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Storia

Storia: Raccolta di articoli, informazioni, racconti di Storia e archeologia. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Santo Volto: più antica icona di Cristo, chiesa di San Bartolomeo degli Armeni Genova

Sacro Volto: allestimento attuale nella chiesa di S. Bartolomeo

La storia del Santo Volto, il lino dipinto a tempera considerato il primo ritratto di Cristo. La reliquia è esposta all'adorazione dei fedeli permanentemente, negli orari di apertura della chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, a Castelletto“

Si chiama Santo Volto ed è il lino dipinto a tempera ritenuto il più antico ritratto di Cristo, nonostante le sue origini siano ancora fonte di discussione tra gli studiosi. Più noto ai genovesi come "Santo Mandillo", termine dialettale proveniente dal greco mandylion, è custodito nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, che si trova in piazza San Bartolomeo degli Armeni nel quartiere di Castelletto.

Ma qual è la sua storia? Secondo un’antica tradizione del III sec.d.C. Abgar, re di Edessa in Armenia, malato di lebbra ed avendo udito delle qualità taumaturgiche di Gesù che predicava in Palestina, mandò il pittore Anania perché raffigurasse il suo volto.

Non riuscendo però l’artista a ritrarre il Messia, Gesù prese il telo appoggiandovi il volto intriso di sudore e lasciandovi così impressa la sua immagine. Tornato in patria, Anania toccò il Re con quel sudario che miracolosamente lo guarì. Da qui ebbe origine l’adorazione della sacra effigie.

Nel 639 Edessa fu occupata dagli Arabi, che offrirono la reliquia a Bisanzio in cambio di denaro e prigionieri. Da Bisanzio, poi, nel 1362 la reliquia arrivò a Genova a seguito di Leonardo Montaldo che l’aveva ricevuta in dono dall’imperatore Giovanni V Paleologo. Montaldo donò il “Sacro Volto di Edessa” al monastero dei Basiliani armeni (dal 1650 ai Barnabiti) dove ancora oggi è custodito e venerato.

JFK, l’ultimo sogno americano

GIANNI RIOTTA

Nasceva cento anni fa il futuro presidente. Dopo un inizio disastroso ridiede fiducia al Paese e speranza ai neri, alimentando un mito duraturo

Debuttò fra i disastri il presidente democratico John Fitzgerald Kennedy, unico cattolico alla Casa Bianca, che compirebbe oggi 100 anni senza le pallottole del sicario Lee Oswald nel 1963. Il più giovane presidente mai eletto allora, 43 anni, era circondato dai militari che il suo predecessore, il saggio ex generale repubblicano Dwight «Ike» Eisenhower, aveva denunciato come «lobby industrial-militare». Fu quella cricca a intimidire il figlio dell’opulenta famiglia di Boston - il padre Joseph era stato ambasciatore a Londra, in odore di filo-hitlerismo, il nonno materno John «Honey Fitz» Fitzgerald sindaco di Boston e creatore della macchina elettorale che servirà Jfk e il fratello minore, senatore Ted. 

Così Kennedy, dopo il nobile discorso di insediamento il 20 gennaio 1961, «non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese!», senza giacca malgrado «si gelasse», come annotava lo storico Arthur Schlesinger, diede il via libera al dissennato piano che i duri della Cia avevano preparato per un golpe a Cuba, lasciando sbarcare in aprile alla Baia dei Porci un manipolo di mercenari male in arnese. Finì in rotta vergognosa, Castro consolidò il potere, l’Urss gongolò, Kennedy fece la figura della mammoletta e ne seguì all’Avana una repressione feroce dimenticata dalla storia, centinaia di esecuzioni, inclusi innocenti, guidata di persona dal leggendario «Che» Guevara.  29/05/2017

Bollato come playboy  

1 Maggio 2017: manifestazione nazionale a Portella della Ginestra.

70° anniversario Portella della Ginestra

Nell'azione criminale del bandito Salvatore Giuliano e dei suoi uomini, contro un gruppo di contadini che volevano celebrare la festa dei lavoratori, morirono 14 persone

Il primo maggio del 1947 Portella della Ginestra - una località montana in provincia di Palermo - fu luogo di una sanguinosa strage. Il bandito Salvatore Giuliano e i suoi uomini fecero una strage: spararono su una folla di quasi duemila persone riunite per la festa del Primo maggio. I morti furono 14 (11 sul luogo della strage, tre in seguito alle ferite riportate). Una trentina i feriti. Il movente della strage non è mai stato definitivamente chiarito.

HITLER IMITO’ IL SISTEMA MONETARIO DI LINCOLN

Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, www.rense.com, che riprende C.C.Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949). Quello di Guernsey (politico del Minnesota, ndr), non fu dunque l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta. Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina.

Sovranità monetaria di Hitler

Il testo che pubblico l'ho tratto da una videocassetta su Hitler in mio possesso, riassumendo fedelmente la sottotitolazione in italiano del discorso da lui pronunciato  al Reichstag Tedesco il 30 gennaio 1937 sulla  moneta e sul concetto di economia.
Hitler, dopo lo sfascio della Repubblica di Weimar (1919- 1933)
Si riappropriò' della sovranita' monetaria tedesca e, attraverso i suoi effetti, in pochi anni porto' la Germania a un livello  di superpotenza! FP

Discorso fatto  a braccio:

Miei deputati! La politica economica Tedesca che il Nazionalsocialismo ha introdotto nel 1933 e' basata su alcune valutazioni fondamentali nella relazione tra l' economia e il popolo, il popolo costituisce l'elemento immutabile, mentre l'attivita' economica in se stessa non e' un dogma e non deve essere considerata in tal modo,
non c'è teoria economica o opinione, che possa pretendere di essere considerata sacrosanta.
La volontà di porre il sistema economico al servizio del popolo e il capitale al servizio dell'economia e' la sola cosa di importanza decisiva.
Noi sappiamo che il Nazionalsocialismo combatte con decisione l'opinione secondo la quale, la struttura economica esiste solo a vantaggio del capitale e che i popoli devono essere visti come un oggetto del sistema economico, noi eravamo determinati fin dall'inizio ad eliminare la falsa idea che vede il sistema economico esistere del tutto liberamente e completamente fuori da ogni controllo e supervisione da parte dello Stato.

