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La vita sta cambiando pelle

Storia

Storia: Raccolta di articoli, informazioni, racconti di Storia e archeologia. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

IPAZIA DI ALESSANDRIA, UNA GRANDE DIMENTICATA

Franco Libero Manco

Ipazia, nata nel 370 d.C. ad Alessandria d’Egitto, fin da giovanissima venne avviata dal padre allo studio della matematica, della geometria e dell’astronomia. Da studiosa riuscì ad emergere nella scienza e nella filosofia fino  a ottenere un forte peso politico e culturale in un’epoca in cui le donne non avevano la possibilità di affermarsi. Fu la prima donna a dare un forte contributo allo sviluppo della matematica e tra i suoi seguaci vi erano anche molti cristiani.

Ipazia, con personalità estremamente carismatica, insegnò con un'enfasi scientifica maggiore dei neoplatonici. Fu giusta e casta e rimase sempre vergine; era così bella e ben fatta che uno dei suoi studenti si innamorò pazzamente di lei, ma Ipazia non si sposò mai e all'età di 31 anni assunse la direzione della Scuola neoplatonica di Alessandria. Per la sua eloquenza nel parlare, prudente e civile nei modi, i potenti la invidiavano mentre la città intera l'amava moltissimo.  Simboleggiava la dottrina e la scienza, che i primi cristiani identificavano con il paganesimo e che consideravano come una minaccia.

Teone, il padre di Ipazia, era geometra e filosofo, ma Ipazia, allieva e solerte collaboratrice,  superò  in scienza e saggezza lo stesso padre.

Ipazia, degna erede di Plotino, aveva acquisito tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo. Divulgò il sapere matematico, geometrico e astronomico, si dedicò alla filosofia di Patone, Plotino e Aristotele. Secondo Filostorgio, storico della Chiesa, sua caratteristica principale fu la generosità con cui tramandava pubblicamente il sapere tanto che divenne un'autorità e un indiscusso punto di riferimento culturale nello scenario dell'epoca.

ACCADDE OGGI 16 gennaio

1920- Il governo degli Stati Uniti, sotto la pressione di associazioni e gruppi conservatori e benpensanti, emette il divieto di fabbricazione, vendita e consumo delle bevande alcoliche. Le ragioni avanzate sono l’aumento dei disordini sociali e dei comportamenti ritenuti smodati. È l’inizio del proibizionismo.

1945- Hitler, vicino alla disfatta totale del suo Reich, si trasferisce nel grande bunker sotterraneo che ha fatto costruire vicino alla Cancelleria. L’armata rossa giungerà presto a Berlino, e il Fuhrer teme adesso per la sua incolumità.

1957- Muore a New York Arturo Toscanini, uno dei più acclamati direttori d’orchestra. Il mito di Toscanini è legato alla sua assoluta fedeltà al testo, al suo leggendario perfezionismo e alla sua intensità.

1969- Al centro di Praga, in Piazza San Venceslao, lo studente cecoslovacco, Jan Palach, si da fuoco come gesto estremo di protesta contro l’occupazione del suo paese da parte delle truppe sovietiche che hanno stroncato la Primavera di Praga, la rivoluzione democratica reclamata dal popolo cecoslovacco.

1979- Lo scià di Persia, Mohammed Reza Pahlevi, già malato, abbandona l’Iran per rifugiarsi in Egitto, unico Paese che accetti di accoglierlo.

2003- Lo Space Shuttle Columbia decolla per la missione STS-107 che sarà la sua ultima. Il Columbia si disintegrerà in fase di rientro 16 giorni dopo.

2003- Viene varata la legge anti-fumo dal parlamento italiano; questa legge impedisce di fumare negli spazi pubblici.

