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Sorgenti

Sorgenti: news e opinioni di politica. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Golpe Di Stato: La Lista Nera Dei Traditori Della Patria

Golpe di stato: la lista nera dei traditori della patria

Di Alessandro De Angelis

Se ci troviamo, come dimostrato nei precedenti articoli, sotto un regime di dittatura da parte dell'oligarchia bancaria, dove la BCE e la Commissione Europea decideranno le politiche sociali degli stati, imponendo loro tasse e licenziamenti, lo dobbiamo a una strategia che parte da lontano nel tempo e che si è potuta estrinsecare grazie all'aiuto di politici con loro collusi.

Maastricht e la perdita della Sovranità Monetaria

 
Marcello Pamio

Luglio 1981 
L’autonomia della sovranità monetaria affidata alla privata Banca Centrale d’Italia è stata introdotta a partire dal luglio 1981, col divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro deciso dal Ministro del Tesoro Beniamo Andreatta con una semplice lettera all’allora Governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, in cui sollevava la Banca Centrale dall’obbligo di acquistare quei titoli di Stato che il Tesoro non riusciva a collocare altrove sul mercato.

17 Febbraio 1986 
Giulio Andreotti come Ministro degli Esteri del Governo Craxi, firma l’Atto Unico Europeo (AUE).

7 Febbraio 1992 
Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis (Membro dell’Aspen Institute) e il Ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore di Bankitalia) firmano il Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992 per l’entrata nell’Unione Europea. 
Così facendo, l’autonomia delle banche centrale stava entrando in tutti gli ordinamenti giuridici dell’Unione Europea per effetto del Trattato (articolo 107).

Bankitalia, breve storia di uno scippo

di Mauro Poggi

Fra le vicende che a partire dagli anni ’80 hanno segnato la progressiva rinuncia da parte dello Stato italiano alla propria sovranità, e quindi alla propria democrazia, è esemplare quello che ha interessato la Banca d’Italia. Da istituto pubblico di emissione subordinato al Ministero del Tesoro, si è trasformata col tempo in una banca privata facente parte del Sistema europeo della banche centrali, in condizioni di subordinazione alla Banca Centrale Europea – che non risponde ad alcun potere democraticamente eletto.

Di recente mi sono imbattuto in alcuni vecchi appunti: si tratta di una storia nota, di cui tuttavia è sempre utile rammentare tappe e personaggi, dato che si è trattato di un autentico scippo ai danni della comunità, perpetrato in parallelo allo scippo di democrazia.

Fino al 1981 Bankitalia aveva l’obbligo di copertura delle emissioni del Tesoro, garantendo il collocamento integrale dei titoli offerti in asta e controllando di fatto il costo del tasso di interessi che lo Stato pagava per il proprio debito. Lo Stato aveva inoltre diritto a uno scoperto di conto corrente per i suoi fabbisogni urgenti di cassa, a un tasso minimo, per un ammontare massimo fissato al 14% del fabbisogno di spesa previsto dal parlamento.

Ciò gli permetteva di corrispondere un tasso di interesse nominale inferiore a quello dell’inflazione, quindi un tasso reale negativo. In buona sostanza il debito si ripagava da sé.

Questo ovviamente penalizzava le rendite, ma permetteva allo stato di sostenere la spesa pubblica e di limitare le tasse, favorendo l’economia reale e redditi .

