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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro (1981)

 Andreatta e Ciampi

 4 gennaio 2017

Lorenzo D’Onofrio

di Luca Cancelliere (ARS Sardegna)

La Repubblica Italiana, orfana della leva monetaria ceduta alla BCE già alla fine degli anni ‘90 e totalmente vincolata, per quanto concerne la leva fiscale, agli impegni improvvidamente assunti con il “Patto di Stabilità e crescita” del 1997, con il “Trattato di Lisbona” del 2007 e con il “Patto di bilancio europeo” o “Fiscal Compact” del 2012, da molti anni ha rinunciato a qualsiasi forma di sostegno alla domanda aggregata, con effetti macroeconomici deleteri.

È noto che secondo la dottrina di Keynes, per ogni punto di spesa pubblica in più il c.d. “moltiplicatore” incrementa il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/PIL migliora. Per ogni punto di spesa pubblica in meno, invece, il c.d. “moltiplicatore” riduce il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/ PIL peggiora.

PRIVATIZZAZIONI: COSĺ CI SIAMO FATTI RUBARE TUTTO!

La storia delle privatizzazioni e dei privatizzatori che hanno svuotato questo Paese di ogni sua ricchezza, trasformandolo da settima potenza economica mondiale a un grande discount per ricchi speculatori senza scrupoli. Il racconto di Valerio Lo Monaco, direttore della Voce del Ribelle.

Verso la fine di novembre 2015, il Ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio, ha rilasciato una dichiarazione. Ha detto che, nel corso del 2016, il 40% delle Ferrovie dello Stato verrà privatizzato.  O meglio: Ferrovie dello Stato verrà quotata in borsa e in borsa saranno messi appunto il 40% delle azioni. Una postilla a questa operazione, epsressa nel classico “bizantinismo” del linguaggio politico, è il fatto che Ferrovie dello Stato si riserva di mantenere il controllo delle infrastrutture, cioè vale a dire della rete ferroviaria, mentre invece la veicolazione dei mezzi su questa rete ferroviaria, perlomeno per il 40%, verrà ulteriormente privatizzata.

Questa è solo l’ultima, in ordine di tempo, di tutta una serie di privatizzazioni che sono state fatte nel corso degli anni. I criteri che vengono veicolati per giustificare le privatizzazioni sono da una parte quello di fare cassa (perché avendo un debito pubblico alle stelle, avremmo bisogno di vendere) e dall’altro lato quello di consentire un migliore utilizzo di opere pubbliche, di beni pubblici, di asset pubblici che invece, se gestiti dallo Stato, verrebbero gestiti male. Ma vediamo, in nome di questi criteri, cosa è stato fatto nel corso degli anni.

Il debito pubblico italiano: la truffa è servita

Secondo tecnocrati finanziari, élite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico – 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Ma l’analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realtà molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente. Proponiamo un capitolo dal volume "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa" di Marco Bersani (DeriveApprodi), in questi giorni in libreria.

di Marco Bersani

La spirale del debito pubblico tra ideologia e realtà

Al 31 dicembre 2016, il debito pubblico italiano è risultato pari a 2.217,7 miliardi, con un rapporto debito/Pil pari a 132,8%. Si tratta, a dispetto dei proclami di tutti i governi sulla priorità assoluta della riduzione del debito pubblico, di una continua ascesa, che, se collocata nel medio periodo, corrisponde a un innalzamento di 30 punti percentuali del rapporto debito/Pil negli ultimi 10 anni (102,7% a fine 2006).

Come sempre, poiché un elemento essenziale della relazione creditore/debitore è l’interiorizzazione della colpa da parte di quest’ultimo, le spiegazioni che i tecnocrati finanziari, le élite politiche e i media mainstream danno di questa ascesa del debito pubblico, vertono sull’idea che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e che continuiamo a farlo, sperperando e sprecando risorse, invece di renderci finalmente consapevoli di come la ricreazione sia finita da un pezzo.

