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Sorgenti

Sorgenti: news e opinioni di politica. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Padoan lascia in eredità 170 miliardi di maggior debito pubblico

ex Ministro Pier Carlo Padoan

Giuliano Balestreri

I signori del Debito pubblico: nei tre anni della gestione Padoan, il rosso cumulato dallo Stato è cresciuto di 119 miliardi di euro. Ma il peggio deve ancora arrivare. Secondo l’Osservatorio di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, nei prossimi tre anni il debito pubblico crescerà “di ben 55 miliardi in più di quanto sarebbe spiegato dall’andamento del deficit”. Come a dire che l’eccesso di spesa non giustifica il peggioramento dei conti pubblici.

Il ministero dell’Economia ha provato a fare chiarezza spiegando che i 55 miliardi “includono le partite finanziarie, le stime riguardanti la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, la spesa per interessi sugli swap, la spesa per interessi sui Buoni Postali fruttiferi, gli introiti delle aste delle frequenze UMTS (conteggiate nel triennio solo nei dati di competenza)”.

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Una risposta che lascia diversi interrogativi sul reale stato di salute delle finanze pubbliche e che – di certo – complica la vita del prossimo governo. Anche perché in eredità al prossimo governo sono già stati lasciati 26,5 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare entro il 2019 per evitare l’aumento dell’Iva.

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Il testo della lettera della Bce al Governo italiano

«Caro Primo Ministro». Inizia così la lettera strettamente riservata inviata dalla Bce al Governo italiano datata 5 agosto scorso e firmata dal presidente Jean Claude Trichet e dal futuro numero uno dell'Eurotower, Mario Draghi. Una missiva dettagliata pubblicata sul Corriere della Sera, in cui la banca centrale europea indica le misure antispeculazione da adottare «con urgenza» dall'Italia per «rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali»: dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro e delle pensioni alla pubblica amministrazione.

Ecco di seguito il testo della lettera.

«Caro Primo Ministro, 
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori. 
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. 
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Tirreno Power, 26 rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo

Tutti gli imputati, dirigenti e membri del cda dell'ex centrale a carbone di Vado Ligure, andranno a processo. Lo ha stabilito il giudice di Savona. L’inchiesta era culminata con il sequestro della centrale nel marzo 2014 per presunte violazioni all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale

I dirigenti e i membri del consiglio d’amministrazione di Tirreno Power saranno processati per le accuse di disastro ambientalee sanitario colposo. Lo ha stabilito il giudice di Savona che ha accolto le richieste di rinvio a giudizio di tutti i 26 imputati che erano state formalizzate dai pm Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi. Il processo all’ex centrale a carbone di Vado Ligure, che vedrà come parti civili sei associazioni ambientaliste – Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana – e il Ministero dell’Ambiente, inizierà il prossimo 11 dicembre.

Parma, approvato il reddito comunale: anche il Pd favorevole

Via libera in Consiglio comunale al proveddimento che integra le misure statali e regionali a sostegno della povertà

La delibera del settore welfare che introduce il reddito comunale garantito è stata approvata. Entra così in vigore una delle promesse più consistenti del programma elettorale di Effetto Parma.

La novità emersa dal dibattito che in Consiglio comunale ha portato al voto favorevole è stato il sì del gruppo consiliare del Pd; una apertura di credito che pesa molto più del sì di Roberta Roberti che può considerarsi ormai organica al gruppo consiliare dei pizzarottiani. Astenuti Parma Protagonista e Parma Unita Centristi (che già prima della seduta avevano esposto dubbi sulla delibera), contraria la Lega.

La misura, come aveva chiarito in commissione l'assessora al Welfare Laura Rossi, si propone di "distribuire meglio le risorse a disposizione per arrivare ad aiutare chi è escluso dai sostegni recentemente introdotti a livello nazionale e regionale, cioè Res e Rei. Un contributo continuativo mensile che si basa su un patto tra il servizio che eroga e la persona che riceve: 'ti sostengo tutti i mesi a fronte di un percorso verso l'autonomia lavorativa, linguistica, culturale'. Un approccio più forte rispetto alla pura assistenza. Uno strumento che, dal punto di vista sociale, conta di costruire legami più stringenti".Nel corso del confronto, andato avanti circa quattro ore, è stato approvato un emendamento di Effetto Parma che limita la platea dei beneficiari (escluso ad esempio chi è inserito nei percorsi Sprar) mentre è stato respinto quella della Lega che chiedeva di introdurre un vincolo di residenza di cinque anni per poter beneficiare del reddito.

