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Sorgenti

Sorgenti: news e opinioni di politica. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

I Governi finanziano George Soros e lui finanzia Migranti, Gender, Rom, Detenuti, Legalizzazione droga e Colpi di Stato nel mondo!

Le Istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali sono Partners (finanziatori) della Open Society Foundation di George Soros. Governi, UE, ONU, OMS, UNESCO, UNICEF, e moltissimi altri enti, sono nella lista dei finanziatori.

Già con questa scandalosa e spudorata ammissione ufficiale bisognerebbe prendere atto dell’origine di moltissimi problemi nazionali e non. Ma andiamo oltre, nel nostro piccolo, per cercare di capire cosa ci fa con i soldi pubblici, George Soros e la sua Open Society Foundation. Aiuta i terremotati, i poveri, i disoccupati, gli emarginati, le famiglie? NO! 

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia i ROM europei.

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia, secondo La Stampa, Il Giornale ed altri quotidiani, le principali ONG impegnate nel traffico di africani verso l’Italia, come Médecins sans frontières, Save the children, Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Proactiva Open Arms, Sea-watch.org, Sea-Eye, Life boat.

 La Open Society Foundation di George Soros avrebbe finanziato persino il Comune di Lampedusa per accogliere i migranti.

– La Open Society Foundation di George Soros ha finanziato il blog Fortress Europe di Daniele Del Grande, il presunto giornalista italiano imprigionato in Turchia (e poi liberato con tanta enfasi patriottica da parte di Alfano) che si occupa di flussi migratori in Europa.

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia la più potente organizzazione italiana di volontari delle carceri: Antigone.

– La Open Society Foundation di George Soros finanzia le associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali)

Gas e petrolio, l’Italia si ritrova a secco

Luca Pagni

Negli ultimi anni i giacimenti nazionali di idrocarburi hanno toccato il record negativo e ora contribuiscono soltanto al 7% del nostro fabbisogno. Anche il “sì” alle trivelle in mare non ha attirato nuovi investimenti

Milano, Si potrebbe dire che i sostenitori delle trivelle in mare abbiano vinto invano. La classica vittoria di Pirro, insomma: perché la ricerca di idrocarburi sarà anche rimasta libera di fronte alle coste, ma l’assenza di divieti non ha favorito nuove scoperte né l’arrivo di nuovi investimenti da parte degli operatori specializzati.

Fabrizio Pezzuto (PUC) sull'incendio dell' autobus TEP

In Gennaio, in Consiglio Comunale, le rappresentanze sindacali di TEP avevano denunciato una situazione molto grave in tema di manutenzione dei mezzi citando episodi preoccupanti avvenuti nell’ultimo periodo ed accendendo i fari su un problema che, evidentemente, aveva colpito tutti i consiglieri presenti. Lo stesso Assessore Ferretti aveva preannunciato una inchiesta interna per approfondire le denunce, inchiesta dei cui sviluppi, per la verità, nessuno ha avuto notizia.

La Dirigenza TEP si era affrettata a sminuire dichiarando che si trattava di problemi superabili e che era in corso un piano di investimenti e di rinnovo del parco mezzi che nel 2018 avrebbe fatto superare ogni difficoltà. Da tempo, come Parma Unita, siamo stati critici con questa dirigenza e con il Comune di Parma per quanto concerne la gestione del rapporto con TEP, vista più come una mucca da mungere prelevando degli utili, piuttosto che come un pilastro delle politiche del trasporto; abbiamo più volte sollecitato attenzione sulle condizioni dei mezzi, sulla sicurezza degli stessi  e sull’efficienza del servizio, ottenendo sempre alzate di spalle e minimizzazione dei problemi.  

Oggi ci ritroviamo ad assistere con sgomento ed incredulità alle immagini dell’incendio dell’autobus sulla linea Parma-Fornovo frequentata dagli studenti e rileviamo che, probabilmente, solo per  un miracolo e per la prontezza di riflessi dell’autista, sia stata evitata una tragedia. Questo è solo l’ultimo di una serie di problemi e di episodi che i lavoratori quotidianamente denunciano e che ci inducono a guardare con preoccupazione al futuro di TEP e alle condizioni lavorative degli operatori e dei passeggeri e all’efficienza del servizio stesso.

