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Sorgenti

Sorgenti: news e opinioni di politica. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Parma, Piazzale Picelli: terza assemblea - spezziamo la catena "Mafie - Dipendenze - Razzismo"

Parma Piazzale Picelli

Proseguono le assemblee di strada promosse da Officina Popolare Parma: terzo appuntamento giovedì 19 luglio alle ore 21 in piazza Picelli. In previsione della seconda giornata dedicata alle dipendenze che avrà luogo a settembre, continuiamo a dar voce alla comunità degli abitanti.

Il sistema economico in cui viviamo tende a isolare le persone, lasciandole impotenti davanti a fallimenti e miserie. L’Oltretorrente, nella sua storia di quasi mille anni, è stato luogo di convivenza tra vecchi e nuovi arrivati. Non è mai stato facile arrivare a una civile convivenza, ma le risposte più efficaci sono arrivate dalla stessa comunità.

Fu la comunità a far nascere l’Ospedale Vecchio, furono i figli del popolo a dar vita alle Società di mutuo soccorso, alle Camere del Lavoro, a difendere la città dai fascisti con le Barricate. Nel dopoguerra non si contano le associazioni, i circoli, i gruppi e le lotte democratiche nate in Oltretorrente.

E ancora oggi, solo rispondendo insieme, e questo vale per ogni zona della città, riusciremo ad affrontare i problemi, a partire dagli ultimi tra noi. Uno di questi problemi è chiaramente il grande aumento nel consumo di sostanze stupefacenti. Se il problema dello spaccio è a tutti visibile, l’altro lato della medaglia è costituito dalla solitudine sociale in cui tanti di noi si trovano, pensiamo agli anziani ma anche ai più giovani, i più a rischio di sviluppare dipendenze.

L’Europa riconosce ufficialmente le valute virtuali

Marco Cavicchioli*

Tra una ventina giorni la UE riconoscerà ufficialmente le valute virtuali.

Infatti, entrerà in vigore la Direttiva UE 2018/843 del Parlamento e del Consiglio europeo, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea come L 156 del 19.06.2018.

La direttiva dovrà essere recepita dai vari Stati entro il 10 gennaio 2020, visto che sono vincolati a introdurla come canone interpretativo, ma di fatto inizierà ad essere applicata già da fine luglio 2018.

Ciò implica necessariamente che tutti gli Stati membri UE entro il gennaio 2020 debbano per forza riconoscere le valute virtuali.

Ecco la definizione data ad esse dalla UE:

“Una rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente“.

Di fatto questa definizione è solo una constatazione di un dato di fatto, visto che non introduce alcuna novità.

Il testo della direttiva sottolinea anche che “Le valute virtuali non dovrebbero essere confuse con la moneta elettronica. […] Sebbene le valute virtuali possano essere spesso utilizzate come mezzo di pagamento, potrebbero essere usate anche per altri scopi e avere impiego più ampio, ad esempio come mezzo di scambio, di investimento, come prodotti di riserva di valore o essere utilizzate in casinò online“.

Inceneritore di Ugozzolo, LE LACRIME DI COCCODRILLO DEL SINDACO PIZZAROTTI

Dicono che dopo avere divorato la preda al coccodrillo lacrimino gli occhi. Forse non è per rimorso, ma per espellere l'accumulo dei sali nell'organismo, però nell’immaginario collettivo il fenomeno viene considerato come segnale di un tardivo pentimento. Così l’immagine del rettile con la pancia piena e l’occhio lacrimoso ci è venuta spontanea quando abbiamo letto sui quotidiani locali le dichiarazioni del sindaco Pizzarotti, che si è dichiarato contrario al superamento del limite di 130mila tonnellate bruciate all’anno dall’inceneritore di Ugozzolo. 

Una presa di posizione obbligata, quella del sindaco, ma anche tardiva e imbarazzata. Dopo la lunga serie di personalità rappresentative della società civile della città, come i Barilla, il rettore dell'università di Parma Paolo Andrei, il vescovo Enrico Solmi, l'Unione Industriali, che hanno preso decisamente posizione contro il potenziamento dell’inceneritore, anche Pizzarotti si “adegua” unendosi al coro. Ma lo fa da par suo dando un colpo al cerchio e uno alla botte e sostenendo la tesi della irresponsabilità dl comune nella vicenda. 

