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La vita sta cambiando pelle

Religioni e Spiritualità

Religioni e Spiritualità: informazioni e riflessioni mistiche Religiose Laiche Vaticano Commenti ai Vangeli(vedi anche rubriche di Don Luciano Scaccaglia, di don Umberto Cocconi, di Enzo Bianchi Priore di Bose) Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Papa Francesco: “Dio non è un controllore di biglietti, non basta non fare del male”

Bergoglio ha parlato durante la messa per la prima giornata mondiale dei poveri tenuta davanti a circa 7.000 bisognosi. "Nessuno può ritenersi inutile, nessuno può dirsi così povero da non poter donare qualcosa agli altri"

“L’omissione è il grande peccato nei confronti dei poveri. Qui assume un nome preciso: indifferenza“. Parla così Papa Francesco durante la messa per la prima giornata mondiale dei poveri tenuta davanti a circa 7.000 bisognosi. Il problema della povertà riguarda tutti, e secondo Bergoglio nessuno può dire “non mi riguarda, non è affar mio, è colpa della società”, perché secondo il Pontefice “Dio non ci chiederà se avremo avuto giusto sdegno, ma se avremo fatto del bene”. Non è sufficiente quindi non fare del male, ma agire nell’interesse dei più poveri: “Spesso siamo dell’idea di non aver fatto nulla di male e per questo ci accontentiamo, presumendo di essere buoni e giusti. Ma questo non basta, perché Dio non è un controllore di biglietti non timbrati, è un padre alla ricerca di figli, cui affidare i suoi beni e i suoi progetti. Nei poveri si manifesta la presenza di Gesù, che da ricco si è fatto povero. Nella loro debolezza c’è una forza salvifica“.

18 novembre dedicazione delle basiliche dei Santi Pietro e Paolo apostoli

Come l'anniversario della dedicazione del tempio di Gerusalemme era giorno solenne presso gli Ebrei, cosi i cristiani celebrano la consacrazione delle loro chiese. 

Tra questi luoghi sacri che gli Apostoli di Cristo resero celebri e che i cristiani venerano, il primo fu sempre la Confessione o tomba di S. Pietro. 

Si dice che l'illustre Principe degli Apostoli fosse sepolto, subito dopo la morte, nel luogo stesso del martirio, sul colle Vaticano. S. Paolo, decapitato alle Acque Salvie, venne deposto lungo la via Ostiense, fuori le mura di Roma e precisamente ove ora sorge l'attuale e grandiosa basilica in suo onore. 

Il pio imperatore Costantino, dopo aver fatto costruire la prima chiesa in Laterano, ne fece fabbricare sette altre a Roma ed un numero maggiore in Italia. La prima delle sette chiese romane, situata sul Colle Vaticano, fu dedicata a S. Pietro; la seconda la fece sorgere lungo la via Ostiense, poco distante dal luogo del martirio di S. Paolo e a lui fu dedicata. 

Dopo oltre 11 secoli, l'antica basilica vaticana minacciava di cadere, quando sotto il pontificato di Giulio II nel 1506 fu riedificata secondo l'attuale grandioso disegno e nuovamente consacrata da Papa Urbano VIII il 18 novembre del 1626. I più grandi artisti del tempo, quali Bramante, Raffaello, Michelangelo e Bemini, vi lavorarono. Sotto i suoi altari si conservano le reliquie di un gran numero di Papi martiri e di santi; ma le più preziose sono quelle di S. Pietro, poste sotto un magnifico altare detto della Confessione, su cui solo il Romano Pontefice può celebrare la S. Messa. 

La ricchissima basilica di S. Paolo, che il 18 luglio 1823 fu distrutta da un incendio, venne riedificata anche essa con nuovo splendore e riconsacrata con grandissima pompa dal Pontefice Pio IX il 10 dicembre 1854 tra immenso stuolo di cardinali e vescovi convenuti da tutto l'orbe cristiano a Roma per la proclamazione del dogma dell'Immacolata. 

Enzo Bianchi: nel cammino verso Dio il pellegrino torna a se stesso

di Enzo Bianchi

Pubblichiamo parti del testo di Enzo Bianchi che accompagna la sezione “Pellegrinaggio” della mostra “Odissee” che si apre oggi a Torino. L'esposizione approfondisce il tema del viaggio e delle migrazioni attraverso l'esposizione di un centinaio di opere provenienti da numerosi musei.

Domenica 19 novembre 2017 - Giornata mondiale dei poveri

Giornata mondiale dei poveri

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
I GIORNATA MONDIALE DEI POVERI 

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
19 novembre 2017 

Non amiamo a parole ma con i fatti

1. «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo (cfr 1 Gv 4,10.19); e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita (cfr 1 Gv 3,16).