Banca d'Italia: utile 2017 a 3,9 miliardi, 4,9 miliardi allo Stato

Banca D'Italia

L'utile dello scorso anno è il risultato più elevato mai raggiunto dall'Istituto, ha commentato il governatore Visco, merito della Bce. Mentre la somma destinata allo Stato è superiore di 1,5 miliardi a quella dello scorso anno. Dividendi per 340 mln (partecipano al capitale in 124, in 4 sopra il 3%). Il riassetto delle filiali (39 a fine 2017) si completerà quest'anno

BILANCIO BANCA D'Italia esercizio 2017PDF

Francesca Gerosa

Il bilancio di Banca d'Italia si chiude con un utile netto di 3,9 miliardi di euro. "E' il risultato più elevato mai raggiunto dall'Istituto", ha commentato il governatore, Ignazio Visco, durante il suo intervento all'assemblea annuale per l'approvazione del bilancio del 2017. inoltre è "superiore di 1,2 miliardi a quello dello scorso esercizio", un miglioramento dovuto "all'incremento del portafoglio titoli generato dalla politica monetaria espansiva deliberata dal Consiglio direttivo della Bce". 

Il miglioramento dell'utile è da attribuire anche all'incremento del margine d'interesse, che ha beneficiato dei più elevati interessi attivi percepiti sui titoli di Stato acquistati per finalità di politica monetaria, in parte compensati dai maggiori interessi negativi sulle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, ha spiegato Visco. L'attivo di bilancio è in effetti cresciuto del 20% a 931 miliardi, 157 miliardi in più rispetto allo scorso esercizio. I titoli detenuti da Via Nazionale per finalità di politica monetaria sono cresciuti del 45% raggiungendo quota 358 miliardi, di cui 289 miliardi in titoli di Stato. 

I fondi dentro Creval (Credito valtellinese), Blackrock e Algebris (Davide Serra) appaiati sopra il 5%

Algebris Blakrock
Creval - Credito Valtellinese

I fondi dentro Creval, Blackrock e Algebris appaiati sopra il 5%
MILANO Si delinea l’azionariato del Creval dopo l’aumento da 700 milioni della banca, del tutto sottoscritto sul mercato. Dagli aggiornamenti Consob emergono le partecipazioni rilevanti dei fondi Blackrock e Algebris, ciascuno intorno al 5% delle quote. Il colosso Usa dei fondi tramite sette Sgr (Società di Gestione del Risparmio) ha una quota del 5,015% (4,465% diritti di voto riferiti ad azioni, 0,55% potenziale). Il fondo hedge di Davide Serra detiene invece il 5,28%, ma solo lo 0,04% è in diritti di voto riferiti ad azioni, il resto è come quota potenziale.
Algebris è presente sul dossier sofferenze di Creval: vanta con la banca valtellinese un diritto di esclusiva su un portafoglio di “inadempienze probabili” da vendere come previsto dal piano di rilancio. I due fondi affiancano il britannico Hosking (5,05%) e l’imprenditore francese Denis Dumont (5,78%). 29/3/2018

La Bce boccia Carige “Istituto a rischio”

Banca Carige
GENOVA - Piena di insufficienze la pagella europea di Carige che oggi si riunisce in assemblea per approvare i conti del 2017, chiusi con un rosso di 385 milioni.
L’esame “Srep” (il processo di revisione e valutazione prudenziale) di Bce sull’anno passato si chiude con un 4, il voto più basso nella scala. Il giudizio negativo è quello di istituto “ad alto rischio” in conseguenza di “carenze e problematiche” su diverse voci prese in esame, tra cui l’adeguatezza patrimoniale e il modello di business. Il risultato emerge nei documenti messi a disposizione dei soci per l’assemblea di oggi che si annuncia bollente per l’esame dei conti, le manovre attorno al capitale e la dialettica sempre accesa fra l’azionista di riferimento, la famiglia Malacalza, e l’ad Paolo Fiorentino. — ( mas. m.) 29/3/2018

Fonte Link repubblica.it - economia http://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20180329&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