Intendiamoci, il Comune effettivamente non ha potere decisionale, in quanto la sua partecipazione in  IREN Spa è di azionista minore e l’altro organo decisionale è la Regione e non l’amministrazione comunale di Parma. Ma questo il sindaco Pizzarotti lo sapeva dal principio. 

L'inceneritore è ora diventato una patata bollente, perché Iren, come ormai è noto da giorni, avrebbe intenzione di aumentare la quantità massima di rifiuti da incenerire nell’impianto di Ugozzolo, passando da 130mila tonnellate all’anno alla soglia massima di 190mila (grazie a 60mila rifiuti speciali) superando così l'accordo sottoscritto due anni fa. 

Governo blocca il Ceta. Coldiretti: "Danneggia export Parmigiano"

STOP CETA

da sempre siamo stati contro il CETA. LB
Bertinelli: "Senza gestione delle quote la tutela diminuisce e si amplia la presenza di imitazioni e Parmesan''

Dietrofront italiano sul Ceta, (Comprehensive Economic and Trade Agreement), il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea entrato in vigore in modo provvisorio il 21 settembre 2017, e ora in fase di ratifica da parte dei Paesi membri Ue.

Iter finora portato a termine da una decina di Paesi ''Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà'' ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, intervenuto all'assemblea nazionale di Coldiretti, organizzazione agricola da sempre contraria al Ceta.

Annunci accolti con soddisfazione dalla platea Coldiretti, che lamenta un freno delle esportazioni delle nostre eccellenze casearie Dop e una nuova impennata dell'italian sounding. Secondo una elaborazione Coldiretti su dati Istat, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in Canada ''sono diminuite in valore del 10% nel primo trimestre del 2018, in controtendenza all'aumento registrato sugli altri mercati internazionali''.

Inceneritore di Parma, scontro in Regione. M5s: "Basta chiacchiere, dica no a Iren"

Il consigliere Bertani attacca la Giunta sull'impianto di Ugozzolo. Gazzolo sollecita attivazione di un tavolo di confronto

Iren, come ormai è noto da giorni, avrebbe intenzione di aumentare la quantità massima di rifiuti da incenerire nell’impianto di Ugozzolo, a Parma, passando da 130mila tonnellate all’anno alla soglia massima di 190mila (grazie a 60mila rifiuti speciali) superando così l'accordo volontario sottoscritto due anni fa.

"La Regione starà dalla parte del territorio e dei cittadini?". Lo chiede in aula in un’interrogazione, Andrea Bertani (M5s) che sottolinea come la scelta di Iren non sia coerente con le azioni politiche che la Regione vorrebbe mettere in campo per la gestione dei rifiuti – a partire dalla legge regionale sull’economia circolare del 2015.
"Il piano di gestione dovrebbe prevedere l’ottimizzazione degli impianti esistenti e il progressivo spegnimento di tutti gli inceneritori" spiega Bertani.

"La Regione sta dalla parte del territorio  - ribatte l’assessore regionale all’ambiente Paola Gazzolo - è già stato avviato un tavolo per un percorso di confronto con Iren".

Paolo Savona, tutte le deleghe: il suo è un super-ministero

È dalla ultima edizione della Gazzetta ufficiale, datata 5 luglio, che apprendiamo come il ministro agli Affari europei Paolo Savona abbia ricevuto dal consiglio dei ministri presieduto da Giuseppe Conte una lunga serie di deleghe. Tanto da farne un “superministro”, in barba alle resistenze dei “mercati” (e soprattutto delle istituzioni a loro asservite). Per giudicare, basta leggere l’elenco di ciò di cui si occuperà nelle more dell’esercizio della funzione il professor Savona:

“il Ministro per gli affari europei professor Paolo Savona è delegato ad esercitare le seguenti funzioni relative:

