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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

HITLER IMITO’ IL SISTEMA MONETARIO DI LINCOLN

Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, www.rense.com, che riprende C.C.Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949). Quello di Guernsey (politico del Minnesota, ndr), non fu dunque l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta. Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina.

Progetto “Salva-Comuni”: cosa, come, dove, quando, perché

Marco Saba

La legge di stabilità 2015 (articolo 1, comma 702, legge 190/2014), con riferimento agli anni 2015, 2016 e 2017, ha portato al 55% la quota spettante ai Comuni sulle maggiori somme dei tributi statali riscosse in conseguenza della loro partecipazione all’attività di accertamento fiscale svolta attraverso la “segnalazione qualificata” (vedi note 1 e 2).

Sovranità monetaria di Hitler

Il testo che pubblico l'ho tratto da una videocassetta su Hitler in mio possesso, riassumendo fedelmente la sottotitolazione in italiano del discorso da lui pronunciato  al Reichstag Tedesco il 30 gennaio 1937 sulla  moneta e sul concetto di economia.
Hitler, dopo lo sfascio della Repubblica di Weimar (1919- 1933)
Si riappropriò' della sovranita' monetaria tedesca e, attraverso i suoi effetti, in pochi anni porto' la Germania a un livello  di superpotenza! FP

Discorso fatto  a braccio:

Miei deputati! La politica economica Tedesca che il Nazionalsocialismo ha introdotto nel 1933 e' basata su alcune valutazioni fondamentali nella relazione tra l' economia e il popolo, il popolo costituisce l'elemento immutabile, mentre l'attivita' economica in se stessa non e' un dogma e non deve essere considerata in tal modo,
non c'è teoria economica o opinione, che possa pretendere di essere considerata sacrosanta.
La volontà di porre il sistema economico al servizio del popolo e il capitale al servizio dell'economia e' la sola cosa di importanza decisiva.
Noi sappiamo che il Nazionalsocialismo combatte con decisione l'opinione secondo la quale, la struttura economica esiste solo a vantaggio del capitale e che i popoli devono essere visti come un oggetto del sistema economico, noi eravamo determinati fin dall'inizio ad eliminare la falsa idea che vede il sistema economico esistere del tutto liberamente e completamente fuori da ogni controllo e supervisione da parte dello Stato.

Trasporto pubblico a Parma, aggiudicazione definitiva a Busitalia

Busitalia

Finisce ufficialmente l’era Tep. Smtp ha assegnato il servizio per i prossimi nove anni all’ati d’imprese formata da Busitalia Sita Nord e Autoguidovie

Il servizio di trasporto pubblico locale non sarà più nelle mani di Tep. Smtp ha segnato in via definitiva la gara a Busitalia Sita Nord e Autoguidovie. La determina dirigenziale è stata pubblicata sul sito web della Società per la mobilità e il trasporto pubblico. 

Dunque si chiude a Parma l’era Tep. Il servizio per i prossimi nove anni sarà in mano alla società del gruppo Ferrovie dello Stato. A questo punto, per l’azienda locale potrebbe restare in campo solo l’ipotesi di un eventuale ricorso al Tar. Tep, già in fase di aggiudicazione provvisoria della gara, aveva evidenziato possibili anomalie nell’offerta economica dei concorrenti. 

La perdita del servizio pubblico da parte di Tep, che aveva innescato numerose polemiche politiche, tornerà ora inevitabilmente al centro della campagna elettorale per il Comune, in vista del voto dell’11 giugno. 

La scandalosa vendita delle azioni di Fiere di Parma

Nicola Dall'Olio

Cronache dal consiglio comunale di Parma

Mercoledì 26 nell’ultimo punto all’ordine del giorno dell’ultimo Consiglio comunale dell’amministrazione Pizzarotti verrà portata al voto una delibera per la cessione di parte delle azioni di Fiere di Parma S.p.A. detenute dal Comune e dalla Provincia di Parma

Comune e Provincia di Parma detengono ciascuno il 28,08% delle azioni di Fiere, ovvero la maggioranza assoluta (56%) del capitale. Altri soci pubblici sono la Camera di Commercio (10,28%) e la Regione (5,08%). I principali soci privati sono Crédit Agricole (18,85%) e Unione Parmense Industriali (6,73%).

