Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Sorgenti

Sorgenti: news e opinioni di politica. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Hanno paura di Borghi & C.

Claudio Borghi

Alberto Medici

Nonostante ci sia ancora chi pensa di vivere in una democrazia, i vari veti che il presidente della repubblica sta mettendo ai nomi di possibili primi ministri o altri ministri, così come i messaggi allarmati che intimano di non tradire quanto fatto fino ad ora (soprattutto in funzione di allineamento all’Europa, ed alla cessione di sovranità ad organismi come la BCE e la Giunta europea che, nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, NON sono eletti e NON hanno un mandato popolare); tutto questo, dicevo, sta a dimostrare senza ombra di dubbio che questa è soltanto una parvenza di democrazia. Voi credevate di avere la possibilità di scelta, credevate che esistessero regole imparziali, credevate che chi vince ha la possibilità di attuare il programma elettorale… e invece no! Se questi programmi non sono in linea con i desiderata di chi ci controlla, allora si mette il veto, con varie scuse più o meno credibili.

Ma per quale motivo questo governo fa così paura? Il motivo è presto detto, anzi, è proprio ufficiale, state a sentire:

A mettere in allarme i mercati sono le dichiarazioni relative ai mini bond, un controverso strumento con il quale lo Stato dovrebbe riuscire a saldare il suo debito con i fornitori, pagando con questa carta e non con denaro: il responsabile economico della Lega Nord ha confermato che arriveranno presto. Ma si trascura il fatto che l’operazione avrà impatti significativi sul debito pubblico.

PAREGGIO DI BILANCIO, ORLANDO: MI VERGOGNO, LA BCE CI RICATTÒ

«Se non inserite il pareggio di bilancio nella Costituzione, vi tagliamo i viveri: restate a secco, senza stipendi». Così la Bce di Mario Draghi ricattò il governo, che dovette piegarsi: la norma ammazza-Italia fu varata l’8 maggio 2012 dall’esecutivo guidato dal super-tecnocrate Mario Monti, per avere effetto a partire dal 2014. A rivelarlo è il ministro della giustizia, Andrea Orlando. Lo ricorda “ByoBlu”, il video-blog di Claudio Messora, che rende pubblico un frammento della conversazione tra Orlando, il giurista Gustavo Zagrebelsky e la giornalista Silvia Truzzi, durante la festa del “Fatto Quotidiano” il 3 settembre 2016. «Speriamo che questa confessione muova gli elettori e i cittadini verso la scelta di governi più decisi nella tutela dei loro interessi», scrive “Scenari Economici”, riproponendo le dichiarazioni rese dal ministro, esponente del Pd. «Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi, sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali», dice Orlando, in modo esplicito: «I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto».

Claudio Borghi: via titoli che compra Bce da computo debito/Pil

"Nel programma è contenuta la proposta che il governo italiano si attiverà per proporre che in sede Ue, i titoli di stato di tutti i Paesi europei, ricomprati dalla Bce, non vengano computati nel rapporto debito-Pil". Lo ha spiegato il deputato della Lega, Claudio Borghi annunciando uno dei punti contenuti nel contratto di governo tra Lega e M5s.

Fonte Link: http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/chiuso-tavolo-m5s-lega-per-il-governo-nel-contratto-non-c-e-l-uscita-dall-euro_3140252-201802a.shtml?refresh_cens

Lamon, Valgrisenche e Corniglio: nasce il gemellaggio delle tre pecore

Salvare la biodiversità è l'obiettivo del progetto di Anna Kauber in collaborazione con il parco nazionale dell’appennino tosco emiliano - Mab Unesco

Tre territori di montagna, Lamon nel bellunese, Valgrisenche in Valle d’Aosta e Corniglio nel parmense, sono singolarmente impegnati nella salvaguardia di altrettante razze autoctone di pecore: Lamon, Rosset e Cornigliese.
Questi ovini, un tempo allevati in gran quantità, rasentano l’estinzione e con loro rischiano di scomparire le comunità locali, le filiere produttive e i saprei di territori montani. Per non rassegnarsi a questa perdita di biodiversità, i Comuni di Lamon, Valgrisenche e Corniglio, insieme al parco nazionale dell’appennino tosco emiliano, riserva di Biosfera Unesco - che ha  sostenuto l'iniziativa dell’ideatrice del progetto Anna Kauber e ne è diventato soggetto promotore - firmeranno un protocollo d’intesa per la valorizzazione delle tre razze ovine.

