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La vita sta cambiando pelle

Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Dieselgate, Delrio: “Da noi nessun privilegio a Fiat”. E il report omissivo del ministero diventa provvisorio

Secondo il ministro sui veicoli della casa italoamericana che sono stati testati “non è stato riscontrato alcun sistema di manipolazione 'defeat device' non ammesso dalla vigente normativa". Ma la sua definizione di defeat device vietato è diversa da quella che ne danno le norme europee

di Luigi Franco 

PAOLO SCARPA: PARMA DIFENDA IL LAVORO IN COPADOR

Copador è un'azienda storica, strategica per tutto il nostro territorio e importante per la filiera dell'agroalimentare che, da due anni, sta vivendo una drammatica crisi. È a rischio il lavoro per 120 dipendenti e 450 stagionali. In Regione, a Bologna, si sta facendo molto soprattutto per garantire interventi pubblici rapidi in grado di consentire la semina di marzo e la continuità del lavoro, ma i lavoratori Copador debbono sentire di avere al loro fianco l'intera città. Quando parliamo di Copador ci riferiamo a una realtà che dal 1987 ha contribuito in modo sostanziale, stagione dopo stagione, all’integrazione del reddito di migliaia di famiglie. Il Comune di Parma può risollevare da solo le sorti di un’azienda, per di più collecchiese? No di certo, ma neanche può voltarsi dall’altra parte, non solo perché alla Copador hanno lavorato generazioni di suoi cittadini, ma perché se si sfilaccia il tessuto produttivo della provincia anche il capoluogo ne soffre. Su questo punto, richiamo le dichiarazioni del nostro deputato Giuseppe Romanini, sulla necessità, per questa come per altre realtà strategiche, di una regia ampia per il mantenimento della continuità produttiva, che coinvolga anche Governo e Regione e plaudo alle inziative dei Consiglieri Regionali e dell'assessore Simona Caselli. E che, spero da quest’estate in avanti, veda protagonista anche il Comune di Parma.

Parma, Reggio, Piacenza: unificate le Camere di Commercio

Decisione ratificata dai tre consigli degli Enti. 160 mila imprese iscritte, 200 dipendenti: sarà una delle prime tre in Italia

Via libera al cammino di accorpamento che porterà alla nascita di una delle più grandi realtà camerali italiane, forte della presenza in tre province di quasi 160.000 imprese iscritte, 200 dipendenti e altissimi livelli di informatizzazione dei servizi.

La decisione è stata assunta, individualmente, in contemporanea e all'unisono, dai Consigli delle tre Camere di Commercio di quell'Emilia occidentale che si estende dal fiume Secchia al Po su una superficie di 8.325 chilometri quadrati.
 
La volontà sancita dalle delibere dei Consigli camerali sarà ora comunicata ad Unioncamere e passerà al vaglio del ministero dello Sviluppo Economico, chiamato a pronunciarsi con specifico decreto sull'accorpamento, la cui piena realizzazione avverrà presumibilmente nelle prime settimane del 2018.
 
“Con le delibere assunte dai Consigli - sottolineano Stefano Landi, Andrea Zanlari e Alfredo Parietti, rispettivamente presidenti delle Camere di Commercio di Reggio Emilia, Parma e Piacenza - si conclude un percorso di approfondimento e di confronto complesso ma molto soddisfacente sia negli esiti che in tutti i passaggi che hanno consentito di evidenziare i tanti elementi di omogeneità che si riscontrano nei nostri territori, i comuni bisogni delle imprese e le più marcate vocazioni che li contraddistinguono". Proprio per questo - proseguono i presidenti delle tre Camere di Commercio -  le decisioni di oggi non ottemperano soltanto a norme stabilite dalla riforma delle Camere di Commercio, ma  gettano le fondamenta per una nuova "casa comune" delle organizzazioni e delle imprese dei nostri territori, caratterizzata da alti livelli di efficienza e da una condivisa visione delle azioni necessarie allo sviluppo".
 