Carlo Freccero: "I migranti non sono il nuovo proletariato. Così la sinistra del politicamente corretto si estingue"

di Carlo Freccero 

Ho scritto sul manifesto del 5 giugno, che con l’adesione acritica alla terza via del neoliberismo la sinistra è diventata non l’antagonista del neocolonialismo globalista, ma addirittura, la sua maggiore fautrice. Aggiungendo che, in quanto sinistra, non può palesare le sue intenzioni. Un’esponente della destra come Trump può bombardare in nome della superiorità militare americana al grido “America First”. Una neocon liberal come Hillary Clinton o un buonista come Obama, devono trincerarsi invece dietro lo schermo dell’esportazione della democrazia. 

La sinistra del politicamente corretto si estingue perché non riesce più ad elaborare un pensiero critico. In questi anni ha creduto alla favola dei dittatori cattivi e, come unico rimedio, ha proposto l’accoglienza dei profughi, vittime non dalla guerra, ma dei loro stessi governanti. Ha fatto propria l’equazione fascismo = comunismo. Si è schierata sempre dalla parte sbagliata. Questo perché la terza via non è che l’espressione del pensiero unico per cui tutto il resto è totalitarismo. 

Di questo pacchetto di riforme dell’originario pensiero di sinistra, fa parte l’idea che la democrazia preveda una frattura popolo/élites, e che le élites debbano guidare un popolo incapace di autodeterminazione. 

Confesso che le mie idee sulle élites nascono, come reazione, alla lettura del libro Propaganda di Edwards Bernays. Bernays, l’inventore della propaganda, la giustifica a partire dall’esigenza di piegare il popolo, mosso da istinti bestiali, ai voleri delle élites che invece perseguono a livello sociale, interessi legittimi. Questa visione elitaria della democrazia fa parte della visione del mondo americano. Ma, per fortuna, non è condivisa dalla nostra Costituzione che all’art.1 recita: «La sovranità appartiene al popolo». 

Stato, Moneta sovrana e Politica

Schiavi in stiva ai remi

Liberare l’uomo dalla schiavitù della catena monetaria, sembriamo tutti come schiavi incatenati in stiva sui galeoni a remi dell'oligopolio bancario.

La politica dovrebbe liberare l’uomo dalla schiavitù volontaria, mentre ne incentiva la radicalizzazione. I politici divengono i tiranni di un perverso modo di vivere o meglio “non vivere”.  L’uomo si è autoridotto a schiavo.
In una democrazia avanzata si dovrebbe avere come obiettivo l’autorealizzazione democratica. Ma per arrivare a questo occorre uno Stato con propria moneta sovrana non a debito. L’uomo fin dal suo concepimento è un essere economico, ossia ha dei costi per vivere e come tale, in questo tipo di società, necessita di denaro, che assume valore proprio attraverso chi lo accetta non da chi lo emette.

Giappone, banca centrale dà una lezione all'Europa

Michele Crudelini

La principale banca di Tokyo ha la funzione di “prestatrice di ultima istanza”, ovvero ha l’obbligo di essere garante del debito pubblico dello Stato

Una Banca Centrale che fa il suo mestiere. Così può essere definito il principale isituto di credito nipponico di proprietà pubblica.
Perché? La risposta starebbe proprio nella natura pubblica dell’istituto e nel suo legame imprescindibile con il Tesoro giapponese. La principale banca di Tokyo ha infatti la funzione di “prestatrice di ultima istanza”, ovvero ha l’obbligo di essere garante del debito pubblico dello Stato. Dunque quando quest’ultimo emette i titoli, quelli che noi conosciamo come Bot, la Banca nipponica si riserva la facoltà di acquistarne in maniera illimitata, finanziando così la spesa pubblica dello Stato. In pratica è come se il Giappone si indebitasse con se stesso. Si aggiunga inoltre che la maggior parte dei titoli di Stato nipponici è detenuta da investitori domestici, fattore che ostacolo la volatilità dei tassi d’interesse e favorisce una sicurezza delle aspettative sul futuro economico del Paese.

