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La vita sta cambiando pelle

Religioni e Spiritualità

Religioni e Spiritualità: informazioni e riflessioni mistiche Religiose Laiche Vaticano Commenti ai Vangeli(vedi anche rubriche di Don Luciano Scaccaglia, di don Umberto Cocconi, di Enzo Bianchi Priore di Bose) Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi. Gesù il Signore: la Luce del mondo

Opera El Greco: il cieco miracolato da Gesù

Passando vide un uomo cieco dalla nascita e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E' un profeta!». Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane» (vangelo di Giovanni).

Trattati Roma: Papa Francesco, non ridurre gli ideali dell'Europa a necessità della finanza

Mattarella: 'Alla costruzione europea mancano dei pezzi, Europa va completata vita'

"Il Parlamento Europeo, che è stato, tradizionalmente, uno degli acceleratori del processo di integrazione, è ben consapevole che alla costruzione europea mancano pezzi, che essa va completata. Diversamente l'equilibrio instabile, che la caratterizza, non potrà durare". L'allarme viene dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale la Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo.

Il Papa è arrivato nella Sala regia del Palazzo Apostolico dove lo attendevano le delegazioni di tutta Europa. Presenti 27 capi di stato e di governo. Comincia l'udienza convocata in occasione del 60.ma anniversario dei Trattati di Roma. Si apre con il saluto del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani che, in onore del papa argentino, ha cominciato l'intervento parlando in spagnolo. 

L'Europa deve evitare la "tentazione di ridurre gli ideali fondativi dell'Unione alle necessità produttive, economiche e finanziarie"; piuttosto deve puntare "ai valori", mettendo al centro "l'uomo". Lo ha detto il Papa, parlando ai leader europei.

L'Europa si adoperò con fatica per far cadere il muro "eppure oggi si è persa memoria della fatica. Si è persa pure la consapevolezza del dramma di famiglie separate, della povertà e della miseria che quella divisione provocò". Lo ha detto il Papa richiamando alla memoria dei leader europei "quell'innaturale barriera che dal Mar Baltico all'Adriatico divideva il continente". "In un mondo che conosceva bene il dramma di muri e divisioni, era ben chiara l'importanza di lavorare per un'Europa unita e aperta".

Per imparare a pregare, Enzo Bianchi: è l’arma migliore

ENZO BIANCHI intervistato da VITO MAGNO

Un tempo pregare era come respirare. Oggi che a livello spirituale l’ossigeno si va rarefacendo, chiamare la preghiera «il respiro dell’anima», come ha fatto Papa Francesco (14 dicembre 2014), che senso ha e che sforzo richiede?

Le nuove generazioni forse non saprebbero più usare questa espressione, anche se pregano lo stesso. La preghiera oggi è percepita in modo molto diverso da un tempo; è un fermarsi, un sostare, un mettersi a pensare contemplando, cercando soprattutto di ascoltare la voce di Dio che parla al cuore. Certo la preghiera resta il respiro dell’anima e della vita interiore; come potrebbe essere diversamente? Ma l’antropologia è mutata, il mondo è disincantato, sono cambiati lo stile e la forma della preghiera che esisteva prima di quest’età postmoderna.

Con il cambiare dei tempi, la preghiera resta anche l’espressione innata del senso religioso della vita. «Non so se credo o non credo: so che prego» diceva lo scrittore spagnolo Salvador de Madariaga. Ma se così è, quale potrebbe essere l’ipotetica preghiera di un ateo?

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Signore, dammi sempre quest’acqua!”

Jonathan Bachman, Baton Rouge, 9 luglio 2016

19 marzo 2017

III domenica di Quaresima
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Esodo 17,3-7

Nelle prime due domeniche di Quaresima, con la memoria di Adamo ed Eva, cioè dell’umanità nei suoi inizi, e la memoria di Abramo, il primo credente nel Dio vivente, abbiamo considerato l’inizio della storia di salvezza. In questa domenica e nelle prossime le tre letture diventano nuovamente parallele e convergenti su temi battesimali e pasquali: l’acqua, la luce, la vita.
In questo brano dell’Esodo riviviamo il dono dell’acqua fatto da Dio al suo popolo nel deserto, quando era minacciato dalla sete. La sete è metafora della nostra ricerca, come nel vangelo che ci presenta la donna samaritana la quale va ad attingere acqua al pozzo e, nell’incontro con Gesù, trova l’acqua della vita.

