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La vita sta cambiando pelle

Opinioni Interviste Inchieste

Opinioni Interviste Inchieste: Opinioni interviste inchieste con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Don Carlo al Teatro Comunale di Bologna

CARLO VITALI

BOLOGNA

VERDI

DON CARLO

INTERPRETI: D. Beloselskij, R. Aronica, L. Salsi, L.-O. Faria, M. J. Siri, V. Simeoni ed altri

DIRETTORE: Michele Mariotti

REGIA: Henning Brockhaus

TEATRO: Comunale

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"La vera regia l'ha fatta Mariotti, dosando nell'arco lungo dei quattro atti della versione Milano 1884 le strategiche alternanze verdiane di pathos intimista e violenza, idillio e orrore metafisico". 

                Muraglioni in oro, argento e cobalto fra Babilonia, Menfi e Persepoli, obelischi marmorei, sacelli micenei, astratti sfondi materici scavati da glifi in bassorilievo. Scatola sontuosa benché generica, simile a quella già vista nell'Otello sancarlino a cura dallo stesso team registico. Potranno riciclarla in economia anche per Aida, Nabucco o Elektra; ma dal sublime al ridicolo, si sa, non v'è che un passo. Si prenda quel trono semovente coronato da triregno papale che scarrozza avant'-indrè il Grande Inquisitore, qui incarnato in un clone di Albus Silente, il preside di Harry Potter. Strafalcione canonico perché l'Inquisizione di Spagna rispondeva solo a Madrid, e non al Vaticano; e poi che ci fanno quei presunti frati in talare nera da gesuita? Nel Don Carlo l'anticlericalismo è ovvio, ma un po' di rigore tecnico non guasta; sennò si degrada dagli umori secolaristi di Schiller e Verdi allo stornello da osteria romagnola tipo "con le budella dell'ultimo prete".

Ope faecis: sul mistero buffo del ritratto di Neefe

Carlo Vitali

Ope faecis

Ancora sul mistero buffo del ritratto di Neefe

Rovistando a mani nude negli spurghi della Rete – è un vizio assurdo di cui mi vergogno pur se ogni tanto mi regala momenti d'ilarità – scopro come e qualmente la gentile signora e dottoressa Donn'Anna Trombetta pretenderebbe da un certo Giuliano Dottori la prova che il famoso ritratto di Bonn (Beethoven-Haus, inv. B 1934) non rappresenti Andrea Luchesi, bensì Christian Gottlob Neefe. "Mi indichi dove è scritto Neefe sul ritratto", intima la Gentile col burbanzoso tono di famiglia. Chiedo venia se, povero Cristo fra i Dottori, m'intrometto non invitato in questa bella guerra d'ingegni, però sul ritratto non c'è scritto un bel nulla; dunque, a parità di argomenti, potrebbe anche rappresentare il mio bis-quadrisavolo Aristarco Scannabufale, notorio Illuminato di Baviera.

Alle fantasmagorie iconografiche del premiato duo buffo B&T si era già risposto a bastoni con una noterella leggibile all'indirizzo:

https://laccademiadellabufalamozartlacadutadeglidei.wordpress.com/2017/11/08/appendice-a-laccademia-della-bufala-libro-delle-facce-di-bronzo-ovvero-il-finto-ritratto-di-andrea-luchesi-di-carlo-vitali/ 

Discorso alla città Palermo e Santa Rosalia

di Corrado Lorefice (arcivescovo metropolita di Palermo)

Care Palermitane, Cari Palermitani,
è la sera della nostra festa, della festa di Palermo – la nostra Palermo – e il mio primo pensiero è quello di salutarvi con affetto: da padre, da fratello, da cittadino di questa Città, con voi e come voi. Benvenuti in questa piazza!
Vengo qui a parlarvi da padre e da pastore, ma sento profondamente di essere sulla vostra stessa barca, toccato dai tanti dolori della nostra terra, in cerca come voi di speranza e di verità. Da questo punto di vista, il Festino deve rappresentare per noi un momento di gioia, di condivisione, ma non di evasione e di estraneazione dalla realtà. Non è tempo di dormire, ma di stare svegli! È tempo di guardare con gli occhi ben aperti a quelli che Papa Giovanni XXIII chiamava “i segni dei tempi”. Che cosa sono i segni dei tempi? Sono gli eventi della storia concreta delle donne e degli uomini d’oggi che ci parlano, ci chiamano ad un cambiamento, interpellano la Parola di Dio che delle nostre esistenze custodisce il senso e la speranza. Vorrei stasera comunicare a tutti voi l’appello che riguarda noi, credenti della Chiesa di Palermo, e – perché no? – tutti voi, convenuti qui, donne e uomini di buona volontà uniti in una ideale assemblea della nostra Città, nell’affetto antico e sempre nuovo per Rosalia.

