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Bando dell'acquedotto truccato: cinque persone arrestate a Fidenza (PR)

Coinvolto il presidente regionale di Confartigianato Marco Granelli. La reazioni di EmiliAmbiete e Comune di Fidenza

I carabinieri della compagnia di Fidenza, su richiesta della Procura di Parma e su disposizione del gip del tribunale, nella mattinata di martedì hanno posto agli arresti domiciliari cinque persone per i reati di violazione e utilizzo di segreti d'ufficio, turbata libertà d'incanto e falsità ideologica e materiale.

La vicenda riguarda un tentativo di cambiare le buste d'offerta in fase avanzata di gara per un bando da 8 milioni e 500mila euro emesso da Emiliambiente, società pubblica che gestisce il sevizio idrico di 11 Comuni del Parmense, tra cui Fidenza.

Coinvolti il presidente, il vicepresidente e due impiegati del consorzio Coimpa di Parma (che conta 17 soci, sede in piazzale Badalocchio a Parma), che avrebbe partecipato al bando prendendo accordi illeciti con il presidente della commissione di gara e direttore di Emiliambiente.

Agli arresti domiciliari sono finiti Marco Granelli (nella foto), salsese, numero uno del Consorzio imprese parmensi e attuale presidente regionale di Confartigianato, Dino Pietralunga, direttore di Emilia Ambiente, Aldo Toscani, vice presidente di Coimpa e due dipendenti dello stesso consorzio: Stefano Ghidini e Aldo Perlini.

L'indagine è scattata lo scorso luglio grazie a una denuncia della commissione di gara, composta da quattro membri tra cui il direttore Pietralunga, responsabile unico del procedimento.

Il bando per la manutenzione di reti e allacciamenti del servizio idrico nei Comuni della Bassa, un appalto pubblico da oltre 8 milioni e mezzo di euro, è stato pubblicato da Emiliambiente il 30 marzo. Prevedeva che le offerte venissero presentate entro il 15 maggio. I tre consorzi partecipanti hanno presentato ognuno 3 buste sigillate: una con i propri dati, una contenente l'offerta tecnica e una contenente l'offerta economica. 

Una prima fase prevedeva che la commissione valutasse le offerte tecniche, assegnando ad ognuna un punteggio. Il consorzio Coimpa aveva ricevuto un punteggio più basso rispetto a un concorrente. Qui sarebbe entrata in azione la combine: qualcuno ha comunicato al privato il punteggio riservato si sarebbe attivato per aiutarlo modificare l'offerta economica con una cifra più vantaggiosa e ribaltare così il punteggio finale, altrimenti l'assegnazione dell'appalto sarebbe sfumata. 

Le buste venivano conservate in un armadio della cancelleria, chiuso a chiave. Al rientro dalle ferie, una dipendente di Emiliambiente e membro della commissione si è accorta che le buste erano state disposte in maniera diversa rispetto a come lei le aveva lasciate, benché l'armadio non presentasse alcun segno di scasso. Inoltre era certa che una di esse presentasse delle differenze rispetto a quella consegnata inizialmente. Ha sollevato il problema in sede di commissione, nel corso della seconda fase di valutazione il 13 luglio. A quel punto la commissione ha presentato una denuncia scritta presso la caserma di Fidenza.

Il pm Umberto Ausiello ha aperto un fascicolo d'inchiesta, disponendo accurati accertamenti calligrafici e dattiloscopia sulla busta, condotti dal Ris di Parma. I carabinieri di Fidenza hanno avviato intercettazioni telefoniche e perizie sui tabulati. 

E' emerso che la busta era stata sostituita tra l'8 e l'11 luglio, tra la settima e l'ottava seduta della commissione di gara. Ad avere diretti contatti con il direttore di Emiliambiente sarebbe stato il vicepresidente di Coimpa, il 56enne Aldo Toscani. Pietralunga, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe provveduto a sostituire la busta.

Granelli sarebbe stato a conoscenza dell'accordo in quanto presidente del cda del Consorzio. Nei guai sono finiti anche due dipendenti di Coimpa: l'impronta digitale di uno di loro è stata rilevata sulla busta sostituita, mentre il file di testo con l'offerta modificata al ribasso era sul computer di lavoro in uso all'altro. 

