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Storia

Storia: Raccolta di articoli, informazioni, racconti di Storia e archeologia. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

11 Maggio, inaugurazione del Museo Archeologico della Valle del Ceno

II completamento dei lavori di installazione sono conclusi: il Museo Archeologico della Valle del Ceno sarà inaugurato Domenica 11 maggio 2014 alle ore 17,00.

Nella nuova sede, presso il Castello di Bardi, sarà esposta ai visitatori una selezione di reperti, risalenti all’età del bronzo (1600-1200 A.C.), promossa dal Centro Studi della Valle del Ceno “Card. A. Samorè” in sinergia con il Comune di Bardi e con il sostegno di Fondazione Cariparma.

La Valle del Ceno possiede una ricca documentazione archeologica sul popolamento pre-protostorico, scoperta negli ultimi trent’anni, oggetto di volumi, articoli scientifici e tesi di laurea. Il Museo si concentra sulle testimonianze principali dell’era preistorica presenti nel territorio: lo sfruttamento del diaspro del Monte Lama e l’indagine sul sito arroccato del Groppo Predellara a Varsi. Sono temi di grande importanza per l’Appennino Parmense e Piacentino perchè grazie alle risorse naturali che il territorio ha offerto si sono insediate, in diverse fasi del tempo passato, comunità umane con sviluppo economico e insediativo di notevole riguardo.

Alcuni scavi condotti dall’Università di Pisa hanno accertato la presenza dell’uomo di Neanderthal, a cui si sovrappongono imponenti testimonianze della prima cultura archeologica dell’uomo moderno, l’Aurignaziano. L’avvicendamento tra queste due specie umane è uno dei temi pregnanti raccontati nell’esposizione. Il progetto, curato dall’arch. Angelo Ghiretti,  è frutto di ben 12 campagne di scavi archeologici nel territorio di Bardi, sotto la guida della Soprintendenza Archeologica e attualmente conservati nel Museo Archeologico di Chiavari (Ge).

Dal lager di Mauthausen al castagneto di Bosco: ricordo di Piero Baratta

Il 5 maggio 1945, esattamente 69 anni fa, alcune camionette dell'Armata americanaentrarono nel cortile del famigerato lager nazista austriaco di Mauthausen (prima campo di concentramento e di lavoro, poi campo di sterminio dotato di oltre venti sottocampi principali). Gli stessi reparti armati andarono subito dopo a liberare anche il sottocampo di Gusen, fra lo stralunato sbigottimento dei liberatori (per le drammatiche scene che si presentarono ai loro occhi) e l'esultanza incontenibile delle decine di migliaia di deportati - internati miracolosamente ancora in vita. Nel contesto di tale straordinaria occasione venne liberato anche un giovane deportato - internato cornigliese, Pietro Baratta (per tutti "Piero"), che più avanti (molto più avanti) mi onorò della sua preziosa considerazione e mi raccontò - col contagoccedel pudore e della discrezione - la sua dolorosissima esperienza nell'efferato lagerdi Mauthausen e il suo rocambolesco e pur gioioso ritorno a casa, nei freschi e odorosi castagneti di Bosco (Corniglio - PR). "Piero" Baratta, classe 1923, patriota democratico: persona di generosa e brillante umanità, padre di famiglia e cittadino esemplare, lavoratore di "multiforme ingegno" e di abile impegno, amante della compagnia conviviale e gran ballerino (lui e la sua deliziosa consorte erano una splendida coppia regina delle feste popolari).

Il paesaggio della memoria. Parma dal 1960 a oggi

Il paesaggio della memoria. Parma dal 1960 a oggi

Giovedì 17 aprile alle ore 21 presso il Theatro del Vicolo (V.lo Asdente 9/b) il PD di Parma precede la Celebrazione del 25 Aprile con la serata “Il paesaggio della memoria. Parma dal 1960 a oggi.”

La serata, alla quale interverranno Lorenzo Lavagetto, segretario cittadino del Partito Democratico, il giornalista Maurizio Chierici, lo storico Marco Minardi e l’attore Giancarlo Ilari,  prevede la proiezione di tre opere video: “Al pramzàn in späda”,”Vecchia Parma”,“I bullo dla Garibäldi” che vedono Ilari protagonista o autore di un  racconto per immagini di Parma dagli anni ’60 a oggi.