Cassa Depositi e Prestiti, Di Maio la vuole trasformare in banca ma farle cambiare mestiere non è facile. Questi gli ostacoli

 

L'operazione, se portata a termine, rischia di essere addirittura controproducente per effetto delle stringenti regole comunitarie sugli accantonamenti che le banche sono obbligate a fare in proporzione agli investimenti. Per non parlare del fatto che la trasformazione di Cdp in istituto di credito, fondazioni bancarie permettendo, comporterebbe l'obbligo di separare (e quindi cedere) le attività industriali da quelle bancarie

Una banca pubblica di investimenti sotto il cappello di Cassa Depositi e prestiti. È una promessa di realizzazione davvero difficile quella del leader 5 Stelle Luigi Di Maio  che l’ha fatta con l’idea di superare così la stretta creditizia che soffoca il sistema produttivo delle pmi. Peccato però che l’operazione, se portata a termine, rischi di essere addirittura controproducente per effetto delle stringenti regole comunitarie sugli accantonamenti che le banche sono obbligate a fare in proporzione agli investimenti. Per non parlare del fatto che la trasformazione di Cdp in istituto di credito, fondazioni bancarie permettendo, comporterebbe l’obbligo di separare (e quindi cedere) le attività industriali da quelle bancarie.

Perché lo Stato è responsabile della ludopatia crescente

 Germano Milite 

Capiamo i giocatori perché siamo giocatori”, o ancora “se puoi bluffare te stesso, allora puoi bluffare chiunque”. E poi c’è il volto rassicurante e sornione dell’amatissimo (almeno a Roma) Claudio Amendola, che con tono convinto e smargiasso afferma: “Io sono membro del più grande gruppo di scommesse al mondo” praticamente in loop durante le non poche pause pubblicitarie di Sky.

A queste pubblicità che ci vengono ossessivamente proposte ovunque: tv, pay tv, giornali, radio ed anche testate online, si aggiungono quelle con i vari “Turista per sempre”, “Vinci Casa/Win For Life”, che pure rappresentano oramai una costante nella comunicazione promozionale giornaliera di ogni canale mediatico esistente.

Insomma: se un tempo erano le sigarette a campeggiare su cartelloni, auto da corsa e persino tra le labbra di grandi star che recitavano nei film più famosi, oggi è il gioco d’azzardo a farla da padrone in ogni dove, senza la minima decenza e con la patetica vocina “avanti veloce” che recita: “Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica”.

Ed è ridicolo che questa possibile dipendenza patologica, in realtà sempre più diffusa e strettamente correlata a disoccupazione, precarietà e basso livello di Istruzione, sia citata frettolosamente e sciattamente al termine di questi spot compulsivamente mostrati. A quel punto sembrando quasi una beffa. Come un oste che ti offre continuamente da bere, circondato da pubblicità ammiccanti con vip attaccati alla bottiglia e poi, mentre tracanni il tuo quarto bicchiere, ti dice: “Sì, ma non esagerare che potresti anche ubriacarti”.

LA RICERCA: LUDOPATIA, DISOCCUPAZIONE ED USURA IN UN MIX LETALE

Germania, debito sotto 60% del Pil nel 2019

(ANSA) - ROMA, 7 APR - I conti pubblici della Germania vanno meglio del previsto. Secondo quanto riporta lo Spiegel citando documento del governo, il rapporto debito/Pil dovrebbe scendere sotto la soglia del 60% in anticipo rispetto alle stime, nel 2019 anziché nel 2020. La Germania raggiungerebbe così già dall'anno prossimo l'obiettivo indicato dal patto di stabilità Ue.
    Quest'anno il debito tedesco dovrebbe attestarsi al 61%, per scendete il 58% nel 2019, al 56% nel 2018 e al 53% nel 2021. Il progressivo miglioramento sarebbe legato alle maggiori entrate fiscali e alle minori fragilità del sistema bancario.

MES: 5 MILIARDI L'ANNO PER SALVARE LE BANCHE!

La notizia è di quelle che i giornali inseriscono nei trafiletti, come se fosse acqua. Ma un indebitamento di cinque miliardi all’anno per tre anni, più altri 110 sicuri da corrispondersi a insindacabile giudizio di Monti, più chissà quanti altri dai quali non ci si può in alcun modo sottrarre, se fossi un direttore di giornale io la metterei in prima pagina. Lo so, vi avevo detto che erano tre miliardi all’anno per cinque anni, ma la situazione precipita ed hanno bisogno di soldi subito, dei nostri soldi: per cui hanno stretto i tempi.

Mi riferisco al MES (in inglese ESM), il trattato europeo che eufemisticamente chiamano fondo salva-stati. A gestirlo saranno diciassette super-governatori. Saranno immuni a qualsiasi atto giudiziario e i loro documenti, compresi i loro pc, saranno assolutamente inviolabili. E potranno decidere di chiedere quanti soldi vorranno, di averli nei tempi che vorranno, senza che gli stati aderenti – tra cui l’Italia – possano in alcun modo opporsi. Avevano cominciato con 500 miliardi ma, è notizia di oggisiamo già a 800.