Gratteri: «Anche magistrati nelle logge con i mafiosi»

Massoneria, magistrati, ‘ndrangheta, Vibo Valentia….luoghi, mafie, istituzioni, connivenze di una pericolosità inaudita infiltrate nel sistema economico e sociale, non solo italiano ma in tutto il pianeta. Un sistema che non accenna a diminuire ma che anzi, si rafforza sempre di più! Lo conferma il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ma questo stato di cose è palpabile dal quotidiano, dagli arresti e dai rilasci, dall’ammontare dei sequestri sempre più alto e dal livello di corruzione che in Italia e nel mondo dilaga, e c’è sempre un’unico comune denominatore, la ‘ndrangheta!!!

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro sentito dalla Commissione Antimafia. Vibo la provincia a più alta densità massonica

«C’è un rapporto tra massoneria deviata e ‘ndrangheta ancora oggi, anzi forse è ancora più stringente, in termini numerici, di prima». Lo ha detto il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro Nicola Gratteri, a margine dell’audizione che si è svolta in Antimafia. La provincia con più alta densità massonica d’Italia è quella di Vibo.
Con la nascita dell’organizzazione segreta “Santa”, dal 1970 «c’erano anche magistrati che partecipavano alle riunioni» delle logge massoniche con gli ‘ndranghetisti, «per questo la ‘ndrangheta ha sempre cercato punti di contatto e ucciso solo quando necessario». Lo ha aggiunto Gratteri davanti alla Commissione Antimafia. «Attraverso la Santa è stata regolamentata la doppia affiliazione, fra ‘ndrangheta e massoneria deviata: ce lo hanno raccontato diversi collaboratori», ha specificato il magistrato. 23 FEBBRAIO 2017

Fonte Link: http://www.pinomasciari.it/?p=36951 

Carlo Freccero: "I migranti non sono il nuovo proletariato. Così la sinistra del politicamente corretto si estingue"

di Carlo Freccero 

Ho scritto sul manifesto del 5 giugno, che con l’adesione acritica alla terza via del neoliberismo la sinistra è diventata non l’antagonista del neocolonialismo globalista, ma addirittura, la sua maggiore fautrice. Aggiungendo che, in quanto sinistra, non può palesare le sue intenzioni. Un’esponente della destra come Trump può bombardare in nome della superiorità militare americana al grido “America First”. Una neocon liberal come Hillary Clinton o un buonista come Obama, devono trincerarsi invece dietro lo schermo dell’esportazione della democrazia. 

La sinistra del politicamente corretto si estingue perché non riesce più ad elaborare un pensiero critico. In questi anni ha creduto alla favola dei dittatori cattivi e, come unico rimedio, ha proposto l’accoglienza dei profughi, vittime non dalla guerra, ma dei loro stessi governanti. Ha fatto propria l’equazione fascismo = comunismo. Si è schierata sempre dalla parte sbagliata. Questo perché la terza via non è che l’espressione del pensiero unico per cui tutto il resto è totalitarismo. 

Di questo pacchetto di riforme dell’originario pensiero di sinistra, fa parte l’idea che la democrazia preveda una frattura popolo/élites, e che le élites debbano guidare un popolo incapace di autodeterminazione. 

Confesso che le mie idee sulle élites nascono, come reazione, alla lettura del libro Propaganda di Edwards Bernays. Bernays, l’inventore della propaganda, la giustifica a partire dall’esigenza di piegare il popolo, mosso da istinti bestiali, ai voleri delle élites che invece perseguono a livello sociale, interessi legittimi. Questa visione elitaria della democrazia fa parte della visione del mondo americano. Ma, per fortuna, non è condivisa dalla nostra Costituzione che all’art.1 recita: «La sovranità appartiene al popolo». 