2 giugno 1992, Il complotto del Britannia: il saccheggio di un'economia nazionale

Il 2 giugno 1992, a pochi giorni dall'assassinio del giudice Giovanni Falcone, si verificava in tutta riservatezza un altro avvenimento che avrebbe avuto conseguenze molto profonde sul futuro del Paese. Il «Britannia», lo yacht della corona inglese, gettava l'ancora presso le nostre coste con a bordo alcuni nomi illustri del mondo finanziario e bancario inglese: dai rappresentanti della BZW, la ditta di brockeraggio della Barclay's, a quelli della Baring & Co. e della S.G. Warburg. A fare gli onori di casa era la stessa regina Elisabetta II d'Inghilterra. Erano venuti per ricevere alcuni esponenti di maggior conto del mondo imprenditoriale e bancario italiano: rappresentanti dell'ENI, dell'AGIP, Mario Draghi del ministero del Tesoro, Riccardo Gallo dell'IRI, Giovanni Bazoli dell'Ambroveneto, Antonio Pedone della Crediop, alti funzionari della Banca Commerciale e delle Generali, ed altri della Società Autostrade.

Si trattava di discutere i preparativi per liquidare, cedere a interessi privati multinazionali, alcuni dei patrimoni industriali e bancari più prestigiosi del nostro paese. Draghi avrebbe detto agli ospiti inglesi: "Stiamo per passare dalle parole ai fatti". Da parte loro gli inglesi hanno assicurato che la City di Londra era pronta a svolgere un ruolo, ma le dimensioni del mercato borsistico italiano sono troppo minuscole per poter assorbire le grandi somme provenienti da queste privatizzazioni. Ergo: dovete venire a Londra, dove c'è il capitale necessario.

Il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro (1981)

 Andreatta e Ciampi

 4 gennaio 2017

Lorenzo D’Onofrio

di Luca Cancelliere (ARS Sardegna)

La Repubblica Italiana, orfana della leva monetaria ceduta alla BCE già alla fine degli anni ‘90 e totalmente vincolata, per quanto concerne la leva fiscale, agli impegni improvvidamente assunti con il “Patto di Stabilità e crescita” del 1997, con il “Trattato di Lisbona” del 2007 e con il “Patto di bilancio europeo” o “Fiscal Compact” del 2012, da molti anni ha rinunciato a qualsiasi forma di sostegno alla domanda aggregata, con effetti macroeconomici deleteri.

È noto che secondo la dottrina di Keynes, per ogni punto di spesa pubblica in più il c.d. “moltiplicatore” incrementa il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/PIL migliora. Per ogni punto di spesa pubblica in meno, invece, il c.d. “moltiplicatore” riduce il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/ PIL peggiora.

Parma, Andrea Costa dovrà risarcire 700mila euro a Stt

Costa era già presente nel circuito pubblico del Comune ai tempi di Elvio Ubaldi Sindaco e già combinava disastri. LB

La decisione del tribunale nei confronti dell'ex capo della società partecipata del Comune

Andrea Costa, manager parmigiano messo alla guida della holding comunale Società di trasformazione del territorio (Stt) nel 2009 dall'ex sindaco Pietro Vignali, dovrà versare 700 mila euro più interessi alla società partecipata.

Lo ha stabilito il tribunale di Parma che ha così decretato la gestione dissennata di Costa.

Tra gli esempi, il contratto di affitto stipulato con la Belforte Real Estate di Parma per insediare Stt nell'ex sede Parmacotto in via Conforti, salvo, pochi mesi dopo, rescindere - senza informare il cda e protocollare la disdetta - la locazione (280mila euro annui) e dopo aver speso 200mila euro in lavori di ristrutturazione. I nuovi vertici della holding, informati della disdetta dalla Belforte Real Estate, rimasero in via Conforti fino alla del 2011 pagando una penale di 110mila euro.

Tra le spese contestate anch 60mila euro sborsati per il servizio nell'area hospitality del Tardini ai tempi di Tommaso Ghirardi, una consulenza da 190mila affidata alla società AT Kerney per lo sviluppo della città, un'altra da288 mila euro alla  Bain e Company legato all'agroalimentare, 26mila euro alla Elan International per la ricerca di una segretaria e di un dirigente, 36 mila euro alla Methodos per investimenti media e marketing e 48mila euro alla Gipieffe.