Due o tre cose da sapere su Vincent Bolloré

 

Berlusconi ha pagato 13  olgettine fino a pochi mesi fa”, dicono  i giornali.  La magistratura riapre il fascicolo. Benchè senza  alcuna simpatia per questo imbecille, non posso far a meno di notare la coincidenza   di questa scoperta degli inquirenti milanesi con la scalata di Bolloré a Mediaset.  Nei momenti cruciali  per  il saccheggiatore globale, si può sempre far conto sulla magistratura  nostrana.

Qualche curiosità  su Vincent Bolloré, questo capitano d’industria che si è fatto le ossa nella Compagnie financière Edmond de Rothschild,  ed oggi è  maggiore azionista di Havas, sesto gruppo mondiale di telecomunicazioni, primo azionista di Vivendi,  secondo azionista di Mediobanca,  padrone di fatto di Telecom Italia, ora  scalatore delle  residuali ricchezze del Berlusconi.

Una puntuta biografia di Le Point, risalente al 2003,  lo dice “capace del peggio e del meglio” e “fervente cattolico”  perché, dice lui, “amo questa religione perché ci si può  far perdonare” .

Cattolico certo. Ma con una nonna materna di nome Nicole Goldschmidt:  donna di gran carattere “che ha contato molto per lui,  fino a farlo dubitare della sua propria identità” (sic). Sposata all’industriale cartario Henry Follot, nonna Goldschmidt (1899- 1993)  si  mise immediatamente dalla parte di De  Gaulle; lo seguì nel “governo”  in esilio a Londra, entrò nella resistenza e divenne una colonna dei servizi di spionaggio del Generale. Dopo la guerra, sotto  la copertura di dama della Croce Rossa, ha continuato “una lunga carriera di agente segreto in  seno ai servizi operativi dello Sdece, specialmente assicurando i collegamenti del servizio con i suoi  omologhi israeliani”.

Palazzo Pallavicino donato alla Fondazione Cariparma

Palazzo Pallavicino in piazzale Santa Fiora a Parma

Palazzo Pallavicino di piazzale Santafiora a Parma passa alla Fondazione Cariparma.

L'importante donazione verrà ufficializzata mercoledì nel corso di uan conferenza stampa convocata a palazzo Bossi Bocchi a cui parteciperanno Maria Gabriella Pallavicino e Paolo Andrei, presidente della Fondazione Cariparma.

L'immobile di proprietà della casata parmense è dal 1977 sede distaccata del Tar dell'Emilia-Romagna, con giurisdizione, in materia di giustizia amministrativa, sulle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Modena.

La Parma di Giò - A Casa Pallavicino

Il palazzo, fra i più grandi di Parma, è stato edificato tra il 1400 e il 1500 dalla nobile casata degli Sforza di Santa Fiora che poi lo cedettero nel 1644 ai parenti Pallavicino, marchesi di Zibello. Fu il marchese Alfonso Pallavicino ad avviarne una radicale ristrutturazione compresa l'attuale facciata barocca.

Fonte Link parma.repubblica.it 

La Brexit cancella il lavoro di economista: previsioni tutte sbagliate

Stando ai dati economici dei primi sei mesi dal voto in favore della Brexit, risulta che il Paese non solo non si è arrestato, anzi ha iniziato a crescere più di prima aggiudicandosi la palma del miglior Paese del G7 nel 2016. L'economista è una professione in crisi

di ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Le Cassandre hanno sbagliato tutto: davanti ai risultati dell’economia dopo la Brexit, gli economisti devono sentirsi “in crisi” e ripensare il proprio mestiere. Lo dice la Banca d’Inghilterra, battendosi per prima il petto in un simbolico mea culpa, di fronte alle cifre sull’andamento del pil: la Gran Bretagna ha chiuso il 2016 come l’economia più forte del G7 e dunque del mondo, con una crescita per l’anno intero del 2,2 per cento, superiore a Germania, Stati Uniti e Francia, i paesi con il pil più solido alle sue spalle, per tacere degli altri, Canada, Italia e Giappone, ancora più indietro. 