Il giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini ha accolto le richieste di misura cautelare, disponendo i domiciliari per i cinque indagati. Emiliambiente nella vicenda risulta parte lesa. Tra settembre e ottobre dello scorso anno il bando di gara è stato annullato.

EmiliAmbiente rende noto che è stata la stessa commissione di gara nominata dalla spa, di cui Pietralunga era responsabile unico del procedimento, a "sporgere denuncia contro ignoti per sospetta turbativa d’asta riguardo la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori di manutenzione delle reti idriche sul territorio servito, il cui bando era stato inviato alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 25 marzo 2016. Alla denuncia, avvenuta in data 13 luglio 2016, è quindi seguita il 6 settembre dello stesso anno la revoca in autotutela del primo bando e l’avvio di una seconda gara d’appalto (con invio del bando alla Gazzetta Ufficiale il 17 ottobre), poi regolarmente aggiudicata. È ovvio quindi che EmiliAmbiente ritenga di proprio strategico interesse l'individuazione delle responsabilità che hanno portato all'illecito in questione. Sotto questo aspetto la società ripone la massima fiducia nel lavoro della Magistratura, nei confronti della quale si renderà disponibile per qualsiasi esigenza".

Comune di Fidenza  - "Abbiamo appreso stamane che i carabinieri di Fidenza, su richiesta della Procura di Parma e su disposizione del Gip del tribunale, hanno posto agli arresti domiciliari cinque persone per vari reati connessi ad una procedura di appalto bandita dalla Società EmiliAmbiente Spa, di proprietà di 16 Comuni (Fidenza, Salsomaggiore Terme, Parma, Busseto, Colorno, Fontanellato, Fontevivo, Mezzani, Noceto, Polesine Zibello, Roccabianca, Salsomaggiore Terme, San Secondo P.se, Sissa Trecasali, Soragna, Sorbolo, Torrile) e soggetto gestore del servizio idrico in 11 Comuni parmensi. Le prime parole da spendere vanno nella direzione della massima fiducia verso l’autorità giudiziaria.

Oggi sappiamo che la Procura conferma che tra le persone coinvolte, quattro fanno riferimento ad un consorzio di imprese private e una ad EmiliAmbiente, nella figura del direttore. Ciò detto, quando arriverà il momento del processo e quindi con responsabilità ben delineate da parte degli inquirenti questo Comune, in qualità di socio di EmiliAmbiente, chiederà alla società di costituirsi parte civile, invitando tutti gli altri enti soci a fare altrettanto, a tutela degli interessi di tutta la comunità di fronte alla presenza di eventuali danni. E’ un impegno a favore della verità, ben lontano dagli slogan di chi si sta già cimentando nel gioco da giudice da bar sport.

E per non perdere tempo, il sindaco Andrea Massari ha chiesto nel primissimo pomeriggio a tutti i i consiglieri la convocazione di un Consiglio comunale straordinario, a cui invitare il presidente e il cda di EmiliAmbiente e per capire come intende procedere la società in questa situazione, nella quale la governance va assicurata. Richiesta dal sindaco anche una seduta dell’assemblea dei soci. Lo dobbiamo al ruolo della società partecipata, ben lontana dall’essere un carrozzone, avendo garantito servizi di qualità in questi anni. Per capirci, solo pochi giorni fa, il 3 aprile, l’indagine di customer satisfaction condotta tra gli utenti ha rivelato che il 91% degli stessi promuove l’operato di EmiliAmbiente, con una punta di elevata soddisfazione del 60% degli intervistati. Proprio per questo quanto messo in evidenza oggi non può che provocare rammarico, a maggior ragione

 se tutto l’impianto accusatorio fosse confermato nelle sedi opportune. Difenderemo la nostra città e i suoi interessi con tutti gli strumenti possibili proseguendo un percorso che la nostra Amministrazione ha puntigliosamente portato avanti, su più fronti, anche in materia di società partecipate". (maria chiara perri) 11 aprile 2017

Fonte Link parma.repubblica.it 

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