Fonte link: http://www.altroquotidiano.it/accadde-oggi-16-gennaio/

Scala, 80 anni fa la Turandot di Puccini. Toscanini interruppe l' opera incompiuta

IL 25 APRILE 1926 LA PRIMA MONDIALE, IL MAESTRO ERA SCOMPARSO UN ANNO PRIMA

Mentre in questi giorni (in scena domani sera e repliche sino al 6 maggio) sta andando in scena «Tosca» alla Scala con la direzione di Lorin Maazel e con nel ruolo di protagonista un' applaudita Daniela Dessì, ottant' anni fa veniva data la prima mondiale dell' ultima e più seduttiva opera di Giacomo Puccini: la «Turandot». Era il 25 aprile del 1926, e quell' opera era la grande incompiuta del maestro di Lucca, morto il 29 novembre del 1924 a Bruxelles. Operato di tumore alla gola cinque giorni prima, «il maestro Giacomo Puccini - come scrisse allora il Corriere - improvvisamente aggravatosi, si è spento serenamente e senza sofferenze stamane, trascorrendo le ultime ore in un assopimento sempre più profondo spegnendosi dolcemente come una tenue fiammella».

Indro Montanelli: Il Rimpianto di una patria

Indro Montanelli postfazione all’ultimo libro della Storia d’Italia

Questo volume segna il capolinea della nostra Storia dell’Italia contemporanea. Mario Cervi, di parecchi anni più giovane di me, potrà, se vorrà (e io spero che lo voglia) continuarla da solo. Io debbo prendere congedo dai nostri lettori. E non soltanto per ragioni anagrafiche, anche se di per sé abbastanza evidenti e cogenti. Ma perché il congedo l’ho preso negli ultimi tempi dalla stessa Italia, un paese che non mi appartiene più e a cui sento di non più appartenere.

È stato proprio l’impegno profuso nella stesura di questi volumi, nei quali la storia si confonde con la testimonianza diretta, anche questa condivisa pienamente da Cervi, a rendermi consapevole che quello nostro era qualcosa di mezzo tra il resoconto d’un fallimento e l’anamnesi di un aborto. Uno dei primi volumi usciti dalla nostra collaborazione, nonostante il titolo L’Italia della disfatta, reca i segni della speranza e delle illusioni con cui ne avevamo vissute le drammatiche ma esaltanti vicende. Credemmo che l’Italia avesse liquidato, sia pure a carissimo prezzo e grazie a forze altrui (ma questo è il Leitmotiv della nostra storia non soltanto di questo secolo), un regime che le aveva impedito di essere se stessa. Ed invece gli eventi che abbiamo seguito passo passo coi volumi successivi ci dimostravano che non era affatto cambiata col cambio del regime. Erano cambiate le forme, ma non la sostanza. Era cambiata la retorica, ma era rimasta retorica. Erano cambiate le menzogne, ma erano rimaste menzogne. Erano soprattutto cambiate le mafie del potere e della cultura, ma erano rimaste mafie.

Memoria del Novecento, in Emilia-Romagna è legge

Nel 2004 presentai il progetto: Parmavideosapere, testimoni del '900. L’obiettivo era quello di realizzare una memoria storica video digitale attraverso interviste ai testimoni del novecento e la costituzione di un sistema archivio video digitale di valore storico del nostro territorio, oggi inesistente, su tutta la Provincia di Parma. L'allora Presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli (PD) non lo ritenne di interesse e negò l'appoggio istituzionale. Non solo inviò a me la sua risposta negativa, ma la trasmise pure a tutti i soggetti che avevo informato e si erano dichiarati interessati a sosterlo economicamente. Alla Provincia si richiedeva infatti l'appoggio istituzionale. Risposi all'allora Presidente Bernazzoli con questa lettera (Link). Nonostante il torto subito e ora ancor più evidente, non lo avversai nella sua campagna elettorale a candidato Sindaco di Parma. E lui stesso, in un incontro personale, me lo riconobbe prima di lasciare la Presidenza della Provincia. Così dopo Digitalcity che anticipava il futuro della città digitale, boicottato dal Comune e dalle istituzioni pubbliche, e Parmavideosapere che viene oggi addirittura riconosciuto e sostenuto con apposita legge Regionale. Anche questo socialbog, oggi sotto sequestro con ordinanza del giudice Gennaro Mastroberardino (Procura di Parma Link), è parte della storia del '900, seppur presente online dai primi del terzo millennio.

