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La vita sta cambiando pelle

Sorgenti

Sorgenti: news e opinioni di politica. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

MANIFESTO PER LA RIFORMA DELLA POLITICA

(Repubblicadeicittadini.com)I firmatari di questo manifesto: singole personalità, associazioni, liste civiche, organizzazioni politiche e indipendenti, promuovono una campagna di informazione e di iniziativa politica su questioni che l'attuale ceto politico, con la complicità dell'informazione televisiva, ignora perché affrontarli significherebbe mettere in discussione se stessi e gli equilibri di potere sui quali hanno costruito le loro fortune.

I firmatari si pongono l'obiettivo di restituire dignità alla Politica intesa come servizio, di rilanciare democrazia ed economia dopo anni di decadenza, attraverso la partecipazione dei cittadini, il controllo del potere politico, l'impegno diretto nella gestione della cosa pubblica.

UNA LISTA CIVICA NAZIONALE

(ANSA) - ROMA, 31 MAG - Le liste civiche e i girotondi puntano a entrare nel gioco politico nazionale, per dare voce ai  delusi del centrosinistra e rilanciare la questione morale. Per ora l'appuntamento e' per il 6 ottobre, giorno in cui si svolgera' una manifestazione a Piazza Farnese a Roma per lanciare il ''manifesto per la riforma della politica'', gia' sottoscritto da supporter eccellenti come Beppe Grillo, Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi e Marco Travaglio. Ma l'obiettivo, come ha spiegato oggi il coordinatore delle liste civiche Roberto Alagna in una conferenza stampa, e' di dar vita a ''una lista civica nazionale fuori dal sistema dei partiti''.
I promotori dell'iniziativa (oltre ad Alagna, Elio Veltri, Oliviero Beha, Pancho Pardi) hanno presentato la loro ricetta contro ''il degrado della politica''. Chiarito (da Veltri) che Fo, Grillo e gli altri autorevoli sottoscrittori del manifesto non andranno al di la' della firma, gli eredi dei girotondi e i sostenitori delle liste civiche hanno tuonato contro ''la casta'' del malaffare politico. ''Questa oligarchia - ha detto Veltri - e' ora di mandarla a casa, perche' da sola non si suicida''.

PUTIN: GLI USA HANNO COMINCIATO LA CORSA AL RIARMO

(ANSA) MOSCA - Il presidente Vladimir Putin, riferendosi agli Usa, ha condannato i tentativi di "diktat e di imperialismo" nelle vicende internazionali. Il test di un nuovo missile intercontinentale russo è una "risposta alle azioni unilaterali" di certi Paesi, ha aggiunto il presidente russo riferendosi al progetto Usa di scudo spaziale nell'Europa dell'est. "Non siamo noi gli iniziatori del nuovo round della corsa al riarmo", ha detto riferendosi agli Usa e al loro progetto di scudo spaziale in Europa, come riferisce l'agenzia Interfax.

RUTELLI: SUBITO IL LEADER DEL PD

«Voto deludente. Sugli statali si poteva firmare prima». Il ministro prodiano: il Professore o corre o fa il nonno

(Corriere.it) ROMA
- Cercasi leader disperatamente. Ora anche Francesco Rutelli cambia passo, propone di eleggere il 14 ottobre non solo la Costituente ma anche il capo del Pd e, dopo aver denunciato il deficit di «decisione» e «qualità di comunicazione» che ha paralizzato l'azione di Prodi, imprime una «vigorosa accelerazione» all'unità dei riformisti. «Guardo con favore alla sollecitazione di Dario Franceschini» fa sua la road map del capogruppo dell'Ulivo. Un'accelerazione che ha il via libera dei deputati ds e dl e che potrebbe costringere Prodi a raccogliere il guanto di sfida. «Se si fanno le primarie — svela la tentazione del premier Giulio Santagata — Prodi correrà. O sta a casa a fare il nonno o si candida». Quasi un processo al governo, quello che Rutelli interpreta davanti alla Direzione del suo partito. Una lunga e severa relazione che prende le mosse dalla lettura impietosa di un risultato «insoddisfacente» per il Pd, soprattutto al Nord. Quanti errori ha inanellato l'esecutivo... Un mese e più a discutere del «tesoretto», elenca Rutelli, troppi temi aperti e troppi «ripensamenti», una Finanziaria che è stata «comunicata e percepita in maniera confusa», e poi, errore capitale, la firma a urne ormai chiuse del contratto con gli statali. E ora bisogna riflettere. L'astensione? «Clamoroso il differenziale di circa 15 punti tra partecipazione al voto nelle Province e quello nei Comuni».

