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La vita sta cambiando pelle

Religioni e Spiritualità

Religioni e Spiritualità: informazioni e riflessioni mistiche Religiose Laiche Vaticano Commenti ai Vangeli(vedi anche rubriche di Don Luciano Scaccaglia, di don Umberto Cocconi, di Enzo Bianchi Priore di Bose) Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Non potete servire Dio e Mammona!

Mosaico di Musrara (particolare), VI sec., Gerusalemme (nei pressi della porta di Damasco).

26 febbraio 2017

VIII domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulla prima lettura

Isaia 49,14-15

Se nel brano evangelico di oggi Dio è narrato da Gesù come “Padre” che ama i suoi figli, li custodisce e si prende cura di loro, Isaia lo contempla come Madre. Accanto all’immagine del padre, è eloquente anche quella della madre che non può dimenticare il figlio, carne della sua carne, da lei portato in grembo per mesi. E anche se qualche volta accade (ma solo per follia!) che una madre dimentichi il suo bambino, Dio invece non dimentica mai i suoi figli. La città di Gerusalemme, desolata dopo la sua distruzione, si lamenta gridando: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”; ma in verità l’amore del Signore è per sempre (le-‘olam), gratuito, fedele, è amore di tenerezza materna, è amore paterno che sceglie e fa alleanza per sempre.


Mt  6,24-34

Enzo Bianchi: La dignità del fine vita

Nancy Borowick, A Life in Death (Una vita nella morte), progetto fotografico premiato al World Press Photo del 2016.

ENZO BIANCHI

Quando Samuel Huntington teorizzò lo “scontro di civiltà”, su queste colonne osai preconizzare che nel nostro paese non ci sarebbe stato questo scontro, ma che avremmo vissuto invece uno scontro di etiche: fino a qualche decennio fa, infatti, l’etica cristiana cattolica era in larga parte ispiratrice anche dell’etica laica, ma nell’epoca del pluralismo sono apparse nella nostra società etiche diverse. Così in questi anni assistiamo a un confronto aspro, segnato da ideologie e privo di quella serenità che sarebbe auspicabile per compiere un cammino di umanizzazione condiviso da appartenenti e non appartenenti a religioni diverse.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: L’amore per il nemico

Abbraccio, XII sec, proveniente dalla Cattedrale di Poitiers ora custodito presso il Musée Sainte Croix.

19 febbraio 2017

VII domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulla prima lettura

Levitico 19,1-2.17-18

Nella Torah, l’insegnamento dato da Dio al suo popolo tramite Mosè, sta scritto il comando: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. Ma cos’è questa santità di Dio che può essere estesa al suo popolo? Una differenza! Come Dio è differente dagli altri dèi e dalla mondanità, così anche il suo popolo deve vivere e mostrare una differenza rispetto agli altri: differenza soprattutto nel comportamento, nella prassi, nei rapporti con il prossimo. Al centro di questo comportamento vi è il comandamento parallelo a quello dello Shema‘ Jisra’el (amore per Dio: cf. Dt 6,5): “Amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”. L’amore con cui Dio ama deve essere vissuto dagli umani tra di loro. Solo così si può amare Dio in verità: amando gli altri.


Mt  5,38-48

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i peccatori? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Vangelo di Matteo).

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Giustizia

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Ma io vi dico…”

Masaccio, Il tributo (particolare), 1425 circa, affresco, 255×598 cm, cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, Firenze

12 febbraio 2017
VI domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulla prima lettura

Siracide 15,15-20

Il sapiente, figlio di Sira, ci presente l’insegnamento, la Torah di Dio, e i suoi comandi come un dono, non come un giogo. L’essere umano è stato creato capace di libertà, capace di scegliere il bene o il male, la vita o la morte. Ogni persona dunque, proprio perché è a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gen 1,26-27), è capax boni, è capace di etica, di fare il bene. Quando si pecca, si perde la somiglianza con il Creatore, ma non si perde mai l’immagine, che resta sempre in ogni persona come sigillo. L’uomo è responsabile del proprio peccato, anche se la sua fragilità lo rende incline a commetterlo, a non vivere secondo la volontà di Dio. Per questo, anche nella preghiera insegnataci da Gesù, diciamo: “Padre, non permettere che soccombiamo alla tentazione” (Mt 6,13). La nostra volontà e la grazia del Signore, in efficace sinergia, ci possono rendere obbedienti alla sua Parola.