Dicembre, come se non bastasse, ha registrato nel Regno Unito l’attività economica più florida dell’ultimo anno e mezzo; e in generale l’economia britannica ha accelerato dopo il referendum sull’Unione Europea del 23 giugno scorso, anziché rallentare o addirittura crollare come pronosticavano molti analisti. Il pil, infatti, è cresciuto dello 0,3 e dello 0,6 per cento nei primi due trimestri del 2016, e dello 0,6 e dello 0,5 per cento negli ultimi due, cioè nei sei mesi successivi alla consultazione referendaria con cui la Gran Bretagna ha deciso di uscire dalla Ue.

Il ruolo dei cavi nei sistemi robotizzati

Sempre più complesse e veloci sequenze di movimenti dei moderni sistemi robotizzati nelle applicazioni industriali richiedono cavi flessibili resistenti alla torsione con lunga durata di esercizio, ma non solo.

Quando si guarda un sistema industriale di una certa complessità, soprattutto se con parti mobili che eseguono velocemente sequenze di operazioni diverse, l’attenzione è soprattutto attirata dall’insieme dei movimenti, dalla rapidità e precisione delle azioni. Si ha quindi una percezione di insieme che porta a un’incompleta valutazione dei componenti di dettaglio costituenti la macchina, con priorità a quelli più appariscenti.

E’ il caso dei robot, per il quale si valuta la dinamica complessiva, concentrandosi semmai sul braccio mobile o sugli elementi di presa anche perché incuriosisce e stupisce il modo in cui la tecnologia sia riuscita a imitare movimenti tipici dell’uomo, per esempio afferrare e spostare. Più precisamente il riferimento è a una delle differenti categorie di robot, i cosiddetti robot antropomorfi, caratterizzati da una struttura cinematica aperta, con sei gradi di libertà e un inviluppo di lavoro sferico, il cui nome evoca la riproduzione della sembianza e del movimento di un braccio umano. Per curiosità, i sei gradi di libertà prima citati si possono associare a mano, polso, gomito, braccio, spalla e corpo (quest’ultima parte è la base cui il robot è ancorato). I movimenti si basano su complessi algoritmi di cinematica, gestiti da un controllo elettronico centrale, e gli elementi meccanici costituenti sono tra loro collegati da giunti e movimentati da motori elettrici che vanno ovviamente alimentati, senza dimenticare il flusso di segnali e dati da e verso il robot, e qui entrano in gioco i cavi, che non sono normali cavi elettrici, ma con caratteristiche adatte all’impiego in sistemi robotizzati.

Banche, “Monte dei Paschi nel 2015 ha fatto 107 milioni di utili in paradisi fiscali. Per Veneto Banca 103 milioni in Irlanda”

Un'inchiesta del sito dell'Espresso rivela che sia gli istituti in crisi sia i più sani hanno guadagnato decine o centinaia di milioni attraverso filiali registrate nei Paesi a bassa fiscalità. Unicredit e Intesa hanno realizzato rispettivamente il 23% e il 15% dei profitti pre-tasse in nazioni dove il carico fiscale è a livelli minimi. Per Mediolanum la percentuale supera il 50%

La grande malata Monte dei Paschi, che ha ancora bisogno del soccorso dello Stato. Veneto Banca e Popolare di Vicenza, affossate dagli ex vertici e finite in pancia al fondo Atlante di cui è azionista anche Cassa depositi e prestiti. Ma anche i big Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediolanum. Passando per Ubi e Banca Generali. Tutte accomunate, come emerso da un’analisi del sito dell’Espresso sui bilanci 2015, dal fatto di aver guadagnato decine o centinaia di milioni attraverso filiali registrate nei paradisi fiscali europei o nei più noti Paesi a bassa fiscalità del resto del mondo. Il timore è “che questi fondi possano essere spostati all’estero invece che tornare nelle casse dello Stato, tramite utili tassati in Italia, una volta che le banche si saranno rimesse in carreggiata”, è il commento dell’esperto di fiscalità internazionale Tommaso Faccio, riferito in particolare alle banche che stanno per ricevere aiuti pubblici.

