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La vita sta cambiando pelle

Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

J.F. KENNEDY CONTRO LA FEDERAL RESERVE

Il 4 Giugno del 1963, un decreto presidenziale virtualmente sconosciuto, Ordine Esecutivo 11110, fu firmato impedendo alla Federal Reserve Bank di prestare soldi a interesse al Governo Federale degli Stati Uniti. Con un colpo di penna, il presidente Kennedy dichiarò che la Federal Reserve Bank, di proprietà di privati, sarebbe presto fallita. La Christian Law Fellowship ha ricercato questo evento nel Registro Federale e nella biblioteca del Congresso. Possiamo tranquillamente concludere che quest’Ordine Esecutivo non è mai stato abrogato, corretto o superato da nessun Ordine Esecutivo successivo. In parole semplici, è ancora valido.

Dopo che il presidente John Fitzgerald Kennedy – l’autore di “Profiles in Courage” – lo firmò, l’Ordine tornò al governo federale, precisamente al Dipartimento del tesoro, autorizzato costituzionalmente a creare ed emettere la valuta senza passare attraverso la Federal Reserve Bank, di privati. L’ordine esecutivo 11110 del presidente Kennedy (il testo completo è sotto) dette al dipartimento del tesoro il potere esplicito: “di emettere certificati d’argento a fronte di ogni lingotto di argento, dollari d’argento della Tesoreria.” Questo significa che per ogni oncia di argento nella cassaforte della Tesoreria degli Stati Uniti, il governo poteva introdurre soldi in circolazione basandosi sui lingotti d’argento fisicamente presenti.

La conferma che Gheddafi fu ucciso per il progetto “dinaro d’oro in panafricano”.

Le guerre dell’imperialismo contro i non allineati. La Libia di Gheddafi era una minaccia del sistema occidentale perché voleva rendere indipendente e ricca l’Africa attraverso il dinaro d’oro. Per questo motivo è stato ucciso Muammar Gheddafi e distrutta una nazione. Nicolas Sarkozy arrivò a definire la Libia una “minaccia alla sicurezza finanziaria del mondo”. Comprendi queste parole?

Cosa dicono quei quattro disperati libici, o presunti tali, che manifestavano in giro per l’Europa contro il colonnello Gheddafi? Cosa pensano adesso della distruzione della loro nazione? Sono felici? Sicuramente il colonnello non sarà stato un santo, come tra l’altro non lo è nessun presidente/governatore/politico/ecc… Però manifestare per la distruzione della propria nazione è semplicemente da malati mentali. L’imperialismo, l’occidente tutto è contro la vita. Il Nuovo Ordine Mondiale, a cui la maggioranza non crede, e ci trova pure da ridere, passa attraverso la distruzione e la morte di chi è indipendente. Alla speculazione non interessa una banana della vita della gente. Basta vedere quante guerre sono state causate dal 1900 ad oggi. Non passa giorno che non scoppi una nuova guerra. Eppure dovremmo affogare nel BENESSERE più sfrenato. Ed invece viviamo in un mondo di sofferenza. Anche gli occidentali stessi, che si credono liberi, soffrono ogni giorno sempre più. Siamo tutti sempre più schiavizzati.

Gli occidentali credono di pulirsi la coscienza facendo beneficenza e volontariato. Sono sempre stato contro questi strumenti perché sono dell’idea che ognuno debba essere indipendente. Mi sta bene la solidarietà ma far sentire inferiore gli altri è solo un’altra trovata occidentale che si sentono superiori sempre e comunque.

