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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

DICIAMO LE COSE COME STANNO di Andrea Baranes

Nota bografica

Andrea Baranes è presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, della rete di Banca Etica. E' portavoce della campagna 005 per l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie ed è stato responsabile delle campagne su istituzioni finanziarie private presso la CRBM. E' autore di diversi libri sui temi della finanza e dell'economia, tra i quali "Finanza per Indignati" (Ponte Alle Grazie), “Come depredare il Sud del mondo” e “Il grande gioco della fame” (Altreconomia) e “Per qualche dollaro in più – come la finanza casinò si sta giocando il pianeta” (Datanews). Collabora con diverse riviste specializzate nel settore economico e della sostenibilità, quali “Valori” e “Altreconomia”, e con i siti Sbilanciamoci.info e nonconimieisoldi.org.

Toyota ferma il diesel stop alle vendite in Europa

ginevra - Toyota abbandona il gasolio come Fca. I tedeschi, al contrario, continuano a rimanere attaccati al diesel nella speranza che la nuova generazione dei motori finiti al centro dello scandalo Usa, «sia più pulita ». La discussione intorno al diesel anima gli stand di Ginevra, sempre più considerata la prima esposizione mondiale dell’auto. Non tanto per il numero dei costruttori presenti ma soprattutto per l’atmosfera da appuntamento in territorio neutro che favorisce gli incontri al vertice delle aziende internazionali dell’automobile. Alla vigilia dell’apertura dei cancelli al grande pubblico Toyota annuncia che « dalla fine del 2018 cesseremo la vendita di auto diesel in Europa » . Oggi il costruttore giapponese vende già il 40% delle sue auto con motorizzazione ibrida. Fca ha fatto un annuncio che va nella stessa direzione e che ieri Marchionne ha confermato: « Nei prossimi anni diminuiremo in modo molto significativo il nostro ricorso al diesel, non abbiamo scelta». L’abbandono definitivo della produzione è previsto da Fca per il 2022, al termine del prossimo piano industriale.
In questo clima vanno in controtendenza i costruttori tedeschi che non possono permettersi di riconvertire rapidamente i loro propulsori dopo aver investito tradizionalmente sul diesel. Lunedì sera il numero uno di Volkswagen, Matthias Mueller, si è mostrato particolarmente ottimista: «Assisteremo a una rinascita del diesel perché la gente riscoprirà i vantaggi di una tecnologia oggi finita nel mirino dell’opinione pubblica « . E altri costruttori tedeschi, come Bmw, pur avendo investito parecchio sull’auto ibrida ed elettrica, sostengono che «non avrebbe senso abbandonare per questo la produzione del diesel » . Intanto le vendite dei motori a gasolio in Europa continuano a scendere mese dopo mese.

Italiaonline chiude la sede di Torino: 400 esuberi tra gli ex di Pagine Gialle

I sindacati dichiarano lo stato di agitazione permanente e otto ore di ciopero per domani. La sindaca Appendino: decisione inaccettabile, ci sentiamo presi in giro

Chiusura della sede Seat di Torino e 400 esuberi in tutta Italia. Di questi 248 solo dalla sede di Torino tutti gli altri saranno trasferiti ad Assago. L’incontro in Assolombarda convocato per questa mattina dei manager di Italiaonline svela il peggior scenario della vigilia. I rappresentanti sindacali ricevuti alla presenza di avvocati annunciano che immediatamente partirà la mobilitazione. “Da un anno chiediamo di conoscere il piano industriale - dice Lara Calvani della Slc-Cgil - si sono sempre guardati dal metterci al corrente di cosa intendevano fare per poter sfruttare fino all’ultimo centesimo la cassa integrazione a zero ore. Così hanno fatto cassa e si sono distribuiti i dividendi, ma questi sono soldi dei contribuenti”. Il tanto atteso piano industriale, tenuto nascosto anche ai politici che chiedevano notizie, non prevede nessun futuro per quel che resta a Torino della storica azienda delle Pagine Gialle. L’approvazione ufficiale della riorganizzazione è prevista per il 15 marzo in consiglio di amministrazione ma questa mattina nella sede milanese di Assolombarda ne è stata data un’anticipazione. Le organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione permanente e immediate 8 ore di sciopero con assemblee locali per l’intero gruppo per la giornata di domani 7 Marzo.