Mt 5,17-37

Enzo Bianchi: La castità nelle relazioni umane

ENZO BIANCHI

Castità è una parola quasi sempre non compresa, anzi misconosciuta e derisa, soprattutto perché è confusa con l’astinenza sessuale, con il celibato. L’etimologia ci suggerisce che è casto (castus) colui che rifiuta l’incesto (in-castus). L’incesto avviene ogni volta che non si vive la distanza e non si rispetta l’alterità, che non è solo differenza. Non è casto chi cerca la fusione, l’attaccamento, il possesso: segno di tale ricerca è l’aggressività che, in questi casi, facilmente si accende e si manifesta.

La sessualità — ne sono convinto più che mai dopo una vita vissuta osservandola, contemplandola, vivendola nella pace e nella fragilità — sta nello spazio del dono, perché richiede di dare e di ricevere e si colloca sempre nella relazione tra due soggetti. La sessualità non si riduce alla genitalità, e dunque la capacità di dono e di accoglienza è più ampia di quella esercitata nella genitalità: investe, infatti, l’intera persona e le sue relazioni. Per questo la sessualità è cosa buona e bella, ma il suo uso può essere intelligente o stupido, amante o violento, legato all’amore o semplicemente alla pulsione. La sessualità ci spinge alla relazione con l’altro, ma dipende da noi cercare, in questa relazione, l’incontro o il possesso, la sinfonia o la prepotenza, lo scambio e la condivisione o il narcisistico possedere l’altro.

Enzo Bianchi: Paternità spirituale carismatica

Paternità spirituale

Agenzia SIR
3 febbraio 2017
di ENZO BIANCHI

Al cuore dell’opera di trasmissione della fede, compito assolutamente prioritario della chiesa oggi forse più che mai, si colloca il ministero della paternità spirituale. Ministero che troppo raramente si manifesta nel vissuto ecclesiale, tanto che spesso è difficile trovare un padre “spirituale”, nel senso più profondo del termine, cioè non semplicemente contrapposto a “biologico”, “naturale”, bensì “secondo lo Spirito”, dotato di “carismi”, di doni vissuti nella fede e tali da generare vita spirituale. In questo senso è ancor più evidente di come parlare di “padre” spirituale significhi anche parlare di “madre” spirituale. Ora, grande è la sete di questo tipo di aiuto tra i semplici credenti, e corrisponde al desiderio di una vita di fede seria e centrata sull’essenziale.

«Cristiani non si nasce, ma si diventa». Questa espressione di Tertulliano indica lo spazio in cui si inserisce la necessità della paternità spirituale. Occorre imparare a essere cristiani, meglio, occorre essere generati alla vita in Cristo; il cristianesimo non è infatti semplicemente una dottrina, ma una vita con Dio, in Cristo, per mezzo dello Spirito santo: ad essa occorre pertanto essere iniziati, introdotti.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Voi siete il sale della terra

voi siete il sale della terra

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi

Lucerna a navicella con gli Apostoli Pietro e Paolo, Fine del IV - primi anni del V sec. d. C., Bronzo fuso (tecnica a cera persa) con inserzioni e ritocchi a cesello, proveniente da Roma, Domus dei Valerii/Oratorio di Sant'Erasmo conservata a Firenze, Museo Archeologico Nazionale.

5 febbraio 2017

IV domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 58,7-10

In ogni comunità si registrano situazioni di contraddizione alla parola di Dio. Sono ore di oscurità, di nebbia. Continuano le liturgie, si mantengono vive le istituzioni, ma non c’è più autentica missione verso il mondo né sapore nella vita dei credenti. Il profeta Isaia intravede una tale situazione e allora richiama tutti a tornare alla concreta obbedienza alla volontà di Dio. C’è un digiuno, quello del condividere, dello spezzare il pane con il povero, che è più decisivo e autentico di quello dal cibo. C’è un fare misericordia ai bisognosi che è più importante delle liturgie al tempio. Se vi sarà questo comportamento, allora la comunità dei credenti brillerà di luce, riprenderà forza e convinzione, e sarà perciò missionaria nel mondo.


