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La vita sta cambiando pelle

Opinioni Interviste Inchieste

Opinioni Interviste Inchieste: Opinioni interviste inchieste con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

La domenica conformista

Mario Sechi

“Fin dal primo momento ci fu un ufficiale che mi mise a posto. Stavo vicino al biliardo e, ignorando come si svolgesse il gioco, ingombravo il passaggio; lui doveva appunto passare, e allora mi prese per le spalle e in silenzio, - senza avvertirmi né spiegarsi – mi mise dal posto dov’ero in un altro, quindi passò come se nulla fosse. Io magari le busse gli avrei perdonato, ma in nessuna maniera potevo perdonargli d’avermi cambiato di posto con quell'aria di completa indifferenza. (...) Ero stato trattato come una mosca”.

Ricordi dal sottosuolo, Fëdor Dostoevskij. (Traduzione di Tommaso Landolfi, Adelphi).

E' domenica, ho letto i giornali, mi ronza in testa una canzone di Giorgio Gaber:
Gaber non c'è più, ma ci sono i giornali a renderlo così attuale, il signor G fu asincrono senza saperlo, proiettato in avanti, inesorabilmente inascoltato. Sul mio taccuino restano questi appunti, l'imperfetta biografia di una domenica italiana: 

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Pietro Acquafredda

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.

La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.

Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria,  non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni -  e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.

Il Principe

Il Principe

Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it

Nell’articolo che segue viene presentata l’analisi di un’altra fiaba  elaborata in gruppo  e redatta per iscritto  dagli studenti di del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dei corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito dal Presidente dell’Università Popolare Dottor Comelli.

Il titolo della fiaba è “IL PRINCIPE

C’era una volta un giovane principe che vive in un castello con la regina sua madre e il re. Il re era spesso lontano, così la regina riversò tutte le sue attenzioni sul figlio. Il re morì. Il principe non volle assumersi la responsabilità del regno  così fuggì. Uscendo dal castello, incontrò una giovane contadina, ma lui la trattò male non la volle ascoltare e se ne andò. Durante il cammino, un drago gli sbarrò la strada  e lo sfidò.  Il principe, non potendo tirarsi indietro, affrontò il drago e lo fece , non con la spada, ma con la parola. Gli raccontò la sua storia e gli propose di tornare con lui al castello  per bruciare la regina. Il principe e il drago divennero amici. Insieme superarono numerose sfide e difficili prove. Il principe decise poi di tornare al castello. Rivide la contadina, ma questa volta le prestò attenzione  e se innamorò. Lui riuscì a perdonare la madre che non fu bruciata.

Analisi della fiaba dal punto di vista Junghiano:

C’era una volta un principe

ANNA BOLENA AL REGIO DI PARMA

Anna Bolena

Carlo Vitali

PARMA

Donizetti

Anna Bolena

interpreti: Y. Auyanet, R. Zanellato, S. Ganassi, P. Battaglia, G. Pelligra, M. Belli, A. Viola

direttore: Fabrizio Maria Carminati

regia: Alfonso Antoniozzi

teatro: Regio

***/**** 

L’Orso e la Cameriera: più che la “coppia iniqua” maledetta da Anna in agonia, quella degli adulteri trionfanti somiglia un duo di emarginati tipo La strada di Fellini: Enrico-Zampanò in un pelliccione talare recuperato da un deposito Caritas; Seymour-Giulietta con la sua parrucca giallo cane e la striminzita vestina nera che la fa parere non già la confidente della regina e la favorita del re, ma la serva di tutte le strafemmine in seriche toilettes da Grand Hotel anni 1930-40 folleggianti in fitta schiera alla corte più pazza del mondo. Così Alfonso Antoniozzi visualizza la sua Anna Bolena: con un occhio alla serie tivvù Downton Abbey e un altro a fondali atmosferici ispirati da Turner, vetrate di Lalique, finestroni modulari stile Tudor, cortigiani in black tie col perenne champagnino alla mano, uniformi Giorgio VI, gorgere elisabettiane, elmi, P38 e via eclettizzando. Un metodo ci sarà senz’altro, anche se lui (da uomo e cantante di spirito qual è) si rifiuta di esporlo nelle sue non-note di regia; se confidava nelle nostre capacità esegetiche, alziamo bandiera bianca e passiamo al reparto musicale.