Poste, il risparmio tradito da quattro fondi immobiliari

Si chiamano Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1, Alpha. Collocati tra il 2002 e il 2005, sono tutti in difficoltà. Allo studio un possibile risarcimento

di WALTER GALBIATI

MILANO. C'è un caso di risparmio tradito che ha fatto meno scalpore del Monte dei Paschi o dell'Etruria, ma che sta per deflagrare con numeri da capogiro. Riguarda migliaia di risparmiatori che hanno pensato bene di lasciarsi incantare dalla tradizionale sicurezza che garantivano i prodotti di risparmio postali, associati con un altro investimento "sicuro" come il mattone.

Banche in paradiso, contribuenti all'inferno: salvate dallo Stato eludono il fisco

Dall’istituto di Siena a Intesa, da Unicredit a Mediolanum: ecco come i grandi gruppi  del credito eludono il fisco italiano attraverso le loro controllate in Lussemburgo,
a Bermuda e nelle Cayman. 
Ma quando le cose vanno 
male, lo Stato deve intervenire con miliardi di soldi pubblici

DI STEFANO VERGINE

Hanno incassato all’estero decine di milioni di euro. Hanno gonfiato di profitti filiali registrate nei più aggressivi paradisi fiscali. Uffici senza nemmeno un dipendente. Eppure, lo Stato italiano corre in loro soccorso. Le aiuta mettendo a disposizione denaro pubblico. Soldi di chi ha pagato le tasse in Italia usati per salvare chi le tasse le ha pagate spesso fuori dai confini nazionali. È il paradosso di Monte dei Paschi di Siena, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Too big to fail, direbbero gli americani. Troppo importanti per essere lasciate al loro naturale destino, è l’argomentazione del governo italiano. Fatto sta che le tre grandi banche salvate al grido di «tuteliamo i risparmiatori» fanno parte della lista degli istituti con il vizietto dell’offshore. Big del credito che per anni hanno dichiarato buona parte dei propri guadagni in Stati o Staterelli dove le imposte sono basse, bassissime, a volte addirittura inesistenti. Dai grandi classici europei come Irlanda e Lussemburgo ai paradisi esotici a sovranità britannica tra cui Cayman e Bermuda. Fino a Singapore ed Emirati Arabi, le nuove piazze asiatiche tax-free.

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTA' DEL VATICANO 

 

(2010/C 28/05)

L’UNIONE EUROPEA, rappresentata dalla Commissione europea e dalla Repubblica italiana,

e

LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, rappresentato dalla Santa Sede ai sensi dell’articolo 3 del trattato del Laterano,

considerando quanto segue:

(1) Il 1 o gennaio 1999 l’euro ha sostituito la moneta di ciascuno Stato membro partecipante alla terza fase dell’Unione economica e monetaria, tra cui l’Italia, ai sensi al regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio, del 3 maggio 1998.

(2) Prima dell’introduzione dell’euro l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano erano uniti da accordi bilaterali in materia monetaria, in particolare la convenzione monetaria tra la Repubblica italiana e lo Stato della Città del Vaticano, conclusa il 3 dicembre 1991.

(3) Nella dichiarazione n. 6 allegata all’atto finale del trattato sull’Unione europea si dichiara che la Comunità deve facilitare la rinegoziazione degli accordi vigenti con lo Stato della Città del Vaticano che risultasse necessaria a seguito dell’introduzione della moneta unica.

(4) Il 29 dicembre 2000 la Comunità europea rappresentata dalla Repubblica italiana in associazione con la Commissione e la BCE ha concluso una convenzione monetaria con lo Stato della Città del Vaticano.

Tutto quello che Mps non potrà più fare con lo Stato nel capitale

Carlotta Scozzari
 

È entrato in vigore il 23 dicembre, due giorni prima di Natale, il decreto legge che stanzia 20 miliardi per le banche italiane più in difficoltà e che, in particolare, consentirà allo Stato di diventare primo azionista del Monte dei Paschi di Siena, dopo il recente fallimento dell’aumento di capitale fino a 5 miliardi.