PRODI STA AMMAZZANDO IL PAESE

Fini all'attacco del premier: «Non scarichi le sue agonie sull'Italia». E Bonaiuti: «Al Colle? Decideremo in serata»

(Corriere.it) ROMA - «È vero» che il Paese è malato e Prodi «che dovrebbe essere il dottore sta ammazzando il malato». A Gianfranco Fini non è piaciuta affatto l'intervista che Prodi ha rilasciato a Repubblica nella quale il premier oltre ad analzzare la sconfitta alle amministrative ha parlato di un «Paese malato» aggiungendo che la sua «cura è giusta».

PRODI AGLI ALLEATI, BASTA LITI O VADO VIA

(ANSA) ROMA - "Come si fa a dare un'immagine di buon governo quando i ministri e gli alleati della tua maggioranza sono i primi a smontare i provvedimenti che prendi? Ormai il dissenso precede addirittura il provvedimento da cui si dissente". Romano Prodi, in una lunga intervista al quotidiano 'La Repubblica', lancia un avvertimento agli alleati e ai suoi ministri sottolineando che un governo "non va lontano, e non raccoglie consensi, se i primi a non riconoscere le sue iniziative e i suoi meriti sono quelli che ne fanno parte". Secondo il premier, "più si dissente, più si confonde e si delude l'elettorato". Al riguardo Prodi ribadisce la bontà della sua terapia d'urto per risanare i conti del paese. E chiarisce: "Abbiamo un debito pubblico al 106% del Pil, un'evasione fiscale indecente, una crescita insufficiente, una produttività bassa, una carenza di infrastrutture. E come se non bastasse, un sistema politico frammentato e una legge elettorale scandalosa che ha solo acuito le divisioni tra i partiti". Da qui la considerazione che "se nel paese c'é la coscienza civica di tutto questo, allora possiamo ancora farcela. Altrimenti, avanti un altro".

REGINA ELISABETTA BEN CONTENTA CHE BLAIR FACCIA LE VALIGIE

di Pierantonio Lacqua

(ANSA) LONDRA - La regina Elisabetta è ben contenta che dopo un decennio di potere Tony Blair lasci verso fine giugno la carica di primo ministro di Sua Maestà: non le é infatti molto piaciuto come il leader laburista ha governato il reame, hanno rivelato "gole profonde" di Buckingham Palace al domenicale 'Sunday Telegraph'. La sovrana ha espresso a più riprese le sue "profonde preoccupazioni" per questo o quel problema nel corso degli incontri "privati" di cadenza settimanale con Blair dal 1997 ad oggi ma non sembra aver avuto molta soddisfazione.

QUATTRO STATALI SU DIECI SONO DI TROPPO

ANTONELLA RAMPINO

Ma non c’è solo il contratto di lavoro! Il problema è che l’informatizzazione deve comportare un cambiamento nel modo di lavorare degli statali. Un’operazione complessa. La pubblica amministrazione è come un aereo: prima era tutta di metallo. Poi piano piano abbiamo alleggerito il materiale del motore, la fusoliera, gli alettoni. Alla fine Boeing ha rivoluzionato tutto e non c’è più nessun riferimento con quel che conoscevamo prima. Nell’amministrazione statale lavoriamo per parti, ma alla fine della storia non potranno convivere la carta e il computer. Dovremo arrivare a pensare informatico, cambiare atteggiamento. Chiaro che servirà un downsizing: adesso il turn-over degli statali è bloccato, ma sei persone possono fare quello per cui oggi ce ne sono dieci. Il punto è che quei sei dovrebbero essere giovani: la tecnologia dell’informazione per loro è semplice, difficilissima per le persone di mezz’età. Lo dico sempre a Fioroni: smettiamo di insegnare l’information technology a scuola: usiamola per insegnare il resto, invece». Bum. Chi parla non è Pietro Ichino, il professore che ha fustigato l’inefficienza e l’assenteismo degli statali. Chi sostenere che la pubblica amministrazione nei prossimi anni deve essere investita da quel processo di downsizing (mandare a casa i lavoratori) è il ministro della Funzione Pubblica. Un po’ professore alla Negroponte (Nicholas, per via della convinzione che «la tecnologia serve a combattere la disoccupazione»), un po’ giardiniere alla «Oltre il giardino», Luigi Nicolais guida un ministero che raccoglie in sé Funzione Pubblica e Innovazione (quel che facevano nel precedente governo Baccini più Stanca). Una specie di marziano che si aggira nel Palazzo a Roma, anche perché quando si mette a parlare di spin-off e open-source durante le riunioni di governo, non sono pochi quelli che strabuzzano gli occhi. Stesse reazioni in piazza, quando fa i comizi a Torre Annunziata per la Quercia. Se glielo fanno notare, lui che ha spirito napoletano, ride e con l’inequivocabile inflessione aggiunge «è vero, io stavo all’Università, mai mi sarei sognato di mettermi in politica. Fino sette anni fa non sapevo neppure cosa fosse un’amministrazione pubblica...».

