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La vita sta cambiando pelle

Religioni e Spiritualità

Religioni e Spiritualità: informazioni e riflessioni mistiche Religiose Laiche Vaticano Commenti ai Vangeli(vedi anche rubriche di Don Luciano Scaccaglia, di don Umberto Cocconi, di Enzo Bianchi Priore di Bose) Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: riconoscere e rendere testimonianza a Gesù

Mathis Gothart Nithart (Grünewald), particolare dell’altare di Isenheim, tra il 1512 e il 1516.

15 gennaio 2017
II domenica del tempo ordinario

di ENZO BIANCHI

Brevi note sulla prima lettura

Nel tempo ordinario tralascio il brano dell’apostolo (la seconda lettura), perché il lezionario della chiesa cattolica privilegia la scelta della lettura continuativa di un testo, lungo le varie domeniche, rispetto al parallelismo con il brano evangelico e con quello dell’Antico Testamento.

Isaia 49,3.5-6

Questo brano dell’Antico Testamento scelto in parallelo a quello del vangelo secondo Matteo, è un “canto”, il secondo “canto del Servo del Signore”, tra i quattro incastonati come perle nel libro di Isaia (cf. Is 42,1-7; 49,1-7; 50,4-9; 52,13-53,12). Si tratta di oracoli che sembrano formare un libretto indipendente dal resto della predicazione del profeta. In essi si intravede e viene descritto un Servo del Signore (‘ebed ’Adonaj) anonimo, la cui identità non è svelata. È stato chiamato dal Signore, quale persona rappresentativa del piccolo resto di Israele, e a lui è affidata una missione presso il popolo di Dio, riscattare e radunare gli esiliati, ma anche una missione universale, che riguarda tutte le genti, l’umanità intera. Questo servo sarà “luce delle genti” (cf. anche Is 42,6), porterà la salvezza fino all’estremità della terra e sarà riconosciuto anche dai governanti della terra (cf. Is 49,7). I discepoli di Gesù hanno interpretato questa profezia come annuncio del Servo del Signore Gesù di Nazaret.


Gv  1,29-34

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo…”

Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo…

Don Umberto Cocconi

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che bat-tezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Vangelo di Giovanni). Il primo passo è compiuto da Gesù stesso, è lui a venirti incontro, ieri come oggi. Quando il Battista dice: “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo…”, usa un’immagine che volutamente si rifà al sacrificio di espiazione nel Tempio. Gesù è colui che prende su di sé tutto il peccato del mondo, tutto quello che abbruttisce l’uomo sfigurando in lui l’immagine di Dio. L’Onnipotente, il Santo, l’Altissimo si fa carne e assume in Sé l’umanità, indossa la “maschera” del povero, del peccatore, della prostituta, del malato anzi, si potrebbe osare dire che egli è tutti costoro … facendoci capire che dietro le nostre maschere, e spesso anche a quelle che ci vengono attribuite, c’è ancora il vero volto che Dio ha disegnato.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Gesù si spoglia dei peccati e si riveste, dopo il battesimo, di una nuova candida veste spirituale.

Battesimo di Cristo

Don Umberto Cocconi

Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Vangelo secondo Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Gesù, in fila con i peccatori

Particolare della casula di san Nicola raffigurato da Gentile da Fabriano nel Polittico Quaratesi, 1425.

8 gennaio 2017
Battesimo del Signore
di ENZO BIANCHI

Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 42,1-4.6-7

Nella profezia di Isaia sono presenti, come perle su un tessuto, quattro poemetti chiamati “canti del Servo del Signore” (cf. Is 42,1-7; 49,1-7; 50,4-9; 52,13-53,12), i quali presentano un’ora della vita di un uomo anonimo, autentico e radicale schiavo del Signore, che, chiamato da lui, compie fedelmente la missione assegnatagli. Il testo odierno è tratto dal primo canto, che delinea il profilo di questo eletto di Dio sul quale dimora lo Spirito del Signore. È un profeta che parlerà a nome di Dio e si presenterà mite e umile, ma con una missione universale: diventare “alleanza del popolo e luce delle genti”, liberazione di tutti i prigionieri delle tenebre. Ben presto i credenti in Gesù Cristo hanno individuato in questo Servo i tratti del profeta Gesù che nell’umiltà si fa immergere da Giovanni nel Giordano.