Il contratto di governo 5 Stelle-Lega: "Uscita dall'Euro, via le sanzioni a Putin e farsi ridurre il debito". M5S-Lega: "Bozza vecchia"

Su HuffPost in esclusiva il testo integrale del "Governo per il cambiamento", su cui si è arenata la trattativa tra Di Maio e Salvini. Poi una nota congiunta M5S-Lega afferma che il documento è superato e che "la moneta unica non è in discussione". Martina: "Inquietante", Calenda: "Baggianate economiche"

Def, le Regioni: “Spesa sanitaria nel 2019 sotto la soglia minima indicata dall’Ocse. Livelli di assistenza inadeguati”

L'assessore al bilancio della Regione Lombardia, in audizione davanti alle commissioni speciali di Camera e Senato, ha denunciato il calo della spesa per la sanità pubblica rispetto al pil: dal 6,6% di quest'anno scenderà al 6,4%. E ha chiesto che il prossimo governo stabilizzi la crescita del Fondo sanitario nazionale

“Nel 2019 lo Stato italiano spenderà il 6,4 per cento del pil per la sanità pubblica, una cifra inferiore al livello minimo indicato dall’Ocse per garantire la tutela della salute“. Lo ha ricordato l’assessore al bilancio della Regione Lombardia Davide Caparini, a nome della Conferenza delle Regioni, davanti alle commissioni speciali di Camera e Senato dove si stanno tenendo nuove audizioni sul Documento di economia e finanza del governo uscente.

1968 Cinquant’anni da quel maggio

LOCANDINA PDF

1968 CINQUANT’ANNI DA QUEL MAGGIO

Il Comune di Parma promuove un ricco calendario di iniziative condivise con la città: letture, incontri, proiezioni, concerti, spettacoli e visite guidate grazie a cui avviare una riflessione su un momento cruciale del Novecento.

Parma, 11 maggio 2018 - Il Comune di Parma promuove uno speciale programma di appuntamenti in occasione dei cinquant’anni dal Sessantotto con cui si vuol proporre un’analisi culturale, sociologica e storica di un anno cruciale per la storia mondiale e una riflessione su cosa ne resta oggi.

Il ricco calendario è stato presentato questa mattina in conferenza stampa alla presenza dell’assessore Michele Guerra e da Marco Minardi, direttore dell'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma, e Marco Adorni per il Centro Studi Movimenti che hanno collaborato nella realizzazione del calendario.

Il programma comprende incontri, letture, concerti, proiezioni di filmati, visite guidate ai luoghi del Sessantotto a Parma, si rivolge sia a chi ha vissuto in quegli anni di profondi cambiamenti, sia alle nuove generazioni che vivono di riflesso ciò che ne è scaturito.

L'inconfessabile verità sul delitto Moro nascosta dietro Mani Pulite e Cinquestelle

Paolo Guzzanti

La regia di quel delitto? La stessa che tiene in pugno l'Italia da 40 anni

Quarant'anni fa come oggi eravamo tutti in via Caetani, a metà strada fra piazza del Gesù sede della Democrazia Cristiana e le Botteghe Oscure allora sede faraonica del Partito comunista. Il cadavere smagrito nell'angoscia di Aldo Moro era nel bagagliaio della famosa Renault rossa.
Aveva il pollice fracassato da uno dei colpi sparati, nel tentativo disperato di coprirsi il volto. I carnefici non ebbero nemmeno la pietà di coprirgli il volto prima di tirare il grilletto. Moro fu assassinato per impedire che il Partito comunista si sganciasse dall'Unione Sovietica, come tutto l'Occidente sperava. Per impedire questo risultato avevano già tentato di far fuori il segretario comunista Enrico Berlinguer in Bulgaria investendolo con un camion che uccise il suo autista. Moro fu catturato, spremuto e liquidato secondo un copione che poi tutti si sono dati da fare per insabbiare per far credere che un gruppo di sconsiderati boyscout comunisti le sedicenti Brigate rosse lo avesse catturato per fargli un processo del popolo. Una contraffazione ridicola, ma buona da dare a bere alle folle, allora come oggi. La storia di quel delitto è la storia di mille insabbiamenti. Francesco Cossiga che era stato il braccio destro di Aldo Moro e poi uno dei fautori del sacrificio umano sotto l'etichetta del «partito della fermezza» - a cose fatte andò a visitare tutti i brigatisti in galera con cui strinse un accordo: sarebbero stati rimessi tutti in libertà, purché tenessero la bocca chiusa.