La montagna del debito americano a quota 20mila miliardi di dollari

Pubblichiamo un post di Paolo Migliavacca, esperto di geopolitica, collaboratore del Centro Einaudi di Torino –

Grecia? Italia? Portogallo? Tra i Paesi che destano i maggiori timori in materia di debito pubblico, pochi pensano siano compresi gli Stati Uniti. Che invece stanno per tagliare il traguardo cruciale dei 20mila miliardi di dollari (al netto di altri 3.125 miliardi dovuti dai singoli stati e dalle municipalità locali). La data fatidica, giorno più giorno meno, è fissata nelle prossime settimane. Al di là della cifra assoluta, pur in sé molto significativa, sono una serie di raffronti ad acuirne il rilievo.

Il debito americano, benché costituisca una parte non eccessiva del totale mondiale (poco più del 9% dell’astronomico cumulo di 217mila miliardi stimato all’inizio di gennaio dall’Institute for International Finance, pari al 325% del Pil mondiale), è pur sempre il primo in assoluto. Ma anche la classifica in rapporto al Pil vede ormai gli Usa piazzati all’ottavo posto, dinnanzi a casi comunemente ritenuti assai più gravi, come quello della Spagna. Se si considera poi il cruciale “debt-to-revenue ratio” (cioè il rapporto con le entrate del governo federale, il denaro con cui il debito andrebbe onorato), si entra in un vero campo minato: il passivo è quasi dieci volte superiore alle entrate.

LETTERA APERTA di Paolo Savona A TITO BOERI

Tito Boeri

Caro Boeri,
avevo letto le tue dichiarazioni sul ruolo degli immigrati nel sistema pensionistico italiano e le avevo cercate inutilmente nella Relazione annuale dell’INPS, ma le ho trovate solo negli estratti stampa di un tuo intervento in uno dei tanti inutili e confusionari incontri che si tengono in Italia.

Conclusi che la lettura delle tue dichiarazioni poteva essere oggetto di interpretazioni positive e ho lasciato perdere. Sei tornato sul tema e ho sentito ripetere nuovamente i concetti nel corso di una trasmissione radio nella quale sostieni che il tuo ruolo all’INPS è di fornire informazioni statistiche sullo stato del sistema pensionistico; sarebbe cosa meritevole, perché quelle che fornisci non sono sufficienti e sono devianti perché le accompagni con interpretazioni che inducono a una valutazione distorta della realtà.

Tu dici che gli immigrati che hanno trovato un lavoro hanno versato oneri sociali di rilevante entità che servono per pagare le pensioni degli italiani e concludi che sono perciò indispensabili. Così presentata l’informazione induce a ritenere che ogni opposizione all’accoglienza di immigrati che non tiene conto di questo vantaggio è errata, accreditando la politica fallimentare finora seguita in materia.

La prima obiezione, che conferma la natura di interpretazione delle statistiche che rendi pubbliche, è che, se al posto degli immigrati ci fossero stati italiani, il gettito contributivo sarebbe stato lo stesso perché il sistema pensionistico italiano è basato sul metodo distributivo: i giovani lavoratori pagano per gli anziani andati in pensione e se tra essi vi sono immigrati non è la loro nazionalità a dare un carattere particolare al contributo che essi danno al sistema.

SE NON CI LIBERIAMO DELL’EURO SIAMO CONDANNATI ALL’AUSTERITÀ

Buoni del Tesoro

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

M5S e Lega hanno vinto le elezioni dicendo basta all’austerità e proponendo 130 miliardi di spese per reddito di cittadinanza e flat tax. Entrambi hanno promesso pensioni dignitose con il superamento della legge Fornero.