Elezioni Molise, centrodestra batte il M5s. Vince Toma (FI): “Il risultato fa capire che coalizione è unita”. Tracollo del Pd: 8%

Esulta Forza Italia: il suo candidato ottiene la poltrona di presidente e il partito arriva davanti alla Lega (9 per cento contro l'8%). E così rilanciano le trattative per la formazione del governo nazionale: "Il Colle tenga conto del risultato". Salvini: "Mattarella faccia in fretta". Amarezza per i 5 stelle: sono primo partito (31%), ma non basta per la vittoria. Ma il candidato grillino ad Agorà Rai3: "E' risultato storico, non fallimento"

Se dal Molise si aspettava un segno per il governo, quello è arrivato per il centrodestra. Il candidato di Forza Italia Donato Toma ha battuto l’avversario del M5s Andrea Greco con quasi sette punti percentuali di distacco. Le elezioni regionali del Molise consegnano una fotografia di un Paese in cui innanzitutto gli italiani disertano le urne. In questo contesto, Fi regge e si posiziona davanti al Carroccio (prendono rispettivamente il 9 e l’8 per cento), con i 5 stelle che pur essendo di gran lunga primo partito non riescono nell’impresa di portare a casa la poltrona di governatore. Il Partito democratico? Nemmeno sfonda il muro del 10 per cento.

Voto in Molise, lo spoglio: centrodestra avanti, M5s insegue

I risultati in tempo reale di un voto regionale che può avere importanti ripercussioni sul nuovo governo. M5s alla ricerca di una conferma, i partiti del centrodestra si pesano. L'incognita del Pd
speciale ELEZIONI Molise 2018

CAMPOBASSO - Urne chiuse e dallo spoglio arrivano le prime indicazioni: dopo poche sezioni scrutinate, il centrodestra e il M5s sono testa a testa, con un vantaggio per la coalizione di Fi e Lega che si va allargando al passare dei minuti. La coalizione di centrosinistra, guidata dal Pd, è molto indietro.

Stiamo parlando delle prime centinaia di voti, un numero poco significativo da un punto di vista statistico, con risultati a macchia di leopardo in arrivo dai comuni più piccoli. Lo spoglio è quindi tutto da seguire.  

>> SEGUI LO SPOGLIO IN TEMPO REALE <<

Quattro i candidati alla carica di presidente: Andrea Greco (M5S), Donato Toma (centrodestra), Carlo Veneziale (centrosinistra) e Agostino Di Giacomo (CasaPound).

Erano chiamati alle urne 331mila molisani, di cui 78.025 residenti all'estero. E intanto - a spoglio ancora in corso - c'è già un vincitore: l'astensione. Solo un molisano su due ha deciso di votare oggi, il 52,16% per la precisione. Ben venti punti in meno rispetto alle politiche del 4 marzo.

· UN VOTO DAL VALORE NAZIONALE

Elezioni Molise, affluenza al 52,16%: testa a testa tra M5s e centrodestra. Il voto che influenza le trattative per il governo

Alle urne sono andate 172mila persone: poco più di un elettore su due. I molisani, quindi, non si sono lasciati impressionare dal fatto che la loro piccola Regione rischia di influenzare le trattative per formare un esecutivo nazionale. Atteso un testa a testa tra Toma, candidato del centrodestra, e Greco del Movimento 5 stelle, che qui alle politiche aveva raggiunto il 44,8%

L’hanno ribattezzato l’Ohio d’Italia ma non è bastato per convincere i suoi cittadini ad andare alle urne. Un molisano su due, infatti, non è andato a votare per eleggere il nuovo presidente e venti consiglieri regionali. Nella piccola regione italiana l’affluenza si ferma al 52,16%. Ai seggi, chiusi alle 23, sono andate 172.791persone su 331mila aventi diritto. Tra questi 78mila sono residenti all’estero: più di uno su cinque.

Più alta della media regionale l’affluenza nelle due città capoluogo di provincia: a Campobasso ha votato il 62,69%, a Isernia il 59,67%. Nel resto della regione, però, gli elettori non si sono lasciati impressionare dal fatto che il voto possa influenzare direttamente le trattative per formare un governo a Roma. Alle regionali del 2013 l’affluenza arrivò al 61,63%, ma si votava in due giorni, mentre alle politiche del 4 marzo scorso andò a votare il 71,62% degli aventi diritto. Avevano optato soprattutto per il Movimento 5 stelle, capace di raggiungere il 44,8% dei voti. Staccati il centrodestra (29,8%) e al centrosinistra (18,1%).