Padre Alex Zanotelli a Parma su "Denaro e Vangelo"

Foto Luigi Boschi: Padre Alex Zanotelli

"Viviamo in un sistema finanziario che ci sta portando alla morte" Al centro del sistema c'è il denaro e le banche. "Denaro e Credito devono diventare beni comuni". "La ricchezza del mondo è nelle mani di 8 persone, la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone". Tutto questo porterà a uno scontro globale. (04/04/2017)
Luigi Boschi

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTA' DEL VATICANO 

(2010/C 28/05)

L’UNIONE EUROPEA, rappresentata dalla Commissione europea e dalla Repubblica italiana,

e

LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, rappresentato dalla Santa Sede ai sensi dell’articolo 3 del trattato del Laterano,

considerando quanto segue:

(1) Il 1 o gennaio 1999 l’euro ha sostituito la moneta di ciascuno Stato membro partecipante alla terza fase dell’Unione economica e monetaria, tra cui l’Italia, ai sensi al regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio, del 3 maggio 1998.

(2) Prima dell’introduzione dell’euro l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano erano uniti da accordi bilaterali in materia monetaria, in particolare la convenzione monetaria tra la Repubblica italiana e lo Stato della Città del Vaticano, conclusa il 3 dicembre 1991.

(3) Nella dichiarazione n. 6 allegata all’atto finale del trattato sull’Unione europea si dichiara che la Comunità deve facilitare la rinegoziazione degli accordi vigenti con lo Stato della Città del Vaticano che risultasse necessaria a seguito dell’introduzione della moneta unica.

(4) Il 29 dicembre 2000 la Comunità europea rappresentata dalla Repubblica italiana in associazione con la Commissione e la BCE ha concluso una convenzione monetaria con lo Stato della Città del Vaticano.

DOVE VA LA RICCHEZZA MONETARIA DA NOI GENERATA?

Caravaggio: I bari.  Dipinto olio su tela di 94 × 131 cm realizzato nel 1594. Conservato nel Kimbell Art Museum di Fort Worth - Dallas- Texas

Truffa monetaria e bancaria, origine e causa di tutti i mali e di tutti i problemi. Siamo di fronte al collasso del mondo prodotto dal sistema finanziario e bancario completamente fuori controllo. E' la rovina del senso.
Nino Galloni:
mentre il PIL mondiale è di 75 trilioni di dollari, il debito mondiale è di 4 quadrilioni di dollari, ossia 55 volte il PIL”. (1 trilione di dollari vale 1000 miliardi di dollari) [LINK].
G. Chiesa:
“Negli ultimi 10 anni in America hanno prodotto denaro inesistente superiore a 1000 trilioni di euro ossia 15/18 volte il PIL del pianeta”. [LINK]
G.Chiesa:
“Il conflitto e disastro economico voluto e perpetrato è preludio al conflitto mondiale. Come la crisi economica  del ’29 portò nel ’39 alla II guerra mondiale”.

L’ORO DELLA BANCA D’ITALIA. IL FURTO DEL MILLENNIO, PROBABILMENTE

riserve auree

Il tema delle sovranità è la questione centrale dell’epoca in cui viviamo, anche se la percezione che ne hanno i nostri connazionali è confusa e alterata dalle menzogne del sistema politico, economico e mediatico.  Una questione da troppi ignorata, ma dalle dimensioni immense, è quella delle riserve d’oro italiane, che ammontano a 2.452 tonnellate e sono al terzo posto nel mondo. Alle quotazioni correnti del metallo giallo, il controvalore in euro è di almeno 75/80 miliardi. Le domande fondamentali sono almeno tre: dove sia custodito l’oro, chi ne abbia la proprietà, a che cosa può servire.

Le risposte sono drammaticamente negative per il nostro popolo. Negli ultimi mesi, alcuni deputati  sono riusciti a visitare i santuari-caveaux della Banca d’Italia. I fatti sono i seguenti: solo circa 1.200 tonnellate si trovano a Palazzo Koch, storica sede di Bankitalia, meno della metà. La proprietà, giuridicamente, è in capo alla stessa Banca, che, repetita iuvant, è un organismo privato, sia pure investito di funzioni pubbliche, partecipante della Banca Centrale Europea, ed i suoi azionisti sono le maggiori banche “italiane”, tranne uno striminzito 5 per cento in mano all’INPS. Le virgolette poste sull’aggettivo italiane riguarda il fatto che tutte, diciamo tutte, le banche interessate  hanno importanti azionisti esteri, in alcuni casi sono controllate da istituti stranieri, a partire dai due giganti Unicredit e Intesa San Paolo.  Anche la Banca detta d’Italia, che alcuni ancora chiamano banca “nazionale” è quindi eterodiretta, ed i suoi domines sono il gotha della finanza mondiale.

