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La vita sta cambiando pelle

Scritture

Scritture: raccolta di testi e critica letteraria, poesie. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Con gli occhi di mia madre

Madonna del Parto- Piero della Francesca- affresco (260x203 cm) databile 1455-1465 circa

Vorrei vedere il mondo con i tuoi occhi,
con altra luce,
con la gioia nel cuore.

Vorrei abitare al mare con te e il papà
Sulla spiaggia a ciacolare verso sera nella luce del tramonto.
sui pattini ridisposti in secco.

Vorrei rivedere vivere l’innocenza,
era la tua visione del mondo, senza l’incubo della malvagità.

vorrei vivere con te madre e padre,
in un mondo solidale
in cui ogni valore umile o eccelso trovi la sua casa e ragion di vivere,
in cui la competizione forzata e spesso drogata, non umili il più debole.

vorrei che tu fossi ancora qui con me a parlare di cose belle e di sogni
con i piatti eccelsi della tua cucina mai dimenticata... e i sublimi pranzi domenicali con la tua famiglia riunita. 
e quanto ci tenevi vi fossero tutti... in particolare i bimbi. La tua gioia nel sorriso sapevi donarla e trasmettere nel tuo cibo preparato ad arte. 
Il tuo essere madre sempre in ogni sguardo, in ogni situazione, anche nelle contrastanti opinioni, 
col disincanto dell’innocenza e dell'amorevole futuro
che solo tu sapevi trasmettere, anche nella sofferenza, 
con le tue mani da pianista emanavi solo amore per la tua famiglia.

(Parma, 19/10/2017)

Luigi Boschi

LATICLAVIO

LATICLAVIO (latus clavustunica laticlavia). - I Romani dicevano clavi le fasce che ornavano le vesti, le coperte, ecc. Nelle prime, e più precisamente nelle tuniche, la disposizione, la larghezza e il colore di queste fasce potevano variare. La tunica guarnita di fasce purpuree era riserbata, come speciale privilegio, ad alcune categorie di cittadini, e cioè ai senatori e ai cavalieri. Secondo la tradizione l'origine di questo segno di distinzione sarebbe da ricercarsi fra gli Etruschi (Plin., NatHist., IX, 136); può essere che nei tempi più antichi esso fosse il distintivo del patriziato: certo è che soltanto nel sec. I a. C., allo scopo di dare ai senatori un segno di distinzione più alto di quello dei cavalieri, si fissa per i primi l'uso di una tunica con fasce purpuree larghe (latus clavus), mentre ai secondi rimane la tunica con fasce più ristrette (angustus clavus): ma mentre la prima era propria soltanto dei senatori, la seconda poteva essere portata, sebbene forse piuttosto come abuso, anche da chi non apparteneva alla classe dei cavalieri. La maggiore o minore larghezza delle fasce, che erano tessute nella stoffa, e che sembra corressero lungo i bordi di essa, era relativa: ché non vigeva al riguardo alcuna norma fissa. Col tempo, ma già da Augusto, fu esteso l'uso del laticlavio a tutti i membri delle famiglie senatorie: il giovane lo prendeva insieme con la toga virile, uscendo dalla minore età (iuvenis laticlavius): la concessione del laticlavio divenne perciò simbolo e sinonimo di aggregazione all'ordine senatorio. È dubbio se avessero il diritto del laticlavio anche i decurioni dei municipî e delle colonie: da un passo di Orazio (Sat., I, 5, 34) sembrerebbe che il portarlo da parte loro fosse piuttosto una ridicola ostentazione di dignità.

