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La vita sta cambiando pelle

Analisi secondo la Psicologia del Profondo del Canto Terzo (Prima Parte) dell'Inferno della Divina Commedia

Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
sito web
A COLLOQUIO  CON L’INCONSCIO

Analisi del Canto Terzo dell’Inferno della Divina Commedia secondo la Psicologia del Profondo.

Parte Prima

Nel secondo canto, valutata l’importanza di una scelta cosciente, il Sommo Poeta invita ciascuno di noi a domandarsi quali modelli  dovranno essere esperiti nell’affrontare il viaggio nel regno delle ombre e  qual è il significato religioso  e psicologico delle parole scritte sulla porta dell’Inferno:” Attraverso di me  si giunge là dove il dolore è senza fine, attraverso di me si entra tra la gente dannata.  La volontà di giustizia mosse il mio divino Fattore, mi creò la potenza di Dio Padre, la somma sapienza del Figlio e il primo Amore dello Spirito Santo. Prima di me non ci fu altro se non cose create per essere eterne e io eternamente duro”. L’Eterno, con i suoi attributi biblici, il figlio unigenito Cristo, la cui sapienza apre le porte della conoscenza e l’Amore dello Spirito Santo hanno edificato la porta. In principio la porta era chiusa senza che nessuno avesse la possibilità di uscire. Successivamente è comparso il Cristo ad annunciare la “Buona Novella” affinché coloro che volevano essere suoi seguaci, per camminare sulla strada della conoscenza, potessero essere salvati. Prima erano le tenebre e il disordine.

In seguito Dio creò la luce e ordinò il caos. La caduta di Lucifero portò alla separazione degli angeli fedeli dai traditori. Adamo colse il frutto del melo e gli uomini ebbero la possibilità di esperire la conoscenza del bene e del male e prendere coscienza degli opposti. La porta ebbe origine con l’infedeltà di Lucifero e la conseguente possibilità degli esseri umani di seguirlo nell’errore. Lo Spirito Santo, attraverso il suo aspetto femminile, genera il Verbo che si fa carne. La Divinità, attraverso il suo aspetto femminile, diventa “Dio dell’Amore” del Nuovo Testamento che integra e supera il Vecchio Testamento. Dal punto di vista della Psicologia del Profondo si può inferire che inizialmente l’Io è contenuto nel Sé. La madre e il Sé sono la stessa realtà e per il neonato non c’è separazione. Il bambino attraverso la crescita si distacca dalla madre e si rende conto che lui e sua madre sono entità separate e diverse.  Attraverso l’amore e l’esempio la madre può indicare alla sua creatura comportamenti da lei considerati positivi. Il figlio, rendendosi conto di essere un’entità separata da lei, può seguirli o disconfermare i suoi insegnamenti. Similmente la coscienza dell’individuo quando si rende conto di essere separata dal Sé ha la possibilità, in modo autonomo, di seguire o discostarsi dall’asse  Io-Sé . Esistono due modi per affrontare la realtà dei meccanismi oscuri dell’Inferno: come individui responsabili che desiderano impegnarsi nella conoscenza di se stessi e delle proprie ombre o come coloro che non vogliono usare il proprio intelletto ‘ per discernere’.  Chi si lascia possedere dal desiderio di usare la conoscenza del bene e del male per scopi egoistici rimane immobilizzato in uno stato senza speranza di cambiamento e di redenzione. Scegliere questa condizione significa lasciarsi trascinare in uno stato di morte senza alcuna possibilità di trasformazione e riscatto.

 Vivere imprigionati e trascinati dall’egoismo porta a uno stato di disperazione senza speranza, perché la nostra condizione è distaccata dalla Totalità.  La conoscenza è la via che porta al Sé. Distaccati dalla Totalità, si cade nella separazione senza alcuna possibilità di cambiamento come l’Angelo delle tenebre.   I dannati, pertanto, entrano nell’Inferno correndo a testa bassa e non vedono la scritta posta in alto sulla porta perche incistati delle loro ombre. Di fatto essi non più alcuna possibilità di mutare nulla perché ‘morti’. Spendere la propria esistenza senza Amore è una dannazione senza fine.  Vivere in modo conscio offre la possibilità di conoscere le strade che portano alla dannazione onde potersene “distaccare e liberare”. La conoscenza è la via che avvicina al Sé e porta all’incontro con il Sé.  I vivi hanno un futuro di speranza, ‘i morti’ no!!!

"Per me si va ne la città dolente, 
per me si va ne l’etterno dolore, 
per me si va tra la perduta gente.                                

Giustizia mosse il mio alto fattore: 
fecemi la divina podestate, 
la somma sapienza e ’l primo amore.                         

Dinanzi a me non fuor cose create 
se non etterne, e io etterno duro. 
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".                      

Queste parole di colore oscuro 
vid’io scritte al sommo d’una porta; 
per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».               

Ed elli a me, come persona accorta: 
«Qui si convien lasciare ogne sospetto; 
ogne viltà convien che qui sia morta.                           

Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto 
che tu vedrai le genti dolorose 
c’hanno perduto il ben de l’intelletto».                        

E poi che la sua mano a la mia puose 
con lieto volto, ond’io mi confortai, 
mi mise dentro a le segrete cose.    

Vi sono persone che pensano di conoscere ed entrare nell’Inferno personale attraverso l’analisi. Chi si limita ad enunciare i propri problemi senza affrontarli con impegno non ha alcuna possibilità di trasformazione e si comporta come ‘un morto vivente’. L’Inconscio indica alla coscienza “un’autentica conoscenza” di se stessi attraverso i sogni. Chi si lascia guidare dalla superbia dell’Io, dalla propria algidità emotiva e dalla pigrizia, rimane bloccato nell’inconscietà. La porta avverte di lasciare ogni speranza a coloro che l’attraversano. Di fronte a coloro che iniziano ad affrontare’ le cose segrete’ Virgilio è paterno e rassicurante perché entrare nell’Inferno [l’Inferno segreto che è dentro di noi] significa conoscere l’Ombra personale e quella collettiva che di solito proiettiamo sugli altri ed abbiamo difficoltà a riconoscere in noi stessi. Significa, inoltre, renderci conto di essere posseduti da poteri trans personali e che questi ci governano e siamo noi l’oggetto sul quale essi hanno potere. Pertanto confrontarsi con i nostri fattori interiori è condizione necessaria, ma non sufficiente  per la crescita dell’Io. Esistono degli individui che si rendono disponibili ad entrare in comunicazione con l’Inconscio e ad iniziare ‘l’opus alchemico’ per la trasformazione della loro “Nigredo”  interiore attraverso un percorso analitico. Quando l’Inconscio segnala loro i complessi nei quali la loro libido è imprigionata, anziché integrarli e farsene carico, si lasciano prendere e disturbare  da un’atavica paura ed ignavia  che li porta  ad abbandonare  l’analisi. Tali soggetti rimangono sequestrati  dalle loro contaminazioni e belve interiori. Chi vuole inoltrarsi nella zona inesplorata della ‘realtà inconscia’ deve fare i conti con ‘la paura’ come Dante che intende passare la porta dell’Inferno. La paura è connessa ‘l passaggio della porta’ che è espressione di tutto ciò che minaccia la coscienza quando osa avventurarsi nella zona sconosciuta dell’Inconscio. [Fine Prima Parte]
 - Continua-

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