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La vita sta cambiando pelle

Storia

Storia: Raccolta di articoli, informazioni, racconti di Storia e archeologia. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Lettera al Congresso (Testamento di Lenin) 1922

Consiglierei vivamente di intraprendere a questo congresso una serie di mutamenti nella nostra struttura politica.

Vorrei sottoporvi le considerazioni che ritengo più importanti.

In primo luogo propongo di elevare il numero dei membri del CC portandolo ad alcune decine o anche a un centinaio. Penso che, se non intraprendessimo una tale riforma, grandi pericoli minaccerebbero il nostro CC nel caso in cui il corso degli avvenimenti non ci fosse del tutto favorevole (cosa di cui non possiamo non tener conto).

Penso poi di sottoporre all'attenzione del congresso la proposta di dare, a certe condizioni, un carattere legislativo alle decisioni dei Gosplan, andando così incontro, fino a un certo punto e a certe condizioni, al compagno Trotski.

Per quel che riguarda il primo punto, cioè l'aumento del numero dei membri del CC, penso che ciò sia necessario e per elevare l'autorità del CC, e per lavorare seriamente al miglioramento del nostro apparato, e per evitare che conflitti di piccoli gruppi del CC possano avere una importanza troppo sproporzionata per le sorti di tutto il partito.

Io penso che il nostro partito abbia il diritto di esigere dalla classe operaia 50-100 membri del CC e che possa ottenerli senza un eccessivo sforzo da parte di essa.

Una tale riforma aumenterebbe notevolmente la solidità del nostro partito e faciliterebbe la lotta che esso deve condurre in mezzo a Stati nemici e che, a mio parere, potrà e dovrà acuirsi fortemente nei prossimi anni. Io penso che la stabilità del nostro partito guadagnerebbe enormemente da un tale provvedimento.

Mattarella e i valori del 25 Aprile «Democrazia è lotta per la legalità»

Il capo dello Stato all’Altare della Patria, poi la cerimonia nel capoluogo lombardo «Non c’è equivalenza possibile tra chi sosteneva gli occupanti e chi li combatteva»

MILANO «Per noi democrazia oggi vuol dire anche battaglia per la legalità. Vuol dire lotta severa contro la corruzione». Sergio Mattarella, fino a quel punto assolutamente misurato, aggiunge colore e enfasi alla voce. Per il capo dello Stato democrazia significa anche «contrasto aperto contro le mafie e tutte le organizzazioni criminali, che sono una piaga aperta nel corpo del Paese». E richiama al dovere le istituzioni, che «devono tenere alta la guardia e chiamare a sostegno i tanti cittadini e le associazioni che costituiscono un antidoto di civismo e di solidarietà». 

CENT’ANNI! DAL GENOCIDIO DEGLI ARMENI

cento anni fa, il 24 aprile 1915, aveva inizio nell’ImperoOttomano il genocidio degli armeni. Oggi a Yerevan vi sono celebrazioni allapresenza dei rappresentanti di molti Paesi. Ieri a Echmiadzin, sede della Chiesa Apostolica, il Catholicos Karenin II ha proclamato sante tutte le vittime. Albertina Soliani

Gabriella Uluhogian

Cent’anni e tanta stanchezza…. Il 24 aprile 1915 a Costantinopoli viene dato l’avvio a un genocidio ancora oggi non riconosciuto da chi l’ha commesso e che suscita stupore, e talvolta fastidio, in chi, assolutamente ignaro, ne sente parlare.
Nella notte del 24 aprile di cent’anni fa, nell’allora capitale dell’Impero ottomano, furono arrestate alcune centinaia di armeni in vista: giornalisti, scrittori, deputati, amici di quei Giovani Turchi con i quali, solo pochi anni prima, avevano inneggiato alla svolta democratica in Turchia.
Molti di loro non diedero mai più notizia di sé: alla stazione di Haydar Pacha, affacciata sul Bosforo, furono caricati su un treno e avviati verso l’interno dell’Anatolia. Di qualcuno si seppe la fine atroce, di un altro si scoprirono dei versi nella tasca di una giacca abbandonata. Pochissimi ritornarono stravolti alle loro case…
Era solo l’inizio di quella pulizia etnica che eliminò gli armeni dalla terra che abitavano da millenni: la prima guerra mondiale, che portò lutti e rovine mai prima visti in Europa e nel mondo, ne favorì l’esecuzione.