Lettera ai Romani 5,1-2.5-8

L’Apostolo illustra ai cristiani di Roma la salvezza non meritata: attraverso la fede sono giustificati, resi giusti, dunque abitati dall’amore di Dio riversato nei loro cuori attraverso lo Spirito santo. E ciò avviene grazie all’evento pasquale: Cristo ha dato la vita per gli uomini, tutti peccatori. Proprio mentre gli esseri umani erano peccatori e nemici di Dio, Dio li ha amati fino a donare loro suo Figlio Gesù Cristo. Ecco l’epifania dell’amore gratuito di Dio, amore senza reciprocità, amore che riconcilia con Dio il peccatore.


Gv  4,5-42

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi, Gesù alla Samaritana: «Dammi da bere».

Gesù e la Samaritana

Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto» (Vangelo di Giovanni).

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: È proprio quando ti senti amato che diventi bellezza.

La Trasfigurazione

Don Umberto Cocconi

Sei giorni dopo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Gesù trasfigurato

Zohreh Saberi, Into the Light (Dentro la luce), foto racconto del novembre 2015 a Babol, Mazandaran, Iran.

12 marzo 2017

II domenica di Quaresima
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Genesi 12,1-4 a

A differenza della prima, in questa seconda domenica di Quaresima le tre letture bibliche non sono parallele e dunque non convergono verso un unico tema. Il brano della Genesi rappresenta la prima tappa della storia di salvezza: Abramo è chiamato da Dio per essere il primo che aderisce al Signore, “il padre dei credenti” (cf. Rm 4,16). Dio chiama quest’uomo pagano dalle genti, gli chiede di lasciare la sua terra per iniziare un cammino la cui meta è conosciuta solo da Dio che lo chiama. E Abramo subito acconsente, obbedisce e parte, credendo in quella promessa di benedizione.

Seconda lettera a Timoteo 2Ti 1,8-10

L’Apostolo scrive a Timoteo esortandolo ad avere fiducia, ad accettare le sofferenze a causa del Vangelo, dunque a rendere testimonianza al Signore Gesù. Fondamento dell’esortazione è il mistero della salvezza, descritto da Paolo con un linguaggio conciso, essenziale: Dio ci ha chiamati e ci ha salvati, ci dona la salvezza senza che dobbiamo meritarla, e quest’azione ha avuto la sua epifania e la sua rivelazione in Gesù Cristo, il vincitore della morte.


Mt  17,1-9

Enzo Bianchi: davanti al testamento biologico

Nancy Borowick, A Life in Death (Una vita nella morte), progetto fotografico premiato al World Press Photo del 2016.

Enzo Bianchi

Sappiamo tutti di dover morire perché non siamo immortali. Questa consapevolezza ci accompagna per tutta la vita, ma con un’intensità e una chiarezza che muta con il mutare dell’età e delle vicende personali: molte volte rimuoviamo la morte, ne cancelliamo la presenza dall’orizzonte del nostro vivere, ma soprattutto quando entriamo nella vecchiaia, contiamo i giorni, ci interroghiamo su quanti ne resteranno da vivere, e impariamo a vivere tenendo desta la memoria della morte. Inoltre, quando si è vecchi, la morte di volti noti diventa frequente e siccome le forze vengono meno e i problemi di salute si fanno più sofferti, noi “sentiamo” che la morte ci viene incontro. L’ars vivendi che abbiamo cercato di praticare con fatica e attenzione ci chiede di inglobare a poco a poco anche l’ars moriendi.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: La lotta contro le tentazioni

resistenza alle tentazioni

5 marzo 2017

I domenica di Quaresima
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Genesi 2,7-9; 3,1-7 e Lettera ai Romani 5,12-19