Il Grande inganno: da Maastricht a Lisbona

Il Grande inganno: da Maastricht a Lisbona
di Solange Manfredi  

Premessa
Nel corso di questi anni ho scritto diversi articoli sottolineando alcune sentenze o leggi che, a mio parere, presentavano diverse anomalie: 
violazioni costituzionali nell'esercizio della politica monetaria; 
attentato agli organi costituzionali; 
La costituzione inesistente, abbiamo perso tutto; 
Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l'Italia ha perso la tutela dei diritti umani.

Non riuscivo a spiegarmi, allora, perché questi fatti non venissero segnalati, commentati e, soprattutto, perché i media tacessero la “pericolosità” di quanto stava accadendo. 
Oggi, probabilmente, ho capito il perché di quell’assordante silenzio. 
Quella che vi sto per raccontare è la storia di un grande inganno, un inganno che parte da lontano, sin dalla fine della seconda guerra mondiale. 
E’ la storia di un progetto (eversivo???) che vuole l’Europa governata da una oligarchia
Poiché il progetto subisce, nel 1992, un’importante accelerazione,  è da tale anno che inizieremo a raccontare questa storia.

Carige, approvata l’azione di responsabilità contro gli ex manager

Raoul de Forcade

L'assemblea degli azionisti di Carige ha approvato con il 99% dei voti favorevoli l'autorizzazione a intraprendere una azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Giovanni Berneschi e con il 76,4% nei confronti di Cesare Castelbarco Albani (ex presidente) e di Piero Luigi Montani, ex amministratore delegato.

Si tratta di «una questione tecnica, hanno deciso i cda, non dipende da me». È quanto ha risposto Vittorio Malacalza, azionista di riferimento e vicepresidente di Carige, all'inizio dell'assemblea dei soci della banca genovese, a chi gli chiedeva per quale motivo le azioni di responsabilità proposte dal consiglio di amministrazione in carica dell'istituto siano rivolte solo alle posizioni apicali degli ex cda e non anche agli altri membri dei vecchi consigli

All'ordine del giorno dell'assemblea, infatti, c’era il voto su due autorizzazioni all'azione di responsabilità. Una nei confronti di Cesare Castelbarco Albani, ex presidente di Carige, e di Piero Luigi Montani, ex ad. L'altra nei confronti dello storico ex presidente della banca, Giovanni Berneschi.

L'assemblea si deve esprimere anche sull'approvazione del bilancio individuale della banca, che presenta un rosso di 313,61 milioni (-291,7 milioni è quanto segna, invece, il consolidato), e procedere alla nomina degli amministratori Massimo Pezzolo e Giuseppe Pericu, cooptati in sostituzione degli usciti Beniamino Anselmi e Giampaolo Provaggi. Inoltre ha il compito di nominare il collegio sindacale.

Ad inizio assemblea sono 419 gli aventi diritto al voto per 260,8 milioni di azioni pari al 31,42% del capitale.