Il paesaggio della memoria è un paesaggio dell’anima, composto da luoghi e volti, che ci permette di pensare alla città da un punto di visto storico e sentimentale. Un modo per progettare il futuro senza dimenticare ciò che eravamo attraverso una dimensione politica, sociale e affettiva della memoria.

L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti

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La Storia siamo Noi - L' attentato in via Rasella e le Fosse Ardeatine

"Eccidio delle Fosse Ardeatine - Massacro compiuto dai tedeschi il 24 marzo 1944 in una cava lungo la via Ardeatina a Roma. Per ordine di Hitler, il comandante dellaGestapo Herbert Kappler fece fucilare 335 ostaggi (antifascisti, detenuti politici, ebrei romani e alcuni giovani) come rappresaglia per l'attentato a una colonna tedesca, compiuto il giorno precedente sempre a Roma, in via Rasella, dai Gruppi di azione patriottica."

Sant’Ambrogio. La regina delle chiese milanesi


Seconda solo al Duomo, la basilica è uno scrigno di storia. Fa da sfondo a un'opera di Verdi. E sul sagrato ospita la Colonna del Diavolo. La visita

La dettagliata carta milanese del Lafréry, oriundo della Franca Contea, fino al 1558 terra dell’impero, che si fregia orgogliosamente dello stemma asburgico, ci descrive una cittàgrande, forte e populata (in quegli anni aveva dai 100mila ai 120mila abitanti) e d’aque (per le quali anco vengon barche)abondantissima e d’ogni sorta d’arti piena. Concreto anche il suo dettagliato seguito di riferimenti che ci riporta l’eco lontana del Bonvisin.

Non è certo la prima carta sulla quale figura Sant’Ambrogio, la basilica, la regina madre delle chiese milanesi, ma la planimetria del Lafréry ci permette quasi di toccare con mano cos’era e come era allora, quasi cinque secoli fa, con le sue corti e il suo orto dove già svettavano rigogliosi alberi da frutta anche in epoca medievale.

Accomunati dagli ulivi del Salento

Bella scoperta, una storia dal fascino epico che ha dell’incredibile
Ottaviano Augusto, Virgilio, Enea e …Michelle Obama accomunati dagli ulivi del Salento.  Studio di Michele Doria
A 2000 anni dalla morte, Doria sostiene che il primo imperatore romano, dopo lo sbarco a Roca nel 44 aC, si sia accampato insieme a Virgilio nel campo di ulivi che oggi ospita l’albero donato alla First Lady Usa 

I Gesuiti a Parma

La Compagnia di Gesù venne fondata da Ignazio di Loyola a Parigi nel 1534 ed approvata da papa Paolo III° Farnese nel 1540. 

A Parma arrivarono già nel 1539, inviati dal papa al seguito del cardinale legato Ennio Filonardi per aiutarlo a riformare i comportamenti del clero parmense, in una città definita "un bosco de baccano, tanti homicidi furti et saxinamenti sono fatti", Pietro Fabbro e Giacomo Lainez, uno insegnante di Sacra Scrittura, l'altro di teologia scolastica, annoverati tra i primi seguaci di Ignazio di Loyola. 

Dal loro insegnamento si originò la Congregazione del Santissimo nome di Gesù, per l'insegnamento della dottrina cristiana, la raccolta di elemosine per i poveri, l'assistenza agli infermi dell'Ospedale della Misericordia e dei condannati a morte. Nel 1552 la Congregazione ottenne dagli Anziani di Parma l'uso dell'originaria chiesa di San Rocco, iniziata dopo la peste del 1564. 

A più riprese sia il consiglio degli Anziani di Parma che la Congregazione stessa chiesero a S. Ignazio l'invio di gesuiti a Parma, che arrivaro ufficialmente nel 1564 chiamati da Ottavio Farnese. Il 28 luglio di quell'anno il duca promulgò il decreto istitutivo del Collegio della Compagnia di Gesù, comprendente anche l'assegnazione della chiesa dedicata a San Rocco (ancora non completamente terminata) e di tre case contigue acquistate dalla stessa Comunità degli Anziani. Quest'ultima assegnò al Collegio una pensione annua sopra il dazio del vino, della macina e due calmieri del pane. 

Fin dall'inizio i Gesuiti, grazie alla loro attività religiosa e didattica, acquisirono numerose eredità e donazioni che permisero l'accumulazione di immobili e proprietà terriere. Nell'arco di circa 70 anni arrivaro ad acquisire l'intero isolato tra l'attale via dell'Università ed il palazzo delle Orsoline.