Paolo Maddalena su Poveglia e la Costituzione Italiana

isola di Poveglia
Poveglia
 è un'isola della laguna veneta posta a sud, di fronte a Malamocco lungo il Canal Orfano, che collega la bocca di porto di Malamocco con Venezia. La sua superficie è di 7,25 ettari, è quindi un'isola abbastanza grande nel contesto lagunare. Fonte LINK WIKIPEDIA

PRIVATIZZAZIONI: COSĺ CI SIAMO FATTI RUBARE TUTTO!

La storia delle privatizzazioni e dei privatizzatori che hanno svuotato questo Paese di ogni sua ricchezza, trasformandolo da settima potenza economica mondiale a un grande discount per ricchi speculatori senza scrupoli. Il racconto di Valerio Lo Monaco, direttore della Voce del Ribelle.

Verso la fine di novembre 2015, il Ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio, ha rilasciato una dichiarazione. Ha detto che, nel corso del 2016, il 40% delle Ferrovie dello Stato verrà privatizzato.  O meglio: Ferrovie dello Stato verrà quotata in borsa e in borsa saranno messi appunto il 40% delle azioni. Una postilla a questa operazione, epsressa nel classico “bizantinismo” del linguaggio politico, è il fatto che Ferrovie dello Stato si riserva di mantenere il controllo delle infrastrutture, cioè vale a dire della rete ferroviaria, mentre invece la veicolazione dei mezzi su questa rete ferroviaria, perlomeno per il 40%, verrà ulteriormente privatizzata.

Questa è solo l’ultima, in ordine di tempo, di tutta una serie di privatizzazioni che sono state fatte nel corso degli anni. I criteri che vengono veicolati per giustificare le privatizzazioni sono da una parte quello di fare cassa (perché avendo un debito pubblico alle stelle, avremmo bisogno di vendere) e dall’altro lato quello di consentire un migliore utilizzo di opere pubbliche, di beni pubblici, di asset pubblici che invece, se gestiti dallo Stato, verrebbero gestiti male. Ma vediamo, in nome di questi criteri, cosa è stato fatto nel corso degli anni.

Parma, ecco il Reddito garantito comunale "Altri promettono noi lo approviamo"

Effetto Parma annuncia il provvedimento. Delibera al voto lunedì in Consiglio comunale

"Mentre a livello nazionale si è tanto discusso di un reddito di cittadinanza, lunedì a Parma voteremo per approvare il Reddito garantito comunale che consiste in un’integrazione al reddito continuativa che affiancherà e integrerà le misure regionali e nazionali di Res e Rei a sostegno delle famiglie e delle persone in situazione di bisogno".

Effetto Parma, lista civica nata a sostegno del sindaco Federico Pizzarotti dopo la rottura con il M5s, annuncia la delibera che la Giunta porterà al voto nel corso del prossimo Consiglio comunale.

In pratica, grazie alle risorse messe a disposizione dal Comune, si potrà riconoscere un contributo o un’integrazione a quelle persone idonee ma escluse da Rei e Res per aumentare il numero di beneficiari e contrastare più efficacemente la povertà che colpisce da vicino anche la nostra comunità.

"Rispondiamo così con i fatti concreti a chi ha messo in dubbio il nostro impegno ma rispondiamo soprattutto alle richieste di aiuto dei cittadini che potranno contare su un sostegno economico in più" rivendica Effetto Parma.

"Sarà uno strumento in più all’interno di un’ampia riorganizzazione e semplificazione degli aiuti economici del Comune di Parma che ripensa le forme di sostegno a favore di chi è in difficoltà. Un’operazione responsabile per dare risposte armonizzate e concrete, coperte da risorse economiche appositamente accantonate. Ciò permetterà ai cittadini di accedere con un’unica istanza a misure complessive, calibrate sulla base dei requisiti di diritto e sulle singole necessità. 