Nel tempo di Quaresima (annata A) le tre letture sono parallele, o meglio illustrano il tema della storia della salvezza, nelle sue tappe riassunte nelle parole e nei gesti di Gesù. In questa prima domenica le letture convergono sulla tentazione vissuta da ogni umano in Adamo ed Eva, personalità corporative e simboliche. La tentazione viene dal demonio, il serpente antico, ma si insinua nel cuore umano come seduzione quando si instaura un rapporto con ogni realtà. Appena l’essere umano si mette in relazione con una realtà, è tentato di divorarla, di possederla, di dominarla, senza riconoscere il limite naturale e cercando di non cogliersi come creatura ma creatore di se stesso. Da qui la caduta, il peccato, la scelta di una strada che è mortifera. Nel vangelo Gesù, nuovo e ultimo Adamo, subirà la stessa tentazione, ma trionferà vincendo Satana. Con questa certezza di fede l’Apostolo Paolo, nella Lettera ai Romani, traccia il parallelo tra il primo Adamo, l’umano nella sua qualità storica, e l’Adamo ultimo e definitivo, Gesù, che, sconfitto il peccato e la morte, dona gratuitamente a tutta l’umanità la giustificazione, cioè la salvezza, e quindi la pienezza della vita inaugurata dalla sua resurrezione. All’uomo disobbediente si contrappone l’uomo Gesù, “obbediente fino alla morte e alla morte di croce”, ma esaltato e glorificato da Dio (cf. Fil 2,8-9) per la sua vita donata e spesa nell’amore (cf. Gv 13,1).


Mt  4,1-11

Da Bose: meditazione sul Mercoledì delle ceneri

Atelier iconografico di Bose, Icona di Anna, donna del silenzio

1 marzo 2017

Mt  6,1-6.16-18

Il quel tempo Gesù disse ai discepoli: «1 State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2 Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3 Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4 perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 5 E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 16 E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17 Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18 perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.»


Oggi inizia il cammino quaresimale, cammino di penitenza e di ritorno al Signore, cammino che attraverso il deserto della solitudine, del silenzio e della sobrietà, ci condurrà alla luminosa gioia di Pasqua.

Riflessioni sul vangelo di don Umberto Cocconi: Nessuno può servire due padroni

Nessuno può servire due padroni

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e mammona. Per-ciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vo-stro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vesti-to? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete biso-gno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Non potete servire Dio e Mammona!

Mosaico di Musrara (particolare), VI sec., Gerusalemme (nei pressi della porta di Damasco).

26 febbraio 2017

VIII domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulla prima lettura

Isaia 49,14-15

Se nel brano evangelico di oggi Dio è narrato da Gesù come “Padre” che ama i suoi figli, li custodisce e si prende cura di loro, Isaia lo contempla come Madre. Accanto all’immagine del padre, è eloquente anche quella della madre che non può dimenticare il figlio, carne della sua carne, da lei portato in grembo per mesi. E anche se qualche volta accade (ma solo per follia!) che una madre dimentichi il suo bambino, Dio invece non dimentica mai i suoi figli. La città di Gerusalemme, desolata dopo la sua distruzione, si lamenta gridando: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”; ma in verità l’amore del Signore è per sempre (le-‘olam), gratuito, fedele, è amore di tenerezza materna, è amore paterno che sceglie e fa alleanza per sempre.


Mt  6,24-34

Enzo Bianchi: La dignità del fine vita

Nancy Borowick, A Life in Death (Una vita nella morte), progetto fotografico premiato al World Press Photo del 2016.

ENZO BIANCHI

Quando Samuel Huntington teorizzò lo “scontro di civiltà”, su queste colonne osai preconizzare che nel nostro paese non ci sarebbe stato questo scontro, ma che avremmo vissuto invece uno scontro di etiche: fino a qualche decennio fa, infatti, l’etica cristiana cattolica era in larga parte ispiratrice anche dell’etica laica, ma nell’epoca del pluralismo sono apparse nella nostra società etiche diverse. Così in questi anni assistiamo a un confronto aspro, segnato da ideologie e privo di quella serenità che sarebbe auspicabile per compiere un cammino di umanizzazione condiviso da appartenenti e non appartenenti a religioni diverse.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: L’amore per il nemico

Abbraccio, XII sec, proveniente dalla Cattedrale di Poitiers ora custodito presso il Musée Sainte Croix.

19 febbraio 2017

VII domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulla prima lettura

Levitico 19,1-2.17-18

Nella Torah, l’insegnamento dato da Dio al suo popolo tramite Mosè, sta scritto il comando: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. Ma cos’è questa santità di Dio che può essere estesa al suo popolo? Una differenza! Come Dio è differente dagli altri dèi e dalla mondanità, così anche il suo popolo deve vivere e mostrare una differenza rispetto agli altri: differenza soprattutto nel comportamento, nella prassi, nei rapporti con il prossimo. Al centro di questo comportamento vi è il comandamento parallelo a quello dello Shema‘ Jisra’el (amore per Dio: cf. Dt 6,5): “Amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”. L’amore con cui Dio ama deve essere vissuto dagli umani tra di loro. Solo così si può amare Dio in verità: amando gli altri.


