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La vita sta cambiando pelle

Storia

Storia: Raccolta di articoli, informazioni, racconti di Storia e archeologia. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

LA GIOBIA

(varesenews.it) La Giöbia che oggi, ultimo giovedì di gennaio, si andrà a bruciare in piazze e cortili di Busto, ha alle spalle una storia antichissima. La sua è una vicenda talmente antica che anche andare a cercarne le prime testimonianze scritte serve a poco: è stata per millenni un'abitudine ritualizzata delle popolazioni che abitavano questa zona, tramandata di generazione in generazione. Una sorta di esorcismo dell'inverno, nel suo momento più crudo, quando la natura è (era, dobbiamo dire ormai) spoglia ed aspra, e si pativano gelo e fame. A condurci per mano in un passato ora lontanissimo, ora assai vicino è Luigi Giavini (foto in basso), massimo esperto cittadino di tradizioni e storia locale, in ambito sociale, linguistico ed economico-industriale.

VELIA

E' nota in tutto il mondo come “La Fanciulla Velca”. Il suo squisito ritratto è considerato uno dei capolavori dell’arte antica ed è il frammento più “classico” di tutta la pittura funeraria etrusca.
Si chiamava Velia, Velia Spurinna. Era nipote di Velthur il Grande, che aveva comandato due eserciti etruschi all’assedio di Siracusa e di Ravnthu Thefrinai: era sorella di Avle, l’eroe Tarquiniese che affrontò Roma in campo aperto e la vinse.
Sposò Arnth Velcha, appartenente ad un’aristocratica famiglia di magistrati di rango così alto che avevano il diritto di essere scortati dai littori con i fasci di verghe e l’ascia bipenne che, prima a Tarquinia e poi a Roma, furono il simbolo del massimo potere.

LUCREZIA

Lucrezia non era un’etrusca, ma una virtuosa donna romana.
Però sposò un Tarquinio e da un altro Tarquinio fu violentata. Non sopportò l’oltraggio, si uccise e il suo suicidio provocò la cacciata del Superbo da Roma, la fine della monarchia e la nascita della repubblica.
Nel sesto secolo a.C., splendido per Tarquinia, a Roma nessuno si sentiva sicuro della propria vita, della propria famiglia e degli averi. Il regime di Tarquinio il Superbo era intollerabile, non solo per i romani che ancora pastori e contadini non avevano alcun peso politico, ma anche per i potentissimi etruschi e per gli stessi parenti del re.

TULLIA

Tullia, figlia del sesto re di Roma, era una vera etrusca. Per sangue, perché nipote di Tanaquilla e di Tarquinio Prisco; per diritto, perché sposò il più superbo dei Tarquinii; per temperamento, perché ambiziosa e determinata.
Era così sfrenatamente assetata di potere che viene ricordata come uno dei personaggi più torvi e crudeli della complessa saga che determinò, nel bene e nel male, la vita di Roma ai tempi della monarchia.
In una cupa atmosfera di complotti di palazzo, uccise il suo primo marito che riteneva inadeguato a soddisfare le sue ambizioni. Poi eliminò sua sorella che aveva sposato il nobile Tarquinio, detto il Superbo, un giovane di grande fascino, di eccezionale intelligenza e di illimitata spregiudicatezza.

RUMLUA

Rumlua, Roma per i Latini, della stirpe di Priamo re di Troia, era nipote di Ercole e sorella di Tirreno, l’eroe che dette agli Etruschi il nome di Tirreni con il quale furono conosciuti per terra e per mare, e di Tarchon, il leggendario fondatore della sacra Tarchna (Tarquinia) che da lui prese il nome.
Piace immaginare che Roma in quella mattina piena di sole e di magia in cui tutto ebbe origine, si trovasse accanto al fratello, re e contadino, che arava i campi in un colle vicino al fiume Marta, in vista del mare che brillava da lontano.
Improvvisamente, da un solco appena aperto balzò il figlio del Genio, il divino fanciullo-vecchio Tagete che con voce profetica cantò la corrispondenza tra il cielo e la terra, rivelò i misteri degli Dei Consenti e di quelli Involuti, spietati e senza nome, e dettò la “Disciplina” che divenne il fondamento della civiltà etrusca. Dopo, esausto, appassì e scomparve di nuovo tra le zolle.

LE DONNE ETRUSCHE

Erano belle, enigmatiche, potenti e consapevoli.
Per incontrarle si deve venire a Tarquinia. Bisogna poi incamminarsi nei campi che guardano il mare, superare ciuffi di rose di macchia, di asfodeli e di ginestra; infine scendere i gradini delle tombe della grande necropoli.
Qui esse appaiono dipinte a freschi colori, riemergendo dalla notte dei tempi con i loro volti pallidi e assorti, i capelli morbidi raccolti sulla nuca o ricadenti a boccoli e trecce.
Indossano abiti di sottilissimo lino ricamato e trapunto, mantelli di lana dai bordi ben rifiniti, calzature fantasiose, le più fantasiose che si possano immaginare. I bracciali sembrano tintinnare ancora; gli orecchini, le ghirlande di foglie d’oro e le collane di ambra trasparente balenano alla luce delle lampade.