Il caso delle AM Lire

50 AM Lire

86 miliardi di euro di debito inesistente, attualizzati secondo le più prudenti previsioni!
Le A. M. Lire, ovvero “American Military Lire” sono una prova del fatto che “il denaro sia un’allucinazione collettiva”, per dirla con le parole di Franco Battiato.
La panzana che il debito esiste perché saremo vissuti “al di sopra delle nostre possibilità” è smascherata da un caso storico.

5 AM lire

Il 19 luglio del 1943, appena 9 giorni dopo lo sbarco in Sicilia, due aerei cargo americani sbarcarono 7 tonnellate di carta moneta, stampata malamente e con la dicitura “Italy” nemmeno tradotta in italiano. Alcuni tagli erano quadrati, altri rettangolari delle stesse dimensioni del dollaro.

La Francia è ancora coloniale detiene le riserve auree di 14 stati africani

Parigi detiene le riserve auree di 14 stati africani

Quella che state per leggere non dovrebbe essere una notizia. Perché è una cosa che accade da molto tempo, esattamente dal 6 dicembre 1945. Cioè da quando la Francia ratificò gli accordi di Bretton Woods. Eppure lo è, perché nonostante spieghi molte cose è un dato che le opinioni pubbliche del mondo occidentale ignorano.

Luigi Chiarello

Veniamo al punto: 14 paesi africani ancora oggi hanno come valuta il franco francese. Sì, avete capito bene: nonostante non esista più, perché sostituita dall'euro, la moneta di questi 14 stati è il franco francese, come ai tempi delle colonie. Di più: a garantire agli stati africani la convertibilità con l'euro di questa valuta non è la Banca centrale europea, no è il ministero del Tesoro francese. Stupiti? Beh, adesso viene il meglio: almeno il 65% delle riserve nazionali di questi 14 paesi sapete dove sono depositate? Sempre presso il dicastero del Tesoro transalpino, che, proprio in tal modo, si fa garante del cambio monetario. In sostanza, la Francia ha a sua disposizione le riserve nazionali delle sue ex colonie. Che, per essere sbloccate su richiesta dei legittimi proprietari, necessitano del preventivo via libera di Parigi.

14 paesi africani costretti a pagare tassa coloniale francese

Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’elite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese.

Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate.

L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto.

Lentamente la paura serpeggiò tra le elite africane e nessuno dopo gli eventi della Guinea trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù.”

Toscanini a Genova, quel mito nato al Politeama

Dall'infanzia in centro storico ai  memorabili scontri con  l'impresario Daniele Chiarella

di Roberto Iovino

L' impresario Daniele Chiarella stava scopando il vestibolo del suo teatro, l'elegante Politeama Regina Margherita, quando gli si presentò davanti Arturo Toscanini con un aut-aut: raddoppiare i cori in "Carmen" oppure cercare un altro direttore. Chiarella non aveva un carattere morbido, era famoso per le sue scenate e per il modo duro con cui trattava direttori, cantanti e strumentisti. Ma il giovane Toscanini non era da meno. E quella volta, nella sorpresa generale, a cedere fu l'impresario: non solo vennero raddoppiati i coristi nell'opera di Bizet, ma parte dell'orchestra fu sostituita nella successiva "Mignon".

J.F. KENNEDY CONTRO LA FEDERAL RESERVE

Il 4 Giugno del 1963, un decreto presidenziale virtualmente sconosciuto, Ordine Esecutivo 11110, fu firmato impedendo alla Federal Reserve Bank di prestare soldi a interesse al Governo Federale degli Stati Uniti. Con un colpo di penna, il presidente Kennedy dichiarò che la Federal Reserve Bank, di proprietà di privati, sarebbe presto fallita. La Christian Law Fellowship ha ricercato questo evento nel Registro Federale e nella biblioteca del Congresso. Possiamo tranquillamente concludere che quest’Ordine Esecutivo non è mai stato abrogato, corretto o superato da nessun Ordine Esecutivo successivo. In parole semplici, è ancora valido.

Dopo che il presidente John Fitzgerald Kennedy – l’autore di “Profiles in Courage” – lo firmò, l’Ordine tornò al governo federale, precisamente al Dipartimento del tesoro, autorizzato costituzionalmente a creare ed emettere la valuta senza passare attraverso la Federal Reserve Bank, di privati. L’ordine esecutivo 11110 del presidente Kennedy (il testo completo è sotto) dette al dipartimento del tesoro il potere esplicito: “di emettere certificati d’argento a fronte di ogni lingotto di argento, dollari d’argento della Tesoreria.” Questo significa che per ogni oncia di argento nella cassaforte della Tesoreria degli Stati Uniti, il governo poteva introdurre soldi in circolazione basandosi sui lingotti d’argento fisicamente presenti.

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