“Il ministero dell’Economia e delle Finanze – si legge nel decreto – è autorizzato, fino al 30 giugno 2017, a concedere la garanzia dello Stato su passività delle banche italiane”. Tuttavia, il ministero guidato da Pier Carlo Padoan può, “con proprio decreto, estendere il periodo fino a un massimo di ulteriori sei mesi previa approvazione da parte della Commissione europea”.

La garanzia stessa agli istituti in difficoltà, che in un secondo momento può trasformarsi in vera e propria partecipazione al capitale (è quel che succederà alla banca senese), inoltre, può essere concessa solo dopo il via libera della Commissione Ue.

Bruxelles a parte, è il decreto stesso approvato dal governo di Paolo Gentiloni a porre tutta una serie di condizioni e paletti che la banca senese è costretta ad accettare affinché lo Stato possa accorrere in suo soccorso. Ecco le principali:

Sole 24ore, unica certezza il bluff sulla diffusione. Confindustria prende tempo sull’aumento di capitale


L’assemblea dei soci si è conclusa senza risposte alla crisi. Viale dell’Astronomia rimanda al 2017 anche le decisioni sul nuovo piano industriale che già preoccupa le redazioni. Intanto una perizia certifica che nei mesi di aprile, settembre e novembre 2015, l'azienda ha venduto un terzo di copie in meno (-34%) rispetto ai dati certificati Ads

Niente piano industriale, niente aumento di capitale. Solo la certezza che lo scorso anno IlSole24Ore ha barato sui numeri della diffusione. La perizia dell’esperto indipendente Protiviti ha rilevato infatti che, nei mesi di aprile, settembre e novembre 2015, l’azienda ha venduto un terzo di copie in meno (-34% a quota 248mila unità al giorno) rispetto ai dati certificati Ads. Nonostante il dato inquietante e la grave situazione del gruppo, l’assemblea dei soci dell’editrice di Confindustria si è conclusa senza risposte alla crisi. Viale dell’Astronomia ha deciso di prendere tempo con il presidente Vincenzo Boccia che è in difficoltà dopo essere stato criticato da una parte dell’associazione per il sostegno al fronte referendario del si. Così mentre il gruppo perde poco più di sei milioni al mese (57,4 milioni fra gennaio e settembre, secondo l’ultima relazione degli amministratori), il redde rationem è rimandato al 2017.

Mps, fallito l'aumento di mercato. Verso il salvataggio pubblico

La conversione dei bond subordinati ha registrato un risultato superiore alle attese (quasi 2,5 miliardi di euro), ma non basta: mancano gli investitori istituzionali disposti a sottoscrivere l'aumento di capitale. Il Tesoro diventerà socio di maggioranza, il nodo dei rimborsi ai piccoli risparmiatori

MILANO - Il tentativo di aumento di capitale di Mps sul mercato è, come da attese, fallito. Lo ha certificato il consiglio di amministrazione riunito fino a sera a Milano, proprio per prendere atto di questo "fallimento". Eppure, in un comunicato diffuso ieri in tarda serata, l'istituto senese aveva reso noto che le adesioni complessive all'offerta di scambiare i bond subordinati in azioni aveva portato in cascina più fieno delle previsioni. Ma per completare l'operazione da 5 miliardi è venuto a mancare il supporto di un investitore istituzionale di spessore, nell'ambito dell'aumento di capitale vero e proprio: il Qatar, che sembrava nella fase iniziale un interlocutore in grado di metter sul piatto almeno 1 miliardo, si è sfilato. Il consiglio ha ringraziato - nella nota sull'insuccesso dell'operazione di ricapitalizzazione - "tutti i dipendenti per il grande sforzo profuso al servizio della banca e dei clienti in questo delicato momento della vita dell'istituto".

In Borsa, Mps ha vissuto la classica giornata da "montagne russe": la banca senese non riesce a fare prezzo in Borsa e segna in apertura un calo teorico del 7,98% (segui il titolo in diretta), per poi girare in rialzo e chiudere quindi di nuovo in calo del 7%.