Approvato il bilancio UE 2018: sostegno a giovani, crescita e sicurezza

Per il bilancio del prossimo anno, i deputati hanno previsto un maggiore sostegno per i giovani disoccupati e più finanziamenti per le PMI, i programmi di ricerca e l’Erasmus.

Gli stanziamenti d'impegno per il 2018 ammontano complessivamente a 160,1 miliardi di euro e gli stanziamenti di pagamento a 144,7 miliardi di euro. 

Dopo l’approvazione formale da parte del Consiglio dell’accordo provvisorio sul bilancio 2018, il Parlamento ha approvato il bilancio con 295 voti in favore, 154 voti contrari e 197 astensioni. 

L’atto legislativo è stato poi firmato dal Presidente Antonio Tajani. 

Video della cerimonia della firma del bilancio UE per il 2018 

Giovani, crescita e occupazione 

Il Parlamento ha eliminato i tagli di 750 milioni di euro operati dal Consiglio nel settore "crescita e occupazione" e garantito all'Iniziativa per l’occupazione giovanile un incremento di 116,7 milioni di euro in stanziamenti d'impegno, portando così il totale a 350 milioni di euro, per aiutare i giovani che cercano lavoro. 

La partecipazione al Fondo Monetario Internazionale: la Constituency italiana

La rappresentanza al FMI: come funziona?

Gli Stati che aderiscono al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale organizzano la propria rappresentanza nel Consiglio di amministrazione attraverso raggruppamenti, o meglio Constituency.
La composizione di questi raggruppamenti viene effettuata sulla base di omogeneità linguistiche, geografiche o di interessi e ogni raggruppamento esprime un Direttore esecutivo.
Il raggruppamento, dei Paesi aderenti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca mondiale (BM) che fanno capo all’Italia si è riunito per la prima volta a Roma nei primi giorni di febbraio.
La riunione si è svolta al Palazzo delle Finanze ed è stata guidata dal Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

I Paesi che aderiscono al raggruppamento dell’Italia al FMI

Ecco come funziona la rivalutazione di Bankitalia

Il suo valore passerà, per legge, da 156mila a 7,5 miliardi di euro. Per alcuni una creazione di denaro dal nulla che è un regalo alle banche. Per altri una mossa che conviene a tutti

Immaginate che la Banca d’Italia valga 156mila euro. Più o meno quanto un monolocale a Milano. Ecco, è su questo paradosso che si gioca una decisione che negli ultimi giorni ha suscitato diverse polemiche, ma le cui ricadute rischiano di essere soffocate, a livello di risonanza mediatica, tra una notizia sulla Boldrini e un’altra su Berlusconi. Alle origini della discordia vi è la legge 5 del 29 gennaio 2014, con la quale vengono rivalutate le quote di partecipazione al capitale sociale di Bankitalia. Così il valore di Banca d’Italia sale da 156mila a 7,5 miliardi di euro, una cifra che sicuramente rappresenta una stima più adeguata del “valore” dell’ente nazionale. Dov’è il problema, allora? Secondo diverse parti politiche (e non), la rivalutazione rappresenterebbe un “regalo” verso le banche private che detengono la maggior parte delle azioni di Bankitalia. E c’è addirittura chi teme che la riforma possa aprire la strada a una privatizzazione dell’istituto nazionale, o alla sua acquisizione da parte di istituti stranieri.

Alert Cgia: al nuovo governo toccherà una manovra da 18,5 miliardi

Dalla clausola Iva al contratto degli statali: ecco i soldi che già mancano all'appello

MILANO -  Il nuovo governo dovrà predisporre entro la fine 2018 una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro per evitare l'aumento dell'Iva, per correggere i conti pubblici e per far fronte a uscite già impegnate.

Lo rileva la Cgia di Mestre, secondo la quale, in particolare, bisognerà recuperare 12,4 miliardi per sterilizzare l'aumento dell'Iva, che diversamente scatterà dal 1 gennaio 2019, altri 3,5 che l'Ue ci sta per chiedere, al fine di  perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto "Six pack". Nel caso non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro, dal 1 gennaio 2019 l'aliquota Iva, attualmente al 10 per cento, salirebbe all'11,5 per cento; altresì, quella attuale del 22 per cento schizzerebbe addirittura al 24,2 per cento.

Il conteggio prevede poi 2,6 miliardi di spese indifferibili: entro la fine del 2018 bisognerà trovare infatti circa 2 miliardi di euro per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, ulteriori 500 milioni di spese "indifferibili" e altri 140 milioni per evitare l'aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1 gennaio 2019.