A condannare il mondo non sono le azioni dei cattivi, ma il silenzio dei buoni!

A condannare il mondo non sono le azioni dei cattivi, ma il silenzio dei buoni!

Mi capita spesso di trovarmi a parlare con persone che vivono totalmente immerse nel mondo patinato descritto dai mass media, che non riescono a comprendere le grandi menzogne e inganni globali, ad iniziare dal funzionamento del sistema monetario, gestito in quasi tutti i mondo da banchieri privati, che hanno indebitato praticamente tutte le nazioni, assumendo il controllo del mercato.

E’ una condizione che conosco molto bene, visto che fino ad alcuni anni fa, anche io ero in quel modo. Seguivo con attenzione il dibattito politico italiano, leggevo i quotidiani, seguivo i talk show e mi schieravo dalla parte dei vari commedianti.

Quando mi imbattevo, raramente, in articoli di controinformazione, talvolta provenienti da siti che mescolano teorie sensate ad altre inverosimili, perdendo di credibilità, li leggevo con attenzione, e talvolta capivo che in quegli articoli c’era una base di verità, ma una volta terminata la lettura, tornavo alla mia vita, senza pensarci troppo.

Quando la Olivetti inventò il pc e conquistò New York

«Sognavo una macchina che sapesse imparare e poi eseguire docilmente, che consentisse di immagazzinare istruzioni e dati, ma nella quale le istruzioni fossero semplici e intuitive, il cui uso fosse alla portata di tutti e non solo di pochi specialisti. Perché questo fosse realizzabile, essa doveva soprattutto costare poco e non essere di dimensioni diverse dagli altri prodotti per l’ufficio, ai quali la gente si era da tempo abituata» 

Pier Giorgio Perotto 

La storia di Dom Pérignon, quello dello champagne

300 anni fa in Francia nacque il monaco a cui viene attribuita – con qualche leggenda – l'invenzione di uno dei vini più famosi al mondo

Il 24 settembre di 300 anni fa morì Pierre Pérignon, il monaco benedettino conosciuto come Dom Pérignon e il cui nome è legato alla storia e al marchio di uno degli champagne più conosciuti al mondo (la data della morte è dibattuta da tempo: alcuni storici ritengono fosse morto il 14 settembre, ma buona parte dei libri che ne parlano concorda sul 24). Secondo la leggenda, Pérignon avrebbe importato da Limoux, un paese nella Linguadoca-Rossiglione, il metodo per la rifermentazione in bottiglia alla base del sistema per fare lo champagne. A differenza di quanto viene spesso riportato, Dom Pérignon non era un alchimista: aveva la responsabilità dei vigneti nel monastero di Hautvillers, nella regione della Champagne-Ardenne. A lui è invece giustamente attribuito il merito di avere selezionato con cura i vigneti più adatti da mettere insieme per realizzare lo champagne.

Dom Pérignon
Pierre Pérignon nacque nell’inverno del 1638 a Sainte-Menehould, nella regione della Champagne-Ardenne, e fin da piccolo prese dimestichezza con la vendemmia e la preparazione del vino, lavorando nei vigneti del padre e di uno dei suoi zii. Da ragazzo studiò presso un collegio gesuita e in seguito fu accettato in un monastero benedettino nei pressi di Verdun. Tra il 1666 e il 1667 fu ordinato prete e a 30 anni entrò nel monastero di Saint-Pierre d’Hautvillers, dove sarebbe rimasto fino alla sua morte nel 1715. Il monastero si manteneva grazie alle donazioni della popolazione e alla vendita di alcuni prodotti, tra cui il vino. A Pérignon fu affidato il compito di responsabile delle cantine, uno dei più importanti.

