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La vita sta cambiando pelle

Opinioni Interviste Inchieste

Opinioni Interviste Inchieste: Opinioni interviste inchieste con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

CHAILLY: «COSÌ TOSCANINI HA CAMBIATO IL MESTIERE DEL DIRETTORE D’ORCHESTRA»

MATTIA L. PALMA

Simbolo stesso della direzione d’orchestra, protagonista musicale alla Scala e nel mondo da cui ormai è assente da sessant’anni, Arturo Toscanini non poteva essere ignorato nel suo 150esimo compleanno. Soprattutto dal teatro di cui è stato direttore musicale per ben tre mandati: ovviamente la Scala, che lo celebrerà il 25 marzo nel nome di Verdi e Beethoven. Sul podio Riccardo Chailly, che occupa a Milano e Lucerna le medesime posizioni che furono di Toscanini.

Maestro, ci aiuti a contestualizzare la celebrazione di Toscanini alla Scala.

«Si tratta di una figura imprescindibile per il nostro teatro, anche al di là della questione musicale. Quando arrivò nel 1901, Toscanini iniziò una vera e propria riforma: dall’illuminazione scenica, alla costruzione della buca d’orchestra. Ma si è occupato anche di tutto ciò che sta intorno a uno spettacolo: il buio in sala, l’intransigenza con i ritardatari e l’abolizione dei bis, nella convinzione che la totalità di uno spettacolo non vada mai interrotta, con una sensibilità straordinaria per quel tempo».

Come ha costruito il programma del concerto del 25 marzo?

«Ho pensato a Beethoven e Verdi, che insieme a Brahms e Wagner sono tra gli autori che più si collegano a Toscanini. Interessanti e significative le sue incisioni della Settima sinfonia: un modo atipico e rivoluzionario di interpretare Beethoven, sia nell’esecuzione con la New York Philharmonic del ’39, sia nel ciclo con la NBC Symphony Orchestra degli anni 50. Toscanini è stato il primo a tornare al testo scritto e ai metronomi di Beethoven, con un atteggiamento persino provocatorio. Penso alla piega nuova data al secondo movimento, l’Allegretto, tradizionalmente interpretato come una marcia funebre, ma eseguito da Toscanini con un andamento molto più scorrevole».

Sfanculati di tutta Italia … unitevi !!

Federico Pizzarotti

Rosanna Spadini

Molto strano … Marika Cassimatis, la candidata sindaco di Genova esclusa dalla corsa per il Movimento 5 Stelle con una decisione insindacabile del capo, comunicherà presto cosa farà … ci sono voci di un avvicinamento a “Possibile” di Pippo Civati (ex dem, ma comunque pronto all’alleanza in previsione del proporzionale), ma è probabile che alla fine unisca il suo percorso a quello di Paolo Putti, l’ex capogruppo M5S in consiglio comunale, che ha creato “Effetto Genova” insieme ad altri tre fuoriusciti, formando il primo nucleo ufficialmente affiliato a quello di Parma (che strano).

Le gesta del Putti sono già state seguite da un altro consigliere comunale ligure, Fabio Vistori, che dopo un altro atto di imperio guidato dalla fedelissima di Grillo in regione Alice Salvatore ha creato “Effetto La Spezia”, a cui potrebbe presto unirsi anche il sindaco di Comacchio Marco Fabbri, cacciato dai 5 Stelle insieme a tutta la sua giunta nel 2014.

La cena-tipo negli ospedali è una follia nutrizionale. Parola dell’oncologa Di Fazio

I consigli dell'oncologa Maria Rosa Di Fazio estratti dal suo libro "Mangiare bene per sconfiggere il male" (Mind)

A molti di voi sembrerà un paradosso. Non lo sembra: purtroppo lo è. Consiste nell’amara constatazione che uno dei peggiori “luoghi comuni” alimentari è rappresentato proprio dalla cena-tipo che nel 99,9% dei casi viene data ai degenti in ospedale. Vorrei che direttori sanitari e amministrativi delle case di cura, ma ancor di più il ministro della Sanità mi ascoltassero: il tradizionale menù delle cene ospedaliere è quanto di peggio si possa dare da mangiare anche a una persona sana. Figuriamoci a un malato!

