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Opinioni Interviste Inchieste

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Intervista a Carlo Vitali: "Cattivi maestri, pessimi allievi"

 Christian Gottlob Neefe, il vero maestro di Beethoven, non Andrea Luchesi

*“Musica”, n. 294, marzo 2018
Cattivi maestri, pessimi allievi
Intervista di Nicola Cattò a Carlo Vitali 

Da mesi Carlo Vitali porta avanti una battaglia, con altri illustri colleghi, volta solo alla difesa della verità storica, contro il pernicioso virus diffuso da due autoproclamatisi «musicologi» valtellinesi che, con due poderosi volumi dedicati a Mozart, hanno riesumato vecchie tesi legate ad Andrea Luchesi. Ecco dunque che lo stesso Vitali risponde con dovizia di dettagli ad alcune domande che fanno chiarezza sulla situazione, recensendo altresì una pubblicazione discografica del Requiem del Luchesi. 

Quando nasce il “caso Luchesi” nella musicologia italiana? Chi lo porta avanti? Di cosa si tratta, in breve?

Ancora nel 1978 una vasta compilazione enciclopedica come La musica italiana nel Settecento di Roberto Zanetti classificava Andrea Luchesi nella categoria dei “minimi”. Fino a quella data e oltre, la letteratura sul compositore veneto constava di contributi in lingua tedesca, per nulla riduttivi nei suoi confronti. L’anno della svolta è il 1994, quando Giorgio Taboga, professore di matematica ignaro di musica per sua stessa ammissione, pubblicava una monografia che, ricorrendo a catene di illazioni non supportate, citazioni travisate e stile tribunizio, disegnava una figura grottescamente ingigantita sul piano biografico e artistico: Andrea Luchesi. L'ora della verità, Ponzano Veneto, 1994.

Quali valori culturali sono presenti nel modello d'integrazione alla francese

Edoardo Natale

Con l'intento di analizzare il modello francese d'integrazione emerso dall'introduzione del pensatore Dino Costantini in “ Multiculturalismo alla francese” ho cercato di cogliere le implicazioni di natura culturale presente nell'analisi molto densa offerta dal lavoro di Costantini.

I valori culturali presenti nel modello d'integrazione alla francese delle persone immigrate possono essere ricondotti ad un concetto paradossale che si potrebbe denominare una " disintegrazione" per meglio integrare le persone come individui isolati, privati da peculiari appartenenze culturali all'interno dello spazio sociale. In un contesto culturale dove prevale un forte evitamento dell'incertezza e dove la dimensione di tipo “ collettivismo” con il parametro che vede le persone aderire a delle famiglie allargate deve essere ridotto in modo da implementare la dimensione di rigido “ individualismo” dove tutti sono tenuti a badare a se stessi, gli altri sono considerati come individui e non come membri di tipo “ in-group” o “ out-group”.

Le varianti culturali presenti nella comunicazione interculturale

edoardo natale

Partendo dal materiale del sociologo Claudio Baraldi in merito al tema della comunicazione interculturale, ho pensato di adoperare le categorie della dimensione culturale o varietà culturale come quadro di riferimento per capire quali siano gli elementi culturali in questione in palio nella promozione della comunicazione interculturale all'interno del sistema socioculturale italiano. La comunicazione interculturale presenta delle controversie perché il sistema culturale italiano sente come fonte di minaccia questa comunicazione interculturale perché il sistema culturale è incentrato sull'orientamento temporale a breve termine perché le tradizioni o prassi di lavoro sono sacrosante così come un alto grado di distanza sociale è da preservare all'interno della società ospitante perché la gerarchia sociale va percepita come di tipo esistenziale, bisogno di mantenere il principio che vede gli altri come “ in-group” o “ out-group”. I lavori del sociologo Baraldi mettono in luce come la comunicazione sia incentrata sulla presenza delle differenze come presupposte con l'ausilio del concetto di variabilità culturale e con la costruzione delle differenze. In pratica, il mondo odierno costruisce le differenze senza esplicitare le varianti culturali che sono alla base di tali differenze. La costruzione delle differenze in questo modo diventa più facile da realizzare data l'assenza di sottolineatura dei vari presupposti culturali. In questo modo, la dimensione culturale di forte evitamento dell'incertezza viene garantita tramite il principio in cui la differenza è vista come pericolosa. La costruzione della differenza consente di enfatizzare l'appartenenza ad un dato gruppo con la creazione di un “ noi di tipo coscienzioso”.