Conferenza su Filippo di Borbone alla in biblioteca Palatina di Parma 28 settembre 2015 ore 10,30

Lunedì 28 settembre alle ore 10.30, nell’ambito della Festa Internazionale della Storia- Parma, la Biblioteca Palatina ospita la conferenza Filippo di Borbone

Luigi Pelizzoni della Biblioteca Palatina ci illustrerà la figura di don Filippo di Borbone, secondo figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V re di Spagna, duca di Parma dal 1749 al 1765 e capostipite del ramo Borbone - Parma. Il governo di don Filippo ha segnato il rinnovamento politico, economico e culturale dei ducati parmensi, attuato con l’aiuto della duchessa Elisabetta di Francia e la collaborazione dell’illuminato ministro Guglielmo Du Tillot. A lui si devono la creazione di numerose istituzioni culturali fra le quali la Regia Biblioteca Parmense, affidata nel 1761 al padre P. M. Paciaudi e inaugurata nel 1769 dal duca don Ferdinando.

Luoghi di lavoro, sicurezza e prevenzione

luoghi di lavoro

sicurezza e prevenzione

introduzione

Di lavoro si muore; le morti bianche, le malattie professionali, gli infortuni, sono ancora troppi; molti obiettivi sono stati raggiunti ma ancora, in misura sproporzionata, lavorare implica situazioni di rischio e pericolo gravi; i motivi di tale stato di cose sono certamente molteplici e indissolubilmente intrecciati tra loro, a fronte dei quali non possono essere semplicisticamente addotte giustificazioni economiche.

Primi fattori verso i quali concentrare gli sforzi sono sicuramente l’informazione, la comunicazione, l’azione divulgativa e di sensibilizzazione riguardo tali fatti e problemi; solo promuovendo un’iniziativa culturale generalizzata, che adotti quali principali referenti i giovani, è prevedibile una reale diffusa acquisizione del concetto di prevenzione dei rischi alla salute. 

I temi della sicurezza e dell’integrità delle persone non possono essere limitati allo spazio fisico dell’attività lavorativa ma devono comprendere anche altri fattori connessi con la vita degli individui, le relazioni che essi instaurano, le situazioni ambientali, le condizioni (lavoro, abitazione, spazi sociali, alimentazione, salute, potere d’acquisto, ecc.).

Un’evoluzione quindi, del concetto di “soddisfacenti condizioni di lavoro” implica uno spostamento di visuale dei problemi, dalla limitata valutazione a quanto è compreso nel tempo e nello spazio dell’attività lavorativa alla volontà di migliorare le “condizioni di vita”, che impone la necessità di considerare i lavoratori, uomini e donne, nella loro specificità e individualità, nei diversi momenti di attività e di riposo. 

Nel centenario dello sterminio degli Armeni, vanno ricordate anche le colpe degli USA

Il 24 aprile scorso ha segnato il centesimo anniversario dello sterminio degli armeni, il primo genocidio del XX secolo, un evento terribile che ha ancora ripercussioni sull’odierna a politica estera americana. Come per gli altri genocidi che sarebbero seguiti nei decenni successivi, gli Stati Uniti non trovarono il coraggio di intervenire contro quella che l’ambasciatore americano Henry Morgenthau definì “la condanna a morte di un’intera razza”.
Nel 1908, una nuovo “triumvirato” politico di alti esponenti militari aveva preso il potere in Turchia. Conosciuto come “il vecchio malato d’Europa”, l’Impero Ottomano si stava sgretolando. Aveva perso il suo territorio nei Balcani e non era più considerato una potenza mondiale. La nuova leadership aveva promesso di modernizzare e “turchizzare” l’impero. Allo scoppio della Grande Guerra, gli ottomani temevano un’invasione russa. Dopo aver perso la Battaglia di Sarikamish nel 1915, il governo turco accusò gli armeni. Il 24 aprile, ordinò l’esecuzione di leader e intellettuali armeni, che furono arrestati e giustiziati. Il 13 luglio, i dirigenti turchi emanarono un altro ordine: “Ogni armeno, senza eccezioni, deve andarsene”. In tutto l’Impero, venne data la caccia agli appartenenti a questa etnia, che morirono fuggendo nel deserto o annegati o fucilati. Le donne furono rapite, violentate, vendute come schiave o uccise asfissiate.