Il Pil dell’Italia è oggi di 1.600 miliardi. All’incirca come 10 anni fa. Se invece avesse continuato a salire della percentuale media del periodo 1950-2000 (tra il 4 e il 5%, inclusa inflazione) sarebbe oggi oltre i 2.000 miliardi. Una politica espansiva dell’ordine di 100 miliardi l’anno è quindi adeguata a un Paese che ha perso 400 miliardi di Pil potenziale. Il problema di fondo è che le economie avanzate oggi hanno molto debito, sia pubblico che privato. In media pari a circa 3 volte il Pil. Le Banche Centrali hanno stampato migliaia di miliardi per comprare debito sul mercato e alleggerirne il peso. La Bce ha stampato (elettronicamente) 3 mila miliardi. Ha comprato e fatto comprare alle banche italiane e Bankitalia circa 700 miliardi di Btp riducendone i rendimenti fino a zero sulle scadenza a uno o due anni.

Il Ministro dell’Economia Tria parla solo di ridurre i deficit per restare dentro i vincoli Ue: dal 2,3% del 2017 all’1,6% nel 2018. Secondo quanto concordato dai governi precedenti, andrebbe ridotto a zero nel 2020.

PROMESSE

Riforma Copyright Ue, Strasburgo contro l'avvio dei negoziati. Voto rinviato a settembre

Di Maio: "Evitato il bavaglio". Il Pd: "Falso, la direttiva colpisce chi non tutela il diritto d'autore"

STRASBURGO - Fake news e pressioni prevalgono e così il Parlamento europeo rimanda a settembre il testo sulla riforma del copyright pensato per costringere le grandi industrie digitali americane, a partire da Google e Facebook, a riconoscere un giusto compenso agli editori per l’utilizzo dei contenuti giornalistici grazie ai quali realizzano miliardi di profitti tra pubblicità e raccolta dati degli utenti. A Strasburgo l’aula si spacca, il testo sul diritto d’autore riceve 318 contrari contro 278 a favore. 31 gli astenuti.  Brinda il vicepremier Luigi Di Maio, che da Roma afferma: «Abbiamo bloccato il bavaglio alla Rete». Nulla di tutto questo, ma ha prevalso la propaganda dei grandi del Web che hanno convinto l’opinione pubblica sul fatto che la direttiva avrebbe imposto una tassa a carico degli utenti e avrebbe bloccato la possibilità di linkare i contenuti. Se si aggiungono le minacce di morte ai singoli deputati, la pressione attraverso centinaia di mail e telefonate di elettori contattati grazie ai big data dai lobbisti a stelle strisce e convinti a contattare i parlamentari per convincerli a non votare, allora il risultato del voto di Strasburgo è di facile comprensione. Si parla anche di figli dei deputati convinti a far cambiare l’orientamento di voto del genitore.

Fabrizio Pezzuto Parma Unita- Centristi sull'incremento dei rifiuti per l'inceneritore di Ugozzolo

Inceneritore di Ugozzolo (PR)

190 mila tonnellate di rifiuti nel cuore della nostra Food Valley, per altro nel momento in cui raggiungiamo l'80% di raccolta differenziata, ci pare quanto meno una presa in giro. "NO a Iren".

E' da tempo che il sottoscritto, e ben prima di me Roberto Ghiretti, denuncia il fatto che sull'inceneritore di Ugozzolo, Iren, fino ad oggi con il benestare silenzioso dell'Amministrazione comunale, stia portando avanti il progetto di far lavorare l'impianto a pieno regime e alla massima capacità di smaltimento.

Il tutto sempre in barba alle promesse di non accogliere rifiuti da fuori provincia, e cercando sempre di superare i limiti stabiliti a livello regionale, come accaduto già nel 2016 e nel 2017, quando il termovalorizzatore è arrivato a smaltire oltre 150mila tonnellate. Comportamento legittimo dall’azienda che deve massimizzare gli utili, ma che suscita diverse riflessioni. 

In questi anni in cui il tema inceneritore è letteralmente passato sopra la testa dei cittadini tradendo tutte le aspettative di chi nel 2012 era convinto di votare anche per fermare l'eco mostro, pochi di quelli che potevano incidere e fare opinione si sono interessati attivamente a quanto stava succedendo e solo oggi che il Comune di Parma sembra invocare uno stop a Iren assistiamo a un fiorire di prese di posizione. 