ENZO BIANCHI: Epifania del Signore, manifestazione dell’anti-regalità di Gesù

Gentile da Fabriano, Adorazione dei magi (Pala Strozzi), 1423, Tempera, oro e argento su tavola, 300×282 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

6 gennaio 2017
Epifania del Signore

di ENZO BIANCHI

Mt  2,1-12


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 60,1-6

Sotto la guida efficace dello Spirito di Dio il profeta a volte legge situazioni ed eventi concreti, svelandone il significato nella storia di salvezza; altre volte guarda all’orizzonte del tempo e, come un “visionario”, racconta l’indicibile, l’inaudito. In questa pagina Isaia tenta di descrivere la città santa di Gerusalemme rivestita di luce, la quale vede i suoi figli dispersi ritornare da lontano, mentre appare su di lei, in una vera e propria epifania, la gloria del Signore. Non sono però solo i figli di Israele a compiere questo pellegrinaggio, ma li accompagnano anche le genti della terra, per giungere alla presenza del Signore con i loro doni e proclamare la gloria (o la salvezza, secondo la versione greca dei LXX) del Signore.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Maria madre di Gesù

Maria Madre di Gesù

Don Umberto Cocconi

I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo (Vangelo di Luca).

Al centro del Vangelo di oggi c’è la figura di Maria ed il suo essere madre. La maternità è un periodo d’attesa, ma l’attesa di una madre, è il compiersi di qualcosa di unico e irripetibile. Per ogni donna il tempo della gestazione è infatti un tempo ricolmo di inestimabile valore. Non è vuota attesa, bensì tempo di attento e trepidante ascolto, di misterioso dialogo col proprio figlio. I Vangeli, in verità, non ci parlano molto di questi momenti vissuti da Maria, possiamo solo immaginare le sue le sue trepidazioni insieme alla gioia di sentire il figlio muoversi nel suo grembo. Nel tempo della gestazione, la sintonia tra madre e figlio è cosa che solo le madri conoscono. «La grande lezione della maternità è rendere insostituibile chi si ama, rendere unico il proprio figlio, che nelle mani della madre diventa realmente figlio unico» (Massimo Recalcati). Freud afferma che una madre è l’altro che soccorre la vita, nel tempo in cui la vita precipita.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Buona domenica e buon anno di Pace; Gesù Cristo, la nostra pace

Pieter Mulier (detto il Tempesta), Annunciazione ai pastori, 1690-1701, Milano, Collezione Cariplo

ENZO BIANCHI

Divina maternità di Maria, Circoncisione, Santo Nome di Gesù 1 gennaio 2017
Lc  2,16-21
Commento al Vangelo
di ENZO BIANCHI

16 In quel tempo i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Enzo Bianchi: Papa Francesco ci invita a una riforma spirituale


di ENZO BIANCHI

Papa Francesco, appena varcata la soglia degli ottant’anni, ha segnato con la serenità che lo contraddistingue i momenti tradizionalmente legati alla fine di un anno civile: l’incontro con la curia romana e i messaggi di Natale e per la giornata mondiale della pace di Capodanno. Vigilante e visionario, il Pontefice appare un uomo forte, in buona salute, un cristiano che si nutre di fede convinta, un pastore che conosce la sollecitudine per ogni pecora a cominciare da quella smarrita, per la Chiesa che presiede, per le Chiese cristiane tutte.

Presto si compiranno quattro anni dall’inizio del suo servizio papale e forse possiamo decifrare cosa abbia significato e significhi nella Chiesa e nel mondo la successione all’apostolo Pietro di un vescovo che proviene non solo, come si ripete, dalle periferie del mondo, ma anche e soprattutto dagli interiora ecclesiae. Occorre ascolto del suo magistero, ascolto della società e della storia nella consapevolezza che gli effetti di un pontificato sono la conseguenza non solo del Papa, ma anche dei collaboratori, chiamati a corrispondere alle sue intenzioni profonde.

Il primo elemento sottolineato da molti è che, con l’avvento di Francesco, si è sviluppato un clima nuovo, nel quale si sono sopite paure e inibizioni, un clima di maggiore libertà, come aveva auspicato Paolo VI nell’udienza generale del 9 luglio 1969: «Avremo quindi un periodo nella vita della Chiesa, e perciò in quella d’ogni suo figlio, di maggiore libertà, cioè di minori obbligazioni legali e di minori inibizioni interiori. Sarà ridotta la disciplina formale, abolita ogni arbitraria intolleranza, ogni assolutismo; sarà semplificata la legge positiva, temperato l’esercizio dell’autorità, sarà promosso il senso di quella libertà cristiana, che tanto interessò la prima generazione cristiana».