Intervento del 28 marzo 2017 di Marco Saba all'assemblea azionisti di Carige sul Bilancio 2016

Carige Banca

Intervento di Marco Saba all’assemblea CARIGE del 28 marzo 2017 sul primo punto all’ordine del giorno (Bilancio 2016)
Risposte scandalose del CDA



inizio “Saluto gli amministratori e gli azionisti presenti ed intervengo, come piccolo azionista, a proposito del bilancio d’esercizio di CARIGE che chiude con una perdita netta di 313,6 milioni di Euro. Rammento che intervenni già nell’assemblea del 2014 contestando che nel bilancio non era presente la voce che indicava il sottostante dei crediti e debiti verso clientela, ovvero la somma del denaro creato durante l’esercizio, e rinnovo tale critica con qualche osservazione in più. Dal 2014 ad oggi sono cambiati gli amministratori della banca ma non è cambiato il sistema di gestione contabile dell’attività bancaria, nonostante quanto emerso a seguito del rapporto di KPMG al primo ministro islandese e le recentissime dichiarazioni della Banca d’Italia, rese alle commissioni finanze di Camera e Senato, a proposito della creazione del denaro e dei depositi da parte delle banche commerciali.

Terzo Valico, indagati Pietro Salini e il savonese Lombardini

Genova- I magistrati lo accusano d’essere il “mandante” di quattro appalti truccati per la realizzazione del Terzo valico ferroviario Genova-Milano, e gli hanno notificato un avviso di garanzia per turbativa d’asta.

L’iscrizione al registro degli indagati di Pietro Salini, 59 anni tra pochi giorni, amministratore delegato del colosso Salini-Impregilo ovvero la più grande impresa di costruzioni italiana, fa compiere all’inchiesta un salto importante. Salini infatti è leader d’un gruppo che ha 35 mila dipendenti attivi in 50 paesi e fattura oltre sei miliardi all’anno; ha ottimi rapporti con Matteo Renzi e la sua società ha l’incarico per realizzare il ponte sullo Stretto, se mai si farà.

Finora la Procura del capoluogo ligure aveva messo nel mirino solo i membri del consorzio Cociv, general contractor per progettazione e costruzione del Terzo valico stesso. Cociv è formato per il 64% da Salini Impregilo, 31% Società condotte d’acqua e 5% Civ. Pur essendo un’aggregazione di aziende private, gestisce e gestirà nel complesso 7 miliardi di soldi pubblici, da distribuire con una serie di maxi-lotti ad altre ditte. Secondo i magistrati e la Guardia di Finanza, dietro molte assegnazioni c’era un giro di tangenti e a fine ottobre erano finiti ai domiciliari diversi manager del consorzio: molti erano dipendenti di Salini-Impregilo “distaccati” sul Terzo valico, ma già nell’ordinanza d’arresto il giudice spiegava come il malaffare ai suoi occhi avesse lambito un livello più alto.

UBS rinviata a giudizio in Francia per frode fiscale

Nuova grana giudiziaria per UBS: la banca è stata rinviata a giudizio in Francia per aver instaurato nell'Esagono un vasto sistema di frode fiscale. Lo afferma oggi l'agenzia France Presse (AFP) citando fonti concordanti. 

Nell'ordinanza di rinvio a giudizio, datata 17 marzo, i giudici istruttori responsabili del dossier indicano che UBS va giudicata per "illecito reclutamento di clienti" e "riciclaggio aggravato del provento di fronde fiscale". La sue sede francese - UBS France - è accusata di "complicità".

I magistrati hanno anche disposto il rinvio a giudizio per cinque alti responsabili...

Fonte Link  http://italy.s3.webdigital.hu/notizie/ubs-rinviata-a-giudizio-in-francia-per-frode-fiscale

Istat: in Italia un milione di famiglie senza lavoro (e redditi)

Le difficoltà economiche crescono all'aumentare del numero dei figli. I valori più alti si registrano per i mono-genitori. Donne: in quasi 200mila nuclei sono sole e senza occupazione, in 970mila sono l'unica fonte di reddito

MILANO - In Italia è rimasta stabilmente sopra il milione la conta delle famiglie senza lavoro e quindi senza stipendio. Sono, per la precisione, 1.085.000 i nuclei che secondo la statistica dell'Istat sono composti da persone abili al lavoro, ma in cerca di occupazione. Una piaga che colpisce particolarmente il Sud, dove si situano 587mila casi: più della metà. Rispetto allo scorso anno non cambia pressoché nulla: si passa da 1 milione 92 mila a 1 milione 85 mila (-0,7%). Si tratta di "case" dove tutti i componenti attivi, che partecipano al mercato del lavoro, sono disoccupati. Non è detto che siano in assoluto senza un reddito, ma se quest'ultimo cìè arriva da altre fonti (come possono essere rendite o pensioni) e non dall'impiego.