Con questa delibera inserita all’ultimo momento con un integrativo di urgenza, il Comune mette in vendita, anche per conto anche della Provincia, il 17% del capitale sociale in quote paritetiche dell’8,5%. Per rendere possibile questa vendita la delibera modifica anche un patto parasociale sottoscritto nel 2000 e vigente fino al 2020 con il quale i due enti si impegnavano a mantenere una quota di partecipazione non inferiore al 26% ciascuno, patto che aveva il fine di garantire sempre il controllo della maggioranza dell’azionariato.

Nella delibera si stabilisce inoltre che parte dei proventi derivanti dalla vendita delle azioni di Fiere saranno utilizzati per il piano di risanamento e sviluppo di SOGEAP, la società di gestione dell’aeroporto a larga maggioranza privata, in cui il Comune detiene una quota di minoranza del 5,91%. SOGEAP presenta infatti una perdita strutturale di più di 2 milioni di euro all’anno ed è in cerca di nuova finanza per andare avanti.

Il caso delle AM Lire

50 AM Lire

86 miliardi di euro di debito inesistente, attualizzati secondo le più prudenti previsioni!
Le A. M. Lire, ovvero “American Military Lire” sono una prova del fatto che “il denaro sia un’allucinazione collettiva”, per dirla con le parole di Franco Battiato.
La panzana che il debito esiste perché saremo vissuti “al di sopra delle nostre possibilità” è smascherata da un caso storico.

5 AM lire

Il 19 luglio del 1943, appena 9 giorni dopo lo sbarco in Sicilia, due aerei cargo americani sbarcarono 7 tonnellate di carta moneta, stampata malamente e con la dicitura “Italy” nemmeno tradotta in italiano. Alcuni tagli erano quadrati, altri rettangolari delle stesse dimensioni del dollaro.

Alitalia, in arrivo il commissario. Governo: esclusa nazionalizzazione. Calenda: "Tra sei mesi vendita o liquidazione"

Per la seconda volta nella sua storia la compagnia procede verso la liquidazione preceduta da uno spezzatino degli asset migliori, e cioè aerei di proprietà, immobili e (pochissimi) slot. Garantiti in una prima fase i biglietti e la piena operatività dei voli. Il 2 maggio assemblea dei soci. Enac prende atto del nuovo percorso: la licenza di operatore diventerà provvisoria

di LUCIO CILLIS

ROMA - I dipendenti Alitalia respingono con una maggioranza schiacciante - 67% di no - il piano di salvataggio lacrime e sangue. Si schiudono in questo modo le porte del commissariamento, varato oggi dal consiglio di amministrazione della compagnia riunito in seduta straordinaria. Poco prima delle 18, è l'Enac a informare che il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, ha comunicato ufficialmente a Vito Riggio, presidente dell'Ente nazionale per l'aviazione civile, la decisione del Cda della compagnia aerea di avviare la procedura per la nomina del commissario. L'Enac ha preso atto che, al momento, esistono le condizioni per il mantenimento della piena operatività di Alitalia, su cui l'Ente continuerà a mantenere la propria vigilanza istituzionale in base alla normativa europea vigente.

Prof. Stefano Zamagni: Diagnosi e Terapia di una crisi annunciata

Stefano Zamagni
Università degli Studi di Bologna
Dipartimento di Scienze Economiche 

l.          Introduzione 

La crisi finanziaria, iniziata nell’estate 2007 negli Usa e poi diffusasi per contagio nel resto del mondo, ha natura sistemica. Né di crisi congiunturale né di crisi regionale dunque si tratta. Essa è il punto di arrivo, inevitabile, di un processo che da oltre trent’anni ha  modificato alla radice il modo di essere e di funzionare della finanza, minando così le basi stesse di quell’ordine sociale liberale che è cifra inequivocabile del modello di civiltà occidentale. Duplice la natura delle cause della crisi: quelle prossime, che dicono delle peculiarità specifiche assunte in tempi recenti dai mercati finanziari e quelle remote, che chiamano in causa taluni aspetti della matrice culturale che ha accompagnato la transizione  dal capitalismo industriale a quello finanziario. Da quando ha iniziato a prendere forma quel fenomeno di portata epocale che chiamiamo globalizzazione, la finanza non solamente ha accresciuto costantemente la sua quota di attività in ambito economico, ma ha progressivamente contribuito a modificare sia le mappe cognitive delle persone sia il loro sistema di valori. E’ a quest’ultimo aspetto che si fa riferimento quando oggi si parla di finanziarizzazione (financialization) della società. “Finanza”, letteralmente, è tutto ciò che ha un fine; se questo fuoriesce dal suo alveo storico, la finanza non può che generare effetti perversi.