De Masi: “M5s alleato della Lega sarebbe contro natura”

DI PAOLO G. BRERA

"Si trovano sempre punti comuni, ma sono più le distanze"

ROMA. Ecco, Di Maio ha vinto le elezioni e ha subito smesso di parlare del reddito di cittadinanza. Ora parla di Fornero, Welfare per le famiglie, disoccupazione... Domenico De Masi, sociologo, è tra gli intellettuali più vicini al M5S. 

Se lo aspettava?
“In questa fase anche lei ed io, se fossimo in ballo, eviteremmo di scoprire le carte. Cercano di capire cosa possono fare, più che dire cosa vogliono. Non puoi capire cosa faranno da ciò che dicono ora”.

Intanto flirta con Salvini: commetteranno il peccato originale?
“Hanno due basi di riferimento diverse, cui hanno fatto promesse diverse. Alcuni dicono esistano forti affinità, a me non sembra. Il M5s ha vinto promettendo lavoro, reddito di cittadinanza, riduzione dei costi della politica e lotta alla criminalità organizzata; al Nord interessa la difesa dei diritti acquisti, il lavoro che già esiste, le politiche sull’immigrazione e la sicurezza: temi molto più presenti nel programma della Lega rispetto a quello del M5S”.

Ma è accettabile che si mettano insieme definendo obiettivi comuni?
“No, è contro natura. Contraddice le basi e i programmi. Si trovano sempre punti comuni, ma sono più le distanze. Sarebbe naturale andassero al governo le destre, che hanno vinto con la coalizione, e il M5S facesse opposizione”. 

Hanno trovato l’accordo sui presidenti: possono riuscirci anche per l’esecutivo?
“Beh, ma è diverso. Anzi, Camera e Senato spesso sono andate una al governo e una all’opposizione, pensi a Nilde Iotti che presiedeva Montecitorio con la Dc al governo. Hanno rispettato le previsioni”.

Si stupirebbe se governassero insieme? Sarebbe un errore?

L’Italia a rischio per la fragilità della Germania

Negli anni recenti la politica italiana ha trovato il suo massimo punto di riferimento nella Germania di Angela Merkel. Sotto tale aspetto Berlino ha ereditato la funzione che in precedenza era stata di Washington, al punto che dichiararsi pro-Europa equivale il più delle volte all'essere pro-Germania. Non a caso alle disavventure di Berlusconi prima del 2011 contribuirono gli screzi con la cancelliera tedesca (oltre che con il francese Sarkozy), mentre oggi la sua ritrovata fortuna coincide con il buon rapporto instaurato con la medesima personalità nella comune adesione al Ppe. Mario Monti non faceva mistero del favore accordatogli dal governo di Berlino. Enrico Letta si è mosso sulla stessa linea, idem Matteo Renzi. E pochi giorni fa il presidente del Consiglio Gentiloni è volato nella capitale tedesca per scattare una preziosa "photo opportunity". La stessa formula delle "larghe intese" si ispira in modo palese alla grande coalizione fra Cdu-Csu e Spd cui i tedeschi fanno ricorso nei momenti di difficoltà.

Il Pd a rischio estinzione

Quando una forza politica subisce una sconfitta cocente, ha bisogno di tempo per riordinare le idee. Per uscire dal rimbombo della disfatta. Ma quello del Partito democratico non è un semplice smacco elettorale. È qualcosa di più. Tocca il concetto stesso della sua esistenza.