Mt  5,38-48

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i peccatori? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Vangelo di Matteo).

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Giustizia

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Ma io vi dico…”

Masaccio, Il tributo (particolare), 1425 circa, affresco, 255×598 cm, cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, Firenze

12 febbraio 2017
VI domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulla prima lettura

Siracide 15,15-20

Il sapiente, figlio di Sira, ci presente l’insegnamento, la Torah di Dio, e i suoi comandi come un dono, non come un giogo. L’essere umano è stato creato capace di libertà, capace di scegliere il bene o il male, la vita o la morte. Ogni persona dunque, proprio perché è a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gen 1,26-27), è capax boni, è capace di etica, di fare il bene. Quando si pecca, si perde la somiglianza con il Creatore, ma non si perde mai l’immagine, che resta sempre in ogni persona come sigillo. L’uomo è responsabile del proprio peccato, anche se la sua fragilità lo rende incline a commetterlo, a non vivere secondo la volontà di Dio. Per questo, anche nella preghiera insegnataci da Gesù, diciamo: “Padre, non permettere che soccombiamo alla tentazione” (Mt 6,13). La nostra volontà e la grazia del Signore, in efficace sinergia, ci possono rendere obbedienti alla sua Parola.


Mt 5,17-37

Enzo Bianchi: La castità nelle relazioni umane

ENZO BIANCHI

Castità è una parola quasi sempre non compresa, anzi misconosciuta e derisa, soprattutto perché è confusa con l’astinenza sessuale, con il celibato. L’etimologia ci suggerisce che è casto (castus) colui che rifiuta l’incesto (in-castus). L’incesto avviene ogni volta che non si vive la distanza e non si rispetta l’alterità, che non è solo differenza. Non è casto chi cerca la fusione, l’attaccamento, il possesso: segno di tale ricerca è l’aggressività che, in questi casi, facilmente si accende e si manifesta.

La sessualità — ne sono convinto più che mai dopo una vita vissuta osservandola, contemplandola, vivendola nella pace e nella fragilità — sta nello spazio del dono, perché richiede di dare e di ricevere e si colloca sempre nella relazione tra due soggetti. La sessualità non si riduce alla genitalità, e dunque la capacità di dono e di accoglienza è più ampia di quella esercitata nella genitalità: investe, infatti, l’intera persona e le sue relazioni. Per questo la sessualità è cosa buona e bella, ma il suo uso può essere intelligente o stupido, amante o violento, legato all’amore o semplicemente alla pulsione. La sessualità ci spinge alla relazione con l’altro, ma dipende da noi cercare, in questa relazione, l’incontro o il possesso, la sinfonia o la prepotenza, lo scambio e la condivisione o il narcisistico possedere l’altro.

Enzo Bianchi: Paternità spirituale carismatica

Paternità spirituale

Agenzia SIR
3 febbraio 2017
di ENZO BIANCHI

Al cuore dell’opera di trasmissione della fede, compito assolutamente prioritario della chiesa oggi forse più che mai, si colloca il ministero della paternità spirituale. Ministero che troppo raramente si manifesta nel vissuto ecclesiale, tanto che spesso è difficile trovare un padre “spirituale”, nel senso più profondo del termine, cioè non semplicemente contrapposto a “biologico”, “naturale”, bensì “secondo lo Spirito”, dotato di “carismi”, di doni vissuti nella fede e tali da generare vita spirituale. In questo senso è ancor più evidente di come parlare di “padre” spirituale significhi anche parlare di “madre” spirituale. Ora, grande è la sete di questo tipo di aiuto tra i semplici credenti, e corrisponde al desiderio di una vita di fede seria e centrata sull’essenziale.