Italia, crisi senza fine: in 5 anni chiusi 267.000 negozi

Italia, crisi senza fine: in 5 anni chiusi 267.000 negozi
Secondo i dati di Confesercenti, la crisi economica ha colpito soprattutto le piccole e medie imprese. L'allarme:  “Chiudono 122 negozi ogni giorno”

La crisi del mercato italiano ha colpito soprattutto le piccole e le medie imprese, che sono state letteralmente decimate. Tra il 2011 ed il 2016, ci sono state ben 267mila chiusure, in media 122 al giorno. A lanciare l’allarme è Confesercenti in occasione dell’assemblea annuale.

Fa eccezione il commercio in franchising, che trova affermazione nella grande distribuzione ma anche e soprattutto tra i piccoli commercianti. E che ha realizzato un fatturato complessivo che nel 2016 si attesta a oltre 24 miliardi di euro, registrando una crescita del +0,5% rispetto all’anno precedente. Il settore conta infatti ben 54 mila punti vendita (circa il 6,6% del totale delle imprese commerciali in sede fissa censite dal Ministero dello Sviluppo Economico) e offrendo lavoro a circa 200mila addetti.

Guardando al mercato del lavoro la situazione non appare migliore. Escludendo le libere professioni, dal 2007 ad oggi, imprenditori, lavoratori in proprio e collaboratori familiari sono passati da 4,3 milioni a 3,7, con una perdita secca superiore alle 600mila unità. Nello specifico, abbiamo perso 81mila imprenditori in senso stretto, 78mila lavoratori in proprio con dipendenti, 336mila senza dipendenti e 108mila coadiuvanti familiari. 19 giugno 2017

Fonte Link http://www.today.it/economia/allarme-confesercenti-negozi-chiusi.html

Apre in Italia Aldi: scatta la guerra dei discount

Antonio Carnevale

Previste 1.500 assunzioni entro la fine dell’anno. La catena, di origine tedesca, punta a inaugurare 45 supermercati nel 2018

Dal 1913 ad oggi ha aperto novemila punti vendita in 18 paesi diversi inventando, di fatto, la formula del discount. Ora la multinazionale tedesca Aldi sbarca in Italia. E lo fa in pompa magna.

A partire da marzo apriranno i primi 10 negozi in Lombardia e nel Nord Est, per arrivare a 45 punti vendita nel Nord Italia entro la fine dell’anno. Sono stati già assunti 880 collaboratori e la prospettiva è di arrivare a oltre 1.500 assunzioni – età media 34 anni, retribuiti secondo il contratto nazionale di categoria – entro la fine dell’anno.

Prezzi bassi e qualità: è questa la promessa di Aldi, probabilmente l’insegna della grande distribuzione che più di tutte incarna il mito dell’efficienza tedesca. “Oltre alla semplicità intuitiva degli store (un marchio di fabbrica dei suoi punti vendita, ndr) abbiamo puntato all’ottima qualità dei prodotti e ai prezzi convenienti”, ha spiegato Michael Veiser, managing director di Aldi.

Il motto è Dal campo al carrello della spesa.

 “Abbiamo studiato il vostro mercato per molto tempo”, ha precisato Veiser. Ci sono voluti due anni infatti, per preparare il debutto italiano: “Siamo orgogliosi di entrare in un mercato rinomato nel mondo per la sua ineguagliabile cultura enogastronomica”.

Il cambiamento climatico, un tema “caldo” anche per i nostri portafogli

Senza un’azione immediata e coordinata, il costo del riscaldamento globale potrebbe arrivare al 5% del PIL globale ogni anno e al 20% nello scenario peggiore.

 

Il 2016 è stato l’anno più caldo sulla Terra da quando se ne tiene traccia (dal 1880) e il 2017 è stato il 41esimo anno consecutivo in cui la temperatura globale si è attestata al di sopra della media del 20esimo secolo.

Il riscaldamento globale – causato integralmente dall’attività umana – è un problema reale e sta accelerando il passo: escludendo il 2017, tutti i 16 anni del 21esimo secolo sono stati tra i 17 più caldi della storia e i cinque anni più caldi in assoluto si sono registrati tutti dopo il 2010.