San Martino di Tours Vescovo

San Martino
San Martino di Tours
Vescovo
Ricorrenza: 11 novembre
Uno dei più illustri ornamenti della Chiesa nel secolo 'v fu certamente S. Martino, vescovo di Tours e fondatore del monachismo in Francia

Nato nel 316 in Sibaria, città della Pannonia, l'odierna Ungheria, da genitori nobili ma pagani, ancor bambino si trasferì a Pavia, ove conobbe la religione cristiana. A 10 anni all'insaputa dei genitori si fece catecumeno, e prese a frequentare le assemblee cristiane. Appena dodicenne deliberò di ritirarsi nel deserto; essendo però figlio d'un tribuno, dovette presto seguire il padre nella cavalleria e per tre anni militare sotto gli imperatori Costanzo e Giuliano. 

Umile e caritatevole, aveva per attendente uno schiavo, al quale però egli puliva i calzari e che trattava come fratello. Un giorno nel rigore dell'inverno era in marcia per Amiens, incontrò un povero seminudo: sprovvisto di denaro, tagliò colla spada metà del suo mantello e lo copri. La notte seguente, Gesù, in sembianza di povero, gli apparve e mostrandogli il mantello disse: « Martino ancor catecumeno m'ha coperto con questo mantello ». Allora bramoso di militare solo più sotto la bandiera di Cristo, chiese e ottenne dall'imperatore stesso l'esenzione dalle armi. 

Si portò a Poitiers presso il vescovo S. Ilario da cui fu istruito, battezzato e in seguito ordinato sacerdote. Visitò ancora una volta i genitori per convertirli; poi, fatto ritorno presso il maestro, in breve divenne la gloria delle Gallie e della Chiesa. 

Riflessioni sul Vangelo di don Umberto Cocconi: oltre a vegliare, dovete anche svegliare

Parabola delle dieci vergini

Don Umberto Cocconi

Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Vegliate, vigilate!”

John Stanmeyer, Segnale

12 novembre 2017
XXXII domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  25,1-13

In quel tempo Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4 le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6 A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9 Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12 Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.»


A conclusione dell’anno liturgico, in questa e nelle prossime due domeniche la chiesa ci propone la lettura di Mt  25, la seconda parte del grande discorso escatologico, cioè sulla fine dei tempi, fatto da Gesù nei capitoli 24-25. Matteo leggeva in Marco queste parole di Gesù:

Enzo Bianchi: l'urgenza di una vera conversione

Vita Pastorale - novembre 2017
di ENZO BIANCHI

La chiesa di Dio che è in Italia vive un’ora che dovrebbe essere di scelte e decisioni molto importanti per il futuro della fede cristiana nella nostra terra. Sarà capace di operare un mutamento profondo, impostole innanzitutto dalla fine di un mondo e dall’affacciarsi dei germogli di una nuova stagione? Sarà capace di quella “conversione pastorale” alla quale la chiama papa Francesco, conversione pastorale urgente perché la primavera inaugurata da papa Francesco ormai è attestata e il rischio grande è che finisca proprio per risultare estranea, anacronistica rispetto all’inedita situazione antropologica, sociale, culturale.

Sono ormai passati più di quattro anni dall’inizio del pontificato di papa Francesco: non sono pochi, considerando anche che questo papato non potrà essere lungo come quello di Paolo VI o di Giovanni Paolo II, con la conseguente possibilità di incidere per lungo tempo nella vita della chiesa cattolica. Tutti, così almeno sembra, sono convinti di questo cambiamento d’epoca, ma poi l’incamminarsi effettivo su nuovi sentieri, l’acconsentire al lutto della stagione passata, l’andare al largo su acque profonde, lasciando la calma delle baie è un’altra cosa ed è qui che a me sembra che prevalga l’inerzia, la logica del “si è sempre fatto così”, un facile provvidenzialismo scambiato per fede, il rifiuto della fatica a discernere i segni dei tempi.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Dire e non fare…

Josh Kline, progetto Unemployment (Disoccupazione), 2016.

5 novembre 2017
XXXI domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  23,1-12

In quel tempo 1 Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2 dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4 Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7 dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati «rabbì» dalla gente. 8 Ma voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate «padre» nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10 E non fatevi chiamare «guide», perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11 Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12 chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: "quali sono le malattie mortali dell’uomo religioso?"

Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei

Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati rabbì dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo» (Vangelo di Matteo).