Bene, in ogni caso considero questo un fatto positivo. Ora però qualche domanda a Pizzarotti e alla sua amministrazione bisognerà pur farla visto che governa la città da ormai sei anni e ha una persona che su indicazione del Comune di Parma siede nel Consiglio di amministrazione della Multiutility. 

Lettera di Mario Calabresi a Vito Crimi sulla la libertà di stampa

giornali

L'informazione andrebbe protetta e sostenuta, non indicata come un bersaglio. Mi auguro che la campagna elettorale finisca una volta per tutte e che ci si possa confrontare sulle cose reali e sul valore del pluralismo

Gentile sottosegretario all'Editoria Vito Crimi, ieri, a pochi giorni dal suo insediamento alla presidenza del Consiglio, in più di un'intervista ha spiegato cosa vuole fare per garantire un'informazione libera e pluralista. Leggendo le sue parole abbiamo ritrovato subito un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle: l'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Faceva già impressione e rabbia sentirlo dire da una forza di opposizione e in campagna elettorale, oggi fa ancora più effetto - anzi, mi permetta, fa scandalo - che lo affermi un esponente di governo. Perché il finanziamento pubblico ai giornali non esiste da tempo. Quotidiani come RepubblicaIl Corriere della SeraLa Stampa il Fatto non ricevono soldi dei contribuenti, ma vivono delle copie che vendono e della pubblicità. Finanziamenti sono previsti solo per giornali di fondazioni, cooperative e testate parrocchiali, ma non per noi.

Wikipedia:Comunicato 3 luglio 2018

Wikipedia

Cara lettrice, caro lettore,

Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l'approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet.

Anziché aggiornare le leggi sul diritto d'autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell'informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all'accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

La proposta ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee (qui), 169 accademici (qui), 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica (qui) e di Wikimedia Foundation (qui).

USB: Biblioteche del Comune di Parma, il bando della vergogna

(Pubblichiamo qui le considerazioni del sindacato USB sul bando di esternalizzazione del servizio nelle biblioteche di Parma, considerazioni in cui ci rivediamo completamente)

Con il nuovo bando di gara che interessa la gestione delle Biblioteche del Comune di Parma (San Paolo, Civica, Pavese e Alice) ancora si procede nella direzione del sotto inquadramento dei  lavoratori e nella loro esternalizzazione.
Si continua ad utilizzare come contratto di riferimento il CCNL delle Cooperative Sociali e Socio-assistenziali, che evidentemente non c’entra nulla con la professione di bibliotecario.

Ma non solo: i livelli di inquadramento a cui si fa riferimento sono palesemente inferiori a quelli che dovrebbero avere i bibliotecari per le loro qualifiche, titoli di studio e le mansioni quotidianamente svolte.
Personale con la formazione e le caratteristiche richieste dal bando di gara non può essere inquadrato con il livello  C1 Cooperative Sociali, facendo riferimento al contratto  almeno dovrebbero essere inquadrati con il livello D1 e in base a quanto comunicato dalla Associazione Italiana Biblioteche con il livello D3, se non anche E.
Ma la questione è un’altra e più grave.

Federico Pizzarotti sulla attività del PAIP e sugli accordi relativi allo smaltimento dei rifiuti mandati a incenerimento

Precisazioni in merito allo sviluppo delle attività nell'area PAIP e sugli accordi relativi allo smaltimento dei rifiuti mandati a incenerimento: la posizione del Comune di Parma 

Parma, 2 luglio 2018. In conferenza stampa, il Sindaco Federico Pizzarotti e l’Assessora alle Politiche di Sostenibilità Ambientale Tiziana Benassi hanno voluto chiarire la posizione dell’amministrazione comunale in merito alla possibile risoluzione dell’accordo Iren – Regione Emilia Romagna, che, attualmente, fissa il limite di incenerimento non oltre la soglia delle 130 mila tonnellate annue.  