Ai miei genitori

Il mio amore è nella vostra vita.
Dopo 40 anni di forzata separazione, siete di nuovo insieme sulla terra, così come da tempo in cielo, miei cari e amati genitori.
Vostro figlio
Luigi 

Felino 27 settembre 2017

Menzogna e Verità

Menzogna e Verità

L’ipocrisia li abbraccia fin da piccoli... iniziano per gioco... e Il gioco poi diventa realtà.
Vivono nella falsità quotidiana artatamente costruita per propri comodi… timorosi della verità a cui mai si sono educati. E non pensano di convertirsi,
la loro vita sarebbe uno sfracello di macerie. Già è difficile, ma nella ipocrisia diventa invivibile.
Usano la menzogna per default.
Una pandemia contagiosa  da cui non c’è scampo… e imbrattano la vita degli altri succubi inconsapevoli per malasorte.
Verità e giusto non li sfiora. Il loro egocentrismo è sempre al massimo squallido splendore.
Non sono sufficienti cure di bellezza, plastiche facciali, parrucchieri e visagisti, per costruire l’animo della verità in faccia.
Rimane sempre a vita l’imprintig della loro invasiva menzogna d’animo.  (15/07/2017)

Luigi Boschi  

Il bello non è che...

"Il bello non è che il tremendo al suo inizio".
Rainer Maria Rilke

ALBANIA E MACEDONIA racconto di un viaggio

Francesca Avanzini
Racconto da un recente viaggio 

Il primo impatto è forte. Sulla strada che dall’aeroporto di Tirana conduce a  Kruja, sfilano prati verdi con sopra villette venute su senz’ordine, molte di cemento vivo, incomplete,  apparentemente abbandonate. Le spiegazioni sono tante, dice la guida, “forse i proprietari non hanno più soldi, forse sono all’estero e contano di aggiungere pezzo su pezzo a ogni ritorno, forse sanno che la costruzione verrà abbattuta perché abusiva…”

Sui prati pascolano mucche e capre, qualche occasionale asino è legato vicino a casa, qualche occasionale pastore sospinge greggi. I fossi e i margini della strada sono pieni di sacchetti di plastica, che si attaccano anche ai pali piantati qua e là nel terreno. Eppure c’è qualcosa di vitale nel paesaggio, forse il tentativo di convivenza tra passato rurale e modernità. 

Ma una volta entro le bianche mura di Kruja, una cinquantina di chilometri a nord di Tirana, resta solo il passato. Le case sono circondate da vigneti, ulivi, rosai tra cui razzolano galline. Quasi tutte hanno al primo piano un terrazzo coperto da una pergola e sotto un tavolo a cui siedono gli uomini a chiacchierare, un bicchiere  davanti.

A Kruja impariamo la tipologia di molte città albanesi: una cittadella fortificata entro cui convivono la moschea col suo minareto, la chiesa cristiana e la teqe dei musulmani bektashi. Qui non ci sono mai state lotte di religione, le fedi coesistono fianco a fianco e  anche oggi l’islam non è estremizzato.

Molte case, tra cui l’interessante Museo Etnografico, risalgono al periodo ottomano.

36° Concorso di Poesia "Città di Quarrata"

Con la presente, La invitiamo a  partecipare al 36° Concorso Internazionale di poesia "Città di Quarrata".

La sua presenza al concorso è cosa molto gradita.

Qualora le sarà possibile e nella forma che ritiene opportuna, potrà invitare e far conoscere il nostro concorso a chiunque possa essere interessato: persone, associazioni, circoli culturali.
Il Concorso prevede anche una sezione speciale per italiani residenti all'estero.

Il bando del Concorso, che ha scadenza 15 giugno 2017, è disponibile sul sito Internet www.prolocoquarrata.it

Qualora abbia già aderito al nostro Concorso, non tenga conto di questo messaggio.

Con l'occasione salutiamo cordialmente.

Il Comitato Organizzatore del Premio di poesia "Città di Quarrata"

Non “ha vinto Amore”

Opera di Giuseppe De Filippo: Deriva

Non “ha vinto Amore”
Degli dei il disamore, di Orfeo lo sguardo e la perdizione

Giuseppe De Filippo

DOCUMENTO PDF CON OPERE DI DE FILIPPO 

Per uccidere Orfeo non basta la morte, tutto ciò che nasce e che

visse deve morire, solo non muore  nel mondo la voce di Orfeo.

                                      Da Orfeo Negro, Vinicius de Moraes.