Se la musica classica fa politica: una riflessione necessaria

Valery Gergiev

Enrico Votio Del Refettiero

Quando il tema è atterrato sulle pagine dell’inserto domenicale della prestigiosa Neue Zürcher Zeitung ha fatto rumore [LINK]. Anche perché nel suo dettagliato articolo del 19 Febbraio scorso il giornalista svizzero Christian Berzins si è permesso di “attaccare” indirettamente due istituzioni musicali di enorme prestigio nel paese come il Festival di Verbier e soprattutto quello di Lucerna, colpevoli di ospitare Valery Gergiev e di conseguenza di ricevere finaziamenti dalla Fondazione Neva di Ginevra, di proprietà del discusso oligarca russo Gennady Timchenko, vicino al presidente russo Vladimir Putin e proscritto nella black-list dei finanzieri colpiti dalle sanzioni dopo l’invasione della Crimea.

Sesso con fondi di Palazzo Chigi? dopo servizio "Le Iene": direttore dell'Unar si dimette

SI E' DIMESSO Francesco Spano direttore 
direttore dell'UNAR Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che avrebbe finanziato un'associazione dietro la quale sarebbe occultato il business del sesso a pagamento


Caso Unar, si dimette il direttore Francesco Spano

INCONTRO - DIBATTITO "REGOLAMENTAZIONE DELL'ONLINE - NO A PROPOSTE LIBERTICIDE" NELLA SALA ISMA DEL SENATO (PIAZZA CAPRANICA) IL GIORNO GIOVEDI 2 MARZO DALLE ORE 11:00

PER ORGANIZZARE UNA DIFESA EFFICACE CONTRO IL DDL GAMBARO 
CHE CHIEDE SANZIONI E RECLUSIONE PER CHI MANIFESTA LIBERO PENSIERO IN RETE 
 
INVITO A PARTECIPARE ALL' INCONTRO - DIBATTITO 
"REGOLAMENTAZIONE DELL'ONLINE - NO A PROPOSTE LIBERTICIDE" 
NELLA SALA ISMA DEL SENATO (PIAZZA CAPRANICA)
IL GIORNO GIOVEDI 2 MARZO DALLE ORE 11:00

Credo siate tutti già informati del grave tentativo - a nostro avviso - di mettere la museruola alla Rete. Grandi manovre finalizzare a questo obiettivo sono già in corso in USA, Francia, Gran Bretagna, Germania. In Italia ci stano provando, oltre a quasi tutti i media-mainstream, anche un nutrito gruppo di parlamentari. A seguito di una risoluzione del Consiglio d'Europa, la Sen. Gambaro ha presentato un disegno di legge che appare come una vera e propria intimidazione nei confronti di tutto ciò che suona e risuona come antagonista, non conformista e comunque difforme dal "pensiero unico" dominante. La WAC (Web Activists Community) e Pandora TV, d’accordo con la senatrice De Pin, invitano pertanto CHI voglia ancora difendere la libertà d'espressione e CHI ritenga che non c'è alcun bisogno reale di norme aggiuntive a quelle già esistenti, ad un incontro pubblico al quale parteciperanno famosi bloggers, parlamentari, giuristi, accademici e giornalisti. Lo scopo è quello di avviare una discussione pubblica e di individuare un'azione coordinata di difesa e (se possibile) di controffensiva.

UN PIANETA SENZA FUTURO

Il genere umano è paragonabile ad una cittadella impossibilitata a rifornirsi all’esterno, che non si cura della crescita esponenziale dei suoi abitanti e delle scorte che stanno per finire

Franco Libero Manco

2.000 anni fa, la popolazione mondiale era di 250 milioni di persone. Nel 1950 il mondo contava circa 2 miliardi e mezzo di abitanti; nel 2000 quasi 6 miliardi e 7 miliardi nel 2011. Con l’attuale progressivo aumento si prevede che nel 2030 gli abitanti della terra saranno almeno 8 miliardi.