Il potere occulto: da dove nasce l'impunità di Israele?

Manuel Freytas* 

La grande complicità internazionale con i massacri periodici israeliani non si creano per paura di Israele ma per paura di quello che lo stato ebraico rappresenta. Israele è il simbolo più emblematico, la patria territoriale del sionismo capitalista che controlla il mondo senza frontiere dagli uffici direttivi di banche e corporazioni transnazionali. Israele è fondamentalmente la rappresentazione nazionale di un potere globale sionista, che è padrone dello Stato di Israele tanto quanto degli Stati Uniti e degli altri Stati con le loro risorse naturali e sistemi economico-produttivi. E che controlla il pianeta attraverso le banche centrali, le grandi catene mediatiche e gli arsenali nucleari militari.

Il potere occulto

I VERI PADRONI DEL MONDO. Le 4 banche e le 8 famiglie

LE QUATTRO GRANDI BANCHE DI WALL STREET E LE OTTO FAMIGLIE COLLEGATE CHE DOMINANO LA FINANZA MONDIALE. I media russi che trasmettono informazioni in forma alternativa (rispetto ai media occidentali) si sono presi la briga di sviscerare e segnalare in modo specifico quali siano gli oligopoli finanziari anglosassoni- le quattro mega banche- che hanno il controllo della finanza mondiale, come è venuto alla luce dai risultati inquietanti di una ricerca fatta da “Russia Today”: queste sono BlackRock, State Street Corp,- FMR/Fidelity,- Vanguard Group.

Il Cartello della Federal Reserve: le otto famiglie

Dean Henderson

I quattro cavalieri bancari (Bank of America, JP Morgan Chase, Citigroup e Wells Fargo) possiedono i quattro cavalieri del petrolio (Exxon Mobil, Royal Dutch/Shell, BP Amoco e Chevron Texaco), in tandem con Deutsche Bank, BNP, Barclays e altri vecchi colossi monetari europei. Ma il loro monopolio sull’economia globale non si ferma sull’orlo del pozzo petrolifero. Secondo i 10mila documenti societari depositati alla SEC, i quattro cavalieri bancari sono tra i primi dieci titolari di azioni di praticamente ogni società di Fortune 500. [1] Così sono gli azionisti delle banche centrali? Questa informazione va analizzata molto più da vicino. Le mie domande sulle agenzie di regolamentazione bancaria, in materia di partecipazione azionaria delle prime 25 aziende bancarie degli Stati Uniti furono poste con il Freedom of Information Act, prima di essere negate per motivi di “sicurezza nazionale”. Questo è piuttosto ironico, dal momento che molti azionisti bancari risiedono in Europa. Un archivio importante sulla ricchezza dell’oligarchia globale che possiede queste holding bancarie è l’US Trust Corporation, fondata nel 1853 e ora di proprietà di Bank of America. L’ultimo US Corporate Trust Director e Trustee Onorario fu Walter Rothschild. Altri direttori furono Daniel Davison di JP Morgan Chase, Richard Tucker di Exxon Mobil, Daniel Roberts di Citigroup e Marshall Schwartz di Morgan Stanley. [2]

LE MEGA-BANCHE DI WALL STREET SI STANNO COMPRANDO L’ACQUA DEL MONDO

di Jo-Shing Yang

Si sta accelerando una tendenza preoccupante: le banche di Wall Street e i multimiliardari dell’elite stanno acquistando l’acqua in tutto il mondo ad un ritmo senza precedenti.