Agli albori del Sentire accade che Orfeo, il musico per antonomasia, perse per sempre la sua amata Euridice, “morsa al tallone da un serpente 1 velenoso nel giorno stesso delle nozze.

Follemente innamorato si disperò fino all’insania e, dopo tanto doloroso peregrinare tra i monti della Tracia, decise, senza nulla temere, di scendere negli inferi al cospetto degli dei, Ade e Persefone, “cuori incapaci di essere addolciti da preghiere umane”2,  e supplicarli di far tornare in vita Euridice.   

SIAMO UOMINI VUOTI

Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell’erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina

Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;

Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all’altro regno della morte
Ci ricordano – se pure lo fanno – non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati..

Thomas  Eliot

Vecchio Inutile

Opera olio su tela 100x100 di Luigi Boschi: Speranza. (Collezione JB)

La vita svanisce nel nulla
se il talento e il sentimento
non hai sedimentato.
Sai che non si ritorna più quel che eri.
Resti con la tua inseparabile, nuova compagna solitudine
ad aspettare che ne sarà dei tuoi giorni.

Con la vecchiaia diventi inutile al lavoro,
ogni giorno te lo confermano con il gran rifiuto, inabile;
non puoi più tener il passo dei sistemi produttivi... hai bisogno di riposo
e quei sistemi non li prevedono. Perdi l'orientamento e il tempo...
dopo il minimo sforzo anche solo cerebrale.
Perdi la speranza nel futuro che non c’è più,
non procrei più nulla
e sei in balia di una società crudele;
sei solo carne esangue da cimitero.

Pensare cosa han subito i vecchi a Auschwitz
come abbian potuto sopravvivere, con già i loro acciacchi, sradicati dalle loro vite e maltrattati, in quella crudeltà infinita, senza pietà alcuna...
un vero inferno in terra!
E restano solo musei e campi di croci, fosse comuni dei drammi dell’animo umano orfano del Padre,
che non imparerà mai la mitezza,
la tenerezza, la profondità dell’amore.
(Parma, 27/01/2017)

Luigi Boschi

NEVICA SUL CUORE

Mamma Amelia sotto la neve a Sesta - ritratto di Carmen Zanicchi

NEVICA SUL CUORE

Nevica sul cuore, sui pensieri,
cancella le strade e i sentieri
questa neve che pigra scende
e su ogni cosa piano si stende.

Bacia i miei ricordi di bambino,
i miei sci di legno, il mio slittino.

IL MIO GENNAIO

Il mio gennaio da bambino

iniziava con la neve e lo slittino,
iniziava proprio il giorno UNO
e come me non c’era nessuno,
intendo come … briosa vivacità
croce e delizia di mamma e papà:
certamente più croce che delizia,
ma in famiglia non c’era mestizia.
Passavo ore ed ore nei prati di gelo,
sempre scivolando fra terra e cielo …
L’aria mi sferzava gli occhi e il viso,
ma io mi sentivo quasi in paradiso …
Poi tornavo a casa con le prime stelle,

Ricordi

Foto Luigi Boschi: Mare d'inverno Foto Luigi Boschi: Mare d'inverno

Il mare attenua, ma non colma, né lenisce
il vuoto affettivo
dell’anima.
Il ritorno sui luoghi
lascia sempre
l’amaro
perché non ci sono più
i sentimenti che accompagnavano e abitavano lo spirito, i sogni,
quei profumi della gioventù dispersi.
Gli stessi luoghi
divengono un altro mondo… distaccato
quasi non lo riconosci.
Sembra di rivedere tutto
attraverso una cameracar,
manca la regia del cuore.
Senza cuore cambiano anche i profumi dei luoghi,
rimane, solo dentro di sé, l’unicum
del ricordo vissuto
non più rivivibile.
E così la vita,
un unicum di ricordi, di luoghi, di essenze… di amore
svaniti.
terminati.
La tua storia.
(Parma, 17/12/2016)