Questa umanità, che già oggi consuma il 30% di risorse in più di quelle che la terra è in grado di produrre,  s’incammiona verso una realtà incerta e preoccupante. E il tempo rimasto per invertire la rotta è breve. Se non nullo. Vittime della tecnologia, della cultura consumistica dominante e del benessere economico da raggiungere ad ogni costo, non si accorge di correre verso un futuro impossibile. In una tendenza irresponsabile quanto fuori controllo, si cercano soluzioni contingenti ai problemi che questa società crea di continuo, senza curarsi che con queste prospettive è improbabile avere un domani.

Dario quanto ci Costi!

Dario Costi

DOCUMENTI CHE testimoniano i profondi rapporti logistici ed economici tra Dario Costi, la sua associazione (Parma Urban Center) e il Comune di Parma amministrazioni Vignali e Pizzarotti

DOCUMENTO PDF UNO; Mostre collaterali al Festival Verdi 2013 per il Bicentenario Verdiano (Sindaco Pizzarotti);

DOCUMENTO PDF DUE; Deliberazione di Giunta  n. 107/5 del 30/01/2008 sostegno per la sede dell'Urban Center firmati da Savi e Benecchi (compagni di vita poi migrati in STT) (Sindaco Vignali);

DOCUMENTO PDF TRE; Deliberazione n. 1747/72 GIUNTA COMUNALE IN DATA 10/12/2008 (sindaco Vignali) sostegno alle attività di ricerca dell'Associazione culturale "Parma Urban Center" Variazione al PEG 2008: 20.000 euro;

DOCUMENTO PDF QUATTRO; Deliberazione n. 639/32 in data 21/05/2009 (Sindaco Vignali) 10.000 euro per collana editoriale denominata PUC STRUMENTI Firmato da Dante Bertolini;

DOCUMENTO PDF CINQUE; deliberazione di Giunta Comunale n. 1893 del 23/12/2008 (Sindaco Vignali) contributo di 12.000 euro per la ricerca "Casa pubblica e città. Esperienze europee e sperimentazioniprogettuali sull'alloggio popolare flessibile e sostenibile". Firmato dal Dirigente Dante Bertolini;

«Stare in Apple? Come in monastero Il nuovo Steve Jobs sarà un italiano»

Colloquio con il manager Luca Maestri: «Qui conta il lavoro del team»

«A parte le levatacce — la mattina comincio alle 4.30 e il nostro capo, Tim Cook, spesso è già in pista alle 3.45 — lavorare alla Apple significa essere in mezzo a un esercito e vivere, al tempo stesso, in un monastero» racconta il direttore finanziario del gruppo di Cupertino, Luca Maestri, durante un incontro al Consolato italiano di New York moderato dalla giornalista Maria Teresa Cometto. Primo di una serie di dibattiti con dirigenti italiani che hanno raggiunto posizioni di vertice a livello mondiale, promossi dal console Francesco Genuardi. «Esercito», spiega questo manager considerato l’italiano di maggior peso nell’economia internazionale dopo Mario Draghi, «perché per sviluppare e mettere insieme prodotti complessi con parti di provenienza diversa che poi vanno consegnati tempestivamente ovunque nel mondo, ci vuole una disciplina militare. “Monastero” perché alla Apple l’ego lo devi mettere da parte: conta il lavoro del team, l’armonia del gruppo».

Parola chiave: «Engage»

Maestri non rivela nulla dei progetti futuri di Apple, ma si sofferma sulle sfide dell’era Trump. L’azienda si oppone a ogni misura limitativa dell’immigrazione: «Per noi sono steccati inconcepibili: siamo una società aperta con dipendenti di tutti i Paesi del mondo. Sono tutti uguali: contano solo le loro capacità, il talento che portano in America e alla Apple». Ma se altri in California si isolano o, addirittura, costruiscono rifugi antiatomici, «noi non abbiamo piani d’emergenza per la fine del mondo, non costruiamo bunker. Per noi la parola chiave è “engage”: confrontarsi, discutere, spiegare, cercare di convincere».