Papa Francesco: "Massacro degli armeni primo genocidio del XX secolo"

l Pontefice in apertura della messa, nel giorno della Pasqua ortodossa, ricorda le parole di Giovanni Paolo II e ribadisce il riconoscimento del massacro avvenuto nel 1915 ad opera della Turchia

CITTA' DEL VATICANO -  "La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo; essa ha colpito il vostro popolo armeno - prima nazione cristiana". Papa Francesco cita la dichiarazione comune fatta da papa Giovanni Paolo II e Karekin II, Catholicos della Chiesa armena, il 27 settembre 2001, a proposito del massacro di un milione e mezzo di cristiani armeni, di cui ricorre quest'anno il centesimo anniversario.

Quando Mao dichiarò guerra ai passeri

Era il 1958. Il presidente Mao dichiarò guerra ai passeri, rei di mangiare troppo grano. Nell'inverno di quell'anno mobilitò la popolazione cinese per sterminarli. La campagna fu spietata. Furono date istruzioni, raccolte armi, e i mezzi di comunicazione ripetevano martellanti l'importanza di questa vittoria. All'alba del giorno stabilito tutti, giovani, vecchi, nelle campagne e nelle città tutti insieme in ogni luogo, lanciarono un attacco simultaneo spietato.
I Passeri non ebbero speranza.La popolazione di passeri fu decimata in tutta la Cina. Milioni di uccelli giacevano morti sul suolo.
Troppo tardi il regime comprese che i paseri non erano parassiti che rubavano il raccolto, ma elementi vitali per la catena alimentare . Con la loro scomparsa gli insetti di cui si nutrivano prosperarono. La popolazione di locuste aumentò senza controllo , così come le cavallette. Gli insetti divorarono i raccolti e ne seguì una carestia.

Philip Lymbery
Farmageddon 
un Libro per EXPO 2015

L’anno in cui l’uomo cambiò il Pianeta

Le teorie sull’inizio dell’Antropocene la «nostra» era geologica Gli scienziati: la svolta risale al 1610

Nel 1610, dopo anni di guerre, navi cariche di schiavi da un continente all’altro e 50 milioni di nativi americani uccisi dal vaiolo (importato dall’Europa) il «Nuovo Mondo» s’è ritrovato in poco tempo con 65 milioni di ettari di terreno non più coltivato. Le foreste a quel punto hanno ripreso il sopravvento. E i tanti alberi hanno risucchiato quantità enormi di anidride carbonica tanto da far crollare la sua presenza nell’atmosfera a sette parti per milione (oggi, per intenderci, si aggira attorno a 400). Lo dimostrerebbero le caratteristiche dei ghiacciai più vecchi dell’Antartide. 
Salto avanti nel tempo. Al 1964. Quando mesi di bombe atomiche fatte brillare in guerra, nel deserto o in mare hanno «impresso» sulle rocce terrestri i livelli più alti di isotopi radioattivi. 
Eccoli qui — l’incontro dei mondi e i test nucleari — i due momenti in cui può essere iniziata la nuova era, l’Antropocene. Le date che certificano la «forza geologica» dell’umanità che ha portato il mondo a percorrere una nuova strada. A sostenerlo è uno studio pubblicato sul settimanale Nature , realizzato da Simon Lewis (Università di Leeds) e Mark Maslin (University College London) che oltre a infiammare il dibattito su quando sia iniziata l’«Età dell’uomo» sostengono anche che per loro il 1610 è il momento più attendibile. 
A mettere un punto fermo sulla questione sarà però, l’anno prossimo, l’«Anthropocene working group» (un team di 37 esperti tra geologi, climatologi, ecologi) formato dalla Commissione internazionale di stratigrafia, l’unico ente autorizzato a decidere i confini temporali delle ere geologiche. Il gruppo — o meglio 26 di loro — in realtà una data preliminare l’ha già fornita poche settimane fa: 16 luglio 1945, il giorno in cui è stata fatta esplodere la prima bomba atomica. 

