Dopo i primi scavi, sono state finora individuate almeno quattro nazionalità di vittime: italiani, tedeschi, rumeni e ungheresi. Secondo due ricercatori russi lì potrebbero trovarsi 15-20 mila scheletri

Giuseppe Pietrobelli

Accatastati uno sopra l’altro, senza distinzione di nazionalità, divisa o grado. Li hanno trovati così, per caso, settant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, sepolti sotto quattro metri di terra. Migliaia e migliaia di soldati, tra cui probabilmente molti italiani. Una grande fossa comune, un gigantesco cimitero nella steppa russa, circa 800 chilometri a nordest di Mosca, che si calcola sia lungocinquecento metri e largo un centinaio. Non fosse stato per i contatti internazionali del Gruppo Speleologico Carsico di San Martino del Carso, chissà quando si sarebbe saputo qualcosa dell’esercito dei soldati dispersi che lentamente sta venendo alla luce.

“Siamo grati all’amico ungherese Szebenyi István, dell’associazione Had-és Kultúrtörténeti Egyesület, per la segnalazione che ci ha inviato e ci ha permesso di metterci in contatto con chi inRussia si sta occupando di questo ritrovamento eccezionale. Sono associazioni con cui collaboriamo da anni e che si occupano di ricercare e conservare i cimiteri di guerra sia della prima che della seconda guerra mondiale”, spiega Gianfranco Simonit, responsabile della sezione ricerche storiche del gruppo.