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La vita sta cambiando pelle

Opinioni Interviste Inchieste

Opinioni Interviste Inchieste: Opinioni interviste inchieste con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

PERCHE' SONO DIVENTATO VEGAN

Essere Vegan

Franco Libero Manco

Fin da ragazzo ho dato il mio contributo per cercare di rendere migliore questo mondo, aiutando le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, lottando per i diritti umani, a favore delle donne, dei bambini, dei più deboli. Ma mi accorgevo che era come cercare di svuotare una piscina con lo scolapasta e che era necessario intervenire sulle cause che determinano i problemi che, secondo me, risiedevano e risiedono non sui meccanismi economici o politici ma nella coscienza dell’uomo che se fosse più giusta, più sensibile, solidale, capace di condividere le necessità vitali dell’altro, tutti i problemi si risolverebbero.

Teatro Regio di Torino, le 5 verità sulle dimissioni di Vergnano

di Gabriele Ferraris

La sindaca Appendino ha detto in Consiglio comunale «la verità» sull’addio dell’ex sovrintendente. In realtà in un mese di «verità» ce ne ha regalate almeno altre 4

TORINO - Ieri, giovedì, Chiara Appendino ha narrato in Consiglio comunale la verità e nient’altro che la verità, sulla tormentosa e tormentata guerra di successione del Regio, e sulle misteriosissime dimissioni di Walter Vergnano.

In merito alle dimissioni, Appendino — ventriloquizzante tramite Leon — ha sottoposto al nobile consesso una definitiva “verità” che per praticità mi permetto di definire «la verità del 3 maggio». Con questa, infatti, sono cinque le «verità» sulle dimissioni di Vergnano che lorsignori ci hanno sbolognato in meno di un mese e mezzo: ciascuna in contraddizione con le altre. E prima di archiviare la deplorevole vicenda e lanciarci verso nuovi e più esaltanti destini, vorrei riesaminarle, queste cinque «verità». Giusto perché lorsignori non ci credano ancor più fessi di quello che siamo. Partiamo dalla «verità del 3 maggio» scodellata ieri da madamin Appendino.

Impianti al veleno nelle città, la mappa dell’Italia a rischio

Da Ravenna a Livorno si moltiplicano i comitati per spostare gli stabilimenti pericolosi. In aumento gli incidenti nello stoccaggio dei rifiuti, pochi i controlli

Annamaria Coluccia, Marco Menduni

L’appuntamento è all’uscita dell’autostrada di Ravenna, sormontata da due grandi cisterne che ricordano la vocazione industriale dell’area. Da una parte la città della tomba di Dante, dall’altra, sul Canale Candiano, il porto e il petrolchimico. Andrea, 54 anni, ricorda l’incidente in cui, a dicembre, ha perso la vita un amico e collega, in una fabbrica nella vicina Faenza.

«Stava lavorando - racconta - per conto di una ditta esterna su un cestello sospeso, attaccato a una gru: il braccio meccanico ha ceduto, lui è morto a 45 anni, il ragazzo dell’alternanza scuola-lavoro insieme a lui, 18, è rimasto gravemente ferito». Questo per sottolineare che «il problema più grave, per la sicurezza, è il circuito degli appalti e dei subappalti, dei lavoratori che lavorano in contesti che non conoscono bene, spesso senza l’adeguata preparazione. Quando sei al lavoro, è a queste persone che guardi con ansia e con preoccupazione».

La minaccia degli impianti  

Obiettivo puntato su Ravenna perché, secondo le classifiche dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, è questa città di 170 mila abitanti in Romagna che detiene il record di fabbriche a rischio di incidente rilevante in tutta Italia. Ravenna simbolo dell’Italia che convive con impianti necessari quanto minacciosi. L’Italia, dove ancora troppo spesso si muore sul posto di lavoro, com’è accaduto a Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola per un’esplosione in un serbatoio nel porto industriale di Livorno alla fine di marzo.  

William Graziosi. Ha un curriculum lungo una quaresima, ma nessuno lo conosceva e nessuno, forse in molti, lo volevano

William Graziosi

Pietro Acquafredda
Nato a Luzern (Svizzera) da genitori italiani nel 1962, ha compiuto studi musicali ed economico-aziendali. Dal 1995 al 1998 ha seguito, in qualità di Segretario Artistico, il progetto “Spontini Classic” a Maiolati Spontini. In questa veste ha curato l’organizzazione di tre Concorsi Internazionali di Canto (giurati Zedda, Tangucci, Sagi, Meyer, Arcà), di tre Accademie di canto (seguite dai Maestri Alberto Zedda ed Ernesto Palacio), e delle successive accademie di preparazione e allestimento di opere di Gaspare Spontini.

Nel 1999 diventa Presidente del Centro Studi Spontini, istituito presso il Comune di Maiolati Spontini. Nell’ambito di Spontini Classic e delle attività del Centro Studi Spontini, ha curato l’allestimento di due opere spontiniane, nel 1997 de Li puntigli delle donne in prima rappresentazione in epoca moderna al Teatro Spontini di Maiolati S. con la direzione di Alberto Zedda e la regia di Simona Marchini, e nel 1999 de L’Eroismo ridicolo presso il Teatro dell’Aquila di Fermo con la revisione critica di Roberto De Simone.

Gustavo Zagrebelsky: “Eversivo l’Aventino di Renzi. Nel proporzionale ci si allea”

Professor Gustavo Zagrebelsky, l’ha sentito Renzi da Fabio Fazio?

