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La vita sta cambiando pelle

Opinioni Interviste Inchieste

Opinioni Interviste Inchieste: Opinioni interviste inchieste con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Genti e lingue d'Italia. Coordinate storiche di un'identità plurale

Italianità

Edoardo Natale


Nell'Italia di oggi la questione dell'identità nazionale si colloca al punto di incontro e di scontro tra due grandi processi politici e culturali: da un lato il peso crescente attribuito alle autonomie regionali e locali, dall'altro lo sviluppo dell'Unione europea in uno scenario di internazionalizzazione delle società e dell'economia. In un contesto di questa natura, che senso ha continuare a parlare di " identità nazionale"? Si tratta forse di una nozione obsoleta o peggio ancora, di un mero residuo della retorica nazionalistica romantico-risorgimentale e delle sue nefaste filiazioni novecentesche?

Enzo Bianchi: «Coltivo la vita, il silenzio, la speranza»

Riccardo Balaam

L’inverno è la stagione del pane che lievita al caldo, del focolare, della notte che viene presto, della neve e del freddo. «Ultimamente, con l’avanzare dell’età, come le foglie che si seccano e cadono giù, passo sempre più spesso giornate solitarie. Provo due sentimenti. Il primo è la tristezza di doversene andare: io amo la vita. La vita è buona. Questa prospettiva mi rende triste. Non sono contento di morire e la morte mi fa ancora paura. Il secondo sentimento che provo è quello di vicinanza alle persone, gli animali, le cose...». Mentre lo racconta entra nella stanza Saba, un cagnolino trovatello adottato dalla comunità. Si accuccia accanto a lui. Dopo un po’ sale su una sedia vuota. Regale prende il suo posto come la regina biblica da cui prende il nome. «Mi segue ovunque e mi fa un’enorme compagnia. Sapere che non sono solo mi sprigiona dentro una gioia senza fine».

Quando si diventa anziani diventa importante il contatto. Il corpo va riconosciuto. «Il vero incontro con un malato terminale non è quando gli parli ma quando gli fai una carezza. L’amore fraterno, umano, deve essere vissuto nella carne, nel corpo. Non può essere un sentimento astratto». Detto da un monaco suona un po’ rivoluzionario, dopo secoli di repressione della corporeità di certo cristianesimo, non vissuto nelle sue implicazioni umane e sociali.

Enzo Bianchi gira l’Italia e spesso è all’estero per presentare i suoi libri e portare le sue parole di saggezza. Ma nei tre mesi invernali, da vent’anni ormai, rifiuta tutti gli inviti pubblici. «Non faccio conferenze». Resta a Bose. «Sono tre mesi di silenzio. Seguo le stagioni. Scrivo. Penso e mi serbo del tempo per me».

Quale lingua italiana nel cinema in Italia?

Edoardo Natale 

Il cinema, nato in Francia nel 1895, è un mezzo di comunicazione sovranazionale perché il linguaggio del cinematografo si rifà principalmente in rappresentazioni iconiche verosimili e riconoscibili dagli spettatori d'ogni parte del mondo. Gli elementi specifici del cinema sono il soggetto, l'ambientazione, i personaggi, la lingua. Questi elementi mostrano le temperie del luogo, del tempo, della situazione di provenienza. La lingua è forse l'elemento di maggiore identificazione.

I film dei diversi paesi si prestano a far conoscere in varia misura il retroterra culturale, il potere della lingua scritta e orale rivela i fattori peculiari della realtà italiana sul versante linguistico, con un panorama nazionale ricco di dialetti. Sul versante cinematografico va ricordato il controllo della lingua dei film da parte del potere pubblico nei decenni precedenti a questa esplosione dell'uso del dialetto per rappresentare la realtà culturale italiana. Il cinema con il suo parlato filmico, fatto inizialmente da un italiano parlato tratto dallo scritto fino a raggiungere la varietà odierna sono rivelatori della forza di penetrazione del cinema nella costruzione di una memoria collettiva e alla lingua comune degli italiani: si pensi alla lettera di Totò e Peppino, al sordi che distrugge gli spaghetti con il suo stile pseudo-americano.

I registi come De Sica e Fellini hanno offerta un'immagine articolata della realtà italiana al mondo intero, gli attori come Sordi e Gassman hanno calcato i difetti degli italiani del " miracolo economico", dal gretto conformismo all'avventuriero cialtrone.

