non solo)

  di Alessandro De Angelis

Come se Matteo Renzi fosse ancora a palazzo Chigi: un giro di nomine “fiorentino”, nella regia e anche nei principali attori, è quello che si definisce in serata per Poste, Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e le principali aziende di stato. E che sarà ufficializzato a ore, di certo entro la riapertura delle borse di lunedì mattina. Proprio come tre anni fa quando i posti strategici da assegnare, cemento di ogni governo, furono a giudizio di molti il principale movente della defenestrazione del governo Letta.

La priorità non cambia, sia pur nel mutato contesto con Renzi nei panni di ex premier e di ex segretario. E sancisce il nuovo di boa del renzismo: il ritorno in campo e una lunga marcia che va ben oltre le prossime elezioni politiche, perché gli uomini chiave nei posti chiave, avendo mandato di tre anni, le supereranno.

Il caso più eclatante è Poste Italiane, dove arriva l’ennesimo fiorentino, antica conoscenza di Renzi: Matteo Del Fante, formazione Jp Morgan, già direttore generale di Cassa Depositi e Prestiti e da tre anni a.d. di Terna, la società che gestisce la rete elettrica. Prenderà il posto di Francesco Caio, nonostante i risultati del manager che in questi tre anni ha triplicato gli utili. E nonostante la difesa del ministro Padoan. La sua “colpa” principale è stata quella di aver rotto con la Cisl – non con gli altri sindacati, che si sono schierati con lui – che nell’azienda è la sigla più forte. E che, sussurrano i maligni, è forte anche in vista delle primarie del Pd.

Prodotti alimentari: torna l'obbligo di stabilimento in etichetta. Critiche da Federalimentare

Il Consiglio dei ministri approva il provvedimento. Il ministro Martina: "Vogliamo dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano"

Sulle etichette dei prodotti alimentari dovrà essere indicato lo stabilimento di produzione o confezionamento: lo stabilisce il decreto attuativo passato dal Consiglio dei Ministri odierno. Si tratta di un ritorno al passato: l'obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma poi abrogato in seguito al riordino della normativa Ue sull'etichettatura. L'Italia ha stabilito la reintroduzione per garantire, spiega il Mipaaf, oltre che una corretta informazione al consumatore, "la rintracciabilità immediata degli alimenti da parte degli organi di controllo".

Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell'entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio. "Questo provvedimento - ha commentato il ministro Martina - si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano. Diamo una risposta anche alle tantissime aziende che hanno chiesto questa norma e hanno continuato a dichiarare lo stabilimento di produzione nelle loro etichette". "Il nostro lavoro - conclude Martina - non si ferma qui, porteremo avanti la nostra battaglia anche in Europa, perché l'etichettatura sia sempre più completa. La valorizzazione della distintività del nostro modello agroalimentare passa anche da qui".

Addio ai voucher, commissione Lavoro approva l'eliminazione

Passa la soluzione più drastica: i buoni lavoro aboliti integralmente. L'emendamento cancella gli stessi tre articoli di cui la Cgil chiede l'eliminazione con il referendum. Fissato un periodo di transizione fino al 31 dicembre per consentirne l'utilizzo a chi li ha già acquistati. Confindustria: "Meglio fare il referendum"

MILANO - Voucher, addio. La Commissione Lavoro della Camera ha approvato l'eliminazione totale, votando a favore dell'emendamento che abroga gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act dedicati al lavoro accessorio su "definizione e campo di applicazione"; "disciplina del lavoro accessorio" e "coordinamento informativo a fini previdenziali".

L'emendamento prevede anche un periodo transitorio - fino al 31 dicembre 2017 - in cui si potrà continuare ad utilizzare i buoni lavoro già acquistati. Il governo, nel cdm di domani, dovrebbe tradurre in decreto questa decisione della Commissione, di conseguenza dall'entrata in vigore dello stesso i buoni lavoro non potranno più essere venduti.

La maggioranza parlamentare alla fine ha scelto la soluzione più drastica per affrontare la questione dei buoni lavoro e di fatto disinnescare il refrendum promosso dalla Cgil. "Oggi voteremo per l'abrogazione totale dei voucher", aveva spiegato Patrizia Maestri (Pd), relatrice della proposta di legge. "Ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati", ha continuato Maestri sottolineando che l'abrogazione "va bene, è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme", ha concluso.