Conseguenze già visibili

Le conseguenze sono già visibili: uragani, inondazioni, ondate di calore e siccità stanno diventando molto più frequenti in diverse zone del pianeta. Basti pensare che nel 2016 si sono verificati stati 93 cicloni tropicali a livello globale contro una media annua di 82.

Il 2016 è stato il 37esimo anno di seguito in cui i ghiacciai si sono ritirati (di 832 millimetri per la precisione), mentre il livello del mare è salito in media di 82 millimetri dal 1993 a oggi (fonte: National Oceanic and Atmospheric Administration 2017) e potrebbe aumentare molto di più in futuro, si stima tra 30 e 122 centimetri entro il 2100 (fonte: US Global Change Research Program 2017).

Parallelamente, l’inquinamento sta diventando una delle principali minacce alla salute umana, con circa 18mila morti al giorno causate dalla cattiva qualità dell’aria che respiriamo, concentrate soprattutto nelle grandi metropoli dei Paesi emergenti.

Ior, Cipriani e Tulli condannati dal Tribunale vaticano

«Mala gestione», dovranno risarcire i danni. Il direttore e il suo vice si erano dimessi nel 2013. L’istituto: volontà di perseguire qualsiasi cattiva condotta intrapresa a nostro danno

L’ex direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani, e il suo vice, Massimo Tulli, sono stati condannati dal Tribunale del Vaticano. Il promotore di giustizia aveva preannunciato sabato scorso che era «di imminente pubblicazione» la sentenza relativa a «dirigenti apicali dell’Istituto per le Opere di Religione, citati per mala gestio e conseguenti danni da investimenti finanziari altamente onerosi per l’Istituto». E oggi è arrivata la sentenza con tanto di ingiunzione a «risarcire lo Ior dei danni emersi».  

La condanna dei due ex dirigenti dello Ior – dimessisi nel luglio del 2013 e condannati in una distinta vicenda dalla giustizia italiana lo scorso febbraio – conferma «la volontà dello Ior - si legge in una nota dell’Istituto che ha sede nel torrione Niccolò V, diramata in serata dalla Sala Stampa vaticana - di perseguire attraverso procedimenti giudiziari qualsiasi cattiva condotta intrapresa a suo danno, non importa dove e da parte di chi».   

«Con decisione pubblicata quest’oggi, il Tribunale civile dello Stato della Città del Vaticano ha riconosciuto due ex dirigenti di lungo corso dello Ior responsabili di mala gestione», rende noto l’Istituto. «La Corte ha ordinato loro di risarcire lo Ior dei danni emersi. La decisione della Corte è il risultato della causa civile avviata dallo Ior nel settembre 2014 attraverso un’approfondita ispezione degli investimenti finanziari intrapresi dall’Istituto nella prima metà del 2013».   

L’innovazione passa dalla portualità italiana

Enrico Veronese

Venezia - L’intervento di Pino Musolino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale.

Venezia - In una recente intervista il Premio Nobel per l’Economia Edmund Phelps, dichiara che l’Italia «deve riacquistare il dinamismo e la propensione a innovare che aveva iniziato a mettere in campo negli anni Cinquanta. L’alternativa è la stagnazione, una piccola crescita, poca soddisfazione sui posti di lavoro e frustrazione in ogni direzione». Innovazione quindi come elemento cardine per rilanciare la crescita. Un tema che coinvolge in pieno la portualità veneziana e italiana. Perché, se è vero che le infrastrutture fisiche sono necessarie per consentire ad un porto di esistere, esse tuttavia non sono sufficienti per garantire che un porto sia in grado di crescere. Alle infrastrutture fisiche vanno affiancate infrastrutture immateriali e soluzioni tecnologiche in grado di far funzionare al meglio l’operatività logistica, pena la rapida obsolescenza dei sistemi portuali e la conseguente perdita di competitività.