In cerca della lingua

Essere vegan non è una scelta come un’altra

Franco Libero Manco

Mangiare la carne non è affatto una scelta come un’altra, non è come scegliere di mangiare pasta o patate: c’è di mezzo la sofferenza e la vita di esseri fatti come noi per i quali vivere o morire non è la stessa cosa: c’è la differenza tra la vita e la morte.  Essere vegan è un preciso imperativo morale e civile, dal momento che al consumo di alimenti animali sono correlati i problemi più gravi del pianeta.  Difendere la scelta onnivora significa giustificare la legge della supremazia del forte sul debole e questo genera una cultura di indifferenza verso la vita e il dolore in senso lato. Non è una scelta come un’altra dal momento che per produrre un solo kg di carne di manzo sono necessari: 100.000 litri di acqua, 7 litri di petrolio, 15 kg di cereali,12 mq di foresta, oltre a contribuire a generare fame e malattie nei paesi più poveri. Non è una scelta come un’altra dal momento che per produrre carne vengono abbattute le foreste e che gli allevamenti di animali causano inquinamento dell’aria, della terra, dei mari e dei fiumi più di tutti i veicoli a motore del pianeta. Rispettare la scelta di chi mangia la carne è come rispettare l’idea di chi giustifica lo schiavismo, il razzismo, la tortura o la pena di morte. Non si può impedire ad una persona di mangiare la carne dal momento che la legge lo consente;  ma per noi resta un atto dannoso e moralmente ingiusto. Coloro che considerano estremisti i vegani e credono vogliono imporre le loro idee, se cadessero nelle mani dei cannibali, certo non sarebbero così propensi a giustificare la legge del più forte. Per noi un animale è come un essere umano e la nostra coscienza ci impone di difendere l’uno e l’altro.

La lingua della televisione: coscienza o specchio del paese

Homo videns di Giovanni Sartori

Edoardo Natale

La televisione è l'industria della coscienza per ogni stato nazione. In Europa, la televisione si trova spesso ad essere nelle mani dello Stato e la sua nascita ha come finalità quella di preservare e divulgare le identità nazionali, conservandone la memoria attraverso le arti, la scienza, la storia, la letteratura e tutti quei elementi distintivi di una data comunità. Di fronte alla globalizzazione di alcuni media, la televisione sembra volere fronteggiare queste reti mondiali. Quando si parla di identità linguistica con l'uso dei modelli televisivi si adopera spesso la metafora di " specchio a due raggi" per descrivere il ruolo della televisione come contenitore di identità attraverso un ruolo sia di emittente e ricevente:

Bettetini ( 1998) ha parlato della televisione come riflesso e strumento di una comune appartenenza, l'ordine dei programmi televisivi declina nei contenuti, nei formati e palinsesti i tratti di una comunità simbolica: sfruttando e valorizzando topoi familiari alla nazione ( linguaggi, luoghi, personaggi, eventi) contribuisce a imprimere un'immagine distintiva che fa leva sugli elementi specifici del paese; nello stesso tempo, il complesso di rappresentazioni, ma anche i ritmi e le abitudini di ascolto di una popolazione, favoriscono il riconoscersi in un orizzonte comune che unifica in un quadro unitario le diverse componenti di una nazione. La televisione è una fabbrica narrativa e serbatoio di memoria, la televisione racconta la nazione a se stessa, conserva e rivitalizza l'eredità della tradizione. Risorsa simbolica e luogo di identificazione, rispecchia le specificità e i mutamenti che si verificano nell'assetto socioculturale e alimenta la vita pubblica della nazione.

Rischio autoritarismo/ Rappresentare non basta più, la democrazia sia più efficace

Romano Prodi 

Per molti anni, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, ci siamo illusi che l’espansione della democrazia fosse irresistibile. Una speranza alimentata da numerosi rapporti di organismi internazionali dedicati a sottolineare come il numero delle nazioni che affidavano il proprio futuro alle sfide elettorali fosse in continuo aumento.

La convinzione di un “fatale” progresso della democrazia veniva rafforzata dalla generale condivisione delle dottrine che sono sempre state i pilastri della democrazia stessa, cioè il liberalismo ed il socialismo che, alternandosi al potere, avrebbero sempre garantito la sopravvivenza ed il rafforzamento del sistema democratico. Tanto era forte questa convinzione che divenne dottrina condivisa il diritto (o addirittura il dovere) di imporre il sistema democratico con ogni mezzo, incluse le armi.