Rifondare la sinistra per battere il pericolo populista

IL PRESIDENTE degli Stati Uniti d’America è l’uomo più potente del mondo occidentale, ma non soltanto. Lo è anche del mondo intero, se non altro perché col peso degli anni, anzi addirittura dei secoli, la sua potenza si è estesa anche in vaste zone dell’Africa e dell’Asia, ereditando i resti di quelle che erano state le colonie, i protettorati e le zone di influenza della Germania del Kaiser, dell’Inghilterra del Commonwealth, della Francia e delle loro monete, a cominciare dalla più importante di tutte e cioè la sterlina e il capitalismo bancario che ne fu l’espressione economica.

Questa immane potenza impersonata da un solo uomo eletto direttamente dal popolo, sia pure con il marchingegno dei cosiddetti grandi elettori, espone il mondo intero alle decisioni di quel personaggio che detiene anche personalmente la “chiave” dei depositi di bombe nucleari nelle loro varie versioni.

LA UE E’ MORTA E NON LO SA. SALVIAMO L’EUROPA VERA.

Maurizio Blondet

Irlanda e Lussemburgo attuano da decenni il dumping fiscale  aggressivo contro i paesi membri,  violando impunemente le regole europee sulla concorrenza non falsata. La Germania viola  perennemente  la norma che proibisce  ad un paese di accumulare un attivo dei bilanci sopra il 6% ( è al 9),  un risparmio incompatibile con gli equilibri macro-economici dell’eurozona. I  paesi dell’Europa centrale, per non essere invasi dalle ondate di clandestini  chiamati da Angela Merkel, hanno infranto ripetutamente le pletoriche regole sulla “libera circolazione” e l’accoglienza nello spazio Schengen.  La  Francia sfora regolarmente  il 3% del deficit   senza incorrere nelle minacce e  sanzioni   che per lo stesso motivo subisce l’Italia – e Bruxelles nulla dice   perché senza Parigi a reggere il moccolo, si vedrebbe troppo che la Germania è quella che comanda da sola.    Per salvare la sua banca di partito Montepaschi, Renzi (ma con l’accordo di tutta la politica nostrana ha fatto il bail-out (accollandolo a noi contribuenti) invece del bail-in (accollare  ai soci) prescritto dalle norme europee appena firmate. I paesi del Club Med, vittime della de-industrializzazione accelerata dovuta (essenzialmente)   all’euro troppo “forte” per loro, sforano il limite  del deficit 3  %.

Dalla “patata bollente romana” Raggi, all’”ipsiota parmigiano” Pizzarotti, all’ex clandestino albanese Alimadhi

Dalla “patata bollente romana”[LINK] all’”ipsiota parmigiano” sono i laboratori politici del M5Stelle per cambiare l’Italia. Che vi aspettavate da un comico? Se non una tragica farsa. E’ la “Politica perduta” raccontata da Marco Revelli.  Sbarca invece con barcone per il PD l’ex  clandestino albanese come candidato Sindaco alle Primarie di Parma che Smargiassi (l’inviato per la storytelling strappalacrime) senza alcun dato, dà come vincente alle primarie. [LINK] e di fatto deride gli altri candidati e il PD, cito Smargiassi: " Data tacitamente per già persa la gara (Pizzarotti ha deciso la sua ricandidatura in veste di sindaco civico, e tutto lascia pensare che ce la farà), la rosa delle altre candidature alle primarie rispecchia più il posizionamento delle alleanze interne che una voglia di vincere". Una vera perla di giornalismo disinformativo by Repubblica! Dopo l'uscita di Renzi a favore di Pizzarotti [LINK], a seguire non poteva mancare quella di Smargiassi il cui cognome è già una poesia epica.

