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La vita sta cambiando pelle

Commento secondo la psicologia del profondo del Canto Secondo dell'Inferno della Divina Commedia

Secondo Canto Divina Commedia

Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
sito web

A COLLOQUIO CON L'INCONSCIO
"La Psicologia del Profondo del Canto Secondo dell'Inferno della Divina Commedia"

“Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno
toglieva li animai che sono in terra
da le fatiche loro; e io sol uno
m’apparecchiava a sostener la guerra
sì del cammino e sì de la pietate,
che ritrarrà la mente che non erra.
O muse, o alto ingegno, or m’ aiutate;
o mente che scrivesti ciò che io vidi,
qui si parrà la tua nobilitate”.

Al calar della sera Dante muove i primi passi dietro Virgilio la sua guida.

“Il dubbio” spinge il poeta a prendersi carico delle proprie scelte ed a qualificarle: è il problema psicologico centrale di questo canto.

Mentre gli animali si preparano al riposo notturno Lui si dovrà confrontare con la propria ombra collegata agli istinti naturali sul piano fisico, emotivo e naturale.

L’invocazione alle muse potrebbe sottintendere “una percezione intuitiva” che va oltre le capacità dell’Io alla quale ogni uomo può tendere nella ricerca di un ausilio quando intende affrontare un nuovo cammino pieno di ostacoli. Affinché il suo agire sia collegato alla realtà è necessario che il sommo poeta si confronti con i suoi dubbi e le paure ad esse collegate. L’Alighieri in questo momento si è spaventato dalla preoccupazione che viene esplicitata nel chiedersi perché deve procedere di fronte ad una prova di cui presagisce le grandi difficoltà.

Nell’uomo il dubbio suscita forte tensione e si collega alla paura. Il concentrarsi di tutte le energie psichiche di fronte al turbamento e all’inquietudine mette in movimento l’inconscio e provoca tensione nella coscienza.

La zona extra cosciente presenta, a volte nei sogni immagini e simboli   che rappresentano luoghi del quotidiano che si trovano in basso (ad esempio: cantine, fondamenta, rovine, ecc.), in altri casi realtà che si trovano in zone alte (esempio soffitte, terrazze, solai). Quando il sommo poeta ci presenta la concitata azione che si svolge nei cieli, definita “Prologo in cielo” questa può essere considerata dal punto di vista della psicologia del profondo, metafora del conflitto tra l’Io e l’Inconscio che genera angoscia.

‘Il Prologo in cielo’ è l’esemplificazione del volere di Dio che mette in movimento l’azione di Maria che parte dall’Eterno e raggiunge l’essere umano.

“Io era tra color che son sospesi,
ne la deserta piaggia è impedito

s’ nel cammin, che vòlt’ è per paura;
e temo che non sia già sì smarrito,
ch’io mi sia tardi al soccorso levata,
per quel ch’io ho di lui nel cielo udito.