10 luglio 1976 disastro di Seveso

Disastro di Seveso è il nome con cui si ricorda l'incidente, avvenuto il 10 luglio 1976 nell'azienda ICMESA di Meda, che causò la fuoriuscita e la dispersione di una nube della diossina TCDD, una sostanza chimica fra le più tossiche.

Il veleno investì una vasta area di terreni dei comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quello di Seveso.

Verso le 12:37 di sabato 10 luglio 1976, nello stabilimento della società ICMESA sito nel territorio del comune di Meda, al confine con quello di Seveso, il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, andò in avaria e la temperatura salì oltre i limiti previsti. La causa prima fu probabilmente l'arresto volontario della lavorazione senza che fosse azionato il raffreddamento della massa, e quindi senza contrastare l'esotermicità della reazione, aggravato dal fatto che nel processo di produzione l'acidificazione del prodotto veniva fatta dopo la distillazione, e non prima.

Chi è la bella partigiana?

Chi è la bella e fiera partigiana (addirittura una "combattente per la libertà" graduata?), per l'epoca anche (dolcemente) molto fine ed elegante, come si può notare dalle suggestive - piuttosto nitide - immagini. 
 
Nando Donnini - Per Info e contatti: 0521 889324 - 3391817822
 
P.S. - Sarebbe  interessante conoscere anche l'identità delle persone che, nelle due immagini storiche, si trovano accanto o nelle vicinanze della "bella e fiera partigiana".

Nando Donnini


Anniversario della morte di Malcolm X: noi e l’Islam, 50 anni dopo

Cinquant’anni fa moriva Malcolm X, un anniversario che va ricordato tanto più nell’attuale clima nei confronti dell’Islam, frutto della superficialità con cui comodamente talvolta si guarda alla seria e drammatica complessità degli eventi internazionali. La parabola esistenziale di Malcolm X, nella sua tortuosa evoluzione, ci ricorda come la fede si situi innanzitutto nel rapporto individuale, soggettivo e per definizione esclusivo del singolo con l’Assoluto e che pertanto, al di là delle chiacchiere, il rapporto tra fede e ragione non sia mai risolto perché, come affermava Kierkegaard, "la fede comincia là dove la ragione finisce".

È sufficiente confrontare il lucido sentiero attraversato da Martin Luther King con la travagliata evoluzione del pensiero di Malcolm X, i suoi cambiamenti di nome, d’identità, che pure giungerà alla difesa dei diritti umani come valore non negoziabile e a una concezione dell’Islam come religione in grado di abbattere la discriminazione e le barriere razziali, per capire che il cammino politico e intellettuale di un uomo è tanto razionale quanto il suo percorso religioso non lo è affatto: seppure possano giungere, come in questo caso, a conclusioni possibilmente analoghe o perfino coincidenti, non possono compiere ciò se non mediante processi di natura diametralmente opposta.

7 maggio convegno all'Università di Parma "Nel centenario del genocidio degli armeni"

Giovedì 7 maggio, alle ore 15, nell’Aula dei Filosofi del Palazzo Centraledell’Ateneo (via Università 12), si terrà ilconvegno Nel centenario del genocidio degli armeni, organizzato dal prof. Giorgio Vecchio, docente di Storia contemporanea dell’Università di Parma, che introdurrà i lavori.

Dopo i saluti del Pro Rettore dell’AteneoAntonio Ubaldi e del Direttore del Dipartimento Lettere Arti Storia e Società Luigi Allegri, interverranno Gabriella Uluhogian, Università di Bologna (Gli armeni: storia, cultura e religione),Giorgio Vecchio (Il genocidio degli armeni), Pietro Kuciukian, Console onorario della repubblica di Armenia (I Giusti nel genocidio degli armeni).

Nel corse del convegno verranno eseguiti intermezzi di musica armena dal M.oEnrico Contini, violoncello, e dal M.o Giorgio Dellarolle, fisarmonica.

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