Per fortuna c’è chi a queste cose ci pensa, come ha fatto l’Artoi (Associazione per la ricerca di terapie oncologiche integrate, della quale faccio parte) che ha stilato e presentato all’Unione Europea quello che dovrebbe essere il modello di dieta ideale per il malato ospedaliero e per il bambino. Sorvolerò, quindi, sulla pizza o sul piattone di spaghetti come abitudine serale di chi per sua fortuna non è ricoverato. Non me ne occuperò, limitandomi tuttavia a dire che si tratta comunque di un genere di cena che caldamente sconsiglio a tutti, sani o malati, quantomeno come menù abituale. Facendo sempre salvo, è ovvio, l’innocente strappo di una volta ogni tanto, i piattoni di pasta e le pizze riservatele al pranzo. Sarà molto meglio.

Opera di Firenze. Arriva Cristiano Chiarot come sovrintendente...Lascerà La Fenice

Cristiano Chiarot

Pietro Acquafreedda

Il consiglio di indirizzo, organo amministrativo dell'Opera di Firenze, presieduto dal sindaco Dario Nardella, ha deciso per il dopo Bianchi, il sovrintendente che ha rassegnato anzitempo le dimissioni, per tornare al suo lavoro di avvocato 'più remurato e più soddisfacente'.

Ricominciare una nuova vita in Norvegia: le cose da sapere

Vademecum per l’espatrio

La Norvegia fa parte di quei paesi che hanno aderito allo spazio Schengen (ma non fa parte dell’Eurozona, avendo mantenuto la sua propria moneta). Questo significa che per viaggiare in Norvegia basta il passaporto in corso di validità e/o la carta d’identità valida per l’espatrio. In questo modo il diritto di rimanere nel paese per 90 giorni viene garantito. Se l’obiettivo è vivere e lavorare nel paese in modo permanente, bisogna conoscere un poco le regole dell’immigrazione, soprattutto quelle introdotte dal nuovo decreto “Immigration Act” del 2010. Per i cittadini dell’Unione europea le cose non vanno poi così male. Per chi si trasferisce per aprire un’attività in proprio, non c’è più bisogno di passare attraverso il processo della richiesta del permesso di residenza. Basta registrarsi al più vicino ufficio di polizia e dimostrare che si sta lavorando. Se, invece, si va in Norvegia per cercare lavoro, il tempo concesso è di sei. I raggruppamenti famigliari sono estremamente facilitati per i cittadini provenienti dagli Stati Membri. Tra i siti utili, quello dell’Ufficio Immigrazione Norvegese: www.udi.no (in varie lingue). L’Ambasciata norvegese in Italia (www.amb-norvegia.it) saprà rendersi altrettanto utile.

Quando si espatria la lingua è tanto importante quanto il bagaglio professionale e culturale. È vero, in Norvegia quasi tutti parlano inglese, però il norvegese andrà studiato, e bene. Se aspirate a un lavoro di qualità, mettetevi all’opera!

A Mozart quel che è di Mozart

Mozart

Pietro Acquafredda

Bach è il Battista. Haydn Dio padre, Mozart, il Figlio di Dio, e Beethoven lo Spirito santo. Schubert l'Evangelista.

Ecco la teologia sulla quale la musicologia europea avrebbe fondato la sua fede, e che due musicologi coniugi italiani, Luca Bianchini ed Anna Trombetta, con una loro ricerca intitolata. 'Mozart. La caduta degli dei' intendono disconoscere anzi demolire dalle fondamenta, perchè eretica.

Del loro libro, uscito l'anno scorso e e della cui esistenza, dato il successo, si sono lette già molte recensioni, si accorge solo ora una rivista musicale italiana, che affida la recensione confutativa delle tesi dei due, ad un musicologo che si getta nell'impresa anima e corpo, e con armi filologiche affilate.