Mt 5,13-16

Enzo Bianchi: Le Beatitudini

Pittore Abruzzese, Serie di Patriarchi, Chiesa di Santa Maria ad Cryptas, tra il 1264 e il 1283, Fossa (L’Aquila).

29 gennaio 2017

IV domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Sofonia 2,3; 3,12-13

Il profeta Sofonia annuncia il giorno del Signore (jom ’Adonai), del Veniente, perciò invita alla consolazione, rivolgendosi innanzitutto agli “umili della terra”, quei credenti curvati, umiliati e poveri che attendono la salvezza dal Signore. Se costoro confermano il loro impegno nell’adempiere la volontà di Dio e cercano la sua giustizia, mai confidando in se stessi, allora saranno al riparo nel giorno del Signore. Questi fratelli e sorelle sono una minoranza, un resto, non sono tutto Israele, ma proprio a loro è annunciato e promesso il futuro nella pace e nella pienezza della vita, perché sono i prediletti da Dio. Questi poveri non sono solo destinatari delle scelte di Dio, ma a causa della loro condotta sono esemplari per tutta la comunità dei figli di Israele.


Mt  5,1-12a

Nuovo priore di Bose: Luciano Manicardi succede a Enzo Bianchi

Enzo Bianchi con Luciano Manicardi

Cari amici e ospiti,

come ormai noto, il giorno 26 gennaio, i fratelli e le sorelle di Bose, dopo aver accolto le dimissioni del priore e fondatore della comunità, Fr. Enzo Bianchi, che da tanto tempo ci aveva preparati a questo momento, si sono riuniti, in occasione del consiglio generale annuale, per procedere all’elezione di un nuovo priore. La scelta è caduta su di me che liberamente, ma con grande timore e tremore, ho accettato l’incarico.

Sono cosciente che una persona come Fr. Enzo Bianchi non ha successore, sono cosciente del significato che la nostra comunità rappresenta per il cammino di fede di tanti credenti, sono cosciente del servizio a diverse chiese cristiane che da anni la nostra comunità svolge in vista della ricerca dell’unità voluta dal Signore, sono cosciente del debito che abbiamo nei confronti della tradizione monastica e di tanti monasteri conosciuti e incontrati da Enzo anzitutto, ma anche dai fratelli e dalle sorelle della comunità, sono cosciente del lavoro di ascolto e della simpatia creatasi con tanti uomini e donne non credenti in vista di una ricerca comune di una modalità sempre più umana e umanizzata di abitare il mondo che la nostra comprensione evangelica ci ha suggerito.

Sono cosciente della responsabilità che questo comporta e sono soprattutto cosciente dei miei profondi limiti, ma chi presiede una comunità lo fa insieme, accanto e con i suoi fratelli e sorelle, e anche con il sostegno e la preghiera di quanti le sono vicini. Per questo chiedo a voi, amici e ospiti, di invocare lo Spirito e pregare per la nostra comunità, per chi l’ha fondata e presieduta fino ad ora e per me e per il servizio che mi accingo a svolgere.

Confidando nel Signore misericordioso e compassionevole

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini».

Don Umberto Cocconi

Gesù lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. (Vangelo secondo Matteo). 

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Chiamata di Pietro e Andrea, Champlevé su rame dorato, 1160–80 circa, Metropolitan Museum, New York

22 gennaio 2017

III domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 8,23-9,3

La prima lettura, tratta dal profeta Isaia – dai capitoli 7-12 definiti “Libro del Dio-con-noi (’Immanuel) –, ci annuncia l’azione di un uomo chiamato appunto Emmanuele, un bambino nato come dono di Dio (cf. Is 7,10-14), il quale regnerà portando liberazione e pace. La sua azione inizia proprio a partire dalle regioni più a nord della terra santa, quelle di Zabulon e di Neftali, che erano state umiliate dagli Assiri con l’invasione del 722 a.C. Proprio questa terra divenuta impura, chiamata Galilea delle genti pagane, precipitata nelle tenebre di morte, vedrà per prima la luce della liberazione. In essa, infatti, risuonerà il primo annuncio della buona notizia da parte di Gesù, come testimonia il vangelo secondo Matteo.


