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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Insaziabili questi Benetton

Emiddio Novi

Insaziabili questi Benetton, più guadagnavano meno spendevano per la manutenzione delle autostrade che avevano avuto in regalo dal centrosinistra.
Fortunati questi Benetton. In pieno delirio privatizzatore comprano dall'IRI la catena Gs. La comprano con i soldi delle banche e subito la rivendono, guadagnandoci 4500 miliardi di lire. In euro sarebbero due miliardi e 250 milioni.
Fantasiosi questi Benetton. Prodi, Ciampi e Giuliano Amato s'erano impegnati con Bruxelles e soprattutto con francesi e tedeschi a smantellare l'Iri. Massimo D'Alema li prende in parola e nel 1999 decide di privatizzare la rete autostradale di proprietà dell'Iri e quindi dello Stato. Ancora una volta i Benetton non si perdono d'animo. Una lira delle loro non la rischiano, non sia mai. Bussano a Banca Intesa e gli viene aperto. Chiedono un piccolo prestito che in euro è di 8 miliardi e l'ottengono. Con questi soldi comprano dall'Iri Autostrade. Per due, tre anni la manutenzione della rete è quasi inesistente. Con i soldi rastrellati ai caselli e l'aumento delle tariffe restituiscono i soldi a Intesa.
Le Autostrade sono una Zecca che produce moneta sonante. I Benetton semifalliti come imprenditori del tessile-abbigliamento hanno diversificato e incassano tanti di quei soldi da diventare investitori globali.

Quando i Benetton acquisirono a debito Autostrade con l’avallo di Prodi, Draghi e D’Alema

Giuseppe Oddo

Questo articolo è un estratto del post scritto da Giuseppe Oddo sul suo blog. Qui la versione integrale.

Un affare d’oro realizzato dalla famiglia Benetton durante il governo D’Alema. L’acquisizione della società Autostrade dal gruppo Iri, tornata tristemente d’attualità dopo il crollo del ponte “Morandi” a Genova il 14 agosto 2018, è stata l’operazione più lucrosa mai realizzato da Edizione, la cassaforte finanziaria della famiglia imprenditoriale di Ponzano Veneto.

I particolari dell’acquisizione sono descritti in modo sintetico nell’Analisi trimestrale dei bilanci di R&S-Il Sole 24 Ore del 24 dicembre 2009, la pagina dedicata ai conti dei grandi gruppi quotati in Borsa. La fonte dei dati è dunque la società di studi e ricerche di Mediobanca.

L’acquisizione avvenne tramite una scatola finanziaria appositamente costituita, Schemaventotto. Per aggiudicarsi il 30% di Autostrade, Edizione nel 2000 investì attraverso Schemaventotto 2,5 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi di mezzi propri e 1,2 miliardi presi a prestito.

Il secondo passaggio avvenne nel 2003, quando un altro veicolo finanziario controllato da Schemaventotto, denominato NewCo28, rilevò con un’Opa il 54% di Autostrade per 6,5 miliardi. In tal modo NewCo28 incorporò Autostrade scaricandole il debito che aveva contratto per finanziare l’Offerta.

Per i Benetton l’operazione si chiuse a costo zero. Schemaventotto tra il 2000 e il 2009 prelevò infatti da Autostrade 1,4 miliardi di dividendi, tutti generati da utili, e ne collocò in Borsa il 12% con un incasso di altri 1,2 miliardi. Il ricavato totale fu di 2,6 miliardi di euro.

Parmalat, il business è in crescita ma l'italianità è appesa alla Borsa

La permanenza a piazza Affari è legata all’esito del braccio di ferro in corso fra il fondo Amber e Lactalis, che vorrebbe "privatizzarla"

di ETTORE LIVINI*

La tempesta nel bicchiere di latte della Parmalat continua. Non importa se il padrone è italiano o straniero. A Collecchio e dintorni –  ormai da 15 anni – non c’è mai pace. Il ricordo peggiore – come ovvio – l’hanno lasciato gli ex-soci tricolori.