La tesi - ed è ciò che principalmente ha fatto scalpore - è che Mozart non era quello che una certa musicologia agiografica ci ha tramandato. Non era così come ce lo hanno tramandato nella persona - e fin qui poco importa tutto sommato - ma non era così neanche come musicista. Davvero? Sì, rispondono i due musicologi.

Erri De Luca: Garibaldi ha invaso Napoli, non l’ha liberata

L’unita’ d’Italia non e’ stata fatta come ci hanno insegnato nelle scuole, perche’ la storia la scrivono sempre i Vincitori. Garibaldi invase Napoli, non la liberò.

L’unita’ d’Italia non e’ stata fatta come ci hanno insegnato nelle scuole. Domandatevi perche’ la storia la scrivono sempre i Vincitori e non i Vinti che stanno emergendo …

L’unita d’Italia fu un imposizione violenta con tanto di genocidio dei popoli del sud eseguiti dagli ordini di Garibaldi noto massone e commissionata da qualche famiglia potente criminale …

Anche Beppe Grillo scriveva dal suo Blog “Siamo tutti borbonici” nel 2006.

E se il Borbone fosse in realtà il Savoia ? E i veri patrioti i briganti ?
Il Regno delle due Sicilie esisteva, in modo assolutamente legittimo, da secoli.

Napoli era la terza capitale d’Europa.

Napoli aveva istituito la prima cattedra di economia in Europa. La prima linea ferroviaria: Napoli-Portici. Poi arrivarono i Savoia. La resistenza durò dieci anni. Qualcuno pensa che sia attiva ancora oggi.
Dopo l’occupazione piemontese i capitali si trasferirono al Nord e, grazie alla tassa sul macinato, i meridionali nelle Americhe.

Il Sud non fu liberato, ma consegnato al sottosviluppo.

La Questione Meridionale deriva da un esproprio.

MORAVIA E LA MUSICA

Pietro Acquafredda

Accingendoci a rileggere tutti gli scritti 'musicali' di Alberto Moravia, fin qui reperiti - i suoi  testi, cioè, che parlano direttamente di musica: nella gran parte riflessioni o brevi saggi - non sembri superfluo liberare subito il campo da qualche equivoco che alcuni di essi potrebbero generare, a causa dei titoli, ma solo per quelli, mutuati da celebri melodrammi; mentre sulla musica in questi testi  non si legge una sola parola.

Aggiungiamo che i testi di argomento musicale di Moravia sono in numero assai modesto, per nulla paragonabili a quelli sul cinema e sul teatro, ma anche sulla pittura - ai quali pure accenneremo - settori che lo scrittore padroneggiava con sicurezza e professionalità, avendo al cinema ed al teatro, accanto a quella di romanziere, dedicato parte consistente della propria attività, senza che ciò debba, affrettatamente, farci concludere su una sua sostanziale estraneità e totale indifferenza al mondo della musica.

Il Movimento 5 Stelle non è più votabile

Beppe GrilloMa non lo è mai stato votabile. Grillo uno statista? quando mai! Da un buffone dello spettacolo che lavora su copione comico fatto passare da programma politico con rapporti con i poteri finanziari da Goldman Sachs e Soros (interessati solo allo sfacelo dell'Italia per impradoniersene e arricchirsi) che vi aspettate? Incapace di gestirsi pure il suo traditore, ignorante e arrogante Pizzarotti... messo a Sindaco di una città in difficoltà, è da totale irresponsabile e incapace politico. Che un comico sia a capo della terza economia dell'eurozona... Chi lo vota è un imbecille! Grillo, un altro farabutto della politica italiana. LB