RENZI VORREBBE INTERVENIRE DA SUBITO SU POMPEI? Il TEMPO STA SCADENDO PER l'UNESCO

L'incredibile caso di Pompei e il suo stato di degrado negli articoli della stampa tedesca

Stato di degrado, abbandono e tempi di recupero troppo lunghi: tre dei motivi che in caso di mancato intervento porteranno l'Unesco a decidere per il ritiro di Pompei dalla lista dei patrimoni mondiali dell'umanità. La triste e incredibile storia di questo borgo italiano distrutto dal Vesuvio nel 79 d.C. e diventato, a seguito delle scoperte archeologiche, un importante centro di interesse culturale e turistico è protagonista anche nelle pagine della stampa estera, come dimostra l'articolo apparso sul quotidiano tedesco Frankfurt Allgemein Zeitung lo scorso 5 luglio. 

04 novembre 1918 anniversario della fine della prima guerra mondiale per l'Italia

Il 4 novembre è stata l'unica festa nazionale che, istituita nel 1919, abbia attraversato le età dell'Italia liberale, fascista e repubblicana. Fino al 1977 è stata un giorno festivo a tutti gli effetti. Da quell'anno in poi, a causa di una riforma del calendario delle festività nazionali introdotta per ragioni economiche con lo scopo di aumentare il numero di giorni lavorativi, è stata resa "festa mobile" che cadeva nella prima domenica di novembre. Nel corso degli anni '80 e '90 la sua importanza nel novero delle festività nazionali è andata declinando, ma in corrispondenza con la Presidenza della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi è tornata a celebrazioni ampie e diffuse.

In occasione del 4 novembre e dei giorni immediatamente precedenti le più alte cariche dello Stato rendono omaggio al Milite Ignoto, la cui salma riposa presso l'Altare della Patria a Roma, e si recano in visita al Sacrario di Redipuglia dove sono custodite le salme di 100.000 caduti nella guerra del '15-'18, nonché a Vittorio Veneto, la località in cui si svolse l'ultimo confronto militare della Grande Guerra fra Esercito italiano ed esercito austro-ungarico. Le celebrazioni più importanti si tengono a Trento, Trieste e Roma. In occasione della giornata delle Forze Armate, inoltre, è prassi che il Capo dello Stato e il Ministro della Difesa inviino all'esercito un messaggio di auguri e di riconoscenza a nome del Paese.

Discorso di Hitler quando andò al potere nel 1933

Hitler andò al potere vincendo delle regolari elezioni democratiche nel 1933, con il suo partito, il Nazionalsocialismo, partito di estrema destra. La vittoria fu favorita dalla pessima situazione della popolazione, oppressa da un crisi economica post 1929 pesantissima e dai debiti che la Germania doveva pagare come danni di guerra verso i paesi vincitori della I guerra mondiale, Francia in primis.
Con estrema sintesi le cause che portarono all'idea del III Reich e alla II Guerra Mondiale sono lì. 

Il dubbio di Verdi deciso a rinunciare alla musica

Guglielmo Novalis

Giuseppe Verdi è sempre dubbioso sulla strada da intraprendere, quella della musica sembra colma di ostacoli, e anche il suo caro padre non sa che consiglio dargli, poi una sera di ritorno da Busseto...

Carlo aspettò vicino alla rampa di scale che conducevano al piccolo organetto di Roncole suo figlio. Ogni domenica Giuseppe veniva a suonare per la messa, si faceva a piedi la strada da Busseto a Roncole la mattina, e poi la sera, per ritornare a casa di Barezzi, che ormai lo ospitava in casa come un figlio.

Ormai stava diventando adulto, Carlo si compiacque nel vedergli scendere le scale con quel suo fisico forte come il suo. Ma che pena che aveva in cuore! Fargli continuare a studiar musica come diceva il Barezzi e quel maestro di Busseto o indirizzarlo al sacerdozio come ripeteva da anni Don Seletti? Non sapeva davvero che scelta fare per suo figlio.

Luigia aveva replicato che bisognava far decidere il ragazzo, certo prete sarebbe stato una gran bella cosa, ma la musica aveva invaso la sia vita sin dall'infanzia, e con lui aveva pervaso anche tutta Roncole.