Come è capitato in quasi tutti i Paesi europei, la sinistra è caduta in una crisi profondissima. Ma a differenza di tutti gli altri grandi Paesi del nostro Continente, solo in Italia - lo dimostrano le elezioni dei presidenti di Camera e Senato - ha vinto il fronte populista nel suo insieme. La singolarità di questo dato mette in discussione appunto la natura stessa di questo partito. Il Pd sta correndo sul filo dell'estinzione senza accorgersene. La dinamica con cui si è arrivati alla scelta delle due principali cariche parlamentari è solo parzialmente giustificabile con il peso elettorale conquistato alle elezioni. Sul centrosinistra incombe una vacuità politica che sterilizza ogni prospettiva e riduce tutto a mera tattica. Il voto del 4 marzo ha di fatto disegnato un nuovo sistema dei partiti, e i Democratici appaiono preoccupati soprattutto di tutelare la ridotta in cui sono precipitati. Imbalsamati, bloccati dai veti interni, paralizzati dalla semplice interdizione e dalla "fraterna" delegittimazione. Una palude in cui spiccano il potere di veto esercitato dall'ex segretario Renzi e la paura di tutti gli altri.

Nel 1994 il Ppi di Martinazzoli, erede della Dc, passò dal 29 per cento, ottenuto due anni prima, all'11 per cento. Venne travolto dalla novità berlusconiana. Non capì cosa fosse accaduto e quale evoluzione stesse segnando la politica e la società. Rimase fermo per troppo tempo a contemplare la fine di una stagione, non mise in campo rapidamente una reazione e di fatto morì.

PFAS VENETO, DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA/ Accolto l'appello dell'Assessore all'Ambiente Bottacin

Pfas Veneto, dichiarato lo stato di emergenza, il governatore Zaia: “Persi un sacco di mesi”. La forte presenza di sostanze perfluoroalchiliche nell’acqua, ha portato alla decisione

Sul caso dei Pfas (perfluoroalchiliche) e riguardo la loro pericolosità il Governo era stato sensibilizzato non solo dal Governatore del Veneto Zaia, ma anche dall'Assessore Regionale all'Ambiente, Gianpaolo Bottacin, che in relazione agli esiti dell'inchiesta della Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, aveva lanciato un appello affinché lo Stato di Emergenza venisse finalmente accordato.

Una volta accordato, per Bottacin ci sono ancora dei passi da compiere per contastare la pericolosità di queste sostanze, bussando direttamente alla porta della Commissione Europea: "Il prossimo passo è fare “gioco di squadra per fare pressione sull’Unione Europea. Perché è quella la sede deputata a prendere decisioni per inibire del tutto l’uso di queste sostanze nei cicli produttivi”, queste le parole di Bottacin a inizo marzo che hanno trovato riscontro con la dichiarazione dello Stato di Emergenza. (agg. di Fabio Belli)

"PERSI UN SACCO DI MESI"

Volkswagen-Deutsche Bank: Merkel scandalizzata per i maxi-bonus ai manager tedeschi di Deutsche Bank e Volkswagen.

l ceo del gruppo automobilistico ha incassato oltre 10 milioni, il 40% in più in un anno, nonostante gli scandali. Anche il colosso bancario alimenta le polemiche: pur in rosso di 750 milioni, distribuisce premi (questa volta a tutti i dipendenti) per 2,3 miliardi

BERLINO - Persino la cancelliera si è dovuta mostrare un tantino scandalizzata. Angela Merkel, che festeggiò un compleanno dell'ex capo della Deutsche Bank Ackermann alla cancelleria e difese come una leonessa gli interessi dell'industria automobilistica a Bruxelles quando la Commissione Ue intendeva giustamente limitare le emissioni dei gas tossici, si è detta "piuttosto sorpresa" che alcuni top manager tedeschi si siano persino aumentati i bonus, con chiaro riferimento a Volkswagen.

La maggiore casa automobilistica del mondo, forte di numeri in salita nonostante i mostruosi scandali che l'hanno travolta da due anni, ha premiato l'amministratore, Matthias Mueller, con un bonus da 10,1 milioni di euro, quasi tre in più rispetto all'anno precedente, un aumento che vale circa il 40%. Nel 2017 il fatturato del gruppo ha raggiunto i 230,7 miliardi di euro, circa il 6% rispetto all'anno precedente. Durissimo il commento della Sueddeutsche Zeitung: "L'avidità ha un nome".

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