I Signori di Milano e d'Europa: Il credito, il fieno e le armi, così nacquero i baüscia

di Philippe Daverio

I SIGNORI DI MILANO E D’EUROPA L’arte dei Visconti e degli Sforza In 250 opere le due dinastie che seppero guardare Oltralpe

Ci sono nella storia degli ultimi due millenni almeno quattro momenti che spiegano la genesi dell’animo dei milanesi. Si deve ai santi Ambrogio di Treviri e Agostino di Ippona la naturale inclinazione della città ad essere crocevia fra Europa e Africa, a San Carlo Borromeo l’ understatement come stile di vita, e alle passioni politiche degli eroi ottocenteschi la voglia d’essere protagonisti d’Italia e dell’impresa. 
Manca per definire la milanesità il concetto fondamentale del baüscia , quello che il sommo vate della poetica calcistica Gianni Brera contrapponeva negli Anni 60 al casciavit , dando al primo una accezione di classe dirigente con arie di superiorità e al secondo l’umiltà del lavoratore operoso. Brera si occupava di pallone e non di storia, il che gli evitò di dovere frugare nelle origini di queste simpatiche caratteristiche, le quali invece hanno forse la loro fonte nel momento di massimo fulgore della Lombardia, negli anni del ducato visconteo e poi sforzesco. 
Se tuttora nel sistema bancario internazionale si usa il termine lombard per definire il tasso di sconto, è perché questa usanza creditizia inventata per ovviare al divieto medievale dell’usura fu l’invenzione dei banchieri milanesi che, nei due secoli prima del primato fiorentino, agivano in tutto il continente. Infatti quando Filippo IV di Francia decise di rimpinguare le sue finanze, fece la festa prima ai Templari, poi agli ebrei e in ultimo ai milanesi, che a Parigi rappresentavano allora tutti i banchieri della nostra penisola. 

Primi a coltivare il Melone in Europa furono i sardi in epoca nuragica

Trovati nei pozzi di Sa Osa (Cabras, Oristano) i semi del frutto più antichi del Mediterraneo e molti altri interessanti materiali biologici di specie già coltivate più di tremila anni fa

ROMA - Dopo la sensazionale scoperta degliarcheosemi di vite che riscrivono la storia della viticultura dell'intero Mediterraneo occidentale i pozzi del sito nuragico di Sa Osa, nel territorio di Cabras (Oristano), non smettono di rivelare sorprese. Questa volta nei "paleo-frigoriferi" per alimenti, antichi più di tremila anni, il gruppo di archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità (CCB) dell'Università di Cagliari, diretto dal professor Gianluigi Bacchetta, ha ritrovato semi di melone.

Dagli armeni alla Shoah, il Novecento secolo dei genocidi

Un secolo fa gli armeni. E settant'anni fa gli ebrei. Due tragedie unite in un libro in uscita, che mostra come il secolo scorso sia stato percorso dall'idea malsana della pulizia etnica

DI WLODEK GOLDKORN

Quando si parla di genocidi, deportazioni di massa, uccisioni su scala industriale; quando ai nostri occhi di spettatori postumi si presentano immagini di uomini, donne, bambine e bambini (tanti) condotti verso lamorte (da pochi), è difficile reprimere l’impulso di chiedere: «Ma perché non si sono ribellati?». Di fronte a una evidente superiorità numerica delle vittime rispetto ai loro aguzzini non è facile capire la presunta rassegnazione o peggio passività di chi sta per essere assassinato. Nasce da questa nostra incredulità, da questa nostra incapacità di immaginare l’inimmaginabile l’idea che le vittime avessero rinunciato alla diginità e all’onore.

31 gennaio ore 16 - Sala Concerti Casa della Musica GIORNATA DELLA MEMORIA 2015 - Incontro con Mirella Stanzione

GIORNATA DELLA MEMORIA 2015 - Incontro con Mirella Stanzione (ex deportata nel lager di Ravensbrück) 

Il Centro studi movimenti, in collaborazione con l’Assessorato alla cultura del Comune e la Fondazione Bagnaresi, ha organizzato “Le rose di Ravensbrück”, presso la Sala Concerti della Casa della Musica Mirella Stanzione porterà la sua testimonianza diretta nell’ambito della mostra Trame di pace a cura del Consorzio solidarietà sociale.

Mirella Stanzione è nata a La Spezia nel 1927. A 14 anni, nel luglio 1944, viene deportata con la madre a Ravensbrück perché di famiglia antifascista e perché il fratello era partigiano. È una delle poche testimoni dirette che, oggi, può ancora raccontare l’esperienza del lager. 