Quella famiglia Tanzi che ha nascosto i debiti sotto il tappeto e ha portato l’azienda al crac stellare del 2003, svuotando le tasche di centomila risparmiatori con un buco da sette miliardi. La gestione del commissario Enrico Bondi – pur avendo salvato il gruppo dotandolo di quasi due miliardi di liquidità – non è stata certo una passeggiata. Il manager toscano si è dovuto occupare prima di tenere aperti gli stabilimenti pagando il latte ogni giorno, poi più di cause in tribunale che di business.

Analisi materie prime: oro sui minimi da oltre un anno, quota 1.200 nel mirino?

Sui mercati internazionali prosegue la debolezza dell’oro, con le quotazioni spot che dall’11 aprile scorso hanno messo in atto un ribasso di oltre 10 punti percentuali senza mai prendere respiro. A dispetto delle tensioni geopolitiche che penalizzano il sentiment dei mercati, il metallo giallo pare aver perso la sua funzione di bene rifugio per eccellenza, diventando invece un mercato che si basa più sui movimenti della divisa valutaria in cui è denominato, ovvero il dollaro americano. 

Oro sui minimi da oltre 12 mesi, prosegue la fase ribassista. Fonte: Bloomberg

A poche ore dalla pubblicazione del dato sui Non Farm Payrolls, però, le quotazioni dell’oro stanno approcciando l’importante cifra psicologica di 1.200 dollari l’oncia, area dove potrebbero finalmente trovare una zona di interesse per i compratori. Graficamente si può notare quanto sia ingente la forza del ribasso, con i corsi che hanno frantumato ogni supporto incontrato precedentemente.

Ora l’oro potrebbe rimbalzare per un paio di punti percentuali: il supporto a 1.202,50 dollari ereditato dai minimi del 22 febbraio 2016 avrebbe tutte le carte in regola per produrre una ripresa delle quotazioni, dato che oltre la valenza grafica avrebbe anche quella psicologica dato dalla cifra tonda di 1.200 dollari l’oncia.

Se anche tale supporto dovesse cedere, invece, i prezzi potrebbero dirigersi in primo luogo verso area 1.180 dollari e poi fino alla zona dei 1.150 dollari.

Elaborazione Ufficio studi Money.it

Visto e considerato l’estensione del ribasso si potrebbero adottare strategie di matrice long che puntino ad una presa di respiro delle quotazioni, che appaiono come stressate.

Apple supera per la prima volta i mille miliardi di capitalizzazione

È la prima società al mondo a raggiungere questa valutazione, un obiettivo a cui puntano 

MILANO - Il record era nell'aria ed è puntualmente arrivato. Apple ora vale oltre mille miliardi di dollari, grazie al nuovo livello delle quotazioni toccate a Wall Street. Il numero "magico" che ha fatto entrare la società di Cupertino nel Guiness dei primati, era fissato a 207,05 dollari per azione ed è stato raggiunto alle 17.51. Le probabilità che avvenisse erano alte, soprattutto dopo la trimestrale presentata l'altro giorno che aveva fatto volare il titolo sul Nasdaq del 5,9 per cento, archiviando la migliore seduta degli ultimi 18 mesi.

Tiscali: l’accordo con Fastweb fa volare il titolo in Borsa

Mattinata in piena salita per le azioni Tiscali che guadagnano oltre il 20% dopo l’accordo da 150 milioni con Fastweb sulla banda 5G e sulle infrastrutture di rete.

Tiscali sigla un accordo con Fastweb su banda 5G e infrastrutture di rete e il titolo vola in Borsa. Le azioni dell’azienda di telecomunicazioni hanno spiccato il volo per tutta la giornata e intorno alle 14 hanno raggiunto un guadagno del 21,94% scambiate a 0,024 euro.

Merito dell’intesa firmata con Fastweb, come dicevamo, che va a rafforzare la partnership strategica già avviata nel dicembre 2016 e che ora permetterà ai due gruppi di poter affrontare nuove sfide nel settore.

Un’operazione da 150 milioni di euro

Tiscali e Fastweb proseguono la collaborazione avviata due anni e mezzo fa e l’accordo siglato in queste ore è la conferma di una volontà di continuare a lavorare insieme per consolidare la loro presenza sul mercato.