Tim, ricorso contro il governo e Recchi lascia le deleghe

Sara Bennewitz

La società contesta il decreto sul golden power e così blocca anche la possibile multa

Con un consiglio di amministrazione lampo, Telecom Italia decide di fare ricorso contro il provvedimento del governo sul golden power e prende atto che il vice presidente Giuseppe Recchi, in uscita dall’azienda, non potrà più ricoprire le deleghe per la sicurezza. Ieri la società controllata dal colosso francese Vivendi con il 23,9% ha deciso per il ricorso al Presidente della Repubblica. L’obiettivo del ricorso è il decreto legislativo che, a ottobre del 2017, ha imposto tra l’altro all’azienda una serie di restrizioni sulla governance, obbligandola a istituire un comitato ad hoc sulle reti. Telecom dovrà identificare all’interno del cda una figura con le deleghe sulla sicurezza, pronta a fare da raccordo tra il consiglio d’amministrazione e il comitato.

Ferrero rileva i dolci Usa della Nestlé per 2,8 miliardi di dollari

L’azienda acquisirà più di 20 brand storici come Butterfinger, BabyRuth, 100Grand, Raisinets, Wonka e il diritto esclusivo sul marchio Crunch

ROBERTO FIORI

Alba - La Ferrero ce l’ha fatta: l’azienda di Alba ha vinto la concorrenza e si è accaparrata il business dolciario statunitense della Nestlé per 2,8 miliardi di dollari in cash. L’annuncio arriva dai vertici stessi del gruppo, che precisano: «Ferrero acquisirà più di 20 storici brand americani estremamente conosciuti, tra cui marchi di cioccolato iconici come Butterfinger, BabyRuth, 100Grand, Raisinets, Wonka e il diritto esclusivo sul marchio Crunch negli Stati Uniti per il confectionery e per determinate altre categorie, così come i brand di caramelle SweeTarts, LaffyTaffy e Nerds».

Con questa operazione, Ferrero diventerà la terza più grande azienda dolciaria nel mercato statunitense dove è meglio conosciuta per i Tic Tac, le praline Ferrero Rocher, Nutella, nonché i marchi di cioccolato Fannie May e Harry London e per Ferrara Candy Company, acquisita recentemente da una società affiliata, con un portafoglio di marchi che comprende le caramelle Trolli, Brach’s e Black Forest.  

Nel 2016 l’attività dolciaria negli Stati Uniti di Nestlé ha generato un fatturato di circa 900 milioni di dollari. Ferrero acquisirà gli stabilimenti produttivi statunitensi di Nestlé a Bloomington, Franklin Park e Itasca, in Illinois, con i dipendenti collegati alla divisione confectionery, continuando ad operare attraverso gli uffici di Glendale, in California, e le altre sedi proprie in Illinois e in New Jersey. 16/01/2018


Fonte Link lastampa.it

Lactalis, latte in polvere per neonati contaminato da salmonella: coinvolte 83 nazioni, ritirate 12 milioni di confezioni

La conferma dal Ceo dell'azienda francese, Emmanuel Besnier. 35 casi accertati in Francia, altri in Spagna e Grecia. Non ancora diffuso l'elenco completo dei Paesi dove il prodotto è stato distribuito e venduto

Si allarga l'allarme per i casi di salmonella dovuti a partite di latte in polvere per bambini prodotti dalla Lactalis: le nazioni coinvolte sarebbero almeno 83 e sono state ritirate 12 milioni di confezioni del prodotto.

A confermare la notizia è lo stesso Ceo di Lactalis, Emmanuel Besnier, in un'intervista al settimanale "Le Journal du Dimanche". "Dobbiamo misurare la portata di questo operazione", ha spiegato, rivelando appunto che ci sono 83 nazioni coinvolte, per un numero di confezioni che supera i 12 milioni di scatole. Il Ceo di Lactalis ha assicurato che quel latte in polvere non sarà più distribuito e che tutte le confezioni in circolazione sono in corso di ritiro dai punti vendita.

Uscendo dal suo silenzio, Emmanuel Besnier, che in precedenza non si era espresso a proposito della vicenda che aveva minato la sua compagnia, ha anche promesso di risarcire "tutte le famiglie che hanno subito danni". Ha assicurato che aveva in mente prima di tutto le conseguenze di questa crisi sanitaria per i consumatori, "bambini sotto i sei mesi", ha detto: "Questo è per noi, per me, motivo di grande preoccupazione".

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