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La vita sta cambiando pelle

Chi ha distrutto il Teatro Regio di Torino?

Teatro Regio di Torino

Dopo aver pubblicato Evita Appendino, l'articolo di Pietro Acquafredda [Link], di Gabriele Ferraris del GabosuTorino [LINK], e altri articoli di numerose testate online, ho ritenuto opportuno, raccogliendo miei appunti che da tempo serbavo, cercare di ricostruire nei fatti storici il de profundis, di questi tempi, del Teatro Regio di Torino, non certo dovuto al maestro Gianandrea Noseda e alle tournée all’estero.
Le falangi PD-M5S sono da tempo all’opera e continuano a scavare. Il Teatro da sempre rappresenta la società. La débâcle di Torino città è un po’ anche quella, ora, del suo teatro. Il dopo Chiamparino vede una città in difficoltà. 

Massimo Giovara Pierluigi Dilengite Dario Franceschini Chiara Appendino William Graziosi Walter Vergnano Piero Fassino

La vicenda ha tenuto banco nella scorsa settimana sulla stampa torinese, italiana e perfino internazionale: il Teatro Regio di Torino, per anni un esempio di buona gestione finanziaria [LINK bilancio 2009 PDF]nel desolato panorama italiano e negli ultimi 10 anni trascinato dal suo Direttore Musicale Gianandrea Noseda sulla ribalta internazionale attraverso registrazioni discografiche, progetti audiovisivi e tournée internazionali è improvvisamente in profonda crisi: si scoprono i debiti e soprattutto che – in fondo – di Noseda si può fare a meno. Sullo sfondo la inarrestabile ascesa di due finora oscurissimi personaggi: tali Massimo Giovara, consigliere del M5s al Comune e tra i responsabili culturali del movimento e Pierluigi Dilengite, baritono di non grandi fortune (nei links che seguono una sua interpretazione del Console Sharpless in una produzione piuttosto “casalinga” della Madama Butterfly di Puccini: https://www.youtube.com/watch?v=dcWlsYB1FtY e una dell’aria di “Gerard” in concerto a Lecce: https://www.youtube.com/watch?v=hcY_Zj0Lp48) : i due da un anno lavorano a una mozione da portare in Consiglio Comunale che prevede una rivoluzione copernicana al Teatro Regio, sul modello “anglosassone” (??), ovvero più recite, meno titoli (e mi raccomando evitiamo quelli difficili perché il pubblico è scemo e in fondo sempre i soliti 10 va a vedere), una compagnia stabile ed economica, preferibilmente costituita da molti Dilengite e soprattutto nessun Direttore Musicale, che di tutta evidenza parrebbe non servire  a un teatro “a 5 stelle”. A parte il fatto che si tratterebbe – in caso – del sistema di “repertorio” alla tedesca, applicare un tale sistema a Torino pare molto difficile e per vari motivi, primo tra i quali il fatto che quando il Teatro Regio fece un esperimento di questo tipo intorno al 2010, si trovò a dover cancellare recite di opere di grande repertorio già annunciate per non ritrovarsi con la sala vuota…

Come un novello Ispettore Poirot ci mettiamo a studiare il caso… e iniziamo da un contesto più vasto, quello che vede il Ministro Dario Franceschini raccogliere l’eredità del suo predecessore (Massimo Bray) che sulla base del progetto presentatogli dal nostro ex Direttore Generale allo spettacolo Salvo Nastasi (sempre presente con altri incarichi in qualsiasi tipo di Governo: da Urbani a Renzi a Gentiloni), voleva far passare una riforma del settore della Lirica in Italia, per la quale si mantenessero solamente 5 o 6 teatri a livello nazionale sui 13 attualmente esistenti (Santa Cecilia, pur essendo rubricata tra le Fondazioni Lirico-Sifoniche fa caso a se’, per essere una struttura di tutt’altra natura rispetto ai teatri d’opera veri e propri) e in particolare:

-          il Teatro alla Scala (ovvio, non dobbiamo nemmeno dilungarci) 