In particolare, l’intesa siglata prevede l’acquisizione da parte di Fastweb della licenza detenuta da Aria, controllata di Tiscali, per 40 Mhz nella banda 3.5 Ghz e del ramo di azienda Fixed Wireless Access (Fwa) di Tiscali, che comprende infrastrutture Fwa (836 torri) e 34 dipendenti a tempo pieno.

La firma sul contratto vale circa 150 milioni di euro (questo il valore dell’operazione), che Fastweb finanzierà con risorse proprie: 100 milioni in contanti in due tranche nel 2018 e nel 2019, un accordo wholesale da 4 a 5 anni per circa 40 milioni e 10 milioni di euro di debiti verso i fornitori.

FS: Battisti e Castelli nuovi ad e presidente

Francesca Caiazzo

I nuovi vertici del gruppo sono interni di Ferrovie. Nel Cda anche due consigliere dimissionarie in tempi non sospetti.

Gianfranco Battisti e Gianluigi Vittorio Castelli sono rispettivamente i nuovi amministratore delegato e presidente di Ferrovie dello Stato.

L’annuncio è arrivato con una mossa a sorpresa del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che ha proceduto alla comunicazione via Facebook.
Le nomine arrivano dopo l’azzeramento del Cda di Fs e delle successive dimissioni dell’ex ad, Renato Mazzoncini.

L’annuncio su Facebook
È curioso che l’annuncio delle nomine, molto attese in questi giorni, sia arrivata attraverso i social network e non dal ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di riferimento di Fs, ma dal titolare dei Trasporti.

Il governo ha scelto nomi interni al gruppo: il nuovo amministratore delegato, Gianfranco Battisti lascia il ruolo da responsabile Fs Sistemi Urbani, mentre Gianluigi Vittorio Castelli, sale sulla poltrona della presidenza dopo essere stato direttore centrale Innovazione e Sistemi Informative di Ferrovie.
“Abbiamo rinnovato il Cda di Ferrovie e siamo felici per le nostre scelte. Alla faccia di chi ci accusava di voler occupare delle poltrone, ai primi due gradini abbiamo messo due eccellenti manager interni all’azienda”

ha esultato su Facebook Toninelli. 30 Luglio 2018 

Fonte Link: https://www.money.it/ferrovie-battisti-e-castelli-nuovi-ad-e-presidente

Mediaset, ricavi stabili, ma utili in discesa. A Confalonieri 15 milioni di buonuscita

Il gruppo "ha centrato gli obiettivi previsti: risultato operativo e utile netto positivi". Con l'opa su Ei towers, la società incasserà una lauta plusvalenza

MILANO - Nel giorno della semestrale, Mediaset saluta Fedele Confalonieri con una buona uscita da 15 milioni di euro. Ma non si tratta di un addio perché lo storico manager cesserà solo di essere dipendente del gruppo, ma continuerà nel ruolo di presidente.

"Il consiglio di amministrazione - recita una nota - ha accolto con favore l'indicazione del presidente Fedele Confalonieri di risolvere il rapporto di lavoro dipendente dirigenziale pur mantenendo il suo incarico di presidente, carica in cui è stato confermato il 27 giugno per il prossimo triennio. Non sono stati modificati gli assetti organizzativi e le deleghe conferite al presidente che continuerà ad assicurare, senza soluzione di continuità il suo prezioso contributo alla vita del gruppo".

Il mondo senza contanti è una truffa… e dietro c’è la Grande Finanza

Una acuta analisi di Brett Scott su The Guardian, smaschera l’apparente neutralità del passaggio ai sistemi di pagamento esclusivamente digitali, che sarebbe ingenuo vedere semplicemente come un’alternativa “più comoda” al contante.

In realtà, una società priva di contante presenta seri pericoli sul fronte del controllo sociale e impedisce qualsiasi forma di pagamento “fuori dalla rete, mentre l’abolizione del contante gioca a favore delle istituzioni finanziarie e delle aziende che gestiscono sistemi di pagamento, per questo intente a una pervasiva opera di persuasione, volta a convincerci che l’eliminazione del contante non solo vada a nostro vantaggio, ma risponda a una richiesta che viene da noi.

