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La vita sta cambiando pelle

Opinioni Interviste Inchieste

Opinioni Interviste Inchieste: Opinioni interviste inchieste con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

GIALLO PARMALAT

La catena umana della decadenza etica

Lui l´ha fatto, ma gli altri l´hanno voluto. Il rosso Parmalat diviene un giallo...Parma. Nel nome il destino. Provo a tracciarne una possibile trama. Il sistema industriale Parmalat era divenuto funzionale alla dimensione finanziaria del Gruppo. La capacità produttiva e distributiva era usata, con gli strumenti della finanza creativa (più corretto dire artistico-virtuale), nelle sue potenzialità di generazione finanziaria. Le unità produttive erano divenute ormai la giustificazione per la falsificazione, produttrice di liquidità da immettere nel circuito. Un sistema industriale al servizio del potere finanziario-politico.

I costanti acquisti di fatturato, acquisizioni, incorporazioni di società decotte, erano necessari per continuare a drenare liquidità dal sistema del credito e d´altra parte forse, ripianare per loro crediti inesigibili, ottenere risorse governative contro "favori", ecc.

LATTE DI BUFALA

Il crac Parmalat ci lascia nell\'organismo sociale vistose placche postindustriali la cui analisi è necessaria perché va oltre quella giudiziaria, che avrà il suo lungo corso, e non deve limitarsi alla cronaca dei fatti, ma dovrebbe studiare il sistema che ha permesso la generazione dell\'infarto industriale Parmalat. Questi botti economici a effetto Paese, che periodicamente esplodono a livello internazionale (Enron, BCCI, Credit Lyonnais, WESTLB) propongono alcuni punti di riflessione. a) Politica. Il ridicolo dell\'autorità e del potere basato sulla forza economica e del consenso bipolare eterodiretto, sulle pratiche del potere arbitrario con la conseguente decadenza etica e della responsabilità individuale e collettiva. Quanti sono coloro che hanno contribuito, hanno consentito questa bufala: contingente o di sistema? Non si tratta di magliari, ma di magliari quotati in Borsa, e non è la prima volta! Non mi pare riconducibile ad un ristretto ambito locale, semmai, come era l\'azienda Parmalat, di dimensioni internazionali. E\' il sistema di potere che ha mostrato il fianco, è una guerra tra titani decadenti, infetti. E\' una lotta tra categorie di potere in declino e le nuove che vengono alla luce. Le coperture, le compiacenze, le collusioni, l\'interesse personale o di parte che consentono ai pirati di far razzia e impoveriscono il Paese costituiscono la minaccia di civiltà: il problema non è il pirata, ma il sistema che li genera e consente la pirateria, poi, periodicamente si autoproclama paladino e difensore dei diritti, mettendo alla gogna chi è rimasto senza coperture per sgarri o cambi di bandiera.

DALLE STALLE ALLE STELLE VIA SAN VITTORE

Della sua sparizione Chiesi subito a tutti, ma nessuno a Pranzo mi rispose. Anche molti Greci lo cercavano per il mar Rosso a bordo della sua Te Vega... Dalle vette dei palazzi un vecchio scalatore, Bonatti, lo avvistava. Era a tirar calci a un pallone il Patron desiderato, con Adriano infortunato e a mangiar frutti di Boschi: eran la sua passione.

Dopo la visione del film Profondo Rosso con gli amici ragionieri, un allenamento defatigante con Sacchi, sulla panca inclinata da Baraldi, gli creava un'insufficienza circolatoria di liquidità causandogli un collasso che il reparto intensivo del San Paolo controllava e metteva subito in monitoraggio. La colesterolemia da eccesso di latte da campioni ci lascia purtroppo un infarto post industriale di grande interesse clinico. Dalle prime analisi svolte in camera di consiglio, sembra sia stata applicata la rianimazione con una nuova macchina: la Prodi ter di cui sembra siano stati fatti miracoli con la versione precedente in Cirio, la creatura dell'amico di raccolta. Per il grave stato di crisi si è mobilitata anche la task force della Magistratura specializzata in cardiorastrelleria per uso di crac, uno stupefacente molto di moda nell'alta finanza, che non ha ancora deciso il tipo di intervento da effettuare a quattro mani con Enrico Bondi lo specialista affermato in programmi di sopravvivenza, incaricato dal Ministro dei miracoli San Marzano, noto a Tanzi per averlo spesso messo in scatola a Fontanellato e spedito in tutto il mondo. Incredulità dalla Santa Sede, casa madre di Calisto, il battesimo della cui creatura, fu celebrato da Casaroli con Colombo padrino e De Mita ad aspettarlo per la cresima ad Avellino.

