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La vita sta cambiando pelle

C’era una volta il Cibus di Parma

Foto Luigi Boschi: Barilla a Cibus 2016

C’era una volta il Cibus di Parma. Dal 1985 al 2016, 31 anni di Cibus. Oltre 200.000 euro anno per l'AD Antonio Cellie che agisce incontrastato nel cda (ma pubblicamente risultano 43.757) 


Dalle origini all’attuale dirigenza di Cibus

Presidenti: Flavio Franceschi (’85-’86); Antonino Porretta; onorevole Enzo Baldassi (1986- 1992); Marco Rosi (92-98); Domenico Barili (98 -2004. Di lui si ricorda in particolare il bagno di sangue economico con Cibus Brasile e il passaggio nel 2002 da Ente autonomo a Società Ente Fiere di Parma spa in attuazione della legge regionale Emilia Romagna 25 febbraio 2000, n. 12 ed in conformità della legge quadro nazionale 11 gennaio 2001, n. 7); Franco Boni (2004 – 2014 sostenuto da Romano Prodi); Giandomenico Auricchio (2015- in corso).
Direttori Generali: Massimo Bianchedi (85-94); Tommaso Altieri (1994-2006); Domenico Lunghi (2008 – 2011).
Nel 2005 cambia lo statuto. Il direttore Generale è sostituito dall’Amministratore Delegato

Amministratori Delegati: Emilio De Piazza (2005-2006); Roberto Ravazzoni (dicembre 2007 - ottobre 2008); Antonio Cellie (novembre 2008- in corso. Scade nel 2017 con tutto il CDA)
L’Ente Fiere è una società partecipata anche da enti pubblici (Comune di Parma, Provincia, Regione). Le remunerazioni per le cariche degli Amministratori in funzione della legge sulla trasparenza amministrativa (Legge 69/2009 Art. 21.) devono essere pubbliche. Quella di Antonio Cellie la è parzialmente. Perché?
Il cda sulla base di uno studio della korn Ferry attribuisce 220.000 euro anno per l’Ad Antonio Cellie (contro i 43.757 euro che figurano ufficialmente; vedi tabella) con un impegno praticamente di qualche giorno a settimana, ad eccezione dei giorni di fiera.

Cibus, all’inizio era una fiera alimentare con un forte imprinting imprenditoriale aziendale e territoriale. Era il Cibus di Parma.
Ogni realtà cercava di portare in fiera con un certo orgoglio la sua identità. C’era uno sforzo creativo di tutti nell’interpretare nelle strutture presenti nei padiglioni le singole realtà imprenditoriali, oltre a presentare ovviamente i prodotti. Subiva ancora, forse, l’influenza delle Esposizioni Internazionali (Londra 1851 e Parigi 1889. Proprio in quell’occasione fu costruita la Tour Eiffel; nel 1906 Milano l’ha dedicata al trasporto). A Parma c’era ancora il richiamo al “Salone delle conserve” che si teneva al Parco Ducale.  
Importanti creativi, designer, architetti, artisti, grafici, portarono il loro contributo nelle prime edizioni di Cibus. Ricordo molto bene quegli anni delle prime fiere a Baganzola, portate dal Parco Ducale negli ex edifici industriali Salvarani ristrutturati dallo studio di architettura Glaukos. A Parma se ne parlava moltissimo di questa iniziativa sia a livello politico che popolare.
Artefice importante nel realizzare questa fiera alimentare fu l’arch. Flavio Franceschi (Presidente Ente Fiere nominato dal Presidente Regionale Turci -PC), rimase fino all’86 con Massimo Bianchedi (direttore generale a seguito di selezione pubblica condotta da esperti con annuncio sul sole 24 ore. Bianchedi, a diversità di Franceschi rimase fino al ’94. Cibus nacque come un format efficace per il made in italy adatto per le aziende medio piccole italiane. 33 miliardi di lire il fatturato lasciato nel ‘94  con 2 miliardi di margine. Bianchedi se ne andò, anche per incomprensioni con Marco Rosi, che in Fiera faceva i suoi affari personali, e sbarcò alle Fiere di Milano come direttore allo sviluppo e AD di Milano Fiere International.
A sostenere il progetto Cibus fin dall’inizio c’erano Giorgio Orlandini che riuscì nell’accordo con Federalimentare e Mario Bertolini con le Camere di Commercio. Pietro Barilla giocò un ruolo fondamentale di catalizzatore nella realizzazione di Cibus a Parma.
La prima edizione fu nel 1985, seguì subito quella del 1986, poi divenne biennale. Franceschi uscì nell’ 1986, alla seconda edizione. Gli succedette alla Presidenza Antonino Porretta (Dir. Stazione Sperimentale); poi l’onorevole Enzo Baldassi. Lo sviluppo di Cibus, dopo l’uscita di Franceschi, fu portato avanti soprattutto a livello internazionale da Bianchedi, arrivò infatti la Francia con Sopexa, il Canada, la Germania CMA e Baviera; le piccole aziende regionali italiane portate dalle camere di commercio regionali.