Luigi Boschi

Discorso di Camus, Premio Nobel per la letteratura nel 1957

Ricevendo il premio di cui la vostra libera Accademia ha voluto onorarmi, la mia grande gratitudine era tanto più profonda quanto più mi misuravo fino a qual punto la ricompensa oltrepassava i miei meriti personali. Ogni uomo, e a maggior ragione ogni artista, desidera ottenere dei riconoscimenti. Anch’io lo desidero, ma non mi è stato possibile apprendere la vostra decisione senza confrontare la sua grande rinomanza con quello che io realmente sono, un uomo quasi giovane, ricco soltanto dei suoi dubbi e di una opera ancora in cantiere, abituato a vivere nella solitudine del lavoro o nel rifugio dell’amicizia, come potrebbe non apprendere con una specie di panico una decisione che lo porta d’un colpo, solo e quasi ridotto a se stesso, al centro di una luce sfolgorante? Con quale animo poteva ricevere quest’onore nell’ora in cui in Europa altri scrittori, fra i più grandi, sono ridotti al silenzio e nel momento stesso in cui la sua terra natale è tormentata da una continua sventura?
Ho conosciuto questo smarrimento e questo turbamento interiore. Per ritrovare la pace insomma ho dovuto rimettermi in regola con una sorte troppo generosa. E poiché non potevo farlo facendo leva sui miei soli meriti ho trovato, come aiuto, ciò che mi ha sostenuto nelle circostanze più difficili durante la mia vita: l’idea che mi son creata della mia arte e della missione dello scrittore. Lasciate che in un sentimento di riconoscenza e di amicizia vi dica, con la massima semplicità, quale sia questa idea.
Personalmente non potrei vivere senza la mia arte, ma non l’ho mai posta al di sopra di tutto: se mi è necessaria, è invece perché non si estranea da nessuno e mi permette di vivere come sono al livello di tutti. L’arte non è ai miei occhi gioia solitaria: è invece un mezzo per commuovere il maggior numero di uomini offrendo loro un’immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie di tutti.

Parma, Io Non ci sto!

Parma,Io Non ci sto!

Parma, Io non ci sto!
Verrà il tempo in cui saranno in molti a doversi vergognare
per aver sostenuto F. Pizzarotti, così come è avvenuto per Vignali e prima ancora per Ubaldi... Una città in cui la Magistratura è spesso complice e inadeguata al suo ruolo che deprime l'etica civica.
Il tempo ha maturato le loro semine e scoperto le piaghe del malaffare.
Le disgrazie, infatti, si rivelano nel tempo sono la conseguenza di comportamenti dissipatori di ogni bene comune, come si è fatto e si fa a Parma da anni (certamente dopo il '93).

Retrospettiva: pensare è competere col delirio

Foto e elaborazione digitale: Luigi Boschi - Retrospettiva, pensare è competere col delirio

Colui che sa non crede più a tutte le fandonie generate dal desiderio e dal pensiero, esce dalla corrente, non acconsente più all'inganno. Pensare partecipa della inesauribile illusione che genera a divora se stessa, avida di perpetuarsi e distruggersi, pensare è competere col delirio. In tanta febbre, di sensato ci sono soltanto le pause in cui tiriamo il fiato, i momenti di sosta in cui dominiamo il nostro affanno: l'esperienza del vuoto - che si confonde con la totalità di queste pause, di questi intervalli del delirio - implica l'eliminazione momentanea del desiderio, perché il desiderio che ci immerge nel non-sapere, ci fa divagare, e ci spinge a proiettare l'essere in ogni direzione, intorno a noi.
Il vuoto ci consente di mandare in rovina l'idea di essere: ma non è trascinato esso stesso in questa rovina; sopravvive a un attacco che per qualunque altra idea sarebbe autodistruttore. Vero è che il vuoto non è una idea, bensì ciò che ci aiuta a disfarci di tutte le idee. Ogni idea rappresenta un vincolo in più; bisogna sbarazzarne la mente...
Ci riusciremo solo innalzandoci al di sopra delle operazioni del pensiero: infatti, fin quando agisce e si impone, il pensiero ci impedisce di sceverare la profondità del vuoto, percettibili soltanto quando declina la febbre dell'intelligenza e del desiderio....
Le nostre frontiere, se ce n'è rimasta ancora qualcuna, si allontanano. Il vuoto -io senza io- è la liquidazione dell'avventura dell'"ego", è l'essere senza alcuna traccia d'essere , inghiottimento beato, disastro incomparabile.
Per debellare i nostri vincoli , dobbiamo imparare a non aderire più a niente, fuorché al niente della libertà...