PARTITO DEI ROMENI D'ITALIA

L’IMPEGNO DI NOI CITTADINI RUMENI PER UNA POLITICA DI INTEGRAZIONE 

Con le prossime elezioni amministrative, il panorama della politica italiana si arricchisce di una nuova figura: Identitatea Romaneasca –  il Partito dei Romeni d'Italia.
Guidato dall’avv. Giancarlo Germani, un italiano sposato con una donna rumena, lo scopo di questo nuovo partito è quello di “aiutare, sviluppare e provocare la coesione e l'integrazione sociale culturale e politica della comunità romena in Italia”. Come recita lo statuto:”Il Partito si ispira e si richiama espressamente ai valori del Cristianesimo e riconosce come fondamentali i principi morali e religiosi espressi dalla Chiesa Ortodossa Romena e dalla Chiesa Cattolica e si propone di riaffermare il valore della religiosità e della spiritualità in una società come quella italiana dove il consumismo ed il materialismo hanno si comportato un grande sviluppo economico con un relativo benessere generalizzato, ma hanno anche svuotato la società di quei valori sociali e spirituali che costituiscono il vero senso della vita al di là di una sterile corsa per il possesso di proprietà o beni materiali.”. Inoltre, si vuole svolgere un ruolo di assistenza per i lavoratori rumeni, al fine di inserirli nelle attività produttive ed evitarne ogni tipo di sfruttamento.

PRODI: PRECARIATO DISTRUGGE I GIOVANI, ORA SI CAMBIA

(ANSA) FIRENZE - Il precariato "distrugge un'intera generazione". Lo afferma Romano Prodi, parlando agli stati generali della famiglia. "Vanno disciplinate - aggiunge - le modalità e la durata dei periodi di prova per impedire che si trasformino in qualcosa che dura per tutta la vita".
Sollecitato dalle domande dei presenti, il presidente del Consiglio affronta il tema delle difficoltà che incontrano i giovani che vogliono costruire una famiglia, ma che hanno un lavoro precario. "Il precariato è diventato la valvola generale della società e invece è uno strumento che rovina la società stessa". E questo, sottolinea Prodi, sia per i livelli salariali sia perché i giovani non possono fare alcun programma di vita e non riescono ad entrare "nel mercato del consumatore o del cittadino normale". "Noi abbiamo cominciato a lavorare su questo tema - ricorda il premier - e decine di migliaia di precari sono stati assunti. Continueremo, perché un lavoro precario di questo tipo non garantisce nulla. Dobbiamo avere un breve periodo di prova, ma non è ammissibile la ripetizione all'infinito di quel periodo". "Vanno dunque disciplinate - conclude il presidente del Consiglio - modalità e durata di questa prova, ma dobbiamo  impedire che si trasformi in qualcosa che duri una vita. Così distruggiamo una intera generazione. La fase di apprendistato deve essere breve, e dopo deve portare a un contratto stabile e duraturo".

TV EUROPEA

(Quomedia.info) Via libera alla direttiva “Tv senza frontiere”. La commissaria Reding: “Un passo decisivo per un vero mercato europeo dell’audiovisivo, che entra così nel 21° secolo” .