Meditazione su Dio in 32 punti di don Umberto Cocconi

Cristo Risorto

Meditazione su Dio in 32 punti

Don Umberto Cocconi

1. Scrive l'evangelista “Dio nessuno lo ha mai visto”.
2. Pertanto le descrizioni che si sono fatte di Dio, anche da parte di Mosè, sono limitate, sono incomplete, a volte devianti, o addirittura false. 
3. Quindi Dio nessuno lo ha mai visto. 
4. “Il figlio unigenito”, unigenito nel senso dell'unicità di questo figlio, “che è nel seno del Padre”, cioè nella piena intimità del Padre, “è lui che lo ha rivelato”. 
5. L'evangelista ci invita a centrare tutta la nostra attenzione su Gesù, Lui è l’immagine del Dio invisibile. 
6. Tutto quello che vediamo in Gesù questo è Dio. 
7. Il progetto di Dio non si realizza in un superuomo, difficile da imitare, soltanto da ammirare, ma si realizza nella debolezza umana. 
8. Questo vuol dire che Dio si manifesta nell'umanità … la parola, il verbo si è fatto carne. 
9. Più l'uomo diventa umano più manifesta il divino che è in lui. 
10. E questo Verbo che si fece carne, questo progetto di Dio, che si fa carne, è la pienezza dell'amore di Dio che si manifesta in un uomo che diventa l'unico vero santuario dal quale si irradia l'amore del Padre. 
11. E questa parola che si è fatto carne, viene donata all’umanità, nella sua debolezza, la grazia e la verità”, 
12. “In principio era il Verbo”. 
13. Giovanni prende le distanze dalla teologia del libro del Genesi, dove si affermava che “In principio Dio creò il cielo e la terra”. 

Natale, Enzo Bianchi: Oggi è nato per voi un Salvatore”

Elliott Erwitt, Madre e figlia, New York, 1953.

25 dicembre 2016
Natale, messa della notte
di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 9,1-6

Il profeta Isaia contempla la situazione del popolo di Israele nella terra promessa e donata da Dio e scorge un mistero di morte e resurrezione per la porzione del nord, quella abitata dalle tribù di Zabulon e di Neftali. Mentre egli scrive, queste terre sono desolate dopo la conquista e la deportazione ad opera degli Assiri (722 a.C.). Ma proprio questi territori periferici e umiliati un giorno saranno i primi a risorgere: vedranno una grande luce, la fine della schiavitù e della guerra, a causa della nascita di un bambino, dono di Dio al suo popolo. Un bambino chiamato con dei titoli inauditi: “Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”. Ecco il Messia glorioso e vincitore profetizzato da Isaia.

Lettera a Tito 2,11-14

L’Apostolo ricorda in sintesi l’evento della nostra salvezza: l’incarnazione, l’umanizzazione di Dio che è epifania, manifestazione della sua grazia, del suo amore gratuito che non va mai meritato. È significativo che Girolamo traduca: “È apparsa l’humanitas, l’umanità di Dio nostro Salvatore” (Tt  3,4, Vulgata). Sì, umanità che insegna alla nostra umanità, umanità come Dio l’ha pensata, voluta, creata e pienamente realizzata in suo Figlio, che è per sempre “grande Dio e Salvatore”.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Così fu generato Gesù Cristo

Sogno di Giuseppe

Don Umberto Cocconi

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Un uomo come Gesù solo Dio ce lo poteva dare

Cristina Garcia Rodero, Reparto maternità, Georgia, autunno 1995.©Magnum Photos


Enzo Bianchi

Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 7,10-14

Il profeta Isaia inizia il suo ministero dopo la vocazione e la missione ricevute nel tempio nel 740 a.C. (cf. Is 6,1-13). Si reca dal re Acaz, in una situazione di crisi politica, e gli chiede di non temere e di confidare nel Dio di Israele, perché solo chi crede può restare saldo (cf. Is 7,4-9). Poi lo invita a chiedere un segno al Signore, per poter credere. Di fronte al rifiuto del re, è il profeta stesso a promettere un segno di salvezza da parte del Signore: “Una giovane donna concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Immanu-El”, Dio-con-noi. La nascita di un bambino sarà dunque segno e pegno che Dio è con noi, con il suo popolo santo. Il brano evangelico odierno cita questa profezia. 