Lei conosce la teoria generale dei numeri nel diritto costituzionale e nella politica?

No, veramente no. Ma c’entra qualcosa con Renzi che chiude la porta in faccia ai 5Stelle e con lo stallo ormai definitivo della politica italiana?

C’entra, vedrà. Il numero 1 è quello del principato: uno regna, tutti gli altri obbediscono. Il numero 2 è quello della sovversione e della rissa: se le forze in campo sono solo due e si affrontano come si usa nelle democrazie latine, inclusa la nostra, senza la cultura politica del ‘modello Westminster’ che spesso si invoca da noi, l’una tende a sopraffare l’altra. In Italia, il 2 significa la totale occupazione dello Stato, degli enti pubblici, della Rai, della burocrazia, della sanità, della cultura… Si vive in quello che Tucidide, nella Guerra del Peloponneso, chiamava stasis: che non è solo lo stallo, è la quiete apparente che precede la tempesta, lo scontro finale dove uno solo dei due resta in vita. Poi c’è il numero 3.

Che è il caso dell’Italia tripolare nata nel 2013, quando in Parlamento si affacciarono i 5Stelle.

Pasquino sulle dichiarazioni di Renzi a “Che tempo che fa”

 

“Prendiamo atto che il signor Renzi non è capace di nessuna elaborazione. Annuncia di mantenere un potere politico e che lo eserciterà”. Gianfranco Pasquino non sorride, anzi.

Si aspettava questa performance?
Mi aspettavo che almeno la smettesse di manipolare il sistema francese, che non è un ballottaggio tra partiti ma un doppio turno tra candidati. Se a Renzi piace tanto la Francia si ricordi che è una Repubblica presidenziale con un sistema elettorale adeguato. Che il referendum del 4 dicembre avrebbe rafforzato la possibilità di formazione di un governo è una balla che sarebbe meglio non sentire più.

Nessuna possibilità di un accordo Pd-M5S dunque…
Renzi ha deciso di stare all’opposizione, si augura che gli altri falliscano o che addirittura non riescano a formare un governo. Tutto costituzionalmente corretto ma politicamente evanescente.

Renzi dice: “Noi abbiamo perso, loro hanno vinto. Quindi tocca a loro”. Sbaglia?
Come ho detto, la sua posizione è costituzionalmente corretta, tuttavia avrei voluto domandargli che cosa effettivamente augura al popolo italiano. A me pare evidente che lui si auguri un governo Lega-5Stelle o addirittura un governo di centrodestra. Come a dire, facciamo quattro passi nel baratro, così gli elettori capiranno in quale guaio siamo finiti e torneranno da me… Ecco, questa non è la mia opzione. Bisogna evitare il baratro, anche perché è falso che tra le due forze politiche ci sia più incompatibilità di quanta non ce ne sia tra Lega e 5S.

La cultura come rappresentazione collettiva dell'agire umano

Edoardo Natale

Questo articolo nasce dal desiderio di fare conoscere in modo sintetico il volume intitolato “ Cultura\e: riflessioni sociologiche di Elisabetta Crespi ( 2015).

In modo particolare ho cercato di porre l'attenzione sul concetto di cultura in chiave funzionale attraverso una carrellata di autori presenti all'interno di questo volume.

Partendo con Durkheim, l'idea di cultura presente è quella di vedere nella manifestazione di ogni rito l'origine di un qualche bisogno umano nato da esigenze individualistiche o collettive. L'analisi di Durkheim sui riti religiosi suggerisce che tutti gli oggetti culturali sono delle rappresentazioni collettive. Nei vari prodotti culturali, vale a dire simboli, valori e pratiche, le persone rappresentano le loro esperienze di lavoro, di gioia, di paura e di amore. Nel testo di Durkheim “ le forme elementari della vita religiosa” ( 1912) si può osservare come la cultura abbia il compito di fondare la coesione e il consenso sociale stabilendo un sistema di controllo, sostenuto da sanzioni e ricompense che orienterà l'agire degli individui, limitando i loro desideri e indicando le finalità concrete che devono perseguire. La funzione della cultura per Durkheim è sicuramente di tipo coercitiva in sintonia con il periodo storico in cui vengono realizzati i suoi lavori.

Lidia Undiemi: Il Governo segreto delle multinazionali

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l'economia reale e il lavoro
dall'assalto della finanza internazionale

Il Ricatto dei Mercati

Che significa essere italiani?

Marion Peck: Man with a ruf, 30 x 40 cm, olio su tavola

Edoardo Natale

Parlare dell'identità di un popolo può sembrare, apparire come un esercizio di tipo retorico o di statistica applicata all'Italia. L'intento è invece più nobile, vale a dire cercare di consegnare delle indicazioni utili per capire gli elementi essenziali che fanno sentire una persona “ italiana”. Per fare questo lavoro si è tenuto conto dei risultati emersi alcuni anni fa durante un sondaggio commissionato da Limes per capire gli Italiani durante una fase importante della storia italiana come quella della nascita della seconda repubblica (1994). Da questo lavoro sono emersi dei tratti ricorrenti per descrivere che cosa significa essere italiani. Inoltre da questi dati si aggiungerà un'analisi delle dimensioni culturali presenti in questi tratti culturali del paese. In primis, da questo sondaggio, è emerso che parlare degli italiani significa principalmente parlare di un'identità del “ fai da te” per informare dell'immagine e spirito degli italiani come popolo.

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