Raggi “Patata bollente”

Raggi Patata Bollente

Da Roberto Giachetti a Roberta Lombardi, anche gli avversari difendono il capo dell'amministrazione capitolina. Il Partito Democratico attacca in blocco il quotidiano. Grillo: "Questa è l’informazione italiana". Il centrodestra tace, quasi tutto. Santanchè: "Titolo azzeccato". Il direttore Feltri: "Non chiedo scusa, feci lo stesso per Ruby e nessuno parlò"

Patata bollente“. Così nel titolo di prima pagina il quotidiano Libero si riferisce a Virginia Raggi, sindaco di Roma al centro delle cronache politiche e giudiziarie delle ultime settimane. Una definizione contro cui si schiera compatta buona parte dei partiti e vede al fianco del capo dell’amministrazione capitolina anche gli avversari, da Roberto Giachetti a Roberta Lombardi. La quasi totalità degli esponenti del centrodestra tace (esclusa Daniela Santanché: “Ma quale sessismo – ha detto la deputata di Forza Italia – il titolo è azzeccato“), mentre il direttore Vittorio Feltri alle scuse non pensa minimamente: “Nel 2011 feci lo stesso titolo per Ruby e nessuno disse nulla”.

Bavagli, ora tocca a Di Maio. Ma il M5S ha un piano o è ‘depensante’?

A prima vista non si direbbe ma dietro la lista delle penne ostili che Luigi Di Maio ha consegnato all’Ordine dei giornalisti, affinché vengano severamente sanzionate per avere “infangato” il M5S, ci deve essere sicuramente una sottile strategia: forse così geniale che una mente elementare come la nostra non è in grado di comprendere. Sì, sotto sotto si nasconde qualcosa di sommamente ingegnoso, se per denunciare le presunte menzogne dei pennivendoli il M5S tra le tante ha scelto la strada apparentemente più inutile e dannosa, in una parola insensata.

Poiché in attesa che l’Ordine proceda con i suoi tempi in un’indagine che si preannuncia sicuramente complessa e laboriosa (e non necessariamente con un verdetto finale di colpevolezza), intanto sul controverso rapporto tra MoVimento e libertà di stampa grandinano giudizi solo un filino meno pesanti rispetto a ciò che si diceva del dottor Goebbels. Farsi accusare di volere intimidire l’informazione con liste di proscrizione e bavagli vari era il minimo che il giovane vicepresidente della Camera potesse attendersi.

Muti: la lezione di Toscanini – il senso della necessità

Riccardo Muti ricorda Toscanini

Muti: la lezione di Toscanini – il senso della necessità 

Quanto incontro Muti, al termine della coinvolgente conversazione insieme a Sachs al Regio, ho ancora addosso l’intensa emozione destata da quell’ultimo spezzone di film proposto a conclusione della sera in cui Toscanini dirige il Preludio del < Tristano>. < Impressionante> concorda Muti, nel rilevare come quella tensione fosse tutta ricavata dall’interno, guidata da una necessità che non consentiva altre digressioni né altri sovraccarichi , come lasciava intendere quell’occhio penetrante non meno che l’essenzialità di quel gesto che riassumeva ogni più minuto dettaglio senza mai allentare la profondità del respiro. Un <Tristano> di un Toscanini ormai ottantenne che evocava le forti suggestioni ricevute dalla musica di Wagner  fin quando era ancora studente al Conservatorio di Parma, una vera e propria iniziazione pensando come Toscanini si fosse tuffato entro il gorgo oscuro del mondo wagneriano cercando di percepirne le ragioni che innervavano la novità di quel linguaggio, passaggio necessario alla scoperta della grandezza di Verdi; non solo dell’ultimo Verdi, ha insistito ancora l’altra sera Muti, ma quello della prima maturità, il Verdi di quel < Trovatore> “ riscoperto” da Toscanini quando con sorpresa lo propose alla Scala nel 1902.

Il maiale ai primi posti: negli USA gli allevamenti di suini spopolano a discapito di mucche e vitelli. E in Italia? polli e conigli sono gli animali più diffusi nel 2015 seguiti da suini e bovini

Bovini, suini, polli e ovini: quale di questi allevamenti ha il primato? Alla domanda ha risposto un articolo sul numero di dicembre-gennaio della rivista Valori, soprattutto per quanto riguarda il mercato statunitense. L’idea che negli USA gli allevamenti con il numero di capi più abbondante siano quelli di bovini è un mito del nostro immaginario collettivo che da tempo non trova riscontro nei fatti. Prima sono stati infatti i polli a superare – in numero – mucche e vitelli e ora è il turno del maiale.

