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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

La Francia è ancora coloniale detiene le riserve auree di 14 stati africani

Parigi detiene le riserve auree di 14 stati africani

Quella che state per leggere non dovrebbe essere una notizia. Perché è una cosa che accade da molto tempo, esattamente dal 6 dicembre 1945. Cioè da quando la Francia ratificò gli accordi di Bretton Woods. Eppure lo è, perché nonostante spieghi molte cose è un dato che le opinioni pubbliche del mondo occidentale ignorano.

Luigi Chiarello

Veniamo al punto: 14 paesi africani ancora oggi hanno come valuta il franco francese. Sì, avete capito bene: nonostante non esista più, perché sostituita dall'euro, la moneta di questi 14 stati è il franco francese, come ai tempi delle colonie. Di più: a garantire agli stati africani la convertibilità con l'euro di questa valuta non è la Banca centrale europea, no è il ministero del Tesoro francese. Stupiti? Beh, adesso viene il meglio: almeno il 65% delle riserve nazionali di questi 14 paesi sapete dove sono depositate? Sempre presso il dicastero del Tesoro transalpino, che, proprio in tal modo, si fa garante del cambio monetario. In sostanza, la Francia ha a sua disposizione le riserve nazionali delle sue ex colonie. Che, per essere sbloccate su richiesta dei legittimi proprietari, necessitano del preventivo via libera di Parigi.

14 paesi africani costretti a pagare tassa coloniale francese

Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’elite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese.

Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate.

L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto.

Lentamente la paura serpeggiò tra le elite africane e nessuno dopo gli eventi della Guinea trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù.”

La mappa del nuovo azionariato Unicredit: il 72% in mano a fondi esteri. Montezemolo lascia la vicepresidenza

DAL NOSTRO INVIATO

 Marco Ferrando

ROMA - Il 62% in mano agli istituzionali, quasi interamente esteri, un altro 10% in mano ai fondi sovrani, tra cui Aabar che è unico socio oltre il 5%. Eccola qui la “nuova” UniCredit che si è palesata oggi in assembleaa Roma, due mesi dopo la conclusione dell'aumento di capitale da 13 miliardi. Che, con la sua valanga di nuova carta, ne ha modificato strutturalmente la fisionomia della proprietà: le Fondazioni, in passato padrone indiscusso della banca, oggi hanno in mano il 6% del capitale, mentre al retail - cioè i piccoli risparmiatori - è restato il 13% del capitale, meno della metà del 28,8% che veniva loro attribuito a fine novembre, secondo i dati che persistono sul sito della banca.

Perso mezzo miliardo su Alitalia

Nei numerosi interventi dei soci a tenere banco è l'oneroso aumento da 13 miliardi, che peraltro ha assottigliato il nucleo dei soci storici, la partita dei Non performing loans e alcuni casi specifici, come Alitalia. «Abbiamo perso mezzo miliardo, tanti soldi», ha detto al riguardo il direttore generale, Gianni Papa: «Abbiamo sostenuto la compagnia in passato e vogliamo continuare a farlo in futuro, ma a patto che ci sia un piano sostenibile sul lungo periodo». 

Molta amarezza dai piccoli risparmiatori, nessun intervento dai grandi soci, e alla fine sia i conti della “vecchia” UniCredit, che ha chiuso il 2016 in rosso per quasi 12 miliardi, sia gli altri punti all'ordine del giorno passano con percentuali quasi plebiscitarie; unica nota, le Fondazioni CrTorino e CrTrieste si sono astenute quando c'è stato da votare sulla politica di remunerazione e sugli incentivi, mentre alcuni fondi si sono espressi in senso contrario.

Istat: in Italia in 4,5 milioni in povertà assoluta. Pil pro capite: -24% sulla Germania

Il mercato del lavoro recupera, ma solo la Grecia fa peggio per tasso di occupazione. E la quota di tempi determinati non viene scalfita. Le imprese arrestano la perdita di competitività, ma l'Italia resta in fondo alla graduatoria

MILANO - "Cento statistiche per capire il Paese in cui viviamo" e scoprire ancora una volta che dal punto di vista economico tante persone non se la passano bene. E' quello il titolo alla consueta pubblicazione che l'Istat dedica all'Italia, fotografandola in numeri e in settori trasversali. Tra le cifre che balzano subito all'occhio ci sono quelle su povertà e lavoro: sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere.