De Masi: “M5s alleato della Lega sarebbe contro natura”

DI PAOLO G. BRERA

"Si trovano sempre punti comuni, ma sono più le distanze"

ROMA. Ecco, Di Maio ha vinto le elezioni e ha subito smesso di parlare del reddito di cittadinanza. Ora parla di Fornero, Welfare per le famiglie, disoccupazione... Domenico De Masi, sociologo, è tra gli intellettuali più vicini al M5S. 

Se lo aspettava?
“In questa fase anche lei ed io, se fossimo in ballo, eviteremmo di scoprire le carte. Cercano di capire cosa possono fare, più che dire cosa vogliono. Non puoi capire cosa faranno da ciò che dicono ora”.

Intanto flirta con Salvini: commetteranno il peccato originale?
“Hanno due basi di riferimento diverse, cui hanno fatto promesse diverse. Alcuni dicono esistano forti affinità, a me non sembra. Il M5s ha vinto promettendo lavoro, reddito di cittadinanza, riduzione dei costi della politica e lotta alla criminalità organizzata; al Nord interessa la difesa dei diritti acquisti, il lavoro che già esiste, le politiche sull’immigrazione e la sicurezza: temi molto più presenti nel programma della Lega rispetto a quello del M5S”.

Ma è accettabile che si mettano insieme definendo obiettivi comuni?
“No, è contro natura. Contraddice le basi e i programmi. Si trovano sempre punti comuni, ma sono più le distanze. Sarebbe naturale andassero al governo le destre, che hanno vinto con la coalizione, e il M5S facesse opposizione”. 

Hanno trovato l’accordo sui presidenti: possono riuscirci anche per l’esecutivo?
“Beh, ma è diverso. Anzi, Camera e Senato spesso sono andate una al governo e una all’opposizione, pensi a Nilde Iotti che presiedeva Montecitorio con la Dc al governo. Hanno rispettato le previsioni”.

Si stupirebbe se governassero insieme? Sarebbe un errore?

L’Italia a rischio per la fragilità della Germania

Negli anni recenti la politica italiana ha trovato il suo massimo punto di riferimento nella Germania di Angela Merkel. Sotto tale aspetto Berlino ha ereditato la funzione che in precedenza era stata di Washington, al punto che dichiararsi pro-Europa equivale il più delle volte all'essere pro-Germania. Non a caso alle disavventure di Berlusconi prima del 2011 contribuirono gli screzi con la cancelliera tedesca (oltre che con il francese Sarkozy), mentre oggi la sua ritrovata fortuna coincide con il buon rapporto instaurato con la medesima personalità nella comune adesione al Ppe. Mario Monti non faceva mistero del favore accordatogli dal governo di Berlino. Enrico Letta si è mosso sulla stessa linea, idem Matteo Renzi. E pochi giorni fa il presidente del Consiglio Gentiloni è volato nella capitale tedesca per scattare una preziosa "photo opportunity". La stessa formula delle "larghe intese" si ispira in modo palese alla grande coalizione fra Cdu-Csu e Spd cui i tedeschi fanno ricorso nei momenti di difficoltà.

Il Pd a rischio estinzione

Quando una forza politica subisce una sconfitta cocente, ha bisogno di tempo per riordinare le idee. Per uscire dal rimbombo della disfatta. Ma quello del Partito democratico non è un semplice smacco elettorale. È qualcosa di più. Tocca il concetto stesso della sua esistenza.

Come è capitato in quasi tutti i Paesi europei, la sinistra è caduta in una crisi profondissima. Ma a differenza di tutti gli altri grandi Paesi del nostro Continente, solo in Italia - lo dimostrano le elezioni dei presidenti di Camera e Senato - ha vinto il fronte populista nel suo insieme. La singolarità di questo dato mette in discussione appunto la natura stessa di questo partito. Il Pd sta correndo sul filo dell'estinzione senza accorgersene. La dinamica con cui si è arrivati alla scelta delle due principali cariche parlamentari è solo parzialmente giustificabile con il peso elettorale conquistato alle elezioni. Sul centrosinistra incombe una vacuità politica che sterilizza ogni prospettiva e riduce tutto a mera tattica. Il voto del 4 marzo ha di fatto disegnato un nuovo sistema dei partiti, e i Democratici appaiono preoccupati soprattutto di tutelare la ridotta in cui sono precipitati. Imbalsamati, bloccati dai veti interni, paralizzati dalla semplice interdizione e dalla "fraterna" delegittimazione. Una palude in cui spiccano il potere di veto esercitato dall'ex segretario Renzi e la paura di tutti gli altri.

Nel 1994 il Ppi di Martinazzoli, erede della Dc, passò dal 29 per cento, ottenuto due anni prima, all'11 per cento. Venne travolto dalla novità berlusconiana. Non capì cosa fosse accaduto e quale evoluzione stesse segnando la politica e la società. Rimase fermo per troppo tempo a contemplare la fine di una stagione, non mise in campo rapidamente una reazione e di fatto morì.