Paolo Flores d’Arcais

Nel numero di MicroMega da due giorni in edicola ho scritto [ma il testo è stato scritto oltre un mese fa n.d.r]: “Il M5S è un movimento carico di ambiguità, contraddizioni, difetti e magagne: predica ‘uno vale uno’ ma poi due vale più di tutti messi insieme (e uno dei due per merito dinastico)” seguono tre esempi e un “si potrebbe continuare a lungo”. Aggiungendo: “Ora in realtà il M5S dovrà scegliere. Proprio tra destra e sinistra. Non nel senso dei partiti, sempre più indistinguibili (…) ma certamente nel senso dei valori. D’altro canto se un movimento rinnova ogni giorno il suo peana alla Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza antifascista e col DNA ‘giustizia e libertà’ (…) non può poi contraddire questa scelta (…) come spesso sta accadendo. Se insiste nella contraddizione tra valori proclamati e azione politica, per il M5S l’implosione è inevitabile”.

Riforma penale, il segretario dell’Anm: “Avocazioni, trojan e appelli. Così si fermano i processi”

 Antonella Mascali 

Francesco Minisci, pm della procura di Roma, smonta la riforma penale che sta per approdare alla Camera dopo l’approvazione da parte del Senato

La riforma penale appena approvata al Senato, dopo ben 2 anni dal testo licenziato dalla Camera, deve tornare in Commissione Giustizia, a Montecitorio per alcune modifiche tra le quali quella sulla prescrizione (blocco dopo il primo grado ma Appello e Cassazione devono celebrarsi entro 18 mesi ciascuno, prima erano 2 anni più uno). L’Associazione nazionale dei magistrati, contraria al testo, il primo aprile si riunirà in vista del ritorno in Commissione. Tra i punti più critici, secondo l’Anm, ce n’è uno sostanzialmente sconosciuto ai non addetti ai lavori ma che può paralizzare i processi ancora di più di quanto lo siano adesso. Si tratta dell’avocazione dei fascicoli da parte del procuratore generale se i pm non chiedono, entro 3 mesi dalla fine dell’indagine, il rinvio a giudizio o l’archiviazione. Francesco Minisci, segretario dell’Anm e pm della procura di Roma, spiega le conseguenze di questa norma: “Migliaia di processi penali passeranno dalle procure alle procure generali. Per capirci, facciamo l’esempio della procura di Roma dove lavoro. Siamo 90 pm, 9 procuratori aggiunti e il procuratore. Con questa nuova norma il lavoro che non riescono a fare 100 magistrati, dovranno farlo 23 magistrati della procura generale. È evidente che si creerà un imbuto presso le procure generali e i processi andranno tutti in prescrizione”.

Mozart non è una bufala

 Mozart

Carlo Vitali

Sulla rete impazza un libro "contro" Mozart (Mozart. La Caduta degli dei). Lo abbiamo letto. Ed è pieno di errori e cantonate

“La Jupiter, la Haffner, la Posthorn, la Parigi, la Praga. Sono tra le sinfonie di maggior successo di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma che potrebbero non essere di Mozart. Almeno secondo due ricercatori italiani e studiosi della Wiener Klassik, Luca Bianchini e Anna Trombetta […]”, scrive “Il Fatto quotidiano”.

Harvey Sachs: "Toscanini era il Re Artù della musica ma detestava il narcisismo"

Il grande direttore d'orchestra nasceva centocinquant'anni fa. Parla il suo principale studioso, che sta aggiornandone la biografia

di LEONETTA BENTIVOGLIO

Chissà se è già stato sviscerato tutto riguardo ad Arturo Toscanini, maestro intellettualmente possente e fisicamente minuto (aveva il carisma tremendo di molti piccoletti) che nel Novecento rivoluzionò la direzione orchestrale, edificando l'immagine del sommo direttore così come la conosciamo oggi. Fiumi di parole sono stati spesi su questo campione, di cui si cele brano i 150 anni dalla nascita e i 60 dalla morte (nacque a Parma nel 1867 e morì nella casa newyorkese di Riverdale nel 1957).