Alessandro Guardamagna: per potenziare l’aeroporto di Parma

A leggere bene tutto quel che si scrive sul futuro dell’aeroporto Giuseppe Verdi sembra di avere tra le mani un referto medico su un caso di psicosi perché del soggetto – uno scalo aereo in questo caso – viene detto tutto ed il suo contrario. Da aeroporto in crescita da cinquantamila passeggeri all’anno, sino ad arrivare a quasi trecentomila, con incrementi addirittura del 100% su base annua per due anni, e questo dal 2005 sino al periodo 2008/2010 – erano gli anni di Vignali, Parma dovrebbe ricordarselo, quando cresceva tutto, reddito, produttività, e pare anche i debiti, e vuoi vedere che non cresce l’aeroporto, anche se allora il bilancio era già in rosso?! – a scalo internazionale attualmente con ben due destinazioni (Chişinău in Moldavia, e Cagliari); questo è lo stato dell’arte. A partire dal 2016 ha segnato un minimo storico di passeggeri con 19.300 per mete quasi tutte marginali e la Sogeap, la società che lo gestisce e che non navigava in acque tranquille da tempo, arriva a chiudere con un passivo di quasi tre milioni e cinquecentomila euro. La situazione andava così bene che da più parti si ventilava di chiudere lo scalo, visto che tenerlo in vita moribondo sembrava accanimento terapeutico. Dopo mesi di morti e miracoli annunciati alla fine, grazie ad interventi e cordate varie, si sono trovati i fondi per continuare a tenergli attaccato il tubo dell’ossigeno, così Parma può dire di avere ancora un aeroporto – anche se perde il confronto con quello di Legoland che ha un traffico di visitatori maggiore – e qualcuno presiede ancora allo scalo che sorge sui prati di Baganzola.

Lo scempio del monte Fuso

Lo scempio del monte Fuso
Giuliano Serioli e Dimitri Bonani

Regione Emilia Romagna - servizio Ambiente, viale della Fiera 8 – 40127 Bologna
Comandante Gruppo Carabinieri Forestali Parma, Via Macedonio Melloni 4 – 43121 Parma
Unione Montana Appennino Parma Est, Piazza Ferrari 5 – 43013 Langhirano
Sindaco di Neviano Degli Arduini, P.zza IV Novembre 1 – 43024 Neviano degli Arduini
Sindaco di Palanzano, Piazza Cardinal Ferrari 1 – 43025 Palanzano
Sindaco di Tizzano Val Parma, Piazza Roma 1 – 43028 Tizzano Val Parma

“Lo stato del Mondo”, il festival di Limes torna al Ducale. Venerdì ospite Paolo Gentiloni

Lo Stato del mondo

L’edizione 2018 del Festival di Limes si terrà dal 4 al 6 maggio a Genova, negli spazi di Palazzo Ducale. Il programma

Genova. Il Festival quest’anno ha come tema “Lo stato del mondo”: una ricognizione dei principali temi geopolitici all’ordine del giorno, la cui evoluzione ha subìto negli ultimi anni una notevole accelerazione. Lo Stato del mondo è anche il titolo del nuovo numero di Limes, che uscirà il 3 maggio e verrà ampiamente discusso durante il Festival.

Nella tre giorni di conferenze e tavole rotonde toccheremo, con l’aiuto di esperti e protagonisti italiani e stranieri, le grandi tematiche che stanno contribuendo a riconfigurare gli equilibri mondiali.

Dalla traiettoria geostrategica degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump alla questione coreana, passando per l’espansione strategico-commerciale cinese (le cosiddette “nuove vie della seta”), i destini europei dopo il voto in Germania, la sempre presente questione migratoria, il ruolo fondamentale dell’Iran in Medio Oriente, i profondi cambiamenti impressi alla Chiesa dal papato di Francesco, l’evoluzione concettuale e operativa dei conflitti e molto altro.

Attenzione particolare verrà ovviamente dedica all’Italia. Avremo ospiti d’eccezione, a partire dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che parteciperà all’incontro di venerdì 4 maggio alle ore 18.