Luciano Barra Caracciolo: TANTO IL PARLAMENTO NON CONTA

Nota Biografica

Luciano Barra Caracciolo: è stato magistrato ordinario dal 1985 al 1989. Nel 1990 diviene magistrato amministrativo presso il TAR Piemonte, e nel 1993 passa al Consiglio di Stato come vincitore di concorso. Nel 1992/1993 è componente elettivo del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa come magistrato del Tar. Consigliere giuridico del Ministro della funzione pubblica nel 1994 e nel 1995. Capo di gabinetto, del Ministero per gli italiani nel mondo nel 1994. È stato visiting scholar presso l'University of California in Los Angeles UCLA, per l'anno 1996, nel corso del quale ha condotto studi sulla funzione amministrativa negli Stati Uniti. Componente della Commissione per l'elaborazione di una legge di riordino delle Autorità indipendenti nominata dal Ministro della funzione pubblica nel 1997. Esperto presso il Nucleo della semplificazione dell'attività amministrativa presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in posizione di fuori ruolo, dalla fine del 1999 al marzo 2001. Vice Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal maggio 2001 al marzo 2005. È stato componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa dal 2009 al 2013.[1] È dal 2010 presidente di sezione del Consiglio di Stato[2].

2020 e oltre. Quando incontreremo gli alieni: “Ho trovato tre indirizzi per la vita aliena”

Gabriele Beccaria

Charles Elachi: “Una luna di Giove e due satelliti di Saturno sono luoghi ideali. Come li esploreremo”. La Nasa prepara missioni da fantascienza. Parla Charles Elachi, padre della missione “Cassini”, che ha scoperto oceani d’acqua sotto i ghiacci

Ho chiesto a Charles Elachi quando incontreremo gli alieni e lui mi ha dato i luoghi e il momento. Ha subito aggiunto che siamo fortunati, e soprattutto lo sono i giovani, perché «viviamo nell’epoca d’oro dell’esplorazione spaziale». 

Elachi è il Werner von Braun delle missioni interplanetarie. Già direttore di un luogo circonfuso da atmosfere fantascientifiche come il Jpl della Nasa - il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California - è il padre di due icone dei viaggi spaziali, celebri per le spettacolari immagini che ci hanno regalato da altri mondi: l’infaticabile rover marziano «Curiosity» e la sonda «Cassini», impegnata a indagare Saturno e la sua variopinta collezione di satelliti. 

I luoghi - spiega Eliachi, che è in viaggio a Roma, in visita all’Agenzia Spaziale Italiana e all’Università La Sapienza - sono altrettante lune del Sistema Solare: Titano, Encelado ed Europa. Il momento: intorno al 2020.

Professore, la vita aliena è più vicina a noi di quanto si pensa: è così?  

«In effetti la sonda “Cassini” ha generato un impatto straordinario sulle nostre conoscenze. Abbiamo scoperto che Titano, uno dei satelliti di Saturno, è bagnato dalla pioggia e possiede fiumi e laghi, simili a quelli terrestri. La differenza è che sono composti di idrocarburi. E quindi è scaturita la domanda-chiave: c’è qualche forma di vita, simile o diversa da quella che conosciamo sul nostro Pianeta? Domanda che vale anche per un’altra luna, Encelado». 

Quali sorprese vi ha riservato? 

Gente di cavalli o produttori di carne?

Macellazione Cavalli


Margherita D'Amico

Cosa cambiava se dopo la morte di Lassame Stare, il cavallo stramazzato verso la fine di un percorso amatoriale di salto ostacoli a Tortona, si fosse sospesa, se non interrotta la gara? Niente di sostanziale per il baio di 14 anni, morto forse per un arresto cardiaco a conclusione di uno sforzo, ma dedicare qualche minuto di riflessione alla sua fine avrebbe rappresentato un piccolo, significativo gesto di rispetto da parte di organizzatori e giuria del concorso ippico teatro del dramma.

Colpisce il fatto che nessuno ci abbia pensato, che la vita spezzata di un animale utilizzato nello sport conti così poco per il mondo equestre, capace di spremere qualche lacrimuccia solo per il decesso, sempre sul campo di gara, dell'anziano (e ciò nonostante ancora al lavoro) campionissimo stallone olandese Hickstead, avvenuta a Verona sette anni fa.