La guerra in Iraq e in Libia, almeno a parole, si sono entrambe fondate sulla motivazione di abbattere un tiranno per proteggere, in nome della democrazia, i sacrosanti diritti dei cittadini in modo da arrivare, con la maggiore velocità possibile, a libere elezioni.

Emma e il Pd nel ricordo di Giustizia e Libertà

 EUGENIO SCALFARI

Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Francesco Rutelli e, primo tra tutti ma morto ormai da tempo, Marco Pannella hanno occupato in questi giorni la scena politica italiana e infine hanno convinto Renzi a dar loro una mano e ad esortarli a fare un accordo col Pd che consente di accettare una discreta presenza e naturalmente un'alleanza col Partito democratico stesso.
 

Alcuni di loro avevano nel frattempo cambiato casacca, ma lo spirito era rimasto quello, il radicalismo, se ti è entrato nel cuore non ne esce più.
Le vicende di Emma e il suo ingresso nel quadro del Partito democratico mi hanno fatto molto piacere, e mi hanno ricordato un passato del quale ormai sono l'unico testimone e quindi l'unico che possa in qualche modo raccontarlo. Il racconto comincia nientemeno con i fratelli Rosselli, due antifascisti emigrati in Francia dove facevano uno il medico e l'altro l'insegnante di Lettere e filosofia e avevano entrambi coniato lo slogan che avrebbe dovuto appartenere all'antifascismo democratico che non condivideva la dottrina contenuta nel Manifesto comunista diffuso nel 1848 da Marx che proclamava la rivoluzione proletaria.
 
Il motto democratico dei Rosselli conteneva l'indicazione di due valori fondamentali: Giustizia e Libertà. Non era una dittatura di classe come quella marxista. Era invece l'unione di due valori che si rivolgevano a un popolo intero dove tutte le classi esistevano ma potevano confluire attorno a quelle due parole.

Enzo Bianchi: «Ho conosciuto sei Pontefici e ho avuto due fidanzate. Noi monaci, esperti di ateismo»


Il fondatore della comunità di Bose: «Santo io? Non ho la tentazione. Il prossimo priore donna? È sempre possibile». Sulla carità: «Di certo non mandiamo sms»


Elvira Serra, inviata a Bose (Biella)


Ha sempre creduto ciecamente in Dio?
«Ciecamente mai. La fede è faticosa, è una lotta, come dice San Paolo, non è una pace. Nella fede si vivono tanti dubbi, poi l’amore per il Signore Gesù Cristo vince sul dubbio e si va avanti così. Ma si ricordi che il monaco è un esperto di ateismo».

Decostruire la visione della Destra sul tema dell'immigrazione

Edoardo Natale

Il mio tentativo è quello di analizzare il concetto di invasione alla luce delle dimensioni culturali presenti nel mio metodo di lavoro.

Il tema dell'immigrazione per l'estrema destra italiana si concentra nel binomio "immigrazione uguale invasione" per raccogliere l'essenziale della sua politica sull'immigrazione.

L'invasione mette a rischio il concetto di " collettivismo" presente nella società italiana intesa come società con un ampio senso di collettività di tipo " in-group" diffuso con la tendenza ad un forte senso di appartenenza e dove prevale il senso del relazionale tra le persone nei momenti interazionali.

In questa area culturale e in ampie fasce della popolazione, la presenza massiccia di persone apparentemente non italiane fa diminuire il senso di appartenenza e aumentare la presenza di persone percepite come " out-group" aumentando in questo senso la dimensione di tipo " individualismo" in quelle situazioni sociali in cui prevale per cultura un'adesione ad una dimensione di tipo " collettivismo".

Il concetto di invasione fa aumentare il senso di adesione ad una dimensione di alta distanza sociale dal potere perché le scelte dei governanti diventano irrilevanti in un contesto molto ambiguo e caotico e la cittadinanza si sente maggiormente incompetente. In pratica la politica aderisce ad una dimensione di debole evitamento dell'incertezza con un agio nell'ambiguità e con un vivere con tranquillità questo fenomeno mentre la popolazione aderisce ad una dimensione di forte evitamento dell'incertezza. Questo tratto rappresenta un forte scollamento dovuto alla presenza storica della dimensione di alta distanza sociale dal potere all'interno della società italiana. Di fatto, il mondo politico non vive la presenza di migranti come fatto a carattere personale.