Di seguito l’articolo di Brett Scott:

In tutto il mondo occidentale le banche stanno chiudendo sportelli bancomat e filiali. In questo modo stanno cercando di spingerci a utilizzare i loro sistemi di pagamento digitali e i loro servizi di “digital banking”. Proprio come Google vuole che tutti accedano e navighino nel più ampio mondo di Internet attraverso il suo portale di ricerca, che è controllato privatamente, così le istituzioni finanziarie vogliono che tutti possano accedere e navigare nel più ampio mondo dell’economia, attraverso i loro sistemi.

Migrazione degli Italiani all'estero: esportiamo laureati e importiamo manovalanza

emigrazione all'estero dei cervelli italiani

Andrea Carli

Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici. Con questa formula il filosofo napoletano sintetizzava la capacità di certe situazioni di ripetersi nella vita degli essere umani. Il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato dal centro studi e ricerche Idos e Confronti registra una di queste situazioni: oggi gli emigrati italiani sono tanti quanti erano nell’immediato dopoguerra. In numero, oltre 250.000 l'anno. Corsi e ricorsi della storia, appunto.

Prima il calo poi la crisi del 2008 e l’inversione di tendenza
L’emigrazione degli italiani all'estero, dopo gli intensi movimenti degli anni '50 e '60, è andato ridimensionandosi negli anni '70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l'anno gli italiani in uscita.

Oltre 114mila persone sono andate all’estero nel 2015 
Sotto l'impatto dell'ultima crisi economica, che l'Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all'estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l'anno.

L’Europa riconosce ufficialmente le valute virtuali

Marco Cavicchioli*

Tra una ventina giorni la UE riconoscerà ufficialmente le valute virtuali.

Infatti, entrerà in vigore la Direttiva UE 2018/843 del Parlamento e del Consiglio europeo, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea come L 156 del 19.06.2018.

La direttiva dovrà essere recepita dai vari Stati entro il 10 gennaio 2020, visto che sono vincolati a introdurla come canone interpretativo, ma di fatto inizierà ad essere applicata già da fine luglio 2018.

Ciò implica necessariamente che tutti gli Stati membri UE entro il gennaio 2020 debbano per forza riconoscere le valute virtuali.

Ecco la definizione data ad esse dalla UE:

“Una rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente“.

Di fatto questa definizione è solo una constatazione di un dato di fatto, visto che non introduce alcuna novità.

Il testo della direttiva sottolinea anche che “Le valute virtuali non dovrebbero essere confuse con la moneta elettronica. […] Sebbene le valute virtuali possano essere spesso utilizzate come mezzo di pagamento, potrebbero essere usate anche per altri scopi e avere impiego più ampio, ad esempio come mezzo di scambio, di investimento, come prodotti di riserva di valore o essere utilizzate in casinò online“.

Governo blocca il Ceta. Coldiretti: "Danneggia export Parmigiano"

STOP CETA

da sempre siamo stati contro il CETA. LB
Bertinelli: "Senza gestione delle quote la tutela diminuisce e si amplia la presenza di imitazioni e Parmesan''

Dietrofront italiano sul Ceta, (Comprehensive Economic and Trade Agreement), il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea entrato in vigore in modo provvisorio il 21 settembre 2017, e ora in fase di ratifica da parte dei Paesi membri Ue.

Iter finora portato a termine da una decina di Paesi ''Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà'' ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, intervenuto all'assemblea nazionale di Coldiretti, organizzazione agricola da sempre contraria al Ceta.

Annunci accolti con soddisfazione dalla platea Coldiretti, che lamenta un freno delle esportazioni delle nostre eccellenze casearie Dop e una nuova impennata dell'italian sounding. Secondo una elaborazione Coldiretti su dati Istat, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in Canada ''sono diminuite in valore del 10% nel primo trimestre del 2018, in controtendenza all'aumento registrato sugli altri mercati internazionali''.

Banche commerciali: ABC della creazione di euro e depositi

Nicoletta Forcheri

Premessa: il denaro bancario (elettronico) è tutto creato dalle banche, unici soggetti che hanno accesso ai circuiti di movimentazione dello stesso (MOTI, SWIFT, CLEARSTREAM, EUROCLEAR, RTGSS, etc.).