VIAGGI SUI TRENI DELLA MORTE

(ANSA) MILANO - Lei partì dal famigerato Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, lui dalla stazioncina di Fossoli, in provincia di Modena, trasformata dai nazisti in punto di raccolta di vite umane da eliminare. Tutti e due molto giovani, furono caricati con i loro congiunti sui treni della morte. aushwitz
Liliana Segre e Nedo Fiano, sopravvissuti ad Auschwitz, ricordano il terribile viaggio che li portò dall'Italia verso il campo di sterminio. Liliana, oggi 82enne, era poco più che bambina, aveva 13 anni quando la mattina del 30 gennaio 1943, dopo quaranta giorni rinchiusa nel carcere di San Vittore, venne portata con altre centinaia di ebrei rastrellati al Binario 21 della Stazione Centrale.

NAPOLEONE MORI' DI CANCRO ALLO STOMACO

napoleone(ANSA) ROMA - Un adenocarcinoma dello stomaco in stadio avanzato. Sarebbe questa, secondo un gruppo di studiosi, la malattia che ha provocato la morte di Napoleone Bonaparte avvenuta nell'isola di Sant'Elena il 5 maggio 1821. E' quanto sostengono sulla rivista 'Nature Clinical Practice Gastroenterology hepatology' un gruppo di patologi, biologi molecolari e nutrizionisti tra i quali Alessandro Lugli e Luigi Terracciano dell'ospedale universitario di Basilea, i quali hanno analizzato minuziosamente non solo la storia clinica ma anche i documenti storici sui report delle autopsie effettuate su Napoleone.

IN EUROPA 45 MILA ANNI FA

Scoperto nuovo sito archeologica sulle rive del Don

(ANSA) - LONDRA, 12 GEN - L'uomo moderno sbarco' in Europa dall'Africa cinque millenni prima di quanto si e' finora creduto: circa 45.000 anni fa. La nuova datazione si basa sugli studi di un sito archeologico in Russia che in base agli ultimi scavi e' risultato il piu' vecchio insediamento dell'uomo 'sapiens sapiens' mai scoperto in Europa. Il sito si trova sulle rive del fiume Don, a sud di Mosca.

LETTERE DI SCOTT DAL POLO

Rese pubbliche le missive dell'esploratore alla moglie Kathleen scritte 95 anni fa durante la sfortunata spedizione al Polo Sud

"Abbiamo deciso di non ucciderci, ma di lottare fino alla fine per arrivare alla base"

(Repubblica.it) LONDRA - "Alla mia vedova, carissimo tesoro abbiamo grossi problemi e dubito che ce la faremo. Nelle brevi ore per il pranzo utilizzo quel poco di calore per scrivere lettere in vista di una possibile fine". Sono le ultime parole del capitano Robert Falcon Scott alla moglie Kathleen quando, 95 anni fa, sentiva che non sarebbe riuscito a fare ritorno dalla sua spedizione alla conquista del Polo Sud.

AEREI FRANCESI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

La Francia dimostrò di saper costruire già nella prima guerra mondiale. Le sue industrie sfornarono aerei che equipaggiarono aviazioni quali quella italiana, quella statunitense, quella russa (per lo più per la guerra civile), quella della futura Polonia.
Questa tradizione era continuata nel dopo guerra. Vennero acquisiti dalla sconfitta Germania alcuni dirigibili rigidi Zeppelin e in base a questi la Francia si munì di una flotta per andare lontano.
Alla consegna i tedeschi raccomandarono i francesi di precise attenzioni nei confronti delle aeronavi. Ma, purtroppo, per orgoglio nazionalistico di tali consigli non si tiene conto. La flotta di aeronavi, per incidenti di varia natura,finirà completamente distrutta.
L’aeronautica francese modernizza la propria flotta di caccia.
Su esperienza dei caccia SPAD armati di cannoncini nascono aerei quali:

AEREI POLACCHI DI FRONTE ALLA LUFTWAFFE

In questo articolo intendo occuparmi del comportamento in volo dell’aviazione polacca di fronte all’ invasione nazista del paese.
E’ opinione corrente che un’ aviazione polacca non sia esistita, oppure se è esistita è stata distrutta al suolo dai fulminei attacchi aerei tedeschi e impossibilitata ad abbozzare una sia pur minima risposta.
Era un’aviazione fortemente condizionata da tecniche costruttive valide nei primi anni ’30, ovvero con la
penalizzazione, per quanto riguarda gli aerei da caccia , del carrello fisso.