-          la Fenice, che grazie alle politiche di marketing dell’abilissimo ex-sovrintendente Cristiano Chiarot veleggia in acque tranquillissime, anche e soprattutto in virtù dei milioni di turisti che affollano Venezia e che almeno una volta nella vita vogliono entrare alla Fenice, non foss’altro che per farsi un “selfie” da mettere sul profilo Facebook (e infatti solo di visite guidate la mattina la Fenice incassa oltre 1 milione di Euro l’anno), poi 1000 posti scarsi si riempiono facilmente … 

-          l’Opera di Firenze, soprattutto dopo la montagna di soldi che sono stati spesi e dopo che ci è stato mandato in missione speciale il sopracitato Chiarot, per ripetere il miracolo veneziano, anche se a Firenze sarà più difficile; non che si siano meno turisti in visita a Firenze ma non paiono credibili masse di cinesi e giapponesi a farsi le foto davanti a quella montagna di marmo un po’ littorio… 

-          l’Opera di Roma, che è il teatro lirico di Roma Capitale e poi proprio ora quando sembra che Carlo Fuortes l’abbia tirato fuori dalla crisi … 

-          il San Carlo di Napoli, che è una delle perle storiche d’Italia, l’unico teatro lirico di rilievo del sud d’Italia, il teatro dove Rossini ha presentato molti dei suoi capolavori e poi, anche qui, con tutti i soldi che ci hanno messo per il restauro fortemente voluto dal nostro grosso, grasso Direttore Generale… 

-          il Massimo di Palermo fa caso a se’ e visto che la Sicilia ha sempre aperta l’opzione indipendentista, meglio non dare troppo cibo ai detrattori dell’Unità d’Italia… 

Tutti gli altri, il Carlo Felice di Genova, il Teatro Regio di Torino, il Teatro Comunale di Bologna, il Verdi di Trieste, il Teatro Lirico di Cagliari, il Teatro Petruzzelli di Bari si arrangino.

Per l’Arena di Verona il problema non si pone, che torni a essere il carrozzone che è sempre stato, un grande contenitore per AIDE e NABUCCHI estivi, da riempire con migliaia di inglesi e tedeschi di passaggio. Tanti gli spettacoli di Zeffirelli sono tutti di proprietà e sembrano essere davvero indistruttibili…

Operazione brillante, senza evidenti ostacoli visto che tutti i teatri da “eliminare” si erano in realtà già eliminati da soli, sommersi dai debiti e da gestioni artistiche non indimenticabili: salvo per il Teatro Regio di Torino, per il quale un declassamento non sarebbe stato tanto facile da far digerire di fronte ai successi internazionali e alla solidità dei conti… Ci vuole una soluzione, una pillolina di cianuro da sciogliere nel caffè… ma in modo discreto, in modo che quasi nessuno se ne accorga.