IL MUGGITO DEL MONDO

Una falsificazione industriale su scala internazionale non la si produce da soli e nemmeno coi ragionieri locali. Non c'è solo la mucca pazza, che è vero, ma tutto l'allevamento finanziario internazionale era ed è infestato per il dopaggio praticato. La chiamano finanza creativa! Il knock-out, è tra gli ultimi derivati, fatale, sembra, per la sopravvivenza degli stessi mercati finanziari (vedi Soros). Quali erano le sicurezze che consentivano ai peones di Collecchio le scorribande criminalfinanziarie? Perché sono saltate le coperture? Dello sbarco in Cina e nei Paesi dell'Est cosa ne è stato? Erano stati raggiunti importanti accordi? E in Sud America, negli Stati Uniti? Calisto aveva raggiunto un importante intesa con qualche altra multinazionale che avrebbe rotto gli equilibri internazionali? E' possibile in 15 giorni far piazza pulita del primo gruppo alimentare italiano? Qualcosa deve essere detto in merito. Le sciagurate avventure finanziarie quali finalità avevano? Cosa stava facendo il Cavaliere Bianco? Quale sgarro ha commesso per essere costretto al muro in pochi giorni e dover scoprire il castello di carte false, modalità condivisa, forse, con altri nel mondo della finanza? Voleva, ma non gli è riuscito, farsi forse accreditare nei circuiti deficitari internazionali per cui crediti enormi vengono pagati sempre più spesso aprendo altre linee di credito al debitore? Quali alleanze strategiche stava raggiungendo? Chi si è voluto colpire oltre a Tanzi? Quali gli intrecci politici nazionali e internazionali? Ora la Magistratura non si limiterà alla cronaca dei fatti e all'elenco dei reati, ma ci svelerà le eventuali connessioni, farà luce sullo scenario delle cordate finanziarie internazionali, sugli equilibri che governano sistemi economici globali, sui poteri occulti e i poteri malavitosi. Spero non si ricondurrà tutto ad un crac per la dissennatezza speculativa finanziaria da principianti che ha coinvolto il sistema industriale Parmalat?

TROPPI SALAMI VOGLION FARE IL FELINO

A Felino sono rimasti i salami dopo aver perso l'IGP del salame. Il porco si vendica laddove gli hanno dedicato un monumento per i benefici economici prodotti senza ovviamente tener conto delle sofferenze inferte alla specie, i danni causati all'ambiente, alla salute dei consumatori, alla società. Con l'irruzione degli allevamenti intensivi si è rotto poi ogni fattore di equilibrio e indugio passando dal rifiuto al consumatoio: la prevalenza del pensiero finanziario in ogni processo ha unificato animali e persone riducendoli ad un unicum generatore di ricchezza. La dignità di vita dei primi e la salute dei secondi sono complementi insignificanti. Certo il sapore del salame nella sua gestazione contadina e artigianale era notevole! Anche alcune tribù cannibali sembra trovassero l'uomo una squisitezza... Ma da vegano non voglio inferire oltremodo. Indosso invece i panni politici e cerco di analizzare perché il Felino non è più di Felino e dei Felinesi nonostante le riconosciute origini la cui più antica raffigurazione la si può far risalire nel Battistero di Parma.

QUARTIERI

Il decentramento e l'istituzione dei quartieri sono di per sé strumento di organizzazione territoriale per la partecipazione alla cosa pubblica per far fronte democraticamente alla complessità crescente di un territorio. La sua capacità e efficienza vengono determinati se sono dotati di adeguate deleghe e strumenti per intervenire in modo significativo, altrimenti rimangono centri di ascolto un po' costosi, adatti per lo più a alimentare il clientelismo politico. I comitati e le associazioni di zona non sono il risultato di una politica di decentramento, ma di un bisogno che spinge gli abitanti di una via, un luogo, un'area ad unirsi per raggiungere un obiettivo, realizzare progetti e avere un maggior potere contrattuale. Il punto focale è nell'etica e nell'equilibrio gestionale, ma gli interessi di parte hanno spesso il sopravvento. Se le Istituzioni soggette al burocratismo necrofilo si alimentano e svuotano i luoghi (vedi la montagna), le idee invece riescono a trasformarsi in progetti, a riorganizzare il tessuto sociale, ad alimentare il futuro. L'esempio dell'Oltretorrente, con riferimento alla iniziativa estiva, che per l'Assessore costituisce un modello e una conseguenza dell'istituzione dei quartieri, è fuori luogo, non calza. Perché? Già nell'estate del 2001 Operaprima, associazione culturale da me rappresentata, aveva messo a punto un progetto "Ritmi estivi nell'Oltretorrente" che animò tutte le piazze e le vie del quartiere. Attraverso questo progetto ci proponevamo l'obiettivo di: valorizzare e caratterizzare le aree, incentivare e rendere più proficua l'attività degli operatori di zona, favorire la crescita delle espressioni artistiche, coltivare un dialogo qualificato delle multietnie presenti.