Banca Etruria, chiuse le indagini: 21 accusati di bancarotta fraudolenta

E' la parte dell'inchiesta sulla principale causa di fallimento dell'istituto: 180 milioni di euro mai rientrati. Nel mirino dei magistrati di Arezzo chi ha votato a favore dell'erogazione dei crediti contestati, oppure li ha materialmente agevolati. Non c'è il padre della Boschi

 FABIO TONACCI

La procura di Arezzo sta notificando gli avvisi di chiusura indagini a 21 ex amministratori di Banca Etruria, tutti accusati di bancarotta fraudolenta. Questa prima tranche del corposo filone sulle presunte distrazioni patrimoniali riguarda 180 milioni di euro di crediti concessi e mai rientrati. La causa principale, dunque, del fallimento della Popolare aretina.

Le contestazioni sono a carico di alcuni componenti del cda presieduto da Elio Faralli e del cda successivo presieduto da Giuseppe Fornasari (2011-2014). Tra gli indagati figurano Lorenzo Rosi, l'ex vicepresidente Giovanni Inghirami, Giorgio Natalino Guerrini, Augusto Federici, Alberto Rigotti, Laura Del Tongo e l'ex dg Luca Bronchi, mentre non c'è il nome dell'ex consigliere Pier Luigi Boschi, il padre del sottosegretario Maria Elena Boschi. E' stato messo sotto inchiesta chi ha votato a favore dell'erogazione dei crediti contestati, oppure li ha materialmente agevolati. I capitoli della bancarotta riguardano i 60 milioni dati alla Sacci, i 30 milioni alla Privilege Yard, i soldi prestati alla San Carlo Borromeo, alla Isoldi, alla Città Sant'Angelo.

Trattato MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)

TRATTATO CHE ISTITUISCE IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ TRA IL REGNO DEL BELGIO, LA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA LA REPUBBLICA DI ESTONIA, L’IRLANDA, LA REPUBBLICA ELLENICA, IL REGNO DI SPAGNA, LA REPUBBLICA FRANCESE, LA REPUBBLICA ITALIANA, LA REPUBBLICA DI CIPRO, IL GRANDUCATO DI LUSSEMBURGO, MALTA, IL REGNO DEI PAESI BASSI, LA REPUBBLICA D’AUSTRIA, LA REPUBBLICA PORTOGHESE, LA REPUBBLICA DI SLOVENIA, LA REPUBBLICA SLOVACCA E LA REPUBBLICA DI FINLANDIA

 

LE PARTI CONTRAENTI, il Regno del Belgio, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l’Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, il Granducato di Lussemburgo, la Repubblica di Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d’Austria, la Repubblica portoghese, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca e la Repubblica di Finlandia (nel prosieguo, “gli Stati membri della zona euro” o “i membri del MES”),

DETERMINATE a garantire la stabilità finanziaria della zona euro,

RAMMENTANDO le conclusioni del Consiglio europeo del 25 marzo 2011 relative all’istituzione di un meccanismo europeo di stabilità,

CONSIDERANDO QUANTO SEGUE:

(1) Il 17 dicembre 2010 il Consiglio europeo ha concordato sulla necessità per gli Stati membri della zona euro di istituire un meccanismo permanente di stabilità. Il presente meccanismo europeo di stabilità (MES) assumerà il compito attualmente svolto dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e dal meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM) di fornire, laddove necessario, l’assistenza finanziaria agli Stati membri della zona euro.

MES un altro colpo di mano contro la sovranità nazionale

MES

Alberto Micalizzi*

Ci risiamo. La troika sta preparando un altro colpo di mano come quello del 2011. Stavolta cerchiamo di farci trovare preparati.

La sconfitta referendaria ha indebolito Renzi e buona parte della compagine pro-UE che ad oggi con molta probabilità è minoranza nel Paese. Ma è pronto il “Piano B”, preparato da tempo come tutte le scelte importanti promosse dalla Troika che notoriamente non improvvisa mai nulla.

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