Alcol da asporto vietato a Torino dal tramonto all’alba. Limiti anche per le consegne

Dopo piazza Vittorio, San Salvario e Vanchiglia, stop esteso a tutta la città

MIRIAM MASSONE PIER FRANCESCO CARACCIOLO

TORINO - Le idee - e le regole - ci sono. Per l’applicazione si entra nel campo della casualità, nel senso che si valuterà «caso per caso», «di volta in volta», «da zona a zona» dove e come vietare il consumo di alcol da asporto, dalle 21 alle 6 del mattino. L’obiettivo è un’estate più «sobria», l’happy end - tra residenti e popolo della movida - al posto dell’happy hour. Questo almeno è ciò che la Giunta chiede al Consiglio: ieri gli assessori, su proposta di Alberto Sacco (commercio) e Roberto Finardi (sicurezza) hanno approvato la modifica al Regolamento della polizia municipale che introduce i nuovi limiti. La «disciplina della notte» non sarà più affidata a un'ordinanza quindi (temporanea, per situazioni di emergenza), come quella dell’anno scorso che vietava gli alcolici da asporto dalle 20 alle 6 a San Salvario, piazza Vittorio e Vanchiglia. «Quell’ordinanza comunque ha avuto successo, seppur parziale - dice Marco Giusta, assessore alle Politiche giovanili - lo confermano i residenti e i dati dell’Arpa». L’evoluzione è questo nuovo articolo, il 44 Ter, che imbriglia i divieti in un Regolamento più rigido, evitando le tante (troppe) interpretazioni che l’estate scorsa hanno innescato tensioni, proteste e pure ricorsi al Tar. 

LEGGI ANCHE Il Comune: pronte 20 aree per riaccendere la movida torinese  

Le regole e gli orari  

Gustavo Zagrebelsky: “Eversivo l’Aventino di Renzi. Nel proporzionale ci si allea”

Professor Gustavo Zagrebelsky, l’ha sentito Renzi da Fabio Fazio?

Lei conosce la teoria generale dei numeri nel diritto costituzionale e nella politica?

No, veramente no. Ma c’entra qualcosa con Renzi che chiude la porta in faccia ai 5Stelle e con lo stallo ormai definitivo della politica italiana?

C’entra, vedrà. Il numero 1 è quello del principato: uno regna, tutti gli altri obbediscono. Il numero 2 è quello della sovversione e della rissa: se le forze in campo sono solo due e si affrontano come si usa nelle democrazie latine, inclusa la nostra, senza la cultura politica del ‘modello Westminster’ che spesso si invoca da noi, l’una tende a sopraffare l’altra. In Italia, il 2 significa la totale occupazione dello Stato, degli enti pubblici, della Rai, della burocrazia, della sanità, della cultura… Si vive in quello che Tucidide, nella Guerra del Peloponneso, chiamava stasis: che non è solo lo stallo, è la quiete apparente che precede la tempesta, lo scontro finale dove uno solo dei due resta in vita. Poi c’è il numero 3.

Che è il caso dell’Italia tripolare nata nel 2013, quando in Parlamento si affacciarono i 5Stelle.

Pier Carlo Padoan e la fine dell’euro: finirà come lo Sme nel 1992?

Chissà se Pier Carlo Padoan quando rifletteva ad alta voce sulla necessità di liberarsi dei vincoli strutturali che zavorrano l’Italia da 20 anni si riferiva all’entrata dell’Italia nella moneta unica. Se prendiamo per buoni i riferimenti temporali citati dal ministro tutto sembra ricondurre a quei vincoli strutturali oggetto della questione. Nel 1996 infatti siamo entrati nuovamente nello Sme, agganciando la lira al cambio fisso con l’Ecu, così da produrne una consistente rivalutazione nei confronti delle altre valute europee. Non è affatto un caso che da quell’anno in poi sia iniziato il lento declino della produttività italiana, dal momento che ci siamo difatti vincolati a untasso di cambio troppo forte per le nostre esportazioni prima di fare il nostro ingresso in un’altra unione di cambi fissiirreversibile, qual è l’euro.

Sappiamo fin troppo bene come l’euro sia la moneta della Germania. Il dato di fondo che sta nelle osservazioni di Padoan, sta nel riconoscere che l’euro così com’è non ha molte prospettive di lunga durata, e che se la Germania “non condivide i rischi” dell’unione monetaria, tanto vale non continuare e finirla qui. Quello che il ministro ci sta dicendo, in altre parole, è che abbiamo superato da un pezzo il punto di non ritorno. La Germania si trova in questo momento nella migliore posizione possibile, e non ha alcun interesse a cambiare né a rinunciare al suo bonus di competitività sugli altri paesi europei. Se l’euro non dovesse essere più l’espressione degli interessi tedeschi, la Germania stessa sarebbe pronta ad uscirne. Per capire in che modo e con quali esiti potrebbe concludersi questa storia, è utile ricordare il precedente dello Sme, il cosiddetto serpentone monetario europeo padre dell’euro, al quale l’Italia si legò nel 1979 prima (il primo Sme) e nel 1986 poi, il secondo Sme,noto anche come Sme credibile.