CREPUSCOLO DELLE IDEE

Sostiene Marcello Veneziani: "Le idee non servono più, in politica e nella società, nella cultura e nella comunicazione. Delle idee sopravvivono solo i loro idoli. Stiamo assistendo, forse senza accorgecene, ad un crepuscolo analogo a quello che accompagnò la fine del mondo antico e che passa sotto l'espressione tramonto degli dei. Le idee tramontano, come accadde agli dei, ridotte prima ad icone e feticci, poi progressivamente marginalizzate e devitalizzate, estromesse dalla vita pubblica e anche dalla vita privata. Al posto delle idee trionfa il puro vitalismo, il dominio assoluto del mercato e delle logiche utilitarie, la seduzione della pubblicità o altre forme di retorica del nostro tempo". Accade così che anziché dibattere sui contenuti e sulle proposte si guarda a chi li propone. Capita quindi che l'esercizio di derealizzazione ha il sopravvento sul merito. A chi è propositivo, a chi è impegnato e ha interressi su diversi fronti, lo si copia o gli si banalizza l'idea, oppure si tenta una polemica denigrante proponendolo come tuttologo, un atteggiamento tipico di chi presume di saper tutto. Tuttologo è colui infatti che avoca a se molte competenze, e spesso non eccelle in nessuna. Non può invece essere tacciato di tuttologia chi, anche per "deformazione" professionale (comunicazione), si è occupato di diverse realtà, ha più interessi e, semplicemente attraverso un pensiero logico, è propositivo su più temi , senza con questo dichiararsi competente, ma avvalendosi di competenze e professionalità, cerca, in un confronto, di dar forma progettuale alle idee. Se nella ricerca e nella comunicazione si cerca il miglior creativo, nella politica chi è creativo diviene un tuttologo?

BOSSI GIRA IL SUO SPOT A PARMA

Avere un Ministro negli studi televisivi locali aiuta certamente alla sprovincializzazione del dialogo politico. Pensavo però fosse un incontro con un ministro della Repubblica Italiana, non uno spot elettorale leghista; pensavo di poter porgere alcune domande, ma non mi è stata data parola. E' vero me la sarei potuta prendere, ma il senso della ospitalità me lo ha impedito e poi avrei alimentato solo la loro autocelebrazione. Il contesto e la claque hanno il loro peso nello spettacolo! Me ne sarei voluto andare fin dall'inizio dopo la banale e volgare battuta su Biagi, sollecitata dalla domanda del conduttore, con cui il Ministro ha esordito la sua serata parmigiana. Ma la curiosità di assistere al Bossishow mi ha trattenuto. E' stato abile nello scarica barile: come se non facesse parte di un Governo, ma solo del suo Ministero, distribuendo colpe e responsabilità a ciò che non gli compete come Ministro. Quasi come se fosse un Ministro tecnico: uno strano modo di concepire la governabilità di un Paese, frutto di coalizione. Avrei voluto chiedergli, e lo faccio ora con questo antico mezzo, l'epistola, facilitata oggi nella sua diffusione dalla rete.

-Cosa sta facendo per la politica della prima casa? E' consapevole dei problemi di milioni di italiani che non riescono a sostenere il caro affitti, che non riescono a comprarsi la casa? Come pensa sia possibile la vita familiare, come pensa sia possibile l'autorealizzazione, come pensa sia possibile un impegno sociale e economico, senza dimora? Cosa ne pensa dell'usura affitti alimentata dal "tasso di riferimento" del costo posto letto? Il tragico è che il Governo va in cerca di soldi col condono edilizio!