Enzo Bianchi: Per la chiesa è sempre tempo di riforma


di ENZO BIANCHI

Nella nostra lettura della storia abbiamo sempre bisogno che ogni “svolta epocale” sia contrassegnata da una data, un luogo e un evento precisi e – qualora questi non siano sufficientemente definiti o significativi, li si colora di enfasi e di risvolti non sempre verificabili. Così il lento processo che conduce a una realtà non immaginabile fino a poco tempo prima si cristallizza in un punto preciso della storia fino a fargli assumere connotazioni leggendarie. È avvenuto così per la riforma protestante. È ormai opinione prevalente tra gli storici che l’immagine così nitida del monaco agostiniano Martino Lutero – che il mattino del 31 ottobre 1517 affigge sul portone della chiesa del castello di Wittenberg un foglio contenente 95 tesi – sia con ogni probabilità un evento mai avvenuto nelle modalità che l’iconografia classica ha descritto per secoli. Eppure oggi, a cinquecento anni esatti da quel giorno, ci ritroviamo giustamente a fare memoria di tutto ciò che quell’immagine racchiude: un profondo, sofferto desiderio di riforma evangelica dell’unica Chiesa di Dio.

In verità la chiesa ha sempre sentito nei suoi membri il bisogno, l’anelito alla conversione, alla riforma; ma se nel primo millennio questa “riforma” ha un significato essenzialmente individuale e spirituale di conversione interiore, nel secondo millennio è stata invocata quale rinnovamento della chiesa, della sua forma istituzionale, quale ritorno alla primitiva forma ecclesiae: un atto di obbedienza allo Spirito e a “ciò che lo Spirito dice alla chiese”.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e il primo comandamento.

Primo Comandamento

Don Umberto Cocconi

I farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il grande comandamento della legge?». Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e il primo comandamento. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Il comandamento più grande

Cesar Meneghetti, I/O_Io è un altro, 2008-2011, video installazione.

29 ottobre 2017
XXX domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  22,34-40

In quel tempo 34 i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il grande e primo comandamento. 39 Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


Nel brano evangelico odierno leggiamo la terza controversia di Gesù a Gerusalemme. Questa volta sono i farisei i quali, avendo constatato che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, lo mettono alla prova, tentano un’altra volta di coglierlo in fallo attraverso uno dei loro esperti della Torah. La domanda che costui pone a Gesù esprime una preoccupazione frequente da parte della tradizione rabbinica del tempo. Se infatti è vero che le parole, i comandamenti per eccellenza di Dio erano dieci (cf. Es 20,1-17; Dt 5,6-21), tuttavia i precetti contenuti nella Torah erano moltissimi, 613 secondo la tradizione dei maestri. Ma tra tanti comandi ve n’era uno più importante degli altri, uno che potesse essere di orientamento per il credente che voleva compiere la volontà di Dio?

Enzo Bianchi: Giustizia e misericordia


Johannes Vermeer, Donna con in mano la bilancia, 1664.

di ENZO BIANCHI

Relazione che il fondatore della comunità di Bose ha tenuto a Roma nel pomeriggio del 24 ottobre presso il Consiglio superiore della magistratura nell’ambito dei martedì dell’Associazione Vittorio Bachelet.


Introduzione

Tutta la storia umana, tanto a livello sociale e collettivo quanto a livello individuale e di rapporti interpersonali, conosce la tensione, non eliminabile, tra esigenze di giustizia e istanze di misericordia, cioè di perdono. Al tempo stesso, il richiamarsi reciproco di questi due poli – quale che sia di volta in volta il peso accordato all’uno o all’altro – mostra anche la loro complementarità. Giustizia e misericordia sono virtù che devono essere integrate e anche correlate nei processi inerenti alla vita associata, alla vita della polis. Giustizia e misericordia diventano perciò strutture portanti del tessuto sociale e fattori decisivi per il cammino di umanizzazione, sempre necessario e mai concluso.

Dico subito che non tenterò neppure di definire la giustizia, ma mi basta considerarla nel suo significato più ampio: la giustizia è la base di ogni ordinamento etico, e nella nostra tradizione culturale non possiamo dimenticare che il pensiero greco-latino pone l’accento su ciò che sta alla radice della costituzione della giustizia, il rapporto con gli altri (iustitia est ad alterum) e che, in particolare, il pensiero romano ha assunto al riguardo un dato ontologico al quale fare riferimento, ossia la dignità irrinunciabile della persona, sintetizzata nel principio unicuique suum.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi

Don Umberto Cocconi

I farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: "Restituite a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”

BGL art collective, Artistique Feeling II, macchinario lancia banconote, 2008, Musée national des beaux-arts du Canada, Ottawa.