La tassonomia degli atti linguistici in termini di dimensioni culturali

Edoardo Natale

Questo articolo intende mettere in collegamento la tassonomia degli atti linguistici di Austin ( 1962) con le categorie delle dimensioni culturali di Geert Hofstede (2001) in modo da cogliere le implicazioni culturali per questi atti linguistici.

Gli atti linguistici sono delle attività che compie un parlante con l'intento di produrre nell'ascoltatore una reazione, un cambiamento di stato mentale o un comportamento.

Queste azioni sono compiute con verbi performativi ossia dei verbi che eseguono delle azioni in certe condizioni date. Questi verbi performativi possono essere utili strumenti per capire quali dimensioni culturali possano essere presenti all'interno dell'enunciato in cui vengono formulati. Ad esempio, i verbi performativi fanno intendere un'adesione ad una dimensione culturale dove prevale un forte evitamento dell'incertezza con il bisogno di chiarezza e di strutturare le cose, con una forma di intolleranza verso le idee divergenti. Invece l'elemento di debole evitamento dell'incertezza si ritrova nel fatto di percepire gli altri interlocutori come competente/incompetente perché si cercano delle azioni per uscire dalla situazioni di " non sapere".

I verbi performativi rappresentano un " io di tipo coscienzioso" con un diritto alla privatezza e parlare per sé è cosa buona, gli altri sono considerati come individui, io è una parola indispensabile nel nostro linguaggio, i compiti sono più importanti delle relazioni.

Lucia Mirti: “ A Fontevivo (PR), i servizi sociali sono garantiti dal PD. La lega si astiene”

Lucia Mirti

L’ultimo consiglio comunale dell’anno doveva metter sotto l’albero dei fontevivesi  le due rinnovate convenzioni tra i Comuni del Distretto di Fidenza ed ASP (l’azienda servizi alla persona) relative ai servizi sociali e socio – sanitari, che scadono il prossimo 31 dicembre. Si tratta di servizi in essere da anni che riguardano gli anziani, i disabili, i minori in situazioni di disagio sociale, che vengono gestiti da ASP e USL per conto dei comuni. Fontevivo nel 2016 ha contribuito per € 169.000 ricevendo servizi da Asp  per oltre € 226.000: ciò è reso possibile dal sistema solidale distrettuale, dove la maggioranza dei comuni è amministrata dal centro sinistra.

Albertina Soliani: la Costituzione Italiana 70 anni fa

Albertina Soliani

La Costituzione 70 anni fa.

Il 22 dicembre 1947 l'Assemblea Costituente approvava la Costituzione della Repubblica Italiana.

Una scelta fondativa per la Repubblica. Era il primo giorno di una storia politica e istituzionale, civile, economica e sociale, nazionale e internazionale che ha costruito la nostra vita. Che ha fatto dell'Italia un Paese guidato da valori morali universali: la libertà, la giustizia, l'uguaglianza, la solidarietà, la pace. La dignità umana, i diritti umani. La responsabilità e i doveri degli uni verso gli altri.

La Costituzione è ciò che ci identifica nella storia dell'umanità, come un tempo di civiltà.

70 anni sono pochi nella storia del mondo. Riguardo alla Costituzione, si può dire che essa non è mai attuata una volta per sempre. Essa continua a vivere se noi la viviamo.

70 anni dopo, nell'Italia cambiata, nel mondo cambiato, tutto è ancora in gioco. Come allora. Ritornano i fantasmi che hanno sconvolto il '900 nel nostro Paese, in Europa e nel mondo. L'orrore nazifascista. Di nuovo è tempo di Resistenza. E' tempo di conoscere e assimilare profondamente le radici della Costituzione. Le radici dell'Etica e dell'Antifascismo dalle quali è nata la Carta Costituzionale.