Geert Wilders, il nazional socialista olandese che può far crollare l’Europa e l’euro

Il mondo ha gli occhi puntati sul Vecchio Continente che potrebbe decidere del suo futuro in tre elezioni cruciali: la prima del 15 marzo in Olanda, in cui il partito xenofobo di Geert Wilders si presenta alle elezioni dopo un crescendo nei sondaggi. Seguono Francia e Germania, paesi cardine dell’UE, in cui i risultati olandesi potrebbero avere una qualche eco – e allora, in caso di buoni risultati di Wilders, si potrebbe dire Goodbye Europe

La partita tra Trump e Merkel si giocherà sul commercio

Mario Sechi

Scenario.  Eravate preoccupati per il Pd? Non ce n’è motivo, le cose accadono da un’altra parte. Quali? Eccole. La Federal Reserve si sta preparando a un rialzo dei tassi; il prezzo del petrolio è di nuovo in calo sui mercati; il Regno Unito è alla vigilia dell’attivazione dell’articolo 50 che innesca la Brexit (e oggi si celebra l’ex impero, come un segno del destino, il Commonwealth Day); la Scozia cerca un compromesso con Londra sulla Brexit e oggi la leader dei nazionalisti scozzesi, Nicola Sturgeon, fa l’ultimo tentativo per evitare la rottura con il Regno; l’Olanda vota tra 48 ore, il partito nazionalista di Wilders è il grande favorito delle elezioni e si va alle urne mentre il paese è immerso in una guerra virtuale/reale con la Turchia; i Balcani sono un iceberg alla deriva, vedere alla voce Montenegro; la Polonia è in Europa a metà, forse meno; i partiti socialisti europei sono riuniti a Berlino per discutere di politiche anti-nazionaliste; manifestazioni pro-Europa programmate in 40 città finora hanno prodotto un semi-vuoto nelle piazze; la Cina ammonisce Taiwan e Hong Kong; la Corea del Sud è nel caos politico, la Corea del Nord si prepara all’indicibile, il first nuclear strike. Viene in mente lo stratosferico incipit scritto da Robert Musil ne L’Uomo senza qualità, il grandioso presagio della guerra:

Sole 24 Ore, Napoletano si autosospende

Secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier, il direttore del giornale economico ha mandato una lettera al consiglio di amministrazione del gruppo, che si riunirà lunedì pomeriggio e nominerà un reggente

di VITTORIA PULEDDA

MILANO - Roberto Napoletano ha inviato una lettera al consiglio di amministrazione del Gruppo Sole 24 ore con cui annuncia di autosospendersi dalla carica di direttore della testata economica. E' quanto si apprende da fonti vicine al dossier, secondo cui comunque il testo della missiva, piuttosto articolata, non verrà reso noto fino a quando non si riunirà il consiglio. La riunione straordinaria è stata già fissata per lunedì pomeriggio.

Il cda del gruppo editoriale procederà alla nomina di un direttore reggente, che molte indiscrezioni indicano nel vice-direttore Alberto Orioli. Non è detto però che la soluzione basti a far tornare al lavoro la redazione, in sciopero ad oltranza. Anche oggi il cdr del giornale ha ribadito in un comunicato che" la gravità della situazione determinatasi negli ultimi giorni non consente di ricorrere a soluzioni pasticciate che non comportino l'effettiva uscita del direttore Roberto Napoletano dal giornale". Nei giorni scorsi Napoletano è stato iscritto nel registro degli indagati, per l'ipotesi di false comunicazioni sociali, insieme agli ex vertici (presidente e amministratore delegato) del gruppo. 