Pur non avendo potere decisionale in merito, e ribadendo quanto già chiarito in sede di conferenza dei servizi lo scorso 22 giugno, il Comune di Parma si dice contrario al superamento di tale limite, poiché si ritiene che la scelta non sia coerente con la direzione intrapresa da Parma negli ultimi anni, dove la promozione della raccolta differenziata è passata dal 49% all’80% circa, e dove sono diminuiti i rifiuti mandati a incenerimento. “Il limite di 130.000 tonnellate è un limite congruo alle esigenze dei territori, all’area di bacino che la Regione ci ha assegnato, e rispettoso del percorso che abbiamo intrapreso di raccolta differenziata spinta e di limitazioni dei rifiuti indifferenziati” ha sottolineato il Sindaco Pizzarotti “130.000 tonnellate sono una garanzia di equità. Se tutte le città facessero la loro parte verso la sostenibilità questi parametri non avrebbero bisogno di essere ritoccati. Chiediamo quindi che venga mantenuta la limitazione.”  

Roberta Roberti (gruppo Misto consiglio Comunale di Parma) sul bando per la gestione biblioteche

Un appello al sindaco Pizzarotti: ritiri la gara d’appalto per la gestione biblioteche

Dopo i vari interventi dell’Aib, della Cgil e del Comitato Leggere tra le ruspe sui contenuti del bando di gara per la gestione del sistema bibliotecario di Parma, non possiamo certo dirci soddisfatti delle risposte che sono state date dall’amministrazione comunale a difesa del contenuto del bando. Tra le altre cose, va fatto presente che si è appena conclusa la gara d’appalto per la gestione bibliotecaria dei comuni della Pedemontana e guarda caso alla fine se l’è aggiudicata uno dei due soggetti che hanno presentato l’offerta anche per il bando cittadino. Vogliamo scommettere chi risulterà vincente a Parma, nell’ottica di una evidente logica spartitoria? In che modo soggetti meno strutturati possono ancora sperare di ritagliarsi qualche possibilità di competere in occasione di bandi che li escludono a priori, impedendo di valorizzare le piccole cooperative ed associazioni territoriali e ipotecando seriamente la qualità e l’efficacia dei servizi ai cittadini?

Sulla questione siamo fermamente intenzionati a promuovere un’azione rivolta al governo, affinchè proceda ad una revisione generale delle condizioni con cui vengono formulati i bandi e le gare d’appalto nell’ambito dei beni culturali (biblioteche, archivi e musei) ed affinchè non siano applicate ai servizi  culturali le retribuzioni previste dal contratto CCNL Cooperative Sociali.

Aeroporto e mall a Parma: lettera di Enac accende il Consiglio comunale

Parma Protagonista: "Enac non ha mai espresso alcun parere o approvazione sul centro commerciale". La replica dell'assessore Alinovi e del sindaco Pizzarotti entrambi favorevoli

Aeroporto e mall a Baganzola, da giorni al centro del confronto politico, sono tornati al centro del dibattito in Consiglio comunale. Il gruppo consiliare Parma Protagonista ha reso nota la risposta ricevuta da Enac sulla compatibilità dello scalo con il nuovo centro commerciale in costruzione nell'area ex Salvarani.

"La lettera - afferma Parma Protagonista - ci rileva purtroppo che i silenzi e i non detti del Comune sono assai maggiori di quanto pensassimo. Infatti l'Enac chiarisce di non aver mai espresso alcun parere o approvazione sul centro commerciale sul merito del piano di rischio e lo stesso piano di rischio attende dal 2011 di essere aggiornato, nonostante specifici solleciti e comunicazioni ufficiali. Di queste comunicazioni e di questo mancato parere nulla ci ha detto l’assessore Alinovi nella sua risposta alla interrogazione delle minoranze Parma protagonista, Pd e Parma unita il 12 giugno".

Roberta Roberti (Gruppo Misto Consiglio Comunale), Mega mall di Baganzola e aeroporto di Parma: cosa dice la Regione?