La Cgia ricorda che l'aggravio dello 0,4% del nostro rapporto deficit Pil ascrivibile al salvataggio pubblico delle banche venete e del Monte dei Paschi di Siena, non ha alcun impatto sui conti pubblici degli anni a venire in quanto è una misura una tantum relativa al 2017. 07 Aprile 2018

Fonte Link: repubblica.it

L'autunno nero del '92 tra tasse e svalutazioni

Dino Pesole

Bancarotta, crisi finanziaria, insolvenza: scenari inquietanti per la Grecia a un passo dal baratro, come avvenne da noi nel 1992, se pur in un contesto europeo e globale non comparabile con l'attuale. Le similitudini sono molteplici, come ricorda Giuliano Amato, che in quell'estate-autunno di 18 anni fa guidava un governo nel pieno della tempesta di Tangentopoli. Anche l'Italia si trovò di fronte al dilemma se intervenire per riportare i conti pubblici entro un sentiero di sostenibilità, oppure scivolare lentamente nell'abisso. L'imperativo categorico era recuperare un minimo di credibilità sui mercati, alleggerire il peso degli interessi che cresceva a ritmo esponenziale facendo volare il deficit. Una spirale infernale, poiché l'alto debito costringeva il Tesoro a offrire rendimenti sui propri titoli che superavano il 12,5 per cento. In questa situazione di grande fragilità partì l'attacco alla lira.

L’Italia in realtà non ha nessun debito pubblico – anzi e’ in credito di oltre 1000 miliardi di euro (IL DEBITO ESISTE Perché è UNA TRUFFA)

Facendo due conti molto semplici potremmo accorgerci di un’anomalia piuttosto bizzarra nel computo del famigerato debito pubblico italiano.

La cosa richiede una certa concentrazione e la ferrea volontà di capire a fondo cosa diavolo sia questo ”debito”, che tutti abbiamo nel groppone, che però nessuno di noi ha mai contratto ma che dobbiamo, per misteriosi motivi, ripagare interamente con le nostre tasche e con il nostro lavoro.

Il debito pubblico non è una cosa da poco in quanto è la causa principale del costante aumento della pressione fiscale nel nostro Paese. Persino nel 2014, anno della ”finta ripresina” con i bluff economici del governo Renzi, le tasse sono aumentate comunque dello 0,2%, arrivando alla soglia record imbattuta del 44% (senza contare le tasse indirette come l’IVA, le accise sui carburanti o le imposte sui beni come il bollo auto, l’IMU, il canone RAI ecc… che fanno schizzare il totale dei balzelli da pagare allo Stato a ben oltre il 68% del proprio guadagno!).

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cos’è il debito pubblico e perché aumenta sempre.

Come funziona, economicamente parlando, una Nazione o un Gruppo di Nazioni?

Immagina, per semplicità, che una Nazione sia rappresentabile come una piramide divisa in tre fasce: la punta, in alto, è il Governo. La fascia centrale sono gli ”statali”, ovvero tutti quei soggetti che vengono pagati direttamente dal Governo, mentre la terza fascia (la base della piramide) sono i privati cittadini, le aziende private, i negozi, i commercianti ecc…

Il denaro ”filtra” dall’alto verso il basso, per poi tornare in cima attraverso le tasse.

In altre parole, i soldi, all’interno di una Nazione (o di un gruppo di Nazioni) devono circolare, ovvero devono partire dal punto ”A”, girare di tasca in tasca stimolando la produzione di beni e servizi, e ritornare poi nel punto ”A” per ricominciare il giro.

Lettere tra il Ministro Beniamino Andreatta e il Governatore Carlo Azeglio Ciampi

Le lettere scambiate fra il Ministro del Tesoro dell’epoca, Beniamino Andreatta, e il Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, che nel 1981 siglarono il cosiddetto divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia.

I documenti sono tratti dal testo L’Autonomia della politica monetaria. Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia trent’anni dopo di Andreatta B., Ciampi C. A., Draghi M., Grassini F. A., Letta E., Monti M., Mussari G., Salvemini T. (2011).

La prima lettera viene inviata da Andreatta il 12 febbraio del 1981:

Lettera di Andreatta pag1

Lettera di Andreatta pag2

Lettera di Andreatta pag3

Lettera di Ciampi

LʼAquila, la Ue chiede la restituzione (immediata) delle tasse sospese dopo il sisma del 2009: "Erano aiuti di Stato"

Protesta unanime di tutte le istituzioni contro le 350 cartelle esattoriali giunte ad altrettanti imprenditori de L'Aquila che impongono la restituzione entro 30 giorni delle tasse sospese dopo il sisma del 6 aprile 2009 a imprese e professionisti del cratere terremotato. La sospensione, infatti, è stata bocciata dalla Commissione europea che ha aperto una procedura d'infrazione per "aiuti di Stato".

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