Pasquino sulle dichiarazioni di Renzi a “Che tempo che fa”

 

“Prendiamo atto che il signor Renzi non è capace di nessuna elaborazione. Annuncia di mantenere un potere politico e che lo eserciterà”. Gianfranco Pasquino non sorride, anzi.

Si aspettava questa performance?
Mi aspettavo che almeno la smettesse di manipolare il sistema francese, che non è un ballottaggio tra partiti ma un doppio turno tra candidati. Se a Renzi piace tanto la Francia si ricordi che è una Repubblica presidenziale con un sistema elettorale adeguato. Che il referendum del 4 dicembre avrebbe rafforzato la possibilità di formazione di un governo è una balla che sarebbe meglio non sentire più.

Nessuna possibilità di un accordo Pd-M5S dunque…
Renzi ha deciso di stare all’opposizione, si augura che gli altri falliscano o che addirittura non riescano a formare un governo. Tutto costituzionalmente corretto ma politicamente evanescente.

Renzi dice: “Noi abbiamo perso, loro hanno vinto. Quindi tocca a loro”. Sbaglia?
Come ho detto, la sua posizione è costituzionalmente corretta, tuttavia avrei voluto domandargli che cosa effettivamente augura al popolo italiano. A me pare evidente che lui si auguri un governo Lega-5Stelle o addirittura un governo di centrodestra. Come a dire, facciamo quattro passi nel baratro, così gli elettori capiranno in quale guaio siamo finiti e torneranno da me… Ecco, questa non è la mia opzione. Bisogna evitare il baratro, anche perché è falso che tra le due forze politiche ci sia più incompatibilità di quanta non ce ne sia tra Lega e 5S.

PD Parma su richiedenti asilo - auser

"La scuola è la prima realtà multietnica della nostra società ed in essa si attua giorno per giorno l'integrazione - che a parole tutti dicono di volere. Non si comprende quindi dove sia il problema di affiancare i "nonni vigile" con alcuni richiedenti asilo per aiutare i bambini nell'attraversamento della strada, anzi ci pare proprio che si stia trascendendo il imite. Giudichiamo viceversa un fatto positivo che insieme ai volontari dell'Auser il servizio sia svolto da persone che si prestano a fare una cosa utile per la comunità che le accoglie. 

Peraltro i leghisti e le destre che oggi gridano allo scandalo, sono quelli che altre volte accusano i richiedenti asilo di non fare nulla di utile per la comunità: una bella coerenza, non c'è che dire. 

Ma c'è un altro aspetto che oggi vogliamo sottolineare. Queste uscite sui richiedenti asilo da parte della Lega  - per il resto praticamente assente dal dibattito in Consiglio comunale da dopo il 4 marzo - insieme alle esecrabili affermazioni sul XXV aprile di pochi giorni fa, sembrano parte di una precisa strategia mediatica che punta a costruire il consenso non tanto con azioni concrete nell'interesse della città, ma con ambiguità come quelle lette in questi giorni che non portano alcun beneficio ai cittadini. 

Siamo certi però che Parma sia una città orgogliosamente solidale, capace di affrontare i propri problemi nel rispetto dei diritti di tutti e della legalità.
Come PD sosterremo le iniziative che aiutano le persone a costruire una migliore convivenza.

Il gruppo consiliare del pd - Daria Iacopozzi, sandro campanini, lorenzo lavagetto

Voto in Friuli Venezia Giulia, vince Fedriga con il 57 per cento. Crolla il M5s: dimezzati i voti delle politiche

Tiene il centrosinistra rispetto al 4 marzo. Ma pochi scommettono sulla rottura del centrodestra, vero ostacolo di un possibile accordo di governo con il M5s impegnato nelle trattative con il Pd