I dati sono stati ricavati dalle tabelle pubblicate dall'Istituto di statistica, come media dei risultati che l'Istat raccoglie trimestralmente nell'indagine sulle forze di lavoro: si riferiscono all'intero 2016. Le famiglie che non possono contare su alcun reddito sono il 6,6% di quelle presenti sul mercato del lavoro, ovvero 16,5 milioni. Il contraltare a quel milione di famiglie "a zero occupazione" sono i 13,9 milioni in cui tutte le forze lavoro sono impiegate.

Il MES ormai dietro l’angolo

Due giorni fa il Sole24Ore ha riportato la notizia che Popolare Vicenza e Veneto Banca hanno inviato una lettera al Ministero dell’Economia e delle Finanze ed alla BCE per richiedere l’applicazione della ricapitalizzazione preventiva, già applicata lo scorso Dicembre al Monte dei Paschi (“Popolare Vicenza e Veneto Banca chiedono l’aiuto di Stato”).

Si tratta della forma più morbida di gestione di una crisi bancaria, applicabile solo a certe condizioni, senza le quali occorre procedere con il Bail-in. La ricapitalizzazione preventiva è stata introdotta dalla stessa direttiva europea che regolamenta il Bail-in ed è finalizzata alla ricostituzione del capitale della banca. In particolare, si basa sull’intervento dello Stato prima che la situazione diventi critica tant’è che per potervi accedere la banca deve essere solvibile, criterio tutt’altro che oggettivo. Lo Stato italiano, in questo caso, può intervenire direttamente o tramite la Cassa Depositi e Prestiti. Con la ricapitalizzazione preventiva l’onere del salvataggio ricade dunque sugli azionisti, che vengono diluiti, sugli obbligazionisti subordinati e certamente sulla collettività ma non sui correntisti.

Nel caso di Popolare Vicenza e Veneto Banca si parla di una necessità di ricapitalizzazione fino a €5 miliardi. Ciò dipenderà anche dall’esito del progetto di fusione che le due banche stanno studiando, che però è ostacolato sia dalla BCE che dall’agenzia di rating Fitch, a processo a Trani per manipolazione di mercato, che lo scorso Venerdì ha tagliato il rating della Popolare di Vicenza.

Partecipate, le nomine del Tesoro: Profumo a Leonardo, confermati Descalzi (Eni) e Starace (Enel)

Ufficializzate le rose di candidati del Mef ai consigli di amministrazione, in vista della tornata di assemblee. L'ex banchiere subentra a Moretti in quella che fu Finmeccanica, De Gennaro confermato presidente. Del Fante passa da Terna alle Poste con Farina che torna da presidente, Neri resta all'Enav