Tornato da Milano a Parma nel 1986, alla terza edizione 1988 fui incaricato da Pietro Barilla per il loro stand e me ne occupai per 4 edizioni 1988, 1990, 1991 (fu una edizione speciale per l’Europa), 1992. Mio referente in Barilla era Albino Ivardi Ganapini.  Subentrai a Bob Noorda che ne aveva curato l’edizione del 1986. Nella mia prima edizione dell’88 mi avvalsi della collaborazione di due amici professionisti di arte visiva: il designer Camillo Zanardi e l’artista di Orvieto Livio Orazio Valentini.
In quella successiva del 1990, mi affiancarono l’art director Maurizio Landi e l’architetto Cecilia Colonna. Numerosi artigiani di Parma furono impegnati sempre in tutte le edizioni nelle realizzazioni delle varie componenti degli stand (dimensione 20x20 mq).
L’edizione del 1990 è senz’altro quella che ricordo maggiormente per la riuscita interpretazione del mondo della pasta (grattacieli blu) e dei prodotti da forno (i cilindri bianchi del Mulino Bianco). I prodotti parlavano con le gigantografie pubblicitarie di Gavino Sanna.
Nella piazza di legno centrale color mogano rossiccio a gradoni, tra i due mondi, la “Sfera”, la scultura in bronzo di Arnaldo Pomodoro che fu trasportata da casa Barilla in Fiera.
Nel 1991 e 1992 mi affiancò insieme a Maurizio Landi, l’architetto Gualtiero Gambigliani. Realizzammo  in sostituzione della scultura di Pomodoro, nella piazza tra i cilindri e i grattacieli, due piramidi in ferro e vetro con all’interno i prodotti confezionati.  Voleva essere una revisione immaginaria delle piramidi davanti al Louvre di Parigi.  
Cibus, allora, era anche occasione, luogo di incontro tra capitani di industria e il mondo politico locale e nazionale. Pietro Barilla incontrava Calisto Tanzi con visita reciproca nei loro stand. Era un appuntamento fisso, voluto da entrambi. Così si apriva la fiera dopo l’incontro con il Ministro. Il signor Pietro visitava sorridente e felice, in particolare, gli stand degli imprenditori esteri che erano venuti a Parma. In lui si identificava la città. Appuntamento con Giovanni Rana, da Auricchio.  La manifestazione era sempre aperta da un Ministro. Era un momento importante, il rituale e la forma erano sostanza, non decorativismo. Anche nell’informale c’era sempre uno stile di eleganza. Non c’era lo sbracamento a Parma, di questi anni, degenerati in una chiassosa volgarità, che impoverisce la città in un abbrutimento senza precedenti.  

Oggi nel 2016, tutto quel mondo non c’è più. Cibus è divenuto un enorme labirintico ipermercato. Scaffali quasi indifferenziati con diversi prodotti e qualche sforzo di immagini fotografiche. Si sono perse le forti connotazioni strutturali di identità. Praticamente, visto dall’alto, un labirinto di scaffali.
Forse questo è il Cibus indifferenziato della globalizzazione. Sul cibus ha vinto la fiera.
Si potrebbe prendere l’elenco degli espositori portarli in qualche grattacielo attrezzato di New York o di Chicago e non cambierebbe nulla. E infatti il sempre più grande, con sempre più numerosi espositori non può reggere all’infinito (nel 2016: 3.000 aziende espositrici, 72.000 visitatori di cui 16.000 operatori esteri e 2.200 top buyer). Una concentrazione in pochi giorni già da collasso. Quanto può essere ancora sostenibile questa sola logica di crescita?
Già occorre un mezzo per visitarlo tutto. Si dovrebbero individuare altri percorsi. Occorre pensare anche a un’altra strategia di sviluppo.  
Non è più il Cibus di Parma. E’ questo quel che si voleva fare? In questa ricca proposta alimentare qual è il ruolo di Cibus per combattere la fame nel mondo? Nella consapevolezza nutrizionale? Nei confronti delle malattie pandemiche, obesità e diabete, che minacciano il sistema sanitario mondiale? Un segnale positivo a Cibus 2016 è dato da una ricca presenza di marche e prodotti Bio, Vegan, senza glutine e senza olio di Palma. Ormai una indicazione etica nei consumi alimentari in forte crescita anche in Italia. E' il Wealth Food. (Parma, 25/05/2016)

Luigi Boschi

Foto Luigi Boschi: Germinal a Cibus 2016Foto Luigi Boschi: Sarchio a Cibus 2016

Gallery CIBUS 2016