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La vita sta cambiando pelle

Berceto, l'acqua pubblica è tornata alla gestione del Comune

Luigi Lucchi Sindaco di Berceto

Bravo Luigi! L'acqua è della montagna e dei suoi abitanti non delle multiutility. Un esempio del ritorno ai servizi pubblici. Basta con le privatizzazioni sconsiderate dei beni e dei servizi. Lucchi, potresti essere un ottimo prossimo Sindaco di Parma. Hai dimostrato sul campo in mezzo a tantissime difficoltà che sei il Sindaco dei cittadini e non di interessi privati. LB

Alla fine, il Sindaco Luigi Lucchi è arrivato dove voleva e dove hanno voluto i suoi concittadini, che si sono espressi nel tempo con dei veri e propri plebisciti: l'acqua delle utenze pubbliche e private del suo comune sono tornate ad essere gestite in modo esclusivo direttamente dal Comune, dai tecnici comunali, uscendo dalla compagine della multiutility locale Montagna 2000 SpA, senza intermediazioni di privati o forme di aggregazione pubblico-private. Una battaglia durata anni, che non ha visto esclusioni di colpi, da parte della potentissima lobby della privatizzazione delle acque e della gestione attraverso società o strutture che vedono la presenza di privati o di multinazionali, spesso quotate in borsa.
Per annunciare l'evento, per certi aspetti epocale e unico a livello italiano, sicuramente emblematico per la gestione politica delle terre alte, e che creerà un precedente importante (anche se la legge applicata per la "scissione" non è di fatto più in vigore), Lucchi ha raccolto centinaia di cittadini e di utenti, in un'affollata assemblea plenaria pubblica, che è durata in pratica un'intera mattina. Il Prof. Marcello Cecchetti, aiutato dal tecnico comunale Pietro Zanzucchi, ha illustrato le tappe che hanno portato a questa forma di ritorno all'autonomia gestionale, che si è stata possibile, in applicazione alla legge, per la tipologia di comune montano, per la presenza di fonti e sorgenti sul territorio comunale, per i bassi numeri relativi alle utenze e alla popolazione. Cecchetti, pur complimentandosi con Lucchi, per la battaglia vinta, non ha risparmiato critiche al sistema di gestione complessivo della acqua italiane, ponendo l'accento su alcuni temi, evidenti ma di fatto ignorati: la mancanza di coscienza sugli effetti degli effettivi costi della gestione del ciclo delle acque "civili", compresa la depurazione, che vengono erogate a circa un millesimo di euro al litro, in modo indistinto per l'uso e per i consumi; la necessità di eliminare sprechi, che in alcuni casi superano il 70% delle acque trattate, e gli utilizzi poco intelligenti delle acque pure; la presenza in Italia ci oltre 800 comuni totalmente privi di depuratori e rete fognaria efficiente, di oltre un migliaio di comuni privi di sistemi efficaci di depurazione; soprattutto, il fallimento evidente delle politiche pubbliche di gestione aggregata della risorsa idrica, soprattutto in termini di valorizzazione del bene e del risparmio nel suo utilizzo e nella sua gestione, in un'ottica di valorizzazione e mantenimento futuro di un bene essenziale per la sopravvivenza. (Mauro Delgrosso)

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