Or movi, e con la tua parola ornata
e con ciò c’ha mestieri al suo compare,
l’aiuta sì ch’i’ ne sia consolata.
Io son Beatrice che ti faccio andare;
vegno del loco ove tornar desio;
amor mi mosse che mi fa parlare.
Quando sarò dinanzi al segnor mio,
di te mi loderò sovente a lui.
Tacette allora, e poi comincia’io:
O donna di virtù, sola per cui
l’umana spezie eccede ogne contento
di quel ciel c’ha minor li cerchi sui,
tanto m’aggrada il tuo comandamento,
che l’ubidir, se già fosse, m’è tardi;
più non t’è uo’ ch’aprirmi il tuo talento.
Ma dimmi la cagion che non ti guardi
de lo scender qua giuso in questo centro
de l’ampio loco ove tornar tu ardi.”.
“da che tu vuo’ saver cotanto a dentro,
dirotti brievemente “, mi rispuose,
“perch’i’ non temo di venir qua entro.
Temer si dee di sole quelle cose
c’hanno potenza di fare altrui male;
de l’altre no , ché non son paurose.
i’son fatta da Dio, sua mercé, tale,
che la vostra miseria non mi tange,
né fiamma d’esto ‘ncendio non m’assale.
Donna è gentil nel ciel che si compiange
di questo ‘mpedimento ov’io ti mando,
sì che duro giudicio là su frange.
Questa chiese Lucia in suo dimando
e disse: -Or ha bisogno il tuo fedele
di te, e io te lo raccomando-.
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse, e venne al loco dov’i’ era,
che mi sedea con l’antica Rachele.
Disse: -Beatrice, loda di Dio vera,
ché non soccorri quei che t’amò tanto,
ch’uscì per te de la volgare schiera?
Non odi tu la pieta del suo pianto,
non vedi tu la morte che ‘l combatte
su la fiumana ove ‘l mar non ha vanto?-
Al mondo non fur mai persone ratte
a far loro pro o a fuggir lor danno,
com’io, dopo cotai parole fatte,
venni qua giù del mio beato scanno,
fidandomi del tuo parlare onesto,
ch’onora te e quei ch’udito l’hanno”.
poscia che m’ebbe ragionato questo,
li occhi lucenti lacrimando volse,
per che mi fece del venir più presto.
E venni a te così com’ella volse:
d’inanzi a quella fiera ti levai
che del bel monte il corto andar ti tolse.
Dunque: che è? Perché, perché restai,
perché tanta viltà nel core allette,
perché ardire e franchezza non hai ,
poscia che tai tre donne benedette
curan di te ne la corte del cielo,
e ‘l mio parlar tanto ben ti promette?”
Quali fioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che ‘l sol li ‘mbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo,
tal mi fec’io di mia virtude stanca,
ed tanto buono ardire al cor mi corse,
ch’i cominciai come persona franca:
“oh pietosa colei che mi soccorse!
e te cortese ch’ubbidisti tosto
e le vere parole che ti porse!
Tu m’hai con desiderio il cor disposto
sì al venir con le pariole tue,
ch’i son tornato nel primo proposto.
Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore e tu maestro”.
Così li dissi; e poi che mosso fue,
intrai per lo cammino alto e silvestro.

Maria chiama Lucia che si rivolge a Beatrice che discende nel Limbo e si mette in comunicazione con Virgilio. Dante sottolinea che Maria ‘frange’ e cioè interviene attivamente, quale principio femminile dell’Onnipotente.  Attraverso di lei si rimette in movimento la relazione d’amore tra il creatore e le creature. Nel Dio del vecchio Testamento le caratteristiche dell’amore materno non si erano ancora sviluppate. Il Padre Eterno era inflessibile e puniva severamente. Con l’avvento della Buona Novella il Signore Onnipotente s’incarna attraverso il figlio di Maria “Gesù Cristo”.  Attraverso “l’Amore” il Dio del vecchio testamento si trasforma in Dio che è Padre e Madre. L’umanità, a mano a mano che si è evoluta, è riuscita a fare proprio l’aspetto femminile dell’amore e, attraverso questo tipo d’amore, il Dio dell’Antico Testamento è diventato un Dio misericordioso. Prima l’umanità era in balia di un giudice che giudicava e infliggeva punizioni in modo inesorabile, ora il Padre Celeste salva tramite il suo aspetto femminile: Maria la madre del Cristo.

Si può identificare “nella psicologia dello sviluppo” l’amore, di cui ho accennato in precedenza, con l’affetto materno  che si  può ricevere nella prima infanzia:  quando per il fanciullo ‘la madre’ è ‘tutto’.

Dal punto vista psicologico le tre donne sono immagini dell’Anima’ che fa parte della psiche collettiva di ogni essere umano. Maria è colei che accoglie ed è simbolo della psiche che accetta consapevolmente lo spirituale. Beatrice è portatrice dall’Amore di Dio e della parola che chiarifica. Beatrice si mette in comunicazione con Virgilio che simboleggia il giusto modo con cui la mente umana si rende disponibile ad essere illuminata da Dio.