TRIESTE - Vince il candidato del centrodestra, il leghista Massimiliano Fedriga, con il 56 per cento. Crollo del M5s, che ha dimezzato i voti delle politiche (dal 24 al 12 per cento). Forse paga il fatto di non essere riuscito a formare un governo dopo 56 giorni dalle politiche del 4 marzo dalle quali uscì come primo partito con il 32 per cento. I risultati delle urne - come per il Molise una settimana fa - avranno inevitabili ripercussioni soprattutto sugli equilibri di forza nel centrodestra, con la Lega che vuole confermarsi primo partito della coalizione come già il 4 marzo. Sfiora il 30 per cento il candidato del centrosinistra Sergio Bolzonello. Intorno al 12 per cento - la metà rispetto alle politiche - il grillino Alessandro Fraleoni Morgera (ma la lista 5 Stelle è sotto il 10 per cento). Patto per l'Autonomia di Sergio Cecotti si assesta al 3,6 per cento. "Complimenti a Fedriga - ha detto Sergio Bolzonello, candidato del centrosinistra - ora starò all'opposizione con lo spirito di chi sa di lasciare una Regione in ottima salute e che tale dovrà rimanere nei prossimi 5 anni".

Record di Comuni sciolti per mafia, sono già 12 da inizio anno

ANDREA FIORAVANTI

A questo ritmo il 2018 sarà l’anno peggiore da quando esiste la legge. Nove su dieci sono in Campania, Calabria e Sicilia. I sindaci: “la norma del 1991 è troppo severa”

Torino - La mafia uccide solo d’estate ma si infiltra nei piccoli Comuni italiani tutto l’anno. L’allarme l’ha lanciato Avviso pubblico, associazione di enti locali per la formazione civile contro le mafie [LINK] Solo nei primi quattro mesi del 2018 il Consiglio dei ministri ne ha già sciolti dodici. Gli ultimi cinque, il 26 aprile, tutti nel Sud Italia. Tra questi ci sono anche Platì, in provincia di Reggio Calabria, già sciolto quattro volte per infiltrazione mafiosa e Limbadi, nel vibonese, dove lo scorso 9 aprile un’autobomba piazzata su una Ford Fiesta uccise Matteo Vinci che aveva denunciato la sorella di un boss dopo una lite per questioni di vicinato. 

Dal 1991 a oggi sono stati 308 gli enti locali commissariati per infiltrazioni mafiose. Più di un terzo negli ultimi sei anni (101). Solo l’anno scorso sono stati 21, ovvero una media di due scioglimenti al mese. E se il buongiorno si vede dal mattino, a questo ritmo il 2018 rischia di superare il record storico di Comuni sciolti: 34 nel 1993. In quell’anno ci furono sette attentati mafiosi, tra cui uno agli Uffizi di Firenze che provocò cinque morti.  

A caccia di campi nel Sud del mondo: gli Stati ricchi depredano i contadini

Multinazionali e Paesi occidentali possiedono un’area pari a 8 volte il Portogallo. Alle imprese italiane contratti per oltre 1 milione di ettari in Romania e Africa

Solo nel 2016 in tutto il mondo sono stati uccisi 200 difensori della terra. Non sono supereroi, ma contadini e attivisti, spesso donne, che si sono battuti, e hanno perso la vita, per evitare che i loro campi, soprattutto nei Paesi nel Sud del mondo, venissero venduti o dati in affitto a imprese, spesso multinazionali con sedi in piccoli stati che operano come piattaforme per le operazioni delle multinazionali e di società finanziarie. Non è un caso, allora, che al quarto posto tra i maggiori investitori ci sia Singapore, città-stato che conta 63 contratti per oltre 3 milioni di ettari in 27 paesi, soprattutto in Africa centrale e Asia sud-orientale. E al decimo posto ci sia il Liechtenstein che controlla quasi 1,5 milioni di ettari sparsi nel mondo. La classifica dei «padroni della terra» è contenuta nel rapporto realizzato dalla Focsiv, la federazione dei volontari nel mondo e dal Cidse, l’alleanza delle ong cattoliche internazionali, che fotografa il fenomeno dell’accaparramento della terra, meglio conosciuto come «land grabbing».  

Ad oggi 88 milioni di ettari, cioè una porzione di mondo grande otto volte il Portogallo, non è più nelle disponibilità delle comunità locali. I nuovi proprietari, o i gestori incontrastati, sono imprese americane, o di Malesia, Cina, Singapore. E c’è anche l’Italia che non è nella top 10, ma gioca comunque la sua partita: le imprese tricolori hanno in mano 30 contratti stipulati in 13 Paesi per 1,1 milioni di ettari concentrati soprattutto in Romania e in Gabon, Liberia, Etiopia e Senegal. Per i ricercatori, «buona parte degli investimenti italiani riguardano la produzione di legname e fibre, e i bio-carburanti». 

GLI ATTORI E GLI OBIETTIVI  

Condividi contenuti