Gherardo Colombo: "Prima di fare politica io lascerei la toga o addio credibilità"

L'ex pm di Mani pulite: chi ha avuto visibilità rischia di non essere imparziale. E sul caso di Emiliano dice: "Diritto di candidarsi è inviolabile ma sono ragionevoli norme su tempi e luoghi" 

ROMA - "La Costituzione garantisce a un magistrato di candidarsi e di rientrare poi nell'ordine giudiziario. Io, per quel che riguarda me, se mai avessi deciso di entrare in politica, prima di candidarmi mi sarei dimesso dalla magistratur". Gherardo Colombo, il pm di Mani pulite che dieci anni fa ha lasciato la toga convinto che sia più utile educare i giovani alla legalità spiegando loro che c'è scritto nella Costituzione, parla con Repubblica delle nuove regole su toghe e politica. E dice che sarebbe opportuno differenziare le nuove regole che riguardano chi ha acquistato visibilità per le indagini fatte e chi no.

Alla Camera, lunedì, andrà in aula il ddl che detta un codice di comportamento sui tanti casi Emiliano di questi anni. Secondo lei una toga è libera di correre in politica come gli altri cittadini o deve rispettare dei netti limiti?

La partita tra Trump e Merkel si giocherà sul commercio

Mario Sechi

Scenario.  Eravate preoccupati per il Pd? Non ce n’è motivo, le cose accadono da un’altra parte. Quali? Eccole. La Federal Reserve si sta preparando a un rialzo dei tassi; il prezzo del petrolio è di nuovo in calo sui mercati; il Regno Unito è alla vigilia dell’attivazione dell’articolo 50 che innesca la Brexit (e oggi si celebra l’ex impero, come un segno del destino, il Commonwealth Day); la Scozia cerca un compromesso con Londra sulla Brexit e oggi la leader dei nazionalisti scozzesi, Nicola Sturgeon, fa l’ultimo tentativo per evitare la rottura con il Regno; l’Olanda vota tra 48 ore, il partito nazionalista di Wilders è il grande favorito delle elezioni e si va alle urne mentre il paese è immerso in una guerra virtuale/reale con la Turchia; i Balcani sono un iceberg alla deriva, vedere alla voce Montenegro; la Polonia è in Europa a metà, forse meno; i partiti socialisti europei sono riuniti a Berlino per discutere di politiche anti-nazionaliste; manifestazioni pro-Europa programmate in 40 città finora hanno prodotto un semi-vuoto nelle piazze; la Cina ammonisce Taiwan e Hong Kong; la Corea del Sud è nel caos politico, la Corea del Nord si prepara all’indicibile, il first nuclear strike. Viene in mente lo stratosferico incipit scritto da Robert Musil ne L’Uomo senza qualità, il grandioso presagio della guerra:

Raffaele Cantone: "La corruzione nasce dalla politica, in giro ci sono troppi Romeo"

Il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone respinge i sospetti sul caso Consip: "Da quando faccio il magistrato sono attentissimo a chi frequento, difficile avvicinarmi"

di LIANA MILELLA

"LA POLITICA continua a occuparsi di gare e appalti. La corruzione nasce qui". Il presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone parla di Consip e di Romeo. E sui politici sotto inchiesta dice: "Si valuti, a prescindere dagli interventi giudiziari, se sono compatibili con ruoli di responsabilità per il Paese".

Lei è qui da tre anni. Sempre sulla ribalta. Troppo, dicono i suoi detrattori. Non è pessimista sulla corruzione in Italia. Ma come la mette con Romeo e l'inchiesta Consip?
"Non ho mai detto che il contrasto alla corruzione sarebbe stata una passeggiata e non ho neppure lontanamente pensato che potessero bastare tre anni di Anac per invertire il trend. Abbiamo avviato un percorso, che è ancora lungo, tortuoso, irto di ostacoli. Vicende come quelle di Consip non saranno certo le ultime che emergeranno in questo Paese. La corruzione è tutt'altro che vincibile domani o dopodomani".