Lettera ai Romani 1,1-7

L’inizio della Lettera ai Romani è teologicamente densissimo: “Paolo” è “servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il Vangelo”. Cosa contiene questa buona notizia? Ciò che era stato promesso dai profeti nelle sante Scritture si è compiuto con la venuta del Figlio di Dio nel mondo, “nato dalla discendenza di David”, dunque uomo fragile e mortale, ma “costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della resurrezione dei morti”. Ecco tutto il Vangelo: Gesù è nato come uomo, è vissuto come uomo fino alla morte, ed è stato risuscitato dai morti, divenendo il Vivente, il Signore per sempre. Il brano evangelico odierno illustra come Gesù è discendente di David, il Re Messia. 

Enzo Bianchi: Paolo De Benedetti mio amico sapiente

Paolo De Benedetti

di ENZO BIANCHI

“I sapienti non hanno riposo né in questo mondo né nel mondo che verrà”. Questa frase del midrash non mi abbandona da quando, poco fa, mi hanno avvisato della morte di Paolo De Benedetti. Difficile attribuire solo al caso il fatto che io fossi all’Eremo di Camaldoli impegnato in un dialogo con il rabbino Piperno di Napoli a conclusione delle giornate del Colloquio ebraico-cristiano dedicate a “Ebrei e cristiani testimoni della Parola”: stavamo riflettendo sul nostro “impegno comune” nella lettura delle Scritture, ed ecco che mi comunicano che è venuto a mancare chi di questo impegno comune è stato infaticabile promotore e impareggiabile maestro. Paolo De Benedetti - zikhronò livrakha, “la sua memoria sia in benedizione” - è uno di quei sapienti che non ha conosciuto riposo nel sondare gli imperscrutabili disegni di Dio e che, se prestiamo fede al midrash, riposo non trova neanche ora che ha raggiunto “il mondo che verrà”.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Il più grande fra i nati da donna

Decollazione di San Giovanni Battista, Caravaggio (1608), La Valletta, Concattedrale di San Giovanni

11 dicembre 2016
III domenica di Avvento - Anno A

di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 35,1-6.8.10

Occorre rallegrarsi, cantare perché si avvera la promessa che il deserto, terra desolata, diventa una terra feconda e rigogliosa. È una gioia cosmica, che coinvolge non solo gli esseri umani, ma anche il deserto e la steppa. Il deserto non solo non avanza ma, grazie alla manifestazione della gloria del Dio vivente, si trasforma in un bosco come quelli del Libano, in una prateria fiorita come i monti del Carmelo e del Saron. Il grido che risuona è dunque un invito al coraggio per chi ha le mani fiacche, le ginocchia vacillanti, il cuore spezzato… Dio viene a salvare il suo popolo, ed ecco la fine delle sofferenze e il dono della pienezza, dell’integrità, della salute e della pace: il pellegrinaggio verso Gerusalemme può quindi avvenire su una strada sicura e senza ostacoli.

Lettera di Giacomo 5,7-10

Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: cosa siete andati a vedere nel deserto?

Giovanni Battista

Don Umberto Cocconi

Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Vangelo di Matteo).

Tra città e campagna

 

di ENZO BIANCHI

Eventi recenti – sia a livello nazionale che europeo ed internazionale – ci hanno invitato a riflettere sulla politica in senso alto, anche a partire dal rapporto tra città e campagna, tra metropoli e aree rurali. A ripensare cioè alla relazione tra la “città”, la polis, e l’insieme della società di cui la politica si deve fare carico. Che cos’è la polis, che ha poi dato il nome alla scienza e all’arte di governare una convivenza civile? È una creazione umana, voluta ed esperita dagli umani nei millenni e che è stata ed è ancora il luogo dell’umanizzazione per eccellenza. È nella polis che gli uomini sono diventati più umani; è nella polis che è fiorita la civiltà, l’arte, il pensiero; è nella città che gli uomini e le donne hanno accresciuto la loro soggettività e hanno saputo intrecciarla in vita comune, dando origine alle istituzioni necessarie per ordinare e difendere la vita, strutturando la democrazia: compito mai definito una volta per tutte e mai portato a termine, ma sempre bisognoso di crescere. Questo cammino di umanizzazione deve proseguire, mostrandosi capace di resistere a ogni tentazione di barbarie, a ogni regressione verso l’animale da cui proveniamo.