MILANO - Il Tesoro ha scelto: sarà l'ex banchiere Alessandro Profumo a guidare Leonardo (ex Finmeccanica) nel prossimo triennio, al posto dell'attuale amministratore delegato Mauro Moretti. E' così ufficializzato, dopo le voci degli ultimi giorni, il cambio di vertice più "pesante" nel lotto delle partecipate statali. Si prepara a cambiare casacca anche Matteo del Fante, che dall'attuale posizione in Terna andrà ad assumere la guida delle Poste, in luogo di Francesco Caio. Per la sua sostituzione nella spa dei tralicci resta da attendere la mossa ufficiale della Cdp (attraverso la quale si concretizza la partecipazione pubblica in Terna): in pole position ci sarebbe Alberto Irace da Acea. Di conferme si parla invece per quanto riguarda l'Eni e l'Enel. Nel caso del Cane a Sei Zampe, Claudio Descalzi è stato confermato a capo dell'azienda petrolifera con Emma Marcegaglia alla presidenza. Nella società elettrica si ripropone il tandem con Patrizia Grieco alla presidenza e Francesco Starace alla guida operativa.
In una nota, il Ministero dell'Economia ha infatti annunciato le liste che verranno depositate per il rinnovo dei consigli di Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane: che verranno nominati dalle assemblee di approvazione dei bilanci 2016. Si comincia con Eni il 13 aprile, poi toccherà alle altre per finire con Leonardo nella prima metà di maggio. Ecco le rose indicate dal Mef:

ENAV (partecipata al 53,4%).

Noam Chomsky critica Donald Trump: "La sua amministrazione causerà un'altra crisi finanziaria"

 di Renato Paone

Lo storico e linguista Noam Chomsky ha criticato aspramente l'amministrazione del presidente Donald Trump. Secondo Chomsky, infatti, il forte aumento dei prezzi, alimentato da Trump, nei principali mercati porterà presto a un'altra pesante crisi finanziaria. Ma non è l'unica critica mossa dal filosofo al presidente: per Chomsky tutta la campagna "anti-establishment" condotta da Trump non è altro che uno "scherzo".

"Cosa di quello che sta facendo è anti-establishment? Basta guardare alle persone che ha incaricato e alla sua politica di anti regolamentazione, elementi che hanno incoraggiato il mercato azionario". Per Chomsky, quindi, l'amministrazione Trump starebbe favorendo quelle che da sempre sono considerate le istituzioni dell'establishment: "I miliardari, i grandi istituti finanziari, l'esercito. Basta guardare il mercato azionario per capire come stanno le cose", afferma Chomsky.

In particolare, il filosofo si riferisce ad alcuni uomini che fanno parte del team del presidente: il Segretario del Tesoro Steve Mnuchin, proveniente dalla Goldman Sachs, e Gary Cohn, direttore del Consiglio Economico Nazionale, anche lui ex membro della banca d'affari newyorchese.

"Non appena è stato eletto Trump, i valori azionari delle istituzioni finanziarie sono schizzati al cielo", sottolinea Chomsky. "Gli investitori - continua il linguista - sono deliziati da questa sua iniziativa - eliminare qualsiasi tipo di regolamentazione - perché per loro significa avere un profitto maggiore. Ma tutto questo porterà a un'altra crisi finanziaria. A loro non importa, tanto il problema non è loro. I contribuenti pagheranno le conseguenze".

Nomine partecipate, slittano i tempi. Resta forte il marchio renziano: Matteo Del Fante a Poste (e non solo)

  di Alessandro De Angelis

Come se Matteo Renzi fosse ancora a palazzo Chigi: un giro di nomine “fiorentino”, nella regia e anche nei principali attori, è quello che si definisce in serata per Poste, Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e le principali aziende di stato. E che sarà ufficializzato a ore, di certo entro la riapertura delle borse di lunedì mattina. Proprio come tre anni fa quando i posti strategici da assegnare, cemento di ogni governo, furono a giudizio di molti il principale movente della defenestrazione del governo Letta.

La priorità non cambia, sia pur nel mutato contesto con Renzi nei panni di ex premier e di ex segretario. E sancisce il nuovo di boa del renzismo: il ritorno in campo e una lunga marcia che va ben oltre le prossime elezioni politiche, perché gli uomini chiave nei posti chiave, avendo mandato di tre anni, le supereranno.