Il consiglio dei ministri Ue dell’Audiovisivo ha raggiunto oggi un accordo politico sul compromesso dell’8 maggio scorso tra l’europarlamento e la presidenza di turno tedesca sulla proposta che aggiorna la direttiva europea “Tv senza frontiere”. Dopo soli 18 mesi di trattative, l’accordo spiana la strada per il voto in plenaria, probabilmente a luglio, mentre la nuova direttiva dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. A quel punto, gli stati membri avranno 24 mesi per recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali. La direttiva Tsf si basa su due principi fondamentali: la libera circolazione dei programmi televisivi europei nell’ambito del mercato interno; l’obbligo, per le reti televisive, di riservare, più della metà del tempo di trasmissione ad opere europee. Inoltre ha anche l’obiettivo di tutelare la diversità culturale, la protezione dei minori e il diritto di rettifica. Ma non solo, visto che la Commissione vuole tenere ben presente i profondi cambiamenti tecnologici in atto e che riguardano il modo di fruire dei contenuti televisivi, primo fra tutti la tv via web. Proprio i cittadini europei trarranno benefici dalla modernizzazione dell’accordo: saranno infatti tutelati i diritti di informazione in chiaro, quelli degli spettatori disabili, proibiti contenuti che incitano all’odio razziale e religioso e garanzie per quanto riguarda le inserzioni pubblicitarie, che dovranno essere ben distinte e regolamentate durante la messa in onda dei programmi.

TORNA AL GORE?

“Il libro ‘della vita’ di Al Gore parla di una nazione in pericolo” (The New York Times)

(Quomedia.info) L’ex vicepresidente Usa, sotto i due mandati di Bill Clinton, è l’uomo del giorno per la stampa. Al Gore presenta il nuovo libro dal titolo “The Assault on Reason” (edito da Penguin) con un lungo tour, che lo porterà in giro per l’America a spiegare gli errori e gli orrori della politica di Gorge W. Bush, dell’inutile guerra in Iraq e del ruolo devastante dei media sull’opinione pubblica, ormai dopata di gossip e glamour da non saper più ragionare in proprio. Per molti, dopo i due Oscar per il documentario “An inconvenient truth”, il tutto suona come una discesa in campo in vista delle elezioni per la Casa Bianca 2008. “Gore da il calcio d’inizio al tour in California” titolano Forbes e USA Today. “Il libro dell’ex le suona a Bush” è invece l’apertura sull’argomento di ABC News, mentre il San Diego Union Tribune titola “Al Gore riceve un trattamento da rock star per il tour nazionale del suo libro”. Il più serioso New York Times è convinto che: “Il libro ‘della vita’ di Al Gore parla di una nazione in pericolo” citando la parola “fiasco” (letterale come in italiano) per la missione in Iraq. In conclusione, tutti i media sostengono che, con questo libro in uscita e il tour di presentazione, Al Gore stia già correndo per la Casa Bianca.

MONTEZEMOLO: NON SCENDO IN CAMPO

Il presidente degli industriali dribbla le polemiche: penso a battere la McLaren

ALESSANDRO BARBERA

(La Stampa.it) Roma - La politica affonda, critica, minimizza, oppure in qualche caso applaude. Lui, il giorno dopo il ribattezzato «manifesto di Montezemolo» smentisce a modo suo di esser pronto a scendere - o salire, come direbbe il premier - nell’agone. Passeggiando fra gli stand della Fiera di Bologna ironizza: «Purtroppo non scendo neanche in pista perché non posso andare a Montecarlo. Spero invece di riuscire a scendere dal letto domattina». Prova a dribblare i cronisti parlando del Gran Premio che attende la sua amata Ferrari. «Il mio pensiero è concentrato lì. Gara difficilissima...non la vinciamo dal 2001». Ma loro non mollano: presidente, ha letto le reazioni al suo discorso? «I giornali li abbiamo letti con la consueta attenzione ma non condivido certi titoli...sul weekend della McLaren. Ma parliamone domenica». Montezemolo non risponde a nessuno. Non ci riesce nemmeno il passante che si complimenta per «la spallata». «La spallata? Ah sì, alla McLaren». Tempi di metafore sportive, come quella coniata l’altro giorno da Sircana, portavoce di Prodi: «Si vede che vuole passare dalle auto blu alle auto rosse» Quale che sia il futuro che Luca di Montezemolo immagina per sé, il mondo della politica ribadisce le critiche alla requisitoria di giovedì dal «pulpito» - lo definisce così il ministro Paolo Gentiloni - di Confindustria. Anche se Clemente Mastella vede già all’opera un asse anti-Montezemolo Berlusconi-D’Alema, i giudizi più duri arrivano semmai da destra - cioè da coloro che ne temono di più la concorrenza elettorale - e da Romano Prodi. Il primo ieri è stato zitto, ma nelle orecchie di molti risuona ancora la battuta perfida trapelata giovedì da Palazzo Chigi: «Se facciamo il partito di Montezemolo tutto quel che fa l’Italia è passare dalle auto blu a quelle rosse». In democrazia «non decide Confindustria ma il popolo», tuona l’ex premier Berlusconi. Annuisce il leghista Roberto Calderoli: «E’ l’ennesimo esempio di quelli che in questo Paese parlano a vanvera impalcandosi come soloni». Minimizzano Gianfranco Fini - «non credo farà un partito» - e Massimo D’Alema: «Montezemolo non si è candidato a fare l’amministratore delegato dell’Italia». D’Alema dice di non voler essere annoverato tra i critici perché «sulla politica ha detto cose apprezzabili». «Ma - aggiunge - avrebbe potuto affondare il bisturi in certi mali del sistema economico nel quale c’è anche inefficienza e corruzione». Più o meno le parole di Francesco Rutelli: «Montezemolo ha detto cose giuste sull’economia. Però è il presidente di Confindustria, se decidesse di scendere in politica queste domande vanno fatte a lui...». Un modo elegante per dire che se politica vuol fare si dovrà mettere in gioco.