Stato, Moneta sovrana e Politica

Schiavi in stiva ai remi

Liberare l’uomo dalla schiavitù della catena monetaria, sembriamo tutti come schiavi incatenati in stiva sui galeoni a remi dell'oligopolio bancario.

La politica dovrebbe liberare l’uomo dalla schiavitù volontaria, mentre ne incentiva la radicalizzazione. I politici divengono i tiranni di un perverso modo di vivere o meglio “non vivere”.  L’uomo si è autoridotto a schiavo.
In una democrazia avanzata si dovrebbe avere come obiettivo l’autorealizzazione democratica. Ma per arrivare a questo occorre uno Stato con propria moneta sovrana non a debito. L’uomo fin dal suo concepimento è un essere economico, ossia ha dei costi per vivere e come tale, in questo tipo di società, necessita di denaro, che assume valore proprio attraverso chi lo accetta non da chi lo emette.

LETTERA APERTA di Paolo Savona A TITO BOERI

Tito Boeri

Caro Boeri,
avevo letto le tue dichiarazioni sul ruolo degli immigrati nel sistema pensionistico italiano e le avevo cercate inutilmente nella Relazione annuale dell’INPS, ma le ho trovate solo negli estratti stampa di un tuo intervento in uno dei tanti inutili e confusionari incontri che si tengono in Italia.

Conclusi che la lettura delle tue dichiarazioni poteva essere oggetto di interpretazioni positive e ho lasciato perdere. Sei tornato sul tema e ho sentito ripetere nuovamente i concetti nel corso di una trasmissione radio nella quale sostieni che il tuo ruolo all’INPS è di fornire informazioni statistiche sullo stato del sistema pensionistico; sarebbe cosa meritevole, perché quelle che fornisci non sono sufficienti e sono devianti perché le accompagni con interpretazioni che inducono a una valutazione distorta della realtà.

Tu dici che gli immigrati che hanno trovato un lavoro hanno versato oneri sociali di rilevante entità che servono per pagare le pensioni degli italiani e concludi che sono perciò indispensabili. Così presentata l’informazione induce a ritenere che ogni opposizione all’accoglienza di immigrati che non tiene conto di questo vantaggio è errata, accreditando la politica fallimentare finora seguita in materia.

La prima obiezione, che conferma la natura di interpretazione delle statistiche che rendi pubbliche, è che, se al posto degli immigrati ci fossero stati italiani, il gettito contributivo sarebbe stato lo stesso perché il sistema pensionistico italiano è basato sul metodo distributivo: i giovani lavoratori pagano per gli anziani andati in pensione e se tra essi vi sono immigrati non è la loro nazionalità a dare un carattere particolare al contributo che essi danno al sistema.

SE NON CI LIBERIAMO DELL’EURO SIAMO CONDANNATI ALL’AUSTERITÀ

Buoni del Tesoro

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

M5S e Lega hanno vinto le elezioni dicendo basta all’austerità e proponendo 130 miliardi di spese per reddito di cittadinanza e flat tax. Entrambi hanno promesso pensioni dignitose con il superamento della legge Fornero.

Il Pil dell’Italia è oggi di 1.600 miliardi. All’incirca come 10 anni fa. Se invece avesse continuato a salire della percentuale media del periodo 1950-2000 (tra il 4 e il 5%, inclusa inflazione) sarebbe oggi oltre i 2.000 miliardi. Una politica espansiva dell’ordine di 100 miliardi l’anno è quindi adeguata a un Paese che ha perso 400 miliardi di Pil potenziale. Il problema di fondo è che le economie avanzate oggi hanno molto debito, sia pubblico che privato. In media pari a circa 3 volte il Pil. Le Banche Centrali hanno stampato migliaia di miliardi per comprare debito sul mercato e alleggerirne il peso. La Bce ha stampato (elettronicamente) 3 mila miliardi. Ha comprato e fatto comprare alle banche italiane e Bankitalia circa 700 miliardi di Btp riducendone i rendimenti fino a zero sulle scadenza a uno o due anni.

Il Ministro dell’Economia Tria parla solo di ridurre i deficit per restare dentro i vincoli Ue: dal 2,3% del 2017 all’1,6% nel 2018. Secondo quanto concordato dai governi precedenti, andrebbe ridotto a zero nel 2020.