LEGGI. Prende forma il reddito di inclusione

Il ritardo sull'Europa. Gli statistici partono da un'amara considerazione: anche se gli indicatori nel complesso migliorano, i passi avanti italiani sono sempre meno di quelli dei partner europei con l'esito di sfigurare in una comparazione continentale (salvo qualche eccellenza). Questo è vero soprattutto per i mali storici del Belpaese: la produttività, l'economia della conoscenza, della formazione e il mercato del lavoro. Una menzione positiva va all'eccellenza agroalimentare e alle imprese del settore, così come la tutela dell'ambiente e i progressi fatti sul fronte della sostenibilità e dell'energia. La salute e il welfare sono buoni, ma la demografia ci gioca contro: l'indice di vecchiaia è secondo solo alla Germania.

Consiglio comunale di Parma, approvato il piano per chiudere Stt e le partecipate

Il piano finanziario e gestionale per chiudere Casadesso, MetroParma, Alfa e la controllante Stt è stato approvato dal Consiglio comunale. Il documento è passato con i soli voti della maggioranza, mentre la minoranza ha votato in ordine sparso, con tre contrari e otto astenuti, tra i quali il gruppo del Pd.

I dettagli dell’atto, che prevede di chiudere le società entro la fine dell’anno, erano già emersi nella seduta della commissione Patrimonio dello scorso 12 aprile. Il piano, secondo la proposta dell’amministratore unico di Stt Luigi Bussolati, comporta la vendita di parte delle azioni Iren (52,2 milioni di azioni per un valore di circa 65,2 milioni a febbraio 2011) ora che sono a un valore di massimo storico (ma dopo aver incassato i dividendi) in modo da avere abbastanza liquidità da coprire i 31,7 milioni di euro di debito bancario.

Successivamente si prevede di avviare una contrattazione per la ridefinizione delle esposizioni, ottenendo più tempo per vendere il patrimonio immobiliare o per farlo tornare al Comune, senza il timore di “aggressioni” da parte dei creditori. Tra gli obiettivi anche quello di ripianare il debito di 17,6 milioni che la società ha verso l’ente e quello di tre milioni nei confronti dei fornitori. Una volta concluse le operazioni, la holding potrà essere liquidata. Stesso destino per Casadesso, MetroParma e Alfa. Come scadenza è stato indicato il mese di dicembre.

Fisco: Cgia (Confederazione Generale Italiana degli Artigiani), no a più Iva per riduzione cuneo sul lavoro

'Questa operazione non sarebbe a somma zero'

(Ansa) "No all'aumento dell'Iva in cambio della riduzione del cuneo fiscale. Questa operazione, infatti, non sarebbe a somma zero. Se a seguito di un'eventuale riduzione del costo del lavoro i vantaggi economici ricadrebbero su imprese e/o lavoratori dipendenti, il rincaro dell'Iva, invece, lo pagherebbero tutti. In particolar modo i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che, invece, dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio". A dirlo è il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo dopo l'intervista di Pier Carlo Padoan al Messaggero, nella quale il ministro dell'Economia aveva definito "un'opzione sostenuta da buone ragioni" il suggerimento arrivato da ultimo anche dall'Ocse di finanziare un taglio del costo del lavoro attraverso un aumento dell'Iva.

    "Vista la situazione dei nostri conti pubblici - conclude Zabeo - è molto probabile che il Governo con la prossima legge di bilancio non sarà in grado di recuperare tutti i 19,5 miliardi necessari per evitare che, dal 2018, l'aliquota Iva del 10 passi al 13 e quella del 22 al 25 per cento. Ricordo che un aumento di un punto dell'aliquota ridotta costa agli italiani poco più di 2 miliardi e quella ordinaria 4. Pertanto, non è da escludere che dei 19,5 miliardi l'esecutivo sia in grado di sterilizzarne solo una parte. E visto che la spesa corrente al netto degli interessi è destinata ad aumentare ancora e gli effetti della spending sono molto contenuti, la quota rimanente dovrà essere recuperata con nuove entrate, ad esempio con la rivisitazione delle deduzioni e delle detrazioni fiscali e con un aumento parziale delle aliquote Iva".   

Larry Fink, il capo della più grande società d’investimento al mondo (la BlackRock) crede che il mercato azionario sia sopravvalutato

Larry Fink, l’amministratore delegato di BlackRock, che con 5.100 miliardi di dollari è il più grande investitore del mondo, ha suonato il campanello d’allarme per il mercato azionario statunitense.

Dalla vittoria del presidente Donald Trump nel mese di novembre, i titoli azionari statunitensi hanno raggiunto nuove vette grazie in parte all’ottimismo che ha travolto gran parte di Wall Street.

Leggi anche: Dove andrà la Borsa di Wall Street dopo lo schiaffo a Trump sull’Obamacare

L’indice S&P 500 è in crescita del 10,9% dall’8 novembre, giorno delle elezioni.