Grande è la confusione sotto il cielo a Parma

Foto Luigi Boschi: Cielo di Parma la sera del 07/03/2017 al barilla center

Marco Adorni

Il processo di disfacimento del Pd ha fatto sentire i suoi effetti anche a Parma rendendo la campagna elettorale delle forze di sinistra che partecipano alle amministrative di maggio 2017 estremamente interessante e istruttiva. Se ne è avuto un prologo con la campagna per le primarie del centrosinistra, rivelatasi un’edizione quanto mai confusa e schizofrenica, con candidati che si presentavano per raccogliere le firme a sostegno della propria candidatura e poi le ritiravano per appoggiarne altri, il segretario provinciale del Pd che appoggiava un candidato inviso al segretario cittadino, forze civiche che accorrevano a sostenere un candidato esterno al Pd ma che poi alla fine veniva appoggiato da pezzi del Pd locale, e quant’altro. In mezzo a tutto questo, spiccavano da un lato l’insolita candidatura dell’avvocato di origini albanesi Gentian Alimadhi (anch’egli non iscritto al Pd), un autentico outsider con possibilità di vittoria pari a quelle dei due partiti comunisti (a sinistra fuori tempo massimo non è solo il Pd, evidentemente) e dall’altro la vicenda, davvero poco edificante e oltremodo tragicomica, di Sinistra italiana.

L'uscita di Francesco Bianchi dall'Opera di Firenze

Pietro Acquafredda

A noi qualche dubbio sull'uscita, imprevista per quel che ne sappiamo, del sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto e più influente Alberto, dall'Opera di Firenze, è venuto, come abbiamo accennato in  un post dei giorni scorsi.
Il dubbio cioè, confermato da tanti altri amministratori che l'hanno preceduto - da Giambrone allo stesso Nastasi commissario a Firenze, alla Colombo, prima commissario e poi sovrintendente, facendo perciò lo stesso cammino successivamente  percorso da Francesco Bianchi - che il risanamento del bilancio della fondazione lirica fiorentina, sia un risanamento di facciata, momentaneo e provvisorio. I predecessori di Bianchi avevano tutti risanato i bilanci, ma poi appena si erano allontanati da Firenze, qualcuno era venuto a dirci che la toppa non era riuscita a coprire il grande buco  che perciò  stava lì a minacciare qualunque pur abile amministratore.
 Nel caso di Francesco Bianchi, non sappiamo se il suo nome l'abbia fatto all'ex premier  Renzi, il fratello di lui, e cioè il più noto, avvocato 'amministrativista', Alberto, che pare, su richiesta, abbia messo bocca su quasi tutte le nomine di rilievo - quella dell'Opera certamente è buon ultima per peso specifico-  dell'amministrazione Renzi, prima a Firenze poi a Roma.

All’Opera di Firenze affonda il Giglio Magico

 Francesco Bianchi ex Sovrintendente Maggio Fiorentino

Enrico Votio Del Refettiero

Alla luce di quanto apparso con la massima evidenza sulla stampa nazionale circa un possibile coinvolgimento dell’eminenza grigia del “Giglio Magico” renziano Alberto Bianchi nell’inchiesta Consip, sembra tutto più chiaro: ovvero diventa evidente la ragione dell’inattesa e precipitosa fuga del di lui fratello, Francesco Bianchi, dalla Sovrintendenza dell’Opera di Firenze. Un inciso, forse banale: fa sorridere che si sia voluto creare un mostruoso conglomerato come la Consip per risparmiare nelle forniture alla pubblica amministrazione, centralizzando la domanda; il risultato sono commesse da miliardi di Euro, in cui il potenziale malaffare si cela a ogni livello. Volendo quindi parafrasare una famosa frase di un noto italiano al giornalista tedesco Emilio Ludwig: “Far cessare la corruzione nella pubblica amministrazione in Italia non è difficile, non è nemmeno impossibile, è inutile!”