Mt  4,12-23

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: riconoscere e rendere testimonianza a Gesù

Mathis Gothart Nithart (Grünewald), particolare dell’altare di Isenheim, tra il 1512 e il 1516.

15 gennaio 2017
II domenica del tempo ordinario

di ENZO BIANCHI

Brevi note sulla prima lettura

Nel tempo ordinario tralascio il brano dell’apostolo (la seconda lettura), perché il lezionario della chiesa cattolica privilegia la scelta della lettura continuativa di un testo, lungo le varie domeniche, rispetto al parallelismo con il brano evangelico e con quello dell’Antico Testamento.

Isaia 49,3.5-6

Questo brano dell’Antico Testamento scelto in parallelo a quello del vangelo secondo Matteo, è un “canto”, il secondo “canto del Servo del Signore”, tra i quattro incastonati come perle nel libro di Isaia (cf. Is 42,1-7; 49,1-7; 50,4-9; 52,13-53,12). Si tratta di oracoli che sembrano formare un libretto indipendente dal resto della predicazione del profeta. In essi si intravede e viene descritto un Servo del Signore (‘ebed ’Adonaj) anonimo, la cui identità non è svelata. È stato chiamato dal Signore, quale persona rappresentativa del piccolo resto di Israele, e a lui è affidata una missione presso il popolo di Dio, riscattare e radunare gli esiliati, ma anche una missione universale, che riguarda tutte le genti, l’umanità intera. Questo servo sarà “luce delle genti” (cf. anche Is 42,6), porterà la salvezza fino all’estremità della terra e sarà riconosciuto anche dai governanti della terra (cf. Is 49,7). I discepoli di Gesù hanno interpretato questa profezia come annuncio del Servo del Signore Gesù di Nazaret.


Gv  1,29-34

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo…”

Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo…

Don Umberto Cocconi

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che bat-tezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Vangelo di Giovanni). Il primo passo è compiuto da Gesù stesso, è lui a venirti incontro, ieri come oggi. Quando il Battista dice: “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo…”, usa un’immagine che volutamente si rifà al sacrificio di espiazione nel Tempio. Gesù è colui che prende su di sé tutto il peccato del mondo, tutto quello che abbruttisce l’uomo sfigurando in lui l’immagine di Dio. L’Onnipotente, il Santo, l’Altissimo si fa carne e assume in Sé l’umanità, indossa la “maschera” del povero, del peccatore, della prostituta, del malato anzi, si potrebbe osare dire che egli è tutti costoro … facendoci capire che dietro le nostre maschere, e spesso anche a quelle che ci vengono attribuite, c’è ancora il vero volto che Dio ha disegnato.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Gesù si spoglia dei peccati e si riveste, dopo il battesimo, di una nuova candida veste spirituale.

Battesimo di Cristo

Don Umberto Cocconi

Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Vangelo secondo Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Gesù, in fila con i peccatori

Particolare della casula di san Nicola raffigurato da Gentile da Fabriano nel Polittico Quaratesi, 1425.

8 gennaio 2017
Battesimo del Signore
di ENZO BIANCHI

Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 42,1-4.6-7

Nella profezia di Isaia sono presenti, come perle su un tessuto, quattro poemetti chiamati “canti del Servo del Signore” (cf. Is 42,1-7; 49,1-7; 50,4-9; 52,13-53,12), i quali presentano un’ora della vita di un uomo anonimo, autentico e radicale schiavo del Signore, che, chiamato da lui, compie fedelmente la missione assegnatagli. Il testo odierno è tratto dal primo canto, che delinea il profilo di questo eletto di Dio sul quale dimora lo Spirito del Signore. È un profeta che parlerà a nome di Dio e si presenterà mite e umile, ma con una missione universale: diventare “alleanza del popolo e luce delle genti”, liberazione di tutti i prigionieri delle tenebre. Ben presto i credenti in Gesù Cristo hanno individuato in questo Servo i tratti del profeta Gesù che nell’umiltà si fa immergere da Giovanni nel Giordano.