ARIE D'EUROPA A PARMA

Il 27 settembre, una vera giornata Europea per Parma. Quando i meriti ci sono, si deve dirlo, si devono riconoscere a chi ha saputo abilmente collegare saperi complessi. Cosa che, se riesce difficile alla classe dirigente locale, non lo è per me. Così come non sono mai stato tenero nei confronti di questa città, che spesso si abbandona alla celebrazione con scarsa capacità di elaborazione interna e a disperdere le proprie potenzialità, così penso che sabato 27 a Parma si siano sentite note d'Europa. Si vede che il Parmigianino ha agito sul DNA cittadino! Un programma della giornata intenso nella sua concatenazione dei fatti, nei diversi contenuti, nella ricchezza delle proposte, nell'arricchimento che ti rimane; e qui sta il valore di un nuovo clima in via di generazione, un germoglio forse, in questa città. E in questa dimensione si elaborano consapevolezze, si incontrano menti, amici, colleghi, si sviluppano idee, nuove relazioni, che partono da un contesto diverso. Un sabato che inizia con le conclusioni del XXVII Convegno Nazionale di Economia e Politica Industriale. Conclusioni che mi auguro siano state ben comprese dagli imprenditori locali, lontani dagli indirizzi emersi. Forse dovrebbero interrogarsi sul valore qualitativo del PIL locale paragonato alle economie più avanzate che poggiano invece i loro pilastri su innovazione tecnologica e sua divulgazione, sulla ricerca, sull'istruzione. Solo un dato: in Giappone il 72% della ricerca è privato. In Usa, il primo paese che ha posto la ricerca come "funzione di impresa" non come attività sporadica, microelettronica, telecomunicazioni, biotecnologie, scienza dei materiali costituiscono le aree d'avanguardia dell'economia.

PARMA FUTURO

Quale cambiamento sociale si genererebbe in questa città, in questa provincia, se si viaggiasse a idrogeno, se si usassero fonti rinnovabili, se i rifiuti fossero trasformati in materiale inerte e in energia a zero emissioni, se si esercitasse la pratica della bioedilizia, se il trasporto collettivo fosse prioritario, qualitativo e sistemico, se ci fosse un pensiero progettuale integrato delle reti biotecnologiche, se ci fosse una reale mobilità culturale ambientale. Voi pensate che tutto questo sia un progetto utopico? No, non lo è. Forse oggi è utopico sostenere il contrario! Io penso che ciò sia politicamente sostenibile, scientificamente praticabile, economicamente vantaggioso. E’ un cambiamento di rotta che i politici devono sostenere: Parma, così come altre città, dovrebbe divenire luogo di ricerca e innovazione, dove non si pratica il decorativismo, ma il coraggio e la sperimentazione. Questo è il nuovo corso politico: sostenere l’impresa culturale. Ecco allora che l’Osservatorio Territoriale Scientifico diviene strategico, per la governance, indispensabile in una società ad alta riflessività, risultato della crescente complessità per l’indirizzo scientifico assunto dall’Occidente. Se le nostre civiltà vogliono dialogare col mondo, devono essere credibili e sostenibili. Il decadimento attuale non a caso coincide col degrado ambientale, con la distruzione delle risorse energetiche.

WELFARE

Nella complessità sociale crescente, nell'incremento della povertà nei Paesi cosiddetti evoluti, nella velocità dei cambiamenti radicali determinati dalla società della tecnica, si creano difficoltà crescenti che le attuali Istituzioni non sono più in grado di gestire. Lo Stato deve rigenerarsi, trovare in particolare nell'ambito sociale una nuova identità, deve modificare la sua capacità di intervento affinché le persone non siano dei beneficiari passivi, ma soggetti attivi nel miglioramento del proprio benessere, posto che vi sia uno Stato e leggi che lo tutelino. Non si tratta semplicemente di riformare il sistema sociale, ma di creare una nuova società di welfare, nella quale le Istituzioni sono attori a fianco di nuove organizzazioni di mutuo sostegno, alla famiglia, alla persona e al settore del volontariato; Istituzioni che offrano maggior aiuto, rimanendo flessibili, per rimetterci in piedi quando cadiamo, per ridarci fiducia nel disagio. L'assistenzialismo generico, spesso non qualificato, è produttore di assistiti patologici, generatore di una vera e propria catena di povertà in cui l'elemosina diviene lavoro; persone ridotte a strumento per la sopravvivenza dei servizi collegati: tutto ciò si chiama pratica di degrado collettivo sociale con cui si alimenta il clientelismo politico. Bisogna prevenire la dipendenza anziché perpetuarla e aiutare la persona a recuperare la dignità perduta.