Irpef, il reddito medio a 20.940 euro. Oltre 10 milioni non pagano l'Irpef

I dati delle dichiarazioni 2016 diffuse dal Mef. Il bonus di 80 euro restituito da 1,7 milioni. I titolari di ditte individuali si mantengono lievemente sotto i dipendenti

MILANO -  Cresce leggermente nel 2016 il reddito medio dichiarato dai contribuenti italiani. Secondo i dati diffusi oggi dal ministero dell'Economia il valore si è attestato a 20.940 euro, in crescita dell'1,2% rispetto all'anno precedente. Complessivamente, il reddito totale dichiarato è stato di 843 miliardi, in aumento di 10 miliardi rispetto al 2015.

La moneta è capitale o debito di chi la emette?

Biagio BossoneMassimo Costa 

Come la Banca d’Italia documenta nelle sue informazioni statistiche sul debito pubblicole monete metalliche, che pure hanno corso legale, sono considerate passività dello Stato che le emette e sono conteggiate ai fini del debito. Analogamente, le banconote emesse dalla banca centrale e, per estensione, le riserve dalla stessa create – che peraltro rappresentano la gran parte della base monetaria di ogni economia contemporanea – costituiscono passività della banca centrale che le emette e sono contabilizzate come debito di quest’ultima nei confronti dei possessori. 

Scandalo Cambridge Analytica, Londra convoca Zuckerberg: "Venga a testimoniare"

La Commissione parlamentare britannica vuole ascoltare il fondatore di Facebook, invitato a chiarire anche davanti al Parlamento europeo. L'agenzia Usa per la tutela dei consumatori apre un'inchiesta. A Wall Street lo scandalo dei dati carpiti agli utenti del social network provoca un'altra caduta per Fb. Intanto la società coinvolta sospende il Ceo

MILANO - Ore movimentate per Facebook tra accuse internazionali, prese di posizione, dimissioni in arrivo e il calo pesante in Borsa. La Commissione parlamentare britannica sulla Cultura, i Media e il Digitale ha convocato Mark Zuckerberg a testimoniare sul caso dello scandalo dell'abuso di dati dai profili del social da parte di Cambridge Analytica, la società che intanto ha annunciato la sospensione dal ruolo di ceo di Alexander Nix "con effetto immediato, in attesa di una indagine indipendente e completa".

Non è chiaro se il capo di Facebook andrà a parlare con le autorità di Londra. Anche il Parlamento europeo attende chiarimenti, ma usa toni meno perentori: "Abbiamo invitato Mark Zuckerberg al Parlamento europeo - scrive in un tweet il presidente. Antonioo Tajani _ .Facebook chiarisca davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non vengono utilizzati per manipolare la democrazia". La stessa richiesta è stata avanzata dal parlamento tedesco.

Valerio Malvezzi: L'ULTIMA RAZZIA IL SACCO DEGLI NPL

NPL (non performing loans) sono i crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto.

Lega Calcio, la Serie A ancora nelle mani di un banchiere: eletto Gaetano Miccichè, fratello di Gianfranco Presidente ARS (Assemblea Regionale Siciliana)

Un altro banchiere, e forse non per caso: i rapporti tra club e istituti di credito sono sempre più frequenti (visti i finanziamenti necessari alle società per stare in piedi), e l’uomo forte di Banca Imi aveva già avuto modo di conoscere più o meno direttamente tanti degli interlocutori che troverà in via Rosellini. Per l’amministratore delegato, Malagò vorrebbe invece Marzio Perrelli, capo esecutivo di Hsbc il primo istituto di credito europeo per capitalizzazione (il cui acronimo deriva da Hongkong & Shanghai Banking Corporation )

La Lega calcio ha un nuovo presidente: i proprietari delle società di Serie A hanno eletto all’unanimità Gaetano Miccichè, fratello del forzista Gianfranco, numero uno di Banca Imi del gruppo Intesa Sanpaolo, di cui Blackrock è il secondo azionista. Il pallone italiano finisce dunque in mano a un banchiere, magari anche due se dovesse passare la linea di Giovanni Malagò anche per l’amministratore delegato, ruolo per cui il numero uno del Coni vorrebbe Marzio Perrelli, capo esecutivo di Hsbc. Ma per quest’altra casella probabilmente ci vorrà tempo: intanto la Serie A ritrova una guida forte dopo quasi un anno di caos.