Papa Francesco ai media: "Disinformare è coprofilia. E la gente tende alla coprofagia"

Il "forte" monito del Pontefice in un'intervista al settimanale belga Tertio. "Possono essere usati per calunniare, sporcare la gente, soprattutto in politica. Questo è peccato e fa male. Dire solo una parte della verità è disinformare. Perché l'ascoltatore o il telespettatore non può farsi un giudizio serio"

CITTA' DEL VATICANO - Disinformare, calunniare gli avversari politici, sporcare la gente, è "peccato", i media devono essere "limpidi e trasparenti" e non devono "cadere nella malattia della coprofilia". E' il monito lanciato da Papa Francesco ai mezzi d'informazione in un'intervista al settimanale cattolico belga Tertio, nel corso della quale il Pontefice ha usato termini davvero "forti" per rendere al massimo l'idea del danno che la disinformazione può arrecare all'opinione pubblica. Perché, ha infatti aggiunto Bergoglio, "la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia".

"La disinformazione - spiega il Papa nell'intervista - è probabilmente il danno più grande che può fare un mezzo, perché orienta l'opinione in una direzione, tralasciando l'altra parte della verità". Invece, prosegue Bergoglio, i media devono "essere molto limpidi, molto trasparenti, e non cadere nella malattia della coprofilia, che è voler sempre comunicare lo scandalo, comunicare le cose brutte, anche se siano verità. E siccome la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia, si può fare molto danno".

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: In attesa del Veniente

Raymond Depardon, Berlino Est, il muro tra la Porta di Brandeburgo e Potsdamer Platz, 11 novembre 1989.

4 dicembre 2016
II domenica di Avvento - Anno A

di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 11,1-20

Quando il popolo di Israele è invaso, minacciato dalle potenze di questo mondo ed è diventato come un albero abbattuto, ridotto a un tronco (cf. Is 6,13), ecco l’azione di Dio: da quel tronco fa spuntare un germoglio che si nutrirà della linfa dell’albero abbattuto. Giunge dunque un discendente di Iesse, un nuovo David ricolmo dei doni dello Spirito di Dio: il suo respiro sarà il timore del Signore, la piena obbedienza a lui e alla sua volontà. Per questo sarà un giudice che non guarda alle apparenze, ma non sarà neppure bendato, perché vedrà nel cuore degli umani e inaugurerà un tempo nel quale giungerà la pace cosmica e la conoscenza del Signore riempirà la terra. Oggi, come allora, attendiamo questo compimento, sapendo che il discendente di Iesse ha un volto: quello di Gesù di Nazaret, il figlio di David, il Messia del Signore.

Fidel, il Líder Maximo che ha perseguitato i cristiani finché ha potuto

Matteo Matzuzzi

Roma. L’ultima volta che Fidel Castro ha incontrato il Papa risale a poco più di un anno fa. Era settembre e Francesco, prima di mettere piede negli Stati Uniti, aveva deciso di fare tappa a Cuba. Trenta minuti di colloquio a casa del dittatore in pensione, al termine della messa che era stata celebrata nella piazza della Rivoluzione dell’Avana. Il clima, raccontò Padre Federico Lombardi, all’epoca direttore della Sala stampa vaticana, era stato cordiale e informale. Francesco aveva donato a Fidel due libri di Alessandro Pronzato sull’umorismo e la fede, alcuni cd del gesuita Armando Llorente, morto nel 2010 e professore di Castro quando quest’ultimo aveva studiato dai gesuiti, una copia dell’enciclica Laudato Si' e una dell’esortazione Evangelii Gaudium. Da parte sua, l’anziano Líder Maximo in tuta Adidas aveva contraccambiato con il volume “Fidel e la religione”, di Frei Betto. Temi dell’incontro: difesa dell’ambiente e attualità. 