CASA

Una città infelice è una città depressa senza futuro, incapace di esprimere il proprio potenziale. La prima casa è il luogo indispensabile dove coltivare la propria felicità. La prima casa, un bene primario, un diritto sociale, un problema crescente anche nel nostro territorio e che si manifesta in tutta la sua drammaticità. Il problema abitativo è una discriminante fondamentale per la definizione della qualità di civiltà di un territorio. Politica della prima casa che non può non rientrare nel nuovo indirizzo di welfare e dei diritti sociali. Il crescente disagio sociale relativo alla mancanza di abitazioni idonee ad accogliere persone, famiglie, nuclei conviventi, studenti a costi contenuti sta divenendo una esigenza primaria della società post industriale. Un problema di politica sulla prima casa a cui si deve porre mano con urgenza: ai livelli di affitto insostenibili per le retribuzioni presenti, si aggiungono difficoltà di acquisto per i redditi da lavoro, le necessità di alloggio a costi contenuti per gli studenti, gli anziani le minoranze etniche e per i profughi di guerre. Si è passati dalla casa per la persona, alla finanza della casa in cui l'individuo è complemento strumentale, chiamato ad alimentare, con contributi a volte vessatori, il massacro territoriale, una cementificazione spesso senza qualità. Un problema che coinvolge anche il nostro territorio, in modo marcato, non più differibile, ma anzi necessita di una seria volontà di impegno politico affinché il contesto cambi radicalmente. Vi sono esempi nel mondo anglosassone da cui apprendere, così come credo esistano capacità e risorse locali per affrontare seriamente il problema prima che esploda e degeneri.

Qualità urbanistica e politica sulla prima casa a Parma

Relazione di Luigi Boschi al work shop tenuto presso l'Aula dei Filosofi Università di Parma 10/04/2003

Dio è morto... No è risorto

Giorni fa un conoscente mi ferma e mi chiede:

-perché hai così poche persone con te?

Gli rispondo:

-preferisco coltivare idee e progetti; sono le idee che muovono il mondo. Le persone dovrebbero partecipare a dar valore alle idee, non adoperarsi per il culto della persona, ciò che oggi invece accade. Questo però è imbarazzante, difficoltoso, perché ti porta allo scontro con i poteri costituiti che non amano né gli innovatori, né le innovazioni. E bisogna avere coraggio per farlo, non tutti sono disposti a rischiare la loro micca quotidiana!

Il suo sorriso assenso come risposta mi era bastato.

a) Qualità urbanistica

Le città che si pongono un ruolo Europeo, con o senza Authority, preferibile che vi sia, non possono vivere di economia nostalgica o sul segno del passato. Sono città che devono avere, devono trasmettere un senso, avere l'energia dell'orientamento. I falsi orizzonti sono come le speranze disattese, traducono i sogni, in illusioni. Progettare il nostro territorio significa avere sogni e capacità per tradurli in realtà. Le Istituzioni devono essere pronte all'ascolto, alla valutazione di fattibilità. L'urbanistica è quel sapere che può orientare la nostra speranza di vivere e convivere in un contesto desiderato, in città, luoghi, paesaggi ricchi di luce propria.

GUERRA O PACE?

Guerra è morte. Guerra è violenza. Guerra è distruzione. Non c'è dignità se c'è guerra. Non c'è umanità se c'è guerra. Dove c'è guerra non c'è politica.

Non c'è Istituzione se c'è guerra, non c'è Stato se c'è guerra. Eppure sono gli Stati che dichiarano la guerra! Nel sangue e nella guerra sembra che gli Stati si rivitalizzino. Oggi non c'è più una guerra di campo, in trincea, ma un genocidio. L'uomo, un potenziale cadavere senza significato!

Molti gridano Pace e coltivano la guerra anche inconsapevolmente, anche coi loro consumi quotidiani, anche col loro linguaggio, anche col loro comportamento. Quando si esclude dal dialogo, quando si distruggono volutamente, consapevolmente uomini, famiglie, culture, quando si emarginano saperi, intelligenze, quando si pratica il potere arbitrario, quando si deprimono le diversità, quando si coltiva il discredito, la lottizzazione, il malaffare, le tangenti, le corruzioni, lo sfruttamento, la disperazione, lì si annidano le culture della guerra, dell'odio, del terrorismo. Lì c'è lo Stato delinquenziale di cui destra e sinistra in tutto il mondo si nutrono, in una gara al primato nella globalizzazione economico-finanziaria.

Non c'è guerra laddove c'è ascolto, comprensione, tolleranza, cultura, libertà, condivisione, partecipazione, rispetto, valorizzazione. Non c'è guerra se c'è verità. Eppure si coltiva il sopruso, la soprafazione!