Come noto, negli scorsi giorni Legambiente, WWF, ADA e Manifattura urbana hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Parma e si apprestano a presentarne altri due alla Corte dei Conti regionale e all’Anac, ai fini di fare chiarezza sulla vicenda del mancato aggiornamento del piano di rischio aeroportuale da parte del Comune di Parma, che già 6 anni fa avrebbe dovuto procedere ad adeguare gli strumenti urbanistici alle vigenti norme ENAC che regolano la sicurezza aeroportuale. Tale adeguamento avrebbe comportato il riconoscimento dell’incompatibilità tra l’aeroporto stesso ed il mega centro commerciale Parma Urban District, per il quale invece è rimasto in vigore il Piano Urbanistico Attuativo approvato nel 2010.

Fabrizio Pezzuto (Parma Unita-Centristi): sul destino dell’aeroporto troppi silenzi, appello ai colleghi di Effetto Parma a condividere la richiesta di fornire informazioni alla città.

Fabrizio Pezzuto (Parma Unita-Centristi) : Sul destino dell’aeroporto troppi silenzi, appello ai colleghi di Effetto Parma a condividere la richiesta di fornire informazioni alla città.

Mancano ormai  pochi ore alla scadenza programmata per la ricapitalizzazione della società che gestisce l’aeroporto e nulla è dato sapere sul destino dello scalo parmigiano. Pochi mesi fa, in una seduta della Commissione consiliare dedicata all’aeroporto, il Presidente Dalla Rosa Prati aveva parlato di situazione appesa ad un filo e di questione di giorni, ma da allora, nonostante i ripetuti appelli, nessuno della Giunta ha ritenuto di dover rispondere alle ripetute richieste di informazioni partite dai gruppi di opposizione. Non bastasse questo silenzio, da alcune settimane, la città si sta confrontando con il lavoro circostanziato e attento di Legambiente Parma che ha sollevato dubbi sulla compatibilità urbanistica e dal punto di vista della sicurezza dell’aeroporto con il mega mall in costruzione nelle vicinanze. Ci sono state ben 2 interrogazioni in consiglio comunale più alcune comunicazioni, ma aldilà della risposta tecnica alle interrogazioni, nulla è arrivato da Palazzo, non una valutazione politica, non un aggiornamento sullo stato dell’aumento di capitale e sugli step della conversione cargo dello scalo.

Intanto il tempo per il salvataggio della struttura si fa breve. 

Perciò, a poche ore dalla scadenza della ricapitalizzazione, mentre un consigliere regionale del Movimento 5 Stelle chiede alla Regione di rivedere il finanziamento per allungamento della pista  ( che significa ultima spiaggia di sopravvivenza), faccio l’ultimo appello e lo faccio, oltre che alla Giunta, ai colleghi consiglieri di Effetto Parma che condividono con la minoranza il compito di controllo sugli atti dell’Amministrazione e delle partecipate.

Craxi nel ‘90: cancelliamo il debito del terzo mondo, ed entro il 2020 sparirà la piaga della miseria sulla Terra

«Proporre ai paesi poveri del mondo un “contratto di solidarietà” che rompa, entro il 2020, il ciclo infernale della miseria e della fame». Così parlava Bettino Craxi a Parigi nel lontanissimo 1990. La proposta: cancellare il debito del Terzo Mondo. Noi cos’abbiamo fatto, in trent’anni, su quel fronte? Meno di zero. Il 2020 è praticamente arrivato, e quei paesi (sempre più poveri) vomitano disperati sulle sponde del Mediterraneo. Rileggere oggi le parole di Craxi – riportate all’epoca dai quotidiani – fa semplicemente piangere: qualcuno ricorda una sola sillaba, di tenore paragonabile, pronunciata negli ultimi decenni da uno qualsiasi dei famosi campioni dell’Unione Europea? Siamo sgovernati da infimi ragionieri e grigi yesmen al servizio del capitale finanziario neoliberista che i tipi come Craxi li ha esiliati in Tunisia, trasformandoli in profughi politici – corsi e ricorsi, nell’amara ironia della storia: importiamo derelitti, dopo aver cacciato leader autorevoli e dotati di visione strategica. Nel ‘90, Craxi intervenne nella capitale francese in qualità di rappresentante personale del segretario generale dell’Onu per i problemi del debito del Terzo Mondo, dinanzi alla Conferenza parigina dei 41 paesi più poveri del pianeta.

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