Il caso più eclatante è Poste Italiane, dove arriva l’ennesimo fiorentino, antica conoscenza di Renzi: Matteo Del Fante, formazione Jp Morgan, già direttore generale di Cassa Depositi e Prestiti e da tre anni a.d. di Terna, la società che gestisce la rete elettrica. Prenderà il posto di Francesco Caio, nonostante i risultati del manager che in questi tre anni ha triplicato gli utili. E nonostante la difesa del ministro Padoan. La sua “colpa” principale è stata quella di aver rotto con la Cisl – non con gli altri sindacati, che si sono schierati con lui – che nell’azienda è la sigla più forte. E che, sussurrano i maligni, è forte anche in vista delle primarie del Pd.

Prodotti alimentari: torna l'obbligo di stabilimento in etichetta. Critiche da Federalimentare

Il Consiglio dei ministri approva il provvedimento. Il ministro Martina: "Vogliamo dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano"

Sulle etichette dei prodotti alimentari dovrà essere indicato lo stabilimento di produzione o confezionamento: lo stabilisce il decreto attuativo passato dal Consiglio dei Ministri odierno. Si tratta di un ritorno al passato: l'obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma poi abrogato in seguito al riordino della normativa Ue sull'etichettatura. L'Italia ha stabilito la reintroduzione per garantire, spiega il Mipaaf, oltre che una corretta informazione al consumatore, "la rintracciabilità immediata degli alimenti da parte degli organi di controllo".

Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell'entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio. "Questo provvedimento - ha commentato il ministro Martina - si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano. Diamo una risposta anche alle tantissime aziende che hanno chiesto questa norma e hanno continuato a dichiarare lo stabilimento di produzione nelle loro etichette". "Il nostro lavoro - conclude Martina - non si ferma qui, porteremo avanti la nostra battaglia anche in Europa, perché l'etichettatura sia sempre più completa. La valorizzazione della distintività del nostro modello agroalimentare passa anche da qui".

Addio ai voucher, commissione Lavoro approva l'eliminazione

Passa la soluzione più drastica: i buoni lavoro aboliti integralmente. L'emendamento cancella gli stessi tre articoli di cui la Cgil chiede l'eliminazione con il referendum. Fissato un periodo di transizione fino al 31 dicembre per consentirne l'utilizzo a chi li ha già acquistati. Confindustria: "Meglio fare il referendum"

MILANO - Voucher, addio. La Commissione Lavoro della Camera ha approvato l'eliminazione totale, votando a favore dell'emendamento che abroga gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act dedicati al lavoro accessorio su "definizione e campo di applicazione"; "disciplina del lavoro accessorio" e "coordinamento informativo a fini previdenziali".

L'emendamento prevede anche un periodo transitorio - fino al 31 dicembre 2017 - in cui si potrà continuare ad utilizzare i buoni lavoro già acquistati. Il governo, nel cdm di domani, dovrebbe tradurre in decreto questa decisione della Commissione, di conseguenza dall'entrata in vigore dello stesso i buoni lavoro non potranno più essere venduti.

La maggioranza parlamentare alla fine ha scelto la soluzione più drastica per affrontare la questione dei buoni lavoro e di fatto disinnescare il refrendum promosso dalla Cgil. "Oggi voteremo per l'abrogazione totale dei voucher", aveva spiegato Patrizia Maestri (Pd), relatrice della proposta di legge. "Ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati", ha continuato Maestri sottolineando che l'abrogazione "va bene, è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme", ha concluso.

Geert Wilders, il nazional socialista olandese che può far crollare l’Europa e l’euro

Il mondo ha gli occhi puntati sul Vecchio Continente che potrebbe decidere del suo futuro in tre elezioni cruciali: la prima del 15 marzo in Olanda, in cui il partito xenofobo di Geert Wilders si presenta alle elezioni dopo un crescendo nei sondaggi. Seguono Francia e Germania, paesi cardine dell’UE, in cui i risultati olandesi potrebbero avere una qualche eco – e allora, in caso di buoni risultati di Wilders, si potrebbe dire Goodbye Europe

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