HILLARY: PIANO CON BILL, 16 ANNI ALLA CASA BIANCA

Alessandra Baldini

(ANSA) NEW YORK - Prima di sposarsi Hillary Clinton fece un patto con Bill per conquistare entrambi due mandati alla Casa Bianca, ma nel 1989 il progetto rischiò di fallire perché lui si innamorò di un'altra e chiese il divorzio. Due biografie in dirittura di arrivo negli Usa stanno creando nervosismo l'entourage della candidata front runner alla nomination democratica nel 2008.

I due volumi - 'Una donna in controllo: la vita di Hillary Rodham Clinton' del giornalista del Watergate Carl Bernstein e 'A suo modo: le speranze e le ambizioni di Hillary Rodham Clinton' di Jeff Gerth e Don Van Natta - sono ricchi di rivelazioni: durante la campagna del 1992 Hillary assoldò un investigatore privato per "distruggere" la soubrette Gennifer Flowers uscita allo scoperto come amante del marito. Si scopre anche che, una volta alla Casa Bianca, Hillary era terrorizzata dalla possibilità di finire sotto processo. E che nel 2002 votò per la guerra in Iraq senza aver letto la National Intelligence Estimate che includeva i dubbi delle spie Usa sulle armi di Saddam: voleva dimostrare che, pur essendo una donna, portava i pantaloni.

EDITORIA: "PRIMA RIFORMA DI SISTEMA"

(ANSA) LA BAGNAIA (SIENA) - La legge di riforma dell'editoria sarà pronta a fine giugno come annunciato: l'obiettivo è quello di dare un quadro di regole complessivo perché il settore affronti con chiarezza il futuro mentre i contributi diretti saranno dati alle ridefinite cooperative e alle testate legate ai gruppi parlamentari. Lo anticipa il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega per l'editoria Ricardo Franco Levi al convegno Crescere tra le righe.

"La riforma sarà presentata entro fine giugno così come avevamo promesso", ha spiegato prima di tutto, sottolineando che "é il frutto di una lunghissima consultazione". Le provvidenze dirette - ha aggiunto Levi rispondendo alle domande del direttore del Messaggero Roberto Napoletano -saranno date ancora "con la nuova legge a due categorie. La prima è quella delle cooperative - ha spiegato - anche se saranno ridefiniti i criteri per essere considerati vera cooperativa".

SONDAGGIO IPR: 36% VORREBBE MONTEZEMOLO PREMIER

(ANSA) ROMA - La fiducia in Luca Cordero di Montezemolo come imprenditore è molto alta, 63 per cento, ma quella come ipotetico premier è al 36, anche se il 60 per cento lo vede pronto alla discesa in campo. Lo rivela un sondaggio IPR Marketing commissionato da Repubblica.it dopo il discorso del Presidente degli industriali all'Assemblea annuale di Confindustria. Nel sondaggio, un campione di 500 persone rappresentativo per età, sesso ed area di residenza della popolazione maggiorenne residente in Italia, interrogato sui diversi punti del discorso, esprime una condivisione molto elevata (tre italiani su quattro) sull'ipotesi di premiare i dipendenti pubblici, facendo però a meno dei 'fannulloni'. Condivisa anche l'ipotesi di riforma del sistema elettorale che non preveda le liste bloccate (61 per cento).