L’allevamento intensivo di suini ha avuto un forte impulso negli Stati Uniti a partire già dal 1952. Questi capi sono destinati al consumo domestico, alla grande ristorazione e all’esportazione. La produzione di manzo invece è ai suoi valori più bassi da circa 20 anni. Il successo della carne di maiale negli Stati Uniti è iniziata nel 2014, arrivando a 70,9 milioni di capi “di cui quasi 65 milioni destinati al mercato della carne, ovvero il 2% in più rispetto al primo settembre di un anno fa, e ben il 4% oltre il numero di capi contati al primo giugno 2016”.
In Italia? Come si evince dall’infografica, polli e conigli sono gli animali più diffusi nel 2015 seguiti da suini e bovini in ultima posizione. A livello regionale, la Lombardia è la regione con più mucche e con la metà dei maiali di tutto lo stivale. Il Veneto, invece, alleva più polli, conigli e tacchini. 27 gennaio 2017

Allevamenti in Italia

fonte link http://www.ilfattoalimentare.it/allevamenti-maiali-valori.html 

Mauro Meli the day after Cassazione

Cassazione

Enrico Votio del Refettiero

Tra letterattura e ricorsi, la perigliosa vita del Maestro Mauro Meli

Dopo averci deliziato con i suoi esordi letterari de La musica al rovescio, pubblicata dalla casa editrice Ponte delle Grazie – dicono i ben informati – dietro robuste pressioni di eminenti legulei in confraterno grembiulino, il Maestro Meli un vero “rovescio” lo subisce dalla Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 620 del 12 Gennaio 2017 [DOC.PDF] rigetta il ricorso relativo a una contestata liquidazione, a titolo di trattamento di fine rapporto per il periodo tra l’Agosto 1996 e il Gennaio 2004 nel quale il nostro aveva imperversato come Sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari. Insomma, non contento del colossale buco da 25 milioni di Euro provocato alle casse della Fondazione, documentato nella relazione della Corte dei Conti [ relazione Corte dei Conti ], Mauro Meli si era pure assegnato una lauta “buonuscita”!

Ranalli (Sinistra Italiana): “Proporrò al Comitato organizzatore delle primarie di discutere l’espulsione di Dall’Olio"

Ranalli (Sinistra Italiana): “Proporrò al Comitato organizzatore delle primarie di discutere l’espulsione di Dall’Olio per i suoi attacchi a chi partecipa alle primarie”

Gli attacchi personali di Nicola Dall’Olio contro Dario Costi (leggi) che hanno rotto il clima di lealtà tra i candidati alle primarie hanno suscitato numerosi commenti su Facebook e sui siti.

Sono arrivate reazioni severe contro Dall’Olio, accusato non più solo di non aver fatto opposizione a Pizzarotti in questi anni ma adesso anche di fargli campagna elettorale a favore gettando discredito sulle primarie e sul centrosinistra. Impedire il distruttivo “fuoco amico” e “il gioco al massacro” del tutti contro tutti tipici del Pd cittadino è considerato dagli elettori democratici indispensabile per mantenere unito il partito e poi vincere le elezioni.

In particolare sono stati molto duri alcuni esponenti di Sinistra Italiana.

Mirko Reggiani ha definito Dall’Olio “inguardabile e triste“.

L’esponente di SI Fabrizio ha posto il problema in modo più netto: “Il PD dovrebbe dibattere l’espulsione di Dall’Olio dal partito, lui giustamente si difenderà… vada come vada ma un dibattito lo devono aprire!“.

Roberto Ranalli, membro del Coordinamento delle primarie, gli ha risposto: “Lo proporrò alla prossima riunione del Comitato organizzatore delle primarie di cui faccio parte”.

Va precisato che fino ad ora le polemiche interne di Dall’Olio sono state un caso isolato; nessuno dei tre candidati in campo (Costi, Scarpa e Alimadhi) si sta comportando nello stesso modo. 27 gennaio 2017

Dall’Olio: Costi è un epigono di Civiltà Parmigiana e della Parma da bere di Vignali

Dall’Olio rompe subito il clima leale delle primarie e va all’attacco personale: Costi è un epigono di Civiltà Parmigiana e della Parma da bere di Vignali

Regge poco più di una settimana il clima disteso delle primarie del centrosinistra di Parma, gli appelli al dibattito pacato e sui contenuti, “perchè il nostro avversario è fuori, non dentro la coalizione”.