Con Chiamparino fino al 2011 non ci sono problemi, poi comincia il Sindaco Piero Fassino, per tre esercizi di seguito invece di erogare al Teatro Regio di Torino il contante promesso e deliberato decide di trasferire immobili (l'edificio di deposito delle scene e costumi e un altro utilizzato dal Conservatorio di Torino), e per giunta non davvero “liquidi”… un capolavoro di ipocrisia formale – davvero tutta torinese - dato che i bilanci stanno formalmente in piedi e il patrimonio compensa i debiti, salvo che con il patrimonio – non liquido e non trasformabile in contanti, almeno a breve termine – non si pagano stipendi e fornitori così che il teatro deve far ricorso sempre più pesante a prestiti delle banche, con relativi oneri finanziari: se facciamo il conto della serva, e calcoliamo che – secondo i bilanci trasparenti del Teatro Regio il contributo del Comune è di 4 milioni di Euro l’anno – si tratta di 12'000'000 di Euro che invece di essere erogati in contanti vengono “congelati” nel patrimonio. Il teatro deve però pagare stipendi (di sicuro) e cercare di pagare i collaboratori e fornitori (questi meno fortunati dei dipendenti), e quindi avanti con i prestiti delle banche (sempre loro quando c’è di mezzo il bene patrio!): le quali in questi anni sono le uniche che hanno fatto un affare e hanno guadagnato intorno ai 2,5 milioni di Euro di interessi passivi (un altro "beneficio" dell'Euro e della perdita di sovranità monetaria dell'Italia, nemmeno più in grado di sostenere il patrimonio dei suoi teatri) che, per il Teatro Regio costituiscono un deficit … Ma la verità è che lo Stato Italiano, in tutte le sue articolazioni,  partecipa a questo “massacro”, con ritardi nei pagamenti dei contributi che vanno da un minimo di un anno al massimo degli oltre due anni della Regione Piemonte… Cosa rilevata dai revisori dei conti insieme ai contasbili della Ernest&Young: a causare il disavanzo sono semplicemente «minori contributi o sponsorizzazioni che sono arrivati sia dal fronte pubblico che da quello privato» [LINK].
E allora avanti con i prestiti bancari e gli interessi passivi a carico del bilancio del Teatro Regio, che sostanzialmente finisce per fare da “cassa” dello Stato, prendendosene a proprio carico gli oneri…
Dal Bilancio 2016, [LINK] l’ultimo che è disponibile sul sito del Teatro Regio, alla voce Debiti verso banche, il saldo passivo complessivo nei confronti dei due istituti di credito con cui ha rapporto la Fondazione ammonta a Euro 15.534.866 ed è dovuto all’esposizione che si rende indispensabile a causa dei tempi di pagamento dei contributi da parte degli Enti Pubblici nonché dalla situazione finanziaria determinatasi a partire dal 2011 a seguito di apporti al patrimonio di elevata entità avente carattere non finanziario. Si rileva che l’esposizione bancaria complessiva rispetto all’anno precedente è diminuita di Euro 3.880.451, derivata dalla vendita di uno dei 3 immobili ricevuti dal Comune di Torino, un capannone industriale a Settimo Torinese.

Un sovrintendente che abbia a cuore gli interessi del proprio teatro avrebbe denunciato questo gioco al massacro prima che fosse troppo tardi. Non così Walter Vergnano, che, evidentemente, tutto deve alla politica e che non può far altro che coprirne i giochi… "Si mette il cavallo dove vuole il padrone".

Arrivano le elezioni del Giugno 2016 e la sorpresa dei 5 Stelle, che mandano sulla poltrona di Sindaco una signora di 30 anni e poco più, con una buona parlantina ma nessuna esperienza di gestione amministrativa alla spalle. Con grande sorpresa dei più, che pensavano che i primi a essere spediti a casa fossero i fassiniani di ferro Walter Vergnano e la di lui signora Angela La Rotella (alta dirigente dell’Assessorato alla Cultura e organizzatrice di molte manifestazioni di rilievo quali la Biennale Democrazia), assistiamo invece a una lenta ma inesorabile manovra di avvicinamento, fino a quando la nuova sindaca riconferma alla signora La Rotella e al Signor Vergnano la fiducia e il mandato di continuare. In apparenza…

Il primo scossone si verifica alla fine del 2017, quando improvvisamente appaiono 1,5 milioni di Euro di deficit nel bilancio del Teatro Regio, che la Sindaca viene chiamata d’urgenza a ripianare, prima che sia troppo tardi e che il teatro venga declassato… Il secondo, quasi un’immagine plastica della decadenza, il crollo di una parte della scenografia della TURANDOT [LINK] a fine Gennaio, che causa il ferimento di due artisti del coro e il rischio del blocco delle attività del teatro: che per continuare la stagione è costretto a cancellare la messa in scena di Robert Carsen per la SALOME e trasformarla in opera in forma di concerto. Entrambe le opere, guarda caso, dirette dal Direttore Musicale Gianandrea Noseda, un altro ingombrante ostacolo al declassamento del Teatro Regio  (lui che ora è pure Direttore Musicale della National Symphony di Washington) …