Nel sistema dei lager nazisti, Ravensbrück era un campo totalmente femminile a ottanta chilometri a nord di Berlino: donne erano le internate e donne le carceriere. Le migliaia di italiane, tedesche, polacche, austriache, francesi e russe che vi furono internate vennero sfruttate come manodopera per confezionare divise della Wehrmacht, l’esercito tedesco, utilizzate come prostitute nei bordelli interni di altri campi di concentramento, usate come cavie umane per la “sperimentazione” medica, uccise con lo Zyklon B e bruciate nei forni crematori. 

27 gennaio Giornata della Memoria Le iniziative previste a Parma nel 70° anniversario della Liberazione di Auschwitz

 27 gennaio Giornata della Memoria

 Le iniziative previste nel 70° anniversario della Liberazione di Auschwitz

Parma, 23 gennaio 2015. La città di Parma si appresta a celebrare il “Giorno della Memoria” nel 70° anniversario della Liberazione, una ricorrenza internazionale che cade il 27 gennaio di ogni anno, data in cui le truppe dell’Armata Rossa liberarono i pochi superstiti del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, nel 1945.

Il 27 gennaio è il giorno dedicato al ricordo della Shoah, cioè al ricordo dello sterminio del popolo ebreo.

Una ricorrenza celebrata anche in molti altri Paesi a seguito della risoluzione Onu, 60/7 del 1 novembre 2005.

A spiegare nel dettaglio gli appuntamenti previsti è intervenuto il presidente del Consiglio Comunale Marco Vagnozzi, che ha sottolineato l’importanza , soprattutto in momenti di crisi, della riaffermazione dei principi di libertà e rispetto per le persone.

 

Le iniziative prevedono come momento clou il Consiglio congiunto, Comunale e Provinciale, martedì 27 gennaio, alle ore 16.30, nell’Aula Magna dell’Università, quest’anno coinvolta in modo particolare nelle celebrazioni, come ha sottolineato Pier Giovanni  Genovesi, docente dell’Università di Parma.

 

La seduta si aprirà con la consegna, da parte della Prefettura, di sette medaglie d’onore ai deportati e internati nei lager nazisti: prologo del Consiglio congiunto e novità per quest’anno, come ha sottolineato Luigi Swich, Capo Gabinetto Prefettura. 

Si continuerà poi con l’appello dei Consiglieri presenti da parte del Presidente Marco Vagnozzi per il Comune e del Presidente Filippo Fritelli per la Provincia. 

Paragoni storici con oggi in Italia: Hitler 1932

"ABBIAMO UNA NAZIONE ECONOMICAMENTE DISTRUTTA, GLI AGRICOLTORI ROVINATI, LA CLASSE MEDIA IN GINOCCHIO, LE FINANZE AGLI SGOCCIOLI, MILIONI DI DISOCCUPATI.

SONO LORO I RESPONSABILI!

IO VENGO CONFUSO.

OGGI SONO SOCIALISTA, DOMANI COMUNISTA, POI SINDACALISTA, LORO CI CONFONDONO, PENSANO CHE SIAMO COME LORO.

NOI NON SIAMO COME LORO!

LORO SONO MORTI, E VOGLIAMO VEDERLI TUTTI NELLA TOMBA!

IO VEDO QUESTA SUFFICIENZA BORGHESE NEL GIUDICARE IL NOSTRO MOVIMENTO.

MI HANNO PROPOSTO UN'ALLEANZA.

COSÌ RAGIONANO!

ANCORA NON HANNO CAPITO DI AVERE A CHE FARE CON UN MOVIMENTO COMPLETAMENTE DIFFERENTE DA

UN PARTITO POLITICO.

NOI RESISTEREMO A QUALSIASI PRESSIONE CHE CI VENGA FATTA.

E' UN MOVIMENTO CHE NON PUÒ ESSERE FERMATO.

NON CAPISCONO CHE QUESTO MOVIMENTO È TENUTO INSIEME DA UNA FORZA INARRESTABILE CHE NON PUÒ

ESSERE DISTRUTTA.

NOI NON SIAMO UN PARTITO, RAPPRESENTIAMO L'INTERO POPOLO, UN POPOLO NUOVO."

 

Adolf Hitler  4 aprile 1932, un anno prima di diventare Cancelliere del Reich

Perché il Teatro Regio di Parma si chiama così?