Niente da fare, nella peggiore tradizione del “tutti contro tutti” del Pd di Parma città che da vent’anni perde le elezioni comunali, Nicola Dall’Olio si scaglia su Facebook contro un suo avversario alle primarie, “gli epigoni di Civiltà Parmigiana e della Parma da bere di Vignali” . L’illazione è contro l’architetto Dario Costi, “colpevole” di aver svolto prestazioni professionali per il Comune di Parma durante le amministrazioni Ubaldi e Vignali (oltre che per la Provincia di Parma e numerosi altri Comuni di centrosinistra), senza mai ricoprire alcun incarico politico e amministrativo, se non quello di essere iscritto al Pd dai tempi di Veltroni. Dario Costi non gli ha neppure risposto.

Quello di Dall’Olio è un attacco senza rete che la dice lunga sulla lealtà che dimostrerà Dall’Olio nel caso che Costi vincesse le primarie: inviterà i suoi a votare “la Parma da bere di Vignali”?

Due o tre cose da sapere su Vincent Bolloré

 

Berlusconi ha pagato 13  olgettine fino a pochi mesi fa”, dicono  i giornali.  La magistratura riapre il fascicolo. Benchè senza  alcuna simpatia per questo imbecille, non posso far a meno di notare la coincidenza   di questa scoperta degli inquirenti milanesi con la scalata di Bolloré a Mediaset.  Nei momenti cruciali  per  il saccheggiatore globale, si può sempre far conto sulla magistratura  nostrana.

Qualche curiosità  su Vincent Bolloré, questo capitano d’industria che si è fatto le ossa nella Compagnie financière Edmond de Rothschild,  ed oggi è  maggiore azionista di Havas, sesto gruppo mondiale di telecomunicazioni, primo azionista di Vivendi,  secondo azionista di Mediobanca,  padrone di fatto di Telecom Italia, ora  scalatore delle  residuali ricchezze del Berlusconi.

Una puntuta biografia di Le Point, risalente al 2003,  lo dice “capace del peggio e del meglio” e “fervente cattolico”  perché, dice lui, “amo questa religione perché ci si può  far perdonare” .

Cattolico certo. Ma con una nonna materna di nome Nicole Goldschmidt:  donna di gran carattere “che ha contato molto per lui,  fino a farlo dubitare della sua propria identità” (sic). Sposata all’industriale cartario Henry Follot, nonna Goldschmidt (1899- 1993)  si  mise immediatamente dalla parte di De  Gaulle; lo seguì nel “governo”  in esilio a Londra, entrò nella resistenza e divenne una colonna dei servizi di spionaggio del Generale. Dopo la guerra, sotto  la copertura di dama della Croce Rossa, ha continuato “una lunga carriera di agente segreto in  seno ai servizi operativi dello Sdece, specialmente assicurando i collegamenti del servizio con i suoi  omologhi israeliani”.

Primarie 2017, l'ex sindaco Vignali: "Costi? Aiutato e sostenuto nelle attività del Puc"

L'ex sindaco di Parma commenta le polemiche della campagna elettorale

In queste settimane di campagna per le primarie del centronsinistra, il candidato Dario Costi ha dovuto rispondere più di una volta a proposito degli accostamenti con l'Amministrazione comunale guidata dall'ex sindaco Pietro Vignali.

C'è stato chi - come l'ex assessore comunale Giampaolo Lavagetto, che quella stagione ben conosce, - lo ha definito il cavallo di Troia dell'era Vignali nel Pd.

L'architetto, in una intervista a Repubblica Parma e nuovamente giovedì attraverso una nota stampa, ha sottolineato la "netta discontinuità": "Tra me e l'ex sindaco Vignali non c'è mai stata sintonia personale e tantomeno politica. Non c'è alcun elemento di continuità tra la sua esperienza e il mio approccio alle primarie".

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