I dieci punti del contratto M5S

Le proposte a Lega e Pd: l’Italia tiene fede agli impegni europei. C’è il reddito di cittadinanza ma con un altro nome. Non si parla di Fornero e vaccini

Ventotto pagine: una premessa, punti di contatto e di divergenza e, soprattutto, una bozza di «accordo per il governo dell’Italia». I Cinque Stelle fanno la loro mossa: lo studio di Giacinto della Cananea mette nero su bianco l’offerta di Luigi Di Maio per un esecutivo con Lega o dem. Il team di studiosi — l’ordinario di diritto amministrativo si è avvalso della collaborazione dei colleghi Elena Granaglia, Fabio Giulio Grandis, Leonardo Morlino, Gustavo Piga, Andrea Riggio e Angela Ferrari Zumbini (quest’ultima solo per il patto alla tedesca) — ha consegnato al Movimento una «prima stesura» in modo da poter accelerare il dialogo istituzionale.

Dal fisco all’ambiente

Le convergenze tra M5S, Pd e Lega sono prese in considerazione in una serie di tavole sinottiche che coinvolgono tutte e tre le forze in campo contemporaneamente. Ma senza dubbio l’atto più rilevante è proprio il contratto di governo che sarà al centro del dibattito, un accordo «per promuovere a tutelare un insieme di interessi collettivi». «Occorre anche tener conto dei rischi d’instabilità finanziaria», si legge. Dieci i punti sul tavolo: giovani e famiglie, povertà e disoccupazione, ridurre degli squilibri territoriali, sicurezza e giustizia, difesa del Servizio sanitario nazionale, protezione delle imprese, nuovo Fisco, infrastrutture, salvaguardia dell’ambiente ed efficienza della Pubblica amministrazione. Ogni punto darà vita a dei tavoli di lavoro. 

La questione Europea

Germania, Spd sceglie Nahles: prima donna a guidare il partito

È stata eletta con una percentuale inferiore alle attese: il 66%. Gli analisti politici si attendevano che almeno tre quarti degli oltre seicento delegati tedeschi avrebbero votato per l’ex ministra del Lavoro

dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI

BERLINO - Andrea Nahles è la prima presidente donna della Spd, dopo 155 anni di storia. È stata eletta però con una percentuale inferiore alle attese: il 66%. Gli analisti politici si attendevano che almeno tre quarti degli oltre seicento delegati tedeschi avrebbero votato per l’ex ministra del Lavoro e attuale capogruppo al Bundestag.

Nahles sconta forse il lungo dibattito che ha lacerato il partito più antico della Germania prima del “sì” ad una nuova Grande coalizione. È la sua collega Brigitte Zypries, ex ministro dell’Economia, a fornire quasi in diretta questa interpretazione, ricordando ai microfoni di Pheonix che è un risultato analogo al referendum dei mesi scorsi tra gli iscritti. Anche lì non più di due terzi avevano votato “sì” alla Grande coalizione.

Pezzuto (PUC), Lavagetto (PD), Eramo(PP): Che fine ha fatto l’Aeroporto di Parma?

Ci siamo lasciati alcuni mesi fa, in Commissione Consigliare, con il Sindaco Pizzarotti che suonava la carica mettendosi alla guida della città per il salvataggio dell’aeroporto, abbiamo convenuto con lui sulla strategicità dell’opera per la città, ma solo a patto che venisse accompagnata dalla sostenibilità economica ed ambientale della trasformazione in aeroporto cargo, dopo di chè, abbiamo appreso dalla stampa, il 17 Gennaio, che era stato deliberato un aumento di capitale di quattro milioni e mezzo.

Poi il silenzio.

Abbiamo chiesto più volte, nelle commissioni consigliari, di avere informazioni aggiornate, ma i rappresentanti del comune si sono sempre trincerati dietro il massimo riserbo.

Oggi, quando siamo giunti quasi alla fine di Aprile, torniamo a porre pubblicamente le questioni più significative su una vicenda che coinvolge la città intera e su cui riteniamo che non si possa tacere oltre.

Poniamo le domande al Sindaco e agli assessori competenti ricordando che esiste un obbligo di informazione non tanto nei confronti dei consiglieri di opposizione, ma della città tutta.

Lidia Undiemi: Il Governo segreto delle multinazionali

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l'economia reale e il lavoro
dall'assalto della finanza internazionale

Il Ricatto dei Mercati

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