13 agosto 2012 mi veniva diagnosticato un glioma cerebrale

Il 13 agosto 2012 mi veniva diagnosticato da Risonanza magnetica al Dalla Rosa Prati di Parma un glioma cerebrale (esame richiesto per il ripetersi, sempre più frequentemente, all'improvviso, di lievi sintomi di formicolio e astenia, in particolare al braccio e alla gamba sinistra; esame RMN che il mio medico, forse fuori dal protocollo, e per togliersi ogni dubbio, mi aveva prescritto). Non sapevo nemmeno che fosse un glioma. Lo imparai dopo nel tempo.

racconto

GLIOMA
Per dare un senso alla vita

MILANO CARLO BESTA via Celoria...

Natale per gli animali

Foto di Luigi Boschi: stalla allestita in piazza Garibaldi a Parma

Natale Per gli animali
Vedere la stalla di animali in piazza Garibaldi a Parma
e il consumo a tranci o affettato degli stessi mi ha reso di una tristezza infinita.
Che Natale può mai essere!... nella violenza e crudeltà!

Chi mangia carne
ha perso il senso della vita:

Non ci sono più suini,
ma salumi;

non ci sono più galline,
ma uova, petti, cosce;

non ci sono più mucche, vitelli,
ma bistecche, latte;

Non ci sono più pecore,
ma formaggi e lana.

La vita animale è trasformata e concepita
in cose senza vita lungo una globale filiera industriale e finanziaria
che ha distrutto l’esistenza di esseri senzienti
brutalizzata dall’esistenza dell’uomo. Che si diverte a metterli pure in mostra.
Spogliano gli animali della loro vita, avidi di tutto quel che hanno,
li riducono a prigionieri senza alcuna colpa in luoghi senza dignità.
Per avidità di denaro concentrano moltitudini di animali in spazi minimi
in cui è impossibile vivere, devastano gli ambienti trasformati in lagune di letame.
Veri campi di concentramento animale. Come nei lager. Senza pietà.
Colui che non rispetta la vita altrui, non la merita.
(Natale 2015)

Luigi Boschi

Viaggio

Foto Luigi Boschi: viaggio tra cielo, nubi e nebbia

Treno regionale veloce Bologna Bolzano. Una scritta sul tracciato: "Dio ti cerca, lasciati trovare". Non glielo ho mai impedito.
Mi ero seduto a lato corridoio di fronte a una ragazza dai capelli rosso carota, lentiggini in viso,
bellissima bocca e lunghe gambe, che cercava di gestire, in un corto vestito maglione di lana, sopra una calzamaglia nera,
con accavallamenti seducenti, ma imprigionata tra i sedili. Leggeva la "Nausea" di Sartre.

SII Gentile

"La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno."
(Alda Merini)

Tra passato e futuro

Non riesco più a vivere il presente,
sono sempre nel futuro
o nel passato
è la mia condizione mentale.
La felicità, così come il dolore,
si consumano nell'attimo presente.
E così, tra passato e futuro, ti perdi la vita.
(Parma, 31/07/2016)

Luigi Boschi

Libertà di scelta

Libertà di scelta

La Libertà consiste nell’essere consapevoli delle nostre azioni.
Un concetto di Libertà che assume un significato molto profondo, interiore, potenziante, finanche terapeutico; rimette ognuno di noi in contatto con se stesso restituendo indipendenza e autonomia, 
riequilibra il rapporto tra “orologio e bussola“, riporta al giusto peso i concetti di respons-abilità e di “colpa“: riconcilia ciò che siamo con ciò che crediamo di volere.

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