PROMESSE

Grecia: l’operazione è riuscita, il paziente è morto

Il partenone greco

di  Roberto Pecchioli

Il debito pubblico era attorno al 100 per cento del PIL, adesso sfiora il 190, molti vivono di carità privata. Queste sono le macerie che lascia la dittatura quasi decennale delle “istituzioni finanziarie”.

Suonano a distesa le campane euro entusiaste: la Grecia è fuori della crisi che la attanaglia da dieci anni, la Troika (BCE, Fondo Monetario, Commissione Europea) che l'ha commissariata si ritira. Paolo Gentiloni, già primo ministro italiano, ha ringraziato commosso il suo omologo Tsipras, l'ex beniamino della sinistra fattosi massacratore del popolo greco.

La gioia del conte Gentiloni Silverj è assai sospetta e merita mostrare i dati socio economici. Il primo dato che sgomenta è l'ampiezza degli interventi dei "benefattori". Gli aiuti hanno superato i 241 miliardi di euro, una parte dei quali uscita da tasche italiane. La maggior parte di questa cifra è servito per salvare l'enorme esposizione delle banche tedesche e francesi (oltre 90 miliardi), il resto sono andati in interessi.

Cerchiamo di capire che cosa è accaduto dal 2008-2009, allorché il precipizio si è aperto sotto i piedi del popolo ellenico.

Lettera di Mario Calabresi a Vito Crimi sulla la libertà di stampa

giornali

L'informazione andrebbe protetta e sostenuta, non indicata come un bersaglio. Mi auguro che la campagna elettorale finisca una volta per tutte e che ci si possa confrontare sulle cose reali e sul valore del pluralismo

Gentile sottosegretario all'Editoria Vito Crimi, ieri, a pochi giorni dal suo insediamento alla presidenza del Consiglio, in più di un'intervista ha spiegato cosa vuole fare per garantire un'informazione libera e pluralista. Leggendo le sue parole abbiamo ritrovato subito un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle: l'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Faceva già impressione e rabbia sentirlo dire da una forza di opposizione e in campagna elettorale, oggi fa ancora più effetto - anzi, mi permetta, fa scandalo - che lo affermi un esponente di governo. Perché il finanziamento pubblico ai giornali non esiste da tempo. Quotidiani come RepubblicaIl Corriere della SeraLa Stampa il Fatto non ricevono soldi dei contribuenti, ma vivono delle copie che vendono e della pubblicità. Finanziamenti sono previsti solo per giornali di fondazioni, cooperative e testate parrocchiali, ma non per noi.

La forza della Lega, le debolezze dei 5 Stelle

Il consenso di Salvini si allarga e dà identità al governo. Di Maio segue a ruota, sempre meno partner e più subalterno. Nato con la promessa di essere "l'avvocato degli italiani", non è improbabile che il presidente del Consiglio debba farsi avvocato del M5S

NADIA URBINATI

Il Movimento 5 Stelle sta pagando in termini sempre più onerosi l'ambizione utopistica con la quale è nato: praticare la democrazia parlamentare senza diventare un partito organizzato; di più, fondare il Parlamento sulla democrazia digitale, identificata con quella diretta. L'organizzazione, secondo la celebre definizione che ne diede Robert Michels nel 1911, è l'arma dei deboli contro i forti e nella democrazia elettorale i deboli sono i molti perché disaggregati. Il partito organizzato è il loro salvagente, anche se li deruba dell'eguaglianza di potere esponendoli al dominio dell'oligarchia.

La luna di miele tra italiani e governo

Lara Crinò

La luna di miele tra italiani e governo

I dati del sondaggio dell’Atlante politico di Demos, che Ilvo Diamanti analizza per noi, mostrano che una larga maggioranza degli italiani per ora è favorevole al nuovo esecutivo: sono il 57 per cento gli intervistati che esprimono un giudizio positivo. Negli ultimi 10 anni soltanto a Matteo Renzi, nella primavera del 2014, era riuscito di riscuotere un consenso così consistente, anzi più elevato. Ad apprezzare il governo Conte sono soprattutto gli elettori di Lega e M5s, circa l’80% in entrambi i casi, ma anche la base di FI e dei Fd’I (circa il 50% di consensi).