Note mega-banche e colossi d’investimento come Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Citigroup, UBS, Deutsche Bank, Credit Suisse, Macquarie Bank, Barclays Bank, the Blackstone Group, Allianz, e HSBC Bank, tra le altre, stanno consolidando il loro controllo sull’acqua. Anche magnati come T. Boone Pickens, l’ex presidente George H.W. Bush e la sua famiglia, Li Ka-shing di Hong Kong, Manuel V. Pangilinan delle Filippine e altri stanno comprando migliaia di ettari di terreno con falde acquifere, laghi, diritti di sfruttamento, aziende di erogazione, azioni in compagnie di ingegneria e tecnologia dell’acqua.
Le seconda tendenza preoccupante è che, mentre i nuovi baroni stanno comprando l’acqua in tutto il mondo, i governi stanno rapidamente limitando la capacità dei cittadini di procurarsela autonomamente (come evidenziato dal noto caso di Gary Harrington, nell’Oregon, dove lo stato ha criminalizzato la raccolta dell’acqua piovana in tre laghetti situati sulla sua proprietà privata, accusandolo di 9 imputazioni e condannandolo a 30 giorni di prigione).

Mettiamo questa criminalizzazione in prospettiva:
Il miliardario T. Boone Pickens possiede più diritti di sfruttamento dell’acqua di qualsiasi altro individuo in America, potendo sfruttare circa 250 miliardi di litri l’anno. Ma l’ordinario cittadino Gary Harrington non può raccogliere l’acqua piovana sui suoi 68 ettari di terreno.

I Rothschild mettono le mani sul petrolio del Sud Sudan

Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato la 193.ma nazione del mondo. Meno di una settimana dopo violenze sono scoppiate nel Sud Kordofan, una zona alla nuova frontiera tra Sudan e Sud Sudan, controllata dal Sudan e ricca di petrolio. Non contenti del sequestro di giacimenti di petrolio del Sud Sudan, il cartello delle otto famiglie di banchieri guidato dai Rothschild, sembra voler spostare la nuova frontiera più a nord, strappando ancora più petrolio greggio al popolo del Sudan. Per decenni i servizi segreti occidentali hanno sostenuto l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA), nel tentativo di consegnare la parte meridionale del Sudan ai quattro cavalieri del petrolio. La regione possiede il 75% delle riserve petrolifere del Sudan.
Ciò che è stata la più lunga guerra civile dell’Africa, alla fine terminò quando il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, sotto pressione, cedette la parte meridionale del suo paese ai vampiri bancari del FMI/Banca Mondiale, dopo un conflitto che ha lasciato più di 2 milioni di morti. [1] Pochi giorni dopo essersi dichiarata nazione sovrana, la società petrolifera statale del Sud Sudan, la Nilepet, costituiva una joint venture con la Glencore International Plc., per commercializzare il suo petrolio.Glencore è controllata dai Rothschild. La joint venture sarà la PetroNile, con il 51 per cento controllato da Nilepet e il 49 per cento dalla Glencore. [2]

Solo 5 paesi mancano ai ROTHSCHILD dove fondare una Banca Centrale

di Dioni per www.informarexresistere.com

Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava.

La famiglia Rothschild sta lentamente ma inesorabilmente fondando Banche Centrali che hanno la loro sede in ogni paese del mondo, dando loro quantità incredibile di ricchezza e potere. Nell’anno 2000 ci sono stati sette paesi senza una proprietà Rothschild Banca Centrale: Afghanistan, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Cuba, Nord Corea, Iran. E’ non è una coincidenza che questi paesi sopra elencati, sono stati e sono tuttora sotto attacco da parte dei media occidentali, dal momento che una delle ragioni principali per cui questi paesi sono stati sotto attacco, in primo luogo perché non hanno ancora un Rothschild di proprietà della Banca Centrale.

L’EURO E’ FINITO, SI SALVI CHI PUO’

Antonio M. Rinaldi

Non vi nascondo che avrei sempre voluto aver torto, ma giorno dopo giorno ormai da anni e anni, tutto ciò che avevo denunciato e previsto sull’euro si è immancabilmente realizzato.

Come non vi nascondo di provare un certo senso nel leggere e ascoltare dichiarazioni di politici, economisti, tuttologi, imprenditori rampanti che hanno sempre fatto dell’Europa e della sua unione monetaria la loro ragione di vita (nel senso che se non l’avessero fatto difficilmente avrebbero conseguito onori e vantaggi personali) e che ora in perfetto stile italico, piroettano di 180 gradi iniziando nel mettere le mani avanti sulla sopravvivenza dell’euro e della stessa Unione Europea.