Dialogo " Qui trovi di tutto"

Edoardo Natale

Dialogo " Qui trovi di tutto"

l Laura  g Grazia

l Sai Grazia, quest'estate a casa dei miei amici in Toscana ho provato una nuova ricetta semplicissima da preparare. Il pinzimonio.

g Il pinzimonio? E cos'è?

l E' un antipasto. Sì, proprio così. Non l'avrei mai immaginato. Ho visto servirmi a tavola delle verdure di stagione crude e vicino una piccola scodella con olio, pepe e sale. All'inizio non sapevo cosa fare ma, poi, la mia amica Maria mi ha spiegato che dovevo intingere le verdure in questo liquido e poi mangiarle. Mhh! Che delizia!

g Beh, ti credo! in estate le verdure fresche sono gustosissime!

l Sì e la cosa più interessante è che si può preparare sempre in qualsiasi stagione: basta avere della verdura fresca di stagione e del buon olio d'oliva. Maria mi ha spiegato, inoltre, che si può servire anche con un buon aperitivo, magari con delle carote, dei peperoni, dei ravanelli, del finocchio... Insomma si può sempre fare e ti assicuro è proprio appetitoso!

g Allora lo proviamo subito!

 

All'inizio di questo dialogo, con l'introduzione del tema della conversazione si può evincere un'adesione ad una dimensione di tipo " soddisfatti" attraverso una sensazione di controllo della propria vita e con il conferire importanza al tempo libero. La possibilità di informare rientra nella dimensione di debole evitamento dell'incertezza con l'aggiunta della dimensione di un orientamento temporale a lungo termine perché una persona brava cerca di imparare dagli altri.

Dimensioni culturali negli atti linguistici

Edoardo natale

Dimensioni culturali negli atti linguistici

Introduzione

Questo articolo intende collocare la dimensione culturale all'interno dell'analisi degli atti linguistici come complemento informativo di natura extralinguistico. Per quel che concerne la parte interna alla lingua possiamo dire che gli atti linguistici sono portatori di forza illocutoria attraverso il modo del verbo, come ad esempio l'imperativo piuttosto che l'indicativo o il condizionale. Il tempo futuro è più forte del presente o del passato. La struttura sintattica della frase di tipo interrogativa piuttosto che dichiarativa. La presenza di verbi modali come potere, volere e dovere così come la presenza di avverbi o congiunzioni ( sicuramente, tuttavia), l'intonazione all'orale e la punteggiatura allo scritto.

L'atto illocutorio può essere eseguito quando c'è il bisogno di esplicitare la forza, mediante un enunciato " performativo" che contiene un verbo illocutivo alla prima persona del presente indicativo ( io ti prometto, io ti ordino).

Partendo da un insieme di atti linguistici tratti da un lavoro della Sbisà vorrei provare ad usare il metodo di analisi culturale presente nei lavori di Geert Hofstede.

Socializzazione e consumo del cibo tra amici in spazi privati.

Edoardo Natale

Socializzazione e consumo del cibo tra amici in spazi privati.

La possibilità di consumare i propri acquisti, realizzati in altri posti, all'interno del bar in cui si intende passare il proprio tempo con gli amici mi pare una pratica molto più diffusa in Francia che in Italia. Con questo enunciato di partenza intendo dire che talea prassi mi pare un modo pregnante per osservare la vita sociale in Bretagne. La presenza di questi acquisti compiuti all'esterno da elencare nella formula delle pietanze da antipasto sono come delle forme alimentari leggere da consumare insieme al pasto di parole tra amici. Questo atto di portare del cibo significa enfatizzare l'appartenenza ad un dato gruppo di amici in uno spazio ben delimitato come il bar in sintonia con la dimensione culturale di breve orientamento temporale con il fatto che compiere degli acquisti per la vita sociale è un dato positivo. Inoltre si può aggiungere la dimensione di tipo " collettivismo" con un " noi di tipo coscienzioso" e un'enfatizzazione dell'appartenenza come tratto dominante di questa dimensione. Questi due elementi coniugati insieme mi sembrano conferire un senso di " presenza" all'interno della comunità dei parlanti bretoni. Questi dati sono utili perché fanno capire come esistono solo pochi luoghi capaci di creare questa parentesi di ottenimento di un insieme di dimensioni culturali quali ad esempio un debole evitamento dell'incertezza, unito ad una dimensione di breve orientamento temporale con un senso di tipo " vincolati" da intendere come tratti positivi.

Questo raggruppamento di dimensioni potrebbe essere il connubio per la ricostruzione del concetto di persona " presente" in un dato evento comunicativo.