MONTEZEMOLO ATTACCA: "POLITICA SENZA PROGETTO"

(ANSA) ROMA - E' stato un attacco, senza riserve, alla politica, alla mancanza di leadership, all'assenza di un progetto capace di guardare al futuro del Paese, che invece deve essere "un dovere". Quello che il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha lanciato dal palco dell'Assemblea annuale degli industriali, è stato un messaggio senza veli, quasi un manifesto per il tanto chiacchierato suo ingresso in politica. Un attacco che ha raccolto consensi incondizionati dalla platea degli imprenditori, riunita all'Auditorium della Musica progettato da Renzo Piano, e che ha provocato la reazione immediata del premier Romano Prodi che, seduto in prima fila, si é lasciato sfuggire: "si commenta da solo". Chi si aspettava una relazione che tirasse le fila dei 3 anni di presidenza, visto che quella di quest'anno è stata l'ultima Assemblea da presidente di Montezemolo, ha dovuto ricredersi. Il numero uno di viale dell'Astronomia, pur non trascurando i temi più propriamente industriali, ha subito mirato al 'bersaglio grosso'. E per sgombrare il campo agli equivoci ha cominciato col rispondere alle stoccate che il presidente della Camera Fausto Bertinotti aveva lanciato nei giorni definendo "impresentabile" il capitalismo italiano.

PARTITO DEMOCRATICO: NASCE IL COMITATO PROMOTORE

Prodi: "Nessuna egemonia Ds o Dl". Rutelli: "Nascerà con enorme partecipazione popolare". Fassino:"'Organismo equilibrato e rappresentativo". Tra i membri del comitato promotore ci sono sedici donne.

(Repubblica.it) ROMA - Sono quarantacinque i membri del comitato promotore del Partito Democratico. Tre in più di quanto previsto fino alla serata di ieri. La lista sofferta dei nomi ufficiali è stata resa nota al termine della riunione che si era aperta questa mattina alle nove nella sede dell'Ulivo a piazza Santi Apostoli a Roma. Tra loro ci sono sedici donne.

FIDUCIA AI MINIMI PER PARLAMENTO E GOVERNO

Partiti politici, ci crede solo un italiano su dieci. Sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it sulla fiducia nelle istituzioni. Forze dell'ordine e Presidente della Repubblica raccolgono i maggiori consensi

(Repubblica.it) ROMA - Sono i partiti politici le istituzioni in cui gli italiani credono di meno. Solo uno su dieci ha infatti fiducia in loro. E non ci sono significative differenze tra i due poli. Tra gli elettori del centro sinistra la sfiducia è meno marcata ma di un solo punto percentuale: 14 per cento per chi vota per il centro sinistra contro il 13 per cento degli elettori del centro destra. Solo il 2 per cento tra gli indecisi. Sono questi i dati più significativi del sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it sulla fiducia nelle istituzioni.

I COSTI DELLA POLITICA: DIAMOCI UN TAGLIO

(Gazzetta di Modena.it) Il ministro modenese all’Attuazione del programma Giulio Santagata ha lanciato una prima idea per ridurre i costi della politica: abolire le Circoscrizioni. Ma c’è chi invita ad andare ancora più avanti abolendo le comunità montane e uno dei tre livelli della politica tra Comune, Provincia, Regione. Secondo un recente studio pubblicato dal Sole 24 ore, l’80 per cento delle entrate di alcuni enti pubblici serve solo a pagare la stessa macchina amministrativa. Insomma, dal punto di vista economico ci sono non pochi problemi. Inoltre alcune aziende pubbliche o municipalizzate sono “falsamente" diventate private: di fatto, hanno conservato il monopolio ed evitato accuratamente l’ingresso dei privati veri.

TAXI VERDI A NEW YORK

New York, entro il 2012 tutti verdi i taxi sulle strade della Grande Mela. Il sindaco Bloomberg ha annunciato il cambio totale degli attuali 'yellow cab' in auto ibride, con un impatto ambientale decisamente più basso. "Adottare standard piu severi per gli oltre 13.000 'taxicabs' in questa città avrà lo stesso effetto positivo di eliminare 32.000 vetture private"

(La Repubblica.it) NEW YORK - La Grande Mela diventerà più verde. Entro il 2012 tutti i taxi di New York diventeranno più ecologici. Lo ha deciso il sindaco Michael Bloomberg, che ha annunciato il cambio totale dell'attuale flotta di 'yellow cab', inquinanti e dai consumi elevatissimi, in auto ibride, con un impatto ambientale decisamente più basso rispetto alle vetture attualmente in circolazione.