Fonte Link repubblica.it 


Sole 24 Ore, “redazione in sciopero fino a dimissioni del direttore”. A cui ex vertici avevano promesso maxi liquidazione 

Ocse, Italia ultima tra i big: la crescita non si schioda dal +1%

Migliorato di 0,1 punti il Pil per il 2017, ma resta un ritmo da fanalino di coda tra le principali economie. Alert sulla bolla finanziaria. L'Istat vede comunque "segnali di miglioramento" e nessuna pressione al rialzo sui prezzi

MILANO - L'Italia è in ripresa, ma fatica ad agganciare il treno della ripresa delle maggiori economie, sul quale pendono per altro importanti rischi di deragliamento. Tra le grandi istituzioni internazionali, l'ultima è l'Ocse a puntare il dito contro la debolezza della crescita dell'economia italiana, che dovrebbe restare stabile all'1% annuo nel 2016, 2017 e 2018, con il livello più basso nell'anno in corso fra i maggiori Paesi membri dell'Organizzazione parigina. Che mette la diagnosi nero su bianco nel suo "Interim Outlook", notando che "la crescita dovrebbe rimanere solida in Germania, ma continuerà a passo più lento in Francia e Italia". Per il Belpaese, se non altro, l'indicazione sul 2017 migliora di 0,1 punti rispetto all'ultima diramata. Per l'Eurozona, l'Ocse prevede un +1,6% nel 2017 e 2018 dopo il +1,7% del 2016. La Germania, nel giorno in cui registra un crollo degli ordinativi alle industrie per il mese di gennaio (-7,4%), al +1,8% nel 2016 e 2017 al +1,7% nel 2018, la Francia da +1,1% dell'anno passato a 1,4%.

Psa ha raggiunto l’accordo con GM per acquistare il marchio Opel

Lo dice la Reuters citando fonti interne. Il gruppo americano General Motors esce così dal mercato europeo

Il gruppo francese Psa ha raggiunto un accordo con General Motors per l’acquisizione della divisione Opel della casa automobilistica statunitense. Lo hanno riferito due fonti vicine al dossier all’agenzia Reuters. Il consiglio di amministrazione di Psa, che produce le vetture Peugeot e Citroën, avrebbe approvato oggi l’accordo e l’annuncio dovrebbe essere dato lunedì, ha detto una delle fonti.  

Anche il giornale francese Les Echos ha scritto che il gruppo automobilistico francese ha tenuto questo pomeriggio un consiglio d’amministrazione straordinario proprio per dare il proprio via libera all’acquisto di Opel. I portavoce di Psa e Opel non hanno voluto commentare.  

General Motors, con 9,57 milioni di veicoli venduti nel 2016, è il terzo maggiore costruttore automobilistico del mondo (dopo Toyota e Volkswagen). Il colosso ha già ritirato il marchio Chevrolet dal mercato europeo; vendendo Opel, smetterebbe del tutto di presidiare il Vecchio Continente. 03/03/2017

Fonte Link lastampa.it 

Tangenti e appalti, arrestato l’imprenditore Doriano Pacchiosi proprietario anche del Park Hotel Pacchiosi di Parma

Avrebbe pagato in tutto tangenti per 62 mila euro, oltre ad offrire benefit come auto, pranzi, cene e persino la cena di San Silvestro 2015 all’Hotel Pacchiosi di Parma. Tutto in cambio di favori sugli appalti dell’Eipli, l’Ente irrigazione di  Puglia, Lucania  e Irpinia. Questo almeno secondo le accuse mosse dalla Procura di Potenza, che ha chiuso il cerchio arrestando anche l’imprenditore Doriano Pacchiosi, al rientro in Italia dopo un viaggio di lavoro negli Stati Uniti. Pacchiosi è titolare della Pacchiosi Drill di Sissa, che opera in tutto il mondo nell’ambito dei lavori di perforazione del sottosuolo e per la realizzazione di gallerie. Un rientro concordato con gli avvocati difensori per metteresi a disposizione dei magistrati che indagano sulla vicenda.

Beneficiario di questi “regali” sarebbe stato il funzionario dell’Eipli, Giuliano Antonio Cerverizzo, 56 anni (al quale sono stati sequestrati in via preventiva i 62 mila euro che avrebbe ricevuto), ospite con la famiglia all’Hotel Pacchiosi di Parma in occasione del capodanno 2015, arrestato e rinchiuso in carcere durante il blitz dei giorni scorsi della Squadra Mobile di Potenza che aveva portato al fermo di dieci persone (leggi). Quando, in collaborazione con i colleghi di Parma, gli agenti avevano proceduto anche ad una accurata perquisizione degli uffici della Pacchiosi Drill, a Sissa, da dove avevano portato via copiosa documentazione tutta da esaminare. In quella occasione era finito agli arresti domiciliari un dirigente della stessa società, Giuseppe  Chiodetti, 58 anni, di Sissa.