La cosa comunque che mi lascia più perplesso in casa nostra sono gli atteggiamenti di certi professori bocconiani (su quali testi hanno studiato per sostenere così assurde teorie?), ultimi stoici sacerdoti depositari del verbo europeista, ormai giustificati unicamente dal “tenere famiglia” anche loro e che, per evitare di ritrovarsi in mezzo a una strada perché passibili di vedersi negato l’accesso nel blasonato ateneo milanese se “sgarrano di una virgola”, ancora sostengono l’insostenibile.

DENUNCE A RAFFICA CONTRO POLITICI, AMMINISTRATORI E BANCHIERI

Alberto Micalizzi

Le denunce ed i ricorsi alla magistratura per la difesa degli interessi nazionali stanno aumentando. Sino ad oggi abbiamo assistito ad iniziative di singoli gruppi o di singoli individui, che hanno dato vita o supportato indagini penali ed iniziative di risarcimento per danni erariali e di altro genere.

Denunce per manipolazione di mercato, per derivati truffa, per usura bancaria, per attentato alla Costituzione, per favoreggiamento etc. hanno coinvolto pochi ma decisi attivisti che in taluni casi hanno aperto varchi importanti ed impensabili fino a pochi anni fa.

Tuttavia questo non basta più. Dobbiamo alzare il livello della sfida rendendo sistematica ed incessante l’azione di denuncia di qualsiasi azione materiale o potenziale che i dirigenti pubblici, i politici ed i grandi speculatori compiono in violazione degli articoli fondamentali della Costituzione, nonché di disposizioni di legge civile e penale.

Dunque, sotto la guida del Prof Paolo Maddalena, ispiratore del circuito “Attuare la Costituzione”, abbiamo costituito un Gruppo di intervento giuridico nazionale. Si tratta di uno dei passaggi fondamentali nella costituzione della forza popolare su cui stiamo operativamente lavorando da due anni e che culminerà con la tappa di “Attuare la Costituzione” di Napoli del 14 Maggio prossimo, a seguito della quale si darà una struttura operativa territoriale.

Abbiamo compreso che per combattere efficacemente la speculazione finanziaria, che sta distruggendo il nostro popolo ed il nostro territorio, non basta diffondere le idee ma è necessario agire sul piano giudiziario per difendere l’appartenenza del territorio al popolo e rendere effettivo il principio che gli amministratori pubblici sono gestori e non proprietari dei beni.

Pizzarotti: "Indebitamento del Comune ridotto del 60%, missione compiuta"

L’assessore al Bilancio Ferretti: "A dicembre scenderanno a 325 milioni". Il 22 aprile la presentazione del programma di Effetto Parma

Il debito del gruppo Parma (Comune più società partecipate) si attesterà a fine anno attorno ai 325 milioni di euro. Questa la stima dell’assessore al Bilancio Marco Ferretti, dopo che nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha dato il via libera al piano per la chiusura delle società Alfa, Casadesso, MetroParma e la controllante Stt.

"Missione compiuta" commentano all’unisono il sindaco Federico Pizzarotti e il delegato nella conferenza stampa che si è svolta in municipio, per presentare i risultati ottenuti per contenere l’indebitamento

"Arrivare a un calo del 60% - ha detto il primo cittadino - questo è Effetto Parma. Ci siamo trovati di fronte a una situazione difficile, tanto che si parlava di predissesto dell’ente e l’abbiamo gestita in modo corretto, senza tagliare i servizi. Se nell’attuale campagna elettorale non si discuterà di default lo si deve al nostro lavoro. Siamo riusciti a ridare credibilità e stabilità economica alla città".

Ferretti ha illustrato la situazione del gruppo Parma. Nel 2011, secondo i dati del bilancio consolidato, l’indebitamento era di 807 milioni di euro. "Nel 2015 abbiamo registrato una riduzione del 50%, con una cifra intorno ai 400 milioni di euro. Al 31 dicembre 2017, una volta concluse le azioni legate al piano di Stt, contiamo di arrivare a 325 milioni di euro. A fine 2018 la stima è di scendere sotto i 300 milioni di euro".

In pratica, da una situazione di partenza di 807.832 milioni di euro nel 2011, il debito consolidato del Gruppo Parma, al netto delle elisioni infragruppo, è sceso a 400.874 milioni al 31 dicembre 2015, ridotto esattamente del 50,38%. E nel 2017 calerà ulteriormente al 60% dell’indebitamento ereditato a inizio mandato.

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