L’indice S&P 500 del settore finanziario ha guadagnato il 18,9%, spinto dalle proposte del presidente di una riforma fiscale, deregolamentazione, e incentivi fiscali.

In un’intervista con la CNBC giovedì mattina, Fink ha detto che il prezzo alto delle equity statunitensi non corrispondeva alle condizioni presenti nell’economia e nel mercato.  

“Non abbiamo la riforma fiscale che stavamo aspettando” ha detto Fink. “Se non vediamo una reale deregolamentazione, credo che i mercati avranno una sorta di battuta d’arresto”.

Leggi anche: Ora i gestori scoprono il ‘Trump gap’, ovvero la distanza tra promesse e fatti del presidente Usa

Ha aggiunto che l’economia americana stava rallentando e che sarebbe cresciuta probabilmente meno dell’1,5%. “In realtà credo che nel primo quadrimestre, gli Stati Uniti potrebbero essere l’economia più lenta nel G7” ha detto.

Fallimento Spip, a giugno l'asta dei terreni

Al via le offerte per 12 lotti da 1.500 ettari in località Ugozzolo, stimati quasi 15 milioni di euro

I terreni di Spip, la società partecipata del Comune di Parma fallita nel 2013 con un buco di 100 milioni di debiti, vanno all'asta. Il 7 giugno è stata fissata la vendita senza incanto degli immobili situati in località Ugozzolo, nei pressi di sara Traversante di Paradigna e facenti parte del piano urbanistico denominato "Ca' Rossa".

Si tratta di 12 lotti con una superficie catastale complessiva di 1.487 ettari, del valore  stimato di 14 milioni 876mila euro più imposte di legge (valore minimo 700mila euro, massimo 2,1 milioni). 

Le offerte dovranno pervenire presso lo studio del notaio Carlo Maria Canali

 entro le ore 12 del 6 giugno 2017, le buste saranno aperte il giro successivo alle 15. In caso di pluralità di offerte per lo stesso lotto si procederà all'asta con rialzi minimi di 10mila euro. Per informazioni è possibile contattare i curatori del fallimento Antonella Lunini, 0521964898 e Roberto Paterlini 0521283020.

Fonte Link parma.repubblica.it 

Milan, firmato il closing: addio a Berlusconi ora è cinese

Dopo un anno di trattativa e due rinvii, la firma sull'atto finale: per 540 milioini Fininvest cede il club rossonero alla cordata guidata da Yonghong Li, grazie al prestito concesso dai fondi Elliott e Blue Sky. Domani conferenza stampa a casa Milan

di LUCA PAGNI

MILANO - Dopo quasi un anno di trattative e due rinvii, il Milan cambia proprietario. Berlusconi saluta dopo 31 anni e 5 Coppe dei Campioni vinte: anche il club rossonero - così come i cugini dell'Inter - diventa cinese e finisce alla cordata guidata dall'uomo d'affari Yonghongh Li. L'atto di vendita (tecnicamente il "closing", dopo il preliminare dell'agosto scorso) è stato firmato poco prima delle 14, in un luogo che più milanese non potrebbe essere: in piazza Belgioioso, a pochi metri dalla casa di Alessandro Manzoni, nello studio legale Gianni, Origoni, Grippo e Cappelli, i quali hanno assistito gli acquirenti.

L'INTERVENTO DI SALVATORE TAMBURRO SUL DEBITO PUBBLICO

" Sovranità monetaria, politica monetaria espansiva e debito detestabile, tre soluzioni per rilanciare l'economia del Paese e dare un futuro ai cittadini.
La conoscenza del reale meccanismo del sistema economico è occultata al popolo da secoli, ma la verità non può essere nascosta per sempre.
Salvatore Tamburro

 

Perchè il Debito Pubblico è Illegittimo, Quindi Detestabile

Addio Al Debito

Perchè il Debito Pubblico è Illegittimo, Quindi Detestabile

"Basta avere il coraggio di schierarsi dalla parte del proprio popolo e l'onestà di rifiutare i lauti guadagni – per ristretti e ben determinati gruppi di persone – promessi dai potentati economici per cominciare un circolo virtuoso mirato al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nel suo insieme, abbandonando la triste logica del profitto ad ogni costo perseguita dall'Occidente a spese dei popoli di tutto il resto del mondo". Rafael Correa di Mondart

Il concetto di Debito Detestabile è un precedente giuridico importantissimo, in quanto legalmente usato dagli USA nel 1898, al momento del conflitto ispano-cubano che portò all'annessione di Cuba, per rifiutare di pagare il debito pubblico contratto da Cuba col regime coloniale Spagnolo.