Parmigiani e Parmigianino

Parmigianino, un altro artista sofferente, perseguito dai fabbriceri, costretto ad abbandonare Parma, tanto da voler essere sepolto al di là del Po a Casalmaggiore. Qualche secolo dopo Verdi; simile trattamento, analogo epilgo. Oggi questa città ne propone la celebrazione dell'artista, usufruisce dei finanziamenti pubblici e dei positivi ritorni territoriali, probabilmente senza riconoscerne collettivamente il vero valore. Forse lo stesso Parmigianino ha voluto vendicarsi e da esperto alchimista ha usato una sua magia per far sì che le cose nel giorno della celebrazione del suo cinquecentenario, non andassero come i promotori avrebbero sperato.

L'INNO NAZIONALE ITALIANO

Marcello Conati

A partire quanto meno dalla rivoluzione francese il termine inno è passato a indicare brani musicali profani i cui testi poetici trattano prevalentemente argomenti civili o patriottici. Dal punto di vista musicale presentano perlopiù aspetto monodico (cioè a una sola voce) e una struttura strofica atta a rendere la musica facilmente apprendibile, sì da rendersi ben presto popolare e quindi poter essere intonata da grandi masse.

Anche il concetto di inno nazionale e la sua funzione istituzionale risalgono a tempi relativamente recenti. L’origine va probabilmente ricercata nell’affermazione a metà del Settecento, dell’inno inglese God save the King, che, eseguito nel 1745 come canto patriottico, divenne subito popolare e abitualmente associato come loyal song a ogni manifestazione connessa con la monarchia. Il suo carattere solenne, quasi di corale, lo fece diventare per qualche tempo, su un testo diverso, inno ufficiale anche del regno di Danimarca, quindi del regno di Svezia, della Svizzera (fino al 1961), del Liechtenstein (dove vige tuttora come inno di stato). Divenne popolare perfino negli Stati Uniti dopo la proclamazione dell’indipendenza nella variante God save George Washington e dopo il 1832 nella versione My Country, ’tis of Thee. Il termine inno nazionale si affermò ancora in Inghilterra verso il 1825, e venne ben presto imitato da altri Stati con la funzione di rendere omaggio ai Capi di Stato stranieri o a visitatori di riguardo. In seguito l’impiego dell’inno nazionale si è esteso a cerimonie meno solenni e si è infine generalizzato a tutte quelle occasioni (come ad esempio nelle gare sportive internazionali) cui si vuole conferire carattere di ufficialità.

LA POLITICA DEL SILENZIO

Luigi Lucchi

Nel 1975 Pier Paolo Pasolini scriveva un fondo, pubblicato in prima pagina sul Corriere della Sera, in cui constatando la scomparsa delle lucciole, non solo dai centri abitati ma anche dalle campagne, avvertiva una catastrofe così grande per gli italiani al punto da proporre un processo pubblico, anche nelle piazze, a un partito: la DC, allora egemone, votato liberamente dal popolo.

La provocazione di Pasolini  non è stata colta. Ancor meno sarà colta la mia provocazione visto che obiettivamente non sono Pasolini  e che La Pilotta  non è il Corriere della Sera.

...QUALCHE COSA FRA GLI UOMINI

Marcello Conati

“Lei sa a che siano rivolte le mie mire e le mie speranze: Non certamente la speranza di accumulare ricchezze, ma quella di essere qualche cosa fra gli uomini”. Così, nel settembre 1839, alla vigilia di Oberto, Verdi al suocero Barezzi nel chiedergli un prestito in danaro. Queste parole esprimono bene la determinazione del giovane musicista nell’affrontare una difficilissima carriera. Che Verdi debba essere considerato artista istintivo, sorto come per germinazione spontanea in un’epoca quanto mai propizia alla produzione e al consumo del melodramma, è affermazione che oggi nessun studioso sarebbe disposto ad accogliere.

Verdi non venne dal nulla. Venne da un formazione culturale – se per cultura s’intende non la mera erudizione bensì la capacità di acquisire gli strumenti per trasformare la realtà – profonda e solida, ampia e prolungata, della quale egli stesso volle poi nascondere le tracce contribuendo a fornire di sé l’immagine di artista istintivo. Non venne dal nulla, ma giusto in tempo per coltivare un terreno peraltro già ampiamente dissodato e popolato come non mai da agguerriti concorrenti, ma sempre più esteso e ancora fertile. Le dimensioni delle sue prime affermazioni acquistano una più precisa definizione se, tuttavia, la sua formazione culturale viene rapportata al contesto socio-culturale in cui egli si trovò a operare.