«Cristiani non si nasce, ma si diventa». Questa espressione di Tertulliano indica lo spazio in cui si inserisce la necessità della paternità spirituale. Occorre imparare a essere cristiani, meglio, occorre essere generati alla vita in Cristo; il cristianesimo non è infatti semplicemente una dottrina, ma una vita con Dio, in Cristo, per mezzo dello Spirito santo: ad essa occorre pertanto essere iniziati, introdotti.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Voi siete il sale della terra

voi siete il sale della terra

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi

Lucerna a navicella con gli Apostoli Pietro e Paolo, Fine del IV - primi anni del V sec. d. C., Bronzo fuso (tecnica a cera persa) con inserzioni e ritocchi a cesello, proveniente da Roma, Domus dei Valerii/Oratorio di Sant'Erasmo conservata a Firenze, Museo Archeologico Nazionale.

5 febbraio 2017

IV domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 58,7-10

In ogni comunità si registrano situazioni di contraddizione alla parola di Dio. Sono ore di oscurità, di nebbia. Continuano le liturgie, si mantengono vive le istituzioni, ma non c’è più autentica missione verso il mondo né sapore nella vita dei credenti. Il profeta Isaia intravede una tale situazione e allora richiama tutti a tornare alla concreta obbedienza alla volontà di Dio. C’è un digiuno, quello del condividere, dello spezzare il pane con il povero, che è più decisivo e autentico di quello dal cibo. C’è un fare misericordia ai bisognosi che è più importante delle liturgie al tempio. Se vi sarà questo comportamento, allora la comunità dei credenti brillerà di luce, riprenderà forza e convinzione, e sarà perciò missionaria nel mondo.


Mt 5,13-16

Enzo Bianchi: Le Beatitudini

Pittore Abruzzese, Serie di Patriarchi, Chiesa di Santa Maria ad Cryptas, tra il 1264 e il 1283, Fossa (L’Aquila).

29 gennaio 2017

IV domenica del tempo ordinario
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Sofonia 2,3; 3,12-13

Il profeta Sofonia annuncia il giorno del Signore (jom ’Adonai), del Veniente, perciò invita alla consolazione, rivolgendosi innanzitutto agli “umili della terra”, quei credenti curvati, umiliati e poveri che attendono la salvezza dal Signore. Se costoro confermano il loro impegno nell’adempiere la volontà di Dio e cercano la sua giustizia, mai confidando in se stessi, allora saranno al riparo nel giorno del Signore. Questi fratelli e sorelle sono una minoranza, un resto, non sono tutto Israele, ma proprio a loro è annunciato e promesso il futuro nella pace e nella pienezza della vita, perché sono i prediletti da Dio. Questi poveri non sono solo destinatari delle scelte di Dio, ma a causa della loro condotta sono esemplari per tutta la comunità dei figli di Israele.


Mt  5,1-12a

Nuovo priore di Bose: Luciano Manicardi succede a Enzo Bianchi

Enzo Bianchi con Luciano Manicardi

Cari amici e ospiti,

come ormai noto, il giorno 26 gennaio, i fratelli e le sorelle di Bose, dopo aver accolto le dimissioni del priore e fondatore della comunità, Fr. Enzo Bianchi, che da tanto tempo ci aveva preparati a questo momento, si sono riuniti, in occasione del consiglio generale annuale, per procedere all’elezione di un nuovo priore. La scelta è caduta su di me che liberamente, ma con grande timore e tremore, ho accettato l’incarico.

Sono cosciente che una persona come Fr. Enzo Bianchi non ha successore, sono cosciente del significato che la nostra comunità rappresenta per il cammino di fede di tanti credenti, sono cosciente del servizio a diverse chiese cristiane che da anni la nostra comunità svolge in vista della ricerca dell’unità voluta dal Signore, sono cosciente del debito che abbiamo nei confronti della tradizione monastica e di tanti monasteri conosciuti e incontrati da Enzo anzitutto, ma anche dai fratelli e dalle sorelle della comunità, sono cosciente del lavoro di ascolto e della simpatia creatasi con tanti uomini e donne non credenti in vista di una ricerca comune di una modalità sempre più umana e umanizzata di abitare il mondo che la nostra comprensione evangelica ci ha suggerito.

Sono cosciente della responsabilità che questo comporta e sono soprattutto cosciente dei miei profondi limiti, ma chi presiede una comunità lo fa insieme, accanto e con i suoi fratelli e sorelle, e anche con il sostegno e la preghiera di quanti le sono vicini. Per questo chiedo a voi, amici e ospiti, di invocare lo Spirito e pregare per la nostra comunità, per chi l’ha fondata e presieduta fino ad ora e per me e per il servizio che mi accingo a svolgere.

Confidando nel Signore misericordioso e compassionevole

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