Lettera aperta di Carlo Vitali all’Accademico Feraspe

Ahinoi, ché cadiamo, n. 154
Diseredato? Supercazzole prematurate  nella spezieria di Sondrio

Lettera aperta di Carlo Vitali all’Accademico Feraspe

Caro Feraspe,

il tuo contributo multimediale sulle esternazioni televisive di Bianchini & Trombetta (LINK) suscita in me un divertito sgomento, e con esso un paio d’interrogativi. Primo: dove trovi il tempo e lo stomaco per trascrivere codeste ciance ventose? Secondo: ma ti pare caritatevole mostrare nella cruda evidenza del body language la miseria spirituale di personaggi che in fondo sono esseri umani? Come noi e come Mozart, verso cui nell’intervista all’emittente Telemonteneve Livigno, rubrica “Grandangolo”, i due Bufalari ostentano un’affettata pietas: “Poi Mozart di per sé è un uomo, è una persona umana che è stata sfruttata”. Certo, soprattutto da loro due per impiantare una manifattura casalinga di bufale scadute. La quale, tutto sommato, deve rendergli benino, poiché nelle immagini catturate dal video si rivela una sperticata dilatazione della sfera corporea che mi viene spontaneo mettere in relazione con la rossiniana Società dei Pappataci: “Le guance tumide, le pance piene/ fanno conoscere che vivon bene”. Per inquadrarli serviva appunto un grandangolo; mai nome di rubrica televisiva fu più azzeccato.

Tosca di Puccini al Teatro Regio di Parma

Tosca al teatro Regio di Parma recensione di Carlo Vitali su Classic Voice

CARLO VITALI

PARMA TEATRO Regio: PUCCINI, TOSCA

INTERPRETI A. Pirozzi, L. Decaro, F. Landolfi, L. Leoni, A. Gabba, L. Casalin e altri

DIRETTORE Fabrizio Maria Carminati

REGIA Joseph Franconi Lee (da Alberto Fassini)

venerdì 27 aprile 2018, ore 20.00; sabato 28 aprile 2018, ore 17.00; domenica 29 aprile 2018, ore 15.30; venerdì 4 maggio 2018, ore 20.00; sabato 5 maggio 2018, ore 17.00; domenica 6 maggio 2018, ore 20.00.
Durata complessiva 2 ore e 35 minuti, compreso due intervalli

***/****           

"Archetipi da incubo espressionista, tali da ridurre a formichine gli umani che vi si aggirano nei loro costumi Impero mimando passioni, inganni e delitti di un cronòtopo aristotelico ben individuato, ma non solo di quello". 

Mozart di Nissen tradotto e curato da Marco Murara

Biografia di Mozart recensione Classic Voice

GEORG NIKOLAUS NISSEN
BIOGRAFIA DI WOLFGANG AMADEUS MOZART
PUBBLICATA DA CONSTANZE,
VEDOVA MOZART, LIPSIA 1828
A CURA di Marco Murara
EDITORE Zecchini
PAGINE 700
EURO 59

"Per stimare equamente questo libro e farne il giusto uso bisogna accertarne il metodo e l'origine, compito ben più difficile che non limitarsi a deriderlo". Parola di Otto Jahn, autore della prima biografia sistematica di Mozart (1856-59). A metà strada fra lo Handel di Mainwaring (primo "elogio" barocco dedicato a un compositore, 1760) e il Palestrina di Baini (1828, basato su accurate ricerche d'archivio), il volume di Nissen inaugurava – forse senza volerlo – un nuovo genere: la biografia documentaria, poi condotta a perfezione da Otto Erich Deutsch (1961). Ossia una raccolta non selettiva di fonti scritte e orali che senza il suo intervento sarebbero andate disperse senza rimedio. È quasi una fortuna per i posteri che la morte gli abbia impedito di compiere il volume inserendole in un'organica linea narrativa, sicché esso uscì postumo a cura di un medico sàssone e di Gaspare Spontini, Generalmusikdirektor della corte prussiana nonché fervido estimatore del genio salisburghese.

Egregio prof. Conte, non basta risarcire i risparmiatori. Bisogna annientare gli squali della malafinanza

Egregio prof. Conte,

ho ascoltato in diretta tv il suo discorso programmatico al Parlamento e, forse distratto dal lavoro, avevo avuto la sensazione che l’argomento non fosse stato trattato. Poi l’ho letto (e riletto) attentamente e quella sensazione è diventata una conferma: non c’e’ un solo riferimento diretto alla lotta alla malafinanza.