Stato, Moneta sovrana e Politica

Schiavi in stiva ai remi

Liberare l’uomo dalla schiavitù della catena monetaria, sembriamo tutti come schiavi incatenati in stiva sui galeoni a remi dell'oligopolio bancario.

La politica dovrebbe liberare l’uomo dalla schiavitù volontaria, mentre ne incentiva la radicalizzazione. I politici divengono i tiranni di un perverso modo di vivere o meglio “non vivere”.  L’uomo si è autoridotto a schiavo.
In una democrazia avanzata si dovrebbe avere come obiettivo l’autorealizzazione democratica. Ma per arrivare a questo occorre uno Stato con propria moneta sovrana non a debito. L’uomo fin dal suo concepimento è un essere economico, ossia ha dei costi per vivere e come tale, in questo tipo di società, necessita di denaro, che assume valore proprio attraverso chi lo accetta non da chi lo emette.

Giappone, banca centrale dà una lezione all'Europa

Michele Crudelini

La principale banca di Tokyo ha la funzione di “prestatrice di ultima istanza”, ovvero ha l’obbligo di essere garante del debito pubblico dello Stato

Una Banca Centrale che fa il suo mestiere. Così può essere definito il principale isituto di credito nipponico di proprietà pubblica.
Perché? La risposta starebbe proprio nella natura pubblica dell’istituto e nel suo legame imprescindibile con il Tesoro giapponese. La principale banca di Tokyo ha infatti la funzione di “prestatrice di ultima istanza”, ovvero ha l’obbligo di essere garante del debito pubblico dello Stato. Dunque quando quest’ultimo emette i titoli, quelli che noi conosciamo come Bot, la Banca nipponica si riserva la facoltà di acquistarne in maniera illimitata, finanziando così la spesa pubblica dello Stato. In pratica è come se il Giappone si indebitasse con se stesso. Si aggiunga inoltre che la maggior parte dei titoli di Stato nipponici è detenuta da investitori domestici, fattore che ostacolo la volatilità dei tassi d’interesse e favorisce una sicurezza delle aspettative sul futuro economico del Paese.

La montagna del debito americano a quota 20mila miliardi di dollari

Pubblichiamo un post di Paolo Migliavacca, esperto di geopolitica, collaboratore del Centro Einaudi di Torino –

Grecia? Italia? Portogallo? Tra i Paesi che destano i maggiori timori in materia di debito pubblico, pochi pensano siano compresi gli Stati Uniti. Che invece stanno per tagliare il traguardo cruciale dei 20mila miliardi di dollari (al netto di altri 3.125 miliardi dovuti dai singoli stati e dalle municipalità locali). La data fatidica, giorno più giorno meno, è fissata nelle prossime settimane. Al di là della cifra assoluta, pur in sé molto significativa, sono una serie di raffronti ad acuirne il rilievo.

Il debito americano, benché costituisca una parte non eccessiva del totale mondiale (poco più del 9% dell’astronomico cumulo di 217mila miliardi stimato all’inizio di gennaio dall’Institute for International Finance, pari al 325% del Pil mondiale), è pur sempre il primo in assoluto. Ma anche la classifica in rapporto al Pil vede ormai gli Usa piazzati all’ottavo posto, dinnanzi a casi comunemente ritenuti assai più gravi, come quello della Spagna. Se si considera poi il cruciale “debt-to-revenue ratio” (cioè il rapporto con le entrate del governo federale, il denaro con cui il debito andrebbe onorato), si entra in un vero campo minato: il passivo è quasi dieci volte superiore alle entrate.

LETTERA APERTA di Paolo Savona A TITO BOERI

Tito Boeri

Caro Boeri,
avevo letto le tue dichiarazioni sul ruolo degli immigrati nel sistema pensionistico italiano e le avevo cercate inutilmente nella Relazione annuale dell’INPS, ma le ho trovate solo negli estratti stampa di un tuo intervento in uno dei tanti inutili e confusionari incontri che si tengono in Italia.