Parmacotto, il bolognese Zaccanti azionista di maggioranza

L'imprenditore bolognese attivo nel settore del caffè è il nuovo presidente dell'azienda alimentare. Sindacati: "Notizia che dà sollievo"

Volta pagina, a 40 anni dalla fondazione, Parmacotto. L'imprenditore bolognese Giovanni Zaccanti, già cofondatore di Saeco e Caffitaly, ha acquisito la maggioranza dell'azienda.

Oggi, nella sede di strada Felice da Mareto alla presenza dei vertici dell'Upi e del sindaco Federico Pizzarotti, la presentazione ufficiale della nuova proprietà.

"Ho lavorato tutta la mia vita nel settore delle macchine e delle capsule per caffè, ma quando mi si è presentata questa nuova avventura - racconta il neo azionista di maggioranza - non ho esitato. Parmacotto è un'azienda che sta riacquistando la propria solidità e ha un futuro incredibile. Negli ultimi anni, nonostante la contrazione globale del mercato e le vicende che si sono susseguite internamente, è riuscita comunque a crescere in maniera ottimale. Parmacotto è un marchio italiano importante, emiliano, che resterà a Parma e ci darà grandi soddisfazioni".

Obiettivo consolidare il mercato italiano e dare un forte impulso all'export. Per questo l'amministratore delegato Andrea Schivazappa, a cui Zaccanti riconosce il "miracolo fatto nel corso della recente gestione triennale", annuncia un potenziamento dell'organico sia alivello manageriale che di forza lavoro nei due stabilimenti di Marano e San VItale Baganza. "I piani occupazionali saranno molto positivi, sicuramente ci sarà il rafforzamento del management e nuove assunzioni". Forte attenzione sarà dedicata anche al comparto salutista.

Parmacotto è stata fondata dalla famiglia Rosi. Negli ultimi anni crescenti difficoltà finanziarie hanno portato l'impresa sull'orlo del fallimento con un debito di 100 milioni di euro. Da qui la necessità di affrontare un periodo di concordato che ha rimesso in sesto i conti.

Volkswagen-Deutsche Bank: Merkel scandalizzata per i maxi-bonus ai manager tedeschi di Deutsche Bank e Volkswagen.

l ceo del gruppo automobilistico ha incassato oltre 10 milioni, il 40% in più in un anno, nonostante gli scandali. Anche il colosso bancario alimenta le polemiche: pur in rosso di 750 milioni, distribuisce premi (questa volta a tutti i dipendenti) per 2,3 miliardi

BERLINO - Persino la cancelliera si è dovuta mostrare un tantino scandalizzata. Angela Merkel, che festeggiò un compleanno dell'ex capo della Deutsche Bank Ackermann alla cancelleria e difese come una leonessa gli interessi dell'industria automobilistica a Bruxelles quando la Commissione Ue intendeva giustamente limitare le emissioni dei gas tossici, si è detta "piuttosto sorpresa" che alcuni top manager tedeschi si siano persino aumentati i bonus, con chiaro riferimento a Volkswagen.

La maggiore casa automobilistica del mondo, forte di numeri in salita nonostante i mostruosi scandali che l'hanno travolta da due anni, ha premiato l'amministratore, Matthias Mueller, con un bonus da 10,1 milioni di euro, quasi tre in più rispetto all'anno precedente, un aumento che vale circa il 40%. Nel 2017 il fatturato del gruppo ha raggiunto i 230,7 miliardi di euro, circa il 6% rispetto all'anno precedente. Durissimo il commento della Sueddeutsche Zeitung: "L'avidità ha un nome".

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