La rivoluzione scientifica dell'equilibrio acido-base

Equilibrio Acido/ Basico

- Se una persona mette in atto un cambiamento serio nello stile di vita, soprattutto nutrizionale, non servono integratori alcalinizzanti aggiuntivi, non servono bicarbonati nelle acque: il Regno della Natura è straricco e carico di minerali colloidali organici, pronti per l'uso dall'organismo umano.
- I noti Acidi Grassi, della serie Omega-3, si trovano abbondantemente in Natura: semi e olio di lino, semi e olio di canapa, nella frutta con guscio, nei legumi, nelle alghe e microalghe.

La redazione

La rivoluzione scientifica dell'equilibrio acido-base
Un approccio completo per raggiungere la salute e la vitalità ottimali 
Hervé Grosgogeat – tratto da “Scienza e Conoscenza”, nr. 40
http://www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_n_40_2012.php

COSA STA UCCIDENDO IL NOSTRO PUBBLICO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE?

CHI E PERCHE'? Le statistiche e le relazioni tratte da documenti ufficiali delle organizzazioni nazionali e internazionali che rivelano i tagli e il decadimento della Sanità Nazionale Pubblica

Cartacanta onlus

Tabella OCSE ITALIA

Parma capitale? Dell'ignoranza e del degrado

Camillo Langone

Martedì ero in una trattoria di Parma, anzi, in una degusteria, come stucchevolmente cominciano a chiamarsi questo tipo di locali, e mangiavo anolini in brodo, serviti nella scodella, e guardavo le fotografie di Giuseppe Verdi, incorniciate alle pareti, e ascoltavo le canzoni di Sanremo, diffuse ad alto volume dall'impianto.

Com'è potuta venire in mente al titolare una simile disarmonia, tale fragorosa stonatura? In quel posto non entrerò più perché esprime troppo bene lo sconfortante programma della mia città, sì, la capitale della cultura 2020: calpestare il proprio passato e però sfruttarlo per accalappiare i turisti. Che, essendo di bocca buonissima e di ignoranza grassissima, cascano nelle trappole dei peggiori ristoranti del centro che servono lasagne alla bolognese e melanzane alla parmigiana come se fossero specialità locali.

Se questa è cultura sono cultura anche le gondole di plastica made in China sulle bancarelle veneziane (in effetti Gillo Dorfles sul kitsch dei souvenir ci ha scritto addirittura un libro). Io, se permettete, ho idee diverse: per me cultura è il produrre cultura, non il dilapidare la cultura prodotta dai nostri avi. Appena ho saputo della proclamazione mi è venuta in mente una vecchia frase di James Joyce: «Roma fa pensare a un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna». Ovviamente, al posto di Roma, si può mettere il nome di una qualsivoglia città d'arte italiana: Parma compresa, compresissima. La cosa più bella dell'operazione «Capitale della Cultura» è il marchio disegnato da Franco Maria Ricci, massimo parmigiano vivente.

IL CORPO DELLA POLIZIA MUNICIPALE DI PARMA

Lettera dell'avvocato Arrigo Allegri

IL CORPO DELLA POLIZIA MUNICIPALE SVOLGE FUNZIONI ESSENZIALI PER LA COMUNITA’: PER ASSICURARE L’ECCELLENZA DEL SUO FUNZIONAMENTO SE NE NOMINI “A TEMPO PIENO” IL COMANDANTE. 

Tutte le funzioni del NOSTRO CORPO DEI VIGILI che, pur con le attuali carenze, opera in modo ENCOMIABILE, sono di vitale e primaria importanza. Se ne assicuri il funzionamento rispondente alla ECCEZIONALITA’ DEL RUOLO.

Questo in tre mosse.

1)   Se ne nomini, a tempo pieno, il Comandante. Ora la dr.ssa Signifredi lo è soltanto ad interim. Con funzioni parziali, perché opera contemporaneamente  come Responsabile nel Settore Risorse Umane e come Vice Segretario Generale. Con situazione anomala.

E’ abilitata a svolgere le funzioni di Comandante. Ha già sostituito PER QUATTRO PERIODI i precedenti Comandanti, riconoscendole con ciò il Comune  la capacità sul campo, oltre che la presenza di un titolo. Le si conferisca il comando effettivo ed a tempo pieno!

2)   Si integrino le carenze di organico  rispetto a quelle normativamente previste. Necessarie anche perché il servizio va concretamente espletato con la metodologia della istituzione del (o dei) Vigili di quartiere.

3)   Si realizzi, in prossimità degli Istituti scolastici, da parte dei singoli vigili, una effettiva prevenzione antidroga. Necessaria a salvaguardia dei giovani e utile per risalire dai singoli spacciatori alle organizzazioni importatrici e distributrici della droga.

Attualmente mi risulta che i Vigili partecipino soltanto alle operazioni congiunte con Carabinieri e Polizia di Stato; e non svolgono invece il servizio capillare davanti agli Istituti scolastici.

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