Giuseppe richiuse la porticina  dell'organo dietro di sé, e prima che Carlo potessi dirgli qualcosa, due donnine si avvicinarono a lui, e cominciarono ad elogiarlo per quella musica tanto bella e tanto ispirata che aveva suonato quella mattina. Giuseppe sorrise e si grattò il capo imbarazzato, non era abituato a ricevere i complimenti anche se ormai era davvero anni che faceva quel servizio, e tutti gradivano la sua musica.

Le due donne infine lo salutarono poi passando di fronte a Carlo, e indugiarono qualche minuto anche con lui.

 - Dev'essere orgoglioso Carlo del suo figliolo.-

 - Molto.- Sorrise Carlo, e le due donne si avviarono all'uscita della chiesa bisbigliandosii a vicenda ancora quanto avessero gradito l'accompagnamento musicale del giovane Verdi.

Benito Mussolini dichiarazione di guerra

Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'impero e del regno d'Albania! Ascoltate!

 Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili.

La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (Grida altissime di "Guerra! Guerra!") agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.

Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'occidente che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano.

OPS - CERERE

CERERE

Ceres, -eris (cfr. georg. I 6, 339, 343, 347, 349) cfr. Dumézil. Il nome Cerere deriva dalla radice di cresco, è un nome astratto, rappresenta la crescita personificata. in Georg. I 345-47 riferimento alla cerimonia degli ambarvalia cfr Dumézil pag. 209-211

Demetra, come dice Erodoto1, è una delle più antiche divinità della razza pelasgica al suo stato primitivo. Veniva adorata anche ad Argo, con il soprannome di Pelasgis, in un tempio che si diceva fondato da Pelasgo, figlio di Triopa2.

I CONQUISTADORES

UNA DELLE PAGINE PIU’ OSCURE E VERGOGNOSE DELLA STORIA

Franco Libero Manco

 

            Il Requerimiento era un ultimatim che i conquistadores spagnoli, durante il XVI sec, davano al loro arrivo nelle Americhe alle popolazioni indigene, con l’ingiunzione ad accettare l’autorità della Chiesa cattolica. Il testo della dichiarazione, che veniva letto ad alta voce in spagnolo o latino a indigeni che non conoscevano nessuna delle due lingue, diceva: “Se non fate…vi dichiaro che, con l’aiuto di Dio, entrerò con potenza contro di voi e vi farò guerra da ogni lato e con ogni mezzo, e vi assoggetterò al giogo e all’ubbidienza della Chiesa e di Sua Maestà, e prenderò le vostre mogli e i vostri figli e li ridurrò in schiavitù,… e prenderò i vostri beni e vi farò tutto il danno e il male possibile… le morti e i danni che da questo deriveranno saranno colpa vostra e non di Sua Maestà o nostra”.

14 LUGLIO 1789: INIZIO RIVOLUZIONE FRANCESE

Il 14 luglio, festa nazionale in Francia, si commemora l’assalto del popolo (il cosiddetto “Terzo stato”) alla fortezza parigina della Bastiglia, episodio assunto convenzionalmente come inizio della Rivoluzione Francese. Si trattò di una serie di eventi di capitale importanza, che iniziarono a preparare il passaggio dall’età moderna all’età contemporanea attraverso significativi cambiamenti politici e sociali.
Dato il rilievo che questi fatti hanno avuto nella storia europea, è notevole la mole di scritti storici prodotta sui vari aspetti della Rivoluzione Francese, ma in questa sede vi segnaliamo alcune risorse web particolarmente interessanti dedicate al tema.

Adolf Hitler - Wahlkampfrede in Eberswalde am 27.07.1932

“I nostri avversari ci accusano e accusano me in particolare di essere intolleranti e litigiosi.
Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti.
Dicono che non siamo affatto democratici perché vogliamo sfasciare tutto.
Quindi sarebbe tipicamente democratico avere una trentina di partiti?
Devo ammettere una cosa: questi signori hanno perfettamente ragione.
Siamo intolleranti. Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento.
I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni.
Invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi.
Chi è il responsabile? Loro! I partiti!
Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare.
Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.
Sono loro i responsabili!
Io vengo confuso.
Oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro.
Noi non siamo come loro!
Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba!
Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento.
Mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano!
Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico.
Noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta.
E’ un movimento che non può essere fermato.
Non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.
Noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo.”
Adolf Hitler – Eberswalde – 27 Luglio 1932

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