Quel tumore, mi consenta il termine forte, radicato e diffuso in maniera omogenea in tutto il paese che ha prodotto scandali, tracolli finanziari e contribuito alla distruzione del sistema della piccola e media impresa (il 85% del tessuto produttivo del nostro paese) che lo stesso governo dichiara poi di voler tutelare attraverso la creazione di una banca pubblica (non citata nell’orazione parlamentare ma presente nel contratto di governo).

Babbo Natale arriverà alla Scala con una slitta carica di... Muti ( Riccardo)?

Pietro Acquafreedda

L'altro ieri è stato annunciato il programma della prossima stagione del Teatro alla Scala. E da quel che si legge, sommariamente (perchè il dettaglio, oltre che sul Corrierone anche sugli altri giornali, si potrà leggere solo a ridosso  dell'inizio della stagione, a pagamento, nelle cosiddette, Pagine 'Eventi') si elogia il teatro milanese per una  stagione ricca di titoli ed anche di nuovi allestimenti. Insomma una stagione come si conviene al Teatro d'Opera più famoso al mondo.

 Sono finalmente tornati, dopo la quarantena decretata da Lissner e Barenboim, Verdi e Puccini, mentre Wagner per ora è in castigo, fuori del cartellone. C'è anche Strauss, che vedrà a Milano, nel suo teatro, il debutto attoriale di Pereira.  E l'Attila verdiano, inaugurale, verrà anche quest'anno trasmesso in diretta tv, e si spera che abbia lo stesso successo di pubblico dell'anno passato, quando ha superato i due milioni di telespettatori - non dodici milioni, come ha scritto, con errore volontario, il giornalista del Corriere troppo benevolo con il teatro milanese, al punto da fargli superare,  nello share, sia Sanremo che le grandi partite di calcio internazionali.

Babbo Natale con la sua slitta, quando si fermerà a Milano, a ridosso di Sant'Ambrogio,  potrebbe recare in dono un graditissimo pacco. Non è stato detto espressamente, ma lo si è lasciato intendere.  Occorre ora vedere se Babbo Natale non cambia idea. E cioè un pacco pieno di Riccardo Muti  che potrebbe dirigere, ma non con la sua 'Cherubini', il Concerto cosiddetto di Natale - uno dei tanti che la tv regala durante le feste - che Rai 1 trasmette, registrato, alla vigilia di Natale ( da non confondere con il concerto che il giorno di Natale viene trasmesso da  Assisi, e che fa sempre buoni ascolti).

Quello di Viktor Orbán (primo ministro ungherese) è veramente un miracolo economico?

Lo dicono i sostenitori del primo ministro ungherese, uno dei leader politici più odiati nella UE, ma non tutti sono d'accordo

Per l’Unione Europea il primo ministro ungherese Viktor Orbán è spesso fonte di imbarazzo. Da quando è entrato in carica, nel 2010, Orbán ha introdotto riforme restrittive della libertà di stampa, costruito muri per impedire il passaggio di migranti e promosso posizioni intransigenti contro i musulmani.

I suoi estimatori, sia in Ungheria che nelle istituzioni europee, sostengono invece che Orbán abbia avuto il grande merito di aver fatto uscire l’Ungheria dalla crisi economica in maniera più convincente di quanto sia successo in altri paesi. I principali indicatori economici sembrano dargli ragione: il debito pubblico ungherese è sceso a livelli pre-crisi e la disoccupazione è passata dall’11 al 3,8 per cento. Alcuni dati e pareri raccolti dal New York Times, però, mettono in dubbio che la ripresa sia così solida come Orbán e i suoi sostenitori vogliano far credere in vista delle elezioni politiche che si terranno l’8 aprile.

I poteri del Presidente - Interventi di Paolo Flores d'Arcais, Paul Krugman, Paolo Maddalena, Valerio Onida, Massimo Villone, Guido Salerno Aletta

Paolo Flores d’Arcais

L’articolo 92 della Costituzione garantisce al Presidente della Repubblica la possibilità di rifiutare la nomina di un ministro proposto dal Presidente del Consiglio incaricato. Ma il margine di discrezionalità di cui può avvalersi il Presidente della Repubblica è stabilito con precisione dagli articoli 54 e 95.