“Detestare” il debito e rifiutarsi di sottostare al cappio fraudolento del suo pagamento è quindi cosa fattibile e del tutto lecita, una volta dimostrata la completa illegittimità di un Debito di cui i cittadini non sono responsabili: il Diritto Internazionale offre diversi strumenti a tal fine, uno dei quali è appunto la nozione di debito detestabile. Debito Pubblico che è dunque possibile dichiarare “detestabile” se esistono le condizioni atte a soddisfare i tre requisiti giuridici di seguito esposti …

Il Def per ricchi e poveri: arrivano reddito di inclusione e Bes

Nel Documento di economia e finanza approvato ieri entrano la misura di sostegno per le famiglie in stato di indigenza e il nuovo indicatore del benessere che affiancherà il Pil. Ecco cosa sono

di FILIPPO SANTELLI

ROMA - Il Rei e il Bes. Sono queste due sigle le nuove lenti con cui l'Italia proverà a guardare al tema della ricchezza, e al problema della povertà, nel Paese. Le due novità sono state inserite all'interno del Def, il documento di programmazione economica approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. La prima, il Reddito di inclusione attiva (Rei), è una nuova misura di contrasto alla povertà, un contributo per aiutare i membri delle famiglie che si trovano sotto la soglia di indigenza a trovare un impiego e che a regime dovrebbe essere universale. La seconda, il Benessere equo e sostenibile (Bes), è invece un nuovo indicatore del livello di progresso della società elaborato da Istat e Cnel che tiene conto di una serie di fattori economici, ma anche sociali, ambientali e di uguaglianza, e che va ad affiancare all'interno della programmazione dei conti pubblici il classico Pil. Eccole spiegate nel dettaglio.

L'Antitrust accusa Bnl, Intesa e Unicredit di aver fatto pagare interessi superiori al dovuto

L'Authority ha condotto una ispezione con l'ausilio della Guardia di finanza per accertare eventuali pratiche scorrette riconducibili all'anatocismo, ovvero all'addebito di interessi sugli interessi

MILANO - L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato tre procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti di tre istituti bancari:Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., Intesa Sanpaolo S.p.A. e UniCredit S.p.A. I procedimenti sono volti ad accertare se le tre banche abbiano posto in essere condotte in violazione del Codice del Consumo in relazione alla pratica dell’anatocismo bancario.

In particolare, fino all’entrata in vigore dell’art. 17-bis del d.l. n. 18/2016, che ha ribadito il divieto di anatocismo salvo autorizzazione preventiva del cliente, tali banche avrebbero continuato ad applicare l’anatocismo bancario (far pagare interessi sugli interessi), nonostante l’espresso divieto contenuto nella legge di stabilità 2014. Dopo la riforma operata nel corso del 2016, i tre istituti bancari avrebbero adottato modalità aggressive per indurre i propri clienti consumatori a dare

l’autorizzazione all’addebito. Per accertare queste condotte, nella giornata di oggi i funzionari dell’Autorità hanno eseguito una serie di ispezioni nelle sedi di BNL, Intesa Sanpaolo e UniCredit, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza. 11 aprile 2017

Fonte Link repubblica.it 

Cresce la cooperazione tra Italia e Birmania

Parma, 10 aprile 2017

Cari Amici,

sono così intensi questi giorni che non so quando e come dirvi. Vorrei condividere con voi l’essenziale, ma spesso anche i dettagli lo sono.

Un mese fa ero in Birmania, di nuovo. Ci vogliono bene anche per questo, siamo costanti nella vicinanza.

Si condividono le cose, la vita, la politica. Ci sentiamo insieme responsabili, di loro e di noi, del mondo.

Sono andata con Alberto, Caterina, Clelia, Simona, là ci aspettavano Virginia e Beatrice, poi ci ha raggiunto Fabio. Ci lega il filo dell’Associazione, con ruoli diversi. Colpiscono queste giovani donne in prima linea, Beatrice, di Trento è là da un anno, lavora con le imprese, le fiere, l’economia. Questo viaggio voleva aprire strade di lavoro: nella sanità con il progetto condiviso dal CUCI (Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale) dell’Università di Parma e da CINECA di Bologna per una banca dati sui bisogni sanitari in Myanmar, e con la preparazione della ricerca sul campo di Caterina per un anno su disabilità e HIV; nell’economia con la presenza di imprese interessate; nella cultura con l’invito di Thant Zin Soe alla Fiera Internazionale del libro per ragazzi di Bologna; nella scuola con il rapporto con la scuola Lumbini di Ko Tar; nell’agricoltura con l’incontro con Thuzar che lavora con i contadini nei pressi di Mandalay. Tutto cresce.

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