L’ aereo sopra esposto rappresenta il primo esemplare dell’aviazione

AEREI ITALIANI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE: MITO E REALTA’

Con questo articolo mi prefiggo di chiarire quanto è ancora divulgato in ambito di racconto orale o di sentito dire senza essere stato visto.Questo articolo si occuperà degli aeroplani italiani che affrontarono il secondo conflitto mondiale.

E’ opinione diffusa che gli aerei italiani del secondo conflitto mondiale siano stati inferiori ai loro avversari solo sul piano costruttivo, e su questo si fa riferimento ai biplani,in quanto ritenuti i soli aerei prodotti dalle industrie italiane. La realtà smentisce questa fantasiosa idea.

Negli anni ’30 l’industria aeronautica italiana attraversa un momento di splendore. Aerei italiani sono quelli più veloci (vedere record di velocità per idrovolanti stabilito nel 1934 da Francesco Agello), quelli che compiono raid a grande distanza (Roma – Addis Abeba e ritorno), ma in questo clima di entusiamo avvengono interventi esterni che si riveleranno dannosi.

FEDERICO II E LA CITTA' DI VITTORIA

Di Federico II, fra Salimbene disse: “fu uomo pestifero e maledetto, scismatico, eretico,ed epicureo…Tuttavia si deve sapere che non fu crudele come Ezzelino da Romano…Si deve anche sapere che fu uomo piacevole e divertente.” Fu apostrofato il dragone e l’Anticristo. Le sue eccentricità, le ostentazioni, il farsi accompagnare da serragli di bestie esotiche e cavalieri saraceni, il mistero della sua casa, l’ostentata amicizia con principi arabi, la morte delle sconosciute tre mogli, crearono una immagine stregonesca e demoniaca dell’imperatore. Federico II, colpito da scomunica per la terza volta, occupò il palazzo Vescovile di Parma, nominò podesta uno di sua fiducia, Arrigo Testa, fece abbattere le case dei partigiani guelfi (i Rossi, i Lupi, i Sancitale, i Corregeschi fuggirono a Piacenza), prescrisse che fosse decurtato di una mano e di un piede, chi avesse ardito portare in città una lettera papale.

FEDERICO II E LA CITTA' DI VITTORIA

-VIDEO -Incontro con: Roberto Greci
Docente di storia medievale Università di Parma

Relazione di Roberto Greci al "VEGADINNER" del 30/11/2005 sull'assedio di Parma fatto da Federico II, la difesa, la fuga dell'imperatore Svevo e la vittoria di Parma.
(durata: 29,40 min)

Parma, 30 novembre 2005

vedi articolo"Federico II e la città di Vittoria"

Autore, regia, riprese e montaggio: Luigi Boschi
Postproduzione: Arcoiris
Produzione: Florance  

IL '68 A PARMA. LA FONDAZIONE DELLA FACOLTA' DI SCIENZE AMBIENTALI

-Incontro con: Don Antonio Moroni

Don Antonio Moroni, professore emerito dell'Università di Parma, ospite al Vegadinner (convivio vegetariano vegano organizzato dalla ass. culturale Operaprima), racconta il Sessantotto a Parma, in particolare l'occupazione dell'Università, i collegamenti con Trento, gli obiettivi raggiunti a Parma dal Movimento.
In breve narra poi come come è riuscito a istituire la prima Facoltà in Italia di Scienze Ambientali nell'Ateneo parmense. (durata: 28,26 min.)

Parma, 05 Ottobre 2005

autore, regia e montaggio: Luigi Boschi
riprese: Marta Mambriani
postproduzione: Arcoiris
produzione:
 Florance  

UN FILM SULLA RESISTENZA A PARMA

La quarantasettesima di Bertoli ne costituisce il soggetto

In occasione degli incontri sulle iniziative per il 60^ della Resistenza Italiana propongo alle Istituzioni di Parma e alle Associazioni della Resistenza un progetto per la memoria storica e la sensibilità collettiva verso questo periodo che ha visto Parma -medaglia d´oro- impegnata in modo determinante su questo fronte.
Le Istituzioni si mobilitino per la realizzazione di un film sulla Resistenza a Parma. L´ampia letteratura presente, il materiale storico, ma in particolare il romanzo la "Quarantasettesima" di Ubaldo Bertoli, così come "Boogie Woogie" di Mario Rinaldi costituiscono le fonti su cui sviluppare un progetto che rimanga nella letteratura cinematografica italiana, costituisca un documento visivo di divulgazione popolare di verità storica, contribuisca alla memoria di chi ha combattuto, sia di riconoscimento per tutti coloro che, oggi anziani, hanno partecipato alla storia e lavorato affinché questi ricordi non venissero cancellati dal tempo. (Parma, 22 aprile 2004)

Luigi Boschi

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