Lse non vuole mollare l'Italia: verso lo stop alla fusione con Deutsche Boerse

L'operazione da quasi 30 miliardi si arena di fronte alle richieste dell'Antitrust europeo: il gruppo della Borsa di Londra (che controlla Piazza Affari) non vuole cedere la piattaforma italiana sulla quale si scambiano all'ingrosso i titoli di Stato

MILANO - Rischia fortemente di saltare la fusione tra la Borsa di Londra (che controlla anche Piazza Affari) e quella di Francoforte. "Colpa" di Mts, la società italiana che si occupa degli scambi di titoli di Stato, che il gruppo London Stock Exchange (LSE) non vuole cedere come invece richiede la Commissione europea. Per Lse sarebbe un sacrificio "sproporzionato" rispetto alla necessità di superare i problemi di concorrenza che deriverebbero dall'unione dei due colossi dei mercati finanziari, in una fusione che attende ormai da un anno e vale quasi 30 miliardi.

In una nota diffusa domenica sera, a poche ore dalla chiusura della finestra temporale data da Bruxelles per sistemare i problemi di Antitrust, il gruppo Lse ha spiegato le sue ragioni. Alla fine del settembre scorso, la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, aveva aperto una indagine approfondita sulla proposta di fusione tra London Stock Exchange e Deutsche Boerse. Queste ultime pensavano che sarebbe stato sufficiente l'impegno a cedere ai rivali di Euronext la parte francese dell'attività della clearing house Lch, proprio per limitare i dubbi dell'Antitrust europea. Ma evidentemente non è stato sufficiente.

Arrestato Valeriano Mureddu collaboratore del padre della Boschi, accusato di bancarotta. E' coinvolto nello scandalo di Banca Etruria

Redazione Tiscali

Aveva già subito una perquisizione con l'accusa di bancarotta fraudolenta, poi sono scattate le manette. Il gup della Procura di Arezzo ha disposto l'arresto di Valeriano Mureddu, collaboratore stretto di Pier Luigi Boschi, indagato per reati economici sul caso di Banca Etruria dalla Procura, scortato dalla Guardia di finanza fino al carcere di San Benedetto. 

Il fallimento della Geovision

A portare all'arresto di Valeriano Mureddu è stato il fallimento della Geovision, azienda di imballaggi dell'Aretino interessata da passaggi di denaro sospetti, evasione di Iva e distrazioni patrimoniali che hanno configurato il reato di bancarotta fraudolenta. Il magistrato ha disposto che Mureddu fosse arrestato di fronte alla possibilità dell'inquinamento delle prove e della reiterazione del reato. Interdetto Emiliano Casciere, figlio dell'ex legale di Mureddu e titolare della Geovision. 

Il legame con Boschi e Carboni

Mureddu era già salito alla ribalta per aver rivelato di essere un accompagnatore e collaboratore di Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio, quando questi doveva trovare il nuovo direttore generale di Banca Etruria, il cui crack economico ha poi travolto molti piccoli investitori. Assieme a Boschi padre, in queste missioni si muovevano Mureddu e Flavio Carboni, il faccendiere noto per i suoi rapporti con la P2 di Licio Gelli, la Banda della Magliana e la mafia corleonese del boss Pippo Calò. 

Grano made in Italy: Barilla firma accordo triennale

Partner saranno 65mila aziende del Paese per un indotto indiretto di quasi 200mila lavoratori

E' stato presentato, oggi a Marcianise (Caserta), nello stabilimento della Barilla, dove si produce la pasta Voiello, l'accordo siglato dalla multinazionale di Parma con gli agricoltori italiani per l'acquisto di 900mila tonnellate di grano duro per la produzione dei vari tipi di pasta.

L'intesa, che per la prima volta avrà durata pluriennale - durerà tre anni dal 2017 al 2019 - e vede come partner della Barilla 65mila aziende del Paese per un indotto indiretto di quasi 200mila lavoratori, ruota attorno, in particolare, all'acquisto del grano duro di tipo Aureo, prodotto di alta qualità e di livello proteico elevato - pari al 15,5% - con cui si realizza la totalità delle tipologie di pasta Voiello, vanto della gastronomia campana.