Professor Tonelli, perché il Teatro Regio di Parma si chiama così anche se Parma non è mai stata regno, ma Ducato? Non sarebbe stato forse giusto si chiamasse teatro ducale o imperiale visto che Maria Luigia era moglie di Napoleone e figlia di Francesco I?

Luigi, la questione è un poco complessa, vedrò però di spiegarla per punti:

1) i duchi Borboni di Parma (regnanti dal 1732 al 1802, salvo brevi interruzioni, e dal 1847 al 1860, salvo breve interruzione nel 1849-49)  hanno anche il privilegio del titolo di Altezze Reali perché figli di re (i primi due duchi, fratelli fra loro, Carlo e Filippo, sono figli di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese; Filippo sposò Babette, figlia di Luigi XV re di Francia, quindi il terzo duca Ferdinando loro figlio, era diretto nipote di ben due re); per questa ragione si trovano documenti e mappe di seconda metà del Settecento in cui il parco ducale è detto Real Giardino e la loro famosa tipografia, diretta dal Bodoni, aveva titolo di Stamperia Reale (o regia? non ricordo)
2) l'attuale Teatro Regio fu commissionato da Maria Luigia e fin che fu viva lei si chiamò "nuovo teatro ducale" (così nei documenti)
3) morta lei nel 1847, tornarono i Borbone (i cosiddetti secondi Borbone Parma, che, a eccezione della parentesi rivoluzionaria del 1848-49, regnarono fino all'annessione definitiva di Parma al Piemonte nel 1860) e in tale periodo il teatro assunse la denominazione di Real Teatro di Corte
4) con l'annessione al regno sabaudo, il teatro ebbe il suo attuale nome di Teatro Regio.
Più o meno leggi queste cose anche nella recente guida di Giuseppe Martini al Teatro Regio.

(Parma, 26/11/2014) 

Fabrizio Tonelli
Docente di storia dell'Architettura 

OGGI NEL 1908: TOSCANINI DEBUTTA A NEW YORK CON L’AIDA

Accadde Oggi che il celebre direttore d’orchestra Arturo Toscanini, nativo di Parma, sbarcò al Metropolitan di New York con l’Aida di Giuseppe Verdi. Considerato uno dei più grandi maestri, non solo per la stupefacente esecuzione, ma anche per la fenomenale cura dei dettagli e l’instancabile perfezionismo, viene ritenuto uno dei più autorevoli interpreti di Verdi, Beethoven, Brahms e Wagner. Nel 1908 si dimise dalla Scala e fu invitato a dirigere presso il teatro Metropolitan di New York, venendo molto contestato per la sua decisione di abbandonare l’Italia. Proprio durante tale esperienza Toscanini comincerà a considerare gli Stati Uniti come la sua seconda patria. Di fatto morirà a New York nel 1957.

Riportiamo a Parma un patrimonio di inestimabile valore: la documentazione dell'Archivio Di Stato

Cronologia:
- ottobre 1985: l’Archivio di Stato è costretto a svuotare la sede sussidiaria della ex chiesa del Carmine, lesionata dal terremoto del 1983; la documentazione (circa 8000 metri lineari) viene depositata parte nella crociera dell’Ospedale Vecchio, parte nella ex chiesa di S. Elisabetta, di proprietà del Comune di Parma.

- settembre 2005: il Comune di Parma sfratta l’Archivio di Stato da S. Elisabetta per realizzare la “Casa del Suono”; la documentazione viene affidata alla ditta Blukappa che la trasporta nei propri depositi di Biandrate (Novara) e lo conserva in grandi casse di plastica al costo di 29.400 euro l’anno.

- gennaio 2011: il Comune di Parma sfratta l’Archivio di Stato dalla crociera per dar modo alla ditta Pizzarotti  di realizzare il project-financing dell’Ospedale Vecchio. La documentazione su scaffale viene trasportata presso i magazzini comunali di via La Spezia 46, in un capannone adattato all’uopo, dopo aver transitato per quattro mesi in un capannone in strada Manara (ed aver così subito un duplice trasloco), mentre la documentazione proveniente dall’ex chiesa del Carmine viene sistemata su circa 200 bancali posizionati nella balconata superiore del padiglione M, ex palestra all’ingresso del Parco Ducale, tranne un paio di importanti fondi archivistici che vengono recuperati a scaffale.

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