Nel paradiso del Polo che non rinuncia al busto di Lenin

IL VIAGGIO. Nel paradiso del Polo che non rinuncia al busto di Lenin

(corriere) PARMA - Nel cuore del paradiso, sta piantato Vladimir Ilic Ulianov detto Lenin. Il suo busto di granito è consunto, dice la lapide che è un «dono dell' Urss alla popolazione di Cavriago», anno 1970: sono passati sei lustri, a un passo da qui ci sono posti come la ludoteca «Golden Music» o la Trattoria Porcaloca, che c' entra Lenin? C' entra, come c' entrava in altri tempi il compagno Enzo Baldassi, comunista d' acciaio e sindaco di Parma che si ordinava le camicie su misura a Londra. L' uno e l' altro, i compagni Lenin e Baldassi, sono la conferma che nel paradiso d' Italia passano uomini e ideologie, ma una cosa non passerà mai: la voglia, e la capacità, di vivere bene. Questa voglia comincia una settantina di chilometri a Nord di Vladimir Ilic Ulianov, là dove sta Piacenza, l' anno scorso al primo e quest' anno al secondo posto nella classifica del «Sole». Dal lato opposto, 90 chilometri a Sud della piazza Lenin di Cavriago, c' è Bologna altrettanto contenta di sé. In mezzo, sta appunto il paradiso emiliano, che sulle carte ha la forma di un pesce-rombo allungato e satollo. La lisca di questo pesce è la via Emilia. E nel cuore del rombo, ecco la città campione, Parma. «Dove si vive bene - spiega il sindaco Elvio Ubaldi - perché è una città piccola e grande, che ha tutto: buoni ospedali, ottimi servizi, una prestigiosa università».

DIGITALCITY: FUTUREONLINE

Biennale di Cybercultura 25, 26, 27 Marzo 1999

Aula Magna - Università' di Parma

Relazione di Luigi Boschi

L'inverno è finito: la biennale di cybercultura inaugura la prima era di Digitalcity: oggi è il nuovo giorno.
Digitalcity c'è. Il tam tam della Tribù virtuale ha iniziato i messaggi in rete per un richiamo desiderato nelle sue forme culturali e non nelle forme commerciali. Incontri internazionali di cyberscienza per fare il punto attuale delle ricerche a livello mondiale.
Siamo qui per dichiarare e testimoniare una crescente collettività autorganizzata che vive nel caos del sapere dove tutto deve essere inventato.
Come è possibile darsi ora in fase di sviluppo regole verso l'ignoto, significherebbe privarsi di futuro.
Vorrei cercare di dire cose di verità evitando il niente conformistico. E' nella franchezza di vedute che si scoprono i mari. Quindi!

PASQUA E' LIBERTA'

Liberazione da tutto ciò che è materiale per l'essere immateriale: lo spirituale.
Cristo con la Sua crocifissione propone l'annullamento della carne per la libertà di pensiero. Questo figlio di Dio che libera gli uomini da un Impero Romano governato da sfacelo mentale, va nel tempio, sbatte all'aria il mercato e i mercanti. Lo perseguitano per il Suo Verbo, pensano di distruggerlo crocifiggendolo e lui annienta tutto ciò che può avere di più caro materialmente -il suo corpo- per la libertà del suo credo, del proprio io.
E' così che Gesù esprime il Suo insegnamento agli uomini, con un atto di ribellione anche contro ciò che il Padre suo aveva creato. La crocifissione è divenuta il simbolo del cristianesimo non per il concetto di sacrificio perpetuo o di colpa, proposto dalle organizzazioni religiose, ma simbolo dell'atto di vita; la morte, come disperata esigenza dell'uomo di essere l'unico che agisce per valorizzare il suo pensiero senza cadere nella miseria terrena, schiavo dell'imbecillità dei poteri. L'uomo è nato libero a somiglianza di Dio e non vi è uomo che possa pensare di governare o imporre il proprio potere su altri uomini, addirittura come scelta di vita. E chi lo fa è degno solo di miseria umana, della gogna. Penso ai politici, sì proprio loro, che hanno mandato Cristo a morire sul Golgota e oggi si ripetono in tutto il mondo compiendo massacri, brutalità, sciacallaggio, usurpazioni, guerre.

ALLA CONQUISTA DELLA DONNA PERDUTA: LA GUERRA DEI SESSI

NonnisIl Prof. Carlo Nonnis Marzano sessuologo, andrologo, ginecologo di Parma, autore di numerose pubblicazioni in tema di sessualità, ha accolto l'invito di rispondere ad alcuni quesiti sul disagio sessuale di coppia - L'evoluzione del comportamento sessuale durante gli ultimi decenni - L'uomo colto da ansia da prestazione - La donna rivendica la "gestione della propria genitalità".