Tra Progetti senza senso creativo e visione e la politica dei venduti, la città va a rotoli

Quando leggo Costi, sempre più mi torna in mente Vignali. Gli stessi supporter di civiltà parmigiana oggi balene politiche spiaggiate [LINK]. Gli stessi inutili PD all’opposizione compreso Pagliari e i suoi seguaci come Franco Torreggiani e Franco Tegoni [LINK], capace di ogni cosa per il suo solo interesse politico [LINK]. E' una miseria di politica arrivista. Anziché adoperarsi per una candidatura unitaria, o almeno unire le divergenze, ha promosso il dissidio per vana gloria personale. La sua bella figurina il senatore l'ha già fatta sia con il referendum, sostenendo il SI, sia con il Regio [LINK]. Con Pizzarotti formano l’uroboro parmigiano (il Serpente che divora la sua coda). Anche lo slogan di Vignali diceva: “il Sindaco sei tu!” E Costi “Ascoltiamo Parma” con una grafica simile al venditore di elettrodomestici da incasso di La Spezia.

Roberto Ghiretti: IL MIO SOSTEGNO INCONDIZIONATO A PAOLO SCARPA

Un candidato sindaco chiamato Paolo Scarpa, è questo l’augurio che faccio ai parmigiani e a me stesso per la mattina del 6 marzo. Il suo programma elettorale così attento all’ambiente, all’accoglienza dell’altro, alle famiglie, al dialogo con i cittadini, ridisegna il concetto di democrazia cittadina, messa a dura prova da questi anni di oligarchia targata Pizzarotti. Questi si è rivelato il capo di un gruppo di affamati di poltrona, e per tutto il proprio mandato amministrativo ha evitato di confrontarsi con i parmigiani, sovente in dispregio di quanto promesso loro.

Colgo l’occasione offerta da queste righe per sottolineare che la decisione di appoggiare Paolo non è giunta per sola volontà personale, ma come frutto di una serie nutrita di incontri di tutto il gruppo di Parma Unita, che ha scelto le linee politiche in modo corale: se in un gruppo di un centinaio di esseri intelligenti alcune persone scelgono altri percorsi non vi è nulla di male, fa parte del novero delle possibilità. Avranno trovato soluzioni più confacenti alle proprie aspettative, non mi scompongo per questo: solo sia chiaro che lo fanno perché in difficoltà con le regole di democrazia interna di un gruppo politico. A loro va però il mio sincero “grazie” per tutta la fatica ed il tempo donati a Parma Unita in questi anni.

Proprio in ossequio alle regole di democrazia confermo il mio appoggio a Gentian Alimadhi o a Dario Costi, nel caso dovessero prevalere nella contesa: mi auguro che tutte le persone coinvolte a vario titolo nel mio o in altri schieramenti faranno lo stesso.

La domenica conformista

Mario Sechi

“Fin dal primo momento ci fu un ufficiale che mi mise a posto. Stavo vicino al biliardo e, ignorando come si svolgesse il gioco, ingombravo il passaggio; lui doveva appunto passare, e allora mi prese per le spalle e in silenzio, - senza avvertirmi né spiegarsi – mi mise dal posto dov’ero in un altro, quindi passò come se nulla fosse. Io magari le busse gli avrei perdonato, ma in nessuna maniera potevo perdonargli d’avermi cambiato di posto con quell'aria di completa indifferenza. (...) Ero stato trattato come una mosca”.

Ricordi dal sottosuolo, Fëdor Dostoevskij. (Traduzione di Tommaso Landolfi, Adelphi).

E' domenica, ho letto i giornali, mi ronza in testa una canzone di Giorgio Gaber:
Gaber non c'è più, ma ci sono i giornali a renderlo così attuale, il signor G fu asincrono senza saperlo, proiettato in avanti, inesorabilmente inascoltato. Sul mio taccuino restano questi appunti, l'imperfetta biografia di una domenica italiana: 

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Pietro Acquafredda

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.

La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.

Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria,  non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni -  e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.

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