Birmania: un intero popolo, all’inizio del nuovo cammino

Yangon 26 November 2017

Dichiarazione della Sen.Albertina Soliani

Per la prima volta in 100 anni di storia della Birmania, Aung San Suu Kyi sta operando l’inclusione della popolazione musulmana nel Rakhine State.
La regione avamposto del buddismo, sul confine mussulmano del Bangladesh, da decenni segnata da tensioni, è oggi la nuova frontiera dove si vive in modo più acuto la sfida della convivenza pacifica. Aung San Suu Kyi vuole vincerla. Con tutto il suo popolo. Non si pronuncia il nome con il quale i mussulmani del Rakhine, identificano se stessi, perché esso, con le sue implicazioni, può accendere i fuochi. Solo la politica può far vincere il diritto, l’uguaglianza, e la pace. Sul terreno economico e sociale, prima ancora che religioso. Questo sta facendo Aung San Suu Kyi con il suo governo. Nelle condizioni del Myanmar, dove la democrazia è la speranza di un intero popolo, all’inizio del nuovo cammino.

La nozione di mercato come luogo di presenza per una comunità

Edoardo Natale

La nozione di mercato come luogo di presenza per una comunità.

In questo breve articolo vorrei parlare della mia interpretazione in chiave culturale del mercato domenicale nella città di Brest. Il mercato domenicale mi pare rientrare nella categoria delle attività " utili e dilettevoli" perché gli acquisti di prodotti alimentari rientrano nelle attività utili per la gente ma allo stesso tempo si evince in quel dato contesto il pretesto o il bisogno d'incontrare gli amici di sempre dopo aver svolto le proprie attività domenicali con le provviste di cibo utile per sé o per gli amici. Questo è un elemento molto interessante perché unisce l'idea dell'utile al dilettevole nel proprio agire inteso come una doppia adesione ad una dimensione di forte evitamento dell'incertezza ma collocando insieme la dimensione di tipo " soddisfatti" con un sentimento di controllo della mia propria vita.

"Lavoro ad Amazon, vi dico tutto"

"Per lavorare da Amazon? Bisogna avere un 'fisico bestiale'". Tommaso, 35 anni, nome e età di fantasia per garantirne l'anonimato, sintetizza così con una citazione di una canzone di Luca Carboni, le difficoltà incontrate ogni giorno dai dipendenti del centro Amazon di Castel San Giovanni vicino a Piacenza. Oggi, nel giorno del Black Friday, tanto atteso per lo shopping online, è stato indetto uno sciopero nello stabilimento italiano del colosso di Seattle. La protesta è stata organizzata dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl terziario, per chiedere un migliore trattamento economico, oltre a una diversa regolamentazione dei turni di lavoro e riguarda anche 'i green badge'. "Ci chiedono di fare i salti mortali in nome della produttività - dice Tommaso all'Adnkronos - e, allora, abbiamo chiesto anche noi di avere un premio produzione, ma per ora hanno detto di no". Da parte sua il colosso americano ha assicurato che farà di tutto per "mantenere" fede "ai tempi di consegna", previsti per "i clienti nella giornata del Black Friday e per quelle successive".

Analisi di alcuni complimenti nella dimensione culturale

complimenti

Edoardo Natale

Analisi di alcuni complimenti in termini di dimensione culturale

In questo articolo sarà presentata un'analisi degli atti linguistici riferiti al complimentarsi con l'ausilio del metodo delle dimensioni culturali tratte dal lavoro di Hofstede. In questo breve articolo si presenteranno una serie di complimenti tratti da un questionario. L'obiettivo è quello di esplorare il concetto delle dimensioni culturali per fare emergere i principi\parametri presenti nelle intenzioni del parlante durante la produzione di un atto linguistico come il complimento. Questo genere di analisi rientra ampiamente nella visione della lingua presente nel pensiero di Austin in cui il " dire" è  anche un " fare" con la lingua.

Il primo esempio di complimento preso in esame è " che bel tempo oggi? " replicato con un " sì infatti bellissimo". Con l'espressione del complimento " che bel tempo oggi" si potrebbe vedere un modo di aderire ad una dimensione culturale di tipo "soddisfatti" in cui la capacità di ricordare le emozioni positive è un parametro importante. Nello stesso tempo il proferire un complimento è un modo per dirsi felice come viene contemplato in questa dimensione culturale di tipo " soddisfatti".

La replica " sì infatti bellissimo" è da intendersi a mio modo di vedere come una forma di enfatizzazione del mantenimento dell'armonia tra i due parlanti in sintonia con la dimensione di tipo "collettivista". 

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