GB: RIVOLUZIONE AUTO

Tasse auto: si pagano a chilometro. Dall'Inghilterra parte la rivoluzione. I cittadini hanno mandato 1,8 milioni di firme per protestare contro il provvedimento, ma il governo ha presentato lo stesso il disegno di legge che introduce il road pricing

(Repubblica.it) Londra - Niente da fare: non sono bastate gli 1,8 milioni di firme raccolte dai cittadini per cercare di bloccare il controverso disegno di legge che introduce il road pricing, ossia la possibilità per le autorità locali di far pagare alle auto un tanto a km percorso nel proprio territorio.

CARTA UE: PRODI, NON POSSIAMO FALLIRE

(ANSA) STRASBURGO - L'Italia è pronta ad assumere la leadership dei paesi europei che vogliono avanzare verso un'Europa più unita e, se non ci sarà un accordo a 27 sulla nuova Costituzione, non esclude l'ipotesi di procedere a due velocità nel processo di integrazione.

E' il premier Romano Prodi ad annunciare la svolta italiana, parlando all'assemblea dell'Europarlamento a Strasburgo, ad un mese esatto dal Vertice Ue di fine giugno che dovrebbe sbloccare la paralisi istituzionale provocata nel 2005 dal doppio no franco-olandese alla Costituzione. Meglio procedere con un'avanguardia di paesi, piuttosto che avere un compromesso al ribasso, così come già sperimentato con alcune delle scelte politiche più significative dell'Europa, come l'Euro e lo spazio Schengen, "realizzate ricorda Prodi - solo da alcuni Stati membri", ma non contro qualcuno e senza escludere gli altri. Tenendo, al contrario, "la porta aperta".

UNIPOL: VISCO, MONTA LA POLEMICA

(ANSA) ROMA - Monta la polemica dopo l'articolo de “Il Giornale” sulle presunti pressioni che Visco avrebbe esercitato sul comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, per ottenere il trasferimento immediato degli ufficiali che indagavano sulla scalata di Unipol su Bnl. Il viceministro respinge le ricostruzioni del quotidiano additandole come "distorte e faziose". Secca replica del Giornale: Visco smentisca il verbale di Speciale se puo'. Richieste di chiarimento giungono dall'opposizione.

La Cdl compatta, con Gasparri (An), Cicchitto (Fi) e anche Volonte' (Udc), chiede le dimissioni di Visco. An, in piu’, con Mantovano, sollecita un immediato intervento del presidente della Repubblica Napoletano. Anche l’ex premier Berlusconi incalza: "Mi immagino che cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse stata addebitata ad un componente del nostro governo, invece vedo con preoccupazione che i grandi giornali, ormai vicini alla sinistra, mettono il silenziatore su una vicenda così grave".

GLI ITALIANI SFIDUCIANO LA POLITICA E I SUOI POLITICI

Sondaggio sugli italiani e le istituzioni: l'Ue preferita a sindacati e governo. Elettori delusi dal Parlamento. Il 70 per cento non si fida più dei politici. Solo le banche hanno meno consensi delle Camere. In testa la Polizia.

Renato Mannheimer

(Corriere.it) È proprio vero. La sfiducia verso la politica e i suoi esponenti è sempre più diffusa. Il fenomeno è stato sottolineato sul Corriere di domenica nell'editoriale di Romano e nell'intervista di D'Alema, anche se naturalmente con taglio differente. Lo stesso giorno — non a caso, a riprova della realtà del fenomeno — Diamanti si è occupato del tema su Repubblica. Peraltro, tutti i dati, dall'Eurobarometro agli ultimi sondaggi, confermano il medesimo scenario: ad esempio, solo il 30% degli italiani ha fiducia nel Parlamento e grossomodo lo stesso numero manifesta consenso per il governo.

La sensazione prevalente nei cittadini è che i politici — in modo pressoché indifferenziato, compresi quelli del proprio partito — siano disinteressati alle problematiche vere del Paese e abbiano in mente soprattutto l'esigenza di essere rieletti.

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