ENZO BIANCHI: Epifania del Signore, manifestazione dell’anti-regalità di Gesù

Gentile da Fabriano, Adorazione dei magi (Pala Strozzi), 1423, Tempera, oro e argento su tavola, 300×282 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

6 gennaio 2017
Epifania del Signore

di ENZO BIANCHI

Mt  2,1-12


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 60,1-6

Sotto la guida efficace dello Spirito di Dio il profeta a volte legge situazioni ed eventi concreti, svelandone il significato nella storia di salvezza; altre volte guarda all’orizzonte del tempo e, come un “visionario”, racconta l’indicibile, l’inaudito. In questa pagina Isaia tenta di descrivere la città santa di Gerusalemme rivestita di luce, la quale vede i suoi figli dispersi ritornare da lontano, mentre appare su di lei, in una vera e propria epifania, la gloria del Signore. Non sono però solo i figli di Israele a compiere questo pellegrinaggio, ma li accompagnano anche le genti della terra, per giungere alla presenza del Signore con i loro doni e proclamare la gloria (o la salvezza, secondo la versione greca dei LXX) del Signore.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Maria madre di Gesù

Maria Madre di Gesù

Don Umberto Cocconi

I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo (Vangelo di Luca).

Al centro del Vangelo di oggi c’è la figura di Maria ed il suo essere madre. La maternità è un periodo d’attesa, ma l’attesa di una madre, è il compiersi di qualcosa di unico e irripetibile. Per ogni donna il tempo della gestazione è infatti un tempo ricolmo di inestimabile valore. Non è vuota attesa, bensì tempo di attento e trepidante ascolto, di misterioso dialogo col proprio figlio. I Vangeli, in verità, non ci parlano molto di questi momenti vissuti da Maria, possiamo solo immaginare le sue le sue trepidazioni insieme alla gioia di sentire il figlio muoversi nel suo grembo. Nel tempo della gestazione, la sintonia tra madre e figlio è cosa che solo le madri conoscono. «La grande lezione della maternità è rendere insostituibile chi si ama, rendere unico il proprio figlio, che nelle mani della madre diventa realmente figlio unico» (Massimo Recalcati). Freud afferma che una madre è l’altro che soccorre la vita, nel tempo in cui la vita precipita.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Buona domenica e buon anno di Pace; Gesù Cristo, la nostra pace

Pieter Mulier (detto il Tempesta), Annunciazione ai pastori, 1690-1701, Milano, Collezione Cariplo

ENZO BIANCHI

Divina maternità di Maria, Circoncisione, Santo Nome di Gesù 1 gennaio 2017
Lc  2,16-21
Commento al Vangelo
di ENZO BIANCHI

16 In quel tempo i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Enzo Bianchi: Papa Francesco ci invita a una riforma spirituale


di ENZO BIANCHI

Papa Francesco, appena varcata la soglia degli ottant’anni, ha segnato con la serenità che lo contraddistingue i momenti tradizionalmente legati alla fine di un anno civile: l’incontro con la curia romana e i messaggi di Natale e per la giornata mondiale della pace di Capodanno. Vigilante e visionario, il Pontefice appare un uomo forte, in buona salute, un cristiano che si nutre di fede convinta, un pastore che conosce la sollecitudine per ogni pecora a cominciare da quella smarrita, per la Chiesa che presiede, per le Chiese cristiane tutte.

Presto si compiranno quattro anni dall’inizio del suo servizio papale e forse possiamo decifrare cosa abbia significato e significhi nella Chiesa e nel mondo la successione all’apostolo Pietro di un vescovo che proviene non solo, come si ripete, dalle periferie del mondo, ma anche e soprattutto dagli interiora ecclesiae. Occorre ascolto del suo magistero, ascolto della società e della storia nella consapevolezza che gli effetti di un pontificato sono la conseguenza non solo del Papa, ma anche dei collaboratori, chiamati a corrispondere alle sue intenzioni profonde.