L’anima rappresentata da Lucia allude ad un ambiente psichico che si rende disponibile ad una verità interiore ben lontano dagli atteggiamenti formali ed ipocriti.  A questo proposito Dante ci tiene a precisare che la giustizia divina, nel formulare i propri giudizi, si attiene a modalità e valutazioni molto diverse dai criteri umani.

Affinché Dante realizzi la propria individuazione [differenziazione dell’individuo dal collettivo e criterio di equilibrio tra la sua realtà conscia ed inconscia] sarà necessario che le caratteristiche di Anima sopraccitate possano crescere nella sua psiche affinché si possa realizzare una comunicazione positiva con la propria interiorità e unire l’umano a ciò che lo trascende.

E’ molto importante che Dante si renda consapevole dell’amore di Dio verso di lui. Collegandosi a questo amore il poeta imparerà a volersi bene e facendo proprie le caratteristiche positive delle tre donne diverrà capace di affrontare le prove che dovrà future.

Beatrice è la rappresentazione della sua Anima ed è particolarmente importante che il poeta faccia crescere dentro se stesso l’amore nei suoi confronti. L’immagine di Beatrice interiorizzata aiuterà il poeta a superare le prove che gli si presenteranno con rinnovato vigore.

L’Anima è l’elemento femminile inconscio contenuto nella psiche di ogni uomo che si caratterizza, nelle sue accezioni positive, per mezzo di sentimenti di accoglienza e sollecitudine verso se stesso e gli altri [Maria], imparzialità ed equanimità [Lucia] predisposizione ad accettare il rapporto con il trascendente ed il suo aiuto [Beatrice].

Dopo aver incontrato e parlato con Beatrice, Virgilio affianca Dante per aiutarlo nel viaggio che dovrà compiere. Virgilio sprona il poeta ad uscire dall’indolenza e a mettersi in cammino verso un percorso che lo potrà rinnovare. Il poeta, in questo momento, si rende conto che Virgilio parla a nome del Sé e lo ascolta. . Jung ha definito il Sé come il centro della totalità della Psiche conscia e inconscia che comprende sia la psiche conscia che la psiche inconscia.  L’Io è una parte essenziale del Sé. L’Io è il punto centrale della coscienza. Il Sé è il centro e anche la circonferenza della psiche. Tale centro è stato indicato con vari nomi: Lapis nell’alchimia, Atman in India e Cristo nel Cristianesimo.

Dante, essendosi reso conto, che il Sé gli indica la strada da percorrere attraverso le parole di Virgilio si adegua, perciò si affida a Virgilio con fiducia ed entusiasmo. Quando l’uomo percepisce “la luce del Sé” gli succede ciò che accade ai fiorellini intirizziti dal freddo notturno, descritti dal poeta, si drizzano e si aprono quando li tocca la luce del sole. Ora Dante percepisce, nel suo animo, una forza nuova perché ha scelto di portare avanti ‘l’impegno scelto’ in modo cosciente e responsabile.  Mentre al termine del canto precedente il poeta si era incamminato dietro Virgilio, ora prende l’iniziativa ed il suo atteggiamento si rivela ben più autentico e positivo del precedente.

Intendo concludere l’analisi del secondo canto dell’Inferno con queste ultime riflessioni. Ciascuno di noi di fronte alle difficoltà dell’esistenza si sente molto a disagio, impotente e spaventato. Se riusciamo a comprendere e a renderci conto che l’Anima ci vuole bene ed è disponibile a comprenderci ed aiutarci, allora le nostre forze si rimettono in movimento e riusciamo ad affrontare le prove della vita con rinnovato impegno e vigore.  L’Anima risveglia l’uomo dall’apatia e lo stimola  a tradurre in realtà  le sue utopie. In alcuni casi se non la si conosce nei suoi aspetti d’ombra, conduce alla rovina; molto spesso fa nascere realtà di grande magnificenza. A volte, come Beatrice, conduce a Dio.

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