L'accordo premia gli agricoltori del Centro-sud, quelli di Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, che in tre anni dovranno produrre 210mila tonnellate di grano duro, tra Aureo (130.000 tonnellate; 97% indice di glutine) e Svevo (80 mila tonnellate; 85% indice di glutine), per un investimento totale da parte di Barilla di circa 62 milioni di euro; per le aziende la remunerazione sarà elevata, pari a 270 euro a tonnellata come prezzo minimo di vendita rispetto ai 150 euro di qualche anno fa.

"La Campania - ha spiegato il responsabile del Settore Acquisti del Gruppo Barilla Luigi Ganazzoli - è la Regione in cui i contratti di coltivazione del grano duro hanno avuto lo sviluppo più significativo: nel nuovo accordo i volumi di acquisto del grano Aureo da parte di Barilla sono infatti aumentati del +30% (33.000 tonnellate) rispetto al 2016. La durata triennale dei contratti permette poi alle aziende di programmare e crescere". (ANSA).

Parmigiano-Reggiano preda delle lobby alimentari. Il prodotto agroindustriale italiano più contraffatto tra tracciabilità, cancerosità e sostenibilità

Non solo dubbi sulla tracciabilità, ma certezze sulla sua cancerosità come tutti i prodotti del latte vaccino e i suoi derivati. Per non parlare degli allevamenti lager di vacche ammalate e ormonate che costituiscono una ormai insostenibile filiera. LB 

Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera ha presentato una preoccupata interrogazione su uno dei simboli dell’agroalimentare italiano: il Parmigiano Reggiano, che rischia di diventare un “ibrido”.

Realacci spiega l’intricata situazione: «Il Parmigiano Reggiano è un campione nazionale e una delle eccellenze dell’agroalimentare made in Italy. Il Parmigiano Reggiano è infatti uno dei nostri 259 prodotti riconosciuti tra Dop e Igp, è uno dei formaggi italiani più conosciuti nel mondo ed anche un ottimo biglietto da visita per il nostro agroalimentare di qualità. Così noto e di successo da suscitare interessi poco limpidi, compresi gli appetiti di quanti si arricchiscono scorrettamente con l’italian sounding. Per tutelare questo campione del made in Italy dalla minaccia imitazioni ho depositato una interrogazione ai ministri dell’Agricoltura, dello Sviluppo Economico e delle Politiche Comunitarie.

«Stare in Apple? Come in monastero Il nuovo Steve Jobs sarà un italiano»

Colloquio con il manager Luca Maestri: «Qui conta il lavoro del team»

«A parte le levatacce — la mattina comincio alle 4.30 e il nostro capo, Tim Cook, spesso è già in pista alle 3.45 — lavorare alla Apple significa essere in mezzo a un esercito e vivere, al tempo stesso, in un monastero» racconta il direttore finanziario del gruppo di Cupertino, Luca Maestri, durante un incontro al Consolato italiano di New York moderato dalla giornalista Maria Teresa Cometto. Primo di una serie di dibattiti con dirigenti italiani che hanno raggiunto posizioni di vertice a livello mondiale, promossi dal console Francesco Genuardi. «Esercito», spiega questo manager considerato l’italiano di maggior peso nell’economia internazionale dopo Mario Draghi, «perché per sviluppare e mettere insieme prodotti complessi con parti di provenienza diversa che poi vanno consegnati tempestivamente ovunque nel mondo, ci vuole una disciplina militare. “Monastero” perché alla Apple l’ego lo devi mettere da parte: conta il lavoro del team, l’armonia del gruppo».

Parola chiave: «Engage»

Maestri non rivela nulla dei progetti futuri di Apple, ma si sofferma sulle sfide dell’era Trump. L’azienda si oppone a ogni misura limitativa dell’immigrazione: «Per noi sono steccati inconcepibili: siamo una società aperta con dipendenti di tutti i Paesi del mondo. Sono tutti uguali: contano solo le loro capacità, il talento che portano in America e alla Apple». Ma se altri in California si isolano o, addirittura, costruiscono rifugi antiatomici, «noi non abbiamo piani d’emergenza per la fine del mondo, non costruiamo bunker. Per noi la parola chiave è “engage”: confrontarsi, discutere, spiegare, cercare di convincere».

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