A fine marzo esce la notizia “bomba” sulla STAMPA di Torino: “Vergano si dimette e al suo posto arriva Giancarlo Del Monaco” [LINK], (figlio del grande tenore Mario), che, pare, da qualche tempo inondasse le caselle di posta degli amici con promesse di contratti al Teatro Regio non appena avesse messo le sue nobili terga sulla poltrona di sovrintendente. Smentita immediata dell’interessato Vergnano, che dice: “Non mi risulta, ho un ottimo rapporto con la Sindaca Appendino che non mi ha detto nulla”. Ma le cose precipitano, si scopre un ulteriore debito di 1.8 milioni di Euro e nel corso di una riunione del Consiglio di Indirizzo Vergnano dà le sue dimissioni che vengono accettate dalla Sindaca… la quale dichiara che Vergnano aveva parlato della sua intenzione di dimettersi già in Ottobre 2017… Il “GabosuTorino” scrive corsivi violentissimi, tra cui "Sempre a farci conoscere: sputtanamento internazionale per il Regio di Torino" [LINK]. La stampa torinese (soprattutto) ma anche quella nazionale parlano del caso a profusione, soprattutto del nome del successore prescelto, senza dubbio alcuno, dalla Sindaca Appendino, un tal William Graziosi, (ma ha tutti i requisiti richiesti dalla legge Bray?) nato in Svizzera [LINK] da emigrati italiani, rientrato a Jesi e lì occupato per oltre 15 anni presso il locale teatro… non proprio Parigi, Vienna o New York… Esperienze internazionali a Baltimora (non sapevo nemmeno che esistesse un teatro d’opera e infatti scopriamo che è fallito nel 2009, l’anno dopo la fine del mandato di consulenza di Graziosi (absit iniuria verbis) e ad Astana, capitale de Kazakistan… e anche qui, come diceva Totò: “ho detto tutto”.

Nonostante le proteste del mondo torinese, con la singolare eccezione di Francesca Camerana e di Evelina Christillin, che forniscono un poderoso endorsement a Graziosi, la sua nomina viene imposta dalla Sindaca con inusuale determinazione e approvata da un Consiglio di Indirizzo che si spacca vistosamente e perde pure i pezzi (il rappresentante della Regione Piemonte Fonsatti esce dalla sala per evitare di votare e per segnalare il “disagio” nei confronti della nomina, [LINK] mentre due membri Angelica Musy e Vittorio Sabadin votano proprio contro e poi danno pure le dimissioni) [LINK]. Siamo alla vigilia del ponte tra il 25 Aprile e il 1° Maggio e tutti contano sul fatto che gli italiani in vacanza pensano a riposare e se ne fregano degli scandali. Le surreali interviste del nuovo sovrintendente designato (“Farò il vigile urbano” e “Sono come un tenore che deve fare un do di petto”) e una dichiarazione se vogliamo ancora più surreale del Graziosi, che a domanda risponde “Non conosco Noseda e deciderò dopo che ho visto i conti” provocano la presa di distanze del Direttore Musicale Gianandrea Noseda, che annuncia di non rendersi più disponibile a una eventuale prosecuzione dell’avventura con il Teatro Regio.

Operazione compiuta dalle falangi PD – M5S, Teatro Regio colpito e affondato… (Parma, 06/05/2017- ultimo aggiornamento 8/05/2018)

Luigi Boschi

misere cose

che  misere  cose   attorno  a quello  che dovrebbe essere uno dei  patrimoni da difendere:  la musica lirica,   i teatri lirici,   la musica classica, e  i teatri, che ci hanno lasciati i  nostri  nonni ... 

Ornella Cogliolo 

buon Sovrintendente

carissimo, 
sai quanto ti stimo e quanto creda nelle tue esternazioni, ma credo che Vergnano sia stato un buon Sovrintendente. sopratutto onesto e pulito come pochi di noi.
un saluto. Angelo G.

oddio...graziosi...mah...pare

oddio...graziosi...mah...pare ex ascensorista negli anni di gioventù (con rispetto alla categoria lo dico eh)...una cosa è certa in questi anni ha imparato come si fa a salire...mah e ri-mah

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