Il Papa, nel suo primo discorso in terra cubana aveva espresso i suoi “sentimenti di speciale considerazione e rispetto a Fidel”. Mossa diplomatica e di cortesia e nulla di più, ma che aveva creato malumore tra le file dei dissidenti. Tre anni prima, nel 2012, fu Benedetto XVI a incontrare Fidel: nessuna visita a domicilio, ma un incontro in nunziatura. Castro chiese consiglio a Ratzinger su quali libri leggere per passare il tempo e in seguito al viaggio del Pontefice sull’isola caraibica, fu ripristinato il Venerdì Santo come festa civile.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Chi è vigile, vive coscientemente ogni attimo

coscienza

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà!”

Thomas Hoepker, Brooklyn, New York, 11 Settembre 2001.

27 novembre 2016
I domenica di Avvento - Anno A

di ENZO BIANCHI


Brevi note sulle altre letture bibliche

Isaia 2,1-5

Siamo ancora in attesa della “fine dei giorni”, quando sul monte Sion, in un pellegrinaggio ultimo e definitivo, saliranno tutte le genti. Per ora quel monte, la collina del tempio, è luogo di violenza tra le genti che lo occupano e Israele. Ma verranno i giorni nei quali – come intravede il profeta Isaia – tutte le genti, le lingue e le culture si inviteranno e incoraggeranno a vicenda a convergere verso la presenza del Dio vivente. Allora la parola del Signore risuonerà, sarà ascoltata da tutti e così tutti cercheranno la pace: le armi diventeranno strumenti di lavoro della terra e nessuno imparerà più a fare la guerra, perché regnerà la fraternità.

Lettera ai Romani 13,11-14 a

L’Apostolo chiede ai cristiani di essere “consapevoli del tempo (kairós)” che vivono. Ora è il momento di svegliarsi, perché la notte è ormai avanzata e si avvicina sempre più velocemente il giorno del Signore. Al discepolo e alla discepola di Cristo è necessario disarmarsi e rivestirsi di luce, cioè rendersi conformi a Gesù Cristo, cercando di vivere la vita umana come lui l’ha vissuta. 

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno»

Cattedrale di Saint-Trophime, Majestas Domini, lunetta del portale d’ingresso, XII secolo, Arles

20 novembre 2016
XXXIV domenica del tempo Ordinario anno C
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

di ENZO BIANCHI

Lc  23,35-43

In quel tempo 35Il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto 37e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». 39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Riflessione sul Vangelo di don Umberto Cocconi: Dio salva

Dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Vangelo di Luca).

Enzo Bianchi: l’orizzonte della condivisione

Abbazia di Niederaltaich

ENZO BIANCHI

Pubblichiamo l’intervento del priore di Bose in occasione del conferimento del Premio intitolato a Emmanuel Heufelder (1898-1982) per l'impegno ecumenico

Icona dello Spirito santo,
il monachesimo è una vivente epiclesi ecumenica.
(Paul Evdokimov)

Introduzione

Sua Eccellenza il vescovo Andrej della diocesi di Austria, Svizzera, Italia e Malta della Chiesa ortodossa serba, amico carissimo del Monastero di Bose e mio personale, amati Metropoliti e Vescovi delle Chiese ortodosse,
amato p. Abate Marianus Bieber e comunità tutta di questa Abbazia di Niederaltaich,
Egregi professori, fratelli e padri provenienti da così numerose Chiese,
Onorevoli amici,
Voi tutti che siete qui presenti a questo incontro fraterno:

Vorrei innanzitutto esprimere il ringraziamento più vivo per questo premio che viene oggi conferito a me e alla comunità monastica di Bose, di cui davvero non siamo degni, e la mia profonda gioia di essere qui in mezzo a voi!

Mi sono chiesto a lungo quale argomento trattare in questa felice occasione, mi sono consultato con alcuni di voi, amici da anni del Monastero di Bose, e penserei di proporvi, con umiltà, alcune riflessioni sul rapporto tra monachesimo e dialogo ecumenico.

Per analizzare il rapporto tra monachesimo e dialogo ecumenico, è necessario innanzitutto riconoscere che proprio il monachesimo – questa via radicale di sequela di Cristo per ducatum evangelii (Regula Benedicti Prologo 21), «sotto la guida del Vangelo», questa via che è stata definita «di perfetta carità» – in verità fino ai tempi recenti è stato spesso una contraddizione a ogni possibile rappacificazione tra cristiani e tra chiese.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: la fine del Tempio sarà l’inizio della presenza di Dio in mezzo alle genti

non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta

Don Umberto Cocconi

Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (Vangelo di Luca).

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