Conclusi che la lettura delle tue dichiarazioni poteva essere oggetto di interpretazioni positive e ho lasciato perdere. Sei tornato sul tema e ho sentito ripetere nuovamente i concetti nel corso di una trasmissione radio nella quale sostieni che il tuo ruolo all’INPS è di fornire informazioni statistiche sullo stato del sistema pensionistico; sarebbe cosa meritevole, perché quelle che fornisci non sono sufficienti e sono devianti perché le accompagni con interpretazioni che inducono a una valutazione distorta della realtà.

Tu dici che gli immigrati che hanno trovato un lavoro hanno versato oneri sociali di rilevante entità che servono per pagare le pensioni degli italiani e concludi che sono perciò indispensabili. Così presentata l’informazione induce a ritenere che ogni opposizione all’accoglienza di immigrati che non tiene conto di questo vantaggio è errata, accreditando la politica fallimentare finora seguita in materia.

La prima obiezione, che conferma la natura di interpretazione delle statistiche che rendi pubbliche, è che, se al posto degli immigrati ci fossero stati italiani, il gettito contributivo sarebbe stato lo stesso perché il sistema pensionistico italiano è basato sul metodo distributivo: i giovani lavoratori pagano per gli anziani andati in pensione e se tra essi vi sono immigrati non è la loro nazionalità a dare un carattere particolare al contributo che essi danno al sistema.

SE NON CI LIBERIAMO DELL’EURO SIAMO CONDANNATI ALL’AUSTERITÀ

Buoni del Tesoro

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

M5S e Lega hanno vinto le elezioni dicendo basta all’austerità e proponendo 130 miliardi di spese per reddito di cittadinanza e flat tax. Entrambi hanno promesso pensioni dignitose con il superamento della legge Fornero.

Il Pil dell’Italia è oggi di 1.600 miliardi. All’incirca come 10 anni fa. Se invece avesse continuato a salire della percentuale media del periodo 1950-2000 (tra il 4 e il 5%, inclusa inflazione) sarebbe oggi oltre i 2.000 miliardi. Una politica espansiva dell’ordine di 100 miliardi l’anno è quindi adeguata a un Paese che ha perso 400 miliardi di Pil potenziale. Il problema di fondo è che le economie avanzate oggi hanno molto debito, sia pubblico che privato. In media pari a circa 3 volte il Pil. Le Banche Centrali hanno stampato migliaia di miliardi per comprare debito sul mercato e alleggerirne il peso. La Bce ha stampato (elettronicamente) 3 mila miliardi. Ha comprato e fatto comprare alle banche italiane e Bankitalia circa 700 miliardi di Btp riducendone i rendimenti fino a zero sulle scadenza a uno o due anni.

Il Ministro dell’Economia Tria parla solo di ridurre i deficit per restare dentro i vincoli Ue: dal 2,3% del 2017 all’1,6% nel 2018. Secondo quanto concordato dai governi precedenti, andrebbe ridotto a zero nel 2020.

PROMESSE

STORIA SEGRETA DELLA BANCA D'INGHILTERRA - LA BATTAGLIA DI WATERLOO - USURA

Con una sottile manipolazione consentita dalla loro ricchezza unificata, sarebbe stato possibile creare condizioni economiche di tale gravità da ridurre, con la disoccupazione, le masse a condizioni di fame e miseria. Con l’uso di un’accorta propaganda, poi, sarebbe stato facile far ricadere la colpa di questa tragedia sul Re, sulla sua Corte, sui Nobili, sulla Chiesa http://dioni.altervista.org/NWO/dioni_0286.html 

«Si può considerare ormai come accettato che la rivoluzione bolscevica del 1917 è stata finanziata e sostenuta, principalmente, dall’alta finanza ebraica, attraverso la Svezia: ciò non è che un aspetto della messa in atto del complotto del 1773». (“Times” del 10 marzo 1920) 

Tariffe a 28 giorni, l'Agcom impone il rimborso

Entro il 31 dicembre 2018, Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti

di ALESSANDRO LONGO

MILANO -  Entro il 31 dicembre 2018 gli operatori di telefonia Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti a seguito della fatturazione a 28 giorni delle offerte di telefonia fissa, anche di tipo convergente, attuata in violazione della delibera Agcom. Lo ha deciso il consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, relatore il commissario Francesco Posteraro.

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