Il primo elemento sottolineato da molti è che, con l’avvento di Francesco, si è sviluppato un clima nuovo, nel quale si sono sopite paure e inibizioni, un clima di maggiore libertà, come aveva auspicato Paolo VI nell’udienza generale del 9 luglio 1969: «Avremo quindi un periodo nella vita della Chiesa, e perciò in quella d’ogni suo figlio, di maggiore libertà, cioè di minori obbligazioni legali e di minori inibizioni interiori. Sarà ridotta la disciplina formale, abolita ogni arbitraria intolleranza, ogni assolutismo; sarà semplificata la legge positiva, temperato l’esercizio dell’autorità, sarà promosso il senso di quella libertà cristiana, che tanto interessò la prima generazione cristiana».

Meditazione su Dio in 32 punti di don Umberto Cocconi

Cristo Risorto

Meditazione su Dio in 32 punti

Don Umberto Cocconi

1. Scrive l'evangelista “Dio nessuno lo ha mai visto”.
2. Pertanto le descrizioni che si sono fatte di Dio, anche da parte di Mosè, sono limitate, sono incomplete, a volte devianti, o addirittura false. 
3. Quindi Dio nessuno lo ha mai visto. 
4. “Il figlio unigenito”, unigenito nel senso dell'unicità di questo figlio, “che è nel seno del Padre”, cioè nella piena intimità del Padre, “è lui che lo ha rivelato”. 
5. L'evangelista ci invita a centrare tutta la nostra attenzione su Gesù, Lui è l’immagine del Dio invisibile. 
6. Tutto quello che vediamo in Gesù questo è Dio. 
7. Il progetto di Dio non si realizza in un superuomo, difficile da imitare, soltanto da ammirare, ma si realizza nella debolezza umana. 
8. Questo vuol dire che Dio si manifesta nell'umanità … la parola, il verbo si è fatto carne. 
9. Più l'uomo diventa umano più manifesta il divino che è in lui. 
10. E questo Verbo che si fece carne, questo progetto di Dio, che si fa carne, è la pienezza dell'amore di Dio che si manifesta in un uomo che diventa l'unico vero santuario dal quale si irradia l'amore del Padre. 
11. E questa parola che si è fatto carne, viene donata all’umanità, nella sua debolezza, la grazia e la verità”, 
12. “In principio era il Verbo”. 
13. Giovanni prende le distanze dalla teologia del libro del Genesi, dove si affermava che “In principio Dio creò il cielo e la terra”. 

Natale, Enzo Bianchi: Oggi è nato per voi un Salvatore”

Elliott Erwitt, Madre e figlia, New York, 1953.

25 dicembre 2016
Natale, messa della notte
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 9,1-6

Il profeta Isaia contempla la situazione del popolo di Israele nella terra promessa e donata da Dio e scorge un mistero di morte e resurrezione per la porzione del nord, quella abitata dalle tribù di Zabulon e di Neftali. Mentre egli scrive, queste terre sono desolate dopo la conquista e la deportazione ad opera degli Assiri (722 a.C.). Ma proprio questi territori periferici e umiliati un giorno saranno i primi a risorgere: vedranno una grande luce, la fine della schiavitù e della guerra, a causa della nascita di un bambino, dono di Dio al suo popolo. Un bambino chiamato con dei titoli inauditi: “Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”. Ecco il Messia glorioso e vincitore profetizzato da Isaia.

Lettera a Tito 2,11-14

L’Apostolo ricorda in sintesi l’evento della nostra salvezza: l’incarnazione, l’umanizzazione di Dio che è epifania, manifestazione della sua grazia, del suo amore gratuito che non va mai meritato. È significativo che Girolamo traduca: “È apparsa l’humanitas, l’umanità di Dio nostro Salvatore” (Tt  3,4, Vulgata). Sì, umanità che insegna alla nostra umanità, umanità come Dio l’ha pensata, voluta, creata e pienamente realizzata in suo Figlio, che è per sempre “grande Dio e Salvatore”.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Così fu generato Gesù Cristo

Sogno di Giuseppe

Don Umberto Cocconi

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa (Vangelo di Matteo).

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