22 ottobre 2017
XXIX domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  22,15-21

In quel tempo 15 i farisei consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. 16 Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17 Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19 Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20 Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». 21 Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Enzo Bianchi: così l'arte riunisce il Logos alla vita

Enzo Bianchi

Dobbiamo a Northrop Frye e al suo ormai celebre “Il grande codice. La Bibbia e la letteratura” la ragionata consapevolezza di come la Scrittura santa per ebrei e cristiani sia diventata nei secoli chiave di ispirazione e di interpretazione non solo della letteratura ma dell’intera cultura “occidentale”: la parte preponderante del patrimonio artistico, iconografico, letterario e culturale in senso lato dei paesi segnati dalla tradizione ebraico-cristiana risulta semplicemente incomprensibile se se ne ignorano i testi fondativi.

Enzo bianchi: la cena dei poveri

Safet Zec

di ENZO BIANCHI

Quando, con l’affermarsi della cristianità costantiniana, si cominciò a organizzare la carità, creando associazioni e luoghi in cui ospitare le persone senza casa, un grande padre della chiesa, per il quale i poveri erano veramente sacramento di Cristo, gridò in una sua predica: “Non create questi xenodocheía (case per gli stranieri)! Infatti, assegnando l’opera dell’ospitalità a istituzioni particolari, i cristiani perderanno l’abitudine di riservare un letto nella propria casa e di tenere il pane pronto per i poveri: le case dei cristiani cesseranno così di essere case cristiane!” (Giovanni Crisostomo, cit. in Ivan Illich, Il pervertimento del cristianesimo, Quodlibet, Macerata 2008, pp. 23-24). Ben presto questo processo si impose, dando frutti copiosi di carità nel passato come nell’oggi, e tuttavia questa esortazione di Giovanni Crisostomo dovrebbe perlomeno interrogarci o farci sperare nel giorno in cui ogni famiglia cristiana sarà capace di dare accoglienza e di far sedere alla propria tavola i poveri e gli stranieri, senza demandare troppo facilmente questa diaconia alle istituzioni create dalla chiesa.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Venite alle nozze!”

Theaster Gates, Soul Food, performance

15 ottobre 2017
XXVIII domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  22,1-14

In quel tempo 1 Gesù riprese a parlare con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4 Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». 5 Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6 altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7 Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8 Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». 10 Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11 Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. 12 Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?». Quello ammutolì. 13 Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». 14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: “il vincolo della perfezione”

Banchetto Nuziale

Gesù riprese a parlare in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. … Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze … quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti» (Vangelo di Matteo).

Oggi San Giovanni 23esimo. Enzo Bianchi: Ho fiducia nel Signore

Auguste Rodin

Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante - Ottobre 2017
di ENZO BIANCHI

Sempre di più, lo confesso e non me ne vergogno, mi interrogo sulla fede, sulla mia fede e sulla fede dei cristiani. Che cos’è la fede? Secondo tutta la rivelazione ebraico-cristiana credere è mettere il piede sul sicuro, restare saldi, aderire a… Questa fede può nascere solo dall’ascolto (cf. Rm 10,17) di una parola di Dio che giunge al cuore umano e, nella forza dello Spirito santo, porta a rispondere: “Io aderisco, credo, ho fiducia nel Signore”. Affinché sia possibile accogliere questo dono di Dio, occorre solo avere un cuore aperto, esercitato alla fiducia negli altri, nella vita, nel futuro, un cuore non indurito dal callo della sfiducia.

Sì, la fede può innestarsi sulla fiducia umana! Proprio per questo nei vangeli troviamo delle affermazioni di Gesù che ci stupiscono e suonano paradossali. Si pensi a quando Gesù afferma apertamente di aver trovato più fede in un centurione pagano che in Israele (cf. Mt 8,10; Lc 7,9), il popolo dei credenti nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; o alle sue parole rivolte alla donna cananea, siro-fenicia: “Donna, grande è la tua fede!” (Mt 15,28). Per questo mi domando: qual è la mia fede? Sono disposto a fare un esame della mia fede, come chiede l’Apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi?”? La mia fede è “poca fede” (oligopistía: Mt 17,20)?, o e addirittura “mancanza di fede” (apistía: Mc 6,6; Mt 13,58), rendendomi così appartenente alla “generazione incredula” (Mc 9,19; Mt 17,17)? Se anche gli Undici restano increduli dopo aver incontrato Gesù risorto da morte, non sarò anch’io incredulo perché duro di cuore (cf. Mc 16,14)?

Riflessione sul Vangelo di don Umberto Cocconi: Il volto di Cristo è il volto di uno scartato!

Don Umberto Cocconi

Gesù disse: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare». Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercarono di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta (Vangelo di Matteo). 

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