Loredana Mantelli

ParmaonlineE' possibile Professore tracciare un rapido profilo del cambiamento dei tempi?

Quando nell'ottocento, Proudhon scriveva che "presso le anime d'élite l'amore non ha organi" era in perfetta sintonia con un'epoca puritana e sessuofobica che, scorporando la sessualità dall'interezza dell'uomo, esaltava, quasi a regola, una sublime eccezione. Relegandola ad un fatto privato e non indispensabile della coppia, della sessualità era però meglio parlare il meno possibile, in modo tale che il perbenismo fosse salvo e la frase, come un assioma, potesse sgombrare il campo da ogni dubbio. Se, alle soglie del duemila, la maggiore parte di noi sorride degli eccessi moralistici del periodo vittoriano arrivato a negare persino l'orgasmo nella donna, dovremmo purtuttavia per onestà riconoscere a Proudhon una certa verità dal momento che senza una buona affinità relazionale non sarà mai possibile un duraturo amore di coppia. Esso è infatti anche un accordo, più o meno tacito, su importanti attese narcisistiche che ogni partner proietta sull'altro, secondo una aspettativa che si rivela troppo spesso mitica, illusoria e fantasmatica.

TARGHE

parmaonlineCircolando per le strade italiane si ha l'impressione di cambiare continuamente paese o, meglio, si potrebbe credere che vi siano pi— stati in uno solo. Come effettivamente è. Che il Bel Paese sia un'accozzaglia mista e disparata è fuor di dubbio. Basta dare un'occhio al nostro parco auto. I parchi, quelli veri, ben presto verranno trasformati in dormitori automobilistici perché‚ le nostre città - e ormai anche le campagne - soffocano per macchine.

IL TEATRO E' MORTO? VIVA IL TEATRO!

Alcuni stralci dell'intervento di Walter Le Moli, Direttore del Teatro Stabile di Parma, durante la Convention del Teatro Europeo tenutasi a Parma il 21-22 settembre '96.

Il Teatro può essere espressione della "cultura globale" ?

Walter Le Moli

Le MoliParmaonline"La voglia di cambiamento parte dapprima, non trova gli sbocchi, non ha trovato la possibilità di svilupparsi e quindi alla fine si sta lentamente richiudendo su se stessa. Non ci sono possibilità di uscire da questo se non se ne esce con un progetto politico e culturale in tutto il Paese. E da questi appunti che scorrevo, le soluzioni vengono prospettate da ognuno in maniera completamente diversa, con un solo unico rischio, che ognuno vede le possibilità del cambiamento attraverso il proprio osservatorio, ma non pensate alla vostra singola associazione, categoria, o insieme alle strutture unicamente attraverso la vostra esperienza. Va bene, Monten ci ha abituato a pensare che si può scrivere e parlare, discutere, solo delle cose che si conoscono veramente bene, ha passato una vita a dimostrare cose del genere, ma nella pratica noi ci troviamo davanti alla cosa più interessante per la gente che opera nel campo della cultura, oggi la prosa non ha una legge e la possibilità di parlare di un rapporto con lo Stato, cittadini e teatro che radichi finalmente il teatro sui territori di questo Paese.

Perché Italia "IP"?


Lo sponsor della nazionale italiana di calcio ai mondiali '94 è stato alquanto "straordinario": vedere da una parte il Brasile, sponsorizzato da "Coca Cola" e dall'altra gli Azzurri, sponsorizzati dall'industria "Italiana Petroli".

L'Italia è forse ai primi posti nel mondo per la produzione e la distribuzione dell'oro nero? Rappresenta questo la nostra nuova strategia di immagine in particolare all'estero? Forse!

Il nostro Paese riteniamo è certamente più conosciuto per la sua cultura estetica e creativa, in cui l'industria alimentare, della moda e del design, del turismo, ne rappresentano i principali valori.

Avremmo forse preferito leggere sulla maglia degli Azzurri uno sponsor emblema della nostra Italia che, sia pure tra le mille insufficienze, può vantare in alcuni settori un proprio prestigio (USSL !).

Quello che ci lascia perplessi è il "perché" le grandi aree della nostra economia non hanno voluto (o potuto) essere presenti nella centralità dell'evento, anziché nelle iniziative collaterali. Vista questa assenza perché non fare una scelta di sponsor internazionale? Quali sono stati i criteri di selezione? Si è trattato di una scelta strategica o di un problema di costi? A noi piacerebbe saperlo.

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