Articolo 92 della Costituzione Italiana, Mattarella è andato oltre le sue prerogative

Mattarella

ParteII: Ordinamento della Repubblica, Articolo 92

"Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri".

nota3
Il Presidente della Repubblica, ove, non gradisca le assegnazioni dei Ministri propostegli dal Presidente del Consiglio incaricato, non può suggerire, né tantomeno imporre alcuna modifica, ma deve solo prendere atto dei risultati elettorali e dar luogo al "cerimoniale di insediamento" della nuova compagine governativa (dal testo "Costituzione Esplicata" edizione 2018 (stampato nel gennaio 2018) a cura di Federico Del Giudice, Gruppo editoriale Simone) 29/05/2018

Luigi Boschi

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La motivazione addotta dal Capo dello Stato Mattarella per dire no al governo Conte

La linea di Paolo Savona avrebbe provocato l'uscita dall'euro: è la motivazione addotta dal Capo dello Stato per dire no al governo Conte. I dubbi del costituzionalista. MARIO ESPOSITO

Salta l'esecutivo giallo-verde e il voto si avvicina. La linea difesa da Paolo Savona (e dunque dalla Lega) avrebbe provocato la furiuscita dell'Italia dall'euro: questa, in sintesi, la motivazione addotta dal Capo dello Stato per dire no al governo di Di Maio e Salvini. Una decisione, elettoralmente parlando, destinata ad incrementare ancor più il consenso delle forze cosiddette "populiste". Mario Esposito, docente di diritto costituzionale alla Luiss Guido Carli, mette in evidenza tutti i punti critici di una posizione — quella di Mattarella — che divide e fa discutere.

Professore, ammesso e non concesso che Savona all'Economia avrebbe rappresentato un pericolo, difendere l'euro equivale a difendere la Costituzione?

In primo luogo è inammissibile che un singolo ministro possa determinare la politica generale del Governo. A ciò si oppongono il principio di collegialità dell'esecutivo, il potere di direzione e coordinamento del presidente del Consiglio e soprattutto l'attività legislativa e di controllo del Parlamento. Riferire dunque ad un solo ministro conseguenze reputate genericamente disastrose, lascia francamente perplessi.

E per quanto riguarda la difesa della Costituzione?

Si tratta di un valore che implica anche e innanzitutto la salvaguardia delle effettive condizioni di parità con gli altri Stati membri dell'Unione, secondo quando dispone l'articolo 11 della nostra Carta.

RIFLETTENDO sul 4 marzo dell’Anno del Signore 2018.

Giuseppe De Filippo

Riflettendo su quanto di impolitico è avvenuto nell’ultimo ventennio nella nostra Repubblica, verrebbe da chiedersi se sia o meno il caso di augurare agli abitanti della regione geografica italiana che la grazia santificante del Signore agisca su di loro, soprattutto dopo il voto del 4 marzo dell’Anno del Signore 2018.

Se l’impolitico e il finanziario regnano all’interno della Repubblica e rappresentano il potere consolidato, l’irremovibile establishment, solo una forza uguale e contraria potrebbe destabilizzarli, e liberare la Repubblica dal loro asservimento. Ma, dove reperire tale forza? Il voto del 4 marzo dell’Anno del Signore 2018 l’ha rinvenuta?

Nell’incertezza, crediamo siano opportuni a tale scopo la grazia dello Spirito Santo e un grande cuore umano, gli unici che garantirebbero una “rivoluzione pacifica” contro i Poteri,  la cui natura è per antonomasia  di genere occulto.   

Un proverbio cinese recita: “Prima di fare la rivoluzione, riforma il tuo cuore.” Ma, non tutti gli abitanti della regione geografica italiana sono propensi a riformare il loro cuore, politico, sebbene possessori di grandi cuori generosi, creativi e anche fin troppo pacifici.

Un signore alto e robusto, nato il 29 maggio1917 ed assassinato il 22 novembre 1963, affermava: “Quelli che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche rendono le rivoluzioni violente inevitabili”.

Un altro signore, anch’egli alto e robusto e in più barbuto, anzi molto barbuto, affermava: “Le rivoluzioni non le fanno né individui né società segrete. Nascono in certa misura automaticamente; le producono la forza delle cose, la corrente degli eventi e dei fatti. Si vanno preparando a lungo nelle profondità dell’oscura coscienza delle masse; poi esplodono improvvisamente, non di rado per cause in apparenza insignificanti.”

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